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PUO’ UN MARXISTA SALVARE IL CAPITALISMO IN EUROPA ?

DI JOHN T. HARVEY

forbes.com

Attenzione a non commettere errori: nonostante il nuovo Ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis, si auto-definisca un marxista (Confessions of an Erratic Marxist in the Midst of a Repugnant European Crisis), egli potrebbe rappresentare, allo stesso tempo, la speranza migliore perché l’Unione Europea ed il suo sottostante sistema capitalistico possano sopravvivere.

Per capire la ragione per cui quest’affermazione non è affatto contraddittoria, è necessario spiegare cos’è che Marx ha veramente detto.

La maggior parte delle persone associano il suo lavoro o con l’Unione Sovietica, o con il fatto che [in un sistema marxista] tutti dovrebbero condividere tutto. Nessuna delle due opinioni riesce finanche ad avvicinarsi [all’ideale marxista].

Quello che è successo in Russia nel 1917, innanzitutto, era in realtà solo un’estensione della tradizione autocratica del paese, con l’aristocrazia fondiaria che, semplicemente, condivideva i terreni con i contadini, o con loro membri selezionati. Era marxista “nel senso che era stata progettata da rivoluzionari che si consideravano marxisti” (Black 1957, p. 411).

Ed inoltre, se c’è comunque una qualche verità nel sostenere che [il marxismo] aveva immaginato un mondo in cui la distribuzione di ricchezza potesse essere ancor più ampia, questa, però, doveva essere il risultato naturale dell’evoluzione della società, piuttosto che uno specifico progetto o comunque una forma di costrizione. Questi concetti non rappresentano il marxismo e non riflettono le opinioni del nuovo Ministro delle Finanze greco.

Prima di spiegare quello che Marx ha veramente detto, permettetemi una prefazione: io non sono uno studioso di Marx. Ho conseguito, però, un “Dottorato di Ricerca” [Phd field] in “Storia della Dottrina Economica”, il che vuol dire che ho studiato i classici, da “Wealth of Nations” di Adam Smith alla “General Theory” di John Maynard Keynes, almeno quanto basta per passare il mio esame!

Il programma di studi comprendeva, naturalmente, il massiccio lavoro di Marx, “Il Capitale”, nel cui ambito egli ha cercato di definire, in modo attento e, spesso, con dettagli matematici, il funzionamento di un sistema capitalistico.

Una delle mie attuali aree di ricerca, inoltre, è sulle scuole contemporanee di pensiero. Il Neoclassicismo, ad esempio, ed inoltre la Scuola Austriaca, il Post-keynesismo, il Marxismo, l’Istituzionalismo ed il Femminismo. Mi son così formato un’idea su ciò che i marxisti moderni stanno scrivendo, in aggiunta a ciò che lo stesso Marx aveva detto.

Non c’è verso di poter offrire una spiegazione esauriente della teoria economica di Marx con un semplice post pubblicato su un blog, non è questo il mio obiettivo, che invece è quello di offrire uno spaccato sufficientemente ampio del suo lavoro, per poter far luce su quello che nella realtà la Grecia è in questo momento.

L’attenzione sarà focalizzata su quegli aspetti del marxismo che la gente trova più sorprendenti – o almeno quelli che hanno sorpreso me, quando ho cominciato a studiare per la prima volta la storia del pensiero economico, nel 1980!

• Marx era un ammiratore della teoria economica classica (Adam Smith ed i suoi seguaci). Invece che rigettarlo, egli adottò il loro quadro di riferimento su cui lavorò per poterlo estendere – ed esporre di conseguenza ciò che egli pensava fossero le loro logiche fallimentari, e le reali implicazioni di lungo termine.

• Marx era un ammiratore del capitalismo, un termine che egli stesso aveva coniato. Lo vedeva come un miglioramento, rispetto ai precedenti sistemi economici, e un importante motore di crescita tecnologica.

• Marx non pensava che il capitalismo fosse ingiusto. Egli scrisse, ad esempio, che “il plusvalore è di sua proprietà; non è mai appartenuto a nessun altro” – dove per “plusvalore” egli intende il profitto, e con “sua” si riferisce ad un generico capitalista (Marx 1867 [1977], p. 732).

