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STIAMO ASSISTENDO ALLO SCONTRO DI CIVILTA' ?

DI RON PAUL

ronpaullibertyreport.com

La credibilità di tutti i politici americani richiede ora che si riconosca che l’America è impegnata in una grande guerra per la sopravvivenza, “la guerra contro l’Islam”. Il timore dei “terroristi islamici radicale” piena attenzione da parte nostra. Dobbiamo credere che la bestiale e malvagia violenza di una percentuale infinitesimale del miliardo e settecento milioni di musulmani nel mondo, senza un esercito, una marina o un’aviazione, stia per travolgere l’America e la civiltà occidentale. La pretesa è che i concetti di cristianità, libertà e libero mercato siano minacciati. Se così fosse, ciò indicherebbe piuttosto un sostegno assai debole a tali valori, piuttosto che la forza di un piccolo gruppo che vuol far credere di parlare per tutto l’Islam. Pur non avendo molto senso, è in grado di suscitare il timore di cui i guerrafondai hanno bisogno.

La credenza popolare che un gigantesco conflitto di civiltà spieghi le condizioni attuali ben si innesta negli sforzi propagandistici dell’Impero Americano di ispirazione neo-conservatrice (“neocon” nel testo). Non si può negare che esista un gruppo che vanta una propria associazione all’Islam e predica la violenza assieme a concezioni religiose estreme. Al Qaeda e l’ISIS indubbiamente esistono, ma affermare che solo queste organizzazioni siano responsabili di un grande “scontro” è volutamente fuorviante. Questa erronea interpretazione è necessaria alla propaganda occidentale per guadagnare il consenso pubblico alle proprie guerre in Medio Oriente e per continuare l’Impero Americano. Purtroppo, fino ad oggi non ha funzionato molto bene.

Il timore è lo strumento utilizzato per galvanizzare un popolo affinché sostenga la guerra, anche a costo di sacrificare la propria libertà. Le esagerazioni e l’appoggio a gruppi che falsamente pretendono di rappresentare il 99% dei musulmani serve gli interessi di coloro i quali, in Occidente, desiderano ardentemente questo scontro di civiltà per i propri interessi personali. Lo scopo dell’attuale azione degli Stati Uniti e dei paesi occidentali contro l’ISIS in Siria, anche se negato a parole, è volto soltanto a far cadere Assad. È una politica che prosegue lunghe le nostre tradizionali linee di politica estera dell’ultimo mezzo secolo. Il nostro coinvolgimento nella creazione di Hamas e dei mujaheddin (Talebani) è ben documentato.

L’enfasi sullo scontro delle civiltà ha più a che fare con uno spietato pragmatismo che con un vero grande conflitto tra due civiltà. I sostenitori della guerra devono prima trovare o creare un nemico da demonizzare, per guadagnarsi il sostegno popolare alle proprie stupide ed illegittime guerre “preventive” (nel testo “pre-emptive”, inteso come “tale da togliere al nemico qualsiasi voglia possibilità di reazione”, N.d.T.). La guerra in Iraq è stata costruita sulle bugie per scatenare il timore. I leader americani, incitati dai neocon, continuano a propagandare una “crociata” contro l’Islam per giustificare la propria volontà di riorganizzare il Medio Oriente secondo i propri desideri (ed interessi, N.d.T.). In questo sforzo, far ignorare e dimenticare tutti i precedenti fallimenti non è un problema, se è possibile convincere la gente che il nemico è mostruoso e minaccia il nostro modo di vivere.

È strano, ma 130 persone uccise a Parigi hanno contribuito a gettare la ragione al vento; adesso la maggioranza degli americani desidera una resa dei conti con l’Islam, indipendentemente da quante bugie siano state e saranno dette e da quante persone dovranno essere uccise.

