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America, ci risiamo con le bolle. I debiti privati ai livelli del 2008!

DI MARCELLO FOA

Il Cuore Del Mondo

Ricordate i bei discorsi dopo la crisi finanziaria del 2008? Ci dissero, allora e lo ribadirono per molti anni a venire, che la lezione era stata imparata, e che non ci sarebbero state più bolle generate da un ricorso sconsiderato al debito privato. Perché, come sappiamo, la crisi del 2008 fu generata da un meccanismo perverso, che spinse anche gli americani meno abbienti a indebitarsi per comprare case che in realtà non potevano permettersi. Quel meccanismo rappresentava la punta estrema di un sistema incentrato sull’indebitamento come motore della crescita economica americana. Era una bolla sulla bolla.

“Mai più!”, giurarono. E quando le banche centrali vararono il Quantitative Easing ovvero quando stamparono quantitativi enormi di moneta per sostenere le banche in crisi e immettere liquidità nel sistema, ci dissero che era a fin di bene e che non avrebbe comportato un ritorno alle vecchia abitudini.

Ebbene, si sbagliavano o, forse, mentivano. Pochi giorni fa, una fonte insospettabile, il Financial Times, ha rivelato che ogni tipo di debito americano – pubblico, aziendale, familiare e personale non garantito, finanziamenti per l’acquisto di auto, prestiti agli studenti – è a livelli record.

Gli americani sono gravati dalla cifra astronomica di 1 trilione di dollari in debiti sulle carte di credito e di un importo analogo in prestiti agli studenti e in leasing automobilistici, che come i vecchi mutui subprime sono storicamente di bassa qualità e dunque particolarmente rischiosi.

Cito ancora il Financial Times: le aziende americane hanno aggiunto 7,8 trilioni di debito dal 2010 ma la loro capacità di ripagarlo è ai livelli più bassi dal 2008, secondo quanto rileva il Fondo Monetario Internazionale. Tenetevi forte: il debito aggregato negli Usa (pubblico e privato) è pari al 350% del Prodotto interno lordo.

Sì, avete capito bene. Siamo tornati alla situazione del 2008.

iuQuesto significa che siamo alla vigilia di un nuovo tracollo finanziario? Difficile dirlo. Alcuni economisti invitano a non esagerare e affermano che la situazione è sotto controllo, soprattutto per quel che riguarda i prestiti studenteschi. Il Financial Times invece, nello stesso articolo, appare meno rassicurante e accenna alla necessità di cancellare molti debiti inesigibili, scaricando ancora una volta i costi sullo Stato. In ogni caso, sapendo che i tassi di interesse sono ai minimi storici, non c’è da star tranquilli. Bastano o un evento imprevisto o alcuni aumenti dei tassi per provocare simultaneamente molti fallimenti personali e dunque perdite ingenti alle banche; con il rischio di generare un effetto a valanga oggi largamente sottostimato (come nove anni fa con i subprime). Dio non voglia.

Il punto, però, è un altro. Chi scrive è da sempre un convinto sostenitore dell’economia di mercato e del capitalismo ma nella sua versione sana; quella in cui il ricorso al debito è contemplato, per certi versi necessario, ma in proporzioni limitate e volto a creare ricchezza vera.
Qui, invece, ci troviamo nella situazione in cui la prima economia al mondo ha di fatto stravolto il senso del capitalismo facendolo diventare “debitalismo” ovvero un’economia basata non più sull’accumulo di capitale ma di debito, non solo statale ma soprattutto privato, in proporzioni inimmaginabili.

E’ un tema che ho affrontato altre volte in passato e che oggi, purtroppo, trova nuovi riscontri, ad esempio nel coraggio intellettuale dell’ex assistente di Reagan, il liberale Paul Craig Roberts, che denuncia da tempo queste storture, e in alcune inchieste giornalistiche. Saint Simone su Counterpunch (tradotto in italiano dall’ottimo sito Voci dall’estero) racconta, partendo dai giganteschi prestiti agli studenti, come la classe media americana stia morendo sotto il peso di debiti che non riuscirà mai a ripagare. Gli studenti sono i nuovi NINJA (No Income, No Jobs, No Assets): nessun reddito, nessun lavoro, nessun patrimonio. E anche quando trovano un impiego, le commissioni e gli interessi che devono pagare sul debito sono talmente alti che non riescono quasi mai ad estinguerlo. Pochi di loro ce la fanno, gli altri diventano moderni peones o, se preferite, moderni schiavi.

