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Amazon, l’alba di domenica e il ricsciò

DI ALESSANDRO GILIOLI

Piovono rane

L’altro giorno, era domenica, mi sono alzato molto presto causa insonnia e quasi per caso ho finito per fare un piccolo e stronzo esperimento sociale.

Erano le cinque e mezza del mattino. Di domenica appunto. Stropicciandomi gli occhi ho aperto la posta sul tablet e c’era una pubblicità del servizio di Amazon che ti porta la spesa a domicilio, con tanto di codice sconto. Ho cliccato. Ho fatto la spesa per una cinquantina di euro, ho applicato il codice-sconto del 10 per cento, consegna a domicilio gratis. Ah, prezzi uguali o più bassi del supermercato fisico, anche al netto dello sconto.

Insomma come consumatore “ci ho guadagnato”, diciamo, se questa frase ha un senso.

Ma soprattutto alle 8 e mezzo del mattino di quella domenica d’inverno al mio citofono c’era già il tizio spedito da Amazon con tutta la mia spesa, perfettamente impacchettata.

In altre parole: da qualche parte a Roma esistevano (esistono) degli esseri umani che all’alba della domenica, mentre fuori era ancora buissimo, hanno raccolto il mio ordine, hanno messo insieme le banane, le birre, i surgelati e il resto, li hanno ficcati in una scatola e trasportati a casa mia.

Personalmente ho cercato di lavarmi la coscienza per il mio infame esperimento dando al tizio salito in casa una mancia che probabilmente era il doppio della sua paga oraria, ma ovviamente non è questo il punto – tanto più che gli altri tizi che hanno lavorato per me, quelli che mi hanno cercato le banane e i surgelati, quelli non li ho potuti né li potrò mai risarcire.

Il punto è che da almeno un ventennio – la nostra società ha vissuto una spaventosa separazione/alienazione tra il produttore e il consumatore, con una trasformazione violenta dei rapporti di forza tutta a vantaggio dei secondi.

In altri termini, come consumatori siamo tutti molto più serviti e coccolati, come produttori invece i nostri diritti sono andati gradualmente in vacca. Per tutti – tranne per chi, come il qui scrivente, ha avuto la pura e immeritata fortuna di aver messo il culo al caldo prima della tempesta perfetta neoliberista.

Ma siamo pochi, noi privilegiati, sempre meno, quasi tutti vecchi – e comunque prima o poi la campana suonerà anche per noi. Cioè siamo o saremo tutti abbattuti come birilli da questa slavina che divide ciascuno in consumatore soddisfatto che ha diritto a tutto e lavoratore sfruttato che i diritti non sa nemmeno cosa siano.

Ora, io davvero non ho una ricetta e forse nemmeno un’idea di come combattere questa mostruosa alienazione, se mai si può combattere.

Boicottare Amazon? Sì, è bello e giusto. Tuttavia da ragazzo partecipai a diverse campagne per boicottare la Coca-Cola, la Nestlé e forse anche McDonald’s, e mi pare che stiano ancora tutte lì belle in salute quelle aziende, anzi nel frattempo si sono mangiate anche l’altra metà di mondo dove al tempo non esistevano. Insomma non sono sicuro che funzioni, o comunque che basti. E a volte penso che forse boicottare Amazon fa stare meglio solo chi lo fa, è un lavarsi la coscienza non così diverso dalla mia mancia al fattorino domenicale.

E se davvero volessimo boicottare acquisto per acquisto tutta la colossale macchina del neoliberismo probabilmente non dovremmo occuparci d’altro dal mattino alla sera, e che ne sai di come è stato prodotto e trasportato il caffè che ti prendi al bar.

E poi c’è anche il famoso dilemma del ricsciò, lo conoscete no?

Siete in India (o altro paese orientale a piacimento) e c’è un vecchietto di quelli che spingono il ricsciò solo con la forza delle braccia, nemmeno a pedali. È molto anziano, magro e male in arnese. Ma vi implora di salire a bordo del suo carretto, per un dollaro vi porta in albergo, per favore signore per favore. Cosa fate, lo prendete vergognandovi del vostro peso trasportato a mano o lo rifiutate perché non volete farlo spingere? O pensate che basti dargli il dollaro senza prendere il ricsciò per aver risolto la questione?

