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TSIPRAS HA VINTO … VIVA TSIPRAS !!

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Vladimiro ed Estragone stanno aspettando su di una strada desolata un certo “Signor Godot”. La scena è completamente spoglia, solo un albero sullo sfondo che perde le foglie e poi rinasce, rimarcando così l’impercettibile trascorrere del tempo. Ma Godot non appare mai sulla scena, e non si sa nulla sul suo conto. Egli si limita soltanto ad inviare un messaggero dai due vagabondi, il quale dirà loro che Godot “oggi non verrà, ma verrà domani”.

Come in una perfetta tragedia dell’assurdo, noi aspettiamo Godot ma lui sembra non arrivare mai … ancora nessun accordo infatti nella trattativa tra Grecia e creditori, con la prospettiva di un default che si fa sempre più vicina. Sembra un vero scenario da incubo, però secondo quello che dice un’infografica di Bloomberg, finora il numero più alto di default lo avrebbe registrato proprio la Germania, che nel corso della sua storia pare ne abbia subiti addirittura sette come l’Austria, contro gli otto della Spagna, i sei del Portogallo e i soli cinque della Grecia. Scopriamo dunque che la Germania, paladina dell’ordine di bilancio, ha dichiarato default più volte della Grecia. Forse l’analisi di Bloomberg è sensazionalistica e certo il fallimento ha assunto significati diversi attraverso i tempi, però la Germania ha sicuramente dichiarato default nel 1932, nel 1939 e nel 1948.

Nel bel mezzo della Grande Depressione poi, la crisi economica costrinse addirittura molti Stati europei occidentali a dichiarare fallimento: smisero di pagare i debiti verso gli USA anche il Regno Unito e la Francia. Quando nel 1932, alla Conferenza di Losanna il Regno Unito e la Francia azzerarono quasi il debito di guerra tedesco, si trovarono però per questo in difficoltà a pagare le pendenze con Washington. Fu, insomma, un fallimento volontario a catena: la Germania non pagò Francia e Regno Unito e queste ultime fecero altrettanto con gli USA.

Oggi, nella paranoia istituzionale dell’Eurozona, si stanno avviando altre dannose strategie economiche, che condizioneranno molto la vita dei sudditi europei, come ad esempio Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), ma sembra che i media le vogliano ignorare, puntando i riflettori solo sulla Grecia, affare mediaticamente molto più attraente, data la situazione di stallo prolungato dei negoziati e l’urgenza non priva di suspense. Come finirà la partita a scacchi? Alfieri e cavalli avanzano minacciosi per il definitivo scacco all’Impero regnante.

Se poi la Grecia non pagasse la rata al Fmi il 30 giugno, non si attiverebbe necessariamente il default, nulla vieta infatti che scattato il termine dell’ultimatum si continui a discutere. Anche l’uscita della Grecia dall’euro non sarebbe affatto né immediata né scontata e probabilmente ci sarebbero 30 giorni di interregno, durante i quali il Fmi invierebbe la sua lettera di riscossione dei debiti. E anche se i trattati prevedono l’irreversibilità unilaterale dell’euro, non vuol dire che la Grecia non potrebbe uscirne, per poi attivare i negoziati preannunciati con Putin. Infatti è proprio questo che spaventa in modo particolare gli Usa, i quali, costretti dalla crisi del petrodollaro a non lasciarsi scappare nessuna pedina della scacchiera, premono notevolmente per un rapido accordo.

Questo gli scacchisti greci l’hanno capito e Tsipras si è mostrato un abile giocatore di scacchi. Posto dinanzi all’alternativa drammatica tra rifiutare l’ultima proposta dei creditori internazionali e sottoscriverla, affrontando una bufera nel partito e nel governo, Alexis ha fatto la sua mossa. Dopo l’inconcludente negoziato a Bruxelles di sabato con i partner europei, la Bce e il Fmi, il premier greco ha abbandonato il tavolo e ha annunciato un referendum per il 5 luglio. La domanda delle cento pistole non sarà sulla permanenza dell’euro (perché probabilmente resterebbe inevasa), ma sull’accettazione dell’ultimo piano proposto dai creditori.

Da Bloomberg riceviamo il primo testo di referendum greco , non ancora completo, che dovrebbe proporre quanto segue: “Il popolo greco è qui chiamato a decidere se deve accettare una bozza di accordo proposto dalla Commissione Europea, dalla BCE e dal FMI , all’Eurogroup che si è tenuto il 25 Giugno e che consiste di due documenti: il primo documento chiamato Riforme per il completamento del programma corrente ed oltre, ed il secondo chiamato Analisi preliminare di sostenibilità del debito.

I cittadini che desiderano rifiutare l’accordo delle istituzioni votino Non approvato /NO

I cittadini che accettano l’accordo delle istituzioni votino Approvato/SI”

Tsipras, ormai con le spalle al muro, di fronte a questo “golpe al rallentatore”, compie la mossa astuta del referendum, ma il rischio è calcolato, perché è ormai scontato che la Grecia non sarà in grado di pagare 1,6 miliardi di euro al Fmi il prossimo 30 di giugno, però il fatto in sé non innescherà necessariamente un evento di default, perché più insidiosa ancora è la scadenza di metà luglio con la Bce: se la Grecia non dovesse onorare il debito, l’istituto di Francoforte avrebbe sostanzialmente l’obbligo di interrompere la liquidità di emergenza e di provocare in Grecia una crisi bancaria del tipo già visto a Cipro e prima ancora in Islanda ed in Argentina.

Il clima potrebbe a quel punto ulteriormente surriscaldarsi, gli avversari interni al partito e le opposizioni potrebbero portare un attacco concentrico al premier tale da rovesciare il governo e provocare nuove elezioni. Qualcuno in Europa sembra contare proprio su questo, auspicando nei fatti un “regime change” ad Atene, questo è ciò che decodifica la tranquillità dei mercati, che sembrano pregustare un possibile scenario di riserva, il piano B.

Del resto l’Europa è il più fedele alleato degli Stati Uniti, e Washington non vuole perderne nemmeno un pezzetto, nemmeno la piccola Grecia. Se infatti la Grecia dovesse lasciare l’euro e avesse necessità di prendere in prestito una valuta forte per sostenere la propria bilancia dei pagamenti, otterrebbe aiuti dalla Russia e forse anche dalla Cina, potrebbe lasciare addirittura la NATO, potrebbe partecipare al progetto del gasdotto della Russia, il che evocherebbe uno scenario intollerabile per le élites atlantiche.

L’ultima proposta, emersa al Consiglio europeo pareva piuttosto allettante, conteneva una novità indiscutibile: un piano da 15,5 miliardi esteso a fine novembre (dunque oltre il doppio rispetto ai 7,2 miliardi che erano l’oggetto del negoziato sinora), di cui dodici miliardi sborsati dagli europei e 3,5 miliardi dal Fmi, in cambio di misure di contenimento dei conti pubblici e riforme, a dimostrazione che l’Europa usurocratica cerca assolutamente di non farsi sfuggire una pedina del puzzle, che anche se di modesta valenza economica (la Grecia vale circa il 2% del Pil europeo), sembra essere particolarmente preziosa dal punto di vista geopolitico.

