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VENT’ANNI DI LACRIMOGENI ?

DI PINO CABRAS
megachip.info

Vent’anni di lacrimogeni e di arresti, vent’anni di popolazione perennemente ostile. Questo è uno dei prezzi che ormai sembra disposto a pagare chi si ostina a fare la linea TAV in Val Susa. Gli altri prezzi gli osservatori onesti li hanno già squadernati davanti a noi: sono le devastazioni ambientali, sono le decine di miliardi dirottati dalle infrastrutture necessarie e dalla scuola per essere inceneriti nell’affarismo politico delle classi dirigenti italiane. Vent’anni di lacrimogeni sono un prezzo da esercito coloniale, sono cifre da Cisgiordania occupata.

In un clima di conflitto così forte giocano la loro parte infiltrati e provocatori, ma il centro del discorso politico non potrà essere quello, sebbene i violenti pesino e svolgano perfettamente il loro ruolo, quando suscitano moniti, “riflessi d’ordine” e tutte le prevedibili risposte stereotipate che il ceto politico italiano sa sfoderare ancora oggi, dopo decenni di strategie della tensione che non gli hanno insegnato nulla (ma a qualcuno fin troppo).

La casta è aggrappata a una certa idea della legalità, una legalità chimica permanente, uno Stato che odora di orto-cloro-benzal-malonitrile. Moltiplichiamo i candelotti lacrimogeni di queste settimane in Val Susa per tutti i casi italiani in cui c’è un conflitto latente fra lo Stato e una comunità locale, e avremo una guerra civile chimica che modifica il concetto di legalità su una scala più vasta.

Siamo di fronte a un passaggio preoccupante, che non incontra vere opposizioni all’interno del sistema dei partiti, anzi.

Il centrodestra non ha fatto certo autocritica sulla gestione del G8 di Genova di dieci anni fa, e sappiamo dunque cosa aspettarci. Ma non c’è da attendersi nulla nemmeno dall’altro fronte della casta politica. Il PD ha auspicato e coperto politicamente l’intervento paramilitare che ha espugnato i presidii anti-scavi dei No-TAV.

Prendete l’inquietante articolo dell’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, pubblicato il 1° luglio 2011 su «La Stampa». A chi si fa ancora fregare da una delle parole ormai più spoglie ed esauste del lessico politico, “riformismo”, Chiamparino offre perfino il richiamo del titolo: “Tav, il riformismo passa dalla Val di Susa”. Solo che non dobbiamo aspettarci i ragionamenti di un Napoleoni o di un Ruffolo. La cifra dell’articolo è tutta nella soddisfazione sogghignante che l’esponente PD esprime in faccia ai No-TAV, per averli visti «ripiegare con le pive nel sacco». Un linguaggio che suona poco riformista e suona invece molto come il risolino di un ufficiale sabaudo che si bea di uno scempio soldatesco in una provincia ribelle.

Chiamparino, l’uomo che il PD vorrebbe mettere in carico dei problemi del Nord per “parlare al territorio” portando i valori degli anni duemila, quando il territorio parla chiaro, come in Val Susa, si dimostra in tutto e per tutto un uomo fermo al 1861.

Per lui, come per tutto il PD, occorre «affermare con nettezza che non esiste un interesse generale ed una legalità autoproclamate da una minoranza come se, parafrasando una ben nota affermazione, interesse generale e legalità si pesassero e non si contassero.» Le autonomie locali sono carta straccia. Il modello è il caro vecchio centralismo che passa come uno schiacciasassi sopra le differenze. Pazienza se l’interesse generale di una maggioranza sia in questo caso indimostrato. Pazienza se le preoccupazioni di legalità di questo anacronistico ufficiale dei Savoia non si spingono fino a fare il nome di Paolo Comastri, il direttore della Lyon Turin Ferroviaire recentemente condannato per turbativa d’asta proprio in relazione alla TAV. C’è nel pensiero (si fa per dire) di Chiamparino la stessa pervicace e distruttiva ostinazione alla base di tutti gli interventi di questi anni a carico di un suolo fragile come quello italiano. C’è la stessa ideologia della “crescita” che deve avvenire anche a costo di consumare il territorio. Per Chiamparino i nemici sono fra «chi ritiene che l’unica strada sia, nei fatti, la decrescita», che lui ribattezza però, truccando le carte, «gestione del declino». Per prendersi il sicuro, anziché combattere il declino italiano con una sacrosanta battaglia per investire nella scuola, Chiamparino si affida alle trivelle, alle quali non vede alternative. Perché? Perché per il riformismo dei maggiordomi dei comitati d’affari non c’è mai alternativa.

