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ORIGINE E DESTINO DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E FINANZIARIA

DI ADRIAN KUZMINSKI

cluborlov.blogspot.it

La rivoluzione industriale ha plasmato il mondo moderno. Prima che decollasse alla fine del XVIII secolo, la maggior parte delle persone in Europa e nel mondo vivevano in modo sostenibile utilizzando risorse rinnovabili in società tradizionali. Tale energia limitata era disponibile grazie al vento (barche a vela, mulini a vento), all’acqua (ruote idrauliche),al legno ( caminetti e stufe per scaldare o cucinare) e alla forza dei muscoli (il lavoro degli uomini o degli animali). Non c’era elettricità, pochissimi o nessun macchinario pesante, niente medicina moderna, praticamente senza elettrodomestici o altri dispositivi che facevano risparmiare lavoro, nessuna telecomunicazione. Viaggiare era lento e faticoso. Quasi tutto doveva essere fatto a mano con una tecnologia semplice. I tassi di morte e di nacita erano elavati, principalmente a causa della mortalità infantile.

Immaginate un mondo senza combustibili fossili o elettricità e cominciate ad avvicinarvi a quello che doveva essere. La vita era più semplice, più naturale, ancorata alle conoscenze della saggezza tradizionale e affidata alle tanto denigrate erbe naturali; certamente mancava lo stress associato alla vita moderna. I riti e il senso della comunità erano forti; la maggior parte delle persone erano integrate in una fitta rete di relazioni sociali.

Il divario tra allora e adesso è enorme. Per tutti coloro che vivono 250 anni fa Il nostro mondo di oggi sarebbe stato o il frutto di una una totale e inimmaginabile fantasia o un incubo.

La domanda è: come siamo arrivati da lì a qui?

La maggior parte delle spiegazioni sulla rivoluzione industriale e, di conseguenza sull’origine del mondo moderno, mancano il bersaglio. Invocano cause presunte, come lo sviluppo della scienza, l’innovazione tecnologica, la stabilità politica e l’uso di combustibili fossili, a cominciare con il carbone.

Nessuno di questi fattori, da soli o in combinazione, fornisce una spiegazione plausibile. Tutti loro erano presenti in altri punti in passato, e non hanno portato a una rivoluzione industriale.

Il mondo antico, soprattutto coi Greci, probabilmente ha avuto una rivoluzione scientifica, così come ha avuto una notevole innovazione tecnologica e, sotto i monarchi Ellenici e i Romani, la stabilità politica; Tuttavia non si è verificata nessuna rivoluzione industriale. Il potenziale riguardo i combustibili fossili è stato pure presente (nella storia passata, Ndt). La Cina, in vari momenti della sua lunga storia, ha sperimentato le stesse condizioni favorevoli; ma, ancora una volta, nessuna rivoluzione industriale si è verificata. Forse anche l’India e il mondo arabo (hanno avuto le stesse condizioni favorevoli, Ndt).

Queste condizioni si sono verificate anche nella Gran Bretagna nel XVIII secolo, ma questa volta la rivoluzione industriale si è verificata.

Qual è stata la differenza?

Io sostengo che il fattore chiave, presente alla fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo in Inghilterra ed assente nelle precedenti situazioni, è stato la presenza di un ampio sistema finanziario istituzionalizzato basato sul debito. Per la prima volta nella storia del mondo è stato possibile accedere a crediti di grandi dimensioni per finanziare imprese pubbliche e private.

Questa “rivoluzione finanziaria” è stata raramente notata, e ancor più raramente, scusate il gioco di parole, accreditata. Il classico lavoro sul tema, “La rivoluzione finanziaria in Inghilterra: uno studio nello sviluppo di credito pubblico, 1688-1756” scritta da P.G.M. Dickson (1967) rimane ignorata dalla letteratura.

Il credito, per essere chiari, ha lungamente preceduto la rivoluzione finanziaria. Un recente libro popolare di David Graeber “Il debito: i primi 5000 anni” ha tracciato la storia del credito sin dai tempi delle economie dei tempio nelle città stato dei Sumeri.

Ma il tipo tradizionale di credito che Graeber descrive era molto limitato. I prestiti commerciali erano erogati generalmente per finanziare progetti affidabili e relativamente ridotti; per esempio il finanziamento in contanti della semina o di una spedizione commerciale. Inoltre solitamente dovevano essere in metalli preziosi difficili da reperire.

