L’unica e inevitabile soluzione è Mario Draghi

DI PAOLO BECCHI E GIOVANNI ZIBORDI

ilsole24ore.com

È l’unica persona che ha sia esperienza e reputazione sia idee adeguate al momento drammatico che stiamo attraversando. Tutti lo sanno, noi – che spesso lo abbiamo criticato – abbiamo avuto il coraggio di scriverlo.
Ogni settimana aumenta il blocco delle attività e di qualunque tipo di movimento della stragrande maggioranza degli italiani, che ora sono effettivamente spariti dalla circolazione, salvo una piccola minoranza che manda avanti ospedali, servizi di polizia, nettezza urbana, luce, gas e acqua, benzina e poco altro.
Si fa la spesa aspettando in fila come nell’URSS di Breznev, ma è sorto un popolo di giovani in moto che portano la spesa a casa a chi se lo può permettere e non vuole andare, neanche con mascherina e guanti a comprare insalata e mozzarella.
Nessuno sa bene cosa succede ad un’economia in cui sparisca la produzione, il commercio e quasi tutte le attività che non siano di sopravvivenza, come se di colpo il 90% della popolazione fosse malata a casa. Le stime che si vedono sono però di 100 miliardi di PIL in meno al mese, quindi un buco di 100 miliardi in marzo e un altro buco di 100 miliardi in aprile, senza sapere se a maggio o giugno si tornerà forse pian piano a uscire, lavorare, consumare e produrre.
Il governo Conte dice che è come una guerra e in termini di devastazione economica lo sarà. Nelle guerre però decine di migliaia di giovani andavano a combattere e morire e tutti gli altri si davano da fare più di prima per riparare i danni e sostenerli.
Qui abbiamo circa 10mila decessi in maggioranza anziani (con o per il virus) e invece di concentraci sulla protezione degli anziani decine di milioni di italiani devono stare immobilizzati in casa perché non ci si fida a lasciarli uscire, anche con mascherina e guanti. Nei paesi asiatici, Giappone, Corea, Hong Kong, Singapore, Taiwan e poi in Svezia in realtà invece ci si fida. In paesi importanti come gli USA o la Germania si raccomanda di stare in casa, ma senza obbligare o multare. In Italia anche respirare aria fresca in un parco, in campagna o in montagna (dove ci si “distanzia”) sembra contagioso e portare bambini a passeggio costa la denuncia e la multa, sia a Bergamo, dove gli ospedali sono sovraccarichi, che a Palermo dove non c’è aumento di decessi.
Ci sono epidemiologi che trovano “medievale” chiudere in casa tutti come nel Trecento per un contagio che porta ad una polmonite letale in circa un caso su 100. Ormai si ammette infatti che i contagiati possono essere almeno un milione in Italia, per cui dividendo per 10 mila decessi ci sarebbe appunto un decesso su cento contagiati.
La mortalità è molto più alta in Lombardia, ma è ormai evidente che purtroppo è accaduto che ospedali sovraccarichi e a corto di risorse – per ragioni a tutti note – siano diventati il principale veicolo di contagio (come una dozzina di medici di Bergamo ha spiegato su una rivista medica inglese).
Questo spiegherebbe come mai paesi più attrezzati come Giappone, Germania, Svezia abbiano mortalità anche dieci volte più bassa di quella che appare in Lombardia. Inoltre, secondo l’esperto numero al mondo, il Prof. Dedier Raoult dell”Istitute Mediteranneè Infective di Marsiglia, esiste un trattamento tramite clorochina e azitromicina (per il quale ha pubblicato già due studi clinici e che sta usando così come lo usano in Cina), che riduce molto la mortalità (se applicato appena appaiono i sintomi).
Purtroppo al momento in Italia non sembra si possa cambiare la direzione presa dal governo e dai suoi esperti, che non trova obiezioni sui media e nei partiti politici di opposizione, come succede in guerra. Dobbiamo quindi accettare questo “coprifuoco” permanente e pagare il prezzo di lasciar distruggere ancora per qualche mese l’economia italiana.
Se è così però, allora occorre chiamare a dirigere le persone con la migliore reputazione di competenza che abbiamo, come si faceva per evitare la disfatta totale in guerra.