Lo dice bene il sociologo Marco Revelli in un’intervista al «Fatto Quotidiano» del 3 luglio 2011: «Per opporti devi essere anti-sistema. Per farlo è necessaria una forte consapevolezza di quello che sei. Ma se abbiamo smarrito la coscienza di noi stessi, allora vale la logica dell’utile». Dovrebbero meditare su questa riflessione tutti gli illusi che si attendono un cambiamento della prossima era post-Berlusconi. La classe dirigente del centrosinistra è altrettanto irriformabile. Ha valori e obiettivi politici che non si spostano di un centimetro dai programmi del capitalismo assoluto, dalle cricche affaristiche, e dalle loro costosissime pianificazioni.

Nel sindacato della FIOM – per via delle sue antenne molto sensibili – il segno di questa contraddizione arriva in pieno, e perciò non deve sorprendere poter leggere quanto scrive dal treno il dirigente sindacale Giorgio Airaudo sul suo blog, mentre si reca alla manifestazione No-TAV: «la politica che vuole l’alternativa dovrebbe nutrirsi di questa partecipazione e di proposte che vadano oltre le “grandi opere” finanziate con soldi pubblici che non abbiamo e non avremo, per merci che non avranno bisogno di velocità ma di innovazione di prodotto che tenga conto della riduzione energetica, dei limiti ambientali del pianeta e di garantire il diritto al lavoro per tutte e tutti nella libertà. Vedranno tutto ciò? O è un problema di ordine pubblico anche per il centrosinistra?».

Airaudo ha toccato davvero lucidamente il punctum dolens. Il punto è che il centrosinistra non è «la politica che vuole l’alternativa»; non certo a livello dei suoi dirigenti. E perciò la questione TAV sarà un banco di prova, un laboratorio politico generale per tempo ancora, in cui si disegneranno il profilo del sistema politico italiano, la tutela della libertà, e le priorità dell’economia.

Per l’intanto il PD ha scelto bulldozer e lacrimogeni. Chiamparino, Bersani, Fassino nonché il responsabile sicurezza del PD, Fiano, hanno fatto una scelta di campo.

Pino Cabras
Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6423-ventanni-di-lacrimogeni.html
4.07.2011

Pubblicato da Davide

  • bstrnt

    Dalla congrega di tangentari imbecilli, chiamata genericamente partiti, ci si può aspettare altro?
    Quella che eufemisticamente è chiamata democrazia, e non solo in Italia, è una bieca e miope plutocrazia governata da parassiti!

  • IVANOE

    Perfetto !!!

  • IVANOE

    Tutti pronti dalle più alte cariche dello stato a condannare le manifestazioni violente di ieri… anche se la violenza da condannare sarebbe tutta, come i lavoratori che vengono licenziati, i bimbi che muoiono in ospedale per la mala sanità, i cittadini onesti che vengono vessati tutti i giorni dai mass-media, con il gossip senza senso e le cavolate varie su tutto ciò che è fuffa.
    La realtà è un’altra il regime di questo ventennio è alla sua fine naturale ( anche perchè nessuno è riuscito a contrastarlo artificiosamente nè il popolo e mai che mai le psudo-opposizioni legate da oltre 70 anni al vincolo del patto atlantico e quindi rispettose dei padroni americani).
    Comunque già dal 1994 avevamo capito quelli più consapevoli ed intelligenti che questa masnada di profittatori non avrebbero mai governato per noi e per il paese ma per loro e le loro lobbies, adesso che si stà esaurendo il ciclo per naturale vecchiaia dei capi stanno facendo letteralmente i loro propri interessi e delle classi che rappresentano proprio in modo vergognoso. Vedi la finanziaria che non muove un briciolo di polvere per il popolo ed anzi lo tartassa ancora di più raschiando veramente il fondo del barile ( pensioni ecc .ecc ).Le promesse dei capi di attuare subito la riforma dell’ iRPEF è andata a babbo morto e ma si farà, perchè la colonia italia deve ancora e chissà per quanti decenni i suoi colonialisti del patto atlantico.
    E allora cosa centrano le manifestazioni i black bloc ? Non centrano e non servono a niente perchè sono pilotati a favore del potere in modo di fare casino per disperdere tutto e spaventare la massa.
    Bisognerebbe rifletttere alla filosofia partigiana ai suoi ideali che hanno mosso intere passioni più forte delle pastette tra potere e balck bloc e che molte delle alte cariche istiutzionali hanno bollato come manifestazioni violente…

