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LA CIA US “IL DOTTOR ZIVAGO” COME STRUMENTO DI PROPAGANDA

FONTE: COUNTERCURRENTS.ORG

Il Dottor Zivago, il romanzo di Boris Pasternak, fu utilizzato in chiave anti-Sovietica dalla CIA durante la Guerra fredda. Un esclusivo report a Washington svela infatti l’entusiasmo di molti ufficiali della Cia per il libro di Pasternak, ma certamente non per i suoi meriti letterari o di stile, bensì per l’uso propagandistico negli anni della Guerra fredda.

Gli autori Peter Finn e Petra Couvee nelle loro ricerche per il libro “The Zhivago Affair: The Kremlin, the CIA and the Battle Over a Forbidden Book” (“L’Affare Zivago: il Cremlino, la CIA e la battaglia per un libro proibito), hanno usato dei documenti declassificati dell’Agenzia in cui si svela per la prima volta il ruolo di questa nella diffusione e nell’edizione di questa opera. Il libro uscirà a giugno negli Usa.

La CIA, l’agenzia di intelligence nordamericana, aveva visto nel libro un guanto di sfida al comunismo e un modo di sollevare dubbi nei cittadini sovietici sul loro governo e sul modo in cui impediva la pubblicazione e la diffusione di uno dei loro maggiori scrittori.
Già nel 1958 i servizi inglesi avevano intuito il potenziale di quell’opera, già messa al bando dal governo sovietico, inviando ai loro corrispettivi americani l’opera e suggendone la diffusione nella Russia Sovietica e nell’Europa orientale.

Inoltre Mosca era sia infastidita che imbarazzata dal successo della pellicola tratta dal libro nel 1965 , film che vinse addirittura 5 Academy Awards e venne nominato per la miglior fotografia.

Il romanzo epico di Pasternak narra la vita di Jurij Zivago, fisico e poeta, del suo amore per due donne nel corso degli anni della rivoluzione, della Guerra civile e dell’oppressione Comunista. Quest’opera ha ancora un tono quasi religioso, mistico e il suo protagonista non rientrava certo nella pura ideologia marxista.
I critici russi denunciarono persino Pasternak come un traditore, rendendolo un “appestato” nel mondo editoriale sovietico dell’epoca, impedendone la pubblicazione del romanzo. La prima apparizione del libro nel 1957 si deve ad una casa editrice italiana che era riuscita ad entrare in possesso di una copia del manoscritto fuoriuscita dalla cortina di ferro.

Dopo breve tempo venne coinvolta la Cia.
Su uno dei memo dell’Agenzia si può leggere che “Dr. Zhivago” possiede un alto valore propagandistico, non solo per I suoi contenuti ma anche per le vicissitudini della propria pubblicazione.
“Abbiamo l’opportunità di smuovere i cittadini sovietici e mettere in dubbio l’operato del loro stesso governo, infatti come mai è possibile che l’opera maestra di uno dei loro massimi scrittori non fosse disponibile in Russia in russo per i russi!”
La Cia approvò la massima diffusione dell’opera tradotta in varie lingue, per minare la credibilità dell’Unione sovietica.
John Maury, capo della sezione anti sovietica dell’Agenzia, scriveva in un memo: “il messaggio umanistico di Pasternak –che ogni persona ha diritto ad una vita privata e merita rispetto come essere umano indipendentemente dalla propria lealtà politica e dal servizio allo stato- costituiva una sfida aperta all’etica sovietica del sacrificio personale a favore dello stato”

Stampato in russo da una casa editrice olandese, per nasconderne al grande pubblico la paternità dell’azione, il libro venne distribuito in tutta l’Europa a partire principalmente dall’Expo di Bruxelles del 1958, contando sui 16000 visti turistici emessi dalla Russia per i propri cittadini che volevano partecipare.

