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VENDOLA, DI PIETRO, BERSANI, GRILLO: COSA SI MUOVE A SINISTRA ?

DI ALDO GIANNULI
aldogiannuli.it

Sino ad un mese fa, la situazione della sinistra era sostanzialmente questa:

Ferrero stava attaccato alla giacca di Vendola elemosinando un accordo elettorale

ma Vendola (e con lui Di Pietro) non se ne dava per inteso, perché stava attaccato alla giacca di Bersani, sperando di consacrare l’intesa di Vasto

ma Bersani –insidiato dagli orrendi moderati che albergano nel suo partito- stava attaccato alla giacca di Casini per decidere se fare alleanza solo con lui o sia con lui che con Vendola e Di Pietro o, in mancanza, ripiegare sullo schema di Vasto

Casini, a sua volta, non sapeva bene cosa avrebbe fatto da grande –se il grande centro, se il piccolo alleato di destra o quello di sinistra- e stava attaccato alla giacca di Cordero di Montezemolo, a quella di Pisanu ed a quella di Formigoni.

I quali non sapevano se restare aggrappati alla giacca del Cavaliere o attaccarsi a quella di Monti.

Il Cavaliere cercava di riacchiappare la giacca di Bossi (che, per parte sua, aveva ben altre gatte da pelare) ed, alternativamente, faceva l’occhiolino a Casini che non sapeva dove buttarsi.

Insomma un bel trenino che non andava da nessuna parte, perché ciascuno aspettava cosa facesse l’altro. Il peggiore spettacolo che il teatrino della politica italiana abbia mai prodotto.

Poi è arrivata la bufera del 5 maggio: Lega sprofondata, Pdl disintegrato, Terzo polo ridotto a “Terza Bufala”, Pd che scricchiola, Idv e Sel che vanno sotto aspettative e due soli vincitori, Grillo e “il partito bianco”.

Ed il trenino è deragliato. A prendere per primi l’iniziativa a sinistra sono stati Vendola e Di Pietro che hanno posto a Bersani l’aut aut: dicci che vuoi fare e subito, altrimenti ce ne andiamo per la nostra strada. Il senso della mossa è evidente: i due non vogliono restare appesi sino all’ultimo a cosa farà Bersani che, magari, all’ultimo li scarica per fare blocco con Casini. Per di più, ora Sel ed Idv hanno un potere contrattuale molto maggiore di ieri: stando all’attuale sistema elettorale, senza di loro il Pd potrebbe avere qualche residua speranza di vincere solo alleandosi a Casini, ma la cosa non è affatto sicura. Invece, Vendola e Di Pietro potrebbero tanto presentarsi come blocco autonomo quanto (e questa per il Pd sarebbe una vera catastrofe) cercare una alleanza con Grillo. Di Pietro, che ha una base contigua ed un vecchio amorazzo con i grillini, potrebbe fare da tramite e portarsi dietro anche Vendola.

In questo caso il Pd sarebbe praticamente finito: già oggi alcuni sondaggi lo danno di un punto sotto ai 5 stelle, ma, anche senza azzardare tanto, un blocco Grillo-Di Pietro-Vendola sarebbe tranquillamente sopra al 20% , a quel punto, se gli attuali trend elettorali proseguissero, il Pd sarebbe sotto ed il discorso del “voto utile” gli si rovescerebbe contro, con il risultato di portarlo fra il 10 ed il 15%: una disfatta epocale.

Vedremo cosa dice Bersani che, intanto, è lì che pettina bambole.

E veniamo a Grillo, che gode di un momento molto favorevole ma che già ha qualche inciampo.

In primo luogo, il movimento 5 stelle, che ha avuto una affermazione non da poco, resta un movimento circoscritto essenzialmente a due regioni dove ha seguito a due cifre (Piemonte ed Emilia) e ad alcune in cui supera il 5-6% (Liguria, Veneto, Toscana), mentre arranca nel resto del Centro Italia, ha percentuali molto ridotte nel Sud e nelle isole. Ma soprattutto, non ha ancora messo radici solide in Lombardia: se a questa tornata elettorale ci sono stati centri lombardi come Garbagnate dove si è affermato, però l’anno scorso a Milano si fermò al 3%, ed a Como, in questa occasione, non è andato molto al di là. Quindi la Lombardia resta ancora un punto debole per il movimento, il che non è poco.

