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15 SEGNALI INDICANO CHE L’ATTACCO A CHARLIE HEBDO E'STATA UN'OPERAZIONE FALSE FLAG

DI BRANDON TURBERVILLE

activist post

Probabilmente l’articolo più importante pubblicato fino da oggi sull’attentato a Charlie Hebdo.
Un’impressionante ricostruzione degli eventi, delle persone e della cronologia che hanno portato ai fatti di Parigi.


Dopo il massacro di Charlie Hebdo e a mano a mano che vengono alla luce maggiori informazioni sugli attacchi e sui legami tra i responsabili, i gruppi e le agenzie d’intelligence collegati alla NATO, si dimostra sempre più valida di ora in ora l’idea che la natura degli attacchi erano, in realtà dietro una false flag. (1)

Come è prevedibile, la destra xenofoba e pro-bellica sta usando l’attacco per dimostrare che tutti i musulmani sono terroristi e che l’unica soluzione è il loro totale annientamento e l’attuazione di adeguate misure di stato di polizia.

Dall’altro lato, c’è il patetico tentativo della sinistra di incolpare la vittima per istigazione e di concentrarsi sulla necessità di essere più politicamente corretti, di applicare un’auto-censura e di essere “minimal” linguisticamente parlando.

Tuttavia, la stragrande maggioranza del centro considera valida la versione dominante degli eventi prodotta dai grandi mezzi d’informazione e già scalpitano per la prossima forma di intrattenimento mediatico che i loro “creatori di cultura” presto gli propineranno senza pensarci due volte.

Tuttavia, come spesso succede, c’è molto di più dietro la storia che ci viene raccontata dai canali di informazione dominanti. Ci sono diversi dettagli discutibili sull’attacco a Charlie Hebdo e sul controllo aperto sui gruppi terroristici e jihadisti Islamici da parte degli apparati d’intelligence Francesi, Statunitensi e della NATO.

Mentre possono certamente accadere degli atti di violenza casuali – alcuni motivati dall’estremismo religioso ed altri no – è importante esaminare tutti i fatti che circondano questi eventi prima di giungere ad una conclusione sulla loro natura. Non possiamo semplicemente lasciarci andare a reazioni impulsive etichettando ogni atto di violenza come “sotto falsa bandiera”, tuttavia non possiamo ignorare la cronologia di tali atti e la prevalenza delle false bandiere negli ultimi tempi.

Tuttavia, a mano a mano che vengono alla luce le prove e i fatti inerenti il massacro di Charlie Hebdo e del concomitante attacco al supermercato kosher, iniziamo a pensare che questi atti non rientrano nella categoria dei “lupi solitati”, ma che possano essere delle azioni attentamente coordinate dietro una bandiera falsa.

Ecco qui elencate un numero di ragioni per cui è molto probabile che gli attacchi a Charlie Hebdo e al supermercato Kosher possono essere degli attacchi dietro falsa bandiera, attribuendone quindi la responsabilità all’intelligence Francese e alle sue controparti del Regno Unito, degli USA e della NATO.

1.) I SOSPETTATI ERANO STATI IN SIRIA PER COMBATTERE IL GOVERNO DI BASHAR AL-ASSAD.

Sia Cherif sia Said Kouachi erano veterani dell’invasione terroristica appoggiata dalla NATO e dall’Occidente contro il governo Siriano di Assad. Cherif non solo fu arrestato nel 2005 e condannato a tre anni di prigione per aver tentato di unirsi agli jihadisti che combattevano in Iraq, ma lui e suo fratello andarono poi anche in Siria per combattere a fianco delle stesse reti terroristiche armate (2), finanziate (3), addestrate (4) e dirette (5) dagli Stati Uniti , UK, Francia e NATO. La connessione ai gruppi terroristici e alle forze jihadiste che combattevano in Siria rende molto probabile che loro e le loro azioni fossero interamente controllate dagli Stati Uniti (6), UK, Francia e dal resto della NATO, poiché tali reti del terrore (7) sono interamente controllate (8) dalle agenzie d’intelligence occidentali. (1)

2.) LA FRANCIA STESSA È RESPONSABILE DELL’ARMAMENTO, ADDESTRAMENTO E COORDINAMENTE DI QUELLE ORGANIZZAZIONE CHE COMBATTONO CONTRO IL GOVERNO DI BASHAR AL-ASSAD.

Se gli aggressori facessero veramente parte di uno dei tanti gruppi terroristi controllati dai paesi occidental, la stessa Francia sarebbe direttamente coinvolta nell’esecuzione di questi ultimo atti. Come scrive Tony Cartalucci di Land Destroyer Report (9) nel suo articolo: “E’ la Francia stessa che ha armato i terroristi che hanno colpito Parigi” (10): “la Francia, in quanto parte della coalizione della NATO, ha armato, finanziato sostenuto e perpetuato per anni le azioni terroristiche di Al Qaeda, a cominciare dal “rovesciamento in Libia del leader Muammar Gaddafi” (11) arrivando fino a oggi, con la NATO che continua ad armare, proteggere ed appoggiare i terroristi di Al Qaeda, compresi quelli che si definiscono dello “Stato Islamico” (ISIS), all’interno dei confini della Siria (12).

Con i recenti attacchi di Parigi, considerando tutti i gruppi terroristi che la Francia stessa ha appoggiato e finanziato in Nord Africa e nel Medio Oriente, è lo stesso governo Francese cha va considerato direttamente responsabile e colpevole per aver fornito materiale di supporto a quelle organizzazioni criminali che ora uccidono gli stessi cittadini Francesi, tra cui anche due poliziotti, e non solo in territorio Francese ma nel cuore della sua capitale.

Nel suo articolo: “Cronistoria: dove hanno preso le armi i terroristi di Parigi?” (13) Cartalucci ci fornisce anche una cronistoria del sostegno finanziario e militare dato ai terroristi a partire dal 2011. Scrive così:

2011 – La Francia fornisce le armi ai ribelli in Libia (14) – London Telegraph:

Un portavoce militare Francese, il Colonnello Thierry Burkhard, ha detto di aver fornito “armi leggere come i fucili d’assato” a comunità di civili per “proteggersi dal Col. Gheddafi”.
Ma la decisione di armare i ribelli equivale a un passo avanti verso il diretto coinvolgimento nella guerra di superficie oltre a quella aerea contro il Colonnello Gheddafi. I ribelli Nafusa sono riusciti ad invadere Tripoli, dopo che tre mesi di bombardamento NATO avevano fallito nel rovesciare il governo del Colonnello.

Le Figaro, il quotidiano Francese che per primo parlò dei “pacchi” paracadutati, scrisse che gli invii comprendevano fucili, mitragliatrici e missili-granata, oltre ai missili anticarro Milan.

2011 – Un comandante dei ribelli libici ammette che il suo gruppo era collegato con al Qaeda (15), London Telegraph:

Abdel-Hakim al-Hasidi, leader dei ribelli libici, ha detto che gli jihadisti che combattevano contro le truppe alleate in Iraq sono in prima linea nella battaglia contro il regime di Muammar Gaddafi.

2012 – La Francia preme per armare la coalizione dell’opposizione Siriana (16) – BBC:

Il Ministro degli Esteri Francese afferma che la Francia sta considerando, insieme a partner Europei, l’invio di armamenti alla coalizione dell’opposizione Siriana. Il governo prevede di allentare l’embargo delle armi alla Siria per fare in modo che le “armi di difesa” possano raggiungere l’opposizione.

2013 – Crisi Siriana: la Francia e il Regno Unito fanno un passo avanti nella fornitura di armi ai ribelli (17)- the London Guardian:

Francia e Regno Unito si sono mossi per armare l’opposizione al regime di Assad spostando così gli equilibri della guerra civile ormai giunta al suo secondo anno, ignorando le politiche Europee verso la Siria.

Il Presidente Francese François Hollande nel corso del vertice Europeo a Bruxelles ha lanciato un accorato appello affinché l’Europa si unisca a Parigi e Londra nel sollevare l’embargo degli armamenti alla Siria, ma questa mossa incontrerà probabilmente una ferma opposizione da parte della Germania.

2013 – I ribelli Siriani giurano fedeltà ad al Qaeda (18), USA Today:

Il giuramento di fedeltà ad al Qaeda fatto in aprile da un gruppo di ribelli Siriani indica che l’influenza del gruppo terroristico non si sta affatto allentando e che possa avere ancora un ruolo determinante nella lotta – sostenuta dall’Occidente – per rovesciare il potere del Presidente Siriano Bashar Assad.