La mossa del referendum consente comunque a Tsipras di trasformare i rischi in un potenziale vantaggio, abile e obbligata anche la scelta della data: il 5 luglio, dopo la scadenza del 30 con l’Fmi ma prima delle scadenze con la Bce. È un messaggio politico forte ai creditori europei e, comunque vada, riapre per Tsipras scenari politicamente gestibili. Se i greci voteranno SI’ il premier potrà tacitare l’opposizione interna ed eviterà un insidiosissimo passaggio parlamentare sulle analisi specifiche della proposta dei creditori, registrando un successo politico. Se i greci voteranno NO la sua forza negoziale nei confronti delle istituzioni creditrici aumenterà, e gli consentirà di contrattare da posizioni più sicure quanto l’Eurogroup è pronto ancora a concedere per non rompere l’indissolubilità della zona euro.

Ma i gabellieri dell’Impero sono subito accorsi sui vari network nazionali per rassicurare l’opinione pubblica, sforzandosi con mille proclami di convincerla che l’unica salvezza consiste nella permanenza nell’Eurozona: il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Djessembloem afferma con enfasi che l’Eurogruppo si è sempre mostrato disponibile all’accordo, invece il governo greco ha abbandonato la trattativa (sic); il ministro dell’economia italiano Padoan si è affrettato a dichiarare che la Grecia non è uscita dall’euro, che non sarà eventualmente l’Europa a far fallire la Grecia, ma è stato il suo governo a fare scelte inadeguate (strizza?); il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble dice che l’Europa farà di tutto per salvare Atene (doppio sic); Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici, dichiara che il default della Grecia sarebbe una catastrofe e che comunque l’Europa continua ad esistere e ha 19 membri.

Insomma, comunque vadano le cose Tsipras ha vinto moralmente, ha giocato sullo scacchiere d’Europa attraverso mosse astute e intelligenti, muovendosi tra mille insidie, dicendo di voler restare nell’euro e invece operando per uscirne, presenziando trattative sia con l’UE che con Putin, esaltando l’Europa dei popoli, ma criticando aspramente il potere finanziario che la governa attraverso l’usura fatta a sistema, mostrando ai cittadini europei la loro nuova dimensione di sudditi, in un contesto socio economico dominato da una classe privilegiata di oligarchi che hanno il potere di creare, mediante erogazione di prestiti a interesse, tutti i mezzi monetari di cui necessita il resto della società, divenendo di conseguenza sua creditrice strutturale.

Nel “Monopoli globalizzato”, mentre la politica sembrava finita, e nel resto d’Europa i partiti si sono ridotti a gabellieri delle élites finanziarie, un giovane governo di un piccolo stato ha avuto l’ardire di rifiutare le proposte dei padroni del vapore, richiedendo la partecipazione popolare alla drastica risoluzione di “uscire dall’euro”, che forse non tutti i greci possono avere capito, ma può rappresentare l’unica loro possibilità di sopravvivenza e di rinascita economica e sociale. L’Europa non potrà più essere quella di prima.

Onore a Tsipras e a Varoufakis, che con la mossa dell’alfiere e del cavallo hanno determinato un rischiosissimo scacco all’Impero …

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

29.06.2015

Pubblicato da Davide

  • yago

    In questo disastro c’è forse una sola nota positiva ed è il fatto che l’Europa sta mostrando tutta la sua incapacità. Sono riusciti a far bruciare dalle borse mondiali, in poche ore , cifre notevolmente superiori al pil Greco e se il famoso battito d’ali si dovesse trasformare in uragano, il merito sarebbe tutto di questo manipolo di imbecilli. La nostra esterofilia fa credere che in Europa si è in buone mani mentre invece il loro pressapochismo supera quello nostrano. 

  • robotcoppola

    Ottimo articolo che inquadra la mossa di Tsipras da più punti di vista.
    Altri presunti esperti hanno banalizzato il problema della Grecia solo dal punto di vista economico, peraltro riducendolo al solo peso della sua economia rispetto alle altre (un peso piuma…).
    Della serie se la Grecia esce i problemi sono quasi tutti suoi.
    Invece no, un default greco metterebbe ancora più in mostra la palese TRUFFA a carico della collettività, che dovrà pagare i debiti delle banche PRIVATE (soprattutto francesi e tedesche) esposte verso la Grecia:
    http://www.infodata.ilsole24ore.com/wp-content/uploads/sites/82/2015/02/Esposizione-banche.png [www.infodata.ilsole24ore.com]

  • Eshin

    Mi pare un ottimo analisi!! Dovremmo studiarci  la teoria dei Giochi.

    La strategia di Varoufakis attraverso la Teoria dei Giochi 

    ……Varoufakis non è un economista puro, ma un matematico, che si approccia all’economia passando per una branca specifica – che diventa in qualche modo la sua specializzazione – ovvero la Teoria dei Giochi.
    Per semplificare al massimo si tratta di una specializzazione complessivamente semplice, ma al contempo ontologicamente complessa, che mira a semplificare al massimo i problemi socio-economici, a trasformarli in “problemi semplici come un gioco”, a descriverne “matematicamente” le dinamiche” e quindi cercare di “quantificare e qualificare” la soluzione, a quello che appunto viene poi definito “un gioco”.

    In questa Teoria, un gioco è composto da almeno quattro elementi essenziali:
    1) i giocatori, cioè l’insieme di “coloro che prendono le decisioni” e che interagiscono tra loro strategicamente, ovvero con una strategia;
    2) le azioni, cioè le mosse a disposizione di ciascun giocatore;
    3) le strategie, cioè i piani di azione possibili;
    4) i pay-off (o le vincite), cioè gli esiti del gioco per ciascun giocatore, a seconda delle mosse, delle strategie scelte, e delle azioni e delle strategie degli altri giocatori.
    Ecco allora che se prendiamo “l’establishment” degli economisti, che poco sanno di matematica e poco si cimentano nella teoria dei giochi, e la uniamo a quella dei “ministri politici” – che ne sanno di entrambe ancora meno – e in questo “campo di giocatori” inseriamo un’anomalia quello che cambia – in sé – è il gioco, e non solo il rapporto di forza o la bravura.

    In questo caso non è semplicemente come se a un torneo amatoriale di scacchi inserissimo Bobby Fisher o il più recente Magnus Carlsen, ma proprio trovarsi di fronte ad un nuovo gioco, perché seguendo la Teoria dei Giochi:
    1. abbiamo un nuovo giocatore;
    2. che ha a disposizione un numero N indefinito di possibili mosse non previste dagli altri giocatori;
    3. ha strategie – piani di azione – differenti;
    4. modifica radicalmente i possibili pay-off.
    Quest’ultimo punto è forse il più interessante, perché mentre “gli altri giocatori” hanno sempre giocato a trovare “un equilibrio” tra una serie di interessi dati (zona euro, valore monetario, evitare di perdere il valore dei crediti in portafoglio…) il “nuovo giocatore” ha “nuovi pay-off”, che sino a ieri non erano contemplati.

