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L'AUTUNNO IN PALESTINA

DI ISRAEL SHAMIR

unz.com

L’autunno in Palestina è meraviglioso: fichi di un color verdazzurro, fin troppo maturi, melograni non raccolti e beccati dagli uccelli, spessa uva tendente al rosso. Questo è il momento della raccolta delle olive e i cittadini di Betlemme e della sua città gemella, Beit Jala (ognuno possiede un terreno con alberi di ulivo) portano pesanti sacchi pieni di olive verdi e nere al frantoio locale equipaggiato con macchinari di ultima generazione italiana. Osservano attentamente come aquile le loro olive, dal momento in cui passano sopra un nastro mobile fino a quando un olio viscoso verdastro sgorga dal rubinetto all’altra estremità. Questo è un momento molto importante per loro: questo liquido prezioso (il prezzo si aggira tra gli 8 $ ai 15 $, a seconda della provenienza esatta) è un alimento base per i palestinesi.

Nel frattempo, a qualche iarda di distanza, in un elegante caffè Bonjour, gli studenti dell’università di Betlemme se la spassano attorno a grandi tavoli di legno e fumano i loro narghilè: una folla mista di ragazzi rilassati e ragazze allegre. Le ragazze indossano veli sgargianti e civettuoli, che incorniciano i loro graziosi e dolci visi. Questi veli imposti dall’Islam non devono essere neri e tristi. I ragazzi, alti e graziosi, hanno un abbigliamento casual sportivo all’ultimo grido. Sono venuti da tutti gli angoli della Palestina, da Jenin a nord di Hebron, nel sud, e anche dalla remota Gaza per questa città ospitale e liberale. Parlano un inglese perfetto con gli stranieri, questa nuova generazione che è cresciuta nella relativa prosperità degli ultimi anni.

Intanto autobus di turisti e pellegrini si dirigono verso la basilica, eretta da Costantino, sopra la grotta dove la Vergine ha dato alla luce Cristo. Questa è ancora una città cristiana, ancora di più lo è Beit Jala, la sua vicina. I cristiani e i musulmani vivono insieme, come hanno fatto per millequattrocento anni, da quando si è instaurato l’Islam, un modello di cooperazione e di amicizia.

Solo ad un miglio di distanza dalla basilica e dalla caffetteria, i soldati israeliani hanno sparato gas lacrimogeni a bambini piccoli, un fumo nero di pneumatici in fiamme si mischia al fumo bianco dei lacrimogeni. Hanno già avuto la loro uccisione del giorno: un passante è stato spaventato dai cani randagi ed è fuggito, ma gli hanno sparato alla schiena e lo hanno ucciso. Anche una donna anziana in una macchina è stata uccisa: i soldati hanno detto che guidava troppo veloce, mettendoli in pericolo. Gli impavidi ragazzi dei campi profughi di Aida gettano pietre contro i soldati, anche se una nuova legge israeliana stipula non meno di due anni di carcere per questo reato. Nessuna punizione per l’uccisione di bambini.

Il profumo che Betlemme indossa è l’odore dei gas lacrimogeni, la sua musica è una sinfonia di armi da fuoco, richiami del muezzin e campane della chiesa. Ma le persone prestano meno attenzione a questa violenza a basso volume rispetto al 2002, quando tutti erano mobilitati per la guerra.

Qualcosa a Betlemme è cambiato: giovani brillanti negli allegri caffè, SUV, supermercati, una nascente borghesia. Alcune cose sono rimaste inalterate, come la basilica, le olive e i soldati. Di questi ultimi, i soldati ebrei appaiono la reliquia più anacronistica, gli uomini di Erode bloccati nel passato in mezzo ad una fiorente modernità. Sono fuori luogo e fuori tempo.

