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SOLDI GRATIS PER TUTTI ! A COSA STIAMO ARRIVANDO ?

DI DANIEL RAVENTOS E JULIE WARK

counterpunch.org

L’idea di “reddito di cittadinanza” prende sempre più piede.

Dalla Liberia, a Tokyo, per la Nazione Cherokee fino alla vecchia Europa, sempre più persone stanno parlando di reddito di base o di cittadinanza in tutti i tipi di diversi forum. Se le crisi economiche e ambientali globali hanno avuto qualche effetto positivo allora è quello che le persone stanno reagendo in maniera combattiva. Come la storia ha spesso dimostrato, i più bisognosi sono quelli che meglio capiscono i diritti umani (che non ci sono).

Per più di tre millenni i tre principi fondamentali dei diritti umani, libertà, giustizia e dignità umana sono stati iscritti su argilla e pietra, pergamena, carta, di solito dopo grandi lotte, grida e scontri in tutto il mondo, in strade, piazze e una varietà di campi di battaglia, dal Vesuvio (Spartacus) alle navi negriere. Nessuno deve essere edotto su questi principi, perché tutti gli esseri umani li possono capire come loro diritti fondamentali. Nel concetto di “diritti umani universali”, “universale” è parola superflua in quanto la qualifica di “umano” comprende tutti gli esseri umani.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), si qualifica “Dichiarazione”, suggerendo l’ambito geografico della proclamazione piuttosto che i diritti per tutti gli esseri umani. In ogni caso, i diritti “universali” sono stati rapidamente resi in “generazioni” separate da promesse non mantenute al di sopra e al di fuori delle istituzioni sociali e giuridiche, senza meccanismi di garanzia e concesse a pezzetti dai leader o nelle forme distorte di umanitarismo e di carità, anche se è evidente che la natura generalizzata di un diritto umano teoricamente distingue da qualsiasi privilegio limitato ad un gruppo, classe o casta.

Ora, con il crescente divario che aumenta oscenamente tra ricchi e poveri, quando si stima che entro il 2016 il più ricco 1% deterrà più del resto del mondo, il principio universale è più urgente che mai.



Il reddito di base è un esempio molto concreto di diritto umano universale. Non è solo una misura economica per sradicare la povertà, ma un reddito versato dallo Stato a ogni membro o accreditati residenti di una società, indipendentemente dal fatto che lui o lei desideri impegnarsi in un lavoro retribuito, che sia ricco o povero, indipendentemente da qualsiasi altra fonte di reddito e indipendentemente dalle modalità di convivenza nella sfera domestica.

Il fatto che ognuno riceve un reddito di base non significa che ci guadagnano tutti: i ricchi ci devono perdere qualche cosa. Come finanziare ciò è importante quanto la somma coinvolta a favorire la riforma fiscale progressiva, che ridistribuisce ricchezza dai ricchi per il resto della popolazione.

Proprio l’opposto delle tendenze recenti nel garantire il diritto più fondamentale di tutti, quello di esistenza materiale, che avrebbe portato una serie di benefici collaterali, come molti studi dimostrano. Nel caso del lavoro, per esempio, potrebbe avere un notevole impatto positivo, non solo a questo proposito, ma anche in altri settori. Con il suo importante allarme sul cambiamento climatico “Questo cambia tutto” Naomi Klein mette insieme elementi di scienza, politica, geopolitica, economia, la “stupida crescita” e “profitti stupidi” del capitalismo, “estrattivismo”, il patriarcato, la psicologia, l’etica e l’attivismo, tra l’altro, che forma il futuro del pianeta. Essa conclude che vi è un urgente bisogno di valorizzare il lavoro che al momento non apprezziamo e cita specificamente il reddito di base o cittadinanza, dicendo: “ci deve essere una forte rete di sicurezza sociale, perché quando la gente non ha opzioni, finirà per fare scelte sbagliate”. Per Klein, il senso “universale” di reddito di base è che potrebbe contribuire a trasformare il modo in cui trattiamo e pensiamo il nostro ambiente (sociale e fisico) tutto.



Dopo anni in cui aveva relativamente pochi sostenitori, l’idea di reddito di base si sta ora diffondendo in tutto il mondo. In Spagna – probabilmente “il luogo sulla Terra in cui il dibattito intorno reddito di base è più avanzato” – dopo cinque anni di tagli alla spesa pubblica, la domanda depressa, disoccupazione record, fiorente povertà, e un debito pubblico in crescita ormai vicino al 100% del PIL, e dopo venti anni di discussione nelle università, nei movimenti di base e nelle reti sociali, il reddito di cittadinanza sta finalmente andando al primo posto. Anche se il nuovo partito politico di sinistra Podemos ha temporaneamente ritirato la sua proposta iniziale di reddito di base a favore di “piena occupazione” (più adatta, forse, per il welfare del 1940, 1950, e 1960), molti nel partito sono sostenitori del reddito di cittadinanza. Altre organizzazioni politiche ora proponendolo includono Equo, Pirata e Bildu (una coalizione nei Paesi Baschi) e, in Galizia, Anova, mentre ancora più piccoli partiti hanno progetti che, pur non essendo strettamente un reddito di base, si avvicinano.



Un numero recente della newsletter Basic Income Earth Network newsletter dà un’idea della diffusione a livello mondiale di diverse versioni di reddito proposte.

In Grecia, il nuovo partito di governo Syriza ha dichiarato la sua intenzione di stabilire “un legame più stretto tra contributi pensionistici e il reddito … e fornire assistenza mirata ai dipendenti tra i 50 e i 65 anni, anche attraverso un sistema di reddito di base garantito in modo da eliminare la pressione sociale e politica al prepensionamento che sovraccarica i fondi pensione”. In Finlandia, il 65,5% dei 1.642 (su circa 2.000) candidati alle elezioni parlamentari del 19 aprile sostiene pubblicamente la politica. Cipro ha approvato una nuova legge che dà alle famiglie a basso reddito un reddito minimo garantito di 480 € al mese. Nel 2013, un movimento di base in Svizzera ha chiesto un reddito di base di 2.500 franchi al mese e ha ricevuto oltre 100.000 firme necessarie per un referendum sulla proposta.