Il problema è serissimo, strutturale e ricorrente. Riguarda gli Stati Uniti ma in misura crescente anche molti Paesi europei, dove il ricorso all’indebitamento come surrogato al reddito è sempre più diffuso. Ed è un male, che conduce alla degenerazione del capitalismo e alla diffusione della povertà.

Dovrebbe preoccupare tutti noi. E invece…

 

Marcello Foa

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/

Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/06/06/america-ci-risiamo-la-bolla-dei-debiti-privati-ai-livelli-del-2008/

6.07.2017

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    “Chi scrive è da sempre un convinto sostenitore dell’economia di mercato e del capitalismo ma nella sua versione sana”.
    CHE SAREBBE???
    Ah, il capitalismo del Bianconiglio forse?

    • Hito

      Credo si riferisca all’avvento del “neoliberismo” (o del mercantilismo in Germania); vere e proprie teorie religiose applicate all’economia, che hanno estremizzato ed amplificato i difetti del capitalismo… Per esempio si condanna a priori la spesa pubblica, che fa parte del PIL, ed ha la “controindicazione” di proteggere i più deboli… Allo stesso modo si incensano le privatizzazioni, che sulla carta dovrebbero portare a bollette meno care, ma che poi in pratica aumentano, picchiando ulteriormente in c**o ai più poveri. Come tutte le imposte indirette, che van di moda nei periodi di “crisi”. Tutti dovrebbero studiare la MMT, se non altro per capire l’origine e la funzione della moneta.

      • Tonguessy

        Ricordo che il capitalismo produttivo, quello della rivoluzione industriale, ci ha consegnato una discarica mondiale, da Seveso a Fukushima. Quello speculativo invece ci sta svuotando le tasche, oltre a riprendersi il welfare duramente conquistato nel dopoguerra: sanità in primis, per l’istruzione basta leggere questo stesso articolo che illustra i pregi del modello americano che stiamo scimmiottando. Ma nella versione Bianconiglio esiste un capitalismo che non crea né discariche né povertà.

        • Hito

          Sarebbe come dire che il comunismo causa le Cernobyl… i disastri sono disastri, immagino non volontari. Chissà al giorno d’oggi se pagherebbe qualcuno per Seveso. Su welfare,sanità ed istruzione sono d’accordo con te, ma prima dell’euro non avevamo questi problemi, perchè, come già detto, si trattava di spesa pubblica = maggiore PIL.

          • Tonguessy

            Tralascio la questione comunismo/Chernobyl. Sul resto stai mettendo il carro davanti ai buoi, dato che è il tipo di capitalismo che determina quale “sviluppo” persegue (produttivo piuttosto che speculativo) e non la dimensione monetaria, che viene adattata alle richieste del capitale. L’euro si sviluppa come prosecuzione delle politiche espansionistiche tedesche: prima l’annessione (anschluss) della DDR, poi il mercato comune. Le politiche monetarie non hanno vita propria, seguono i piani del capitale ed ogni loro cambiamento corrisponde a nuove esigenze del capitale.

          • Hito

            Le politiche esansionistiche della Germania non avranno qualcosa a che fare con il mercantilismo tedesco di cui parlavo nel mio primo post??? Quindi non è vero che prima dell’Euro NON avevamo problemi con sanità, welfare e istruzione??? Anschluss. L’annessione è anche un ottimo libro di Vladimiro Giacchè la cui lettura consiglio a tutti. E le politiche monetarie puoi permettertele solo se hai la sovranità sulla moneta, non chiedendo “flessibilità” alla Germania.

