Home / Attualità / Brave New World Revisited ….. di nuovo

Brave New World Revisited ….. di nuovo

di Dan Glazebrook

RT.com

Proprio sessanta anni fa, Aldous Huxley pubblicò Brave New World Revisited, che concludeva dicendo che il mondo reale si stava  muovendo veramente verso quel futuro, che aveva previsto nel suo (primo) classico romanzo distopico, molto più rapidamente di quanto avesse potuto immaginare.

Brave New World, pubblicato quasi tre decenni prima, ipotizzava un futuro dove il controllo sociale era stato perfezionato con un mix di ottusità culturali, di ingegneria genetica e con un uso abnorme di seducenti droghe e di sesso sfrenato. A differenza di altri classici della narrativa distopica (1984 di George Orwell), Brave New World si rivelò profetico nella descrizione di un mondo in cui l’acquiescenza all’autorità sarebbe stata acquisita per mezzo di un consumismo insensato, senza dover essere imposto a forza di bastonate. Come l’autore ha scritto in Revisited:

“È chiaro ormai che infliggere delle punizioni per raggiungere il controllo su comportamenti indesiderati, a lungo termine è meno efficace che raggiungerlo rafforzando solo i comportamenti desiderabili, offrendo dei premi. Un governo che si manifesta incutendo terrore funziona complessivamente meno bene di un governo che agisce per mezzo della manipolazione non violenta dell’ambiente, dei pensieri e dei sentimenti dei singoli uomini, delle donne e dei bambini “.

Nel mondo della favola, ha osservato, emerge che “le pene inflitte sono rare e generalmente miti” e aggiunge che “Ora sembra come le probabilità siano più a favore di qualcosa come Brave New World che non come 1984”.

Il primo elemento di controllo di cui si parlava su Brave New World era la manipolazione prenatale, cioè la “pratica sistematica dell’eugenetica e della disgenetica”. Tutti i bambini nascevano in provetta, riprodotti con sperma e ovuli “biologicamente superiori” abbinati per produrre dei Beta, degli Alfa e degli Alfa Plus che, poi da adulti sarebbero stati destinati ad ereditare il controllo politico ed economico: i futuri cervelli e i futuri leader del Brave New World. Ad un certo punto, qualcuno fa al Resident World Controller dell’Europa occidentale  la domanda più ovvia: Perché non nascono  tutti Alfa Plus?  “Perché non vogliamo che ci taglino la gola”.  Per questo motivo, viene trattato con un processo Bokanovsky, altro sperma e altri ovuli “biologicamente inferiori” che deliberatamente usa alcol e altre proteine velenose che ritardano lo sviluppo e per far nascere operai “epsilon” da impiegare per lavori umili e monotoni.

Huxley ha dichiarato: “Le creature finalmente decantate erano diventate quasi esseri subumani; ma erano in grado di eseguire lavori non qualificati e, se opportunamente condizionate, venivano autorizzate all’accesso libero e frequente al sesso opposto, costantemente distratte, però, da un trattamento giornaliero che tendeva a rafforzare i loro buoni modelli di comportamento da animali da soma, che servivano a non creare guai ai loro superiori.” Dopotutto, aggiunge il Controller, gli Alfa Plus impazzirebbero se dovessero fare il lavoro degli epsilon.

Nel suo studio del 1958, Huxley sembrava che tornasse sulle sue previsioni a riguardo della manipolazione genetica, e scriveva: “Forse bambini in provetta e controllo centralizzato della riproduzione non sono cose impossibili; ma è chiaro che per molto tempo resteremo in balia di una specie vivipara che si riproduce a caso. Per fini pratici, la standardizzazione genetica potrebbe essere cancellata.”

Solo 20 anni dopo nacque Louise Joy Brown, la prima “bambina in provetta” del mondo. Certo, questo era un evento ancora lontano dall’abolizione completa dell’utero e dalla selezione controllata che aveva raccontato nel suo romanzo; ma il costante aumento degli screening-prenatali che avvengono oggi – che spingono verso una potenziale eliminazione di rischi come la sindrome di Down – sta portando ad un livello di selezione genetica che persino Huxley forse era stato troppo pronto ad escludere.