Il 90% dei membri del partito d’Ungheria Verdi di Sinistra Párbeszéd Magyarországért (“Dialogo per l’Ungheria”) ha votato per un reddito di base a cui tutti i cittadini avrebbero diritto, € 80 al mese per i bambini, € 160 per gli adulti e di € 240 per giovani madri. La soglia di povertà in Ungheria è stimata a circa € 200 per un adulto. In Portogallo, dove reddito di base è relativamente sconosciuto e incompreso, il partito politico LIVRE ha incluso il reddito di base nel suo progetto di programma politico per le elezioni in autunno di quest’anno. Ora riconoscendo che la disuguaglianza e la giustizia sociale sono questioni “verdi”, la rapida crescita Partito verde di Inghilterra e Galles ha annunciato che un reddito di base sarà incluso nel suo manifesto.

Al di fuori dell’Europa, Basic Income sta guadagnando sostegno in altri paesi industrializzati, tra cui gli Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Giappone. L’Alaska è un esempio eccezionale perché dal 1982 ha avuto la sua particolare forma di reddito di base, un dividendo annuale incondizionato pagato su base individuale per tutte le persone che hanno vissuto lì per almeno dodici mesi (ad eccezione di quelli condannati per reati entro lo scorso anno).

Il Fondo permanente Alaska (APF), composto dal 25% dei proventi di minerali dello stato (petrolio e gas) vendite o royalties, paga il conto. Il premio annuale si basa su una media quinquennale degli utili APF e varia da 331,29 dollari nel 1984 a $ 3269 nel 2008. Anche se questo “reddito di base” non comporta la riforma fiscale, i suoi benefici sono innegabili. L’Alaska si vanta di essere uno tra gli Stati con i tassi di povertà più bassi negli USA ed è uno dei meno diseguali. Nel 2009, il dividendo US ha raggiunto 900 milioni dollari di potere d’acquisto dell’Alaska, l’equivalente di 10.000 nuovi posti di lavoro.



L’idea di un salario di base ha messo radici nei paesi del Sud del mondo come misura contro la povertà, per esempio in Brasile, Namibia e Sud Africa. Il Brasile è il primo paese al mondo ad aver adottato una legge (2003) che chiede graduale introduzione di un reddito di base. In Sud Africa, i sindacati, le chiese e molte ONG chiedono e, in Namibia, il reddito di base di Grant Coalition (guidato dal Consiglio delle Chiese, Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Namibia, Namibia Forum delle ONG, Consiglio Nazionale dei Giovani e la Rete della Namibia delle organizzazioni AIDS Service) ha condotto un progetto pilota di 2 anni(2007-2009) in Otjivero-Omitara, una zona rurale a basso reddito, dove 930 abitanti hanno ricevuto un pagamento mensile di 100 dollari namibiani ciascuno (US $ 12,4). Il pagamento era piccolo ma i risultati sono stati sorprendenti: il numero di bambini sottopeso è passato dal 42% al 10%; il tasso di abbandono scolastico è sceso dal 40% a quasi 0%; il numero di piccole imprese è aumentato, così come il potere d’acquisto degli abitanti, creando così un mercato per i nuovi prodotti.

Tuttavia, il governo della Namibia ha finora esitato ad introdurre un reddito nazionale di base. A Città del Messico una pensione versata come un diritto di tutti gli uomini (circa 410.000) di 68 anni e più ha anche pagato dividendi sociali: maggiore autonomia e libertà degli anziani, più rispetto nell’ambiente familiare, una maggiore visibilità pubblica, miglioramento della stima di sé, una migliore nutrizione e salute, e una diminuzione della disuguaglianza sociale. Nel 2010, un parziale reddito di base è stato introdotto in India in un progetto pilota sostenuto dall’UNICEF condotto dal sindacato lavoratori autonomi Women Association (SEWA).

Per un anno, 6.000 persone nelle zone rurali del Madhya Pradesh hanno ricevuto un pagamento incondizionato, lavorando a circa US $ 24 al mese per la famiglia media. Il progetto si è concluso con una migliore nutrizione, salute, istruzione, alloggi e infrastrutture, attività economiche e, in particolare, il livello di istruzione.



Altre iniziative, legate al sussidio minimo nella misura in cui essi sono “programmi di denaro gratuito” hanno dato i pagamenti una tantum per le persone senza fissa dimora a Londra, per i poveri abitanti di un villaggio nella parte occidentale del Kenya, e alle ragazze e alle donne in Malawi. Tutti loro mostrano chiare correlazioni tra denaro gratuito e tassi di criminalità più bassi, riduzione di disuguaglianza, meno malnutrizione, mortalità infantile più bassa e minori tassi di gravidanze adolescenti, meno assenze ingiustificate, migliori tassi di completamento della scuola, una maggiore crescita economica e tassi più alti di emancipazione.

Poi c’è il caso interessante di Cherokee, North Carolina (8000 abitanti), dove la tribù orientale della nazione cherokee possiede il locale casino. Nel 1996, il consiglio tribale ha deliberato di distribuire la metà dei profitti del casino in modo uniforme tra i suoi circa 15.000 membri, in modo da dare alla comunità una parte della ricchezza del gioco d’azzardo. I versamenti sono aumentati da $ 500 a circa $ 10.000 per persona all’anno. Jane Costello, un ricercatore della Duke University che ha studiato gli effetti di questi pagamenti su 1.420 bambini Cherokee negli ultimi 20 anni, confrontando la vita dei bambini poveri che hanno ottenuto i pagamenti con coloro che non hanno fatto, ha scoperto che quelli che ottengono i pagamenti sono stati in grado di andare avanti a scuola rispetto a chi non ne ha, la salute mentale generale è migliorata, e problemi comportamentali in questo gruppo sono diminuiti del 40% e tassi di criminalità del 22%.



I programmi di reddito di base “parziali” e una tantum di “denaro gratis” sono iniziative istruttive perché dimostrano che i piccoli pagamenti incondizionati possono fare grandi differenze nella salute sociale e mentale. Se un pagamento non universale una tantum può avere effetti positivi, che potrebbe produrre uno “vero” ? Ma che cosa è un reddito di base? C’è una certa confusione qui perché spesso ciò che è pensato come “reddito di base” assume molte forme e nomi diversi. La Spagna, per esempio, ha un “renda garantida de ciutadania” nello statuto della Catalogna, mentre in altre Regioni autonome appare come un “salario sociale” o “renta mínima de Inserción”.

Tuttavia, questi sono tutti i sussidi condizionati per le persone al di sotto di una certa soglia di reddito. Podemos si avvicinò con un reddito di base impeccabile definito nei giorni inebrianti della sua vittoria alle elezioni europee, ma poi ha rinunciato, mentre i partiti più piccoli, Bildu, Anova e Equo, hanno programmato un reddito di base in prossimità della definizione utilizzata dalla Rossa spagnola Renta Básica (Basic Income Network).