Non era così ovvio anni fa, quando tutta la Palestina era una meravigliosa reliquia dei vecchi tempi, con gli uomini anziani in sella agli asini, le ragazze che andavano a riempire le brocche di acqua della sorgente e i ragazzi che raccoglievano le olive. Poi, la Palestina si sentiva immemorabile, immutata dai tempi di Cristo, un passato vivente. Anche i soldati ebrei ne erano una parte, la parte crudele del suo passato. Amavo l’arretratezza della Palestina, e vorrei che fosse sempre rimasta immutata come quando sono arrivato qui cinquant’anni fa.

Ma il mondo è cambiato. La Palestina si è svegliata dal suo torpore. Le sue città si sono ingrandite di dieci volte, le industrie hanno prosperato, una nuova generazione è cresciuta. Vanno all’estero, studiano negli Stati Uniti e in Russia, visitano il Golfo. Invece che su di un asino o su una Peugeot malconcia, vanno in giro su nuovi SUV. E il permanente assedio israeliano sembra essere fuori luogo, come l’invadente supervisione di un maestro di scuola che sculaccia un adulto o quella di un direttore di prigione per un uomo libero.

L’esercito israeliano blocca la città, controllando le sue uscite e le entrate, con l’enclave della Tomba di Rachele completamente racchiusa tra mura e bloccando la strada principale e la strada per Gerusalemme. L’enclave è bloccata come una lisca di pesce in gola; è un luogo di frequente attrito, da qui i soldati sono in realtà all’interno della città. Il campo profughi di Aida si trova qui vicino, con l’aggiunta di giovani capaci a una miscela infiammabile. Tuttavia tutti i palestinesi, giovani e vecchi, ricchi e poveri, sono estremamente insoddisfatti con le attuali condizioni di permanenti arresti domiciliari.

Non c’è ancora nessuna sensazione di sollevamento generale per le strade palestinesi. Ma nessuno a cui ho chiesto era pronto a scommettere se l’attuale ondata di disordini potesse portare ad una nuova intifada (rivolta) o si potrebbe estinguere. Molto dipende dal governo israeliano di Netanyahu, e a loro non importa un po’ di escalation.

Gli ebrei vogliono una piccola rivolta palestinese controllata per fornire una ragione plausibile e visibile per uccidere i giovani attivisti. Per loro, rivolte e repressioni sono come falciare un prato, qualcosa da fare ogni dieci, quindici anni. Come una nuova generazione cresce e gli orrori della repressione precedente vengono dimenticati, è il momento di dare vita ad una nuova rivolta e di uccidere l’attivo e il migliore. Solo i placidi ed obbedienti pantofolai dovrebbero sopravvivere. Questo schema ha funzionato prima, ma la situazione è molto volatile in Medio Oriente,e questo può essere pericoloso. Ecco perché i segnali sono contrastanti.

I concreti miglioramenti nell’economia palestinese e il suo ingresso nel commercio mondiale hanno reso i palestinesi non troppo ansiosi di provare. Gli ultimi quattro anni sono stati abbastanza buoni per loro. I palestinesi potrebbero essere invidiati – in confronto ai vicini, con la guerra civile in Siria, con la dura dittatura militare in Egitto. I palestinesi vivono meglio, e non sono desiderosi di morire. Inoltre, ci sono voci aperte e forti di richiamo per fermare gli attacchi suicidi. “La Palestina ha bisogno di te vivo, – ha scritto un attivista palestinese a Ramallah – Rabbioso. Ribelle. Riversa nelle strade e nei blocchi stradali. Ma non morire “.

Cercano una “resistenza intelligente”, secondo le parole di Jonathan Cook, uno splendido giovane giornalista britannico che si stabilì pochi anni fa a Nazareth, sposato e adattatosi ai costumi del luogo’. Lui è uno degli osservatori palestinesi affidabili, non sottomessi o corrotti dagli israeliani. Ci siamo incontrati in un piacevole ristorante a Nazareth; il luogo era affollato – i palestinesi di questa città della Galilea stanno bene sul fronte turismo. Hanno aperto molti piccoli alberghi, e sembrano essere piuttosto contenuti.

