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LA HSBC TEME UNA RECESSIONE MONDIALE SENZA SCIALUPPE DI SALVATAGGIO

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

telegraph.co.uk

Le autorità mondiali hanno esaurito le munizioni, con i tassi d’interesse che restano bloccati a zero. Non hanno più alcun margine d’errore se l’economia dovesse vacillare

L’economia mondiale è fastidiosamente vicina alla velocità di stallo. Le Nazioni Unite hanno tagliato le previsioni di crescita globale per il 2015 al 2.8% – è solo l’ultimo corpo multinazionale ad aver ritrattato [le precedenti previsioni].

Non siamo ancora in zona-pericolo, ma questo tasso di crescita è solo leggermente al di sopra di quel 2.5% che, per il sistema internazionale nel suo complesso, è considerato una recessione.

Lascia un cuscinetto di sicurezza molto sottile nei riguardi di eventuali shocks economici – ed ancora più sottile se la Cina dovesse abbandonare il suo strisciante aggancio al dollaro e far ricorso alle classiche politiche del “beggar-thy-neighbor” [affama il vicino], trasmettendo un’ulteriore scossa deflazionistica all’economia globale.

Più a lungo questa questo molliccio rattoppo andrà a protrarsi, maggiore è il rischio che la ripresa mondiale, dopo sei anni, cominci a balbettare. Se i cicli espansivi non muoiono di vecchiaia diventano più vulnerabili a qualsiasi tipo di patologia.

Una serie di dati storici raccolti dalla “Warwick University” ha provato in modo convincente che le economie hanno maggiori possibilità di stallare man mano che invecchiano, fenomeno conosciuto con il nome di “Positive Duration Dependence” [per saperne di più si può consultare: http://www.hull.ac.uk/php/ecskrb/METRICS/Duration_BM.pdf]. Il ciclo economico va sotto pressione, la consistenza dei magazzini [l’invenduto] cresce, le aziende rinviano le spese e, ad un certo punto, si trasforma in una recessione che si auto-alimenta.

Stephen King della HSBC ha fatto notare che le autorità globali hanno pochi strumenti per combattere la prossima crisi, visto che i tassi d’interesse sono già a zero nella maggior parte del mondo sviluppato, che i debiti sono a livelli record – o nei loro pressi – e che, per finire, c’è poco spazio per stimoli fiscali.

“L’economia mondiale sta navigando attraverso l’oceano senza scialuppe di salvataggio, da utilizzare in caso di emergenza”, egli ha dichiarato.

Ed ancora, attraverso un report piuttosto lugubre – “The World Economy’s Titanic Problem” – egli ha sostenuto che la “US Federal Reserve” ha dovuto tagliare i tassi di oltre 500 punti base [5%], per raddrizzare la nave, in ciascuna delle recessioni che si sono succedute dai primi anni ’70, ma che: “Questo tradizionale tipo di stimolo è ormai del tutto escluso, considerando che i deficits di bilancio sono ancora in grave disagio”.

Normalmente, le autorità mondiali sono in grado di ricostituire la loro munizioni quando la ripresa permette di ”recuperare vapore”. Ma questa volta sono di fronte ad una bassa crescita che si è cronicizzata – dovuta in parte ad un eccesso di risparmio globale, ma sempre di più ad una lenta crisi di maturazione [la già citata “Positive Duration Dependence] presente in gran parte dell’emisfero settentrionale. La Fed continua a dover rimandare il suo primo rialzo dei tassi a tempi migliori.

Ciascuna delle ultime quattro “riprese” statunitensi è stata più forte di quest’ultima. Il tasso di crescita medio è caduto dal 4.5% dei primi anni ‘80 a quasi il 2% di quest’ultima volta. Il deficit di bilancio degli Stati Uniti è sceso al 2.8%, ma dovrebbe salire di nuovo perché i costi pensionistici e sanitari “morderanno”, anche se l’economia dovesse andar bene.

Gli Stati Uniti non possono facilmente avviare un nuovo “New Deal” [http://it.wikipedia.org/wiki/New_Deal]. Il debito pubblico era solo al 38% del PIL quando Franklin D. Roosevelt andò al potere nel 1933, e c’erano poche passività potenziali che pendevano sul futuro delle finanze degli Stati Uniti.