Ciò coincide con quella adottata nel novembre 2007 dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, emergenti, approvato in occasione del Forum Universale delle Culture di Monterrey. Reddito di base è sancito come diritto umano di cui all’articolo 1 (3):



“Il diritto a un reddito di base o reddito di cittadinanza universale che garantisce ad ogni essere umano, indipendentemente da età, sesso, orientamento sessuale, stato civile o di lavoro, il diritto di vivere in condizioni materiali di dignità. A tal fine, un pagamento in contanti regolare, finanziato da riforme fiscali e coperti dal bilancio dello Stato, e sufficiente a coprire i suoi bisogni di base, è riconosciuto come un diritto di cittadinanza di ogni membro residente della società, qualunque sia la sua altre fonti di reddito possono essere.

Piuttosto che mantenere un diritto di avere alcuni bisogni vitali minimi coperti in caso di povertà o di una catastrofe, l’articolo 1 (3) sancisce il reddito di base come un diritto, una garanzia in corso per ogni singolo individuo di poter “vivere in condizioni materiali di dignità “.

Nessuno sarebbe escluso a causa della povertà dall’impegnarsi nella vita sociale e di esercitare il suo o i suoi diritti e doveri di cittadino.

Si concepisce tale diritto su scala universale, per ricchi e poveri, sviluppati o in via di sviluppo.

 Un reddito di base garantito, al di sopra della soglia di povertà, per tutti, offrirebbe una base autonoma molto più solida di esistenza (teoricamente) tutti i cittadini del mondo. L’indipendenza economica fornita da un reddito di base, non pagato alle famiglie ma agli individui, avrebbe stabilito una sorta di nazionale “contro-potere” che potrebbe rafforzare la posizione negoziale delle donne, in particolare quelle che dipendono dal marito o il capofamiglia maschio, o aiutare quelli a basso reddito per sfruttamento, part-time o quelli dal lavoro discontinuo. Molti agricoltori dei paesi poveri e pure dei lavoratori nei paesi sviluppati stanno lottando per sopravvivere.

Nelle economie capitaliste, la disoccupazione è paragonabile con la mancanza di terra dei piccoli agricoltori in società agricole perché entrambe le economie sono caratterizzate da esproprio di terreni e di altri mezzi di produzione. I diseredati devon poi vendere il proprio lavoro, di solito in condizioni di schiacciante sub-sopravvivenza, al fine di sopravvivere. Una delle caratteristiche fondamentali del funzionamento economico di oggi è il grande potere del capitale per portare la popolazione attiva sotto il proprio tallone. Alla base di questa capacità disciplinare è l’esistenza di una grande parte della popolazione senza lavoro.

Quando la possibilità di licenziamento si profila sempre più grande, la popolazione attiva deve accettare condizioni sempre peggiori dai boss che hanno in mano la frusta. In una situazione prossima alla piena occupazione, quando esisteva, il potere dei datori di lavoro era ridotto. Un reddito di base rappresenterebbe uno strumento efficace per contrastare il potere disciplinare del capitale e renderebbe il lasciare il mercato del lavoro una valida opzione. Anche se può sembrare paradossale, a prima vista, molti sindacati (con poche lodevoli eccezioni) non sono riusciti a capire l’enorme capacità del reddito di base per minare la disciplina che il capitale può esigere in una situazione di disoccupazione diffusa.



Nei paesi poveri questa possibilità di organizzazione non-dominata della forza lavoro potrebbe portare in essere delle reti alternative di produzione ma anche proteggere modi di vita tradizionali. Ad esempio, un gruppo di piccoli agricoltori potrebbe comprare un trattore per aumentare la produzione di cibo, e un camion per conferire i loro prodotti al mercato.

Ciò dovrebbe espandere le reti produttive e favorire lo sviluppo sostenibile della comunità, che finirebbe poi per dare ai cittadini una leva più efficace nel sostenere infrastrutture essenziali o migliorarle, per esempio scuole, cliniche, strade e ponti. In una situazione di post-conflitto, un reddito di base avrebbe anche effetti positivi, consentendo un ritorno alle forme tradizionali di produzione basato sulla comunità e, quindi reintegrare le persone, potrebbe contribuire a disinnescare il potenziale di violenza che divampa periodicamente e drammaticamente soprattutto tra i giovani sradicati che non hanno la possibilità di lavorare, o per evidenti segni di crescente disuguaglianza sociale in una società traumatizzata, cose che sono un punto di infiammabilità permanente a causa della sensazione generalizzata di ingiustizia.

La sicurezza alimentare è di vitale importanza. Tale questione di base come una dieta equilibrata potrebbe essere notevolmente favorita, per esempio, se la gente potesse trasportare verdure alla costa e pesce nei villaggi dell’entroterra. Questo da solo potrebbe fare una notevole differenza nella salute generale della popolazione.

Lo sviluppo economico è meglio realizzato rompendo i legami di dipendenza e di promozione di iniziative produttive solide a livello di progetti concepiti e programmati all’interno della società in contrasto con i sistemi spesso vistosamente inappropriati che sono imposti dalle agenzie di aiuto esterne individuali e di gruppo. 

Un reddito di base non è difficile da finanziare, come ha dimostrato un recente studio esaustivo per la Catalogna.

Un altro recente studio condotto per il Regno di Spagna nel suo complesso, sulla base di un campione di quasi due milioni di dichiarazioni dei redditi, ha dimostrato che un reddito di base alla soglia di povertà di € 7.500 per l’anno (e un quinto di quello al di sotto dei diciotto anni ) potrebbero essere finanziati senza toccare alcun servizio sociale e, inoltre, un notevole risparmio nei costi amministrativi e pagamenti per il benessere di somme minori, che verrebbero abolite. Una persona per ottenere una pensione di € 1.500 al mese avrebbe ricevuto la stessa cifra (650 € come reddito di base e di € 850 come una pensione), ma la persona che ora riceve benefici o una pensione di 400 € riceverà € 650, oltre il 60% in più.

Questi due studi si basano su un sistema di redistribuzione progressiva sul reddito in cui il 20% più ricco avrebbe finanziato il reddito di base, che può anche ricevere. Il reddito inferiore al 70% della popolazione sarebbe un guadagno, ovvero una inversione ordinata della situazione attuale. L’introduzione di un reddito di base non è un problema economico ma politico.