    Se la vediamo in questo modo, possiamo anche spiegare perché all’inizio ho parlato di un vero e proprio incubo-spettro che si aggira per l’Europa: Varoufakis ha “cambiato il gioco”, e a questo gioco, con queste regole, questo giocatori, non solo non sanno giocare, ma cambiando il gioco le strategie note e quindi le possibili azioni a disposizione dei vecchi giocatori sono se non nulle, comunque fortemente ridimensionate. E non sarà facile adattare le vecchie e certamente in modo radicale cambierà il pay-off: cambia il “risultato vincente” ed anche quello che sino a ieri era considerato “il minimo risultato vincente accettabile”.

    Cerchiamo di vedere come ha giocato concretamente nella sua prima uscita pubblica Varoufakis.
    Nel primo incontro la strategia del giocatore UE era semplice: aiuti in cambio delle azioni che ti ho indicato: non fai quelle azioni, non ti do gli aiuti. Azione greca: non voglio gli aiuti, e ti dico no anche alle prossime tranches. Risultato: il giocatore UE era completamente disarmato: non solo la sua azione era stata annullata, ma anche la sua strategia complessiva non aveva più senso. Perché dava per scontato che il “pay-off” della Grecia fosse ottenere gli aiuti.

    Cerchiamo adesso di avere uno sguardo di insieme e non solo su una singola mossa.
    I giochi – sinora – individuabili sono più di uno.
    Varoufakis dichiara quali sono i suoi pay-off: ovvero gli obiettivi per lui “vincenti” e che vuole raggiungere: restare nell’euro, non ricevere gli aiuti, ridefinire il debito.
    Per raggiungerli il primo gioco del Ministro greco è un classico “dilemma del prigioniero”.
    [Due criminali vengono accusati di aver commesso lo stesso reato. Arrestati, vengono rinchiusi in due celle diverse senza comunicare. Ad ognuno di loro vengono date due scelte: confessare oppure non confessare. Se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena e l’altro viene condannato al massimo della pena. Se entrambi confessano, vengono entrambi condannati al massimo. Se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati al minimo].
    È questo lo schema della proposta che Varoufakis fa a ciascuno dei suoi creditori, proponendo una strategia di New Deal europeo, e al contempo di onorare ma rinegoziare il proprio debito pubblico estero.

    A questo punto ai governi e alle istituzioni europee viene “sottoposto” un nuovo gioco, anche questo un classico della Teoria dei Giochi, noto come “il dilemma dei coniugi” o “battaglia dei sessi”.
    [Marito e moglie devono scegliere se riposare o fare i lavori domestici. Se entrambi si riposano entrambi vincono, ma la casa resta in disordine. La strategia più conveniente è la cooperazione: entrambi lavorano in casa, stancandosi di meno, e avendo tempo per riposarsi. Diversamente una seconda strategia mediana è fare turni giornalieri. Etc etc…].
    E questo gioco viene condotto attraverso un altro gioco, più o meno rientrante nel modello del “gioco di segnalazione” [si manda un messaggio senza che sia chiaro il "tipo" di mittente, a quel punto il ricevente compie un’azione di risposta in base al messaggio ma senza conoscere la natura e lo scopo di chi lo ha inviato, e quindi "svela" nella sua azione la propria natura e quindi anche i suoi obiettivi. In questi tipo di gioco i giocatori ricevono payoff dipendenti dal tipo scelto dalla natura soggettiva, dal messaggio scelto dal mittente, e dall’azione scelta dal ricevente. ]
    Una strategia normalmente usata per prevedere il messaggio e scegliere la risposta giusta è quella prevista in un altro gioco, molto noto, ovvero “la morra cinese” in esiste un margine per applicare una strategia a patto che lo si giochi sempre o spesso con gli stessi avversari: si può prestare attenzione alle “debolezze” o alla tendenza ad azioni prevedibili. E in questo caso, mentre gli altri ministri, politici, economisti, tecnici, sono giocatori noti, che hanno tra loro fatto “numerose partite”, ed è quindi possibile studiare una qualche statistica di prevedibilità, il punto di forza del nuovo giocatore è proprio la sua “novità”.

    Cosa può fare Varoufakis per raggiungere il suo pay-off vincente?
    Intanto (paradossalmente) può mettere in atto, o simulare di mettere in atto, una strategia che simuli il “gioco del coniglio” in cui (ad esempio) due ragazzi lanciano simultaneamente le auto verso un burrone. Se entrambi sterzano prima, faranno entrambi la figura dei codardi (conigli) ma avranno entrambi salva la vita; se uno sterza e l’altro continua, il primo farà la figura del coniglio, mentre il secondo avrà mostrato coraggio. Se entrambi continuano sulla strada, moriranno.
    E tuttavia i risultati del “gioco del millepiedi” (introdotto da Rosenthal nel 1981, due giocatori si alternano a scegliere tra prendere un premio che cresce man mano che non si sceglie di acquisirlo, e concludere il gioco, oppure passare la scelta ad un altro giocato
    re) mostrano come le soluzioni di vero equilibrio di un gioco non riescono a prevedere il modo in cui le persone giocano in alcune circostanze.

    La realtà europea, in questo momento, se la volessimo inquadrare negli schemi della Teoria dei Giochi, è qualcosa di molto simile all’ oligopolio di Cournot, un modello economico che descrive la struttura di un oligopolio.
    Le caratteristiche principali del modello sono:
    1. sono presenti più imprese, che producono un prodotto simile
    2. le imprese non collaborano tra loro;
    3. le imprese producono competendo per quantità (la decisione di ogni azienda su quanto produrre influenzerà il prezzo di mercato – pensiamo al debito pubblico, alla politica fiscale…);
    4. il numero di imprese è fisso (come in Europa il numero di paesi);
    5. le imprese attuano una strategia, cercando di massimizzare il profitto date le decisioni dei concorrenti.
    Il punto di questo schema è che elimina tutte le sovrastrutture tipiche della politica e definisce il semplice concetto essenziale (alla fine di numerosi calcoli e funzioni matematiche) che il profitto di ogni impresa equivale alla differenza tra le entrate e i costi.

    Il pay-off di Varoufakis per la Grecia è molto semplice: restare nell’euro, rinegoziare il debito, e per pagarlo fare crescere l’economia del proprio paese, e per farlo fermare le privatizzazioni, mettere a reddito massimo le infrastrutture nazionali, aumentare la domanda interna aumentando il potere di acquisto (il che passa dal creare lavoro, fermare i licenziamenti collettivi, elevare i salari minimi).
    Per rinegoziare il debito e onorare gli impegni internazionali – dopo aver sondato tutti i creditori e sopo aver “giocato” con loro – è probabile che proporrà loro un nuovo gioco, il “gioco dell’ultimatum”.
    Per la verità si tratta più che di un modello classico, di un gioco di economia sperimentale in cui i giocatori interagiscono al fine di decidere come dividere una somma di denaro che viene offerta loro. Il primo giocatore sceglie come dividere la somma tra sé e un altro giocatore. Il secondo giocatore può accettare o rifiutare la proposta. Se il secondo giocatore rifiuta, nessun giocatore riceve nulla. Se il secondo giocatore accetta, il denaro è suddiviso in base alla proposta del primo giocatore. Il gioco è giocato una volta sola. Normalmente in forma anonima.