• Il capitalismo, tuttavia, è imperfetto, nel senso che limita la libertà individuale, che è al centro del suo senso di giustizia. E’ qui, per inciso, che più è evidente l’incoerenza con il “marxismo” dell’Unione Sovietica. Quello che Marx più voleva era che le persone potessero essere libere di perseguire i loro sogni e raggiungere il loro vero potenziale, e non di essere sottoposte, nel suo nome [il marxismo], ad una schiavitù totalitaria.

• Il capitalismo, secondo Marx, limita la libertà in parecchi modi. A titolo di esempio, poiché per sopravvivere i lavoratori devono poter accedere ai mezzi di produzione, e considerando che i capitalisti possiedono i mezzi di produzione, questo pone i primi in una posizione indesiderata rispetto ai secondi.

Sì, [è vero] che il lavoratore ha libertà di scegliere un datore di lavoro piuttosto che un altro, ma questo equivale a consentire ad uno schiavo di poter scegliere tra le diverse piantagioni – egli resta comunque uno schiavo e non vi è alcun dubbio che non sarà retribuito in maniera commisurata al suo contributo. Succede la stessa cosa con il capitalismo.

In secondo luogo, le caratteristiche del capitalismo causano danni psicologici al lavoratore. Le persone dovrebbero essere libere di poter scegliere ciò che producono, di stabilire com’è che verrà utilizzato quel prodotto, di cooperare, piuttosto che competere, con i loro compagni di lavoro e decidere, infine, quali sono le competenze che vorrebbero sviluppare.
Marx pensava che questo è ciò che gli esseri umani avrebbero realmente voluto. Ma il capitalismo ci costringe a sottometterci alla volontà del capitalista in ciascuna di queste aree, sacrificando la nostra individualità e facendoci diventare l’ingranaggio di una macchina che crea profitti per il proprietario della fabbrica.

• Marx, tuttavia, sosteneva che, in quella fase della storia, tutto ciò rappresentava il meglio che si potesse fare. Il capitalismo era in linea con il livello tecnologico dell’epoca e, finché quest’ultimo non fosse progredito in modo sufficiente (il capitalismo, in effetti, incoraggia il progresso), non saremmo stati in grado di respingere la rigida e disumanizzante divisione del lavoro.

Parallelamente all’aumento della produttività, ogni persona sarebbe stata in grado di raggiungere un maggior grado di libertà. Mille anni fa lo stato dell’agricoltura era tale che la stragrande maggioranza degli “homo sapiens” non aveva altra scelta che fare l’agricoltore. Ma, non appena la tecnologia è migliorata, si sono ampliate di conseguenza le possibilità di scelta.

Siamo quindi più liberi, oggi, di quanto lo fossimo un millennio fa e Marx sosteneva che, in questo senso, il capitalismo rappresentava un passo in avanti nella creazione di una società libera. Gli aumenti della produttività, inoltre, sono uno stimolo che, in tempi successivi, ci avrebbe permesso di godere di una maggiore libertà.

• Per riassumere quanto detto fino a questo punto, libertà [secondo Marx] significa poter scegliere di vivere la nostra vita come meglio vogliamo e, nonostante il capitalismo costituisca, in questo senso, un miglioramento rispetto ai sistemi economici precedenti – ed anche se l’incoraggiamento al miglioramento della tecnologia pone le condizioni per una maggiore libertà futura – nel presente esso è ancora repressivo. I lavoratori sono costretti a quei percorsi che meglio servono le esigenze del capitalista, anche se con una maggiore libertà di scelta rispetto, ad esempio, al feudalesimo.
Per continuare nell’analogia, gli schiavi sono ancora schiavi, ma con la possibilità di poter scegliere tra le varie piantagioni e, forse, anche di competere tra di loro per le attività che offrono compensi migliori. I proprietari di schiavi li incoraggeranno, più o meno sinceramente, con l’idea che questo sistema è in realtà molto progressista, e funziona a vantaggio del loro miglior interesse.

Gli schiavi possono così essere tra i più grandi sostenitori del sistema, soprattutto se il proprietario di schiavi è in grado di offrir loro le opportune distrazioni: “panem et circenses”. Ma il sistema è indubitabilmente orientato verso il miglior interesse dei proprietari di schiavi.