Ogni zona e paese è diverso, ma il finanziamento deve fondamentalmente comportare la modifica delle priorità di bilancio, la riforma dei sistemi di imposizione o di aumentare l’IVA e le accise sui beni di lusso, automobili, alcol o tabacco, e tassazione delle operazioni finanziarie, per esempio. Si ottiene una sostanziale riduzione delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e di una maggiore semplicità e coerenza interna dei sistemi fiscali e assistenziali. Il Reddito di base non è una panacea che avrebbe risolto tutti i problemi sociali ed economici del mondo, ma sarà di opportunità più ampia diffusione per le persone a partecipare alle attività produttive, una maggiore inclusione sociale nelle comunità più forti, una maggiore partecipazione politica e sociale, e una grande riduzione della povertà e dei problemi legati alla povertà.

Non è una politica economica isolata, ma parte di un progetto globale nel campo dell’economia politica, al fine di garantire e rafforzare l’esistenza materiale di tutta la popolazione. Si tratta di una forma garantita istituzionalmente ed inclusiva di proprietà che potrebbe anche essere vista come una sorta di risarcimento dei torti passati e presenti, perché invita i cittadini più privilegiati a contribuire alla realizzazione del diritto di esistenza per tutti. Risiede qui l’ostacolo politico alla base del reddito.



Daniel Raventós è docente di Economia presso l’Università di Barcellona e autore tra l’altro di “Reddito di base: condizione di libertà materiale” (Pluto Press, 2007). Fa parte del comitato editoriale della rivista politica internazionale Sin Permiso.



Julie Wark è un membro del consiglio consultivo della rivista politica internazionale Sin Permiso. Il suo ultimo libro è “The Human Rights Manifesto” (Zero Books, 2013).

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2015/03/20/free-money-for-everyone-whats-the-world-coming-to/

20.03.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FENGTOFU

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    Anche con il reddito di cittadinanza il capitalismo rimane  con tutti i suoi mali e le disuguaglianze sociali non e di " diritti " che abbiamo bisogno ma di una rivoluzione sociale planetaria  è  a questa prospettiva che le avanguardie  del  proletariato devono  adoperasi  : le politiche dei pannicelli caldi leniscono  un poco   l’agonia   ma  non possono estirpare un CANCRO .

  • uomospeciale

    E’ inevitabile che prima o dopo si arrivi ad un reddito di cittadinanza non solo in tutti i paesi europei, ma alla lunga pure nel resto del mondo, visto che nei prossimi 30 anni l’automazione e la robotizzazione sia industriale che civile e sociale, spazzerà via 2 posti di lavoro su 3…
    Quanto ai  ben pochi posti di lavoro scampati, essi saranno riservati solo ai lavoratori ad altissima specializzazione, forse il 20%,30% dell’attuale forza lavoro, e forse anche  meno.

    Più che altro io subordinerei l’accesso al reddito di cittadinanza ( e a tutte le altre varie forme di assistenza sociale..) alla sterilizzazione.

    Un tizio vuole il reddito di cittadinanza? L’assistenza sociale  e sanitaria?
    il sussidio? il contributo? Insomma in buona sostanza chiede essere mantenuto a vita  perché
    il lavoro non lo trova o non si trova, o magari non vuoi emigrare in un altro paese per andarselo a cercare?

    Benissimo e allora, ZAC! …….Vasectomia prima di avere dei figli.

    Almeno dobbiamo mantenere solo lui, e non anche tutta la sua discendenza per i secoli dei secoli, IN ETERNO…

     

  • Roma

    Concordo pienamente!!

  • Evitamina

    Il questo articolo, l’autore ha voluto estendere il problema, reddito di base a tutto il pianeta. Se un attimo ci concentriamo in Italia, la nostra carta costituente già prevede che i propri cittadini non abbiano ostacoli di ordine economico sociale, che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza di essi impedendo il pieno sviluppo della persona. Sul lavoro aggiunge che: la Repubblica ne riconosce il diritto e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto…..

    Il M5S ha voluto proporre questo "nuovo" stile, ma di fatto poteva chiedere il motivo per cui, oggi sentiamo sempre più spesso parlare dell’art. 27 della Costituzione (legittimamente), e di fatto ci siamo dimenticati di articoli che i nostri padri costituenti avevano pensato ancor prima, inserendoli nei principi fondamentali della nostra Carta.
  • vic

    E’ palese che ai nostri giorni buona parte del lavoro venga effettuato da macchine. Macchine meccaniche, elettromeccaniche, meccatroniche e robotiche, nonche’ elettroniche. Servono sempre meno addetti per far andare queste macchine. Addirittura ci sono casi in cui un addetto fa andare una fabbrica intera.