Per di più, M5s continua ad avere una struttura tutta per circoli informatici e molto poco per gruppi territoriali, quello che è un altro punto debole. Parlando dei Piraten o di movimenti similari torneremo sul tema, per ora ci limitiamo ad osservare che poi le liste amministrative si fanno in sede locale e che, oltre un certo limite, non è possibile controllarle dal centro. Ne consegue che il movimento è totalmente vulnerabile alle scorribande di qualsiasi gruppo di avventurieri che, con un pugno di voti controllati e quattro soldi, sbaraglierebbe qualsiasi gruppo di giovani collegati in rete. Non sempre si può avere un Pizzarotti che garantisce seguito elettorale locale e lealtà al movimento.

Ancora: il programma è ancora pieno di buchi: manca tutto il capitolo della politica estera ed in particolare di politica europea, la parte dedicata alle istituzioni si riduce solo a quel che riguarda il tema (pure cruciale) della questione morale, il programma economico ha rivendicazioni condivisibilissime (come l’abolizione delle stock options) ma altre di disarmante ingenuità, mentre manca una visione di insieme. Certo è un movimento giovane che ha bisogno di tempo, ma proprio questo è quello che manca: le elezioni sono molto vicine (meno di un anno, al massimo).

Dunque, anche se il M5s ha un avvenire assai promettente, ha le sue fragilità e non mancano le insidie. E’un po’ presto per intonare la marcia trionfale: il rischio di capitomboli c’è e non è piccolo. Ed a questo proposito, dobbiamo dire che l’uscita su chi deve essere il segretario comunale di Parma ci ha lasciati sbalorditi: ma ve lo vedete Bersani che dice a Fassino chi deve essere il segretario comunale di Torino o Di Pietro che dice a De Magistris chi deve essere quello di Napoli. Ma nemmeno Bossi (per quel che se ne sa) ha mai detto ai suoi sindaci che segretari comunali dovevano scegliersi. Insomma, facciamo un movimento all’insegna della democrazia di base, del superamento della forma partito, poi viene fuori il partito di “one man show”, vi pare serio? Ma, si dirà, il candidato bocciato da Grillo, Tavolazzi, era stato espulso dal movimento. A parte il fatto che quella di segretario generale del Comune non è una carica politica ma amministrativa e non è richiesta l’appartenenza allo stesso partito del sindaco, il richiamo peggiora le cose: Tavolazzi è stato espulso personalmente da Grillo al di fuori di qualsiasi prassi statutaria perché uno statuto non c’è, dunque, nel movimento si sta o se ne è esclusi solo sulla base delle decisioni personali del suo condottiero.

Capisco che Grillo –che ha ripetutamente detto di non volersi presentare alle elezioni- cerchi di porsi come garante del movimento dalle infiltrazioni e che cerchi di sostituire i tradizionali meccanismi partitici, ma, con ogni probabilità, è destinato ad ottenere risultati opposti a quelli che cerca di raggiungere. In primo luogo, è del tutto illusorio pensare che un solo uomo al centro possa essere un filtro efficace contro il rischio di infiltrazioni o degenerazioni del movimento. In secondo luogo, i meccanismi tradizionali dei partiti sono assolutamente sclerotizzati e da ripensare, ma se l’alternativa è l’iper centralizzazione di tutto nelle mani di un singolo uomo, tanto vale, teniamoci i vecchi sistemi che, comunque, sono un po’ più democratici: le leadership carismatiche non sono mai democratiche.

Peraltro, il problema, già avvertibile prima delle elezioni amministrative, sta esplodendo in questi giorni. E’ iniziata la corsa al carro vincente e si avverte chiaramente l’effetto “limatura di ferro”: quando si forma un magnete con sufficiente forza attrattiva, la limatura di ferro sparsa inizia ad aggregarsi e il blocco si ingrossa sempre più. Come le valanghe che più si ingrossano, trascinando a valle detriti, e più diventano irresistibili, allargando il fronte di discesa e trascinando sempre più pietrisco.