Le copie vennero distribuite a mano nella maniera più discreta possibile agli ospiti russi che volevano visitare il padiglione vaticano. La diffusione del libro e l’interesse per questo si sparse rapidamente fra i sovietici, tanto che la Cia lo definì “un successo”.

Incoraggiata da questo fatto l’Agenzia pubblicò l’opera persino in edizione miniaturizzata per favorirne il “contrabbando” dall’altra parte in occasione della conferenza della gioventù del 1959 a Vienna.
La formula del passa mano favorì la diffusione delle vicissitudini di Jurij nell’intero mondo comunista dell’epoca.

Nel 1958 Pasternak vinse il premio Nobel per la letteratura e il suo libro rimase per ben sei mesi al top delle vendite secondo il New York Times fra il 1958 e il 1959.

Fonte: ww.countercurrents.org

Link http://www.countercurrents.org/cc080414A.htm

8.04.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MEMNONE

Pubblicato da Truman

  • Georgios

    Se mi ricordo bene la casa editrice italiana fu la Feltrinelli. Però potrei sbagliarmi.
    Di sicuro la tattica puramente burocratica e censoria del governo sovietico fu del tutto inadeguata e stupida tanto da favorire (sicuramente all’estero ma immagino anche nella stessa Unione Sovietica) la riuscita del tentativo propagandistico occidentale.
    Per quel che riguarda il film più che la versione cinematografica del lavoro di un premio Nobel, somigliava ad una soap opera "versione culturale". In certi momenti altamente "drammatici" faceva addirittura ridere.

  • Stopgun

    Confermo la casa editrice…….Anzi Giangiacomo  Feltrinelli in prima persona, gesti’ l’operazione….

    Sul lato opposto il gruppo culturale "Botteghe Oscure" formato da Elena Croce, Marguerite Caetani e Mimi  Pecci Blunt,in Via delle Botteghe Oscure 32,  organizzava la promozione culturale dell’opera.
    L’altra opera promossa in quel periodo da quel gruppo era "il Gattopardo", ipervalutata rispetto al suo vero valore.
  • Gil_Grissom

    Non vi sembra strano che Giangiacomo Feltrinelli, ex militante delle frange estremiste del PCI, fondatore dell’organizzazione terroristica GAP di estrema sinistra, maldestro Che Guevara nostrano che muore collocando una bomba in nome di una rivoluzione proletaria, pubblichi un libro che la reazionaria ed imperialista CIA aveva deciso di utilizzare come strumento di propaganda contro il pseudo paradiso del socialismo reale?

    Dunque o questi due giornalisti hanno confezionato una bufala, o Feltrinelli e’ stato uno dei piu’ grossi tordi della storia o ……………… era un infiltrato.

  • Gracco

    Feltrinelli si attivò freneticamente per la pubblicazione del libro nel 1958 ed era all’epoca un personaggio completamente diverso da quello che sarebbe diventato dodici anni dopo. 

    Uscì dal partito comunista nel 1957 insieme ad Antonio Giolitti da posizioni revisionistiche, quasi socialdemocratiche, sull’onda della rivolta controrivoluzionaria di Budapest, che mise in crisi diversi intellettuali di sinistra, ma non la base del Pci. Dieci anni dopo il clima era completamente (e inopinatamente) cambiato: guerra in Vietnam, contestazione giovanile ecc.  In questo clima molti intellettuali, per loro natura propensi a ondeggiare emotivamente, si buttarono nella mischia esponendosi in posizioni estreme.
    E’ un po’ il destino di tutti i "libertari" quello di andare incontro a grosse contraddizioni. 
    Maligno e maldestro comunque il tentativo di infangare Feltrinelli, invertendo la sequenza temporale degli avvenimenti: la pubblicazione del libro avvenne, ripeto, nel 1958 mentre l’avventura dei Gap con il suo tragico epilogo avvenne nel 1972: queste date evidenziano che non fu né un ingenuo (perché nel 1958 quello era il clima e nessuno poteva immaginare quel che sarebbe avvenuto dieci anni dopo) né tanto meno un infiltrato, perché un infiltrato si rivela come tale dopo aver svolto la sua opera dissolutrice (godendone i frutti) e non prima, vedi i casi di Silone, Seniga e altri ancora (tra cui uno al momento innominabile).
    Resta invece, purtroppo senza risposta, la domanda più seria: quale sarebbe stato l’itinerario di Feltrinelli se non fosse morto prematuramente? Sarebbe rifluito su posizioni anticomuniste e borghesi, come avvenuto per tanti altri intellettuali? Io credo di no, comunque,  per avere un quadro completo della sua personalità, leggere la biografia scritta dal figlio: "Senior service" di Carlo Feltrinelli.
  • Stopgun