Ancora più importante il fatto che i prestiti tradizionali di questo tipo dipendevano dal trovare i relativamente pochi potenziali creditori che avevano già accumulato risparmi per poter finanziare il prestito. Oggi è ancora opinione diffusa che il denaro prestato dalle banche proviene dai risparmi depositati in quelle banche, come si presume che il denaro preso in prestito da un amico o un parente provenga dai risparmi o ricchezza che già possiedono. Ma non è così.

La rivoluzione finanziaria in Inghilterra, più di 300 anni fa, ha notevolmente superato questi limiti ampliando la portata e la funzione del credito. Per fare ciò ha instituito un sistema di credito indipendente del risparmio e delle risorse presenti istituzionalizzando il processo di creazione di denaro “dal nulla”.

Bisogna raccontare un po’ di storia per capire questa storica rivoluzione finanziaria che non viene insegnata nelle nostre scuole.

Furono gli orafi Londinesi del XVII secolo che intrapresero il primo passo. I clienti depositavano oro (dagli orafi, Ndt) per custodirlo in modo sicuro, in cambio ricevevano certificati di riscatto. Gli orafi scoprirono che solo pochi clienti avrebbero riscattato i loro depositi in un qualsiasi momento. Questo gli ha permesso di rilasciare più certificati (come prestiti) dell’oro veramente posseduto per poterli riscattare tutti.

Questa nuova espansione, o leva, della massa monetaria (più certificati in circolazione rispetto all’oro reale che li sostengono) è diventata nota col nome di riserva frazionaria.

Si noti che non c’è nulla che sostenga questo nuovo denaro supplementare a parte la fiducia nella capacità presunta dei mutuatari di rimborsare nei tempi stabiliti. Si è creato solo sulla base di questo presupposto degli istituti di credito. I mutuatari hanno improvvisamente avuto nuovi soldi da spendere, denaro che non esisteva e che non era stato coniato, guadagnato o risparmiato da qualcuno. Si tratta né più né meno di un pezzo di carta sostenuto da una corrispondente entrata contabile nel libro del creditore.

Sebbene questo passo fosse stato importante, gli orafi rimasero proto-bancari privati, limitati dai depositi che avrebbero potuto attrarre. Essi erano vulnerabili alla “corsa alla banca”; massici e improvvisi prelievi da parte dei depositanti che non gli rendevano possibile (agli orafi, Ndt) ripagare l’oro come promesso, lasciandoli quindi insolventi. Il denaro creato dal nulla, in sostanza così come in una truffa, può facilmente scomparire nel nulla non appena la fiducia vacilla.

Questo problema è stato esacerbato dall’insistenza di Carlo II a richiedere sempre maggiori finanziamenti per condurre le sue campagne militari che non poteva ripagare. Un importante default dalla monarchia, verificatosi nel 1671, gettò fuori dal mercato molti orafi e altri prestatori di denaro. Questo modello era tipico della prima finanza moderna: i monarchi prendevano in prestito grandi somme per finanziare le loro guerre di conquista senza avere sufficiente reddito da imposte e tenute reali per ripagarli.

Una risposta geniale e fatidica a questa instabilità finanziaria è avvenuta con la fondazione della Banca d’Inghilterra nel 1694. Un gruppo di circa 1500 investitori ha accettato di assumere il debito del re, ribattezzato “debito pubblico”, in cambio del monopolio sul diritto a emettere le proprie note di credito (prestiti) al pubblico garantite dal rimborso affidabile del debito del governo attraverso la tassazione. Queste note, che in seguito divennero note come le libre britanniche, presto iniziarono a circolare nel paese come moneta.

Questa moneta in forma di debiti era ancora in ultima analisi denominata in metalli preziosi, ma la presenza dell’imprimatur reale, sostenuta dal potere dello Stato di rispettare gli obblighi attraverso la tassazione forzata; tutto ciò ha reso l’indebitamento “buono come l’oro” per i creditori.

Da quando questo sistema ha preso piede, nessuno sembrava porsi la più ovvia e importante domanda: perché a un gruppo d’investitori privati è stata concessa la licenza senza precedenti per l’automatico rimborso dei crediti attraverso le tasse dei contribuenti e, se necessario, il definitivo salvataggio delle proprie note private (prestiti, che sono stati autorizzate a funzionare come valuta soppiantando i metalli preziosi?