    La “variante Varoufakis” del gioco dell’ultimatum cancella l’anonimato, e rende un gioco a due, un gioco collettivo e tendenzialmente cooperativo.
    Ecco, se esistesse un Nobel “vero” per l’economia, o meglio sarebbe per la matematica, andrebbe a Varoufakis, anche solo per averlo pensato. Se poi lo realizza è un capolavoro.

  • Rosanna

    Grazie robotcoppola,
    infatti ho cercato di dimostrare che il problema non è solo economico, come dice Bagnai, ma anche e soprattutto politico, perché solo attraverso la politica si riuscirà ad uscire dalla stanza della tortura dell’Eurozona, se infatti lo studio dell’economia ci deve servire per capire le dinamiche usurocratiche che stanno danneggiando il benessere di molti stati europei, sarà solo la rinascita di una politica democratica, espressione del volere dei popoli, che potrà cambiare le sorti della storia.

    Certo la strada è lunga e tortuosa, ma credo che Tsipras e Varoufakis abbiano intrapreso la strategia giusta, anche se si troveranno di fronte ad un prossimo possibile tentativo di cambio di regime
     ad Atene.

  • andriun

    Solito problema di una politica effeminata e priva di idee/strategie. Vorrei capire dove sta la bravura di un politico che chiama a nuovamente i cittadini alle urne per esprimere nuovamente quanto affermato precedentemente, proprio con la scelta politica che lo ha portato ad essere eletto. Ma allora che ci sta a fare li se poi per ogni cosa deve rivolgersi nuovamente al popolo? Senza contare che il popolo conosce solo una parte della verità, quindi potrebbe votare contro i propri interessi senza averne coscienza. A questo punto affidiamoci alla rete, come proponeva e mi pare di capire ancora oggi propone Grillo. Che serve studiare, se le massa ignorante/manipolata è in maggioranza vincerà comunque, perchè questa si chiama: democrazia. 

  • Rosanna

    Molto suggestivo Eshin,
    infatti Tsipras e Varoufakis hanno cambiato le regole del gioco, mi è piaciuto soprattutto il passaggio dove Michele Di Salvo dice:

    "Il pay-off di Varoufakis per la Grecia è molto semplice: restare
    nell’euro, rinegoziare il debito, e per pagarlo fare crescere l’economia
    del proprio paese, e per farlo fermare le privatizzazioni, mettere a
    reddito massimo le infrastrutture nazionali, aumentare la domanda
    interna aumentando il potere di acquisto (il che passa dal creare
    lavoro, fermare i licenziamenti collettivi, elevare i salari minimi)."

    Ma tale gioco equivale ad uscire dall’euro, se qualcuno non l’avesse capito, perché gli oligarchi non potranno certo più in tal modo continuare a riscuotere interessi e crediti.

  • Hamelin

    Tsipras vincitore morale ?

    Tsipras avrebbe vinto moralmente se avesse preso una decisione sul da farsi onorando in questo modo il suo ruolo di Premier  e prendendosi la responsabilità delle sue azioni .

    La decisone del referendum è a mio modo di vedere la mossa di Ponzio Pilato che se ne lava le mani ( poichè qualsiasi cosa egli decida verrebbe fatto fuori in un modo o nell’altro ) .

    Nel referendum è scontato come l’oro la vittoria dei si’.
    I Greci andranno di sicuro sul si per molteplici motivi .

    1) Chi è rimasto incastrato con i soldi in banca avrà nuovamente l’occasione di prosciugare il conto e far sparire i soldi .

    2) La gente è terrorizzata dall’incertezza del futuro e piuttosto che andare incontro all’ignoto preferisce mille volte affidarsi alle solite e certe sofferenze .

    3) La gente non vuole il caos sociale e le rivolte che seguirebbero ad un uscita dall’Euro . 

    Tsipras ha usato questo giochino per uscirne pulito ( almeno lo crede lui ) .

    Alla fine dirà :

    " Cari Greci l’avete voluta voi l’austerity votando si’  ".

    Comunque politicamente con questa mossa è finito .
    Si è inimicato i padroni UE e si è inimicato pure il popolo in un colpo solo .

    Non male come suicidio politico .

  • Rosanna

    @andriun,
    Tsipras si è appellato al popolo per vari motivi:
    1) è stato costretto perché i creditori non hanno accettato di riformulare il debito
    2) diverse volte Varoufakis ha dichiarato che l’Eurogroup non ascoltava nemmeno le loro proposte
    3) diverse volte Tsipras ha aspramente criticato le dinamiche usuraie e vessatorie del sistema

    inoltre non io, ma Paul Krugman dice quanto segue:

    "Al contrario, messo davanti ad un ultimatum della Troika, ha
    programmato un referendum per decidere se accettare o meno. Tutto questo
    sta portando a molti dibattiti sulla sua correttezza e a molte
    dichiarazioni in cui si afferma che egli sia un irresponsabile. Ma, al
    contrario, egli sta facendo la cosa giusta, e questo per due motivi.

    In primo luogo, se vince il referendum, il Governo greco avrebbe il
    potere di una forte legittimazione democratica, che ha ancora parecchia
    importanza in Europa, a mio avviso.

    In secondo luogo, fino ad ora Syriza si è trovata in una posizione
    politicamente molto scomoda. Gli elettori, seppur furiosi per le sempre
    maggiori richieste di austerità, non vogliono al contempo lasciare
    l’euro. E’ sempre stato molto difficile capire com’è che questi due
    desideri possano essere conciliati, ma ora lo è ancora di più.

    Il referendum, in effetti, servirà per chiedere agli elettori di
    scegliere la loro priorità e per dare a Tsipras il mandato per “fare
    quello che deve”, se la troika dovesse spingere fino in fondo.

    Nel caso me lo chiedeste, ritengo che spingere la situazione fino a
    questo punto sia stato un atto di mostruosa follia da parte dei Governi
    Creditori e delle Istituzioni. Ma l’hanno fatto, e non posso biasimare
    in alcun modo Tsipras per essersi rimesso alla volontà degli elettori,
    invece di decidere sulla loro testa."