  • Nauseato

    Difficile non essere d’accordo. Anzi.
    Tuttavia di fianco alle parole dell’articolo ci sarebbero da aggiungere dei particolari per niente trascurabili: questo paese è fondamentalmente reazionario e conservatore (oltre che, dalle Alpi al Lillibeo, “mafioso” e familistico …). Qualcuno direbbe poi “moderato” e infatti si spreca nel ripeterlo ai quattro venti … senza che in realtà nessuno sappia dire cosa si possa intendere con tale termine sommamente relativo, vuoto e astratto.
    Ma conta poco alla fine. Perché se il termine è indefinibile non è per questo di scarso conto.

    Ed ovviamente un partito quale potrebbe/dovrebbe essere il PD, per conquistare in tale paese un indispensabile consenso elettorale credo non abbia molte scelte anche fosse diretto da persone coraggiose e degne della massima fiducia. Qualsiasi presa di posizione ambiziosa, netta e antagonista, sarebbe accolta e guadagnerebbe i favori di minoranze … a meno forse, forse …, di mettere in campo straordinarie capacità comunicative e persuasive. Ambito nel quale non mi pare si sia mai distinto se non in negativo. Questo oltre a saper conseguire dei risultati congrui alle aspettative.

    Infine PD a parte, mi pare innegabile che non ostante abbia ancora da dire la sua, tutta la “sinistra” mondiale sia in una crisi profonda. Come lo è a suo modo la “destra”. Pare se mai trionfare un gommoso affarismo monocolore che tutto travolge. Le due categorie sembrano intatti spesso sovrapporsi e andare strette nel mondo contemporaneo. Non per nulla programmi e slogan coincidono (sempre per allargare al massimo i propri consensi …) trovandosi poi a fare i conti con realtà molto più complesse di quelle che piacerebbero e che obbligano a stemperare tutto in continui compromessi.

  • chiaro_davvero

    quoto

  • AlbertoConti

    C’è un problema, enorme, ma che si sta risolvendo da solo, o almeno spero. Il problema è che ancora troppi stanno bene Q.B. per poter trovare l’energia interna sufficiente a scrostarsi le fette di prosciutto dagli occhi. La democrazia rappresentativa interpretata dal partitismo nostrano è morta, anzi è già lungamente marcita, troppo per continuare a deambulare come uno zombi. E l’Alternativa stenta a crescere, come logica conseguenza. Il “bello” della crisi, ancora tutta da dispiegarsi nel bel paese, è che porterà con sè le vere basi del cambiamento: un malessere non più sopportabile. Sta accadendo in tutto il mondo, lo vediamo benissimo (noi “disincrostati” elitari), e l’Italia si colloca anche in questo in un aurea mediocrità, ma sempre più prossima all’orlo della voragine. E’ come un vulcano che brontola impercettibilmente, roba da esperti vulcanologi, ma prelude all’esplosione. Quella di ieri è un classico, un film già visto mille volte nel ’68, un problema di comunicazione e di carenza di volontà di comunicazione. Diciamoci la verità, siamo in difficoltà a raccontare la storia vera, ma non dubito che nei prossimi giorni ci riprenderemo e faremo del nostro meglio per spiegarla e rispiegarle con infinita pazienza costruttiva.