La prima Baby Factory © Subhash Sharma, indiana su larga scala / Global Look Press

Un secondo metodo di controllo sociale era per mezzo dell’uso onnipresente delle droghe; vale a dire con Soma, una panacea che dà beatitudine, visioni o sonno a seconda del dosaggio, e tutto senza “nessun costo fisiologico o mentale”.   Huxley ci dice anche che “I Brave New Worlders potrebbero prendersi una vacanza dai momenti di umore-nero, o dai fastidi quotidiani della vita famigliare, senza rimetterci in salute e senza rimetterci permanentemente in efficienza.” Inoltre, l’uso del Soma non era “un vizio privato ma l’essenza stessa della vita, della libertà e della ricerca della felicità, come garantisce la Costituzione.

Parafrasando Marx, Huxley notò che nel Brave New World, l’Oppio  era- o quanto meno il Soma – la religione dei popoli, perché “come la religione, la droga aveva il potere di consolare e appagare, richiamava alla mente visioni di un mondo migliore, offriva speranza, rafforzava la fede e la carità”.

Il Soma era un’arma essenziale nell’arsenale dei Controllori del Mondo, per pacificare e per distrarre la cittadinanza dal vuoto insignificante della loro esistenza e dalla loro mente intorpidita. “Euforia indotta chimicamente”, aveva scritto Huxley, che serviva come “surrogato per la soddisfazione di sentirsi liberi e creativi”.

Nel mondo reale, sarebbe troppo allettante e da non escludere la prospettiva di drogare le persone che ci sono soggette – dopotutto, dice Huxley –  “un governante potrebbe evitare disordini politici, alterando la chimica del cervello dei propri sudditi, in modo che siano contenti delle loro condizioni servili. Basterebbero dei tranquillanti per calmare gli eccitati,  degli stimolanti per suscitare entusiasmo negli indifferenti e degli allucinogeni per distrarre l’attenzione degli infelici dalle loro miserie”.

L’unica domanda sarebbe: come potrebbe fare un sovrano a far mandare giù questa cosa ai suoi sudditi? “Con tutta probabilità, semplicemente facendo mettere in vendita le pillole.”  Poi sicuramente comincerà con l’automedicazione di massa.

Andando avanti veloce fino ad oggi, è chiaro quanto le parole di Huxley fossero preveggenti. Droghe legali come il Ritalin vengono regolarmente prescritte agli scolari per mantenere l’ordine in classe e per sopprimere il loro naturale desiderio di correre; mentre l’assunzione di Prozac lenisce l’impatto emotivo di un deprimente e scoraggiante malessere sociale. Intanto, malgrado il divieto generalizzato (anzi per effetto del divieto), le droghe illegali di ogni tipo ora sono più o meno disponibili. Anche il presunto aver chiuso un occhio della CIA sull’epidemia di crack – sembra per finanziare illegalmente la guerra contro i Contra del Nicaragua, ma anche per distruggere coesione sociale e solidarietà politica tra la classe operaia nera – è stata ben documentata. Nel frattempo, altri sottoprodotti del proibizionismo hanno fatto aumentare esponenzialmente i profitti che foraggiano il sistema bancario globale, alimentano le anime umane nel complesso dell’industria carceraria e danno maggior potere a bande brutali che spesso vengono  impiegate  per manipolare la politica estera imperiale: tutto solo a vantaggio degli interessi della classe dirigente. Però Huxley non aveva previsto esattamente in che modo il proibizionismo avrebbe potuto creare la disponibilità a cui aveva pensato ma senza immaginare le tante ulteriori conseguenze; ma in termini di ubiquità dell’automedicazione, era stato profetico.