    Quasi sicuramente Feltrinelli, come Fidel Castro, viveva un rapporto di odi et amo com la CIA.

  • Gracco

    Ma perché mai Fidel Castro dovrebbe "amare la Cia" oltre che odiarla)?

    Forse perché hanno tentato di ammazzarlo in 101 modi senza riuscirci?
  • Stopgun

    Perché a differenza di Lumumba, Moro, JFK,MLK,  campa ancora..

    Ed oltretutto non dice nulla su porcherie come 911… 
  • Gracco

    ma allora è come Gesù Cristo!?

  • Gil_Grissom

    Egregio signore, non commetta l’errore tipico di chi ha uno schema ideologico preconcetto di considerare una persona che ha dei valori diversi dai suoi come uno che vuole "infangare" i suoi eroi. Se lei avesse letto attentamente il mio post avrebbe notato che e’ impostato sotto forma di domanda e dunque lascia aperta ogni titpo di ipotesi; del resto la domanda che mi ponevo e’ del tutto legittima visto che anche il lettore successivo se ne fa una analoga come lei ben sa visto che ha redarguito anche lui. Inoltre un personaggio che muore collocando un ordigno esplosivo fatto appositamente per nuocere ad altre persone, uno che fonda un’organizzazione terroristica che si prefigge di gambizzare chi la pensa diversamente, si infanga da solo e non ha certo bisogno che siano altri a gettare fango su di lui. A meno di tirare fuori il ritornello trito e ritrito "Erano compagni che sbagliavano. Terza cosa io non ho datato apposta gli avvenimenti da me citati né ho fatto alcuna sequenza temporale, come lei puo’ notare se rilegge bene il post, per cui respingo al mittente l’accusa di aver invertito tale sequenza. Infine vorrei io suggerire a lei un libro, "I traditori della lotta armata", scritto da un ex militante della lotta armata e vedra’ che si dice del suo Feltrinelli. Del resto e’ noto a tutti ormai sia nel mondo della sinistra che fuori che la CIA aveva diversi infiltrati nel terrorismo italiano, tipo Moretti. Infine non credo che la biografia del figlio, per quanto persana stimabile ed intellettuamente onesta, sia tuttavia molto obiettiva: lei considererebbe obiettiva una biografia di Mussolini scritta da suo figlio Vittorio?

  • Gracco

    egregio signore, io non adotto alcuno schema ideologico preconcetto, parlo di Feltrinelli in modo obiettivo: non è e non è mai stato il mio idolo: non condivido la scelta da lui fatta nel 1957 e nemmeno quella di segno opposto del 1970. Ho cercato di inquadrare quelle scelte  nel contesto dell’epoca, rintracciandone il filo conduttore, cosa difficile ma non impossibile. Resta un personaggio complesso, consegnato ormai alla storia, dotato di grande grande spessore culturale e intellettuale che nessuno, amico o avversario, può disconoscere. Lei può benissimo condannarlo per avere intrapreso la via della lotta armata, anch’io lo condanno, anche se personalmente non ha ammazzato nessuno, a parte se stesso. Ma a lei non basta accusarlo di terrorismo, vuole  soprattutto spargere il dubbio che fosse un infiltrato o un tonto, senza suffragare in alcun modo questa tesi: bene, credo di ave spiegato esaurientemente, nei limiti di un blog, che non era né l’una né l’altra cosa. Le pare bello lanciare sospetti gratuiti su chicchessia? Se ha elementi concreti per sostenerlo, li tiri fuori e li valutiamo. La biografia scritta dal figlio la legga e poi giudicherà se è obiettiva: non si può certo stabilire a priori che se un figlio narra la vita di suo padre, quello che dice è comunque inattendibile.

