Home / ComeDonChisciotte / TSIPRAS STA DAVVERO CERCANDO DI RAGGIUNGERE UN ACCORDO CON L'UNIONE EUROPEA ?
14991-thumb.jpg

TSIPRAS STA DAVVERO CERCANDO DI RAGGIUNGERE UN ACCORDO CON L'UNIONE EUROPEA ?

DI DANIEL HOWDEN

theguardian.com

Nonostante la retorica sulla giustizia sociale il primo ministro greco sembra più interessato a consolidare il suo potere che a risolvere la crisi.

“Dimmi se esiste un altro Paese europeo dove chiudono le banche per una settimana e la gente vota comunque al 61% per il NO”.

Questa è la domanda posta con immenso orgoglio da una insegnante mentre passeggiava al centro di Atene fra la folla esultante nelle prime ore della mattina di lunedì. Stanca di dover sostenere con il suo unico stipendio il marito – licenziato tre anni fa dalla televisione di Stato – e sua figlia, era raggiante.

Certo è difficile immaginare una qualsiasi altra nazione che di fronte al collasso delle proprie banche e agli scaffali vuoti dei supermercati trovi il coraggio di affidarsi a un quarantenne dal talento di demagogo ma dalle promesse non mantenute.

Alexis Tsipras è andato al potere a gennaio assicurando che avrebbe ristabilito la dignità della Grecia liberando i greci dalle miserie di cinque anni di austerità imposta come contropartita degli aiuti finanziari al Paese per evitare la bancarotta.

Dopo sei mesi terribili, costellati da scadenze tutte mancate, accuse e rancori, non è riuscito nel suo intento. Il suo ministro delle finanze Yanis Varoufakis, che ha portato una Grecia che era in surplus primario, in crescita seppur anemica, a una recessione stimata dalla maggior parte degli economisti in 10-15 punti, si è dimesso. Tsipras ha persuaso i suoi elettori che un mandato rafforzato era quello che gli serviva per raggiungere un accordo sempre sfuggente. Non si sa se ci crede nemmeno lui.

La lotta di Syriza con i creditori ha talmente catalizzato l’attenzione che non c’è stata un’attenta valutazione del suo operato nelle altre questioni.

La maggior parte del suo Manifesto, incluse le promesse di ridurre all’obbedienza le oligarchie greche, di farla finita con l’evasione fiscale delle élites e di innalzare il salario minimo non si sono minimamente realizzate. C’è stato l’arresto di alto profilo di Leonidas Bobolas in aprile, un magnate delle costruzioni e dei media che è stato rilasciato dopo aver pagato 1,9 milioni di dollari per evasione fiscale. Ma somigliava troppo a quelle stesse operazioni puramente simboliche che Syriza stigmatizzava nell’operato dei precedenti governi quando l’ex ministro della difesa Akis Tsochatzopoulos fu incarcerato. Non c’è stato uno sforzo visibile di costringere gli armatori a decidersi a contribuire maggiormente alle entrate fiscali dello Stato.

Quello che ha fatto Syriza è stato solamente ripetere i peggiori eccessi dei suoi predecessori. La radiotelevisione di Stato ERT – smantellata di punto in bianco dal governo dell’impulsivo, irascibile e conservatore Antonis Samaras – è stata reistituita.

Ma invece di scegliere un nuovo management il governo ha rimesso alla guida dell’ERT la vecchia e compromessa dirigenza.

Il ritorno di Lambis Tagmatarchis nel ruolo di chief executive, un manager molto vicino ai governi che hanno contribuito a far crescere a dismisura il debito greco, ha scandalizzato anche gli impiegati della ERT che pure avevano ritrovato il loro lavoro. Nelle prefetture e nelle nomine alle corti supreme si sono scelte persone legate al partito preferendole ad altre più qualificate. Un modus operandi indistinguibile dai favoritismi dei precedenti governi.

Il gap fra la retorica di Tsipras sulla giustizia sociale e i reali risultati ottenuti nel suo mandato hanno portato alcuni a concludere che Syriza è più preoccupata di consolidare il proprio potere che di realizzare quelle riforme necessarie a ottenere nuovi finanziamenti da parte dei creditori che il primo ministro ancora dichiara di voler ottenere. Ma se non vuole un accordo con l’Europa cosa vuole, si chiedono i critici?

L’ala marxista di Syriza preferirebbe liberarsi del vincolo della moneta unica per poter rinazionalizzare le industrie chiave e assumere direttamente il controllo dell’economia. Fra i loro campioni c’è la battagliera presidente del parlamento Zoe Konstantopoulou che ha usato il suo ruolo come pulpito dal quale stigmatizzare bullescamente i media critici con il governo e l’indipendenza della Banca Centrale di Grecia. Panagiotis Lafazanis, il ministro dell’energia, respinge apertamente l’euro e resiste alle richieste dei creditori di smantellare il sistema corporativo statale.