• A queste condizioni è probabile che il capitalismo possa conseguire un grande successo, diffondendosi in tutto il mondo e in ogni angolo della nostra vita. Ma è il successo stesso del capitalismo che, secondo Marx, finirà con il creare problemi a sé stesso. I capitalisti perseguiranno attivamente l’utilizzo di tecnologie sempre più avanzate, che permettono un risparmio di manodopera, al fine di aumentare i profitti. Anche se questo, nel breve periodo, può essere un successo, nel lungo periodo il vantaggio va a perdersi, perché sarà copiato dagli altri capitalisti.

Gli effetti collaterali di questo processo sono l’aumento dei livelli di disoccupazione, salari sempre più bassi, aumento nella disparità dei redditi ed infine un tasso di profitto minore – c’è comunque una qualche polemica, tra i marxisti, sugli specifici processi che sono coinvolti ma, visto che portano tutti allo stesso luogo, non vi faccio perder tempo a descriverveli.

Il capitalismo diventa sempre più instabile man mano che la domanda di beni e servizi – la fonte ultima dei profitti – va ad asciugarsi. Subisce una serie di crisi che possono portare alla sua scomparsa e al naturale passaggio della società in una successiva fase della storia: il socialismo. Si noti che Marx scrisse estremamente poco sia su quest’ultimo che sul comunismo. La stragrande maggioranza dei suoi scritti riguarda il capitalismo.

Come ho detto in precedenza, io non sono uno studioso di Marx, ma spero che i miei sketches sulla sua economia siano ragionevolmente accurati. Sono abbastanza sicuro che essa sia più aderente a come io l’ho descritta, rispetto a quanto la concezione popolare vorrebbe che fosse, e ho il forte sospetto che [Marx] sia molto meno “radicale” di quanto la maggior parte delle persone sia disposta a credere.

Indipendentemente da quello che alcuni dei suoi seguaci hanno fatto, la sua preoccupazione principale era la libertà. Il suo atteggiamento verso il capitalismo, inoltre, era molto più complesso di quanto la maggior parte delle persone abbia capito. Il capitalismo rappresenta un progresso nella storia dell’umanità, ma limita la nostra libertà, e quest’aspetto è intrinsecamente portatore di instabilità.

Per coloro che vogliono capire quello che, in questo momento, sta succedendo in Grecia, la mia è una caratterizzazione molto più utile di quella che viene convogliata dalle dichiarazioni sensazionalistiche della stampa popolare. Yanis Varoufakis non ha intenzione di nazionalizzare l’industria o di distribuire forconi per espropriare gli espropriatori.

La grande ironia è che, nei fatti, invece di mettere il capitalismo in ginocchio, sembra che Varoufakis speri di salvarlo (i marxisti, dopo tutto, credono che il sistema generi da solo sia la propria instabilità che la propria crisi, senza bisogno d’aiuto da parte di chiunque altro!). Non è evidente che il collasso dell’UE, e una frammentazione dell’Europa, possa far bene a qualcuno, in questo momento.

Le tensioni etniche sono in aumento, i gruppi neo-nazisti e di estrema destra stanno diventando sempre più popolari, mentre la disoccupazione continua ad aumentare. Il caos economico e finanziario non invertirà queste tendenze. E’ probabile, piuttosto, che le acceleri.

Allo stesso tempo, però, Varoufakis crede (giustamente, a mio avviso – si veda: What The EU Can Learn From The National Football League) che il sistema, per come esso è attualmente concepito – con i paesi periferici intrappolati in un ciclo costituito dall’aumento sia del debito che della depressione – è insostenibile, e che si concluderà con quello stesso caos economico e finanziario che gli altri pensano egli stia cercando di creare.

Volete distruggere l’UE e il capitalismo europeo per vedere il ritorno del totalitarismo? Mantenete lo status quo, con la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e la Spagna che affondano nel buio più profondo e nella disperazione.
Volete salvarlo? Assicuratevi che sia sostenibile, che incorpori qualche mezzo per la reintroduzione di quella spesa che i tedeschi, insieme ad altri, stanno drenando con il loro surplus commerciale (per una spiegazione sul perché il sistema attuale sia instabile, si può vedere: What The EU Can Learn From The National Football League). E’ questo l’obiettivo di Varoufakis.