    Ma ormai lo abbiamo capito: gli anticomunisti di un certo tipo cercano oggi di denigrare gli esponenti comunisti del passato in modo subdolo e sistematico facendoli passare come venduti o traditori della loro causa. In questo blog se ne leggono di tutti i colori: Lenin e Stalin al servizio dei banchieri ebrei, Fidel Castro agente della Cia, Mao Tse Tung strumento (magari) dei giapponesi e via delirando. Si spera così di attirare i comunisti sbandati o delusi (che sono tanti!) nella propria area politica, ma credo sia fatica sprecata!
  • Gil_Grissom

    Quello che scrivono altri non e’ affare mio, la tesi di Lenin e Stalin al servizio dei banchieri ebrei e’ da sempre sostenuta dai ben noti simpatizzanti di ideologie naziste e neoonaziste e le assicuro che non e’ il mio caso. Io sostengo solamente, in compagnia di molti ex componenti della lotta armata e di molti studiosi degli anni di piombo, che la CIA aveva degli infiltrati in ogni organizzazione terroristica di estrema sinistra, Moretti ne fu il classico esempio con le sue reticenze sul caso moro. E’ di pochi giorni fa la notizia poi che un ispettore di polizia indago’ sulla famosa Honda presente in via Fani e fu praticamente fermato dai servizi segreti nelle sue indagini, Honda che tutti i testimoni videro e che tutti i brigatisti hanno sempre negato appartenesse al commando. Del resto la tesi dell’infiltrazione dei servizi segreti italiani e della CIA all’interno del terrorismo rosso e’ una tesi che e’ partita dallla sinistra stessa ed e’ tuttora sostenuta da molti che hanno simpatie per l’ideologia marxista, non e’ certo una tesi partita da destra. Per quanto riguarda le prove io materialmente non ne ho alcuna, tuttavia mi fido abbastanza ciecamente di coloro che hanno partecipato agli anni di piombo e ne hanno scritto poi libri e memoriali, perché riconosco loro onesta’ intellettuale e una giusta sete di giustizia sociale, benche’ non ne condivida i metodi. Per quel che riguarda il personaggio in questione mi lasci ribadire che a me resta un dubbio gigantesco, dubbio non certezza ripeto, del resto il personaggio e’ molto ambiguo e contraddittorio di suo. Nessuna volonta’ di denigrazione o infangare, come invece sostiene lei, solo una grossa ombra.Quanto al testo dove puo’ trovare cose interessanti sul miliardario rivoluzionario, la rinvio al post precedente. 

  • Stopgun

    Non si fidi ciecamente dei racconti coloro che hanno partecipato agli anni di piombo….Sapevano solo quelle poche cose utili per agire…Need to Know..

  • Gracco

    allora, cominciamo a ragionare nel merito. Non nego certo che nella galassia del brigatismo rosso e affini ci fossero fior di infiltrati. La proliferazione dei pentiti evidenzia poi lo spessore morale dei suddetti, molti dei quali, dopo aver ucciso della gente, hanno denunciato tizio o caio e oggi se la spassano allegramente. 