Dal momento che il potere dello Stato di tassare i suoi cittadini si basa su un diritto perpetuo, ne consegue che eventuali prestiti privati garantiti da entrate fiscali possono essere emesse e riemesse in perpetuo. Il risultato è stato un debito nazionale perpetuo utilizzato per eseguire il backup perpetuo del prestito privato.

Ma i banchieri privati hanno subito fatto un’ulteriore passo, sfruttando appieno il principio della riserva frazionaria degli orafi: hanno provveduto a prestare ben oltre l’importo effettivo del debito pubblico presente sui loro libri contabili. Così, solo una frazione del “denaro” che hanno generato dal nulla era formalmente sostenuto dalle tasse del contribuente.

Il che porta a un’altra domanda molto importante che non è stata molto discussa, né allora né adesso:

Che cosa succede se decade la fiducia, ci sono corse agli sportelli e si scopre che le garanzie del governo sono insufficienti?

La risposta moderna a questa domanda è … salvataggi; si scopre che il contribuente è agganciato all’amo non solo per quanto riguarda il debito pubblico, ma per tutta l’emissione del debito privato.

Ma non è tutto. Non solo questi prestiti privati erano garantiti dal potere della tassazione dello Stato, ma i banchieri emittenti approfittarono del rilassamento dei divieti tradizionali sull’usura. Questo ha permesso loro di far pagare tanto interesse su questi prestiti tanto quanto il mercato avrebbe sopportato. In altre parole, sono stati in grado di scremare un generoso profitto per se stessi semplicemente in virtù di emissione di moneta che essi soli erano autorizzati a creare liberamente!

Suona stravagante? Scommetti! ? Eppure questa è l’essenza della rivoluzione finanziaria che Alexander Hamilton, uno dei suoi ammiratori, ha chiamato con precisione “il sistema inglese” e che rimane tutt’ora la base del nostro sistema finanziario.

In che modo tutto questo spiega la rivoluzione industriale? Pensate in questo modo: per la prima volta nella storia una diffusa facilità di credito ragionevolmente sicuro si è resa disponibile: sostenuta dallo Stato e priva dei peggiori rischi in precedenza a carico di singoli istituti di credito come gli orafi o precedenti banchieri famigliari come i Medici o i Fugger. Questo ha fatto una grande differenza: i mutuatari che potevano attingere a questo nuovo credito si sono trovati con i mezzi per investire in metodi di produzione modernizzato, diventando più redditizi e superando i loro concorrenti.

Questo è accaduto inizialmente in agricoltura, con il miglioramento dei terreni fondiari e si è poi diffuso alla produzione industriale. Anche se questi nuovi prestiti dovevano essere rimborsati con interessi che erano comunemente a tassi usurari, i benefici dei miglioramenti realizzati fatti con i prestiti erano comunque redditizi sia per i mutuatari che per i finanziatori.

Per la prima volta nella storia, è stato possibile in modo sistematico e affidabile prendere in prestito contro il futuro, scommettendo che il futuro sarà sempre più grande, migliore e più ricco, rendendo perpetuamente possibile emettere sempre più debito con cui rinnovare il debito precedente. Questo è ciò che ha reso costante la crescita economica attraverso l’investimento in metodi di produzione innovativi: in breve ha reso la rivoluzione industriale possibile.

Tutto ciò porta a un’altra domanda molto importante che non è stata molto posta: cosa succede quando si scopre che il futuro non sarà più grande, migliore e più ricco perché le risorse essenziali sono state esaurite?

La risposta moderna a questa domanda, che ci stiamo ponendo ora, è questa: il collasso finanziario, economico e politico.

Ma stiamo correndo avanti troppo velocemente. Ricordate che il prezzo da pagare per l’industrializzazione era l’interesse praticato sul denaro preso in prestito. Ciò significa che un’impresa, se finanziata da denaro preso in prestito, doveva crescere per compensare il creditore nonché rimborsare il capitale. A poco a poco le industrie tradizionali che non crescevano (steady-state, stato stazionario. Ndt) sono state distrutte dai loro concorrenti industriali più produttivi o sono state finanziarizzate ponendosi sul sempre più veloce tapis roulant del debito.

Albert Bartlett e Chris Martenson, tra gli altri, hanno elaborato in modo malthusiano l’idea che l’economia moderna funziona secondo il principio di auto-distruzione della crescita esponenziale.

Ma ancora altre domande rimangono: perché la crescita economica esponenziale ha preso piede ed è proseguita negli ultimi 250 anni? Si scopre che la crescita esponenziale ha un fattore di forza molto preciso: i tassi di interesse usurari praticati dal nuovo sistema finanziario creato dalla rivoluzione finanziaria.