La grande ironia, in tutto questo, è che quelli che più probabilmente romperanno il sistema sono gli stessi “poteri forti”. Se UE, FMI, BCE, e i paesi “core” porteranno avanti la loro linea dura, rifiutandosi di negoziare, sarà proprio la loro intransigenza la principale responsabile della conseguente crisi del capitalismo, non la presunta radicalità di Varoufakis. I capitalisti faranno meglio a sperare che gli sforzi del marxista per convincerli abbiano successo.

John T. Harvey

Fonte: www.forbes.com

Link: http://www.forbes.com/sites/johntharvey/2015/02/02/can-marxist-save-capitalism/

2.02.2015

Traduzuione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCO

Pubblicato da Davide

  • Affus

    quindi se lo schiavo , alla fin fine , ha lo stesso desiderio del capitalista ,che può fare del lavoro ciò che vuole e come vuole poiché ha il capitale e i mezzi, alla fine che differenza c’è tra i due ?  Se il capitalista ha la libertà perché ha i mezzi e il potere economico , mentre l operaio non ha la libertà perché  non ha i soldi , alla fine è solo una questione economica di eguaglianza tra i due , non di sistema politico e di fine .   Tanto è vero che se l operaio guadagna bene , se ne fraga di avere i mezzi e il capitale !!!     Ecco perchè il marxismo è un  sistema capitalista mancato  che offre un’ illusione di giustizia sociale impoverendo tutti , perché ruba a tutti il plusvalore e  con esso la libertà di fare del lavoro quello che si vuole  , organizzarlo come si vuole .  Il marxismo tenta di eliminare con un finto ugualitarismo , ingiusto e oppressivo, la legge della giungla costituita dalle varie individualità messe sul mercato, ma non ci riesce perché con le favole  e l utopia non si va da nessuna parte . Poniamo che tutti popoli della terra fossero ugualitari , alla fine ci sarebbe lo scontro tra ugualitari e la legge della giungla tra gli ugualitari per dominare il pianeta terra .Amen .

  • adriano_53

    FORBES che spiega il marxismo: più o meno come un cieco che spiega Guernica ad un altro cieco.
    Detto questo, è possbile concordare con questo: "Se UE, FMI, BCE, e i paesi “core” porteranno
    avanti la loro linea dura, rifiutandosi di negoziare, sarà proprio la
    loro intransigenza la principale responsabile della conseguente crisi
    del capitalismo, non la presunta radicalità di Varoufakis".
     

  • Eshin

    Ma di questo fatto non si parla mai!?

    Un articolo datato…
    La Grecia è piena di gas e petrolio

    La Grecia avrebbe tanto petrolio e gas (lo sapevano già i nazisti) da ripagare il debito e vivere di rendita alla faccia di Germania e UE. Se così fosse (lo è senz’altro, in parte), allora la crisi greca va letta in un’altra maniera?

    petrolio israele.jpg [lapulcedivoltaire.blogosfere.it] 
    Come  ho scritto già nel 2007 [lapulcedivoltaire.blogosfere.it], oppure  come ho riscritto anche in seguito tra i primi [lapulcedivoltaire.blogosfere.it] in Europa, nel bacino del Mediterraneo orientale ci sono immense quantità di gas e petrolio. Avevo detto subito che ciò rischiava di rovesciare il mondo come lo conoscevamo.

    Israele ha compiuto i survey nelle proprie acque territoriali (ci sono riserve anche sulla terra ferma…) con la company texana Noble energy. Le stime parlano di 450 miliardi di metri cubi di gas.