    Tenendo conto del sempre presente aumento demografico, e’ ovvio che il lavoro tradizionale sia sempre piu’ scarso. E’ vero, buona parte del lavoro che c’e’ e’ lavoro di qualita’, in quanto le macchine svolgono il lavoro piu’ noioso. Ma c’e’ pure una gran parte di lavoro che e’ lavoro da macchina ben poco intelligente, nemmeno da schiavo in senso romano, poiche’ lo schiavo romano aveva diritto a vitto ed alloggio, perlomeno. Ecco fatto come si diventa working poor, in volgare: poveri diavoli lavoratori.
    Fra i diritti umani universali fondamentali c’e’ il diritto a vivere, sottinteso vivere una vita dignitosa. Non e’ vita dignitosa il venir bombardati da droni ne’ tantomeno andar in giro a sgozzare questo e quello.
    La grande domanda socioeconomica e’ ovviamente: come dare i mezzi per vivere dignitosamente a tutti?
    Da qualche tempo circola l’idea del cosiddetto reddito di cittadinanza.
    Vorrei esprimere qualche protopensiero sulla questione.
    La prima cosa che colpisce sull’idea del reddito di cittadinaza e’ che si parli di reddito, cioe’ di un concetto finanziario. Dimenticandosi che tutte le monete inesorabilmente perdono valore nel tempo. QUindi godere di un reddito di cittadinanza suona come una specie di beffa concepita come tale gia’ in nuce: io il reddito te lo do’ pure, tanto fra 20 anni, la moneta del tuo reddito non varra’ piu’ una cicca.
    Gia’, io il reddito te lo do’. Io chi? Non facciamo finta di non saperlo. Oggi come oggi quell’io in Europa ha un solo significato: io troika, cioe’ io gruppetto elitario monotematico che vedo ogni cosa con i paraocchi della finanza da usuraio, meglio da megausuraio galattico, come direbbe Fantozzi.
    Per far capire meglio il dubbio che mi solleva l’idea del reddito di cittadinanza faccio un esempio pratico tornando indietro al 1800, quando vigeva la societa’ detta contadina e artigiana.
    Dalle mie parti, cioe’ in Ticino che pure era ormai stato sovrano e democratico, vigevano uno accanto all’altro due enti pubblici locali: il comune e il patriziato.
    Un individuo era cittadino del comune ma non necessariamente membro del patriziato. Cos’era ordunque questo patriziato? Era una forma d’organizzazione dei beni comuni a chi viveva su territorio da tempo, in buona sostanza le famiglie che il comune l’avevano fatto crescere e mantenuto in vita, generazione dopo generazione. Anche se magari la famiglia in se’ non era per niente ricca, come famiglia patrizia era comproprietaria dei beni patriziali, tipicamente boschi e pascoli. Ecco il trucco, che non intravvedo nel reddito di cittadinanza: la comproprieta’ di beni comuni. Il reddito viene poi da se’ con il lavoro derivante dall’usufrutto del bene comune: sul pascolo si possono mandare le bestie a nutrirsi di buona erba, dal bosco si puo’ ricavare legna, fogliame per le stalle, nonche’ raccogliere frutti di bosco, in particolare le nutrienti castagne.
    Come si puo’ tradurre questo concetto di bene comune che rende la vita vivibile e la gente solidale senza che diventi un meccanismo finanziario, quindi astratto e ben poco tangibile come substrato?
    Direi con un ragionamento semplice: se sono le macchine che fanno girare l’economia vera, devono essere le stesse macchine a costituire il bene comune, dal quale derivare il cosiddetto reddito di cittadinanza.
    Insomma va coniugato il concetto di appartenenza al territorio, che era quello insito nell’idea di patriziato, con quello di appartenenza alla civilta’ industriale.
    Se il computer e’ onnipresente sotto vari aspetti, mi sembra ovvio che ognuno debba in un certo qual modo essere comproprietario dell’industria dei computer. Questo si deduce automaticamente spingendo il ragionamento del patriziato in un ambito storico ulteriore. Qualcuno dira’, e gli artigiani dovi li metti? Gia’, gli artigiani erano organizzati in corporazioni artigianali, che avevano un forte peso politico soprattutto nelle citta’.
    Adeguando l’idea di corporazione artigianale ai nostri tempi si arriva al paradosso che dovrebbe nascere la corporazione dei robot da fabbrica automobilistica, dei tram che vanno senza guidatore, ecc. ecceterorum. Qualcosa comincia a sballare. Si comincia ad intravvedere una corporazione di macchine che prende eventualmente peso politico. Diciamo la verita’, in certi casi la corporazione dei radar automobilistici ha gia’ un vero e proprio strapotere amministrativo.
    Insomma ci stiamo incamminando in una direzione nefasta per chi e’ umano e intende vivere una vita dignitosa. Il regista Stanley Kubrik ci ha ammoniti in tempo, ma non ha presentato soluzioni.
    Pare chiaro che perlomeno un’idea e’ chiara: la soluzione non puo’ essere di esclusivo tipo finanziario, l’UE e le multinazionali stan li’ a dimostrare cosa significa pensare solo in questi termini.
    No, occorre partire da un’idea di cosa sia degno di essere vissuto. Di cosa arricchisca la vita, non in senso finanziario ma in senso umano.
    E il reddito di cittadinanza, cosi’ come viene pensato adesso mi sembra ben misera cosa.
    Sarebbe molto meglio discutere di bene di cittadinanza.
    Reddito e’ termine finanziario, bene e’ termine umano
    Chi vuol intendere intenda. E soprattutto approfondisca il pensiero.
  • albsorio

    Proporrei anche un reddito di cittadinanza per le partite iva, cioè i primi 10.000€ non si tassano (basandosi sul reddito complessivo famigliare).

    Per chi propone di castrare gli indigenti… perche non castriamo anche i burocrati e i politici 🙂
    Che poi è una cagata, quanti impiegati/lavoratori inutili hanno pubblica amministrazione, carrozzoni parastatali (partecipate etc.), esercito o grandi aziende? 
    Tutti da castrare?
    Ma dai magari lavorare meno lavorare tutti e la via.
  • ottavino

    Sono tutti segnali che il sistema è congegnato molto male e sta per schiantare.

  • SanPap

    Giusto, giusto

    a meno che non ci si trovi davanti ad un uomo speciale

  • clausneghe

    Il reddito di cittadinanza dovrebbe essere l’ancora di salvezza per chi perde tutto e non ce la fa più ad andare avanti. Poi magari si suicida o uccide il prossimo, causando ulteriori danni. Ma non puo essere la soluzione definitiva per riequilibrare questo scompenso economico tipico dei giorni nostri.

    Lo Stato dovrebbe farsi carico della sussistenza dei suoi sudditi, non solo sfruttarli fino a mandarli a morire-uccidere in guerra, come fa anche il nostro Status-quo senza nemmeno un filo di vergogna.
    Noi poveri lavoratori (ex) abbiamo tre nemici grossi che sono rispettivamente il Capitalismo, la Finanza e lo Stato.
    Bisognerebbe abolire queste tre Entità e ridisegnare gli ambiti Umani sulla base del "Diritto Umano Universale".
    Bisogna toglierlo di mezzo questo dannato un per cento, che poi forse è l’un per mille, il vero nocciolo duro, o meglio, Diabolico… nemico dell’Uomo.
  • gimo

    Il redddito di cittadinanza, secondo me, sara legato a mini job, come in Germania. Cioè quando non lavori a contratto a tutele crescenti lo stato ti da il reddito ma dovrai lavorare per lo stato. Cosi tra un lavoro da schiavi e un altro saremo utili nelle strutture pubbliche per abbassare la spesa, pagati metà di cio che vengono pagati ora i dipendenti pubblici.

    Due piccioni con una fava…..e la fava avete capito dove ce la infilano…..
    Non credo sia il momento storico in cui nessuno tu da niente senza voler nulla in cambio.
    Ricordo a tutti che un lavoratore medio che guadagna 1500€ al mese a stento riesce oggi a mantenersi se non ha famiglia.  Con un reddito di cittadinanza da 500€  saremo una grande massa di lavoratori, pochissima disoccupazione ma tutti poveri.
  • Tetris1917

    dove si prendono i soldi? Non mi dite dagli F35….perchè è una risposta valida per un solo anno. I soldi devono essere stabili o strutturali, cioè che furiescono da programmi economici ben precisi.