Se quello che i neocon dicono dell’Islam fosse vero, annientare nuclearmente l’Indonesia sembrerebbe logico. Sarebbe possibile spazzar via molto rapidamente duecentotre milioni di musulmani. Ciò che molti rifiutano di ammettere è che l’ISIS manipola deliberatamente il concetto di Islam per provocare violenze da parte di alcuni che li aiuti a guadagnare supporto alla propria causa, Questo non rappresenta l’altro miliardo e seicento e più milioni di musulmani in tutto il mondo: sarebbe come affermare che il Klu Klux Klan rappresentasse la teologia cristiana. Molti cristiani evangelici (cosiddetti, N.d.T.) sostengono l’idea di una guerra “preventiva” in Medio Oriente, ma ciò non può significare che i veri cristiani debbano rinunciare alle parole di Gesù: “Beati i portatori di pace”.

Entrambe le parti che sostengono questo cosiddetto grande scontro tra due civiltà traggono vantaggio dal permettere ad elementi marginali di entrambe le culture religiose di sostenere questa tesi. Entrambe le pari hanno bisogno del timore associato con l’idea dello scontro delle civiltà per motivare le masse a combattere la guerra scatenata dai leader occidentali Può anche essere una truffa, ma una simile guerra è comunque estremamente pericolosa e può facilmente sfuggire di mano.

La morte di quattro milioni di musulmani in Medio Oriente, negli ultimi 14 anni da quando sono arrivati gli stranieri occidentali, ha modificato la struttura del potere politico nella regione, e questo non può essere ignorato. La deliberata uccisione di civili inermi e la rappresaglia danno credito alla realtà della retorica di un conflitto di civiltà.

Gli Stati Uniti non possono essere seri nell’affermare questo scontro delle civiltà, che viene utilizzato per radicalizzare entrambe le parti. Proprio la Turchia, nostra alleata che va a braccetto con l’ISIS, difficilmente può convincerci che l’ISIS metterà in ginocchio la nostra civiltà e distruggerà il nostro modo di vivere. Gli Stati Uniti sono un leale alleato e sostenitore dell’Arabia Saudita, nazione nota per la sua spietata applicazione della legge della Sharia. Difficilmente ciò può implicare che i nostri politici siano in guerra con l’Islam. I neocon, propagandisti della retorica dello scontro di civiltà e della guerra contro l’Islam, non stanno chiedendo di bombardare l’Arabi Saudita, nonostante vi sia prova del loro coinvolgimento nell’11 settembre e nelle recenti sparatorie in California.

I responsabili della nostra politica estera, sia repubblicani che democratici, rimangono ossessionati dall’idea di rovesciare un altro paese musulmano laico: la Siria. Questa politica non ha funzionato in Iraq ed altrove e, fino ad oggi, ha soltanto reso il Medio Oriente una regione ancor più pericolosa. Quanto più tentiamo di rimodellare il Medio Oriente, tanto peggiorano le condizioni, con una Al Qaeda ed un ISIS ancor più forti e pericolosi.

Quanto più violenta la nostra risposta militare, tanto più facilmente altri jihadisti vengono reclutati alla causa dell’ISIS. E, maggiore la violenza e la demagogia dei politici, maggiore il numero di americani creduloni (mio nonno, vecchio avvocato napoletano, usava l’aggettivo “cazzoni”, N.d.T.) che va ad ingrossare le schiere dei sostenitori dell’aumento di questa cosiddetta “guerra santa”.

I repubblicani hanno una reazione impulsiva a proposito della violenza che dal Medio Oriente si sta ora diffondendo in Europa: è semplicemente “colpa di Obama”, che non ha ammazzato abbastanza musulmani abbastanza rapidamente. Potrà non essere lo “scontro delle civiltà” che molti descrivono, ma il terrorismo islamico si confronta con una crociata occidentale contro l’Islam ispirata e voluta dalle minoranze radicali su entrambi i lati. La più grandi minaccia nazionale alla nostra libertà i patria sono i radicali neocon, non gli invasori stranieri.