E non si tratta solo di gruppi locali più o meno genuini e più o meno di dilettanti, ma anche di gruppi strutturati con gruppi dirigenti sperimentati: già Pannella sta facendo una corte scatenata a Grillo, parlandone come del suo possibile erede (erede di cosa, poi, non si sa), ma anche De Magistris potrebbe pensare di essere la “porta di ingresso” al Sud per il M5s, i Verdi che, con Bonelli, stanno tentando una faticosissima risalita, hanno un gruzzoletto di voti da portare in dote e potrebbero far valere una certa affinità culturale ed ideologica. E poi, anche Vendola e Di Pietro, come abbiamo visto…

La scelta che si pone non è facile: chiudere le porte a tutti significherebbe un arroccamento settario che condannerebbe il movimento ad una precoce decadenza, ma aprirle indiscriminatamente a tutti farebbe correre il rischio di una implosione a causa del crescente caos politico programmatico. Come si vede, occorrono una serie di scelte molto delicate con un elevato rischio di sbagliare per eccesso o per difetto. E tutto è complicato dalla struttura troppo fluida del movimento che non può restare così a lungo. Se anche il M5stelle prendesse solo il 7-8% dei voti alle politiche (una percentuale molto bassa rispetto alle aspettative, che potrebbe provocare brutti effetti di delusione), questo significa che, pure con il sistema attuale, otterrebbe una cinquantina di parlamentari: troppi per un movimento così poco strutturato.

Decisamente, siamo in una situazione molto fluida, forse troppo.

Aldo Giannuli
Fonte: www.aldogiannuli.it/
Link: http://www.aldogiannuli.it/2012/05/vendola-di-pietro-bersani-grillo-cosa-si-muove-a-sinistra/
28.05.2012

Pubblicato da Davide

  • giosby

    Tutta la storia non sta ne’ in cielo ne’ in terra.

    Grillo ha vinto a Parma grazie ai voti del PDL e ha preso un po’ di voti in giro raccattando i disgustati della Lega.

    Perché mai dovrebbe allearsi con Vendola e Di Pietro?

    L’unica speranza che ha e’ quella di far finta di essere super partes e raccogliere i voti della destra rubacchiando i voti di qualcuno a sinistra alquanto rincoglionito…

    Non e’ un caso che il bersaglio principale dei grillino sia il PD!

  • Aironeblu

    Giannuli critica nella prima parte dell’articolo i giochi di alleanze dei partiti, definendoli come il peggior spettacolo mai prodotto dal “teatrino” della politica, per poi affermare che il M5S dopo l’exploit elettorale, ora che è corteggiato a destra e a manca, non può procedere “chiudendo le porte a tutti”, ma deve entrare a far parte del calderone della partitocrazia, altrimenti per il gusto di Aldo Giannuli, rischierebbe di avere “troppi parlamentari”…… Se non puoi combatterli, alleati con loro, ma cerca argomenti migliori! ^^

  • skeks81

    “La scelta che si pone non è facile: chiudere le porte a tutti significherebbe un arroccamento settario che condannerebbe il movimento ad una precoce decadenza, ma aprirle indiscriminatamente a tutti farebbe correre il rischio di una implosione a causa del crescente caos politico programmatico.” Aldo, la situazione politica, come direbbe Bauman, è liquida. Detto questo, non credo che le porte per un’eventuale alleanza con Vendola, Di Pietro, Bersani siano aperte, anzi. E la scelta di chiuderle, non credo costituisca un limite al movimento, al contrario, un punto di forza e un atto di coerenza, per quanto sia limitato il programma del movimento nei capitoli che hai sopra elencato. In Sardegna, da movimento indipendentista, avvieremo un dialogo col Movimento 5 stelle, fermo restando la nostra intenzione di raggiungere una sovranità, in primis economico/produttiva di “difesa”. Non sono capricci secessionistici, a differenza del pianto leghista, poiché le radici della nostra protesta affondano nella storia di sottomissione del nostro popolo (l’elenco delle rivendicazioni è lungo e non intendo tediare… si chiamano servitù… dal Galsi, alla chimica verde, a teulada, quirra etc…). Avremo modo di testare l’efficienza del suo movimento, dal quale mi attendo in primis la disponibilità a cooperare.