  • Affus

    Questa è una lotta sacrosanta,ma particolaristica,settaria perchè troppo territoriale,non mira al bersaglio grosso e non vale la pena concentrasi e spendere tempo e risorse giovanili,comunque vada . In Italia c’è ben altro per cui battersi e cancellare, cose che ormai che toccano tutti gli italiani perchè frutto di questo sistema iniquo orami in mano a ladri . Bloccare la manina che prende di nascosto e in silenzio, porterebbe alla caduta dell sistema affaristico molto prima della guerra dei TAV .
    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/01/28/news/indagato_capo_di_equitalia_abuso_d_atti_d_ufficio-11771459/
    Quando l’alimentazione non arriva al motore, il motore salta, eppure nessuno ci pensa che un piccolo tubicino chiuso potrebbe arreccare cosi grande danno al mostro.
    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/01/28/news/indagato_capo_di_equitalia_abuso_d_atti_d_ufficio-11771459/

  • Affus

    bisogna concentrasi su un solo obbiettivo fino in fondo.

  • gabro

    Dalla VAL SUSA –

    Dopo una giornata estenuante passata a camminare con altri 80.000 indignati per le strade di Chiomonte ci tengo ad esprimere alcune considerazioni. Era praticamente ovvio a tutti noi che la strumentalizzazione della manifestazione avrebbe raggiunto toni particolarmente ridicoli, anche se al male non c’è mai fine, da parte dei servi del potere, politici, giornalisti in testa ovviamente. Chi era presente ha visto prima di tutto un mare di gente (non solo valsusini) che pacificamente esprimeva il suo dissenso verso una “visione di società” ormai morta ed ha poi visto gli esponenti in divisa di questa “società ormai morta” divertirsi a “gasare” le persone al di là delle barriere di divisione invalicabili sia per noi che per loro (alla centrale idroelettrica, terminale della manifestazione ufficiale dove erano presenti le famiglie con i babini, velocemente spostati più lontano sulla strada che saliva verso il comune di Chiomonte). La “guerriglia” di cui tanto si è parlato è iniziata intorno alle 10.00 in località Ramàt (lontana ed invisibile a noi dal punto in cui eravamo) dove, non si sa come, erano presenti gli ormai famigerati Black Block (forse) che hanno attaccato la polizia. Il lancio di lacrimogeni è durato tutta la mattina con cadenza regolare. Poco dopo l’intervento di Grillo (credo intorno alle 13.30/14.00) la polizia ha iniziato il lancio di lacrimogeni anche verso di noi che non li avevamo attaccati in nessun modo, tranne togliendo la prima linea di grate che ci separava dall’invalicabile (ripeto) rete divisoria che dava l’accesso alla centrale. Questo lancio ha ulteriormente adirato la folla che ha poi risposto col lancio di qualche pietra, senza peraltro causare danno ad alcun poliziotto. Lacrimogeni sono stati sparati tutto il pomeriggio. Dopo gli inevitabili conati di vomito nel vedere raccontata una giornata molto diversa dalla realtà da parte di questi INFAMI giornalisti e dai commenti di INFAMI politici, ci tengo a dire che il movimento NO TAV non si batte solo per fermare questo scempio ambientale ed economico ma per creare una differente “visione” della società che non sia asservita al potere plutocratico ma che ritorni in mano ad ogni singolo cittadino. In quest’ottica invitiamo chiunque sia consapevole che la FINE del SISTEMA ECONOMICO e POLITICO a cui siamo soggetti da secoli è PROSSIMA (Grecia docet…) ad adoperarsi per sostenere nei modi che ritiene utili tutti quei movimenti sparsi in Italia e nel resto del mondo, aumentando così il numero di chi COMBATTE per la LIBERTA’ e per la propria AUTODETERMINAZIONE contro il potere di POCHI INFAMI PLUTOCRATI…non gli daremo tregua, mai! SARA’ DURA!