    La scoperta -scrive  Frederick William Engdahl [www.voltairenet.org] ha rovesciato una volta di più le sue precedenti convinzioni di  credente nella teoria del picco del petrolio [en.wikipedia.org]: gli idrocarburi non sono affatto prossimi alla fine. Per esempio "il solo giacimento Leviathan basterebbe a tutto il fabbisogno energetico israeliano per un secolo". 
    Dopo Israele, in tutta l’area sono iniziate indagini nei fondali marini. Oggi la USGS valuta in 9700 miliardi di metri cubi di gas e in 3,4 miliardi di barili di petrolio il totale del bacino sudorientale mediterraneo.
    Engdahl aggiunge i dati di confronto: il bacino siberiano occidentale -il più grande al mondo- vale 18.200 miliardi m3. Quello di Rub Al-Khali (Arabia e Yemen) 12.062 miliardi di m3. Quello di Ghawar (est Arabia) 6.427 milliardi. Quello di Zagros contiene 6003 miliardi di metri cubi.

    Il gas greco
    Già da anni si parlava di gas e petrolio nel mare della Grecia (nell’Egeo, dove già i nazisti ficcarono le trivelle). A fine 2010 gli studi condotti hanno preventivato la presenza di 22 miliardi di barili nel mar Ionio (e in Italia?) più altri 4 miliardi nel nord dell’Egeo. Si noti che il Brasile, con la scoperta di meno di 20 miliardi di barili è diventato ufficialmente un produttore petrolifero mondiale. Si noti inoltre che finora mancano i survey sul sud dell’Egeo e sulla zona di Creta. I calcoli hanno portato a una valorizzazione degli idrocarburi greci pari a 9000 miliardi di dollari.

    Come ognuno può immaginare, ciò rovescia completamente l’outlook della Grecia, e getta qualche ombra allarmante sulle cause geopolitiche della crisi finanziaria di Atene. David Hynes, esperto in risorse petrolifere francese valuta che in 25 anni il debito greco potrebbe sparire, con un surplus di 300 miliardi di euro. 

    Engdahl ipotizza quindi uno scenario complottista. Va tuttavia detto che a) il gas e il petrolio ci sono davvero (ma è da verificare meglio la quantità); b) c’è un grande accorrere al capezzale (o al capezzolo) greco: "Fondo Monetario e Germania chiedono la privatizzazione dei porti e delle aziende di Stato, incluse quelle del petrolio (la DEPA dovrebbe privatizzarsi al 65%)". Ciò ha motivi serissimi nella serissima crisi greca, ma…

    E’ strano che la Grecia non abbia ancora (a differenza di Cipro, mentre Libano e Israele si sono affidati all’Onu per il contenzioso sui confini marini) dichiarato i giacimenti parte  della propria ZEE [lapulcedivoltaire.blogosfere.it] (Zona Economica Esclusiva). Lo ZEE infatti conferisce diritti esclusivi alla nazione titolare.
    Uno degli ostacoli principali è in effetti la Turchia, storico nemico e colonizzatrice della Grecia fino al 1800. La Turchia ha bloccato Cipro e fa serissime minacce anche ad Atene. Ma ad Atene è volata Hillary Clinton, proponendo una condivisione dello sfruttamento del mare tra tutte le nazioni dell’area dell’Egeo. Ciò avveniva un anno fa, e con la Clinton c’era Richard Morningstar, suo consulente per l’energia nel Medio Oriente. Morninstar e Matthew Bryza sono stati gli artefici della guerra delle pipeline con la Russia. Un punto a favore degli USA è stato il BTC, che da Baku e Tiblisi sbocca a Ceyhan in Turchia. Una sconfitta è (per ora?) Nabucco, schiacciato dal gasdotto South Stream italiano-russo (e anche francese). Scrive Engdahl che Bill Clinton è lobbysta della Noble Energy, che avrebbe la parte del leone nello sfruttamento dell’Egeo.

    Israele progetta di costruire un gasdotto che attraverso Cipro raggiunga la Grecia e l’Europa, dando una mazzata al dominio russo sui rifornimenti russi all’Europa. Secondo gli Usa, ciò dovrebbe svolgersi "in armonia" con la Turchia. Se invece dall’armonia si passasse alla competizione, si vedrebbe la Turchia "costretta" a scivolare verso Mosca, con uno scenario denso di conflittualità non soltanto verbale.

  • PietroGE

    Perché solo noi non troviamo mai nulla nel Mediterraneo? Anzi che dico! noi troviamo un sacco di roba, solo che non è né gas né petrolio, sono i barconi con i disperati.