“Lo stimolo fiscale – un’idea nuova, per l’epoca – poteva anche essere controverso, ma la possibilità che avrebbe potuto funzionare, al fine d’incrementare l’attività economica, era piuttosto elevata, vista la sana posizione di partenza. Oggi è molto più difficile sostenere lo stesso argomento”, ha concluso Stephen King.

La grande speranza – e il risultato più probabile – è che la recente espansione monetaria negli Stati Uniti, che ora è iniziata anche nell’Eurozona, cominci a far da traino entro la fine dell’anno. I dati mostrano che l’aggregato monetario “M3” [http://it.wikipedia.org/wiki/Aggregati_monetari] è cresciuto notevolmente su entrambi i lati dell’Atlantico. Ma nessuno sa con certezza se i normali meccanismi monetari stanno funzionando sul serio.

La JP Morgan stima che l’economia degli Stati Uniti si è contratta ad un tasso del 1.1% nel primo trimestre, un dato di gran lunga peggiore di quello inizialmente supposto.

L’indicatore di “monitoraggio immediato” della Fed di Atlanta – il GDPnow – mostra pochi segnali che l’America si stia scrollando di dosso il virus del mistero. A metà Maggio la crescita annualizzata è stata solo dello 0.7%. Sta diventando sempre più difficile sostenere che la ricaduta è stata solo un contrattempo invernale, causato dai temporanei ingorghi nei porti della California.

Gli oltre 100.000 licenziamenti in tutta la “cintura del petrolio e del gas” sembrano aver preteso il loro tributo. La Fed pensa che l’inaspettato guadagno [per l’economia] causato dalla caduta dei prezzi dell’energia si è sentito di più nei bilanci di tutti gli altri [paesi], perché questa volta gli americani hanno scelto di risparmiare i loro soldi.

Il “risparmio netto” è passato da 125 a 728 miliardi di dollari nel primo trimestre, e non c’è stata alcuna ripresa anche nel mese di Aprile. Le vendite al dettaglio, in effetti, sono rimaste stabili.

E’ piuttosto probabile che l’economia degli Stati Uniti sia passata attraverso la soglia della “velocità di stallo”, ovvero due trimestri consecutivi con la crescita al di sotto del 2%. Quanto al di sotto non è ancora del tutto chiaro. La Fed utilizza delle misurazioni proprie per calcolare la crescita [GDI, Gross Domestic Income], e questi dati non sono ancora stati pubblicati.

Il concetto di “velocità di stallo” è considerato far parte della “soft science” [“soft e hard science” sono termini colloquiali per comparare dei metodi scientifici sulla base del rigore metodologico percepito. Es: le scienze naturali sono “hard”, quelle sociali “soft”], ma non deve essere ignorato. “La produzione tende a passare ad una fase di crescita lenta, alla fine del ciclo di espansione”, ha sostenuto la Fed in un suo “documento di ricerca”.

Molto dipende, ora, dalla Cina, dove l’economia sta cominciando a sembrare di tipo “giapponese”. Dario Perkins, della “Lombard Street Research”, ha sostenuto che l’economia cinese è immersa in una recessione molto più profonda di quanto fino ad ora abbiano ammesso le autorità. E probabilmente si è contratta, definitivamente, nel corso del primo trimestre.

L’utilizzo dell’energia elettrica è in diminuzione. Il trasporto ferroviario delle merci è in calo, ad un tasso vicino alle due cifre. Quella che era cominciata come una deliberata mossa di Pechino per soffocare la “bolla del credito” ha assunto una vita propria, evolvendo in una primordiale purga di bilancio.

Era inevitabile che soffocare la “bolla degli investimenti” avrebbe portato ad un vasto inventario di beni invenduti. Il paese ha prodotto più cemento, tra il 2011 e il 2013, di quanto ne sia stato prodotto negli Stati Uniti in tutto il 20° secolo.