Ecco, siamo un po’ lì dentro, tutti quanti, tutti davanti al dilemma del ricsciò di Amazon – e delle sue consorelle che fanno lo stesso.

Ripeto, non ho una ricetta e nemmeno un’idea, se non quelle vaghe e inutili del tipo “diffondere la coscienza di quanto abbiamo davanti”, “promuovere una rivoluzione umana in cui il nostro essere consumatori non distrugga bulimicamente il nostro essere produttori”, o magari sperare in una società dove la regola è che se proprio ho bisogno di una banana alle otto del mattino della domenica la devo pagare dieci euro, ogni singola banana, e che cazzo, e quei dieci euro a banana vadano a chi era sveglio all’alba nel week end in un magazzino di Roma, e che venga protetto con un solido contratto da aristocrazia operaia tedesca.

Insomma cazzate, sogni, utopie, rabbie, impotenze.

Voi avete idee migliori?

 

Alessandro Gilioli

Fonte: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

Link: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/01/21/amazon-lalba-di-domenica-e-il-ricscio/

21.01.2020

Pubblicato da Davide

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37 Commenti

  1. Se uno vuol fare un consumo “sociale”, è cioè attento ai risvolti sociali del suo consumare, penso che la prima cosa sia cercare di consumare l’essenziale. O poco più.

    • Vincenzo Siesto da Pomigliano

      Consumare l’essenziale? Magari! E come una volta! Ma nella società liberale (e consumista) niente è più necessario del superfluo!!!
      Un “superfluo” che per le masse è diventato indispensabile droga! E’ “oro colato” per la criminale oligarchia finanziaria… Ed è soprattutto “inesorabile veleno” per la Vita sul Pianeta!!!!

  2. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.Gilioli e non giglioli.Poi una soluzione ce l’avrei,visto che ti spiace tanto per questi sfruttati e non dormi la notte,vai a lavorare al suo posto e non scrivere più caxxate. Poi forse chi prende il tuo posto,scriverà articoli più interessanti.

  3. Mi ricorda qualcuno che mentre bastona il prossimo piange, stride e si straccia le vesti. Perfetta sintesi della nauseabonda ipocrisia occidentale. Che schifo! 😀

  4. Boicottare Amazon dici? Anche. Io comunque direi su Amazon che non dovrebbe nemmeno esistere già oggi se fossero applicate le normali leggi antitrust, nemmeno se fossero applicate le altre leggi sulla concorrenza sleale…Per cui quello che si deve assolutamente fare è impedire che Amazon possa finanziare la politica in qualsiasi modo. Il resto sarà un automatismo. Ma fino a quando tutti i politici sono dei “delinquenti meritevoli di sevizie…” E’ il cerchietto magico del potere!

  5. La questione é posta bene, adesso si vede meglio perché i danneggiati, che sono gli sfruttatori di prima, oggi scalzati dal cambiamento di passo che c’é stato, si sbracciano ad indicare gli aspetti dello sfruttamento che nessuno conosce meglio di loro, anziché nasconderlo e giustificarlo come hanno sempre cercato di fare.

    Un’altra cosa: “…consumatore soddisfatto che ha diritto a tutto e lavoratore sfruttato…”

    é difficile da sostenere, le prime avvisaglie del cambiamento in atto si sono notate proprio osservando gli oggetti, i prodotti, che ad un certo momento hanno cambiato i requisiti, sono divenuti ostili, portano senza pudore i segni del potere acquisito sul consumatore, le auto che non si possono riparare in casa, oggi i portatili che non si possono spegnere e ti spiano, ma l’elenco é senza fine e comprende spesso il non poter più scegliere la qualità o essere indotti ad una utilizzazione diversa da quella desiderata e cercata.

    E non dimentichiamo il vero inizio di questa trasformazione, l’apparire dei “servizi”, prima proposti e, via via, imposti anche con leggi apposite o concepite su misura ed infine dilagati.
    Questo fenomeno ha cambiato radicalmente la filosofia, sia nel mondo dei produttori e dei distributori che in quello dei consumatori e ha preparato il terreno al rimaneggiamento di cui Amazon é un esempio.