          • Tonguessy

            Ciò che chiami “mercantilismo tedesco” è in realtà solo una parte del capitalismo 3.0 attuale. La questione principale oggi rimane non l’espansione mercantile (dato che a parte Germania e Cina tutto il mondo è in recessione o giù di lì) ma l’aspetto speculativo che, come profetizza DesEsseintes, sta procurando non poche previsioni fosche anche se (o proprio perchè) ha procurato enormi guadagni ad alcune elites. Il mercantilismo poi è il vero motore che ha portato Trump alla Casa Bianca perchè ormai anche i red neck si sono stufati di sentire alla tv che tutto va a gonfie vele mentre perdono il posto di lavoro. Il fatto che prima dell’euro avessimo ottima sanità ed istruzione è legato al capitalismo 2.0 che investiva nel welfare per generare benessere sociale. Era un altro progetto. Oggi il capitalismo 3.0 non vuole più investire nel welfare e sta versando quei soldi nelle banche perchè possano continuare il gioco descritto da Conditi. La moneta, ripeto, è solo una di questa serie di operazioni e dato che, come annoti, non è di proprietà dello Stato ne consegue che chi la manovra lo fa secondo dei piani prestabiliti che coinvolgono una serie di attori e fattori

        • DesEsseintes

          Il problema è che nella visione liberista originale, per esempio The Road to Serfdom di Von Hayek, si dice chiaramente che il liberismo NON PUÒ FUNZIONARE se esistono monopoli, posizioni dominanti e se lo stato non si occupa di impedirli o eliminarli.
          Invece in ogni mercato possibile governano solo i monopoli e per di più si appropriano dello stato rendendolo una macchina oppressiva con l’unica funzione di ostacolare la piccola e media impresa.

          La libertà di impresa non può essere cancellata ma oltre un certo limite deve intervenire lo stato per orientare strategicamente la produzione e quindi compensare i rapporti di forza.
          Vanno favorite le piccole e medie imprese e, ovviamente, i monopoli vanno smantellati.

          Siccome è impossibile (e nessuno ne parla salvo che di nascosto in casi sporadici) la classe media sarà progressivamente impoverita e questo porterà inevitabilmente al disordine sociale.

          La causa scatenante sarà l’imminente crollo di borsa che secondo me inizierà nei prossimi sei dodici mesi.

      • Gino2

        il fatto è che il capitalismo “vive” di crisi. la “differenza di potenziale” tra il povero che si indebita e il ricco che accumula crediti e interessi (soprattutto interessi) è il motore del capitalismo.
        Se tutto funzionasse bene e se non ci fosse povertà il capitalismo mano mano si fermerebbe per inerzia.

        • Hito

          Parti dal presupposto che un povero non si può indebitare, perchè se non ha delle garanzie da offrire, ciccia. Se vai a vedere i dati, i famigerati “crediti in sofferenza” o inesigibili solo recentemente sono diventati i piccoli mutui (aziende che falliscono) oppure il credito al consumo (gente che rimane senza lavoro) prima erano più che altro prestiti per centinaia di migliaia di Euro (grandi aziende amiche a cui si prestava anche senza garanzie). Un caso che vale per tutti: De Benedetti con Sorgenia. Credi che gli pignorino qualcosa? Fa la sua bella vita in Svizzera con la moglie cessa che lavora in RAI (quindi lo stipendio glielo paghiamo noi). Ma non è nemmeno quello il problema. Il problema è che ci siamo fatti inchiappettare con l’euro e finche non ne usciamo andrà sempre peggio. La gente non capisce ancora cosa vuol dire sovranità monetaria. Senza la moneta giusta per la propria economia si è destinati a fallire. L’Argentina e la Grecia hanno fatto default perchè la loro valuta era agganciata al dollaro e all’euro. Tu ritieni logico che la Grecia, con la sua economia, abbia la stessa moneta della Germania, e una moneta più forte degli USA?

          • Gino2

            esistono sia i presititi “grossi” per aziende. Ma esistono i debiti per i poveri. Non è affatto vero che un povero non si puo indebitare. anzi. I “poveri”, cioè le famiglie medie che sbarcano il lunario sono fra le piu indebitate per comprare lavatrici, case, mobili, telefoni, automobili etc. Poi ci sono quelli di fascia superiore che potrebbero permettersi tranquillamente una monovolume senza indebitarsi come un “povero” ma si indebitano per comprare il BMW. (tanto per farti un esempio).
            Piu si diventa poveri come società piu ci si indebita . infatti hanno cominciato gia da anni a proporre vacanze coi finanziamenti….. e potrei continuare a lungo
            Dentista
            cure mediche
            occhiali
            computer
            barche
            case per le vacanze

  • Pedro

    Concordo con Foa.