  • Rosanna

    A me sembra invece che l’Eurogoup sia attraversato da notevoli tensioni e inquietudini e che il dibattito prodotto dal Grexit sia molto utile per chiarire le dinamiche del problema:

    Merkel, Europa deve trovare un compromesso  – "Se
    fallisce l’euro fallisce l’Europa". Lo ha detto, ancora una volta, oggi,
    Angela Merkel, parlando in occasione dei 70 anni della Cdu. "L’Europa
    deve essere in grado di trovare un compromesso di fronte ad ogni sfida".
    "Dobbiamo
    constatare che una volontà per un compromesso del genere non c’era. Per
    questo è stato indetto il referendum". Ha affermato Merkel, a Berlino,
    in conferenza stampa con Sigmar Gabriel dopo il vertice con i partiti.
    Merkel ha ribadito che senza compromessi l’Europa fallisce "e questo non
    lo vogliamo". "Se dopo il referendum il governo greco chiedesse di trattare non rifiuteremo le trattative", ha sottolineato la cancelliera tedesca.


    Juncker, prospettiva Eurozona resta a 19  – "La
    prospettiva è che l’Eurozona resti a 19 e che altri paesi si
    aggiungeranno". Lo dice il presidente della Commissione europea, Jean
    Claude Juncker in una conferenza stampa nella sede dell’esecutivo
    europeo sulla vicenda Grecia.
    "Sono rattristato dallo spettacolo che
    si è dato in Ue, la buona volontà è evaporata, egoismi e giochi tattici o
    populisti hanno avuto la meglio dopo tutti gli sforzi fatti, mi sento
    tradito perché non si prende in considerazione gli sforzi personali e
    degli altri": lo ha detto il presidente della Commissione Ue. "Votare
    ‘no’ vorrebbe dire che la Grecia dice ‘no’ all’Europa". Lo ha affermato
    Juncker, specificando che un voto contrario, nel referendum indetto dal
    governo, sarebbe "disastroso". Infine Juncker ha concluso il suo
    discorso in modo molto critico verso Atene: "Non si tratta di giocare
    una partita di poker: qui o si perde o si vince tutti assieme".

    Varoufakis, capi governo evitino il disastro –  "I
    vertici dell’ Unione Europea a Bruxelles non sono in grado di adottare
    iniziative politiche. I capi di governo dell’ Unione europea devono
    agire. E tra loro è la cancelliera Merkel, in quanto rappresentante del
    Paese più importante, ad avere in mano le chiavi per evitare una fine
    terribile di questa crisi. Spero che le usi". Lo dice il ministro delle
    Finanze greco, Yanis Varoufakis, in un’ intervista alla Bild riportata
    da Repubblica.
        "Se l’ Europa permetterà che accada un simile
    disastro solo per umiliare il nostro governo e nonostante le caute,
    moderate, concilianti proposte venute da parte nostra – aggiunge il
    ministro – allora gli europei non potranno non porsi la domanda
    sollevata dal capo del governo italiano di fronte al clamoroso
    fallimento sulla questione dei profughi: ‘È questa l’ Europa che
    vogliamo?’".
        Varoufakis si dice "un eterno ottimista" e
    sottolinea che "l’ Europa ha dimostrato di continuo di saper curare le
    sue ferite e di essere capace di superare i suoi litigi. Si tratta
    soltanto di far valere quello che ci accomuna". Parlando del referendum
    indetto per valutare la proposta di accordo, su cui il governo ha dato
    parere negativo, il ministro spiega che "siamo ancora disponibili a
    trattare mentre la gente fa le sue valutazioni", ma chiarisce che non ci
    saranno nuove proposte: "Abbiamo già esposto le nostre posizioni. Sono
    eque e accompagnate da notevoli concessioni".

    Crisi Grecia, Vaciago: “Se Atene fa default sarà il fallimento dell’Europa”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/crisi-grecia-vaciago-se-atene-fa-default-sara-il-fallimento-delleuropa/1822998/

  • Veron

    Facciamo un po’ di fantapolitica.

    1) I greci votano NO al referendum, come è giusto che sia.

    2) I "mercati" vanno nel panico, alcune banche creditrici falliscono. I governi intervengono per salvare le banche a spese dei contribuenti, soprattutto Germania, Francia e Italia. Un’altra crisi tipo quella dei mutui subprime.

    3) la Grecia deve farsi finanziare da "potenze straniere", gli Stati Uniti scatenano il terrorismo ad Atene (come sono soliti fare) e spingono verso un colpo di stato tipo Maidan (come fanno di solito).

    4) Tsipras viene deposto dai colonnelli, esplode la guerra civile.

    5) una Grecia neofascista rimane nell’euro e viene divorata poco a poco dai creditori.  

    6) La lezione viene recepita dall’Europa, è il trionfo della Trojka.

    Spero di sbagliarmi.

  • andriun

    A prescindere che sia stata lei o Paul Robin Krugman certamente più esperto, nel fare  certe affermazioni, torno a ribadire che il mandato dal popolo per fare la sua politica, Tsipras lo aveva già avuto con la sua elezione e questa mi sembra tanto una perdita di tempo, o uno specchio per le allodole, come preferisce chiamarlo. Lei pensa che questa sia una strategia vincente sia per lui, quanto per il popolo greco? Staremo a vedere quanto lo sarà. Poi se vero quanto scritto da Paolo Barnard: "..Infatti l’Eurogrppo ha detto NO alla richiesta greca dei giorni necessari per fare il referendum…" la sensazione che sia una perdita di tempo aumenta.

  • Rosanna

    Veron come ti invidio,

    io non ho la sfera di cristallo come hai tu …
    però la storia non sempre procede secondo la stessa logica di sempre, in ogni caso le dinamiche sono molto più complesse, certo Tsipras sta correndo gravi rischi di credibilità politica, ma anche di sopravvivenza politica, ma lui lo sa benissimo, meglio di noi, quindi se ha fatto saltare il tavolo delle trattative avrà le sue buone ragioni, infatti sa benissimo che la Grecia, pur essendo un piccolo stato, ha però una posizione geostrategica molto ambita dall’UE e dagli Usa, quindi il Grexit incombe minaccioso precisamente come un rischio calcolato sulla militante guerra fredda in atto e sulla dedollarizzazione del sistema finanziario globale.

    "Comunque, ha rilevato ancora Vaciago, “se salta la Grecia il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, il direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde, ma anche il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese, François Hollande dovranno andare a casa. Sarà difficile dare la colpa solo a Tsipras”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/crisi-grecia-vaciago-se-atene-fa-default-sara-il-fallimento-delleuropa/1822998/

  • robotcoppola

    Leggendo alcuni commenti sembra che Tsipras sia un deficiente o addirittura un sadico criminale…

    Prima di giudicare semplificando con l’accetta il problema, partiamo dal seguente contesto

    1. tutti i media sono schierati in blocco con la troika;
    2. il potere contrattuale della Grecia è crollato rispetto al 2008 grazie all’azione dei governi pro Troika (PIL in calo e esplosione del debito pubblico) https://hec.su/1Ze

    Quindi Tsipras non ha alcuno spazio di manovra per decidere e prendere una decisione forte da solo. Nello scenario più probabile si troverebbe tutto l’impero oligarchico della finanza occidentale contro da una parte e il suo popolo dall’altra che gli scaricherebbe la propria frustrazione. E questo accadrebbe in pochissimo tempo. La Russia, da sola, non è in grado di garantirgli un sostegno sufficiente…

    La soluzione migliore (per quanto rischiosissima e incerta) è proprio quella di responsabilizzare il popolo. Solo con una legittimazione forte di Tsipras, dal punto di vista popolare, la Grecia può percorrere un altro percorso. Non solo, minerebbe tutto l’impero occidentale di un pericolosissimo precedente (sempreché Tsipras poi riesca a migliorare le condizioni della Grecia nei mesi successivi).