    Certo si può sempre scegliere di astenersi per quanto possibile, ma ci vuole cultura e personalità.

  6. Lo sfruttato esiste perché si fa sfruttare, non perché c’è qualcuno che lo obbliga.
    Necessità? Quando supera la dignità, non basta a subire oltre un certo livello.
    Sopravvivenza? Zombie non è proprio vivere.
    Basta con le seghe mentali, esiste fare o non fare, come disse quel vecchietto

  7. In effetti anch’io mi chiedo, spesso e da tanto, quel che si chiede l’articolista. Come già accennato da altri commentatori, concordo col fatto che sarebbe bene consumare l’essenziale per vivere e l’essenziale strumentale per autocostruirsi la propria autonomia (individuale) e quella sociale in cui possa vivere ed espandersi l’autonomia individuale; ma questo attiene alla morale individuale e io non sono un moralista delle mutande e degli stomacialtrui, un prete, un capo morale, ecc …

    Condordo con il concetto di corresponsabilità degli sfruttati. Soprattutto si tende a sottacere (grazie alla sinistra storica riformista credo) che lo sfruttato è corresponsabile del suo stesso sfruttamento, ma lo sfruttato rispetto allo sfruttatore ha sempre ragione (a-priori); questa fondamentale facoltà naturale dello sfruttato attiene, o meglio, è limitato dal codice civile e sopratutto dal codice penale e tenuto a bada dalle ideologie dei dominanti (falsa coscienza), per cui seuno sfruttato o degli sfruttati bloccano, sabotano o distruggono cosa e chi lio sfrutta allora si leva la cagnara moralista-legalista e partono criminalizzazioni denunce, confische, arrsti, ecc…

    Ma perchè lo sfruttato ha sempre ragione a-priori in questo mondo? Perchè esiste il RICATTO. Il ricatto occupazionale, il ricatto sussistenziale (che me magno sennò?), il ricatto del debito, il ricatto del guappo-mafioso, ecc… Di fronte al RICATTO lo sfruttato ha sempre ragione, al di là del codice penale che non contempla o non vuole o non potrà mai contemplare la posizione di debolezza dello sfruttato nel rapporto di forza con lo sfruttatore.

    Il ricatto esite grazie al monopolio osociale, che in realtà è ed è sempre stato un OLIGOPOLIO sociale che determina le gerarchie sociali secondo i rapporti di forza. I rapporti di forza sono mantneuti materialmente, a livello basico, da sgherri, guappi, militari agenti di sicurezza publbica (in cui la commistione bene/male è diabolica) e privata e, non ultimi i mercenari. Il tutto ti tiene ben insieme e si perpetua tramite il controllo ideologico della morale attraveso i meccanismi di mediazione informativa che qui in molti possono benissimo insegnare.

    In definittiva, mi scuso per il brodo lungo, non credo che il boicottaggio consumistico sia importante o incisivo. Importante è la lotta individuale, collettiva e sociale per mutare a proprio favore, se non addirittura ribaltare i rapporti di forza sociali.

  8. E’ vero, come consumatori le cose ci vanno meglio, come lavoratori ci vanno peggio.
    Ma detta così sembrerebbe che basta consumare di meno o alzare i prezzi perchè i lavoratori stiano meglio.
    Le merci sono migliori solo grazie al progresso tecnologico, progresso che viene sfruttato e monopolizzato dai soliti pochi, e che invece potrebbe migliorare tutti gli aspetti della vita, compresi quelli di lavoratore e consumatore.

  9. ..parte tutto da lontano e si è evoluto in maniera esponenziale…in modo forse minore…ma non hanno forse cambiato in peggio le cose anche i supermercati ?

  10. Al momento mi chiedo solo :e quando dovesse esserci solo Amazon che prezzi farebbe.
    Già questo mi terrorizza, magari ti porta banane strafatte al prezzo più alto possibile e te ne accorgi quando il fattorino poverino è già andato.