  • Truman
  • gabro

    Marco Cedolin – Assedio NO TAV, ma i teppisti sono in divisa –

    Come ampiamente preventivato, la grande manifestazione contro il TAV in Val di Susa, forte di oltre 70 mila partecipanti, si è distinta per l’imponenza dei numeri, tale da dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio come non esista alcun spazio per la realizzazione di un’opera avversata radicalmente dalla stragrande maggioranza della popolazione interessata dal progetto.
    Giunti a questo punto, l’evidenza dei fatti, dovrebbe costituire un messaggio forte e chiaro, all’indirizzo della classe politica. I cantieri del TAV in Val di Susa non possono trovare alloggio, a meno che non s’intenda trasformare una valle alpina in un teatro di guerra permanente e militarizzare per un paio di decenni un intero territorio, al prezzo di costi economici e sociali assolutamente insostenibili.
    Nonostante fosse di una chiarezza adamantina, il messaggio non sembra comunque essere stato colto dalla consorteria politica italiana che, con in testa Giorgio Napolitano, non ha saputo finora fare di meglio che lodare l’atteggiamento criminale dei teppisti dell’ordine, che per l’intera giornata hanno tentato invano con ogni mezzo d’impedire ai manifestanti di difendere il territorio in cui vivono….

    Gas lacrimogeni tossici, vietati dalla convenzione di Ginevra, lanciati a centinaia sui manifestanti, spesso ad altezza uomo, a fracassare oltre ai polmoni anche le teste e le ginocchia. Proiettili di gomma, idranti, e tutto il peggior repertorio della guerriglia urbana, trasferito per l’occasione fra i boschi di Chiomonte.
    Mentre i manifestanti, con tenacia arretravano, per poi tornare subito dopo sulle loro posizioni. In una sorta di battaglia fra decine di migliaia di cittadini e qualche migliaio di teppisti in divisa, che non avrebbe nessuna ragione di esistere in un paese civile.
    Il tutto con l’avallo del Presidente della Repubblica, del governo e dell’opposizione, impegnati a demonizzare la popolazione (composta a loro avviso da 70 mila anarchici violenti) che è bene sia gasata con armi proibite e picchiata con altre di vario genere, perchè non vuole adeguarsi alle decisioni fatte passare sopra la sua testa.

    L’assedio continua e continuerà, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, in attesa che qualcuno inizi a prendere contatto con la realtà, arrivando ad accorgersi che in Val di Susa esiste un problema chiamato TAV, che non può trovare soluzione gasando e bastonando i cittadini, ma necessita di risposte adeguate da parte di tutti gli attori che tentano d’imporre con l’uso della forza un progetto scellerato.
    Per l’ennesima volta la Valsusa ha provato a bussare, con la speranza che qualcuno risponda. Se l’intenzione è quella di continuare a fare orecchie da mercante, nella speranza che con il tempo i valsusini si rassegnino, ritirandosi in ordinato silenzio, significa che quel “qualcuno” dimostra di non conoscere affatto la gente della Valsusa e l’orgoglio e la tenacia che le sono proprie.

  • IVANOE

    Se il tuo obbiettivo è uguale al mio sicuramente siamo in sintonia, ma il primo obbiettivo fondamentale prima del tuo obbiettivo è quello di far scrollare alle masse tutto il provincialismo e l’ignoranza che le sommerge.

  • Tao

    Ieri in Val di Susa c’era la nebbia. Non era solo quella dei fumogeni. Era la nebbia della disinformazione. Oggi sono additato dai media di Stato (se un giornale è pagato con finanziamenti pubblici diretti o indiretti è, per definizione, un giornale di Stato) come fomentatore di violenti. Questo non è assolutamente vero. Ieri ho chiamato eroi i valsusini che manifestavano pacificamente, come fanno da anni, per il loro territorio. Sono il primo a condannare e a voler sapere chi sono i black bloc annunciati dai media da giorni. Li trovino, li arrestino. La nebbia dei media è calata sulle ragioni della protesta. Sempre ignorate. Non ha speso una parola sui motivi per i quali un’intera valle è contraria alla Tav. Non ha spiegato le ragioni dei valsusini.