Erano anch’ essi sotto il governo militare ebraico fino al 1956, ma ora non più. In un certo senso, Nazareth potrebbe essere un modello per Betlemme e altre città palestinesi. L’integrazione ha più attrazione di una nuova partizione. I palestinesi di Nazareth non vorrebbero diventare soggetti del PNA (Autorità nazionale palestinese) a Ramallah.

L’idea di integrazione (La soluzione di uno Stato unico) è messa in discussione da anni, da quando l’ho resa pubblica nel 2002, ma non si è smossa di un millimetro. Questo è vero pure per la soluzione dei due Stati,generalmente accettata. Politicamente, le cose non cambiano affatto. Per anni, non ci sono trattative, e sembra che nessuno creda in un loro rinnovo. La violenza non porta a nulla, e la resistenza non violenta non porta frutti. Non invano, Netanyahu ha promesso che non ci sarà uno stato palestinese mentre è al comando.

Tuttavia, è un errore considerarlo come l’unico ostacolo alla pace. Netanyahu è sicuramente terribile, ma lo sono anche altri politici israeliani. Egli non è peggio della sinistra sionista, ex laburista ora chiamata Unione sionista. Egli ha in realtà facilitato molte restrizioni; ora ci sono molti meno posti di blocco rispetto al periodo durante il dominio del partito Laburista; ora i palestinesi sopra i 50 anni possono viaggiare in tutto il paese senza un permesso. I giovani possono ottenere un permesso di lavoro a Gerusalemme, guadagnando più soldi. Il partito laburista era ed è strettamente contro l’integrazione. Questi sono per la separazione; per tutti i motivi pratici supportano Netanyahu. Sono più interessati a un’agenda di genere, diritti dei gay e empowerment delle donne. I palestinesi ne hanno uno scarso interesse.

La sinistra sionista è ostile a Bashar Assad e alla Russia; amano Tony Blair e la signora Clinton. Il luminare, a sinistra dei laburisti, Nitzan Horowitz ha attaccato Putin in termini che ci si aspetta di sentire da un neo-conservatore americano. Putin è un “macho” (probabilmente la peggiore parola nel lessico sionista gay), è un ex-KGB. “In primo luogo sono gli Stati Uniti e la coalizione occidentale guidata dagli Usa che stanno bombardando gli obiettivi degli Stati islamici. Solo una piccola parte degli assalti russi sono stati contro obiettivi ISIS. Per caso? Per errore? No. E no. Putin sta principalmenteattaccando i moderati filo-occidentali Gruppi di opposizione siriani “, scrive Horowitz.

I palestinesi sostengono l’offensiva russa in Siria. Gli studenti sperano anche che Putin salvi la Palestina. Ammirano questo uomo forte della politica russa. Ma Putin non è pronto a fare di Israele un nemico. I russi lavorano in Palestina; costruiscono centri di cultura, prendono i giovani a studiare in Russia. Lavorano con l’ANP e con Abu Mazen, l’uomo diffamato dagli israeliani come istigatore alla violenza.

Abu Mazen non è un sovrano molto efficiente o popolare. Il suo mandato si è esaurito anni fa, ma resta ancora attaccato alla poltrona di presidente. Gli israeliani non permettono nuove elezioni; sembra che lui non ne sia molto appassionato. La presa sul suo partito, Fatah, è debole; molti palestinesi preferiscono Hamas, il ramo palestinese della Ikhwan egiziana, i Fratelli Musulmani, che sono percepiti come onesti, puliti, non corrotti e caritatevoli con i poveri. Abu Mazen e il suo ambiente sono neo-liberali; i ricchi crescono ricchi, i poveri rimangono poveri. Mentre forti sulla retorica nazionalista, non si occupano di giustizia sociale. Il parlare della divisione poveri e ricchi è un tabù in Palestina.