  11. Un altro vecchio col culo al caldo che non si spiega come sia possibile che il lavoro non abbia più senso, e si chiede se esiste uno schiavo figlio della modernità che in due ore gli porta la spesa, risultato? Esiste eccome boomer, l’avete creato voi!
    Eh ma grazie, lui il culo l’ha messo al caldo prima del liberismo – come candidamente ammette – e tutti gli altri cazzi loro, però si lava la coscienza con la mancia al facchino, lascia cadere qualche briciola dal piatto quanta umanità, e gli altri tutti a lavorare per mettergli via le banane a tre euro l’ora, ma è colpa del liberismo brutto e cattivo mica di sti debosciati perdigiorno che in 50 o 60 anni di vita han fatto i villeggianti coi soldi dei padri e adesso campano con le pensioni pagate da figli e nipoti (quelli delle banane…).

    Loro il culo al caldo col retributivo e noi caldo nel culo col contributivo.

    E però parlano e parlano, si annoiano capito? Fanno gli esperimenti sociali con gli schiavi di Amazon perché alle 5 del mattino non sanno che fare.
    Non c’è limite alla vergogna.

    Apriamo gli occhi! È ora o no!?

    (Anche perché il passo successivo sarà vedere il vecchietto che alle 5 del mattino si vede recapitare la spesa con un drone con buona pace di Besos dei giovani e dei vecchi, e ancora avrà il coraggio di chiedersi come ci si è arrivati.)

  12. Prima di tutto per risolvere la questione si dovrebbe vivere in un paese dove le poche e basilari leggi in vigore sono rispettate.
    Non dove abbiamo le medesime leggi di paesi evoluti (vedi Norvegia per la tutela della maternità) e tutti se ne infischiano da ben prima che la legge entrasse in vigore.
    Sono una ex 68ina e già ai miei tempi alle donne facevano firmare la lettera di licenziamento prima dell’assunzione nel caso fossero rimaste incinta. Alle meno giovani invece chiedevano direttamente se avevano ancora intenzione di figliare in barba a qualsiasi legge sulla privacy.
    Quindi pensate voi a che livello siamo oggi dopo mortimer e frignero sardine e gretini.
    Lasciamo perdere tempo sprecato già da molti prima di me.
    Almeno in Francia sembra abbiano ancora qualche sindacato degno del nome

  13. Se siamo compratori/consumatori, al fine di mantenere il potere dei produttori/venditori, non resta che sperare che loro, i padroni, si inventino sempre qualcosa per tenerci buoni, sazi, relativamente sereni. Oggi è la democrazia elettiva, domani la rete, poi qualche droga magari.
    Ma il sistema è basato sul consumo, e il consumo sul lavoro salariato, precario o meno che sia.
    Finquando un giorno tutto imploderà sotto il peso matematico dell’impossibilità pratica di accontentare tutti.
    Vince chi vive la sua vita in mezzo a due picchi socioeconomici.

  14. Ieri qui è stato affermato con sicurezza e orgoglio che i cinesi, loro sì, hanno capito come si sta al mondo…
    Ora, al netto evidente dell’assurdità filosofica del concerto in sé, constatare che la Cina attuale, effettivamente in corsa verso “il benessere” (e quale, il nostro?), sia un modello al quale ispirarsi, dovrebbe dirla lunga sull’incapacità antropologica di vedere le cose per ciò che sono, e il loro perché. Soprattutto da parte di noi italioti.
    L’occidente ha pagato, da Deng in poi, un’enorme tangente finanziaria e in ore lavoro al più popoloso paese, anzi regione, del mondo. E questa tangente l ha pagata perché gli conveniva in tutti i modi, non ultimo il fatto che controllare demograficamente la Cina avrebbe forse previsto lo sterminio di 2/3 della sua popolazione, in tempi brevissimi. E quindi, si pensò bene di inglobarla nel sistema. Così come l’India e pure altri.
    Invece, si è deciso di trasformarla in un paese para occidentale. Modello irreplicabile altrove. Eppure oggi siamo, o vorremmo diventare tutti cinesi.
    O russi, che altro non fanno che tirar fuori quelli che hanno sotto i piedi, e rivenderlo sempre a noi, tutti noi.
    Mentre il tempo sta suonando inesorabile il suo flauto e noi, topi, seguiamo il pifferaio. E si inizia a vedere il fiume.