Il giuramento di fedeltà fatto dal capo del Fronte Siriano Jabhat al Nusra Front Abou Mohamad al-Joulani al leader di al Qaeda Sheik Ayman al-Zawahri giunge insieme a un annuncio da parte dell’affiliato di al Qaeda in Iraq, lo Stato Islamico di Iraq, che collaborerà anche con al Nusra.

2014 – Hollande conferma: la Francia invia armi ai ribelli Siriani (19)- France 24:

Il Presidente Francois Hollande ha confermato giovedì scorso che la Francia alcuni mesi fa ha inviato armi ai ribelli in Siria che combattono contro il regime di Bashar al-Assad.

3.) ENTRAMBI I SOSPETTI ERANO GIÀ DA DIVERSI ANNI NEL RADAR DELL’INTELLIGENCE FRANCESE. I LORO LEGAMI TERRORISTICI NON SONO DUNQUE UNA SORPRESA.


Cherif Kouachi, uno dei fratelli presunti responsabili del massacro di Charlie Hebdo, fu arrestato nel 2005, accusato e condannato per “associazione criminale con l’intento di commettere atti di terrorismo” anche se poi la condanna fu sospesa. Magazine Slate scrive che Kouachi fu arrestato nel gennaio 2005 con l’accusa di intenzione di unirsi ai jihadisti in Iraq. Si disse che era caduto sotto l’influenza di Farid Benyettou, un giovane “predicatore autodidatta” che predicava la violenza, ma ancora non era andato in Iraq o commesso atti di terrorismo. Gli avvocati del tempo dissero che non aveva ricevuto alcuna formazione militare e che “iniziava ad avere ripensamenti”, arrivando al punto di sentirsi sollevato quando fu arrestato.

Nel 2010 (20), Kouachi fu arrestato di nuovo (21) e accusato del tentativo di far evadere dal carcere l’Islamista algerino e bomber dei treni pendolari parigini, Smain Ait Ali Belkacem. Il complotto fallì, ma Kouachi fu catturato. In seguito le accuse furono ritirate.

Secondo la CNN, Cherif aveva un “lungo trascorso da jihadista e antisemita. “Le sue aspirazioni terroristiche era ben note anche prima dell’attacco a Charlie Hebdo”.

CNN riporta che, secondo una registrazione processuale di 400 pagine del 2007, Kouachi intendeva andare in Iraq “andare e combattere gli Americani”.

In una deposizione Kouachi affermò : “Ero pronto ad andare e morire in battaglia” e “Questa idea mi è venuta quando ho visto le ingiustizie mostrate in televisione e tutto quello che stava accadendo lì. Parlo delle torture che gli Americani hanno inflitto agli iracheni”.


Secondo documenti processuali, Kouachi è cresciuto in orfanotrofi e case di accoglienza ed era coinvolto in un gruppo del 19° Arrondissement di Parigi.

I pubblici ministeri hanno individuato dettagli di forte interesse di Kouachi al martirio della jihad e collegamenti all’antisemitismo, secondo i documenti ottenuti da CNN in collaborazione con la rivista Francese L’Express.
Il gruppo a cui Cherif era affiliato, noto come 19th Arrondissement Network (22) (così chiamato per il quartiere parigino dove aveva la base), era coinvolto nel reclutamento di musulmani Francesi per combattere in Iraq per al Qaeda. Come è tipico delle operazioni terroristiche pilotate dall’occidente (23), il gruppo attingeva manovalanza dai giovani della classe operaia, poveri, disincantati e agguerriti.

Dopo aver raccolto abbastanza volontari, il gruppo avrebbe poi provveduto ad addestrarli militarmente e a fornirgli i necessari titoli di viaggio.

Nonostante la condanna del 2008, la polizia aveva arrestato Cherif nel 2005, pochi giorni prima di quando lui aveva programmato di andare in Siria.

Il profilo di Cherif risponde perfettamente al classico bersaglio dei reclutatori di terroristi. Era musulmano, aveva abbandonato gli studi e come lavoro consegnava pizze: uno decisamente della bassa classe operaia.

Quello che poi è stato aggiunto nella sua storia è che era un giovane ingenuo caduto sotto l’influenza del “predicatore di strada” conosciuto come Farid Benyettou, che bazzicava l’ East Side di Parigi. È implicito che Beneyettou, già condannato con accusa di terrorismo, ha svolto un ruolo importante nel convincere Cherif ad unirsi all’organizzazione terroristica e ad andare in Siria a massacrare persone innocenti, tutto per gli scopi geopolitici di NATO, Francia e Stati Uniti.

Il processo confermò che Beneyettou era responsabile solo del reclutamento. Fra tutti i componenti della rete a cui apparteneva, lui fu l’unico a non andare in Iraq.

Da notare anche il fatto che nel 2005 si seppe che alcuni membri della Rete del 19° Arrondissement erano affiliati alla Moschea di ad-Da’wa (24) ,[2] una delle più grandi moschee di Parigi.

Secondo la CNN, gran parte dell’addestramento che Kouachi ricevette da Benyettou riguardava lo studio dell’utilizzo dei Kalashnikov. L’Agenzia di CNN riporta: “Kouachi disse che ‘i saggi leader dell’Islam avevano detto a lui e ai suoi amici che se fossero morti come martiri della Jihad sarebbero andati in Paradiso’ e che ‘quei martiri sarebbero stati gratificati da 60 vergini in un fastoso palazzo nel Paradiso’ ”, questo secondo i documenti della sezione “Motivazioni dell’influenza subita”.

I documenti indicavano anche che “Per lui qualsiasi posto nel mondo dove ci siano simili ingiustizie era un motivo di Jihad; quello che accadeva in Iraq per lui era proprio una di queste chiare ingiustizie”. Queste informazioni, ovviamente, provengono da fonti di polizia e da atti processuali.

Il comportamento di Kouachi, come quello di Mohammed Atta, non corrispondevano molto alla nozione di fondamentalista musulmano, [3] scrive la CNN.
Dagli atti processuali si rileva che Kouachi non si considerava un buon musulmano e aveva detto di essere stato alla Moschea solo due o tre volte prima di incontrare, oltre ad avere fumato la cannabis.

Kouachi disse agli inquirenti che votò se stesso alla Jihad durante un Ramadan del 2004. Fu allora che disse ai suoi amici di voler andare a combattere in Siria.

I documenti dicono che quando la polizia intervistò i suoi complici, questi affermarono che Kouachi “disse di essere pronto a incendiare e distruggere i negozi ebrei di Parigi”.

Quando i funzionari misero a confronto Kouachi con queste dichiarazioni, lui disse “…non è proprio quello che io ho detto…non nascondo di avere idee antisemite, ma ci tengo a dire che non farei mai una cosa del genere”.

L’avvocato di Kouachi, Vincent Ollivier, ha dipinto un quadro un pò diverso degli eventi del 2005 che riguardavano il suo assistito. Disse che il profilo del suo cliente “non era quello di un Islamista convinto ma di uno che faceva solo tanto fumo e chiacchiere”.

”Fuma, beve, non ha la barba a ha una fidanzata che frequenta senza averla sposata” disse Ollivier al giornale Francese (25) Libération il mese dopo l’arresto del suo assistito.

Un servizio della rete televisiva Francese France 3, che fu trasmesso per la prima volta nel 2005, descriveva Kouachi come un giovane fan del rap più interessato alle ragazze che alla moschea.

Secondo il servizio, l’incontro di Kouachi con Benyettou cambiò tutti i suoi interessi.

Di Said Kouachi si sa ben poco, soprattutto in termini di suoi legali con il terrorismo, cellule terroristiche ed altri fatti legati al terrorismo in genere. Il nome di Said è apparso ripetutamente nel corso di processi legati ad atti terroristici ma come persona “periferica”, mai come soggetto centrale dei fatti.

Riguardo a Said, la CNN scrive (26): ‘un funzionario Francese avrebbe detto a CNN che Said Kouachi fu addestrato nello Yemen. Il funzionario non avrebbe fornito dettagli su quando sia avvenuto e quanto sia durato questo viaggio.’

Un funzionario Statunitense ha riferito che gli Stati Uniti sono stati informati dall’intelligence Francese che Said Kouachi andò nello in Yemen nel 2011 per conto degli affiliati locali di al Qaeda.