L’ex leader studentesco [Tsipras] non può essere visto come colui che porterà deliberatamente la Grecia fuori dall’euro. Nonostante il clamoroso risultato di domenica non c’è stato un sostanziale sostegno a questa soluzione. Però i suoi supporter, la cui lealtà a Tsipras è stata eccezionalmente rafforzata in un referendum diventato simbolo di disobbedienza e dignità, potrebbero accettare l’abbandono della moneta unica ma solamente se saranno stati evidenti tutti suoi sforzi per raggiungere un accordo.

Ci sono segni importanti che Tsipras non sta solo fingendo di trovare un’intesa con l’Unione. Le dimissioni di Varoufakis e il tentativo di lunedì di trovare una posizione comune con un’opposizione che si trova in stato di assedio sembrano suggerire che si sta davvero cercando di ottenere un terzo bail out. Ma il populismo fomentato da Tsipras per tenere insieme il suo eterogeneo partito non deve essere preso sottogamba.

La stessa insegnante, una signora che parlava in maniera molto gentile, si infervorava sempre di più di orgoglio patriottico fino ad arrivare addirittura a citare quella frase apocrifa di Winston Churchill che diceva che la Germania dovrebbe essere bombardata regolarmente ogni 50 anni anche senza motivo.
Suo marito ha cercato di far presente che moltissimi greci sono solamente dei criminali da strapazzo…

…ma è stato fulminato da uno sguardo della moglie.

Il vittimismo greco si è sacralizzato nel NO al referendum. Gli stranieri devono essere criticati. E le vere intenzioni di Tsipras non sono chiare.

Fonte: www.theguardian.com

Link: http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/jul/07/syriza-failed-deal-greece-alexis-tsipras

7.07.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Whistleblower

Pubblicato da Davide

  • lopinot

    "Terra sconosciuta", questo è forse una delle poche frasi rimembrabili del nostro Presidente. In effetti dopo decenni di minuetti, di copioni già scritti e definiti fino alle grandi lotte sindacali che in trenta anni non hanno prodotto nulla a favore dei lavoratori, ci si trova di fronte a un paese che ha rovesciato il tavolo.
    Lo ha fatto, lo ha fatto davvero. Si, possiamo ripeterci che la disperazione…il tanto peggio tanto meglio…si, d’accordo, tutto quel che volete, ma il tavolo è a terra, le carte scompaginate miste alle fiches, i giocatori che tormentano i calci delle pistole, il gambler che sorveglia lo scivolamento della Derringer sul polsino della camicia inamidata.
    Chi avrebbe scommesso su un risultato del genere? Io di sicuro no, abituato a subumani che sciamano come blatte a sostenere oggi un ladro, domani un parassita, dopodomani un misto dell’uno e dell’altro ma che non manchi di qualche serio disturbo mentale, oggi abbiamo un perfetto mix di tutte queste cose e ancora c’è chi raglia accodandosi al sessantacinque per cento delle primarie, al quaranta e uno delle europee.
    Sono queste mezze figure, questi prototipi di falliti avidi e ignoranti che dalla Francia all’Italia, dalla Spagna al Portogallo mettono Tsipras con le spalle al muro. La loro infinita viltà  gli ha impedito di opporsi in modo anche solo ragionevole al massacro sociale e che ha visto nella loro azione unicamente il salvataggio delle loro cricche familiari e gang elettorali. Per gli altri niente, solo riforme, tagli, giri di vite e insopportabili pistolotti sulla dignità di morire di fame e sui rosei orizzonti della patria turrita.
    No, è molto facile che Tsipras venga spinto fuori, forse in modo non drammatico, ma che non se ne parli più, che la Grecia sparica dai titoli, che diventi una Macedonia, un’Armenia, una Georgia, paesi che esistono in cui la gente vive, mica è la terra dei morti, ma conta nulla e ancor meno insegna qualcosa a qualcuno.
    In questo modo a settembre potranno ridurre del venti per cento il settanta per cento delle pensioni, attuando il dictat dei ladrones finanziari che: chi non lavora non mangia e chi ha lavorato mangi il meno possibile.
    Pensate la figura di Rajoi, Renzi, Hollande e incrostazioni politiche di supporto se alla fine il Loro: TINA, there is not alternative si traducesse semplicemente in: "Quanto siamo stati servi", no Tsipras è bene venga dimenticato, abbiamo anora molta gente da ridurre alla disperazione…

  • orckrist

    Leggendo questo articolo sento in sottofondo un ronzio, come di palle anglosassoni in vorticoso movimento.

  • lanzo

    @ orckrist – siamo in sintonia totale !  Poi perche’ gli anglosassoni  siano nell Europa MA tenendosi stretta la sterlina – taboo ! Nessuno ne parla e poi vengono a pontificare.

  • makkia

    Concordo.

    Quello che mi spiego di meno sono gli anti-sistema italici, che sembrano odiare Tsipras più di quanto odino autentici carnefici come Schäuble, Draghi, Djisselbohm, ecc.

    Fosse che questo ca##o di greco gli rovina il sogno della bella rivolta di piazza, a prendere mazzate (che prendono gli altri, i g-g-giovani e i poveri) dall’Eurogendfor, con questa manfrina di far esprimere pacificamente le persone?