L’agenda nazionalista è in decadenza. I palestinesi sono infastiditi dalla dichiarazione di Abu Mazen che “la cooperazione di sicurezza con Israele è un principio santo e intoccabile”. Lo considerano debole, inefficiente, e – per alcuni – anche un fantoccio di Israele. Netanyahu ha minato la sua posizione, e ora Abu Mazen probabilmente non è in grado di fare molto. Il suo gioco diplomatico alle Nazioni Unite va avanti, lentamente e piuttosto con successo, ma non è tradotto ai fatti di terra. “Odiamo Abu Mazen”, dicono i brillanti giovani di Betlemme e i ragazzi di strada, che combattono i soldati in coro. L’intifada non sarà solo contro gli israeliani, ma contro l’ANP, così, la gente mi riferisce.

I palestinesi hanno bisogno, vogliono e meritano la libertà di movimento, di lavoro, di vita decente, la fine delle discriminazioni, l’ uguaglianza con gli ebrei. La loro situazione spinge alcuni di loro, quelli più disperati, ad attacchi suicidi. Non hanno armi, utilizzano i coltelli. Tali attacchi di solito finiscono con la morte dell’attaccante. Questa mini-intifada di coltelli o di el-Aqsa, è ancora una lotta di un singolo uomo (o donna). Nessun movimento politico sta dietro questa casalinga o quel ragazzo con un coltello da cucina. Ricordate, che durante l’Intifada del 2002, Fatah e Hamas hanno sostenuto la ribellione; ora non è così. Solo nel secondo mese della sollevazione, i palestinesi hanno usato le pistole durante qualche imboscata.

Netanyahu cerca di spingerli all’insurrezione. In un primo momento, mandò i suoi bulldozer a sradicare i millenari alberi di ulivo della terra vicino al Monastero Cremisan. Il terreno sarà utilizzato per un nuovo insediamento per soli ebrei. I fanatici ebrei hanno bruciato la chiesa dei pani e dei pesci sulla riva del Mare di Galilea, e, naturalmente, non sono stati trovati. I coloni hanno bruciato viva una famiglia palestinese – un bambino di otto mesi, suo fratello maggiore e i loro genitori – nel villaggio di Duma e non sono stati arrestati, anche se la loro identità era nota alle autorità. Il governo ebraico ha permesso di sparare a bambini palestinesi con fucile da cecchino Ruger 10/22 e le perdite sono aumentate, in particolare un bambino di Betlemme, Aboud Shadi.

Le zie non sono gentiluomini, ha scritto P G Wodehouse. Gli ebrei neanche. L’idea del fair play, o alcune regole, di comportamento sportivo anche in guerra sono totalmente estranee, “goy”, per gli ebrei. Vengono dopo i risultati; per loro, il fine giustifica sempre i mezzi. Usano le ambulanze per avvicinarsi ai loro obiettivi. Pochi giorni fa sono venuti in un ospedale di Hebron travestiti come una famiglia palestinese che accompagnava una donna incinta. Mentre all’interno, hanno preso un uomo ferito dal suo letto e hanno sparato ai suoi parenti, uccidendoli.

Davvero non si preoccupano per la santità di ospedali o chiese, dei bambini e delle donne. C’era un ospedale cristiano al sud di Betlemme; gli ebrei stabilirono una fittizia chiesa svedese per comprare l’ospedale e il territorio. In seguito, la “chiesa svedese” è scomparso mentre l’edificio è stato trasferito ai coloni. L’uomo che ci stava dietro era il famigerato Irving Moskowitz, il re del Bingo degli Stati Uniti, ma questo accordo ladro è stato approvato dallo Stato ebraico.

I palestinesi sono troppo bravi per fare queste brutte cose. Ma alla fine, Dio non permetterà al’ingiustizia di avere la meglio. Sarà il Karma ebraico a farli pagare per le loro azioni malvagie. Peccato che così tante persone soffriranno finché le cose non si saranno stabilizzate.

Israel Shamir

Fonte: www.unz.com

Link: http://www.unz.com/ishamir/autumn-in-palestine/

15.11.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELENA ALBERTI

Pubblicato da Davide

  • patrocloo

    Bello, come sempre, l’articolo di Israel Shamir. Grazie per la traduzione