La conferma del suo viaggio è confermata da un giornalista yemenita che dice di aver visto Said e di averlo sentito dire che per un po’ aveva coabitato con Umar Farouk AbdulMutallab, l’uomo, poi arrestato, con l’ “esplosivo nelle mutande” che fallì nel farlo detonare a bordo di un aereo Statunitense nei cieli di Detroit il giorno di Natale del 2009.

Il giornalista e ricercatore yemenita Mohammed al-Kibsi ha detto alla CNN di aver visto Said Kouachi due volte a Sanaa in Yemen nel 2011 e nel 2012. Al-Kibsi dice che a metà gennaio del 2011 stava facendo ricerche sul passato di AbdulMutallab quando s’imbattè casualmente in Said Kouachi. Kouachi si mostrò amichevole. Spesso passeggiava per le vie della città vecchia ed è così che s’incontrarono.
Kouachi disse che lui e AbdulMutallab spesso pregavano insieme alla Scuola al-Tabari dello Yemen e che condivisero per una o due settimane un appartamento nel paese. Al-Kibisi dice che Kouachi stava imparando la grammatica araba al Sanaa Arabic Grammar Institute.

Al-Kibsi rivide Kouachi nel 2012 sempre nella città vecchia di Sanaa ad un altro centro linguistico di Arabo.

CNN non ha la conferma ufficiale che Said Kouachi abbia davvero conosc
iuto AbdulMutallab, un cittadino nigeriano che, secondo dichiarazioni ufficiali rese nel processo tenutosi negli Stati Uniti, aveva detto al FBI di avere collegamenti con il gruppo di Al Qaeda della Penisola Arabica in Yemen. Il mese scorso, AQAP (al Qaeda della Penisola Arabica) ha rilasciato un video che mostrava AbdulMutallab insieme al leader del gruppo, Nasir-al-Wuhayshi.

Il funzionario Statunitense che ha detto che Said Kouachi era stato in Yemen, ha anche detto che l’uomo aveva ricevuto un notevole addestramento nell’uso di armi da AQAP, cioè l’affiliato yemenita di al Qaeda.

E’ anche possibile che Said Kouachi sia stato addestrato alla fabbricazione di esplosivi, un tipo di addestramento jihadista piuttosto comune nello Yemen.

Oltre al viaggio in Yemen, si sa anche che almeno uno dei due fratelli sia stato recentemente in Siria a combattere contro il governo secolare di Bashar al-Assad.

A dire il vero, USA TODAY scrive che (27) entrambi i due fratelli la scorsa estate erano di ritorno dalla Siria, mentre la CNN (28), rimanendo più sul vago, cita una fonte d’intelligence Francese secondo cui solo uno dei due fratelli era stato in Siria nei primi mesi dello scorso anno.

Con tutte queste informazioni disponibili per le intelligence Americane e Francesi, è evidente che le attitudini terroristiche dei due fratelli Kouachi e la possibilità che commettessero in Francia degli atti di terrorismo, fossero una cosa ben nota.

Quindi, noi dobbiamo credere che:

-uno dei due sospettati sia stato arrestato per terrorismo due volte in passato; che entrambi i due sospetti abbiano ripetutamente espresso chiaro interesse e desiderio della jihad;
-che uno dei due sia stato addestrato militarmente nello Yemen e che abbia diviso una casa con un noto terrorista accusato di uno dei più pubblicizzati atti di terrorismo degli ultimi anni e che aveva addirittura conosciuto personalmente uno dei più noti leader terroristi degli ultimi anni(Anwar al-Awlaki);
-che almeno uno dei due fratelli sia stato in Siria a combattere con i terroristi di ISIS;
– che tutto questo mentre erano seguiti e monitorati dalle intelligence Francesi e Statunitensi;

e credere anche che l’attacco a Charlie Hebdo sia stato un evento del tutto imprevisto?

Davvero: se Kouachi è stato arrestato per “associazione a delinquere con intenti terroristici” nel 2005, perchè non poteva essere arrestato per lo stesso motivo nel 2015? Perché non poteva essere arrestato per lo stesso motivo in Siria? Perché i due fratelli non sono stati arrestati al loro ritorno in Francia – sia dalla Siria sia dallo Yemen – per essere stati addestrati militarmente da un’organizzazione terroristica, per aver commesso atti di terrorismo o anche solo per essere stati coinvolti con tali organizzazioni?

Come scrive Tony Cartalucci di Land Destroyer nel suo articolo “I sospettati della sparatoria già da tempo nel radar dell’intelligence Francese da ANNI” (29). “E’ una versione dei fatti che fa acqua da tutte le parti, considerando che i due fratelli avevano già avuto a che fare con la legge, erano stati in Yemen per essere addestrati da Al Qaeda e con prove evidenti che entrambi erano ancora sorvegliati, considerando il recente viaggio in Siria”.

Cartalacci nel suo articolo dà ulteriori spiegazioni (30)sul fatto che sia l’intelligence Francese sia la sua controparte Americana erano bene al corrente di chi fossero gli autori dell’attacco a Hebdo.
Così scrive: “per spiegare come possano semplicemente scomparire dei terroristi ben noti al sistema giudiziario Francese e alle intelligence, il Wall Street Journal nel suo articolo intitolato “Sospesa dalla Francia la sorveglianza sui Fratelli” (31) ci viene a dire che:

Gli attacchi terroristici che hanno ucciso 17 persone nel giro di tre giorni rappresenta uno dei maggiori timori – e fallimenti – dei funzionari adibiti alle misure contro il terrorismo: un complotto portato a termine con successo da parte di soggetti che prima erano sotto stretta sorveglianza, ma poi non erano più considerati soggetti ad alto rischio.

Secondo funzionari Americani, gli Stati Uniti avevano prodotto alla Francia prove d’intelligence che dimostravano che gli autori del massacro di Charlie Hebdo furono addestrati in Yemen nel 2011, allertando le autorità Francesi affinchè monitorassero assiduamente i due fratelli. Ma questa sorveglianza di Said e Chérif Kouachi fu interrotta la scorsa primavera, dicono i funzionari Americani, dopo che diversi anni di stretto controllo non avevano prodotto niente di sospetto (…)

In Francia risultano più di 1,000 cittadini sotto sorveglianza che recentemente sono stati in Iraq e Siria e si ritiene possano aver lottato a fianco di terroristi, terroristi che la stessa Francia ha armato. In un articolo della NBC dal titolo: “L’intelligence Francese controlla 1.000 persone che sono state in Iraq e in Siria” (32) si legge: “L’intelligence Francese oggi è concentrata principalmente su 1,000 cittadini Francesi che si sono recati in Iraq e Siria dal 2012.” Scrive Jean-Charles Brisard, autore di “Zarqawi: il nuovo volto di Al Qaeda.”

Egli aggiunge che solo un quinto di questi sono sotto sorveglianza 24 ore su 24. “E’ un problema di risorse” “Non e’ possible seguire tutti sempre”.

Brisard ha detto che i fratelli erano “già noti da anni all’intelligence Francese”. E’ quasi certo che i due non solo erano sorvegliati dalle intelligence Francese e Statunitense, ma erano considerati tra i primi candidati a poter eseguire gli attacchi di Parigi della settimana scorsa – come parte di un più ampio progetto di manipolazione della pubblica opinione sull’attacco alle libertà civili in patria, che avrebbe motivato un’inasprimento delle guerre di dominio all’estero. La Francia sta già occupando diverse sue ex-colonie in Africa, ha partecipato alla distruzione della Libia e con le sue successive forniture di armi ai terroristi di Al Qaeda, che con l’appoggio della NATO ne ha approfittato per attaccare la Siria.

Infatti, è stato ora confermato che la Francia dal 2011 fornisce armi ai terroristi che combattono contro il governo Siriano. France 24 ha scritto l’anno scorso in un articolo dal titolo “La Francia ha inviato armi ai ribelli Siriani – la conferma di Hollande” (33):
“Il Presidente Francois Hollande ha detto giovedi che la Francia pochi mesi fa ha inviato armi ai ribelli che lottano contro il regime Siriano di Bashar al-Assad “.
E’ probabile che se è vero che gli aggressori di Parigi sono stati in Siria, avranno imbracciato laggiù proprio quelle armi che la Francia ha inviato, mentre si addestravano per poter poi spargere sangue Francese a Parigi.