    L’alternativa a questa mossa è la certezza di una tragedia annunciata.

  • Rosanna

    Ok andriun,
    non voglio avere ragione, solo esprimere la mia opinione …
    se ci dessimo de tu però il dibattito ne guadagnerebbe in disinvoltura … credi sia possibile?

  • Rosanna

    Analisi molto limpida, infatti la maggior parte dei commenti mainstream sappiamo che sono condizionati da conflitti d’interesse elefantiaci, quindi si muovono tutti sulla stessa linea di demarcazione e gli altri li seguono a ruota, magari solo per simpatia verso un’ottica piuttosto che un’ altra …

    dagli articolo apparsi su CdC mi sembra che gli unici che abbiano espresso un giudizio favorevole a Tsipras, siano stati in pochi, solo Sapir, Chiesa, Krugman …

  • andriun

    Sinceramente preferisco il lei, in quanto credo che sia più consono da utilizzare con le persone che non si conoscono: sia per senso di rispetto, che per evitare di farsi coinvolgere emotivamente da politiche prettamente accondiscendenti, anche quando non necessarie. La distanza emotivamente, con il tu, viene ridotta al minimo e quindi sembra quasi di fare uno sgarbo al proprio interlocutore nel non riconoscergli le sue ragioni, anche quando di fatto non esisterebbero. Per di più la capacità di dare spazio a teorie differenti/opposte tra loro, mi suona più, e giustamente oserei dire, una caratteristica femminile(non per nulla si dice che la donna sia portatrice di armonia, apro nuova parentesi quando non esprime vendetta, ovviamente) e meno attribuibile al genere maschile più pragmatico e diretto. Sempre se vogliamo escludere gli effeminati. 

  • Rosanna

    Come vuole andriun,
    allora mi sento in dovere di darle del lei anch’io, non mi piace dialogare su interlocuzioni attributive unilaterali, ma non le assicuro di ricordarmene eventualmente la volta prossima … me ne scuso fin da ora …

  • Rosanna

    Aggiungo anche il video di Borghi, piuttosto interessante:La Grecia uscirà dall’euro! – L’escalation di Atene in real time con Claudio Borghi

    https://www.youtube.com/watch?v=5s7h3whY4yc

  • ROE

    Purtroppo la larga maggioranza del popolo greco continuerà a perdere.

    L’unico modo che i dominati possono usare per liberarsi dal potere dei dominanti è partecipare ad un sistema di credito mondiale alternativo indipendente da stati e banche per dare denaro sulla fiducia, senza garanzie, senza interessi e senza spese a chi ne ha bisogno per vivere e per lavorare. http://www.ekabank.org [www.ekabank.org].

  • Oxymen

    nulla vieta infatti che scattato il termine dell’ultimatum si continui a discutere

    Nella postmodernità tutto diventa flebile, liquido, quindi discutibile ad libitum. Mancando le ideologie ed essendo ormai l’ideologia del simbolismo virtuale l’unica disponibile, Godot diventa una necessità irrinunciabile ("precauzione inutile ma assolutamente indispensabile" avrebbe detto Jonesco). I termini scadono, irrompendo nell’iperrealtà, simulacro del Reale.
    Si discuta, si discuta pure. Godot ha pazienza. La cantatrice calva nel frattempo gorgheggia.

    Rassicurare l’opinione pubblica diventa l’unica discriminante sensata: guardate chi  rassicura (anche dannare Tsipras equivale a rassicurare) e vi dirò chi siete. Opinionisti "fuori dal coro" si dimenano in gabbie per "fuori di testa" per convincerci che ancora adesso l’unica narrazione possibile è quella economistica. Ovvero più Mercato e meno Stato. Nessuna Polis, vietato fare politica e lasciamoci tutti irretire da cifre virtuali, da grafici e statistiche. Si deve andare lì, come se quel "lì" fosse reale. No, è tutto virtuale, cifra della postmodernità. Se esistesse ancora una valutazione concreta del reale non ci sarebbe l’affanno del quotidiano, si penserebbe a lungo termine. Invece oggi conta solo quanto perdono le borse, ovvero quanta fiducia può essere ancora misurata. Cioè quanta metafisica sia ancora possibile nell’iperrealtà attuale. E quale qualità possa ancora veicolare. Se crolla la fiducia il sistema implode, stretto com’è tra una metafisica che non convince perchè troppo simile a Nomos, ed una physis che non riesce a fare i conti con sè stessa, confinata com’è in area virtuale.
    Il prezzo che dobbiamo pagare per l’ingresso in pompa magna nella postmodernità comincia a fare pressione. Il sogno mdernista è tramontato, e quello postmodernista sta ormai mostrando tutta la propria usura. Ah, usura……vedi un po’ dove siamo andati a finire….

  • andriun

    credo sia lasciata prendere la mano dalla "tastiera": "interlocuzioni attributive unilaterali" :

    interlocuzioni : partecipazione / dialogo;
    attributive : che ha funzione di attributo;
    unilaterali : decise da una parte soltanto.

    Anche volendo interpretare ciò che ha scritto, non capisco dove sia il problema: lei si esprime come meglio sente di fare io farò altrettanto. Non credo che muoia nessuno per questo. 
  • tersite
    Sono più spaventati all’idea che la Grecia esca dalla nato che dall’euro.

    Del resto è proprio questo lo scopo della moneta, unione fra stati e conservazione delle classi dominanti.

  • ROE

    Esatto.

  • ROE

    Per avere l’effetto farfalla non basta un battito d’ali. Servono le condizioni materiali, cioè i mezzi attraverso i quali si propaga.

  • Rosanna

    Oxymen, come al solito i tuoi commenti sono sempre fulminanti, illustrano la metafisica del’iperreale con grande lucidità … vero tutto quello che dici, dovremmo essere i primi noi a smentire l’impatto invasivo dell’economia sul reale, e tornare alla politica, quella vera, espressione delle esigenze democratiche popolari, perché solo la politica ci potrà salvare, e Tsipras e Varoufakis lo stanno dimostrando a tutta l’Europa …

    credo che il castello di sabbia degli eurocrati abbia iniziato a sbriciolarsi sotto i nostri occhi, anche se molti non se ne sono ancora accorti …

  • Rosanna

    Certo che non muore nessuno, ma mi è già capitato un’altra volta su CdC che un utente non abbia voluto darmi del tu, a me sembra strano perché il web è proprio quel luogo virtuale che impedisce le inibizioni psicologiche , quindi viene a tutti più spontaneo darsi del tu …
    ma naturalmente rispetto la tua scelta.