In pratica l’uso del denaro preso in prestito a interesse ha creato qualcosa che non esisteva in precedenza: un motivo convincente per crescere economicamente. Una volta che i tradizionali scambi reciproci, le più o meno economie stazionarie (steady-state), sono state sostituite con l’uso del credito in prestito ad interesse si è reso necessario andare sempre più avanti: si doveva guadagnare di più da qualsiasi scambio rispetto ai rivali per fare profitto e pagare gli interessi al creditore.

Per la prima volta nella storia un fatidico imperativo per la crescita e lo sfruttamento è stato istituzionalizzato nell’economia. Il credito usurario è quello che ha generato il cambio di marcia delle economie costringendo i mutuatari a sfruttare sia le persone sia le risorse naturali di gran lunga al di là di ciò che è stato consentito in economie tradizionali che erano basate sulla reciprocità tra i partecipanti.

Quindi un’altra domanda, mai affrontata in modo adeguato, si pone: com’è successo che i vizi personali e i peccati mortali sono diventati i principi fondamentali dell’economia?

L’ambizione e l’avarizia, precedentemente (considerati, Ndt) vizi privati, sono stati istituzionalizzati nel sistema finanziario dei crediti usurari, consentendo loro di essere legalmente e culturalmente oggettivati e quindi enormemente ingranditi. Non più solo qualità personali, hanno assunto il potere d’imperativi sociali.

Per molto tempo, fino a quando nuove risorse e lavoratori potevano essere sfruttati, tutto è andato bene per gli sfruttatori (e male per gli sfruttati). Nuove frontiere si aprirono e furono “sviluppate” nel Nuovo Mondo e altrove, di solito con l’uso della pistola: schiavi e servi a contratto sono stati acquistati per fare del lavoro.

Allo stesso tempo nel vecchio mondo i contadini sono stati costretti a sfollare a causa della modernizzazione dell’agricoltura e sono stati ammassati nelle fabbriche come operai. Privati dei loro modi tradizionali di vita, in gran parte indipendenti e sostenibili, sono diventati operaio salariati consumatori che dovevano acquistare beni e servizi a prezzi di mercato.

E’ accaduto (turned out significa accadere ma con un’accezione di sorpresa, qualcosa di inaspettato; Ndt) , per un tempo considerevole, che il mondo avesse abbastanza terra, minerali, terreni coltivabili, pesci e foreste per sostenere una esplosione di produzione senza precedenti. E’ accaduto per un tempo considerevole, che il mondo ha avuto enormi fonti non sfruttate di energia sotto forma di combustibili-fossili con la potenzialità di moltiplicare la produzione di molte volte.

Lo sfruttamento di queste risorse è quello che chiamiamo la rivoluzione industriale.

E ora ha fatto il suo corso. Alla fine sono stati raggiunti i limiti delle risorse di un pianeta finito. Non ci sono nuove frontiere rimaste. La popolazione è esplosa, le terre coltivabili sfruttate, le foreste abbattute, gli stock ittici esauriti, i minerali sono diventati scarsi e l’ambiente è stato degradato e inquinato. Gli investimenti nella produzione di energia da combustibili fossili, che hanno sostenuto la crescita economica, hanno finalmente raggiunto il punto in cui i ricavi cominciano a diminuire, anche se continuano a contribuire al costoso e distruttivo cambiamento climatico.

Nel frattempo il sistema bancario ha continuato a prestare molto più denaro di quanto le attività di tutto il mondo fossero i grado di sostenere. Centinaia di migliaia di miliardi di dollari di debito ora ridimensionano (nanizzano, letteralmente ;Ndt) il potenziale dell’economia globale che mai produrrà abbastanza per ripagarlo. Siamo di fronte ad un’altra crisi finanziaria ciclica di boom-bust ciclici (cicli continui di espansione e contrazione), ma questa volta è davvero diverso: il potenziale di recupero e l’ulteriore crescita potrebbe non esistere più. Il sistema ha raggiunto il plateau, per il momento, ma essendo stato progettato per una crescita esponenziale infinita, non per uno stato stazionario, è destinata a scomparire.

E ‘importante capire che “il sistema inglese” ormai affermatp in tutto il mondo è un sistema finanziario privatizzato e usurario stabilito in regime di monopolio da parte dello Stato a favore degli investitori privati, ed è involontariamente sostenuto da suoi contribuenti (come evidenziato nei recenti salvataggi di banche considerate “troppo grandi per fallire”).