4.) I LEGAMI DI KOUACHI CON ANWAR AL-AWLAKI

Come detto prima, in un’intervista pubblicata nel UK Mirror dal titolo, “La sparatoria di Parigi: ascoltate la bizzarra conversazione del terrorista Amedy Coulibaly con un ostaggio durante l’assedio del supermercato”(34) Kouachi diceva ai giornalisti che “Vi stiamo solo dicendo che siamo i difensori del Profeta e che io, Chérif Kouachi, sono stato mandato da Al Qaeda dello Yemen, che sono stato lì e che mi ha finanziato Anwar Al Awaki.”

Il viaggio di Said Kouachi in Yemen è ben documentato dalle agenzie d’intelligence Francesi e Statunitensi. Citando fonti d’intelligence Statunitensi, la CNN riferisce che (35) “Gli Stati Uniti in questo momento si basano sul fatto che l’aggressore di Charlie Hebdo Said Kouachi da qualche parte nello Yemen abbia incontrato il terrorista anti-Americano Anwar al-Awlaki e abbia ricevuto ordini da al Qaeda della Penisola Arabica (AQAP) di eseguire un attacco” dice un funzionario Statunitense alla CNN.”

Si sa che Anwar al-Awlaki ha collegamenti con diversi terroristi di primo livello come Nidal Malik Hasan della sparatoria di Ft. Hood (36), Umar Farouk Adbulmutallab (37) ovvero quello dell’esplosivo nelle mutande”, Nawaf al-Hazmi, Khalid al Midhar e Hani Hanjour (38) degli attacchi del 9/11 e di diversi altri.

Sono stati i collegamenti di Awlaki a così tanti attacchi terroristici e all’intelligence Statunitense che hanno indotto Webster Tarpley a etichettarlo (39) come il “classico agente doppiogiochista usato per affibbiare il marchio di “Al Qaeda” a una decina di altri terroristi”.

E’ importante anche considerare che, nei mesi successivi al 9/11, Awlaki fu a cena al Pentagono. Come riportò l’agenzia CBS News nel suo articolo: “L’Imam collegato ad Al Qaeda dopo il 9/11 a cena al Pentagono” (40)- “Anwar al-Awlaki – il leader spirituale radicale legato a diversi autori degli attacchi dell’11 settembre, della sparatoria di Fort Hood e al tentativo terroristico fallito del giorno di Natale sull’aereo di linea – un giorno fu ospite al Pentagono nei mesi successivi al 9/11, conferma un funzionario del Pentagono a CBS News”.

Il funzionario disse che Awlaki fu invitato come “…parte di un programma di approfondimento di informazione” attraverso il quale il Pentagono tentava di arrivare ai leader della comunità Musulmana”. A quel tempo Awlaki era considerato un imam “moderato” della Moschea in Nord Virginia.

Allo stesso tempo l’ FBI stave anche interrogando Awlaki sui suoi contatti con tre degli aggressori del 9/11 – Nawaf al-Hazmi, Khalid al Midhar e Hani Hanjour – tutti e tre membri del gruppo dei cinque che dirottò l’aereo che colpì il Pentagono.

5.) NELLO YEMEN, KOUACHI AVEVA VISSUTO CON ABDULMUTALLAB, L’UOMO CON L’ “ESPLOSIVO NELLE MUTANDE”.



Nel suo articolo “L’aggressore di Parigi Said Kouachi conosceva il nigeriano condannato per il tentativo dinamitardo dell’aereo di linea” (41), il Wall Street Journal rivela che Said Kouachi per un certo tempo ha diviso una casa con il famoso terrorista Umar Faruk Abdulmutallab, quello con l’esplosivo nelle mutande. Il rapporto dice così:
“Nel suo percorso di radicalizzazione, uno dei momenti decisivi furono i giorni in cui alloggiava nel dormitorio di una scuola di lingua araba nella capitale yemenita. Qui divise la casa con un uomo con cui studiava e insieme visitarono la Moschea nella città vecchia di Sanaa: uno che era stato reclutato da uno dei leader di al Qaeda per eseguire un attentato dinamitardo su un aereo di linea Statunitense, cosa che tentò di fare in seguito quello stesso anno mettendosi l’esplosivo nella biancheria intima.”

Ex-vicini di alloggio e funzionari dello Yemen dissero che il più grande dei due fratelli Kouachi – entrambi uccisi dalla polizia Francese venerdì scorso dopo tre giorni di assedio e di terrore – trascorse quasi due anni nello Yemen, dove si trova il braccio più sanguinario di Al Qaeda. Anche suo fratello più giovane, Chérif, passò del tempo in Yemen nel 2011, secondo funzionari Francesi e Statunitensi.

Said, cittadino Francese di origine algerina, in Yemen strinse amicizia con Umar Farouk Abdulmutallab (42) poco prima che questo lasciasse il paese nel Dicembre del 2009 con addosso un sofisticato esplosivo datogli da al Qaeda della Penisola Arabica (AQAP).

Umar tentò di far detonare l’esplosivo che si era nascosto addosso su un aereo diretto a Detroit il giorno di Natale dello stesso anno. Ma l’attacco fallì a causa di un malfunzionamento dell’esplosivo, e fu arrestato e condannato negli Stati Uniti nel 2012 per atti di terrorismo.

Il Nigeriano era uno dei tanti jihadisti nati all’estero che incontrarono più volte Anwar al-Awlaki, il carismatico predicatore nato negli Stati Uniti, reclutatore per conto di AQAP di persone disposte a compiere all’estero atti di terrorismo. Awlaki fu ucciso con un attacco drone Statunitense nel Settembre del 2011.

Gli incontri di Abdulmuttalab con Awlaki avvennero nel 2009, lo stesso anno che insieme a Said studiava l’Arabo all’Istituto Linguistico di Sanaa. La scuola era frequentata in parte da Musulmani nati all’estero che desideravano migliorare la lingua araba e la conoscenza del Corano, vivendo per un certo tempo in quella che consideravano una società più pura e meno corrotta dei loro paesi di residenza.

Anche l’educazione di Said alla jihad sembra essere collegata a Abdulmutallab. Non ci sono prove che il più grande dei due fratelli abbia mai incontrato Awlaki come fece Abdulmutallab. Ma è chiaro che le vite di Said Kouachi e di Abdulmutallab si sono realmente incrociate durante il soggiorno in Yemen, secondo le testimonianze di ex-vicini e funzionari yemeniti.

La CNN (vedi sopra) fornisce una descrizione parallela del rapporto tra Said e Adbulmutallab che indica che i due erano molto più che semplici coinquilini.

I legami con Addulmutallab sono importanti per il fatto che il tentativo fallito del “bomber delle mutande” di far detonare una bomba a bordo dell’aereo di linea, fu esso stesso un attacco sotto falsa bandiera (43) pilotato dall’US State Department (44) e dalle intelligence occidentali. I collegamenti con questo terrorista e con la persona che ha organizzato questo attacco (insieme a svariati altri attacchi dietro falsa bandiera) ci forniscono ulteriori prove che gli stessi attacchi a Charlie Hebdo sono della stessa natura.

6.) GLI AUTORI DELL’ATTACCO A CHARLIE HEBDO ERANO PARTE DI UNA RETE ORGANIZZATA.

Secondo un dettagliato articolo di Henry Samuel e Patrick Sawer del Telegraph dal titolo: “L’attacco a Charlie Hebdo: i fratelli Kouachi e la rete degli Islamisti Francesi collegati allo Stato Islamico” (45) – i Kouachi erano collegati a diversi altri noti terroristi appartenenti ad organizzazioni finanziate e pilotate dalle intelligence occidentali.

Ad esempio, Samuel e Sawer hanno notato che durante la detenzione del 2005, Cherif Kouachi incontrò Djamel Beghal (cioè Abou Hamza), un terrorista che scontava una pena di dieci anni per un attentato dinamitardo all’Ambasciata Statunitense a Parigi nel 2001. Hamza era collegato alla Moschea londinese di Finsbury Park – che aveva un ruolo importante in una famosa operazione d’intelligence mirata a creare, reclutare e finanziare il terrorismo Islamico (46).

Inoltre, l’articolo dice che “agenti dell’intelligence Francese hanno fotografato Chérif che giocava a football con Beghal a Murat, nella regione Cantal del centro della Francia, dove era agli arresti domiciliari nel 2010. C’erano anche due altri Islamici: Ahmed Laidouni and Farid Melouk.”

Samuel and Sawer hanno anche scritto che più tardi Chérif avrebbe incontrato un’altra figura ancora più nota: Salim Benghalem, un Francese di origine algerina che per gli Stati Uniti è uno tra i più ricercati terroristi internazionali.