    Poi non credo di essermi lasciata prendere la mano dalla "tastiera", basta ricorrere ai sinonimi:
    "interlocuzioni attributive unilaterali" :

    interlocuzioni : partecipazione / dialogo; noi non stiamo dialogando?
    attributive : che ha funzione di attributo; attribuire il TU o il LEI
    unilaterali : decise da una parte soltanto; tu decidi di usare il LEI, quando io ti ho chiesto di usare il TU

    basta giocare con le parole, ed anche magari con i registri linguistici:
    cazzo … mi vuoi dare del tu o no ??

  • Veron

    hai ragione, non ho la sfera di cristallo. Sono solo un sognatore e qualche volta ho degli incubi come quelli che ho descritto.

    Sogno, ad esempio, di come sarebbe bello se i governi europei avessero politici coraggiosi che antepongono il bene pubblico alla finanza, invece di scodinzolare ai piedi delle banche vendendo la pelle dei propri cittadini. Nessuno sa cosa accadrebbe se vincessero i NO, ma una cosa è certa: nessuno merita di essere umiliato in questo modo. 

    Un cordialissimo saluto dalle coste del Salento, dove in alcuni luoghi si parla ancora il greco antico (lu gricu).

  • Rosanna

    Bellissima terra Veron,
    profumi del mediterraneo e uliveti bruciati dal sole … che invidia …

  • andriun

    quel/questo luogo virtuale(Web) ha contribuito a privare di significato ogni tipo di interlocuzione, puntando più a soddisfare il soggetto con cui si interagisce che stimolare un vero ragionamento su quanto da lui espresso(un eccesso di assertività se capisce cosa intendo); quindi come più volte da me evidenziato: l’apparenza a scapito della sostanza. Per quanto riguarda la parolaccia: una volta esistevano dei "sistemi" molto persuasivi per convincere qualcuno a non dirle. I tempi sono cambiati e come al solito non certo in meglio.

  • Rosanna

    Non sono d’accordo con te, non trovo che il web impedisca " sempre e comunque" la veridicità della comunicazione, la condivisione delle informazioni, la valenza logica degli interventi, trovo invece che il web sia semplicemente una prioiezione della realtà, che ne dilati certo in maniera esponenziale fatti e misfatti …

    anche nella realtà si trovano le medesime ipocrisie, incomprensioni, incomunicabilità ecc…
    e anche il turpiloquio trova la sua dimensione più adeguata, perché appunto non vediamo l’interlocutore e quindi siamo più propensi ad esagerare …

    le parolacce poi le usava anche Dante Alighieri, quindi ogni tanto me le posso anche permettere … una parolaccia poi usata durante l’offerta di un’amicizia, non mi sembra così drammatica …
    trovo molto più offensive certe insinuazioni o ingiurie vere e proprie, che si usano spesso sul web

  • andriun

    Una proiezione di una realtà dice lei certo ovviamente è certamente così, anche i politici che abbiamo sono una proiezione della realtà e soprattutto della società in cui viviamo perchè allora continuiamo a lamentarcene? Che sia una proiezione della realtà non significa che sia per forza un fatto positivo. Se ha appena detto che è una proiezione della realtà è ovvio che sia così anche nella dimensione reale, altrimenti perchè lo avrebbe detto, ma ribadisco non è detto che sia un bene. Per quanto riguarda il Sommo Poeta: certo lui ha vissuto in altri tempi ed il paragone mi sembra fuori luogo fors’anche perchè lui era un uomo e lei, fino a prova contraria una donna. Inoltre non serve a nulla, cercare delle giustificazioni quando si agisce in modo sbagliato(ma capisco anche che essendo lei donna le venga naturale/spontaneo comportarsi in codesto modo). 

  • oriundo2006

    Ti do perfettamente ragione. E dirò di più, sono i ‘tecnici’, gli ‘esperti’, i ‘Monti’ della situazione che hanno combinato questo disastro, sia in sede Ue che FMI, incapaci di avere quel buonsenso che suggeriva, dopo CINQUE ANNI di problemi, di disastri, di fallimenti, di conti truccati con quel gergo inglesizzante che vorrebbe spiegare tutto ma che nasconde solo la pochezza della nostra classe dirigente occidentale, di arrivare COMUNQUE ad una ragionevole soluzione evitando il peggio: che si è invece consumato ai danni del popolo greco come in parte di quello italiano ( a venire ). Questo a voler essere ‘buonisti’ ( e ce ne corre, comunque…). A voler vedere le cose sotto un aspetto ‘negativo’, tutto questo è stato voluto lucidamente MA oggi non sanno che pesci pigliare perchè Tzipras e Varoufakis li hanno spiazzati ( anche se non sono due geni ) perchè i problemi oggi, lo ripeto, oggi non hanno più una  soluzione accettabile. Un’Europa del ca@@@. 

  • oriundo2006

    Non è detto. Non trascurare una cosa che adesso è emersa ma che chi conosceva la Grecia non la sottovalutava: l’orgoglio della propria dignità nazionale, di nazione vessata dai turchi per cinquecento anni senza che gli occidentali facessero alcunchè ( tralasciando il passato precedente e successivo…) e capace di essere unita e libera nonostante tutto. Su questa base i no possono essere maggioranza netta: nessuno si vuole identificare con la ‘troika’, facilmente assimilabile a quei poteri stranieri che hanno mortificato troppe volte questo Paese.

  • yago

    Hanno iniziato una campagna terroristico- mediatica contro Tsipras e sperano di convincere i greci a votare si al referendum. Sarà dura resistere alle minacce di fame e miseria come conseguenza di uscita dall’euro. Se Tsipras perde è la fine per tutti gli antieuropeisti europei e temo purtroppo che sarà cosi.

  • Rosanna

    Non lo so, il salto nel vuoto è sicuramente rischioso e tempi da lupi si preannunciano all’orizzonte, però ci sono anche testimonianze a favore della scelta di Tsipras

    https://www.youtube.com/watch?v=5s7h3whY4yc

    La Grecia uscirà dall’euro! – L’escalation di Atene in real time con Claudio Borghi

  • yago

    Stampa ,televisioni, internet, radio di tutto il mondo contro tsipras. Li dipingono come dei pazzi che vogliono continuare a spendere a spese dei contribuenti stranieri. Resistere a tale spiegamento di forze è quasi impossibile. E’ lecito sperare ma senza farsi illusioni. Il popolo greco è solo e terrorizzato.

  • tersite
    E comunque Tsipras e Varoufakis portano i greci fuori dall’euro, mentre qui siamo ancora al "mi dia del lei"! Chissà perché a gesucristopoli mafiopoli ci fossilizziamo sempre ad osservare la forma e mai il contenuto delle cose.

    Mancanza di argomenti? probabile!

    Totale asservimento della classe dirigente ai poteri forti? sicuro!