  • PietroGE

    Siamo alle solite : l’URSS è fallita perché non era abbastanza comunista, Hitler ha fallito perché non era abbastanza nazista e i democristiani sono (quasi) scomparsi perché non erano abbastanza malfattori.

    Anche io ho letto il (primo libro del) Capitale. Una teoria economia dove non c’è la legge della domanda e dell’offerta è una barzelletta. La sensazione che si ha leggendo è che a Marx non interessasse minimamente la giustezza della sua teoria economica, era solo un mezzo per realizzare la sua idea messianica di  pseudo liberazione. In sostanza uno strumento di potere. Giustamente, Lenin lo ha così interpretato e lo ha messo in pratica nell’unico modo possibile per metterlo in pratica : la dittatura SUL proletariato. Le conseguenze sono note.

    Consiglierei a Forbes di lasciare il marxismo nella pattumiera della storia.

  • geopardy
    Chiedo profondamente scusa per tutti quegli imbecilli che per un secolo e mezzo non hanno capito la barzelletta di Marx, me compreso (altro che carabinieri).
    Mi sento proprio un’idiota a non aver capito prima, che di un’opera bastasse leggere la prefazione.
  • Georgejefferson

    La legge della domanda e offerta e’ un fatto, ma non e’ ne naturale, ne divino. E’ un costrutto storico e sociale. Che sia naturale in senso scientifico (e determinista quindi religioso) e’ solo un mito.

    Di naturale c’e’ il bisogno di abitare / vestirsi / mangiare. Il resto e’ artificio (puo essere legittimo in parte), come artificio l’innovazione tecnologica che toglie dal sistema sacche di domanda (le macchine non consumano).

    Se gli strozzini che hanno accumulato il capitale nei secoli col sangue e alle spalle di miliardi di persone non rilasciano parzialmente quel capitale "a gratis" la domanda uno puo anche "immaginarla" come naturale, di fatto cala sempre di piu. E questo perche esiste il monopolio della moneta, sempre piu "pro domo loro".

  • PietroGE

    Il primo libro del Capitale contiene l’essenza della "teoria" economica marxista. Comprende,tra le altre cose, una bella analisi della situazione sociale , disastrosa, del primo capitalismo e delle conseguenze sociali dello sfruttamento. Si fosse limitato a questo, il Capitale sarebbe stato un grande libro di denuncia delle condizioni  di lavoro in Europa. Purtroppo Marx ha voluto introdurre una teoria economica fumosa e incomprensibile, la cui applicazione, nei Paesi del socialismo reale ha portato al disastro che conosciamo. Il mio sospetto è che non gli importasse niente della teoria economica.

  • PietroGE

    La legge della domanda e dell’offerta è il meccanismo che genera i prezzi dei prodotti, è quindi una parte essenziale di qualunque teoria economica.

    L’innovazione tecnologica non è artificio, è la componente che ha permesso di migliorare le condizioni di lavoro facendo fare alle macchine i lavori più pericolosi. Le macchine non consumano come i consumatori, però bisogna sempre costruirle e quindi il lavoro ha bisogno di personale sempre più qualificato. Il risultato dell’impiego di macchine è l’aumento della produttività che a sua volta è la base per un aumento salariale non inflattivo, capace cioè di aumentare il poter d’acquisto di chi lavora.

  • gobborosso

    Quante parole su Marx e sul Marxismo.

    Definirsi marxisti ha significato molte volte e in varie epoche anche estrapolare opportunisticamente dalle teorie e dagli insegnamenti di Marx ciò che in quel momento storico era utile alle necessità propagandistiche di una determinata e interessata visione politica.
    Forse anche per questo lo stesso Marx ebbe a dire: "Quanto a me, io non sono marxista".
    Nel suo "Critica al programma di Gotha" evidenzia e chiarisce il senso, il significato e le finalità rivoluzionarie delle sue elaborazioni.

    Engels, che conosceva come nessun altro Marx e del quale è stato per lunghi anni un suo valente collaboratore e coautore di tanti testi, così lo descrive nell’orazione funebre in occasione della morte:

    «ll 14 marzo, alle due e quarantacinque pomeridiane, ha cessato di pensare la più grande mente dell’epoca nostra. L’avevamo lasciato solo da appena due minuti e al nostro ritorno l’abbiamo trovato tranquillamente addormentato nella sua poltrona, ma addormentato per sempre.

