Di Raffaele Varvara per ComeDonChisciotte
I 196 delegati delle nazioni appartenenti all’OMS, riuniti in questi giorni a Ginevra per l’Assemblea mondiale della Sanità, sono chiamati a votare una regia internazionale per la gestione centralizzata dei servizi sanitari. Si scrive “efficientamento della risposta sanitaria globale alle pandemie”, si legge “colpo di stato silenzioso dell’OMS, per dettare l’agenda sanitaria globale, sostituirsi ai governi degli Stati (ex) sovrani nazionali e procedere allo smembramento totale della sanità pubblica”.
La sanità pubblica rappresenta la voce di spesa più ampia dello Stato, per questo è da sempre stato il boccone principale per il potere. Con la scusa della pandemia, si sta compiendo un altro decisivo attacco alla sovranità sanitaria nonché un altro decisivo passo verso la privatizzazione totale della sanità, in pieno stile americano.
I primi attacchi alla sovranità sanitaria ed i primi passi verso la privatizzazione della sanità cominciano con la sottoscrizione dei trattati di Maastrict nel 1992; in quell’anno, non a caso, gli ospedali diventano “aziende”.
La deflagrazione della sanità pubblica avviene attraverso le parole d’ordine contenute nel Trattato: sussidiarietà, federalismo, autonomia fiscale, depoliticizzazione, efficienza e concorrenza che hanno forgiato il nostro modo di pensare ed operare. Prima della firma dei Trattati, il principio di sussidiarietà o solidarietà veniva esercitato dallo Stato centrale per aiutare le regioni in difficoltà a diminuire le diseguaglianze e le sperequazioni. Dopo la firma dei Trattati, il principio di sussidiarietà viene esercitato da parte dello Stato per “aiutare” quelle regioni che non rientrano nei tetti di spesa (con tagli al personale e blocco delle assunzioni e turnover) a sostituire gli assessori alla sanità (scelti democraticamente) con un commissario “ad acta” cioè adatto… alle prescrizioni di austerità contenute nei Trattati.
L’opera di depoliticizzazione degli Stati sovrani nazionali, funziona sempre alla medesima maniera: quando uno Stato o una regione esce dai bilanci prescritti, arriva la mano tecnica a “salvarlo” e la tecnocrazia si sostituisce alla democrazia.
Il federalismo in sanità è stato possibile perché in quegli anni, alla forte la spinta della Lega Nord aveva fatto eco l’ideologia dell’intera classe dirigente neoliberista, secondo la quale il nord doveva essere potenziato perché partner diretto dell’Unione Europea, mentre si rimaneva incuranti dell’arretratezza storica/politica e culturale del sud. Risultato: aumento delle diseguaglianze.
L’aumento delle differenze tra regioni è stato accentuato dall’autonomia fiscale. Le regioni si sono avvalse di questo strumento per rientrare negli standard dei costi per la sanità, quando gli standard, prima dei Trattati erano calcolati in base alla spesa storica (cioè quanto una regione aveva speso l’anno prima per rispondere ai bisogni di salute della propria comunità). Dopo la firma dei Trattati, essi vengono calcolati in base ai tetti di spesa massimi delle regioni più virtuose, più ricche.
Conseguenza: aumento delle tasse per i cittadini e contestuale aumento della disomogeneità tra regioni nell’offerta di salute.
Anche il parametro dell’efficienza del SSN si è trasformato. Prima dei trattati esso era un rapporto tra il prodotto ottenuto e le risorse impegnate. Dopo i Trattati e con l’avvento dell’euro, l’efficienza si è trasformata nella possibilità di far galleggiare il sistema col minimo degli investimenti possibili. Tanto più è efficiente il sistema, quanto più si riesce a definanziarlo.
Anche se negli anni, il valore nominale dell’importo destinato al Fondo Sanitario Nazionale è aumentato, di fatto rimane inferiore rispetto ai bisogni di salute, quindi se aumenta il valore nominale ma inferiormente ai bisogni e all’inflazione, si va contro la natura incrementale della spesa sanitaria e si ottiene un definanziamento progressivo.