  • gimo

    licenziamenti nella pubblica amministrazione. 

     togli 1200 per centinaia di migliaia di dipendenti pubblici e dai un reddito da 450/500 a qualche migliaio. non solo hai i soldi, ma te ne avanzano pure.
  • Hamelin
    Nell’articolo non si tengono in considerazione un sacco di elementi per cui non si arriverà mai ad un reddito di cittadinanza e qualora ci si avvicini ad una cosa simile sarà molto piu’ simile ad un ricatto ed ad una schiavitu’ 3.0 ( come in Germania con i Mini – Job ,  dove personale qualificato è costretto a pelar patate per 8 ore al giorno per non perdere il sussidio… ) .

    L’elemento chiave è : Chi governa il mondo ?
    Una Plutocrazia Corporativa .

    Queste persone non faranno mai nulla di bene per il mondo e per la sua popolazione , infatti stanno rastrellando tutto il denaro ed il potere per concentrarlo nello loro mani abolendo anche il minimo che hanno concesso durante i secoli passati ( democrazia rappresentativa e sussistenza ).

    Cosa razionalmente puo’ far pensare che essi vogliano un mondo giusto ed equo se si sono sempre spesi per il contrario ?
    Nulla .

    E’ proprio per questo che la gente si dovrebbe prepare al peggio .

    Ogni passo che stannno compiendo avvicina questa civiltà ad un collasso epocale ed ad un potenziale evento di estinzione di massa .

  • SanPap

    Non capisco:

    castriamo, licenziamo …

    ma non sarebbe più semplice cercare di capire come far avverare la promessa ottocentesca che le macchine ci avrebbero affrancato dal lavoro ?

    questo fino ad ora non è potuto avvenire perché le macchine lavorano per i loro proprietari, giustamente;

    mi verrebbe da dire che nessun privato dovrebbe possedere macchine che lavorino per lui;

    le macchine devono lavorare per tutti e la ricchezza da esse prodotte ridistribuita;

    lasciamo stare per il momento il problema delle ridistribuzione, e pensiamo a produrre: chi dovrebbe "possedere" allora le macchine ? lo stato ?  (voi non lo vedete ma mi si sono arricciati i denti !) il peggior nemico dei cittadini !!!

    che si fa ?

  • Ossimoro

    Ottima soluzione macroeconomica.
    Licenziamo i copiosi e inutili dipendenti pubblici:
    ogni 1000 abitanti in Italia ce ne sono 58, in Svezia 135, in Francia 94, nel Regno Unito 92, in Spagna 65, in Germania 54.

    Licenziamoli tutti. poi se serve un poliziotto, una guardia carceraria, un medico, un maestro, un infermiere, un vigile del fuoco, un veterinario della asl, un vigile urbano, un giudice, ecc… se li pagherà col reddito di cittadinanza (ammesso che le sia sufficiente…
    E purtroppo le tariffe del privato sono un po’ più care di quelle pubbliche (provi a farsi operare di appendicite in una clinica privata)…

    e serviranno agenti del fisco perché, anche se sgraditi, ove mancassero e le imposte non fossero pagate, forse anche il reddito di cittadinanza da distribuire potrebbe essere scarsino…

    e ci si paga anche le medicine e le cure mediche, i libri di testo per la scuola (e anche la scuola! non esisteranno edifici gratis ma la tariffa dovrà remunerare anche la manutenzione dei locali, professori, personale amministrativo ecc.)…

    ah! considerando che in Italia l’80% delle entrate IRPEF (da sempre) è dato da reddito da lavoro dipendente, licenziando i dipendenti pubblici temo che le entrate erariali si ridurranno parecchio, quindi oltre ai servizi gratuiti, si dovrà rinunciare anche a buona parte del reddito stesso di cittadinanza… che dovrà essere diviso anche con i dipendenti pubblici che nel frattempo lei avrà licenziato…

    http://www.lettera43.it/economia/macro/dipendenti-pubblici-il-confronto-con-l-europa_43675139816.htm

  • gimo

    Forse stai pensando che io mi auspichi questa soluzione.

    Ma in realta TEMO che  almeno in parte, questo accadrà.
  • Ossimoro

    Forse sarebbe necessario porre anche un tetto MASSIMO ai redditi di una persona.

    Nel 1980 per un reddito di oltre 550 milioni di lire (pari a 284.000 euro odierni, non indicizzati =ca.23.600 EURO al mese) l’aliquota d’imposta era del 72%…

    Come dire che… forse… giunti ad un certo livello di reddito, si potrebbe vivere bene e potrebbe essere socialmente preferibile scoraggiare l’ulteriore pulsione a dover guadagnare ancor di più…
    spingendo piuttosto l’individuo in questione a dedicare del tempo a spendere il proprio reddito..

    Ricordo che c’era anche un’aliquota IVA sui beni di lusso del 35%, settore che non pare stia risentendo oltremodo della crisi, anzi.

  • Giovina

    Che fessacchiotti ‘sti castratori….. il reddito di cittadinanza riguarda ogni cittadino…… Ma castrati tutti lo spauracchio della sovrappopolazione sparira’ e si potra’ finire in bellezza – magari con festini stile eunuchi – questo pellegrinaggio terreno.

  • DrSt

    ma che aberrazione!

    cioè invece di trovare del lavoro da dare a chi non ne ha bisognerebbe mantenerli in toto ma castrarli??
    il lavoro è un diritto e una risorsa, tutti devono potervi accedere.
    se poi uno non ha voglia di lavorare -che è diversissimo da non avere lavoro- allora manco il reddito di cittadinanza
    esticazzi
  • Tetris1917

    quindi mandi a casa uno che lavora per poi dargli lo stipendio di "sostegno"…. quindi due piccioni con una sola fava. Geniale!!!!

  • cardisem

    L’articolo è lungo, il titolo ambiguo e non ho voglia di polemizzare con nessuno di quanti hanno commentato il testo.
    Provo ad esprimere il mio pensiero, allo stato attuale della mia riflessione e capacità di informazione su una materia certamente difficile e dove non trovi aiuti disinteressati per riuscire a capire, come se qui si potesse capire in astratto senza stare o di qua o di là.