Molti americani credono ardentemente che le nostre politiche rappresentino “l’eccezionalismo dell’America”: democrazia, libertà, generosità e volontà di sacrificarsi a beneficio del genere umano. Accettano quindi la nozione che abbiamo una responsabilità, come poliziotto del mondo, di impedire il male. Peccato che i destinatari di questa nostra “generosità” e dei nostri interventi non la vedano così… Comprendono perfettamente che cosa significhi per loro l’invasione da parte dell’impero. Hanno ben chiaro che la nostra presenza non ha niente a che fare con il diffondere l’umanitarismo, la bontà ed i valori americani. La gente di quelle regioni ci vede per quello che siamo: invasori che rubano il loro petrolio mentre corrompono e comprano dittatori per servire i propri interessi. La reazione non dovrebbe sorprenderci; dovrebbe essere facile comprendere ed anticipare le ripercussioni e le conseguenze impreviste.

La reazione di quelli che maggiormente soffrono e si infuriano per il nostro saccheggio ed i nostri ammazzamenti si manifesta sotto forma un islamismo radicale ispirato che vuol far credere di parlare per tutto l’Islam. I radicali di entrambe le parti non parlano realmente di “civiltà”.

L’influenza e lo sciacallaggio del complesso militar-industriale non vengono mai criticati dai neocon, né sentiamo i politici impegnarsi in un dibattito onesto sull’immoralità della dottrina Bush/Cheney della guerra preventiva che era stata sonoramente ripudiata nella campagna elettorale del 2008. I politici hanno la memoria corta e praticano la demagogia come gioco di squadra.

La trasparenza, ed una minima conoscenza della storia, dovrebbero convincere la gente che la retorica dello scontro delle civiltà è soltanto propaganda di guerra. L’idea dello scontro delle civiltà non è nuova o esclusiva; Samuel Huntington rispose all’opera di Francis Fukuyama, del 1992, La fine della Storia, e trattò questo tema. Huntington era un sodale del guru neoconservatore Bernard Lewis e dell’American Enterprise Institute (Istituto per le Imprese Americane). L’origine dell’uso recente del termine dovrebbe farci sospettare la motivazione per propagandare l’idea dello “scontro delle civiltà”.

Nella sua opera del 1996, Lo scontro delle Civiltà, Huntington sostiene con forza il concetto che la civiltà cristiana occidentale sia destinata ad entrare in conflitto con il mondo musulmano medio – orientale. Quasi contemporaneamente, nel 1997, i neocon resero noto il proprio piano “Per un nuovo secolo americano”. Il sostegno filosofico alla guerra tra Oriente ed Occidente si rivelò particolarmente utile ai necocon dopo l’11 settembre: servì a distogliere l’attenzione da qualsiasi considerazione che l’attacco agli Stati Uniti fosse una ripercussione per la propria politica. I nostri propagandisti per la guerra e l’impero hanno lavorato diligentemente per attribuire la colpa della violenza in Medio Oriente proprio all’Islam col quale, oggi, ci dicono che siamo in guerra Qualsiasi altra ipotesi viene oggi considerata “blasfemia” nei confronti del concetto di “eccezionalismo americano”.

La tesi di Huntington è che l’ideologia e le condizioni economiche non hanno più importanza nei conflitti mondiali e proclama che quell’epoca è finita. Secondo Huntington, il mondo sta ora tornando verso uno stato di conflitti culturali e religiosi più “normale”, allontanandosi invece dal concetto convenzionale di guerra tra stati.

In realtà, non è affatto così semplice. Diminuire l’importanza dello stato dovrebbe essere sempre utile, dato che ne deriverebbero meno grandi guerre e grandi poteri centrali, ma non è questo il loro piano: i neocon e molti altri leader al mondo vogliono il governo mondiale.

Abbracciare ideologie corrette e comprendere realmente l’economia sono le uniche risposte ad imprudenti conflitti culturali e religiosi, o conflitti tra vari governi. Io penso che, sebbene molte guerre abbiano avuto molte cause scatenanti, le condizioni economiche siano sempre importanti. Solitamente, un’economia sana nasce da un buon rispetto della libertà economica e dal creare condizioni che facciano prevalere la pace sulla guerra; in questo senso, anche il commercio internazionale diminuisce la possibilità di guerre. L’inflazione e la fame invece portano alla guerra civile ed al rovesciamento violento di governanti incompetenti.