L’avvento della stagione dell’austerità economica vera e propria (2012), portò per la prima volta alla diminuzione anche del valore nominale dell’importo della spesa sanitaria. Questo capolavoro fu eseguito dal governo guidato da Mario Monti, un personaggio elevato a salvatore della patria. Monti, pur sapendo che il nostro SSN spende molto meno di altri paesi in rapporto al PIL, decise per il taglio dei fondi destinati alla sanità, con la convinzione che ciò avrebbe dato una sforbiciata a sprechi e disservizi senza compromettere i valori fondanti del sistema (universalità e natura pubblica).
In realtà che non solo gli sprechi sono rimasti, ma quelli che dovevano essere tagli chirurgici si sono rivelati colpi di mannaia sulle tutele garantite dallo Stato ai cittadini.
Con un sistema pubblico perennemente definanziato, a crescere sono gli erogatori privati di salute. Ed ecco che la “concorrenza” inteso come valore che anima il mercato globale delle merci e dei capitali, ha pervaso anche il campo della salute. Il principio della libera concorrenza giustifica anche la possibilità del più forte di imporsi sul più debole. Ed è proprio quello che è successo nella nostra sanità: l’erogatore privato (il più forte) si impone sull’erogatore pubblico (il più debole). La salute non come diritto costituzionalmente garantito, ma una merce: chi se la può permettere, vive, altrimenti, puoi morire!
Quello che si sta consumando a Ginevra, dunque, rappresenta solo l’ultimo attacco; urge serrare le fila per una risposta unitaria e compatta in difesa della Costituzione. Sappiamo come operano i nemici neoliberisti, Junker lo aveva candidamente rivelato: “Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”.
Il comitato “Di Sana e Robusta Costituzione” invita le forze del dissenso a convergere presso la sede dell’OMS a Venezia per una risposta politica di dissenso compatta e unitaria. Purtroppo, dopo due anni di battaglie, consapevoli dello squilibrio dei rapporti di forza, le energie residue sono, in questo momento, indirizzate per la campagna elettorale del 12 giugno o per le politiche del 2023, ma non possiamo rimanere disuniti e in silenzio di fronte a questo ennesimo attacco.
Il comitato sta lavorando per analizzare i fattori ostacolanti i processi aggregativi, poiché l’unione tanto auspicata tra i rappresentanti del dissenso, è, purtroppo, più facile a dirsi che a farsi. Negli ultimi due anni si sono susseguiti parecchi tentativi confederativi, tutti naufragati. Come è possibile che i padri costituenti pur provenendo da sensibilità totalmente opposte, sono riusciti a unirsi e a dar vita alla nostra carta costituente, mentre oggi, pur d’accordo sul 95%, non riusciamo a unirci? Come è possibile che, di fronte ad un attentato alla nostra sovranità sanitaria, i rappresentanti del dissenso un giorno calcano gli stessi palchi e il giorno dopo si dividono generando due manifestazioni contemporaneamente in due piazze diverse?
“Di Sana e Robusta Costituzione” intende porre al centro una riflessione su un modo di concepire la politica che rivolge la propria contestazione unicamente alle strutture esterne di questo mondo. Oggi invece il potere ha agito perfidamente anche dentro di noi, ovvero ha agito subdolamente all' interno anche di coloro che lo contestano. Questo mostro, coi suoi tentacoli, ci ha sbriciolati tutti nel nostro ego e qualsiasi processo di unione, se non parte avendo ben salda questa consapevolezza come premessa, è destinato a fallire miseramente. La tracotanza di quell’egomostro è la vittoria del potere al nostro interno ed il principale fattore ostacolante i processi aggregativi. Se non si parte avendo salda questa consapevolezza, continuerà la guerra fratricida tra personaggi che temono di vedersi ridimensionata la propria sfera di influenza al crescere dell’altro, considerato un competitor. Dopo aver preso in carico il problema e rimosso l’ostacolo principale, urge costruire una cultura dell’unione, partendo dalla necessità di operare una dilatazione dei criteri di inclusione ed esclusione, valorizzando i contributi positivi che ciascun attore del dissenso ha dato o può dare, escludendo le scelte e le appartenenze passate. Questo perché un altro ostacolo ai processi aggregativi sono i veti incrociati che oppongono reciprocamente i rappresentanti del dissenso, della serie: “Io con quello non mi siedo perché 20 anni fa si è candidato nella destra”. Il contributo del comitato in tal senso è raccomandare che il terreno dell’unione venga esperito su un piano più profondo e non superficiale. Se il comune denominatore rimane superficiale, del tipo “opporsi al governo”, allora subito emergono le vecchie, ancestrali divisioni del passato: destra Vs sinistra; fascisti Vs antifascisti. Il terreno dell’unione va trovato nel profondo, accettando la portata enorme della sfida consegnataci dalla storia e condividendo la passione di una generazione chiamata a un’inedita, allegra e pacifica ri-vo-lu-zio-ne. Solo con questi collanti forti può nascere un’unione duratura, diversamente nasceranno matrimoni destinati a durare “da Natale a Santo Stefano” come si suol dire.