    “Reddito di cittadinanza” non è né assistenza sociale né elemosina ai derelitti e bisognosi.
    Se esistono persone, anche molto qualificate, che sono in grado di lavorare e vogliono lavorare, ma non riescono a lavorare, allora il problema non è loro, ma quello che viene detto genericamente il Sistema.
    Allo stesso modo in cui nessuno di noi può trattenersi dal respirare senza morire rapidamente, NON si può pensare nè ammettere che milioni e miliardi di cittadini è come se non esistessero perché il “ Dio Mercato” non assorbe le mutande prodotte a Vigevano o perché i mutandisti di Vigevano non accettano di lavorare per un salario inferiore a quello dei mutandisti cinesi…

    Ai Politici che non riescano a dare altra spiegazione che “ma i mercati… bisogna poi vedere i mercati…”, io propongo il multiplo della massima sanzione penale prevista dalle leggi vigenti.

    Se la parola che sa la soluzione al problema è “Rivoluzione”, che rivoluzione dunque sia…
    Ma non si creda (come taluni nostalgici) che ciò significa il ritorno ad esperienze che hanno fallito e che nelle loro realizzazioni pratiche non sembrano proprio da rimpiangere.

    Che nell’attesa di una trasformazione globale del Sistema si debba pensare alla “gente” che comunque c’è, mi sembra ovvio che le si debba dare sicurezza esistenziale: mangiare, dormire, curarsi e tutto ciò che è “umano” aspettarsi e pretendere da un Governo posto fuori dello “stato di natura” della guerra di tutti contro tutti, dove ognuno può anche sfamarsi con la carne dell’altro, conservandola in frigorifero per i tempi di carestia.

    Credo che non abbia capito nulla chi immagina il “reddito di cittadinanza” come una “cassa integrazioni guadagni” e si aspetti la “crescita” da cui si attingono le imposte e con le quali si può fare “elemosina” ai poveri disgraziati che sono rimasti fuori dal giro.

    Direi che queste persone non abbiano proprio capito nulla del “reddito di cittadinanza”, o meglio lo intendono come una categoria tutta “economica” anziché "politica” e “sociale” nel senso di “comunitario" (Opposizione Società/Comunità)…

  • uomospeciale

    Guarda che per quanto riguarda me, io ho già provveduto a farmi fare la vasectomia a Lugano l’anno scorso.
    E anche se potrei mantenere agevolmente una mezza dozzina di figli, non ne ho mai voluto avere neppure uno.

    Tra l’altro, con la vasectomia si tromba anche molto meglio.
    Senza pensieri, senza preservativo, molto più sereni, e  con più soddisfazione.

    Chi ha scritto sotto che io vorrei "castrare" questo o quello, non ha capito proprio niente.

  • uomospeciale

    C’e una differenza abissale tra castrazione e vasectomia.
    Con la vasectomia scopi e ti diverti come e meglio di prima,
    solo che metti per sempre la parola fine alle gravidanze indesiderate.

  • uomospeciale

    E come lo troviamo il lavoro se non c’è?
    Magari ce lo inventiamo da nulla?
    Creiamo dal nulla decine e decine di milioni di posti di lavoro del tutto inutili e parassitari solo per dare un’occupazione a qualcuno?
    Posti di lavoro "socialmente disutili"  e pagati?
    Magari pagati con la ricchezza prodotta dal lavoro di altri, eh?
    Benissimo……. Di "altri", chi ?
    Non lo vedi che sono già quasi tutti disoccupati, precari, pensionati, e i pochi  posti di lavoro rimasti, stanno già  alla canna del gas con una
    una pressione fiscale di quasi il 60%….?
    Potremmo fare come l’unione sovietica degli anni ’70 formando squadre di operai per scavare delle buche, per poi farle riempire da altre squadre che ne dici?
    Oppure potremmo invadere e distruggere altri paesi per sfoltire le popolazioni locali e al contempo far morire o dare da lavorare ai nostri disoccupati…..
    Magari non ti è ben chiaro come sarà la società umana tra 30 o più anni ( se non si autodistrugge prima..) ma guarda che in futuro, i posti di lavoro saranno sempre più rari. Saranno rarissimi.

    E qualunque tipo di società futura potrà esserci un domani, non potrà mai permettersi di mantenere PER SEMPRE centinaia di milioni di persone che non lavoreranno nè produrranno mai alcunchè, semplicemente perchè l’intera  catena produttiva e distributiva globale sarà robotizzata, e i posti di lavoro non esisteranno quasi più…

    Nei prossimi 30 anni sarà necessario prendere decisioni drastiche e fare scelte molto difficili e impopolari sia per i governi, che per gli stessi singoli cittadini

    In questa prospettiva, una drastica riduzione della popolazione su numeri più sostenibili non è più una eventualità remota, ma una certezza.

    Perchè alternative non ne esistono non soltanto per la disoccupazione dilagante ma anche per parecchi altri problemi che nei prossimi 30 anni inizieranno ad avere conseguenze sociali, ecologiche, economiche, e di ordine pubblico  di portata DEVASTANTE anche qui in Europa, non solo in Africa, India, o Asia.

  • ilsanto

    uomospeciale ma che dici ? prima affermi che l’automazione darà lavoro solo al 20 – 30 % della popolazione e poi dici va beh visto che ti devo mantenere almeno ti sterilizzo cosi non fai figli morti di fame come te. A prescindere che non è proprio sicuro da che parte della barricata ti troverai e comincerei a pensarci su un pò resta il fatto che se sterilizzi il 70% della popolazione vuol dire condannare l’umanità a sparire, meno quel ristretto nucleo di super tecnici utili al "Sistema", per ora, visto che l’aumento della produttività è una costante ed anche quel nucleo di fedelissimi è destinato ad assottigliarsi in una spirale autodistruttiva.

    Quindi o si decide che tutti siamo la società e che tutti condividiamo le ricchezze del territorio e dell’ingegno di generazioni e del lavoro di squadra o se preferisci dire che questo è "mio" e tu puoi morire di fame o al limite perche sono buono ti consento i buoni pasto alla mensa ma te lo devi tagliare  beh secondo me stai cercando rogne ( socialmente parlando ovviamente )
  • ilsanto

    Perchè continui a ragionare sui paradigmi attuali ? non c’è soluzione con questo sistema.

    Ma se la cosa la ribalti allora potresti dire : guarda che bello con poco sforzo possiamo produrre tutto quello che serve, ed il resto del tempo lo dedico a me, alla mia famiglia, alla società, alla ricerca, all’arte, al turismo. Condivido con te le preoccupazioni sulla crescita demografica ( ma non parliamo di Italia, Europa, Russia, Giappone, USA dove il problema è già risolto ) e sulla sostenibilità della crescita infinita ( frutto anche di questo sistema ) quindi secondo me solo un sistema sociale consapevole dei limiti e che si inserisca nell’ecosistema dove si sostituisca l’egoismo dell’io e del possesso con una coscienza sociale e di condivisione può sperare di superare questo secolo. E speriamo che non esca il metano dal permafrost e dal fondo dei mari altrimenti altro che vasectomia.
  • Mattanza

    Anarchia? Tipo Parecon, Parpolity.