    La Tav, l’ho scritto decine di volte in 7 anni, non serve. Non è un treno ad alta velocità, ma un treno merci che dovrebbe trasportare in un lontano futuro carichi inesistenti e in diminuzione da un decennio sull’attuale tratta ferroviaria della Val di Susa. Esiste già, infatti, una linea merci che collega Torino a Modane completamente sottoutilizzata. Un tunnel di 57 chilometri. L’opera sarà finita tra venti anni, un periodo infinito, in cui si prevede un’ulteriore diminuzione dei trasporti europei. A che serve la Tav? Ma soprattutto a chi serve? Chi ci guadagna? Il costo previsto è di 22 miliardi a carico della collettività. La Ue ci darà solo 672 milioni (soldi nostri comunque, dato che diamo ogni anno circa 13 miliardi alla UE e ne riceviamo 9). Perché nessuno confuta questi dati?

    Tremonti ha appena annunciato una manovra di 47 miliardi di tagli e di tasse per evitare il default, ma la ennesima Grande Opera s’ha da fare, come sempre a spese degli italiani. Vedo in questo accanimento dei partiti per la Tav, che per primi sanno essere inutile, la disperazione di chi ha fallito, ma non può tornare indietro. Se non ci fossero stati Fukushima e il referendum quante decine di migliaia di uomini avrebbero dovuto mobilitare per costruire le centrali nucleari che nessun italiano voleva, ma la politica assolutamente si? Questa è l’Italia della nebbia dei media che copre ogni cosa. Ich bin valsusiner!

    Fonte: http://www.beppegrillo.it
    4.07.2011

  • IVANOE

    Hai ragione, solo che prima del big bang italiano dovranno passare almeno 30 anni, tanto è il grasso dei privilegi che più della metà degli italiani hanno avuto senza fare niente a cominciare dagl iimpieghi statali alle case degli enti nel centro delle grandi città alle doppie case su mare, alle facili raccomandazioni e così via. Certo sono tutte cose che st’ingordi stanno portando a finire…. ma ci vorranno ripeto ancora 30 anni e da qui ad allora quanti operai saranno consumati nelle catene di montaggio, quanti precari finiranno vecchi in preda alla depresssione, quanta gente avrà paura ogni giorno che passa delle propria situazione economica o logorati dalle preoccupazioni ? Troppe.Troppi morti ci saranno ancora nell’indifferenza comune del pollaio in cui viviamo.
    Per questo caro amico è una magra consolazione la tua tesi.Buona fortuna.

  • AlbertoConti

    Azzardo una previsione, da qui a trent’anni il mondo sarà assai cambiato, più che negli ultimi 300 anni. Se poi cambierà in meglio questo non lo so, posso solo augurarlo a tutti, come fai tu. Sù con la vita! … ogni sforzo che fai non è vano …. (da una vecchia canzone)

  • oldhunter

    assolutamente d’accordo!

  • Nauseato

    Credo si possa essere d’accordo. Ma probabilmente proprio per la sua natura ed “immediatezza” è qualcosa in grado di coagulare forze antagoniste disposte a mettersi in gioco fisicamente. Cosa che di questi tempi, qui, non è nemmeno da poco tutto sommato.

    Per guardarla positivamente verrebbe da dire che ogni cammino, anche il più lungo, inizia sempre con i primi piccoli passi.

  • amensa

    ve ne accorgete ? finalmente !!! è da un po’ ch elo vado ripetendo !!!

  • AmonAmarth

    Mi chiedo: se le rivolte “fisiche” che dovrebbero contare, come questa, finiscono sempre represse dalla violenza delle forze dell’ordine e prese per il culo dai soliti giornalisti venduti: che altri strumenti ci restano per evitare che le decisioni prese dall’alto (Stato, Mafie, Multinazionali, Aziende potenti, Logge, Lobby, etc…) ci possano scacciare così brutalmente dal nostro potere decisionale? Bisognerebbe che per mano dei cittadini, mediante voto (referendum delocalizzati, propositivi e abrogativi!) si renda ILLEGALE e PUNIBILE da parte di chiunque di fronteggiare qualsiasi cittadino che stia facendo valere la legge. E anzi, la polizia a vigilare che non arrivino operai di imprese mafiose a svolgere lo sporco lavoro! Ditemi, perchè sono piuttosto ignorante a riguardo (perdono…): Esiste la possibilità di fare referendum validi per legiferare in singoli comuni, province, regioni e se proprio, come solito, a livello nazionale? Ad esempio i cittadini della Val di Susa avrebbero sicuramente dettato legge sul semplice concetto “vuoi tu far passare la TAV in Val si Susa?” – NO! . Punito chiunque si sia messo contro… No? Referendum organizzato, votato e portato a termine da quasi tutti i cittadini locali! QUESTI STRUMENTI DI VERA DEMOCRAZIA DIRETTA ESISTONO? E SE SI, DOVE!? Vi prego risp, grazie! Saluti.