    Lei nutre un dubbio gigantesco su Feltrinelli, ma su che cosa lo basa? Dice che potrebbe essere stato un infiltrato doppiogiochista. Ma quando e come, concretamente? Le risposte possibili, che lei non fornisce, le ipotizzo io per poi demolirle: la prego di seguirmi. Potrebbe aver agito da provocatore al servizio della Cia nel 1958 quando pubblicò il "Dottor Zivago", romanzo di contenuto larvatamente anticomunista che fu sfruttato ampiamente dalla propaganda occidentale, come ben spiegato nel post in questione. In tal caso bisognerebbe ipotizzare che la sua militanza "ortodossa" nel Pci dal 1945 al 1957 sia stata un paravento per mascherare la sua reale attività, sfociata poi alla luce del sole con la pubblicazione del libro incriminato. Ma neanche Stalin o Beria, che pure di infiltrazioni se ne intendevano, avrebbero potuto coltivare un tale sospetto! Invece, conoscendo il clima dell’epoca, è assai più plausibile credere a ciò che lui stesso esprimeva allora: tredici anni dopo la fine della guerra, la morte di Stalin, il "rapporto Krusciov" e il bisogno di "disgelo" lo portavano ad allontanarsi dal comunismo, che -sosteneva- dopotutto non è il fine ultimo della vita, per lo meno della sua. Uscì dal partito senza sbattere la porta e mantenne legami di amicizia con molti compagni: cosa rara ma non impossibile a quei tempi. La pubblicazione del libro era per lui una grande opportunità editoriale che non poteva lasciarsi sfuggire, checché ne pensassero i compagni di partito e il suo fiuto editoriale era eccezionale.
    Veniamo al 1970. Potrebbe aver agito come agente provocatore al servizio della polizia o degli americani ecc. Perché l’avrebbe fatto? Un infiltrato agisce per soldi, ma lui di soldi ne aveva a palate, quindi non è questo il movente. Bisognerebbe allora addentrarsi nei meandri della sua  psiche ipotizzando contorsioni e perversioni tenebrose. Teniamo conto che nel 1972 la lotta armata era appena agli albori:  degenerazioni,  infiltrazioni e tradimenti erano ancora prematuri. Di nuovo, come nel 1957, è assai più plausibile credere a quanto lui dice: nel 1968 moltissima gente scoprì emotivamente di avere una vocazione rivoluzionaria, lui la riscoprì (emotivamente!) e sviluppò un’analisi molto schematica basata sul pericolo di un incombente colpo di stato reazionario: in effetti questo pericolo c’era realmente, ma lui ne traeva la conclusione affrettata che per prevenirlo fosse ormai necessario attrezzarsi per la lotta armata e passare alla clandestinità. Paranoia? Può darsi: il figlio Carlo nel suo libro non lo esclude. Certamente comunque un’analisi sbagliata che lo ha portato a scelte estreme di cui ha pagato le conseguenze. Punto. Non vedo proprio spazio per ricamarci sopra. Sussiste infine  il dubbio che in realtà sia stato rapito e ammazzato dai suoi nemici fascisti che gliela avevano giurata, e poi sia stato trasportato sul traliccio simulando un’esplosione accidentale e mortale, ma su questo non mi pare ci siano indizi concreti, quindi tralascio la questione che pure per molti rimane aperta. 
    PS lei accenna a un testo dove qualcuno parla di Feltrinelli, qualcuno del quale si fida ciecamente e mi invita a leggerlo, ma non dice chi è costui. Me lo faccia sapere, così potrò approfondire il tema. Intanto le consiglio di leggere "Senior service" di Carlo Feltrinelli – Editrice (ovviamente) Feltrinelli 
  • Gil_Grissom

    Quello che lei dice e’ del tutto ragionevole: tuttavia non posso credere che un uomo intelligente e colto come Feltrinelli, che ha trascorso una vita intera occupandosi di libri, non avesse compreso il potenziale antisocialista ( mi riferisco ovviamente al socialismo reale e non a quello craxiano) insito nell’opera di Pasternak, pubblicando la quale diciamo che ha accantonato per un attimo i suoi ideali passati e futuri per convertirsi a quelli della vil pecunia ( o sterco del demonio secondo le parole dell’ attuale pontefice). 