  • castigo

    ALDO GIANNULI:

    VENDOLA, DI PIETRO, BERSANI, GRILLO: COSA SI MUOVE A SINISTRA ?

    hemmmmm…… l’intestino??

  • Longoni

    Articolo assai mediocre, intriso di disinformazione pure mediocre.

  • bdurruti

    Vendola non so, ma definire Bersani, Di Pietro e Grillo “di sinistra” è veramente una bestemmia. E io che credevo che Giannuli fosse una persona seria..

  • PeppoI

    beh già il titolo è completamente sbagliato. Grillo non è di sinistra e sicuramente nemmeno bersani.
    Poi credo che Giannulo non abbia ben chiaro chi è l’elettorato del Movimento e cosa vuole: nessuna alleanza con partiti morti e nessuna idea di “vecchia politica”. Se si alleasse con qualcuno non voterebbe più nessuno il Movimento. La scelta politica è abbastanza chiara, e se chi scrive l’articolo non l’ha ancora capito e fa congetture è disinformato o in malafede.

  • diotima

    Il problema non è cosa questi tizi sono realmente, il problema è come l’elettorato li vede: ti posso assicurare che sono veramente tanti a credere che loro siano “sinistra”.
    La realtà non conta nulla, conta come loro siano bravi a spacciarsi per ciò che non sono. l’ignoranza ,intesa come lassismo critico, della gente rende questa falsità, verità.

  • albsorio

    Il Grillo che ho visto nella intervista di Euronews ha detto due cose che la gente capisce 1) hanno rifiutato 1.8 milioni di euro di rimborsi 2) i consiglieri regionali si sono abbassati lo stipendio da12000 a 2500€ mensili, bene. Poi buio, in economia nessuna idea risolutiva, sembra voglia creare un Europa due velocitá, PIIGS contro tutti, non una parola sul signoraggio. Penso oggi Grillo sia una valvola di sfogo come negli anni 90 lo fu Bossi. Poi dove prenderá i voti… mi sembra che un italiano su due non vota più.

  • andyconti

    Quali sono i programmi economici dei partiti? Quanta differenza c’e’ fra parlare dello strozzinaggio bancario (che Grillo tratta) e del signoraggio?
    Cosa c’e’ di cosi’ sbagliato nel pensare a un’ Europa a varie velocita? Si puo’ pensare che il risparmio derivato dai tagli alla casta si possa poi iniettare nel sistema anche pensando a riconversioni dei vari settori economici (per le quali comunque c’e’ bisogno di capitale)? Che c’importa di chi non vota se la maggioranza relativa e’ quella che decide? Che gran caratura hanno i critici a oltranza del movimento 5 stelle per sentirsi cosi’ superiori ai molti consulenti che stanno collaborando da anni per definire programmi e azioni del movimento stesso? Che c’importa se quelli del pdl lo votano? Importa parlare di sinistra e destra o dei problemi urgenti degli italiani? Importa sentirsi grillini o antigrillini o analizzare le proposte e poi approvarle o rifiutarle senza tante masturbazioni mentali e cosi’ finalmente realizzare la vera partecipazione democratica in un paese che non l’ha mai conosciuta?

  • VeniWeedyVici

    L’ elettore medio di sinistra é paragonabile al ragionier Filini, dell’ uffico sinistri, un uomo COMPLETAMENTE CIECO che si erge a guida di chi vuole cambiare le cose. Attenti che il burrone é vicino (grazie alle destre europee vomitevoli che spingono la gente a seguire i vari Filini)

  • Nauseato

    Cosa si muova non saprei proprio dire …

    Di certo però ho pensato immediatamente una cosa leggendo di tutti quegli attaccamenti di questo e quello alla giacca di questo e quell’altro.

    Ovvero, che mentre loro si attaccano a vicenda, noi ci attacchiamo a qualcosa di altro … una parola con due belle e sonore Z iniziante per C, terminante con O … e che non ostante sia ormai stata più che sdoganata, suona assai poco elegante scrivere.