Il Sig. Perkins ha detto che la Cina è ora all’interno della classica “spirale di deflazione del debito”, visto che l’eccesso di capacità [produttiva] tiene bassi i prezzi. L’inflazione alla “porta delle aziende” [franco azienda] è ora al – 4.6%. Questo fatto, a sua volta, sta ulteriormente stringendo il cappio, spingendo verso l’alto il costo dei prestiti reali.

Le autorità cinesi hanno resistito, fino ad ora, alla tentazione di inondare il sistema con nuovi stimoli, temendo che questi avrebbero portato ad ancora maggiori difficoltà.

Hanno preso dei provvedimenti solo per compensare il “giro di vite” sulla spesa pubblica locale e scongiurare, in questo modo, il “fiscal cliff” che, altrimenti, si sarebbe inevitabilmente verificato [http://it.wikipedia.org/wiki/Baratro_fiscale]. Hanno allentato la politica bancaria solo quanto basta per compensare gli effetti di contrazione dovuti alla fuga di capitali. Ma non sono ancora andati realmente in soccorso [dell’economia].

Questo fatto conta enormemente. Andrew Roberts della RBS [Royal Bank of Scotland] ha detto che la Cina ha rappresentato l’85% di tutta la crescita globale del 2012, il 54% del 2013 e il 30% del 2014. Questo dato dovrebbe scendere al 24%, quest’anno: “Se in questo momento, nel mondo, è necessario conoscere una statistica, ebbene è proprio questa”.

Gli effetti si stanno facendo sentire in tutta l’Asia. L’economia giapponese continua ad essere deludente. Le esportazioni verso la Cina sono diminuite del 15%, nel corso dell’ultimo anno. La Corea, inoltre, sta flirtando con la recessione.

Le economie di Russia, Brasile, Argentina e Venezuela stanno tutte contraendosi in modo brusco, vittime del disastro delle commodities [http://it.wikipedia.org/wiki/Commodity] guidato dalla Cina. Secondo l’Onu, il tasso di crescita per l’emergente “market nexus”, ex-Cina, è sceso al 2.3%, da una media del 6.5% degli anni di gloria 2004-2007.

L’Europa sta facendo meglio, ma non siamo certamente davanti ad un boom. L’Eurozona sta contribuendo poco alla domanda globale. La regione ha spodestato la Cina ed è diventata il “salvatore di ultima istanza” del mondo – o il suo più grande buco nero, agli occhi dei critici – sfruttando la debolezza dell’euro per racimolare un avanzo delle “partite correnti” pari a 358 miliardi di dollari.

Non è affatto chiaro se l’Europa potrà essere il motore della ripresa mondiale. Il composito “Purchasing Managers Index” [PMI] per i servizi e per la produzione è scivolato, a Maggio, ed anche i nuovi ordini sono diminuiti. L’“Oxford Economics” pensa che la “corsa allo zucchero” generata dal Quantitative Easing potrebbe cominciare a svanire.

Il Sig. King della HSBC afferma che le autorità globali dovranno affrontare delle scelte terribili se l’economia mondiale dovesse colpire le barriere coralline, nella sua attuale condizione. L’ultima risorsa potrebbe essere quella del cosiddetto “helicopter money” [soldi buttati sul mercato con l’elicottero], ovvero una forma radicalmente diversa di QE, che inietta denaro direttamente nelle vene dell’economia, finanziando la spesa pubblica.

Si tratta di un Rubicone che nessuna Banca Centrale intende attraversare, anche se la Banca del Giappone c’è già dentro fino alle ginocchia.

L’imperativo è quello di evitare qualsiasi errore o prematuro inasprimento della politica [monetaria], che potrebbe far cristallizzare il pericolo. Come il Sig. King ha acidamente detto: “Molti pensavano – compresi i proprietari – che il Titanic fosse inaffondabile: il suo progettista si era affrettato a sottolineare, in effetti, che ‘è fatto di ferro, Signori, vi assicuro che lo è’”.

Ambrose Evans-Pritchard

Fonte: www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11625098/HSBC-fears-world-recession-with-no-lifeboats-left.html

24.05.2015

Scelto e tradottto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore

Pubblicato da Davide