  • Gracco

    mi perdoni se insisto, ma non credo assolutamente si possa attribuire alla vil pecunia" o "sterco del diavolo" la molla che spinse Feltrinelli a pubblicare il libro di Pasternak. Di soldi Feltrinelli ne aveva già tanti, non solo quelli della casa editrice da lui fondata (che era per lui giusto e sacrosanto motivo di orgoglio) ma anche quelli della florida azienda paterna del legname da lui ereditata. I motivi sono ben altri e complessi e bisogna porsi nel contesto di quegli anni per capirne qualcosa: lei forse non era ancora al mondo, quindi  paradossalmente si dimostra più realista del re o meglio, più stalinista di Stalin: singolare, per uno che mi sembra collocato in un’area di centrodestra, non trova? In realtà il percorso che dal ’56 al ’58  segnò la svolta nella vita di Feltrinelli fu un passaggio assai delicato e complesso, ben descritto dal libro del figlio: un percorso di illusione, delusione e disincanto, per me comprensibili anche se non condivisibili. Aggiungo, come mia considerazione meramente personale e ipotetica, che la scelta drammatica operata poi nel 1970 potrebbe essere in qualche modo riconducibile a una sorta di rimorso per l’abbandono del campo nel 1957, cosa alla quale intendeva forse porre rimedio con una nuova più drastica e disperata scelta di campo.

  • Gil_Grissom

    Devo dire che apprezzo molto la sua garbata ironia e lo dico davvero senza sarcasmo, mi riferisco a quando mi definisce piu’ stalinista di Stalin pur essendo collocato paradossalmente in un’area ideologica di centro destra. Lei sa usare molto bene le parole: le faccio pero’ cortesemente presente che se uno scrive che condivide gli ideali di sete di giustizia sociale dei brigatisti, molti dei quali hanno solo qualche anno piu’ di me (io ho vissuto gli anni di piombo, non li ho solo sentiti raccontare), non puo’ essere di destra, ma gravita nella stessa area marxista o affine al marxismo in cui troviamo anche il Feltrinelli di cui parliamo. Nello specifico le confesso di essermi gia’ documentato sul libro da lei suggeritomi e alla prima occasione lo comprero’ e lo leggero’, magari trovando sul personaggio le risposte alle domande che da tempo mi ponevo. E le assicuro che se tali risposte fossero simili alle sue, sarei il primo ad esserne compiaciuto. 

  • Gil_Grissom

    Devo dire che apprezzo molto la sua garbata ironia e lo dico davvero senza sarcasmo, mi riferisco a quando mi definisce piu’ stalinista di Stalin pur essendo collocato paradossalmente in un’area ideologica di centro destra. Lei sa usare molto bene le parole: le faccio pero’ cortesemente presente che se uno scrive che condivide gli ideali di sete di giustizia sociale dei brigatisti, molti dei quali hanno solo qualche anno piu’ di me (io ho vissuto gli anni di piombo, non li ho solo sentiti raccontare), non puo’ essere di destra, ma gravita nella stessa area marxista o affine al marxismo in cui troviamo anche il Feltrinelli di cui parliamo. Nello specifico le confesso di essermi gia’ documentato sul libro da lei suggeritomi e alla prima occasione lo comprero’ e lo leggero’, magari trovando sul personaggio le risposte alle domande che da tempo mi ponevo. E le assicuro che se tali risposte fossero simili alle sue, sarei il primo ad esserne compiaciuto. 

  • Gracco

    la ringrazio per le sue parole e mi fa piacere constatare che in fondo apparteniamo entrambi più o meno alla stessa area. Quando due automobilisti fanno un incidente a volte si prendono a botte, a  volte invece firmano la constatazione amichevole e poi magari vanno a bere un caffè insieme. Sono contento sia finita così, anche se all’inizio pareva che buttasse male.