  • Denisio

    Secondo me il sistema capitalista è un sistema che garantisce a pochi di mantenere il controllo su molti. Stop. Non è necessario un sistema capitalista per avere uno sviluppo tecnologico, una sana ricerca in tutti gli ambiti, se vogliamo non ė necessario per ottenere una sana competizione che seleziona risultati migliori, una educazione e un rispetto reciproco, non è utile per la qualità della vita, non è utile per il dialogo interculturale ma serve esclusivamente a pochi per detenere un potere politico forte by-passando attraverso il potere che il denaro conferisce usi, costumi tradizioni e volontà di autarchia dei popoli. È un sistema ben organizzato che si può osservare e studiare se proprio si vuole e dimostra essere un sistema distruttore della vita ma essendo autoreferenziale si guarda bene dal diffondere dati reali sui danni che ha fatto alla terra e all’umanità in un periodo molto breve se visto da un punto di vista storico. Il capitalismo caro Foa è IL PROBLEMA perchè anzichè offrire soluzioni offre menzogna a valanghe per autoperpetrarsi, crea continui motivi di attrito a tutti i livelli dovuti principalmente al fatto che al sistema non interessa il benessere e l’armonia ma solo mantenere il dominio di pochi su molti e quando qualcuno tra i pochi decide che alcuni tra i molti sono brutti e rumorosi e SCOMODI ha indubbiamente dalla loro nient’altro che IL SISTEMA finanziario (trave idiscutibile del capitalismo) per finanziare politiche reali senza l’inutile e populistico ricorso alle democrazie.

    • Holodoc

      Non esiste sana competizione, esiste solo competizione, che porta inevitabilmente a disparità sempre maggiori. Fine.

      • Denisio

        In certi ambiti della ricerca si evolve anche per spirito di competizione, l’importante è non farne la legge assoluta e immutabile, come per tante cose, il troppo storpia.

        • Holodoc

          In ambito lavorativo la “sana competizione” serve solo a sfruttarti di più… puoi essere tu il migliore o un collega, vince sempre l’azienda.

          • Denisio

            Vince l’azienda ma non per sempre e perde la collettività vedi la corsa al ribasso dei prezzi che sta distruggendo i diritti dei lavoratori e la qualità degli oggetti con rottura programmata il tutto sempre e solo per rispetto del sistema.

  • Davide

    “Chi scrive è da sempre un convinto sostenitore dell’economia di mercato e del capitalismo ma nella sua versione sana; quella in cui il ricorso al debito è contemplato, per certi versi necessario, ma in proporzioni limitate e volto a creare ricchezza vera.” ….. QUESTO NON È CAPITALISMO!!!

    • Bravo.. E’ un capitalismo che porta fuori dal capitalismo. Nei decenni..

  • Antonello S.

    Ciò che alimenta l’insostenibilità del debito non è solo l’ingordigia del debitore, ma soprattutto quella di coloro che stanno effettuando la più importante manovra di demarcazione sociale degli ultimi decenni.
    Il ricorso al lavoro precario, instabile, sotto-pagato, il fenomeno della deflazione, l’aumento della disoccupazione e dello sfruttamento sta creando il sub-strato per l’allargamento della forbice delle disuguaglianze sociali.
    Il risultato è che stanno creando una sempre maggior classe di popolazione povera ma non a rischio di sopravvivenza (così qualcosa possono sempre spendere e consumare), depauperando quella media (portandola sempre più vicino a quella soglia) a vantaggio di quella benestante.
    Il debito insostenibile è una perfetta conseguenza di queste precise scelte.

  • Carlo Mancuso

    Credo che dalla crisi del 29 , dalla quale si sono ripresi solo con l’avvento della seconda guerra mondiale, ciclicamente gli usa ci scaricano addosso una bella crisi finanziaria mondiale. Per la prima l’allora Presidente si gloriava che anche la lavandaia poteva permettersi di giocare in borsa mentre per la seconda, davano fidi alla leggera tanto poi si cartolarizzava, malgrado ciò continuano a galleggiare grazie al dollaro,moneta di scambio che viene stampata a iosa. Credo sia utile la libertà di mercato ma fondamentale è l’ossatura statale.Noi abbiamo demolito tutto il nostro patrimonio industriale non essendo stati capaci di trasformarlo e farlo o volerlo far ,funzionare. Ora che con il nostro debito ci siamo infilati in un vero “cul- de- sac “,potremmo trovarci in guai peggiori, con l’America che in Europa si ritira mentre la Germania avanza , e il cambiamento si sentirà anche in Italia ,eccome si sentirà.