Vale la pena notare, comunque, che Huxley non era un moralista semplicistico quando parlava delle droghe. In realtà era piuttosto a favore dell’uso spirituale delle sostanze psichedeliche, il suo secondo maggior successo – the Doors of Perception, un vivido ritratto di un viaggio nella Mescalina – divenne praticamente la bibbia del movimento hippy. Huxley, in linea di principio, non si oppose alle droghe psichedeliche più di quanto non si fosse opposto al sesso, anzi aveva previsto che entrambi rischiavano di essere desacralizzati e usati per coprire i buchi che si sarebbero aperti in una società emotivamente disfunzionale.

Il che ci porta al sesso. The Brave New World è il libro in cui il pensiero e la lettura non contano e la ricerca del significato (della vita) viene spostata su una sfilata infinita di sesso sfrenato. La monogamia è vista come “nemico della civiltà” mentre “la promiscuità è regola”, i suoi cittadini si ricordano a vicenda che “il romanticismo è degenerato”. Emozione, intelligenza, famiglia: tutto è considerato un limite, un freno per l’individualità ed anche la stessa parola “madre” è considerata oscena. ‘Own-time’, come viene chiamato, non piace; il peso più schiacciante per Bernard, il protagonista – la prova più chiara della sua stranezza – è che “preferisce passare il tempo da solo”. Il sesso non ha più niente in comune con l’emozione, anzi serve solo come piacevole distrazione e come indicatore di status e di successo.

In fin dei conti è questo – non la paura della polizia – che porta alla cooptazione di Bernard. Bernard è un Alfa Plus, impiegato dello stato, che trova fama e fortuna dopo aver scoperto “John the Savage”, un  letterato ben preparato e senza tabù,  che personifica il vecchio mondo della moralità cristiana e della ricerca della sapere, che viene subito messo alla berlina come se fosse un animale da circo. L’adulazione che si conquista Bernard con questa “scoperta” gli permette un salto di categoria e  “l’accesso a donne di alto rango”.  A differenza di Winston, il personaggio principale di  1984  – che alla fine è cooptato con la paura e con le torture – la cooptazione di Bernard avviene facendolo diventare ricco e famoso, e il sesso che gli viene concesso dopo la sua “scoperta” tende naturalmente a smussare la sua visione critica della società – dando spazio alla domanda se la sua iniziale ribellione non fosse altro che semplice gelosia. Insomma, in Brave New World  il controllo si ottiene quasi interamente con il consenso e la gente è intimorita da ciò che Huxley chiama “l’inflizione del piacere”.

Ma spesso, dimentico della memoria popolare del libro, il Brave New World non raggiunge tutto il globo. Parallelamente alla zona di consenso, esiste una zona di coercizione. Fuori dalle terre dell’edonismo implacabilmente vacuo, esistono “riserve” private in cui i poveri e gli indigeni sono rinchiusi dentro recinzioni elettriche. In quei posti non ci sono veri e propri condizionamenti, ci sono i matrimoni e le famiglie, si dà vita a “superstizioni mostruose” come il cristianesimo o il culto degli antenati; è un luogo, spiega la guida, dove  dilagano “malattie infettive, sacerdoti e lucertole velenose”. Eppure i selvaggi sono perfettamente domati, perché sono stati sottoposti alle torture e hanno sofferto la fame. E non si può scappare da quelle riserve: chi è nato là è condannato anche a morirvi e forse, il suo cadavere si  aggiungerà alla pila di altri cadaveri lungo il confine, insieme alle altre anime disperate che hanno tentato di scavalcare il recinto.

Anche il nostro Mondo delle meraviglie edoniste è circondato da cadaveri: i cadaveri di chi ha osato fuggire da milizie scatenate, da società distrutte e dalla spoliazione di massa.

Tutte eredità lasciate nei paesi del terzo mondo dalla NATO e dal FMI.

Nei 10 anni che hanno preceduto la crisi dei rifugiati in Europa nel 2015,  erano già morte 23.000  persone che avevano provato ad attraversare disperatamente il Mediterraneo, e centinaia di persone muoiono ogni  anno sul confine USA con il Messico. E siccome il terrore dei cambi climatici, la crisi economica e le guerre rendono inabitabili aree del mondo sempre più vaste, questi numeri sono destinati a crescere esponenzialmente. I partiti di estrema destra in tutto il mondo occidentale stanno già arrivando al potere promettendo di rendere le frontiere impenetrabili; per garantire, cioè, che la pila di cadaveri lungo i confini continui a crescere. A conferma, anche  Jean-Claude Juncker,  ha recentemente annunciato l’arrivo di un nuovo esercito di 10.000 guardie di frontiera.