Oggi in Italia chi ha attività economiche e responsabilità di fatturato e buste paga (e forse anche la maggioranza degli italini) non avrebbe molti dubbi per quello che riguarda la situazione economica e voterebbe Mario Draghi.
Siamo consapevoli che Draghi può essere criticato per il ruolo svolto nelle privatizzazioni degli anni ‘90 e nei derivati sottoscritti dal Tesoro, per il ruolo avuto nel 2011, ma complessivamente si tratta di una persona che ha ricoperto i ruoli più importanti che esistono a Banca d’Italia, Ministero del Tesoro, Goldman Sachs e alla BCE uscendone con una reputazione riconosciuta nel mondo.
Non c’è però solo il curriculum e la reputazione all’estero. La settimana scorsa Draghi è venuto allo scoperto con una sorta di Manifesto di politica economica, in un articolo sul “Financial Times”, in cui ha scritto cose piuttosto chiare e in particolare che: non bisogna più preoccuparsi del debito pubblico e lo Stato deve controllare le banche e farle creare denaro per imprese e famiglie. Benvenuto tra i “sovranisti”!
Più precisamente Draghi scrive che “occorre far leva su un aumento significativo del debito pubblico. La perdita di reddito a cui va incontro il settore privato – e l’indebitamento necessario per colmare il divario – dovrà prima o poi essere assorbita, interamente o in parte, dal bilancio dello stato. Livelli molto più alti di debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente.
Questo significa che bisogna fare deficit non del 2%, come adesso, ma dell’8 o 10% del PIL per evitare una depressione economica gravissima. Draghi non a caso ha citato le due guerre in cui il deficit era esploso e solo una piccola parte del deficit era finanziato dalle tasse e il resto avveniva stampando moneta.
La seconda cosa importante indicata nel Manifesto di Draghi è: “ l’unica strada efficace per raggiungere ogni piega dell’economia è quella di mobilitare in ogni modo l’intero sistema finanziario…immediatamente, evitando le lungaggini burocratiche. Le banche, in particolare, raggiungono ogni angolo del sistema economico e sono in grado di creare denaro all’istante devono prestare rapidamente a costo zero alle aziende favorevoli a salvaguardare i posti di lavoro. E poiché in questo modo esse si trasformano in vettori degli interventi pubblici, il capitale necessario per portare a termine il loro compito sarà fornito dal governo, sottoforma di garanzie di stato su prestiti e scoperti aggiuntivi”.
Lo Stato deve quindi immettere capitale nelle banche e usarle come strumenti di politica economica per creare denaro e metterlo immediatamente a disposizione di imprese e famiglie. Draghi non parla di convincere la UE a “sforare il 3%” o chiedere aiuto al Fondo “Salvastati”.
È inutile perdersi in sterili polemiche su questo, tra chi vuole il MES e chi non lo vuole, tra chi vuole “più Europa” e chi – a intermittenza – non la vuole proprio. I nostri leaders politici hanno tutti perso di lucidità.
L’idea di Draghi è invece molto lucida: adeguata al momento tragico del paese che ha bisogno di “nuova IRI”. Ci sono diversi modi in cui un governo istituzionale di salvezza nazionale può ora fare deficit da tempo di guerra e controllare le banche e molti si sono chiesti come esattamente realizzare specialmente la prima cosa. Sicuramente però la persona più adatta, anzi al momento la sola per fare questa rivoluzione (perché sarebbe una rivoluzione), è Mario Draghi.
Conte e il suo ministro dell’Economia Gualtieri sono paralizzati sull’economia dopo che hanno paralizzato in casa quasi tutti gli italiani. Gualtieri, che per chi non lo ricordasse è un professore di storia contemporanea che non ha mai scritto un articolo di economia, non sembra essersi accorto che entro un paio di mesi qui ci sarà la Grande Depressione. Le opposizioni -bisogna pur dirlo – brancolano nel buio.
L’unica persona che ha sia esperienza e reputazione sia idee adeguate al momento drammatico che stiamo attraversando è Mario Draghi. Tutti lo sanno, noi – che spesso lo abbiamo criticato – abbiamo avuto il coraggio di scriverlo.

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Fonte: www.ilsole24ore.com

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31.03.2020