    • Il dollaro, a causa del debito usa a 21 trilioni, aumentato da trump con i suoi tagli fiscali che costano al tesoro degli stati uniti 1,5 trilioni nei prossimi 10 anni e’sempre meno affidabile.Una volta che le obbligazioni all’estero diminuiranno per questo, di valore, non saranno piu’considerate un investimento stabile, il dollaro crollera’ e ci si dirigera’ verso altre valute. Alla prossima recessione l’economia americana non solo sara’ vulnerabile, ma STAVOLTA, a differenza dell’ultima volta, la cina non salvera’l’economia degli stati uniti, causa le loro relazioni tese. La cina ha salvato gli usa dopo il 2008, come da loro stessi, gli usa, asserito. Ora il punto e’questo: quando mai un paese imperialista come gli usa paga tangenti per farsi sorpassare? Sono stati semplicemente surclassati.!!!! Popoli che passano in tanti, milioni, dalla poverta’ o anche dalla fame in 20 anni, fino a diventare in questo breve lasso di tempo 2a potenza, sono da ammirare! Hanno un dna tutto particolare. Sanno che se si ispirano al nostro modello fallirebbero, come noi: ce l’hanno davanti e lo schiveranno!Sono scaltri, ben accorti, forse loro hanno usato noi e l’occidente, ma non per seguire un modello farlocco, ma per usarlo e utilizzarlo per i propri scopi.E sembra proprio che gli stia riuscendo! Si, amo la cina, ho trascorso li spesso le mie vacanze!ps: anche l’india e’un paese povero, l’africa, ma hai voglia ad arrivare la cina!

  15. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    A proposito: sembra che il “buffone” (meschina marionetta nonché novella maschera “carnascialesca” nelle mani dei poteri “forti” della becera finanza) alla guida degli americani USA (poveracci loro!), non voglia la tassa sul Web (o Web tax) che gli “europei” vorrebbero istituire… Cosa fa pensare tutto questo (domanda retorica per alimentare la discussione, ovviamente)?

  16. La Cina ha triplicato e oltre la offerta di beni e prodotti di consumo sul mercato mondiale. Bisogna venderli!
    Punto. E non è che si possono aprire un miliardo di negozietti in tutto il pianeta.
    Oh, ma non mi pare difficile.
    Se non ci si inventava qualcosa a livello distribuzione qualcuno ha una vaga idea di cosa sarebbe successo?
    Altro che Gengiz Khan.
    Questi manco con le atomiche li fermavi. Anzi, facile che gli facevi pure un favore a tirargliele.
    Questi la roba che fanno la devono vendere, a noi. Che poi ci ridanno i soldi comprando il nostro debito, se no falliscono pure loro. E qualcuno specula sugli interessi di sto giro di merxa.
    Ma è una catena di Sant’Antonio ma non avete capito?

  17. Quest’uomo mostra empatia, una psiche sana e altruista.

    La soluzione è nel rispolverare la decrescita felice, eliminare il capitalismo, ridare agli Stati il controllo sulle loro monete. Promuovere piena occupazione con il salario mionimo dignitoso, che comprenda l’essenziale.

    Il mercato si muoverà di conseguenza.

    E poi parliamoci chiaro, se l’infelicità non fosse creata ad arte la gente sarebbe felice, e persone felici è ovvio che non consumano, perché non hanno bisogno di nulla, sono già nella condizione che cercavano.

    “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo.
    Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare
    cose che non avrete mai. Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una
    felicità perfetta, ritoccata in Photoshop. Immagini leccate, musiche nel
    vento. Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei
    vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io
    l’avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti,
    riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti. Il Glamour è il
    paese dove non si arriva mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio
    della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova
    che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel
    mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice
    non consuma.”