Pretendere che guerre culturali e religiose si scatenino in assenza di ideologia e politica economica non è una spiegazione ragionevole. Personalmente, ritengo che le idee e le condizioni economiche superino le differenze culturali e religiose; quando le condizioni economiche si deteriorano ed insorgono differenze culturali, le convinzioni religiose vengono utilizzate per mobilitare la gente perché si odii ed inizi ad ammazzarsi.

Le ideologie economiche che propalano la costruzione dell’impero, ed il risentimento che ne consegue, sono ciò che danneggia l’economia ed incoraggia la guerra. Invece di comprendere che mercati liberi, moneta solida, diritti di proprietà e libertà civili portano alla prosperità ed alla pace, si pretende di spiegare le guerre che si sono scatenate con “lo scontro delle civiltà” suscitato da tensioni razziali e differenze religiose. In questo modo finisce inevitabilmente male.

Ecco la sequenza: primo, potenti interessi finanziari danno inizio alla costruzione di un impero ed al controllo delle risorse naturali. Secondo, la gente si oppone e resiste; a questo punto le forze di occupazione insediano un dittatore fantoccio per mantenere l’ordine con la forza. Terzo, quando la resistenza aumenta, viene scatenata una guerra preventiva per raggirare le norme nazionali ed internazionali sullo scatenare le guerre. Quarto, entrambe le parti sviluppano gruppi reazionari, motivati da rabbia, differenze culturali e religiose e dal desiderio di cacciare i gruppi stranieri che hanno invaso il paese.

Al giorno d’oggi, in Medio Oriente sono le varie rivolte per le condizioni economiche, più altre preoccupazioni, a scatenare una lotta per obbligare i governi a rispettare i desideri dei popoli, piuttosto che gli ordini degli occupanti stranieri e dei loro lacchè. Basta guardare la crescita di Al Qaeda, dell’ISIS e degli altri gruppi terroristici che attualmente saturano l’intero Medio Oriente.

Negli Stati Uniti lo “scontro delle civiltà” si manifesta sotto forma di una rabbia creata ad arte e diretta verso l’Islam, gli immigranti e disparità economiche sempre peggiori, queste ultime in conseguenza di politiche economiche errate e di un’ideologia di superiori diritti.

Quasi tutti sentono che un grave pericolo si profila all’orizzonte e ciò porta ad un populismo aggressivo che si attrae un ampio spettro della società Notate per esempio i molti religiosi di colore che dichiarano adesso di sostenere il miliardario Donald Trump per la sua promessa di rimettere a posto le case in America, presentata con un’autoritaria fiducia che la gente apprezza, alquanto insolita per un candidato repubblicano.

Questa è lo scenario perfetto per uno scontro tra l’ISIS, ispirato da un gruppo di radicali islamici ed il duro ed energico populismo propagandato da Trump. Un’ideologia che incoraggia l’impiego della forza sta avvolgendo il mondo e molti sono ansiosi di portare avanti lo scontro delle civiltà per i propri fini personali. Abbiamo giorni difficili davanti a noi, ma porre termine ad un’era di politiche economiche sbagliate e di mancanza di rispetto per la libertà apre la strada al crescente interesse e comprensione della libertà da parte di una nuova generazione. Il volontarismo è di gran lunga superiore all’autoritarismo del mondo contemporaneo.

Ciò che sembra far da supporto al costante intensificarsi delle guerre può essere ridotto sostituendo le cattive politiche di statalismo con un principio filosofico semplice e di facile comprensione: “Il rifiuto di qualsiasi forma di aggressione come metodo che consenta a singoli o a governi di modificare la nostra società.” Nonostante il caos in cui si trova oggi il mondo, la soluzione non è complessa: mentre le entità statuali continuano a fallire, un pò di buon senso può fare molto per far progredire la causa della libertà, della pace e della prosperità.

Ron Paul

Fonte: www.ronpaullibertyreport.com

Link: http://www.ronpaullibertyreport.com/archives/are-we-in-a-clash-of-civilizations-transcript

6.12.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ARRIGO DE ANGELI

Pubblicato da Davide