  • MicheleMorini

    Ti rispondo subito. A livello comunale non è possibile operare in questo caso attraverso referendum abrogativo perchè non è il Comune a legiferare su Trasporto e Governo del Territorio (il comune in realtà non ha potesta legislativa ma attua leggi regionali), ma è la regione a gestire legislativamente questi campo : ossia Trasporto e Governo del Territorio.

    Dal Titolo V della costituzione :
    Art. 117

    “Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione”

    La Costituzione intende che sono materie concorrenti a Stato e Regioni, ossia hanno entrambe la Potestà legislativa su queste aree.

    Dunque, l’unica sarebbe organizzare un referendum abrogativo regionale Piemonte.

    Secondo lo Statuto Regione Piemonte -> http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/statuto_vigente_l2005001.html

    Capo III.
    REFERENDUM
    Art. 78
    Referendum abrogativo
    1.
    Il referendum per l’abrogazione, totale o parziale, di una legge regionale è indetto quando lo richiedono almeno sessantamila elettori della Regione oppure tre Consigli provinciali o dieci Consigli comunali purché rappresentino almeno un quinto degli elettori della Regione.
    2.
    Tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni della Regione hanno diritto di partecipare al referendum.
    3.
    La proposta soggetta a referendum è approvata se alla votazione ha partecipato la maggioranza degli elettori e se è raggiunta su di essa la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi.

    Art. 79
    Limiti del referendum abrogativo
    1.
    Il referendum abrogativo non può essere proposto per lo Statuto, le leggi tributarie e di bilancio, la legge elettorale regionale, le leggi di ratifica o di esecuzione di accordi internazionali o interregionali e di adempimenti di obblighi comunitari.
    2.
    Il referendum è inammissibile nell’anno precedente la scadenza del Consiglio regionale e nei sei mesi successivi alla sua elezione.
    3.
    La proposta respinta non può essere ripresentata nel corso della stessa legislatura e, in ogni caso, prima che siano trascorsi cinque anni.
    ***********************************************************

    Ci vogliono le firme certificate di 60.000 cittadini piemontesi

    la legge regionale da abrogare è la seguente: Ddl 85/2010 “grandi Opere” -> http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/ariaint/TESTO?LAYOUT=PRESENTAZIONE&TIPODOC=TESTOPDL&FASEITER=PRESENTAZIONE&PDL=90085

    Il quesito “Vouoi tu abrogare il Ddl 85/2010 “grandi Opere” riguardante la linea Torino-Lione” SI / NO

  • MicheleMorini

    Scusami rettifico come non detto…ci sono accordi Francia-Italia del 2001 e del 2004….niente da fare.. il referendum regionale non è ammesso per abrogare leggi di attuazione di accordi internazionali…

    L’unico sarebbe il referendum nazionale (500.000 firme + raggiungere quorum)
    Se si lega il quesito sulla TAV ad un quesito super popolare trainante come l’abbassamente degli stipendi dei parlamentari si raggiunge sicuramente il quorum.

  • AmonAmarth

    Grazie mille dell’elucidazione, e se posso dire la mia così a impatto: cazzo che casino! Siamo fottuti praticamente, non ci sono dei pratici sistemi di democrazia diretta! Vada per l’attuale situazione che potrebbe essere paragonabile ad una qualsiasi usurpazione degli anni passati, e che quindi l’attuale situazione Valsusina può succedere così come sta succedendo perchè la legge è attualmente ancora fatta così, e vada che gli attuali strumenti da te elencati possano e debbano essere utilizzati ora al loro massimo potenziale… Ma qui la situazione è da sistemare a partire da queste radici strumentali, altrimenti le popolazioni locali italiane non potranno mai mettere becco nelle questioni del LORO territorio! Che mi dici caro Tao? C’è già qualche proposta di referendum nazionale che a sua volta sarebbe per riformare il sistema elettorale referendario per volgerlo a favore insindacabile delle realtà locali? Grazie ancora e saluti!