    FREDERIC BEIGBEDER

  18. Poco importa se mc donalds e coca cola sono sempre li.

    Boicottare un’azienda, un prodotto, un comportamento sociale, uno show, determinata musica etc non serve solo al soggetto che boicotta, ma ha l’importantissima funzione di creare il fattore “pecora nera” all’interno del gruppo sociale/familiare in cui il soggetto vive.
    Se io non fossi il cagaca..i che sono nessuno tra i miei amici, la mia ragazza, la mia famiglia si sarebbe mai posto il minimo problema sociale. Ho risolto qualcosa? Tendenzialmente no, il risultato più evidente è che tutti mi considerano, giustamente, un cagacaz..i.
    Però alcune di queste persone oggi sono più sensibili, altre si vergognano di più a comportarsi in determinati modi.

    Ho lanciato un piccolissimo seme, che sicuramente niente cambierà senza l’aiuto di altri come me.

    Ma meglio questo che accettare tutta questa m’erda come normalità.
    A proposito, andate a vedervi l’ultimo di Ken Loach invece che Tolo Tolo e le altre cagat.e che ci propinano

  19. La soluzione al problema esiste.
    E’ talmente vera che è sempre stata lì, sotto il naso di tutti.
    Il sistema globale sotto cui viviamo l’ha scovata prima di noi e l’ha resa sua, indisponibile a nessun’altro.
    Ebbene la soluzione è educare, plasmare l’individuo (io dico deformare, tarare) al proprio sistema.
    Chi controlla il sistema educativo della popolazione vince sempre.
    Per cambiare un sistema di comportamenti devi educare le nuove generazioni, ed è esattamente quello che è stato fatto.
    Sigmund Freud aveva un nipote, Edward Louis Bernays i cui studi sono stati enormemente apprezzati in america all’epoca e attentamente apprezzati da Paul Joseph Goebbels.
    Oltre che manipolare le masse, si è pensato bene anche di formarle opportunamente.
    Ecco perchè il sistema scolastico, ultimo baluardo contro il fascismo attuale, viene demolito sistematicamente.
    La soluzione è educare le nuove generazioni.

  20. Articolo esemplare, bravo Giglioli!

    Avevo già parlato nei commenti ad un articolo precedente dell’esistenza di un sottoproletariato invisibile quale motore del “miracolo digitale”.

    Riguardo alla soluzione per risolvere il problema, al di là del caso specifico, questa non può prescindere dal fatto che è necessario prima di tutto ripristinare il primato della politica sull’economia.

  21. la soluzione a tutti i problemi è solo una: bisogna imparare a convivere costruttivamente cogli altri. il potere è in mano a delle cupole che, se sgarri, sono cazzi tuoi. per questa loro peculiarità comandano dappertutto. il popolaccio invece è sempre diviso e litigioso: milanisti/interisti; rossi/neri; cattolici/protestanti; e potete andare avanti all’infinito.
    per bloccare l’imperialismo che guevara aveva inventato lo slogan 10, 100, 1000 vietnam.
    per cambiare l’educazione, il modo di produzione, l’economia, il commercio, la sicurezza sociale ci vogliono 1000, 10000, 1000000 comuni o comunità.

  22. Di idee migliori ce ne sono tante, come per esempio non lavorare a certe condizioni, oppure fermarsi completamente per 1 mese: commessi, fornai, benzinai, albergatori, impiegati, garzoni, muratori, spedizionieri, animatori, librai eccetera eccetera, tutti che non lavorano più da un giorno all’altro finché non si ritorna alla sovranità monetaria e alla piena occupazione di Stato, dove ognuno lavora massimo 10 ore a settimana e ha diritto a 100 giorni di ferie l’anno. E il licenziamento è un reato punibile con 20 anni di galera. Il problema è che se lo capisco solo io come dovrebbe funzionare il mondo, allora continuiamo pure a prenderlo nel didietro.