Gli unici matrimoni politici tra questi uomini più avvezzi a mettere in mostra il proprio ego, piuttosto che a sintonizzarsi coi bisogni più intimi e profondi degli italiani, si stanno celebrando in questi giorni, unicamente allo scopo elettorale. Mancano, dunque, organizzazioni politiche in grado di incarnare passionalmente i bisogni di un popolo deprivato delle energie vitali; mancano personalità politiche capaci di parlare alle anime e alle pance di un popolo per destarne una reazione.
Il comitato è all’opera per formare celermente uomini nuovi, puri e non contaminati dalle dinamiche egoiche di questa politica estrattiva, speculatoria e cannibale. Il comitato inoltre ha invitato a caricare energeticamente le nostre manifestazioni poiché risultano scariche a tal punto che le piazze vanno via via svuotandosi.
Il fenomeno della diserzione delle piazze è imputabile anche a un altro aspetto: sui palchi, si alternano relatori i cui contributi si limitano all’analisi dei problemi; tutti fanno “diagnosi” e “diagnosi differenziale” del nostro presente ma nessuno pensa alla terapia. Il popolo ha bisogno della terapia e il comitato la mette a disposizione. Per beneficiare della nostra terapia, bisogna avere “coscienza di malattia”, solo così potremo curare e disinnescare le dinamiche dell’ego, per poi giungere a guarigione.
Quando pensiamo all’unione, automaticamente rivolgiamo la nostra attenzione a elementi al di fuori di noi di cui auspichiamo la convergenza. Nella nuova cultura dell’unione c’è anzitutto da porre l’attenzione a fattori interni a noi poiché se continuiamo a essere disgregati dentro, automaticamente daremo vita a configurazioni sociali disgregate e disgreganti. Dall’io neoliberista residuante dentro di noi, ci si libera integrando tutte le parti del nostro io, in un funzionamento corale e armonico che dà vita ad un UNO, sovrano delle sue parti. Il risultato di questo processo di liberazione interiore è la riscoperta della tendenza naturale ad agire per il bene collettivo in luogo degli interessi personali. Il traguardo di questo percorso è un naturale ridimensionamento del nostro ego per un ritrovato “noi” di popolo. Le persone che hanno compiuto questo percorso di liberazione interiore sono pronte a divenire la locomotiva della nuova rivoluzione.
Solo così, con un ritrovato sano patriottismo, integri nell’ animo e uniti negli ideali, con la nostra Costituzione come guida e lo spirito dei nostri padri costituenti come modello, disintegreremo il potere, ci libereremo dalla tirannia di UE, NATO, OMS e degli oppressori sovranazionali, metteremo al bando il neoliberismo come il fascismo e diventeremo nuovo potere costituente!
Forza italiani, siamo un grande popolo!
Di Raffaele Varvara per ComeDonChisciotte
JHON 24 maggio 2022
Ho saputo di Raffaele Varvara dall'episodio successogli sul treno, ma non ero a conoscenza che facesse parte del "comitato di sana e robusta costituzione" e leggo oggi su questo blog i contenuti e gli scopi in essere di questa nuova associazione. Non posso che augurargli tutto bene possibile per la riuscita. Però frequentando da un po' di tempo, queste "nuove" piazze, mi accorgo che ognuno parla la sua lingua, tutte giuste per carità, ma nessuno parla di unità di intenti. Nella mia zona sabato scorso 21/05 parlava Ornella Mariani, l'organizzazione era del comitato liberazione nazionale, sostenuta anche da un non precisato "motore politico". Poche persone veramente convinte e tante sottratte alla goduria del sabato pomeriggio. Forse sarà che ancora molte persone vivono disinteressati dalla politica, perchè "tanto non cambia niente", preferendo morire da schiavi, che da uomini liberi. Ma il pericolo è proprio quello denunciato da Varvara, troppa gente sorta dal nulla e frammentandosi in decine di gruppetti, non fanno altro che portare altro dissenso alla gestione della cosa pubblica. L'unione dovrebbe essere la strada maestra, già! Ma chi muove la prima mossa?