  • Adriano Pilotto

    Il capitalismo finanziario questo è, questo è stato e questo sarà: non gli è dato essere altrimenti. Qualsiasi libro di storia dell’economia, anche quando l’autore è un convinto sostenitore del cd libero mercato, come Foa, non può fare a meno di raccontarlo. Con la stessa regolarità delle eclissi, l’economia capitalista spinta dalla speculazione si gonfia e in questa fase rafforza la sua presa sullo Stato, sul potere politico. Poi arriva il momento dell’esplosione. L’assicurazione che aveva stipulato nella fase ascendente viene ora riscossa: il potere politico, tramite il braccio secolare dello Stato, scarica i costi sulla società, in particolare sugli strati sociali a più casta diffusione.
    In questo balordo movimento, di cui non si sa se l’energia sia fornita dalla cupidigia di pochi o dalla stupidità dei molti, si consuma, nel nostro tempo, la vita degli umani.

  • DesEsseintes

    To’, siamo sull’orlo di una nuova crisi.
    Chi lo avrebbe mai detto.

  • furibondius

    ma va là!?
    chissà perchè questi (usa) stanno facendo tutti sti attentati a destra e manca, forse che non hanno bisogno di guerra perpetua per togliersi dalla merda sempre più profonda in cui sono? Perchè è vero che puoi creare moneta, moneta e poi ancora moneta, ma alla fine arriva, eccome arriva, l’economia reale!
    Sono alla frutta, adesso vediamo se tirano dentro anche noi nell’ammazzacaffè……..

    • gianni

      per il bene dell’ umanita’ gli USA devono essere annientati , da quando esistono sono assassini criminali

  • Gino2

    Guarda con me sfondi porte aperte.
    Non capisco perchè dici “sembrate contenti”. Semrbate chi? So quello che dici, e sono “accorto” della svendita dell’italia” da piu di un decennio (ed è poco…quindi non sono un genio…anzi…sono arrivato tardi…ma meglio tardi che mai come tanti altri che ancora non se ne sono accorti).
    In ogni caso si parlava del capitalismo e del fatto che vive di crisi e debiti. E’ un fatto storico e non invento nulla.
    Per il resto concordo con quanto hai scritto in quest’ultimo commento. La Germania si tiene stretto l’euro perchè in questo sistema “europa” l’Italia non fa piu concorrenza ma si mette “al servizio” della causa “neoliberismo” svendendo i propri asset e privatizzando.
    Quello che a molti sfugge è che chi compra questi asset non è la Germania ma aziiende private (magari partecipate dal Bund). Quindi chi si arricchisce, come sempre, sono le lobby che stanno acwuistando servizi, gestione di aeroporti, sanità, etcetcetcetc e non la nazione Germania.

    • Hito

      Chiedo scusa, dai tuoi commenti precedenti non si capiva che avessi individuato il problema già 10 anni fa… Potevi avvertire Bagnai e Borghi (che se ne sono accorti solo nel 2011) così iniziavano prima la loro opera di divulgazione e anche io mi sarei svegliato un po’ prima 😉

      • Gino2

        era tutto alla luce de sole. Bagnai e Borghi non hanno “individuato” il problema nel 2011, spero per loro ma molto prima. 10 anni fa stava iniziando la “crisi” che era gia la conseguenza di scelte dei decenni precedenti. La “Crisi della Democrazia” è stato scritto negli anni 70. Pasolini parla di tutto ciò negli anni 60.

        • Hito

          Io vivevo ancora nella bambagia… avevo letto 1984, scritto nel ’49, ma pensavo fosse un libro di fantascienza -.-

          • Gino2

            gia si pensava in tanti 😉

  • Alberto Capece Minutolo

    Quale sarebbe la versione sana del capitalismo e del mercato? Ciò che accade è esattamente in quella logica, prima frenata da consizioni esterne, mentre il resto è ideologia disneyana.