  23. No, non ci sono soluzioni, e se anche ci sono, sicuramente sono molto complesse.
    Temo che il problema sia di base, e cioè, che ci fanno sognare di poter essere, o di poter diventare con poco sforzo, quelli che vengono serviti e riveriti…poi per poterlo fare, lavoriamo il doppio e…sogniamo.
    Poi però, chi ancora riesce a stare a galla, magari solo perché ha tanta energia, è giovane, ha un po’ di soldi di papà da parte(o tutto insieme, ti dice – eh , ma così almeno lavorano…insomma il dilemma del risciò!
    C’è poi un’altra categoria: quelli che -già, ma anch’io ai miei tempi ho fatto i sacrifici- vero! hanno pochi anni più di me, e allora si cercava anche di risparmiare…ma allora si poteva sognare e anche pianificare un futuro con una certa possibilità di successo, ma ora? E tutto un sistema da reinventare! anche solo pensare al “consumare meno e responsabilmente” la classica “decrescita”, fa accapponare la pelle, eppure se nessuno troverà una via praticabile, sarà inevitabile finire nel burrone.

  24. chissà come si è lavato la coscienza il fattorino di amazon, dopo avere visto la succulenta mancia, per avere siringato le banane con una altrettanto succulenta dose di guttalax le banane di sto scassam………

  25. Secondo un minimo di buonsenso il lavoro per ottenere i beni necessari per una sussistenza dignitosa la stragrande maggioranza delle persone se lo potrebbe procurare fino alla tarda età facendo qualcosa di gradito e utile.

    Secondo la logica capitalista lavorare é un ossessione fatta di ricatti, ritmi, pressioni che portano gli individui a competere per ottenere nella maniera più perversa possibile ciò che si potrebbe avere con estrema facilità.

    Tutto questo ha un senso solo nell’ottica di mantenere il dominio gerarchico ovvero lo sfruttamento delle masse, non c’è nessun motivo per fare pressoché tutto quello che si fa! Ma la morale é costantemente l’ultimo dei baluardi che guidano le azioni di questa umanità profondamente malata.
    La logica é fare ciò che si scambia con denaro dimenticando completamente che il denaro non è valore ma è diventato un ologramma del valore per il quale si recita e si fa qualsiasi cosa, compreso tentare di pulirsi la coscienza con le stesse modalità che si usano per pulirsi il c.
    Il valore sta nelle interazioni umane in primis e nella realizzazione attiva delle proprie facoltà più alte e importanti come la procreazione e la cura della propria comunità ma se cade l’etica e ci si comporta come i somari con l’unico scopo di fare ciò che consente di ottenere un ologramma di valore poi non vale a nulla lamentarsi per gli immani disastri che questo sistema diabolico inefficiente gerarchico incivile e totalitario genera…

  26. La soluzione non è nel consumatore finale come consumatore, ma nella politica, sempre che questa sia fatta in modo corretto naturalmente. E questo vale per qualunque altra cosa. Io online compro poco e niente, di norma solo ciò che è fisicamente irraggiungibile, ma non mi posso definire fuori dal giro neoliberista dato che il mio acquisto fisico avviene alla fine sempre e comunque per gran parte tramite la grande distribuzione. Non c’è tempo nella vita di un comune mortale per fare altrimenti, a meno che non si decida di uscire completamente dal sistema, non lavorando,ma questo apre tutta una serie di problemi paralleli ed inenumerabili.

    La politica, se decidesse, potrebbe rompere il circolo per tutti, e potrebbe lavorare alle soluzioni. Non scordiamoci che il sistema è certamente sbagliato, ma c’è sempre una parte del mondo, molto più grossa dei soli ricchi, che su questo sistema ci campa, a stento ma ci campa. E che finirebbe in strada un secondo dopo

  27. Mi fa venire in mente una frase di una bellissima canzone di Bennato: “quando finirai i soldi, una mattina, ti troverai dall’altra parte della vetrina”…

  28. ci sono i Diritti Civili e i Diritti Umani , bisogna avere il coraggio di combattere fisicamente per i propri diritti civili .
    il giovane commesso lavoratore domenicale e possibile che in cambio di una indennità di 10€ e disponibile a travestirsi da sardina e andare in piazza a combattere per i diritti umani di alcuni (e gli interessi economici di chi lo sfrutta )

  29. Accettare di pagare un poco di più e fare spesa nei negozi fisici vicino a te, anche per tenere aperte e illuminate le strade.

    Ovviamente anche il negozio deve co-operare e tenere un bell’ambiente e buona scelta, se è l’outlet del pirata di merci scadenti che chiuda allora.

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