Benghalem incontrò e strinse amicizia con un amico di Chérif, Bouchnak, e i due condivisero una cella nel 2008 nella prigione di Fresne, per tentativo di omicidio. Secondo fonti d’intelligence citata da Le Monde, dopo il suo rilascio, Beghalem estese la sua influenza agli altri membri della rete Buttes-Chaumont.

In particolare, faceva parte di un gruppo di Islamici che tentarono di far evadere dal carcere Smaïn Ait Ali Belkacem, condannato nel Novembre del 2002 all’ergastolo per il suo coinvolgimento nell’attentato dinamitardo alla stazione Musée d’Orsay della linea ferroviaria suburbana RER, nell’ottobre del 1995, attentato in cui rimasero ferite 30 persone. Durante le indagini emerse anche il nome del fratello di Chérif, Said, ma le accuse contro I due fratelli decaddero per mancanza di prove.
[…]

Un altro individuo molto pericoloso legato a Chérif è Boubaker al-Hakim, conosciuto come Abou Mouqatel. Hakim è un Islamico Francese di origini tunisine, nato nel 1983, anche lui cresciuto nel 19° arrondissement.

Fu qui che pare diventò una figura importante nella rete jahidista Buttes-Chaumont, dove incontrò Kouachi.

Si sospetta che Hakim sia stato profondamente coinvolto nel reclutamento e nell’organizzazione logistica degli jihadisti Francesi per combattere in Iraq.

Lui stesso andò in Iraq per la prima volta nel 2002, tornandoci poi quattro volte; secondo Jean-Pierre Filiu, un esperto della Sciences-Po University di Parigi, Hakim avrebbe reclutato militanti per combattere a Fallujah, la città irachena poi divenuta roccaforte di al Qaeda nel 2004.

Nel 2008 sia Hakim sia Chérif furono arrestati e condannati a Parigi per il loro ruolo nella rete.

Hakim fu condannato a sette anni per aver aver organizzato a Damasco un centro per il coordianmento dell’invio di giovani Islamisti Francesi in Iraq per combattere contro gli Stati Uniti.

Filiu ha ditto: “Hakim, e sicuramente anche Kouachi, terminata la detenzione, si unirono nuovamente alle reti di al Qaeda irachene e contribuirono alla loro evoluzione e trasformazione nel Daesh (il termine arabo per ISIL)”.

“L’esperienza di combattimento che acquisirono fu molto utile per le uccisioni a sangue freddo che più tardi commisero”.

Con l’arresto e la detenzione di Hakim nel 2008, si pensò che la rete Buttes-Chaumont si sarebbe sciolta. Ma nel 2013 Hakim riapparve in Tunisia, dove il 6 Febbraio e il 25 Luglio uccise due politici dell’opposizione di sinistra del paese – Chokri Belaid and Mohamed Brahmi.

Hakim rivendicò per conto di ISIL la responsabilità dei due omicidi in un video trasmesso il mese scorso e realizzato in territorio IS da qualche parte in Iraq o in Siria, dichiarando: “Noi ritorneremo e uccideremo ancora altri di voi. Non vivrete in pace finché la Tunisia non applicherà la legge Islamica”.

Filiu disse che Hakim “rappresenta il collegamento tra i fratelli Kouachi brothers e ISIL” aggiungendo che “E’ impossibile che un’operazione della portata di quella che ha condotto al massacro di Charlie Hebdo non sia stata sponsorizzata da Daesh”.

La CNN, inoltre, riporta la storia di Amedy Coulibaly (47), l’individuo responsabile sia dell’assedio del negozio Kosher di Parigi sia dell’uccisione di una donna poliziotto e di tre altre persone. L’agenzia scrive così: “Prima di essere ucciso, Amedy Coulibaly ha volutamente dichiarato all’agenzia affiliata di CNN BFMTV di appartenere all’ ISIS, o allo Stato Islamico di Iraq e Siria, il gruppo terroristico che intende creare uno stato fondamentalista Islamico che collega le aree sunnite dei due paesi”.
La CNN non ha confermato l’autenticità della dichiarazione di Coulibaly trasmessa dall’agenzia Francese.

Secondo quanto riportato a CNN da una fonte d’intelligence occidentale, Coulibaly, 32 anni, era molto vicino a Cherif Kouachi. “Coulibaly and Cherif Kouachi furono insieme coinvolti nel complotto del 2010 per far evadere un algerino detenuto per il suo coinvolgimento nell’attentato del 1995 alla stazione della metropolita. Coulibaly fu arrestato il 18 maggio del 2010 e sul luogo dove era trovarono 240 caricatori di munizioni per Kalishnikov”.

Aveva con sè una foto di lui insieme a Djamel Beghal, un Francese di origine algerina già noto per essere stato il principale reclutatore Europeo per al Qaeda, arrestato e condannato per cospirazione e attacco all’ambasciata Statunitense a Parigi”

La stessa fonte riferisce che Coulibaly fu arrestato il 22 Maggio del 2010 per il suo coinvolgimento nel tentativo di evasione. Anche Chérif Kouachi era indiziato per lo stesso complotto, ma per lui non c’erano abbastanza prove per condannarlo.

Cherif Kouachi vide Coulibaly durante una detenzione preventiva prima del processo. Il complotto per l’evasione era noto con il nome di Progetto BELKACEM Project, dice la fonte.

Coulibaly abitò per un certo tempo con Boumeddiene, e con lui andò in Malesia – dice la stessa fonte.

Ora, nonostante tutti questi attentati terroristici e legami con altri terroristi e organizzazioni terroristiche, sembra che nessuno dei due sia stato recluso per un tempo maggiore di quanto lo possa essere negli Stati Uniti un banale spacciatore di stupefacenti.

La moglie di Coulibaly, Hayat Boumediene, benchè sospettata di alcuni suoi collegamenti all’attacco del supermercato kosher di Parigi, pare non sia stata personalmente coinvolta nello stesso attacco – avendo preso parte, presumibilmente, alla pianificazione dello stesso, come riporta Design and Trend reports (48).

Secondo Reuters (49) il Ministro degli Esteri Turco Mevlut Cavusoglu avrebbe dichiarato all’agenzia di stato Anadolu che Hayat Boumediene è volata da Madrid in Turchia il 2 gennaio, soggiornando presso un albergo di Istanbul. “C’e’ un video di lei all’aeroporto. Più tardi, è stata in albergo con un’altra persona per poi andare in Siria l’8 gennaio. Questi fatti sono avvalorati da intercettazioni telefoniche”.

ABC News (50) riporta che i media turchi hanno pubblicato due video (51) di Hayat Boumediene, la vedova di Amedy Coulibaly che passa i controlli di sicurezza l’8 gennaio in un aeroporto turco, proprio un giorno dopo l’attacco alla sede della rivista Francese.

Con tutte queste informazioni insieme, risulta molto chiara una cosa: si trattava di un’intera cellula terroristica al lavoro. Quindi, queste persone ed i loro legami vanno tutti verso una direzione opposta all’ipotesi di un attacco occasionale come quella attribuita alla vicenda Charlie Hebdo. L’unico punto ancora non chiarito è chi c’è a capo di questa cellula. Tornando indietro nelle ramificazioni di questi legami per tornare al centro della rete, tuttavia, non troviamo lo spirito di Osama Bin Laden nascosto in una grotta in Afganistan, ma la rete delle intelligence anglo-Americane occidentali che hanno dato tempo fa movimenti estremisti Islamici di cui servirsi oggi per propri scopi geopolitici.

7.) IL TERZO SOSPETTATO.

E’ da notare il fatto che inizialmente si pensava che ci fosse un terzo sospettato (52) presumibilmente reclutato per l’attacco a Hebdo – Mourad Hamyd. Tuttavia, Hamyd subito dopo gli attacchi si è rivolto spontaneamente alla polizia dopo aver visto il suo nome coinvolto negli attacchi accato a quello degli altri due. Mentre Hamyd è stato rilasciato resta il dubbio: ma c’era davvero un terzo aggressore? E se non c’era, per chè mai si è parlato di una terza persona coinvolta nella sparatoria? Dopo tutto, più di un testimone oculare ha detto (53) di aver visto una terza persona al volante della macchina pronta per la fuga.

8.) UN SECONDO SOSPETTATO

Con tutte le prove riguardo al coinvolgimento di Hayat Boumediene nell’attacco al supermercato kosher che indicano chiaramente che Hayat era fuori del paese al momento dell’attacco, perché si è parlato di un complice di Coulibaly?

C’era davvero una seconda persona sulla scena o in prossimità della scena dell’aggressione?

C’e’ ancora “un secondo sospettato”?

O questo secondo sospettato si è all’improvviso volatilizzato in un buco di memoria ora che il principale aggressore è stato eliminato?

9.) SUICIDI MISTERIOSI

Proprio come i “misteriosi suicidi” che circondano il 9/11 e l’assassinio di Kennedy, già oggi uno dei principali investigatori sull’attacco a Charlie Hebdo si è suicidato. Come riporta Sputnik news,(54) “Il commissario di polizia Helric Fredou, che investigava sull’attacco alla sede del settimanale satirico parigino Charlie Hebdo (55), si è ucciso giovedì sera nel suo ufficio. L’incidente è avvenuto a Limoges, la capitale amministrativa della regione del Limousin nella Francia centro-occidentale”.

La rete televisiva regionale France 3 riporta così:

Commenti di John Vibes per ‘Anti Media’(56):

La strana morte del funzionario di polizia Francese è passata praticamente inosservata sui principali mezzi d’informazione, in particolare su quelli Europei locali. Solo una testata locale ne ha parlato – “Le Parisien.”

Tutto indica che non c’e’ alcun segno di doppio gioco o di tradimento in questa vicenda, tuttavia le coincidenze di tempo e di luogo in cui è avvenuto questo “suicidio” fanno emergere inevitabilmente un dubbio se ci possa essere qualcos’altro dietro. Il dipartimento di polizia si è affrettato a dire che l’uomo era da tempo depresso e che sono dell’opinione che probabilmente il colloquio avuto con un familiare di una delle vittime lo abbia fatto crollare emotivamente.

Ma la famiglia, gli amici e i colleghi del dipartimento di polizia hanno tutti detto che non se l’aspettavano per niente. “Siamo tutti scioccati. Nessuno si aspettava uno sviluppo del genere…”ha detto alla stampa un rappresentante del sindacato di polizia locale (57).

10.) UNA VOLTA COULIBALY HA INCONTRATO SARKOZY.

Se da una parte potrebbe essere considerato un incontro casuale e marginale, resta difficile giustificare e trascurare il fatto che Coulibaly ha realmente incontrato l’ex primo ministro Francese Nicolas Sarkozy (58) in persona. Secondo un articolo del “Parisien” (59).

“Un improbabile incontro è avvenuto tempo fa tra Nicolas Sarkozy, l’allora Presidente Francese e Amedy Coulibaly, l’uomo accusato di aver ucciso oggi un poliziotto e aver preso in ostaggio cinque persone nel negozio kosher nella zona orientale di Parigi”.

L’incontro è avvenuto nel 2009 all’Eliseo quando Sarkozy incontrò nove giovani Francesi appena assunti in una fabbrica locale. Erano tutti di Grigny, un desolato sobborgo di Parigi che dieci anni fa era continuamente sconvolta da risse e scontri tra bande.

“Citando ‘il terrorista’:“Sarkozy non è molto popolare tra i giovani della periferia. Ma non c’e’ niente di personale. Infatti è la stessa cosa per tutti gli altri politici – disse Coulibaly. “L’incontro con lui mi emozionò molto. Che lui mi piaccia o no, non importa: è sempre il Presidente”.

11.) UNO DEGLI AGGRESSORI “HA LASCIATO LA SUA CARTA D’IDENTITÀ” APPOSITAMENTE PERCHE’ LA TROVASSE LA POLIZIA.

Uno degli aggressori, il diciottenne Hamyd Mourad, pare si sia presentato spontaneamente alla polizia nel tardo pomeriggio di mercoledì, dopo che la polizia aveva detto di aver identificato uno di loro grazie al documento di identità trovato nella macchina con cui avrebbero dovuto fuggire via (60).

Se da una parte può anche accadere che uno faccia cadere per sbaglio il proprio documento d’identità durante la fuga da un’aggressione, un fatto del genere non può non ricordarci i passaporti dei dirottatori che furono ritrovati durante gli attacchi del 9/11.

12.) I TERRORISTI SONO STATI ELIMINATI.

Una delle caratteristiche tipiche di un’operazione dietro falsa bandiera è l’immediata eliminazione fisica e/o mentale degli autori di un attacco. Può avvenire con un’arma da fuoco, o con la somministrazione di psicofarmaci o con la distruzione delle capacità mentali dei soggetti con altri mezzi.

Se gli aggressori non sono più in vita e non possono essere più interrogati (come nel caso degli aggressori di Charlie Hebdo), se non sono più in grado di parlare (Tsarnaev), o se vengono totalmente screditati o danno segni di grave instabilità mentale durante gli interrogatori (Sirhan Sirhan,James Holmes) allora sarà sempre impossibile ottenere delle informazioni utili e attendibili durante le indagini o durante il processo. E se queste informazioni in qualche modo affiorano, l’interrogato sarà già stato completamente screditato o avrà dato segni di grave instabilità mentale che qualsiasi cosa dica non sarà più presa sul serio.

13.) LA RIVISTA ATTACCATA È GIÀ STATA STRUMENTALIZZATA IN PASSATO PER LA STRATEGIA DELLA TENSIONE.

Che Charlie Hebdo sia soltanto una pubblicazione particolarmente irriverente verso l’Islam o sia qualcosa di più sinistro, in ogni caso non è nuova alla controversia in oggetto. Come scrive CBS News (61):

“Charlie Hebdo è già stato ripetutamente minacciato per le sue caricature e vignette sul Profeta Maometto. I suoi uffici furono messi a fuoco nel 2011 (62) dopo che pubblicò su un suo numero una caricatura del Profeta sulla copertina. Quasi un anno dopo, Charlie Hebdo pubblicava nuovamente caricature di Maometto (63), provocando denunce dal mondo musulmano poiché l’Islam proibisce la pubblicazione di disegni del suo fondatore.

Un’altra vignetta pubblicata sull’edizione di questa settimana dal titolo: “Ancora nessun attacco in Francia” mostrava la caricatura di un combattente della jihad che diceva: “Un momento: abbiamo tempo fino alla fine di Gennaio per fargli i nostri auguri di buon anno nuovo!” Autore della vignetta: Charb.

A dirla tutta, la rivista ha offeso e messo in ridicolo anche altre religioni e credi vari. Tuttavia, è interessante notare che, mentre a Charlie Hebdo e ai suoi editori è stato consentito di continuare a pubblicare nonostante le violente reazioni che provocavano le sue vignette in giro per il mondo e nella Francia stessa, sembra che la legge sia più uguale per alcune religioni e meno per altre (64). Esempio: nel 2009, un giornalista ottantenne di Charlie fu letteralmente arrestato e processato su accuse di “incitazione all’odio razziale” per aver scherzato sul figlio dell’allora Presidente Sarkozy, dicendo che si stava convertendo alla religione ebraica per interessi finanziari. In effetti, anche la sola “negazione dell’olocausto” in Francia è un’opinione punibile dalla legge (65)”.

Nonostante la sua super-correttezza politica, la Francia ha permesso alla rivista di continuare a prendere in giro l’ Islam e il Cristianesimo, classici oggetti di scherno. Naturalmente, da entrambi gli schieramenti religiosi sono giunte risposte tipiche dei fondamentalisti in tutto il mondo – nel tentativo di limitare la libertà di parola e di espressione di coloro non necessariamente convinti dagli argomenti dei convertiti.

A dire il vero, mentre molti Cristiani e Musulmani non gradiscono le offese e gli insulti fatti alla loro religione e credo, la stragrande maggioranza delle persone esprime il suo scontento nello stesso modo – lamentandosi tra amici e familiari, scherzandoci su e andando avanti. Solo una minoranza è incoraggiata all’azione e una minoranza ancora più piccola è mossa ad azioni violente, normalmente spinte da associazioni, ONG e agenzie d’intelligence collegate alle organizzazioni religiose.

Per quanto riguarda il Cristianesimo e l’Islam, la Francia è stata sempre in difesa della libertà di parola. Eppure, Charlie Hebdo è servita a fungere da catalizzatore per diversi casi di istigazione (anche se, mettiamolo in chiaro, la stessa rivista non dovrebbe essere incolpata per la reazioni che altri potrebbero avere)delle comunità musulmane in Francia e all’estero. Ma è possibile che la rivista serva, in realtà, lo scopo di incitare intenzionalmente questi tipi di disordini religiosi e di atti di violenza da parte dei fondamentalisti portati in Francia portate dal governo Francese e da lui stesso armato all’estero? Charlie Hebdo è davvero una rivista gratuita e indipendente, o in realtà è uno strumento degli anglo-Americani nel tentativo di tenere in vita la strategia della tensione a casa e all’estero?

14.) LA FRANCA HA DATO ORDINE ALLE SUE PORTAEREI DI PORTARSI NEL GOLFO PER “CONTRASTARE ISIS” QUASI UN GIORNO PRIMA DELL’ATTACCO DI PARIGI.

Per quanto sia possibile che l’attacco a Charlie Hebdo sia stato il prodotto di una questione interna, resta comunque un’ipotesi molto discutibile. Dopo tutto bisogna ricordare che quando i cittadini Francesi e anche qualcuno dei suoi parlamentari erano molto dubbiosi sull’opportunità di impegnarsi militarmente in Iraq, ISIS lanciò un video che mostrava una presunta decapitazione di un cittadino Francese (66). Era il terzo di una serie di video (67) che giustificava una pronta reazione da parte dei paesi presi di mira.

E’ certo che a seguito di questi efferati attacchi in territorio Francese, seguirà un’escalation di presenza e di azione militare Francese nel Medio Oriente. Che poi questa escalation di presenza militare Francese sia stata annunciata pubblicamente un giorno prima del verificarsi delle aggressioni a Hebdo e al Kosher market, non importerà più a nessuno ormai.

Come riportava France Presse martedì 6 Gennaio (68):

Secondo il sito di notizie “Mer et Marine”, lo spiegamento delle unità della Marina Francese di regola avrebbe dovuto essere annunciato dal Presidente Hollande durante il suo discorso di inizio di anno alle Forze Armate Francesi, il 14 gennaio scorso, a bordo della Charles de Gaulle.

Il Palazzo dell’Eliseo ha confermato alla AFP che la portaerei avrebbe navigato per il Golfo Persico per raggiungere l’India, dove avrebbe dovuto prendere parte a esercitazioni lì sul posto verso la metà di aprile prossimo.

“Il Charles de Gaulle sarà disponibile a partecipare, se necessario, a tutte le missioni operative” ha detto il portavoce dell’Eliseo.

Secondo Mer et Marine, la portaerei viaggerà nel Golfo Persico con la sua flotta aerea e navale, compresi i caccia Rafale e Super-Etendard e un sottomarino di attacco, per prendere parte a una campagna di bombardamenti guidata dagli Stati Uniti contro le forze IS in Iraq.

15.) GLI EVENTI AVVENGONO SUBITO DOPO CHE IL GOVERNO FRANCESE HA INIZIATO A MOSTRARE SEGNI DI OPPOSIZIONE ALLE SANZIONI ALLA RUSSIA E DI RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE.

Il tempismo è tutto. Questa frase è particolarmente importante nel campo della propaganda. Per questo molti si stanno oggi chiedendo se gli attacchi di Parigi siano o meno degli attentati dietro falsa bandiera strumentalizzati nel tentativo di distogliere alcuni membri del governo Francese che si stanno allontanando dalla “retta via”.

Ad esempio, nel Dicembre del 2014 (69), la camera bassa del parlamento Francese ha votato per il riconoscimento di uno stato palestinese. Se da un lato il voto non cambierà niente della politica estera Francese. È un segno potente di un cambiamento di rotta nell’opinione pubblica sul conflitto Israeliano/Palestinese.

Allo stesso modo, la recente dichiarazione del Presidente Francese Francois Hollande (70) che le sanzioni alla Russia devono terminare, potrebbe essere stata vista come una minaccia alla solidarietà con gli Inglesi e gli Americani. Per cui, i recenti attacchi potrebbero servire come scusa per un’azione militare della Francia in Medio Oriente, come un monito ad alcuni elementi del governo Francese di non mostrare più in pubblico alcun genere di dissenso.

Bisogna anche considerare poi la potenziale agenda interna Francese.

Poichè gli attacchi sono stati descritti come la risposta fondamentalista alle prese in giro sull’Islam, è possibile che l’agenda interna ruoterà intorno al problema della libertà di parola e di espressione e dello stato di polizia. Con il tormentone “Io sto con la libertà di parola” che imperversa su internet in risposta al modo come sono stati descritti gli attacchi di Parigi, è ancora più probabile che questi verranno utilizzati per raccogliere un maggiore consenso della pubblica opinione per un’azione militare Francese all’estero e per l’istituzione in Francia di uno stato di polizia. Gli attacchi e la loro descrizione in futuro potranno essere usati per generare un’ulteriore diffidenza e avversione per il mondo Islamico, innescando così nuovo odio e nuovo estremismo (Cristiani contro Musulmani e Musulmani contro Cristiani e così via…). Con le immagini ed i racconti resi sugli attacchi a Hebdo e al Kosher market sarà facile convincere i cristiani che tutti i musulmani sono estremisti.

Naturalmente, con la smania di correttezza politica che dilaga in tutto l’Occidente, è anche possibile che gli attacchi possano essere utilizzati per mettere a tacere le critiche – non necessariamente dell’Islam – ma delle politica d’immigrazioni troppo tolleranti, che hanno contribuito ad una maggiore difficoltà economica e alla distruzione della cultura Francese.

CONCLUSIONE



Qualunque possa essere la vera natura dell’aggressione a Charlie Hebdo – “vendetta” o falsa bandiera – c’e’ sicuramente molto di più dietro la vicenda di quanto ci stiano dicendo e scrivendo i mezzi d’informazione.
Tuttavia, a mano a mano che affiorano nuovi fatti intorno alle aggressioni di Parigi, diventa sempre più chiaro che non si è trattato di aggressioni sporadiche di “lupi solitati” ma di operazioni attentamente organizzate e coordinate dietro falsa bandiera.

In ogni caso, l’unica cosa che sappiamo per certo è che l’attacco a Charlie Hebdo sarà usato e riusato come propaganda dai paesi occidentali e dalla NATO per poter spingere ulteriormente nelle azioni di guerra all’estero e nelle azioni di polizia a casa propria. E non solo in Francia ma in tutto il mondo occidentale.

Brandon Turbeville è autore residente di Florence – South Florence, South Carolina. Ha un dottorato alla Francis Marion University ed è autore di sei libri: Codice Alimentarius – La fine della libertà sulla salute, 7 vere cospirazioni, soluzioni dei cinque sensi e di Lettere da un Dissidente – volume 1 e volume 2, e di La strada per Damasco: l’assalto anglo-Americano alla Siria. Turbeville ha pubblicato trecento articoli su diversi argomenti, tra cui: salute, economia, corruzione pubblica e libertà civili. Il podcast di Brandon Turbeville – In cerca di verità (Truth on The Tracks) lo trovate ogni lunedì sera alle 09.00 EST su UCYTV. E’ disponibile per interviste radio e tv. Per contattarlo scrivete a: activistpost@gmail.com.

Fonte: www.activistpost.com

Link: http://www.activistpost.com/2015/01/15-signs-charlie-hebdo-attack-was-false.html

15.01.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Riferimenti:

[1] Tarpley, Webster Griffin. 9/11 Terrorismo Sintetico – Made In USA. 5° edizione – Progressive Press. 2011.



[2] Bruinessen, Martin Van; Allievi, Stefano. Diffusione della conoscenza sull’Islam – Trasmissione e Diffusione nell’Europa Occidentale. Routlege. 2013.