    Ma è L’invidia del coservatoruccio medio che più distarba- La sua inconscia consapevolezza che l’effimero benessere che lo circonda è la sua stessa prigione.

  • Fedeledellacroce

    Aoh, per dirla con Dante, "ma sticazzi" se non ti vuole dare del tu

  • Rosanna

    Però oggi i tempi sono cambiati, molti che fino a due anni fa negavano tutto, ora hanno molti dubbi e il dibattito aperto servirà a chiarire meglio le idee, l’Europa sta evidenziando sempre di più il suo volto da aguzzino, tieni presente che Syriza ha vinto le elezioni, quindi il popolo greco è sicuramente meglio di quello italiano. 

    E’ normale che dopo un default la situazione sia caotica, ma quelli che non hanno più nulla da perdere faranno di tutto pur di uscire dall’UE …

    l’8 settembre arriva per tutti prima o poi …

  • andriun

    di cosa va blaterando, perchè lei può fare qualcosa di concreto? Può evitarlo? Allora lo faccia. Oppure se ne stia zitto! Di peggio di coloro che non fanno nulla per cambiare c’è solo chi critica senza poi fare nulla ugualmente. IO, se legge bene, la mia idea l’ho espressa chiaramente! Il resto è stato solo un effetto collaterale. Perchè, visto che anche lei, come me, ama la concretezza, non non si esprime su quello? Dove sta la ricerca concreta se poi legge il resto dei commenti senza averne commentato la sostanza? Senza contare che comunque quello che viene scritto tra me la signora(padrona del pezzo) la riguarda molto meno di nulla, ameno che lei non sia invidioso di qualcosa.

    Poi, certo non mi nascondo certo dietro "un dito". IO sono radicato al mio sistema, antiquato quanto le pare, ma certamente migliore di quello attuale in quanto basato ancora su valori/rispetto e sulle cose concrete. E’ il mio credo, nessuno è obbligato a sottostarvi ovviamente, ma per entrare in contatto e quindi in amicizia con il sottoscritto, esistono dei passaggi obbligati e questo è uno di quelli. Cosa abbia a che fare tutto questo con la mafia lo sa solo lei. Poi, non voglio essere malizioso, specie con persone che non conosco, ma si dice che la gallina che canta abbia fatto l’uovo. A buon intenditor poche parole.  
  • alvise

    Rosanna scrive: "perché il web è proprio quel luogo virtuale che impedisce le inibizioni psicologiche". Ed ha ragione, nel web, e CDC è nel web, il tu inglese non è ne maleducazione, ne oggetto di confidenza, che potrebbe precludere il senso di rispetto, ne farsi coinvolgere in accondiscendentimenti. Io sono registrato da alcuni anni su CDC e ti posso dire che CDC è una comunità di persone che si rispettano pur dandosi del tu e sviscerando con intelligenza e conoscenza, le discussioni proposte, quindi nulla di quello che tu paventi. Un blog, (e CDC è un blog) non è un’aula di tribunale o del parlamento, è un luogo dove persone con bagaglio di conoscenze del tema trattato, interlocuiscono tra di loro senza problemi del TU. Almeno, su CDC noto che è così. Personalmente mi pare che TU abbia un tantino il nasino all’insu, è una senzazione empatica e forse sbaglio. Ma se trovassi opportuno rispondere  ai tuoi post, mi rivolgerò a te con il TU. Non credo per questo mi daresti querela. Sia chiaro che io non sono il paraclito di Rosanna ne di nessun altro, solo che i nasini all’insù (mi si passi la locuzione), in un contesto come CDC, mi danno un pò fastidio, quindi mi rivolgero a te col TU. Poi TU sei padronissimo di non rispondermi. Detto questo, non voglio di certo prevaricare quelli che sono i TUOI principi, me ne guardo bene e li rispetto, ma ciò non toglie di dover dare un mio giudizio.

  • andriun

    Ha fatto bene ad esprimerli, ma come può immaginare non li condivido e le mie motivazioni le ho già specificate nel post destinato ad un altro utente che mi ha accusato persino di essere mafioso. Le faccio notare che l’inglese, per quanto le sembrerà strano, contiene a sua volta dei registri di linguaggio atti proprio a confrontarsi con soggetti che non si conoscono. Che nel web sia nata questa mania del tu, come le forme ridotte di scrittura tipo telefonini, non lo trovo un fatto positivo: non fanno altro che alimentare inconsistenza della comunicazione e contribuiscono alla diseducazione dell’utente, specie se giovane. Sinceramente non mi aspettavo di sollevare questo vespaio per aver utilizzato il lei al posto del tu. Mi sarei aspettato il contrario guardi un po’ che stupido che sono. Segno dei tempi? può darsi. La saluto.

  • Gil_Grissom

    Davvero un’ottima analisi, nulla sara’ piu’ come prima. Meno male. 

  • egenna

    "La Russia, da sola, non è in grado di garantirgli un sostegno sufficiente…"


    Forse…,sappiamo cosi poco ,secondo me, della Russia.
    Ma unendo Russia e Cina, pensate che possa uscirne qualcosa di risolutivo!?
    Cordiali saluti
  • tersite
    Andriun, lei è liberissimo di pensare e scrivere ciò che vuole. Ma nel momento in cui lo fa si espone alla critica di chi La legge.

    Penso che formalismi, valori (etici? tradizionali? boh) e discriminazioni sessuali appartengano ad un mondo che non ha intenzione di cambiare di una virgola, pertanto ritengo la sua critica a Tsipras poco credibile.  

  • andriun

    Questo suo commento dimostra la sua poca onestà intellettuale: non sono di questa parrocchia quindi quella barzelletta non mi fa ridere. Ma mi faccia il piacere, mi faccia! Lei anche è libero di pensarla alla sua maniera, ma non venga a dirmi che il suo commento attuale e quello precedente porta qualche valore alla discussione, almeno il mio lo ha fatto. Quindi di cosa va cianciando? Per quanto riguarda il mondo che lei attribuisce migliore del "mio" se lo tenga, è un suo diritto come è un mio diritto rifiutarlo.   

  • robotcoppola

    Dall’atteggiamento di Tsipras si può intuire che i 2 tentativi di accordo con la Russia non siano stati sufficienti a garantirgli un sostegno solido. Effettivamente anche la Russia è in questo momento in grande difficoltà essendo sotto attacco da tutto l’impero occidentale in blocco contemporaneamente.
    Riguardo la Cina, stiamo parlando del Paese più schiavista del pianeta, non so che tipo di accordo si possa trovare con compromessi accettabili da Tsipras.
    Il modello cinese è l’obiettivo ultimo della troika …

  • Simec

    Bell’articolo, anche se è triste vedere quanta gente NON lo ha capito, e pontific pure.

  • egenna

    La Russia non potrà fare mai nulla per la Grecia fino a quando farà parte dell’Unione Europea,quando sarà uscita probabilmente vedremo gli sviluppi.

    Stanno facendo tutto gli altri contro la Russia,lei è li ferma ,immobile, e aspetta.
    Cordiali saluti