R66 24 maggio 2022
La frase "fare politica" la si può intendere sia in senso lato che in senso stretto, nel primo caso la facciamo in tanti, qui dentro più o meno tutti.
Riguardo al secondo caso, perché mai il non farlo comporterebbe un morire da schiavi?
Potresti portare un esempio pratico del rapporto automatico?
Rnamessaggero 24 maggio 2022
"sui palchi, si alternano relatori i cui contributi si limitano all’analisi dei problemi; tutti fanno “diagnosi” e “diagnosi differenziale” del nostro presente ma nessuno pensa alla terapia"
A me è piaciuto questo passaggio, la dice lunga, in pratica è come se si cercasse di fare uscire dal trauma una donna violentata, attraverso la storia dei caxxi.
JHON 24 maggio 2022
Secondo me fare politica, intendo partecipazione attiva a un partito o a una causa che reputo giusta, morire da schiavi significherebbe che pur potendo entrare nella fase attiva cercando anche con un piccolo sforzo di farne parte, resti inerme a guardare e di conseguenza delegare ad altri il compito di cambiare le cose. Spero di essere stato esaudiente.
JHON 24 maggio 2022
Hai sbagliato a leggere il mio commento. Quelle parole non sono mie.
Rnamessaggero 24 maggio 2022
Sono le parole dell' articolo di Raffaele Varvara, pensavo lo avessi letto prima di commentarlo.
R66 24 maggio 2022
Comprendo il discorso, si tratta di una metodologia basata sul rapporto di forza e in via teorica vi vedo anche un senso.
Le mie perplessità non riguardano tanto la prassi, ma quando il voler attuarla senza prima aver stabilito nei minimi dettagli le intenzioni.
Se ci fai caso la maggior parte dei proclami politici sono infarciti con frasi più che stupende, in questo caso ad esempio troviamo "integri nell'animo" e "uniti negli ideali".
Belle, no?
Chi non lo direbbe?
Ad una prima richiesta di spiegazioni in genere si replica con altre del tipo "per vivere una vita serena", "per il benessere di tutti", "per la realizzazione dell'uomo" ecc...
A quel punto mi domando, possibile si stia chiedendo la luna con una trasposizione realistica delle stesse?
Pane al pane vino al vino (erano mesi che volevo utilizzarla, olè), che diamine significano ste' astrazioni?
Come ci propongono di vivere?
Cosa cambierebbe nei rapporti con il prossimo rispetto ad ora?
Ecc... ecc... tutto carino carino, nero su bianco.
Ora un'idea del perché non lo si faccia io ce l'ho e l'ho scritta su almeno decine di messaggi, tu cosa ne pensi in merito a questa "immensa difficoltà"?
Quando mi si risponderà onestamente giuro che smetterò di chiederlo. 😉
JHON 24 maggio 2022
Rispondo del mio scritto, le parole non le ho scritte io.
JHON 24 maggio 2022
Onestamente risponderò, ho fatto abbastanza militanza politica, tanto da poter capire chi è il mio interlocutore a domanda precisa. Se cerchi nella politica o in chi la rappresenta la chiave della felicità terrena, non la otterrai mai in nessun modo, se invece ne fai parte onestamente e metti gli ideali al valore assoluto, continua a lottare per essi e non farti illusioni.
R66 24 maggio 2022
Cioè dovrei sottintendere, senza neanche parlarne, che ciò che vuoi tu o lei, sia uguale a ciò che voglio io o loro e con questa premessa adoperarmi anima e corpo?
Sinceramente è un po' pochino, almeno ai miei occhi.
JHON 24 maggio 2022
E' vero, ma è la realtà.
Rnamessaggero 24 maggio 2022
Nessuno ha mai affermato fossero tue.