Il Muro con il Messico che arriva sul Pacifico © Daren Fentiman / Global Look Press

Comunque c’è stato un aspetto importante del mondo moderno, che Huxley non aveva messo a fuoco. Nel  Brave New World- neofeudale, se qualcuno è nato con  ruolo assegnato deve accettarlo incondizionatamente. “Il segreto della felicità sta nell’apprezzare quello che si deve fare”. Però nel nostro mondo non vincono le comodità fatalistiche del feudalesimo, ma le bugie del neoliberismo. La gente, in genere, eredita la sua posizione futura – classe, status, reddito – dai genitori. Ma chiunque – dal migliore degli insegnanti al più cinico dei pubblicitari – essendo condizionato, crede di essere responsabile delle proprie condizioni.

Il corollario “puoi diventare quello che vuoi”  si deve leggere “tutto quello che sei è colpa tua”.

Questo mito fondamentale del mondo moderno è riuscito, non a rendere tutti felici del proprio destino nella vita, ma a garantire che tutti si sentano in colpa per quello che sono;

se fai ​​un lavoro pericoloso, senza sbocchi e sottopagato, deve essere perché TU sei troppo stupido, privo di talento o tanto indolente da non essere capace di meritare, qualsiasi altra cosa.

Questa produzione sistemica e la rappresentazione del disprezzo per se stessi – una caratteristica così integrante della vita contemporanea – non era una componente del Brave New World ed è per questo motivo che il rifugiato gioca un ruolo diverso. Nella distopia di Huxley, gli sventurati abitanti delle riserve – impersonati da “John the Savage” – erano oggetti di divertimento, come reliquie assurde della vita di un tempo che non esisteva più.

Per le persone che vivono in Occidente, che sono sovra-stimolati e sotto-sviluppati, il rifugiato è uno schermo su cui proiettare gli aspetti indesiderati e scomodi della propria psiche – una nave su cui abbandonare quella parte di noi stessi che ci viene insegnato a detestare, quella parte che cerca una sicurezza emotiva, una casa dignitosa, un lavoro sostenibile e ben pagato, ma che – comunque – segretamente crede di non averne diritto. Separando questo desiderio conflittuale da noi stessi, dobbiamo trovare qualcuno a cui addossarlo, qualcuno che possa plausibilmente assumere su se stesso il ruolo di chi cerca – immeritatamente – una sicurezza.  Venite avanti rifugiati.

A differenza di 1984, Brave New World  aveva compreso che il mondo era diviso in una zona di consenso e una zona di coercizione, dove poteva esistere consenso da una parte solo perché la coercizione era stata esportata tutta dell’altra parte.  Ma oggi questa spaccatura va molto più in profondità, arriva fino in fondo all’anima nostra.

***

Dan Glazebrook  è un giornalista politico freelance che scrive su  RT, Counterpunch, Z magazine, the Morning Star, the Guardian, the New Statesman, the Independent and Middle East Eye. Il suo primo libro “Divide and Ruin: The West’s Imperial Strategy in an Age of Crisis” è stato pubblicato nel 2013 da Liberation Media. Ripropone un collana di articoli scritti dal 2009 in poi sui collegamenti che esistono tra il crollo dell’economia, la nascita dei BRICS, le guerre in Libia e in Siria e l’ ‘austerity’. Attualmente sta preparando un libro sugli USA e sui British che hanno sostenuto gli squadroni-della-morte che contrastarono gli Stati independenti, i movimenti dell’Irlanda del Nord e del Centro America negli anni 70 e 80 ed in Medio Oriente e in Africa oggi.

 

Fonte : https://www.rt.com

Link   : https://www.rt.com/op-ed/439781-brave-new-world-revisited-again/   28 set. 2018

 

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario