FONTE: ILRIBELLE.COM
Napolitano dà l’incarico al segretario Pd: nella speranza, tutta loro, di imbastire un governo “ragionevole”
La mossa è pressoché obbligata, ma il presidente della Repubblica si sente in dovere di affiancarla con un lungo discorso (1). Il cui “titolo”, sul sito del Quirinale, recita «L’Italia deve darsi un governo operante nella pienezza dei suoi poteri; occorre assicurare la vitalità della nuova legislatura».
In altre circostanze le due frasi suonerebbero come delle perfette ovvietà. Nella situazione attuale, invece, assumono significati complessi e risonanze niente affatto tranquillizzanti.La chiave di volta è innanzitutto nei verbi: in quei «deve» e «occorre» che cercano di mettere le mani avanti e di trasformare il libero confronto parlamentare – che dovrebbe svilupparsi solo ed esclusivamente sulla base degli impegni elettorali assunti dai rispettivi partiti nei confronti dei cittadini che li hanno votati – in una disponibilità quasi incondizionata a trovare un accordo purchessia.
Il “titolo”, del resto, è una citazione tratta dal testo completo. E non a caso è preceduta, in quella sede, da queste parole: «L'essenziale è mostrare a noi stessi, all'Europa e alla comunità internazionale quanto apprezziamo e coltiviamo il valore della stabilità istituzionale, non minore di quello della stabilità finanziaria: da entrambi dipende il grado di affidabilità del nostro paese».
Chiaro: Napolitano, ovvero l’uomo che nel novembre 2011 ha imposto Mario Monti come presidente del Consiglio, tenta in ogni modo di rimettere insieme i cocci, lanciando allo stesso tempo un’ulteriore assicurazione di fedeltà a chi di dovere (la Troika) e un monito a chi dovrà decidere, nei prossimi giorni, se appoggiare oppure no gli sforzi di Bersani.
Logiche, e sottomissioni, e grovigli di interessi, che su queste pagine abbiamo analizzato in lungo e in largo. Ribadiamone giusto un frammento, allora: per l’establishment andrebbe benissimo un governo di Grosse Koalition tra Pd e PdL, ma non possono formarlo, o almeno non subito, perché apparirebbe una scelta smaccatamente oligarchica. Inoltre, viste le molte fazioni che si annidano nell’uno e nell’altro schieramento, temono che l’eventuale intesa si sgretoli troppo in fretta. Delegittimando ancora di più l’intera impalcatura istituzionale e moltiplicando i fattori di instabilità.
Tornare alle urne sarà l’extrema ratio. A meno che nel frattempo il M5S abbia perso buona parte della sua credibilità, o del suo fascino, e si possa confidare nello scampato pericolo.
1) http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=35032
www.ilribelle.com
22.03.2013
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Saysana 24 marzo 2013
Vorrei solo ricordare a tutti quelli che continuano a ripetere che non capiscono perche' il M5S non dia la fiducia a Bersani che il movimento stesso si e' dato (per iscritto) tra i suoi punti fermi, quello di non allearsi con altre forze politiche.
Si puo' non condividere questa presa di posizione ma bisognerebbe avere almeno l'onesta' intellettuale di accettare l'idea che adesso c'e' un soggetto politico che dice le cose e poi le fa, al contrario di tutti i vari marpioni (tutti gli altri) che un giorno dicono si e il giorno dopo dicono no, o viceversa, a seconda della convenienza del momento.
Purtroppo la coerenza non pare, per la maggioranza degli italiani, essere un punto indispensabile per fare una buona e onesta politica.
Non riesco a capire poi come mai se il M5S non appoggia i PD e' irresponsabile mentre se il PD non accetta l'appoggio del PDL e' responsabile.
Misteri della vita politica italiana.