    Non è possibile misurare la gravità della perdita che questa morte rappresenta per il proletariato militante d’Europa e d’America, nonché per la scienzastorica. Non si tarderà a sentire il vuoto lasciato dalla scomparsa di questo titano.

    Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana cioè il fatto elementare, sinora nascosto sotto l’orpello ideologico, che gli uomini devono innanzi tutto mangiare, bere, avere un tetto e vestirsi, prima di occuparsi di politica, di scienza, d’arte, di religione, ecc.; e che, per conseguenza, la produzione dei mezzi materiali immediati di esistenza e, con essa, il grado di sviluppo economico di un popolo e di un’epoca in ogni momento determinato costituiscono la base dalla quale si sviluppano le istituzioni statali, le concezioni giuridiche, l’arte e anche le idee religiose degli uomini, e partendo dalla quale esse devono venir spiegate, e non inversamente, come si era fatto finora.

    Ma non è tutto. Marx ha anche scoperto la legge peculiare dello sviluppo del moderno modo di produzione capitalistico e della società borghese da esso generata. La scoperta del plusvalore ha subitamente gettato un fascio di luce nell’oscurità in cui brancolavano prima, in tutte le loro ricerche, tanto gli economisti classici che i critici socialisti.

    Due scoperte simili sarebbero più che sufficienti a riempire una vita. Fortunato chi avesse avuto la sorte di farne anche una sola. Ma in ognuno dei campi in cui ha svolto le sue ricerche — e questi campi furono molti e nessuno fu toccato da lui in modo superficiale — in ognuno di questi campi, compreso quello delle matematiche, egli ha fatto delle scoperte originali.

    Tale era lo scienziato. Ma lo scienziato non era neppure la metà di Marx. Per lui la scienza era una forza motrice della storia, una forza rivoluzionaria. Per quanto grande fosse la gioia che gli dava ogni scoperta in una qualunque disciplina teorica, e di cui non si vedeva forse ancora l’applicazione pratica, una gioia ben diversa gli dava ogni innovazione che determinasse un cambiamento rivoluzionario immediato nell’industria e, in generale, nello sviluppo storico. Così egli seguiva in tutti i particolari le scoperte nel campo dell’elettricità e, ancora in questi ultimi tempi, quelle di Marcel Deprez.

    Perché Marx era prima di tutto un rivoluzionario. Contribuire in un modo o nell’altro all’abbattimento della società capitalistica e delle istituzioni statali che essa ha creato, contribuire all’emancipazione del proletariato moderno al quale egli, per primo, aveva dato la coscienza delle condizioni della propria situazione e dei propri bisogni, la coscienza delle condizioni della propria liberazione : questa era la sua reale vocazione. La lotta era il suo elemento. Ed ha combattuto con una passione, con una tenacia e con un successo come pochi hanno combattuto. La prima "Rheinische Zeitung " nel 1842, il "Vorwàrts ! " di Parigi nel 1844, la "Deutsche Brùsseler Zeitung " nel 1847, la "Neue Rheinische Zeitung " nel 1848-49, la "New York Tribune " dal 1852 al 1861 e, inoltre, i numerosi opuscoli di propaganda, il lavoro a Parigi, a Bruxelles, a Londra, il tutto coronato dalla grande Associazione internazionale degli operai, ecco un altro risultato di cui colui che lo ha raggiunto potrebbe esser fiero anche se non avesse fatto nient’altro.

    Marx era perciò l’uomo più odiato e calunniato del suo tempo. I governi, assoluti e repubblicani, lo espulsero, i borghesi, conservatori e democratici radicali, lo coprirono a gara di calunnie. Egli sdegnò tutte queste miserie, non prestò loro nessuna attenzione, e non rispose se non in caso di estrema necessità. E’ morto venerato, amato, rimpianto da milioni di compagni di lavoro rivoluzionari in Europa e in America, dalle miniere siberiane sino alla California. E posso aggiungere, senza timore: poteva avere molti avversari, ma nessun nemico personale.

    « Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera! »

    E come non citare Lenin, all’inizio del suo purtroppo dimenticato "Stato e rivoluzione":

    «Accade oggi alla dottrina di Marx quel che è spesso accaduto nella storia alle dottrine dei pensatori rivoluzionari e dei capi delle classi oppresse in lotta per la loro liberazione. Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con incessanti persecuzioni; la loro dottrina è stata sempre accolta con il più selvaggio furore, con l’odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e di diffamazioni. Ma, dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli, per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a "consolazione" e mistificazione delle classi oppresse, mentre si svuota del contenuto la loro dottrina rivoluzionaria, se ne smussa la punta, la si avvilisce. La borghesia e gli opportunisti in seno al movimento operaio si accordano oggi per sottoporre il marxismo a un tale "trattamento". Si dimentica, si respinge, si snatura il lato rivoluzionario della dottrina, la sua anima rivoluzionaria. Si mette in primo piano e si esalta ciò che è o pare accettabile alla borghesia. Tutti i socialsciovinisti – non ridete! – sono oggi "marxisti". E gli scienziati borghesi tedeschi sino a ieri specializzati nello sterminio del marxismo, parlano sempre più spesso di un Marx "nazionaltedesco" che avrebbe educato i sindacati operai, così magnificamente organizzati per condurre una guerra di rapina!».

  • Georgejefferson

    Te lo ripeto, dato che non hai capito. La legge della domanda e offerta e’ un costrutto storico e sociale. Opera dell’uomo se ti e’ piu chiaro. Non e’ una legge naturale in senso scientifico e determinista,non e’ un "meccanismo automatico" quella e’ credenza religiosa.

    Le macchine tolgono lavoro umano, ma i frutti non vengono condivisi e quindi la domanda resta artificialmente soppressa gradualmente man mano che i lavoratori non vengono sostituiti da altri

    Senza l’intervento politico in progressivita delle tasse a redistribuire in lavori sociali il capitale ,parzialmente …vige la liberta assoluta del capitalista che nel lungo termine cade per mancanza di domanda/commesse.Un macchinario nuovo dove lavoro da 2 mln di euro ha tolto di mezzo 3 lavoratori su 9. Chiaro esempio di innovazione, sono per alcuni nel breve termine.Ma quella innovazione deriva da un contesto storico e sociale derivante da meriti imprenditoriali (non lo metto in dubbio anche se non sempre) MA NON SOLO, anche la comunita che mette a disposizione strade,scuole,polizia,infrastrutture ecc..insieme al corso storico di lavoro dei lavoratori.

    Non sono contro l’innovazione a prescindere, sono contro il suo uso strumentale a danno dei tanti. 

  • Georgejefferson

    L’innovazione tecnologica e’ un artificio nel senso che e’ opera dell’uomo, non nel senso "artificio uguale falso e brutto".Dimostra che "non e’ opera dell’uomo" ,di questo parliamo, non c’e’ un dio che decide meccanicamente la natura dell’uomo senza libero arbitrio, quella e’ fede religiosa

  • furibondius

    dirò di più, la cosidetta legge della domanda e dell’offerta è un ricatto, una speculazione sui bisogni. Hai sete? Aumento il prezzo dell’acqua. Trattasi di crimine, giustamente condannato, e proibito, dal comunismo. 

    Ciapa!
  • Georgios

    Complimenti per aver
    ricordato ed attualizzato queste importanti memorie.

    Varoufakis un marxista…
    (!)

    C’è qualche parola oltre il ridicolo da usare a proposito?

  • lanzo

    @Eshin

    Attenzione !
    Il Messico, per sfruttare le proprie risorse petrolifere cadde dalla padella alla brace.
    Estrarre petrolio costa un sacco, non e’ che fai un buco con una trivella e l’oro nero si trasforma in dollari sonanti.  La Grecia non ha ne’  i soldi ne la tecnologia per estrarre il petrolio, per non parlare delle raffinerie et cetera.
    Il Messico  si indebito’ fino al collo con le solite compagnie petrolifere (che avevano il know how) il prezzo del petrolio ando’ pure giu’ ed alla fine gli rimasero solo le briciole che  finirono alla elite messicana, di certo non ai poveracci che continuano ad emigrare illegalmente negli USA.