  • uomospeciale

    Non esistono altre soluzioni alternative alla riduzione demografica che dovrà necessariamente seguire  e uniformarsi alla curva discendente dei posti di lavoro disponili.
    E lo stesso discorso vale anche per le altre risorse come quelle ambientali, energetiche, e alimentari.

    L’idea  della condivisone dei beni e delle risorse, è quanto di più ingenuo si possa immaginare perché essa  va a cozzare contro la stessa natura umana che è essenzialmente una specie predatoria, territorialista, accaparratrice  e  violenta, fortemente  divisa in classi, etnie, razze, religioni, e fazioni, fin dall’alba dei tempi.

    Quel minimo di diritti,  di sicurezza e solidarietà sociale,  di "democrazia" di cui ha potuto godere  solo una piccolissima parte dell’umanità, e solo negli ultimi 60-70 anni, non significano nulla,
    e  non  sono destinati a durare

    70 anni di benessere  non  sono niente paragonati ai molti millenni di violenza e barbarie che li hanno preceduti e sono stati possibili solo grazie all’enorme disponibilità di risorse, energia, e materie prime abbondanti e a prezzi stracciati.

    Risorse che stanno  scarseggiando già oggi  in tutto il pianeta e ben  presto a mancare oltre al posto di lavoro, sarà anche il cibo, l’energia e l’acqua potabile.

    Tutti coloro a cui  la storia  ha insegnato qualcosa, sanno molto bene come la razza umana ha sempre reagito alle varie crisi e alla scarsità  di cibo o risorse, e tra queste reazioni  i concetti
    di "Condivisione" e "solidarietà" non si sono mai visti.

    Oggi in Europa manca solo lavoro, e infatti veniamo invasi da milioni di disperati per i quali
    il semplice essere vivi,  e  poter almeno mangiare qualcosa, è già un bel traguardo.
    Ma ben presto sarà  il cibo, l’energia, o anche solo lo spazio vitale mancare.
    Anche per noi.

    Aspetta ancora un po di anni’ e vedrai.
    Se campi abbastanza potrai vedere con i tuoi occhi
    di che cosa saranno capaci anche i "civilissimi" europei  quando a mancare sarà
    non solo il posto di lavoro, ma anche il cibo, l’acqua potabile, TUTTO….
    Guarda cosa succede dall’altra parte del mediterraneo guarda con quanta facilità l’uomo si trasforma in bestia alla prima occasione, spesso senza neppure un vero motivo.

    Aspetta e vedrai che condivisone e solidarietà.

  • uomospeciale

    Capisco perfettamente  quello che intendi dire, ma credo  sappia anche tu che è ben più facile vuotare il mare con un cucchiaio piuttosto che cambiare la mentalità,  il sistema economico, le idee e lo stile di vita di miliardi di persone, no?

    Uno stato sociale basato sulla condivisone è solo un bel sogno irrealizzabile perché non solo quasi nessuno tra quelli che hanno di più è disposto a condividere alcunché ( se non proprio le briciole giusto per sentirsi "buoni"…)  ma anche i TROPPI MILIARDI DI PERSONE che non hanno niente vedono il possesso, l’arricchimento  e l’accumulo come unica speranza, via di uscita e riscatto, possibili…
    Magari dopo millenni di fame, umiliazioni e miseria.

    Se un ricco andasse da un povero e gli chiedesse:

    " Preferiresti che io fossi povero come te, o che tu fossi ricco come me? "

    Se condo te cosa gli risponderebbe il povero?

    Vedi?

    Non c’è via di uscita.

    Tutto si può’ cambiare ma la natura umana resta quella che è…

  • Giovina

    Non parlavo di sesso. E la sterilita’ rimane sempre che porta al non concepimento. E la sterilita’  imposta e’ sempre una prevaricazione e insulto per l’essere umano. Oltre che una implicita dichiarazione di fallimento e resa.

  • SanPap

    Ossia gli Anarchici Organizzati (questa ipotesi avrebbe dovuta proporla Ossimoro.  Scherzo ovviamente).

    Conosco troppo poco la filosofia Parecon, Parpolity e non voglio fare affermazioni facilmente contestabili; la sensazione che ho avuto è che stiano rivisitando il socialismo dell’ottocento in chiave moderna, più complessa ma … senza un nuovo modo di concepire la vita; è mia opinione che la maggior parte delle persone abbia terrore del vuoto, vuoto ad es. di cose da fare, cose da fare che strutturano loro la vita, che le danno un senso; se si potesse vivere bene lavorando tutti poche ore al giorno, molti non lo gradirebbero. E’ da li che occorre partire, ossia imparare nuovamente a vivere.

    Anarchia naif

  • gaia

    Quest’articolo è un plagio del progetto di N.G. Bellia.

  • gimo

    La pubblica amministrazione sara snellita fra prepensionamenti e ricollocazioni.

    Cosa credi che facciano? Che regaleranno soldi alla gente?
    Ti ricordo che al momento il jobact si fonda su sgravi fiscali dati per assumere, per i primi tre anni.  Da dove credi che vengano i soldi?
    Siamo noi che diamo soldi alle industrie perche ci assumano per tre anni…. con le nostre tasse!
    Ti sembra assurdo?  Benvenuto in Italia!
  • borat

    Il reddito di cittadinanza potrebbe essere la soluzione per contribuire ad eliminare le forme di sfruttamento del lavoro più vergognose umilianti e dannose per la salute dei lavoratori.

  • borat

    Il reddito di cittadinanza potrebbe essere la soluzione per contribuire ad eliminare le forme di sfruttamento del lavoro più vergognose umilianti e dannose per la salute dei lavoratori.

  • ligius

    Da una parte hai ragione, nel senso chi vive in città o vuole vivere in città, avrebbe dei seri problemi, ma chi decide di vivere in campagna no.
    Una casa in campagna in Italia in affitto la prendi già con 250 euro, io avevo una casetta in montagna che papgavo 200 al mese, 60 mq e un giardinetto piccolo.
    Cominci a coltivarti un orto, galline, qualche albero da frutta e sei a posto. Con internet e ebay magari riesci comprare quello che ti serve pagando poco, ti tieni allenato fisiamente e leggi bei libri 🙂