  • AmonAmarth

    Scusa, sei Michele…

  • AmonAmarth

    Ecco giust’appunto, Michele: *http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3783* … Questo dovrebbe essere il nostro esempio, dovremmo cominciare a pretendere solidamente questi strumenti, o prendere esempio dal sistema svizzero, o da entrambi! Mi sento uno sprovveduto… Ma non è che nel paese c’è già qualcuno che voglia essere in possesso di tali strumenti, e quindi non è che c’è già un’organizzazione/associazione volta all’emersione di tale volontà e che sia già in grado di proporre un referendum di tale portata? Tipo un “comitato promotore” come quello per l’acqua! No? Non vorrei trovarmi un giorno a dover lottare, poi venir menato, rispedito a casa e poi pure preso per il culo dalla stampa come è successo ai valsusini… Ho timore che le ruspe possano venire anche qui a dettar legge senza il nostro assenso e utilizzando i nostri soldi! Ciao…

  • MicheleMorini

    Logicamente ci sono e si stanno epsandendo piano piano, i movimento che si battono per rinforzare gli strumenti di democrazia diretta in Italia sia a livello locael che nazionale sono vari e variegati, ti cito uno su tutti Paolo Michelotto che forse è uno di quelli che più si è speso da sempre per questo , attualmente sta cercando di organizzare questo -> http://www.facebook.com/home.php?sk=group_116774758409798&id=123542101066397
    è uno tenace

  • MicheleMorini

    Un referendum sulla Val di Susa come ti dicevo non raggiungerebbe il quorum perchè essendo una faccenda percepita (a torto) come regionale l’inerzia/pigrizia/egoismo-latente delle regioni piu lontane non permetterebbero di arrivare al quorum… ma come ha insegnato l’ultima tornata elettorale se fra i quesiti accorpati ce nè anche solo uno che tira come ad esempio è stato il nucleare, questo traina anche gli altri., ossia chi viene a votare il quesito popolare poi intanto che è li vota anche gli altri…

    Aeesso i comitati che hanno organizzato il referendum acqua pubblica sono in fase di riorganizzazione, stanno per ricevere il rimborso referendario previsto dalla legge, circa mezzo milione di euro e dovrano dividerseli fra i vari gruppi e rimborsare tutti quelli che hanno anticipato dei soldi e poi decidere e deliberare insieme come usare il rimanente dei soldi e sopratutto quale nuova battaglia affrontare, Alex Zanotelli lo aveva detto, l’acqua era solo l’inizio si arebbe andati avanti, e così sarà. Ma ora sono tutti in fase di riorganizzazione, alcuni stanno proponendo quesiti molto polari per dimezzare stipendi e rimborsi ai parlamentari, tali questiti dovrebbero trainare ben oltre il 50% degli italiani a votare, se possibile si sta studiando il modo di infilarci dentro anche l’abolizione della legge regionale che ha dato l’avvio alla Torino-Lione.
    Saluti,
    Michele Morini

  • AmonAmarth

    Grazie mille delle informazioni Michele, mi torneranno senz’altro utili… Se nel cambiamento ci deve essere una battaglia di numeri e parole al di fuori delle azioni locali da intraprendere, la via del potenziamento del potere decisionale locale è il punto su cui dobbiamo e dovremo battere. Non c’è più bisogno di ripeterci che la democrazia “rappresentativa” è completamente da buttare nel cesso assieme ai suoi ipocriti “rappresentanti”: è ora di una riscossa più ragionata e capita da tutti, e questa dei referendum è un po’ come “riscoprire” la vecchia e vera democrazia, niente di più semplice… Lo capirebbero tutti senza farsi prendere tanto in giro dagli stessi giornalisti mainstream! Saluti!