Questo sistema è la causa principale dell’economia industriale.

Quali sono le lezioni in tutto questo?

1. La crescita esponenziale, alimentata dal sistema finanziario è insostenibile e destinata a crollare. Questa è la natura di qualsiasi processo esponenziale.

2. Il vero cattivo della situazione, e la causa della crescita economica esponenziale, è il nostro attuale sistema finanziario scandaloso, definito dal prestito di denaro a tassi d’interesse usurai ed esponenziali da parte di un monopolio privato sostenuto dallo Stato.

3. La grande potenza scatenata da questa rivoluzione finanziario-industriale ha completamente corrotto coloro che sono stati in grado di manipolarlo e trarre beneficio da esso,con una conseguente cultura narcisistica disumana di arroganza e disprezzo per i modi tradizionali sostenibili di vivere.

4. Il nostro sistema finanziario è un’invenzione relativamente recente, ideato da uomini intelligenti ed egoisti per il loro tornaconto personale. Non è il prodotto di un processo naturale o inevitabile, né una deliberazione democratica. Si tratta di una truffa. Non abbiamo bisogno di rimanergli fedele e prima ci libereremo di esso meglio è.

5. Un’economia sostenibile, post-crollo , a misura di un pianeta finito richiede un ritorno alla reciprocità, accordi di cooperazione reciproca per lo scambio di beni e servizi. I prestiti dovranno essere basati sulle garanzie attuali, non sulla leva o sullo sfruttamento speculativo delle risorse (sempre più inesistenti).

6. L’usura dovrà essere vietata nei prestiti futuri. Il sistema monetario, con il quale il denaro viene creato attraverso il prestito, non può essere un monopolio a scopo di lucro, che si tratti di privati o pubblici.

7. Qualsiasi futuro sistema finanziario dovrà essere progettato per evitare concentrazioni di potere finanziario, rendendo possibile il controllo da parte del pubblico. Se la creazione di denaro ha lo scopo di servire i cittadini, deve essere fatta a livello locale da parte di istituzioni controllate a livello locale.

Adrian Kuzminski è l’autore di The Ecology of Money: Debito, crescita e sostenibilità (2013), riparare il sistema: Una storia di populismo, Ancient & Modern (2008), e pirronismo: come gli antichi Greci hanno reinventato il Buddismo (2008), tra le altre opere.

Fonte: cluborlov.blogspot.it/

Link: http://cluborlov.blogspot.it/2015/09/the-financial-industrial-revolutions.html

9.09.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CHACHORRO QUENTE

Pubblicato da Davide

  • gnorans

    Il rimedio più semplice che mi viene in mente è porre un limite superiore alla ricchezza privata, alto ma non infinito.
    E se qualcuno vuole dedicarsi a più grandi imprese, ebbene: gloria.

  • ottavino

    Beh, qui siamo a una ottima sintesi. Questo sistema non si può fare. Abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo adottato un modo d’agire alla cazzo di cane che neanche noi sapevamo dove ci avrebbe portato. Ebbene ci ha portato qui, sull’orlo del precipizio.

    Impareremo a non agire alla cazzo di cane?
  • Vocenellanotte

    Molti dei temi affrontati in questo post sono ben meglio illustrati in un magistrale libro di Fini :"Il denaro, sterco del demonio", che invito a leggere.

    Quello che né nel libro citato, né qui viene affrontato è  PERCHE’ succede ciò. Qual è la debolezza umana (sia come individuo animale, sia come aggregato sociale, sia come consumatore/produttore di cultura) che consente di accettare lo scempio che oggi osserviamo nella nostra psiche, nelle emozioni . . . . .

  • ilsanto

    ottimo articolo, ma mi domando perche i privati possono creare moneta e non lo stato ? anzi a ben vedere non dovrebbe neanche essere possibile.

    secondo il valore della moneta è una illusione resta solo il valore come moneta di scambio, ergo l’accumulazione deve essere abolita.
    terzo l’economia malata è frutto delle menti malate e visto che l’uomo desidera possedere, che è egoista, che vuole il potere ecco che il vaticinio è infausto, finchè sarà possibile l’elite si circonderà di schiavetti a cui darà qualche beneficio affinchè opprimano ed aiutino a sfruttare la gente che alla base della piramide soccomberà nella totale indifferenza di chi pensa che almeno per ora l’ha sfangata. mors tua vita mea .