NOTE

1) Link

2) http://www.activistpost.com/2014/09/the-roots-of-isis.html

3) http://www.activistpost.com/2014/09/obamas-speech-to-america-stop-isil-by.html

4) http://www.activistpost.com/2014/09/obamas-speech-to-america-stop-isil-by.html

5) http://www.activistpost.com/2014/09/obamas-speech-to-america-stop-isil-by.html

6) http://www.activistpost.com/2014/08/why-arent-isis-and-al-qaeda-attacking.html#!bxs34S

7) http://www.counterpunch.org/1998/01/15/how-jimmy-carter-and-i-started-the-mujahideen/

8) http://www.activistpost.com/2014/08/why-arent-isis-and-al-qaeda-attacking.html#!bxs34S

9) http://www.activistpost.com/2014/09/congress-votes-to-fight-isis-by-funding.html

10) http://landdestroyer.blogspot.it/

11) http://landdestroyer.blogspot.it/2015/01/france-armed-terrorists-that-struck.html

12) http://landdestroyer.blogspot.it/2011/06/global-hypocrisy-france-arming-libyan.html

13) http://landdestroyer.blogspot.it/2012/09/france-to-fundarm-al-qaeda-in-syria.html

14) http://landdestroyer.blogspot.it/2015/01/a-timeline-whered-paris-shooters-get.html

15) Link

16) http://www.bbc.com/news/world-middle-east-20340664

17) http://www.theguardian.com/world/2013/mar/14/syria-crisis-france-britain-rebels

18) http://www.usatoday.com/story/news/world/2013/04/11/syria-al-qaeda-connection/2075323/?AID=10709313&PID=4003003&SID=i58eryo2xd00xk0j00dth

19) http://www.france24.com/en/20140821-france-arms-syria-rebels-hollande/

20) http://edition.cnn.com/2015/01/08/europe/paris-charlie-hebdo-shooting-suspects/

21) http://www.cbsnews.com/news/french-muslims-recruited-for-jihad-in-iraq/

22) http://www.amazon.com/Operation-Gladio-Alliance-between-Vatican/dp/1616149744?tag=permacultucom-20&linkCode=w13&linkID=FGBNVPA47LBE2NTM&ref_=assoc_res_sw_result_2

23) Link

24) http://www.liberation.fr/societe/2005/02/21/un-ticket-pour-le-jihad_510275

25) http://edition.cnn.com/2015/01/08/europe/paris-charlie-hebdo-shooting-suspects/

26) Link

27) http://edition.cnn.com/2015/01/08/politics/paris-suspects-al-qaeda-yemen/

28) http://www.landdestroyer.blogspot.it/2015/01/paris-shooting-suspects-under-french.html

29) http://www.wsj.com/articles/kouachis-links-to-yemen-overlooked-by-french-intelligence-1420837677

30) Link

31) http://www.france24.com/en/20140821-france-arms-syria-rebels-hollande/

32) http://www.mirror.co.uk/news/world-news/paris-shootings-listen-terrorist-amedy-4953451

33) http://edition.cnn.com/2015/01/11/europe/said-koauchi-al-qaeda-orders/

34) http://www.cbsnews.com/news/qaeda-linked-imam-dined-at-pentagon-after-9-11/

35) http://tarpley.net/2011/04/03/al-qaeda-pawns-of-cia-insurrection-from-libya-to-yemen/

36) http://www.cbsnews.com/news/qaeda-linked-imam-dined-at-pentagon-after-9-11/

37) http://www.wsj.com/articles/paris-attacker-said-kouachi-knew-convicted-nigerian-airline-bomber-1421005446

38) http://topics.wsj.com/person/A/Umar-Farouk%20Abdulmutallab/5718

39) https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=XHbL10Q8gRY

40) https://www.youtube.com/watch?v=xaMQss3ANZ0

41) Link

42) http://tarpley.net/2005/07/12/the-london-bombs-the-rogue-network-and-iran/

43) http://www.ibtimes.com/french-authorities-connect-amedy-coulibaly-kosher-grocery-store-gunman-separate-1779834

44) http://www.designntrend.com/articles/34581/20150112/charlie-hebdo-attack-terrorist-widow-hayat-boumediene-crossed-turkey.htm

45) http://www.reuters.com/article/2015/01/12/us-france-shooting-turkey-idUSKBN0KL0LX20150112

46) http://abcnews.go.com/International/cau

La seconda parte delle note continua qui

Pubblicato da Davide

  • borat

    Le ipotesi 11 e 12 sono a favore dell’ipotesi del false flag: le rimanenti sono solamente inferenze e non relazioni di causa effetto.

  • Boero

    Debole,debolissimo.

    Prima domanda CUI PRODEST (a chi giova?)
    Ecco questo attentato se giova a qualcuno,quell’unico qualcuno è Marine Le Pen.
    Quindi i servizi segreti francesi è la Cia vogliono mandare al potere Marine Le Pen?
    Ma non era quella contro l’euro e le banche?
    Quando si indica un colpevole,si dovrebbe indicare anche il movente.
    Qual è il movente?
    Uccidere un economista anti-euro?
    Per poi mettere al potere un partito anti-euro? 
  • Cataldo

    I punti più importanti mi sembrano il 2 e il 3 😉
    I servizi francesi sono  tra i più introdotti nell’area, hanno relazioni strette anche con i sauditi da sempre, mi sembra del tutto illogico e fuori dalla realtà che i "terroristi" si muovessero senza essere monitorati costantemente, il vero problema, in Francia come in Italia, ma anche negli stessi USA è a monte, chi governa davvero i servizi ??? Dal 2001 sono stati attivati in USA i protocolli del "deep state" cosa significano veramente ? Questo è il punto cruciale.

  • Cataldo

    Gli effetti di questi attentati sono cosi ampi che il cui prodest non si puo risolvere con una visione superficiale delle conseguenze previste.
    Intanto le conseguenze si dispiegano nel tempo, non è detto che andranno nella direzione  che si intravede intuitivamente oggi, avremo  comunque le prime  risposte istituzionali, ad iniziare da una intensificazione di tutte quelle attività di controllo e limitazione delle liberta personali residue che vengono erose giorno dopo giorno dai governi, poi c’è una ricaduta geopolitica a cerchi concentrici, dall’unione eurpea al mditerraneo al rapporto con la russia, c’è anche una questione interna, riorganizzazione degli apparati di sicurezza etc etc etc. Se ci limitiamo a inquadrare la faccenda nell’ambito del main stream, considerando quindi le conseguenze nell’ambito della narrazione corrente, non comprenderemo nulla di quanto accade sul fronte del "terrorismo".

  • Simplicissimus

    Evidentemente ci si prende la briga di giudicare senza conoscere nulla della situazione politica francese. L’idea che l’attentato favorisca la Le Pen è solo l’illazione strumentale o ignorante di qualche giornale di regime: in realtà favorisce l’avvicinamento di socialisti e centristi dentro un rassemblement nationale, impossibile prima degli eventi di Parigi. Basta del resto leggere i giornali francesi per rendersene conto. Certo informarsi è fatica, meglio nascere imparati 

  • MarioG

    La sua affermazione e’ quantomeno …  ‘sorprendente’.
    Se c’e’ una formazione a cui tutta la faccenda NON giova e’ il FN della Le Pen.
    La Pera di Hollande, solo per fare un esempio, ha tratto una buona boccata di ossigeno dopo essere sprofondato ai livelli piu’ bassi di gradimento mai raggiunti da un presidente francese.
    Ovviamente si e’ instaurato quel prevedibilissimo clima di emergenza-unita’ nazionale che sempre favorisce l’ordine costituito. Le forze si coalizzano e marginalizzano le ‘estreme’.
    Il FN e’ spacciato come il contraltare dei fondamentalisti islamici.
    Allo stesso tempo in Francia la discussione si e’ spostata sulla ‘liberta” di stampa (circoscritta alle vignette satiriche su certe religioni) piuttosto che su temi come l’euro, che era uno dei principali temi elettorali del FN.
    In breve, la sua tesi e’ al di fuori di qualsiasi logica politica

  • MarioG

    Concordo. Avessi letto subito la sua replica, non avrei sprecato tempo per inviare la mia.

  • SanPap

    Le Monde Politique

    François Hollande compte sur « l’esprit du 11 janvier » pour faire avancer les réformes

    Speriamo che qualche altro compagno di merende non conti sui false flag per fare avanzare le sue riforme

  • spalm

    Un dettaglio alla portata di tutti: cercando “10 rue Nicolas Appert, Paris” su Google Street View si vede una macchina della polizia sotto Charlie Hebdo. La foto sarà di qualche anno/mese fa, quando evidentemente c’era una protezione maggiore rispetto al gennaio 2015. Vedendo come qui in Italia la scorta sotto casa sia la misura più banale per qualunque persona o ente a rischio, è mai possibile che proprio sotto Charlie Hebdo – già attaccato e ripetutamente minacciato – non ci fosse (più) una macchina della polizia e gli attentatori siano potuti salire indisturbati?

    I casi sono due: o a Parigi c’è ancora l’ispettore Clouseau, oppure è stata lasciata via libera.
  • and1977

    L’ennesimo Alibi per dichiarare una nuova guerra !!! Dopo l’11 settembre questo è un nuovo esempio…il presidente francese dopo 48 ore dall’attentato invia caccia militari nel medio Oriente !!!!