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VECCHI SENZA RESURREZIONE

DI MASSIMO FINI
antefatto.ilcannocchiale.it

Martedì sera a Vespa a Vespa si parlava di pensioni, argomento dalle mille sfaccettature. Si potrebbe cominciare col dire che se gli attuali pensionati, dopo trentacinque o quarant’anni di lavoro, hanno remunerazioni ridicole, e ancor peggio andrà a quelli che li seguiranno, è perché negli anni ’80 la classe politica ha sperperato i soldi, per motivi clientelari e di cattura del consenso, con pensioni di anzianità fasulle, le pensioni di invalidità false, le pensioni baby, le “pensioni d’oro”.

Per quanto infame, non è però questa la responsabilità più grave della classe dirigente di allora. Ma la mancanza di qualsiasi volontà o capacità di previsione. La statistica è una scienza fallibile, come tutte le scienze, fa eccezione la statistica demografica che è in grado di fornire previsioni con un’attendibilità vicina al cento per cento. Negli anni ’80 si poteva quindi sapere, con precisione quasi matematica, quale sarebbe stata la composizione per età della popolazione italiana del Duemila e che il numero degli anziani pensionati o pensionabili, grazie a quella trappola chiamata “allungamento della vita media”, sarebbe stato esorbitante.

Ma i dirigenti di allora non presero nemmeno in considerazione questo fenomeno. Che gli fregava, a loro, di quello che sarebbe successo venti o trent’anni dopo? Ciò che gli importava era il consenso, “qui e ora”. Cosa che ha fatto dire all’insospettabile Giovanni Sartori che «le democrazie vivono nell’immediato e non provvedono al futuro». Che è un limite non da poco. Ma c’è anche dell’altro. In democrazia non possono mai essere individuati, e colpiti, i responsabili nel momento in cui lo sono. A chi andiamo a chiedere conto oggi del collasso del sistema pensionistico e dei duri sacrifici che, in questo settore, si dovranno chiedere ai lavoratori? All’ “esule” Craxi sepolto ad Hammamet? All’ectoplasma di Andreotti? A Forlani?

Tuttavia c’è qualcosa di peggio di ricevere una pensione misera. Ed è il concetto stesso di pensione, un’istituto agghiacciante che solo la crudele astrattezza della Modernità poteva inventare. Da un giorno all’altro tu perdi il posto, sia pur modesto, che avevi nella società e vieni buttato nel magazzino dei ferrivecchi. E adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile stronzo. Nella società preindustriale le cose avvenivano più gradualmente. Il vecchio alleggeriva le proprie occupazioni abituali man mano che calavano le energie fisiche, lasciando i lavori più impegnativi e faticosi ai membri giovani del gruppo, mantenendone però la conduzione. Gli rimanevano prestigio e ruolo perché in una società a prevalente tradizione orale e che si rinnovava molto lentamente era il detentore del sapere.

Nella società industriale il vecchio, e anche chi non lo è ancora biologicamente, viene inesorabilmente superato dal rapidissimo progresso tecnologico. Il suo sapere è obsoleto, come lo è lui. Scrive il grande storico italiano Carlo Maria Cipolla: «Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale un relitto». Meditate, suorine moderniste del Fatto, meditate.

Massimo Fini
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it
Link: http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/12/26/vecchi_senza_resurrezione.html
26.12.2009

Da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre

Pubblicato da Davide

  • pietroancona

    Massimo Fini non sa di che cosa parla, Ha affastellato cose diverse. Il buco finanziario dell’Italia non è stato provocato dalle pensioni ma dalla ladroneria della classe dirigente. L’INPS è sempre stata attiva. Di che cavolo parla?

  • maristaurru

    e i dirigenti di oggi? ma davvero sono tanto da meno’ Io non credo

    Ultima? I consiglieri regionali ci sotano un Perù in liquidazioni. E non ci raccontrassero che è poca roba, milioni di euro l’anno. Pensioni privilegiate: I Consiglieri Regionali versano, per la propria “pensione” un contributo pari al 18% della loro indennità di carica; un lavoratore dipendente versa alla previdenza pubblica il 32,7%.
    L’importo massimo di “pensione” percepibile è fissato nel 76% per i Consiglieri con 4 legislature (20 anni); i lavoratori dipendenti devono lavorare 40 anni per avere l’80%.
    I Consiglieri Regionali cumulano, poi, la loro “pensione” con quella che hanno maturato presso gli Enti previdenziali di appartenenza, se lavoratori dipendenti o autonomi, creando un regime di “doppia pensione”.. e quanti altri burocratuzzi e burocratoni attingono a piene mani dalle casse Inps e versano molto meno di quel che ricevono? Allora , il passato è stato raccontato, puzza come un calzino sporco, ma lo rigiriamo.. e veniamo preparati a sacrifici che non ci debbono competer in nome di un passato .. ma noi i sacrifici ed i nostri figli con noi, li faremo sopratttutto in nome di un presente indegno e ladrone, e scopriamolo sto presente se non facciamo come col fascismo.. stiamo ancora colla pelata di Mussolini sui giornali!!

  • nautilus55

    Per quanto attiene l’aspetto sociale della vecchiaia, Fini ha ragione, ma per la disumanizzazione della società industriale basta Chaplin, e mica da oggi. L’INPS, quest’anno, sarà in attivo per circa 7 miliardi di euro, forse più: dov’è, allora, il problema? Se non si separa la previdenza (pensione) dall’assistenza (cassa integrazione, ad. es.) il guazzabuglio sarà sempre massimo. Questo è il meccanismo che consente ad una classe imprenditoriale fasulla di sopravvivere: quando va bene sono soldi miei, quando va male si paga con la cassa dell’INPS. Non esiste nessun problema di previdenza: solo una classe politica la quale, scientemente, omette di separare i due enti (come nel resto d’Europa) per affondare le mani quando e come vuole nei nostri soldi. E poi si dice che non “mettono le mani nelle tasche degli italiani”: Tremonti lo ha appena fatto, 3,1 miliardi di euro gettati nel conto economico dell’ultima Finanziaria (attenzione: non nelle spese in conto capitale!)

  • vic

    “Nella società industriale il vecchio, e anche chi non lo è ancora biologicamente, viene inesorabilmente superato dal rapidissimo progresso tecnologico”

    Pertini, Ciampi, Napolitano, Prodi, Berlusconi, lunga e’ la lista dei giovanissimi in alto loco.
    Chi troviamo al loro posto in altri paesi: Sarkozy, Medvedev, Obama. Gente ultracentenaria, nevvero?

    La societa’ italiana odierna forse e’ una societa’ a-industriale. Deve essere speciale, deve avere una venerazione atavica ancestrale per le mummie viventi. Tant’e’ che i “nuovi” politci che si affacciano ogni tanto sul proscenio sono, ehm, pimpanti ultracinquantenni. Si vede che nella politica italiana il rapidissimo progresso tecnologico non attacca proprio, eh Fini?

  • vic

    Questo e’ l’andazzo, nel mondo occidentale, figliolo: economia al limone, detta altrimenti socialita’ per gli straricchi.

    L’ottimo giornalista divulgativo Paolo Barnard, candidato protagonista nel remake del “Simon del desierto” di Buñuel, racconta molto efficacemente come funzionano gli accordi stile economia al limone:

    YouTube, search: paolobarnardvideos Mafie pifferai topi

    Prima o poi cambiera’ l’andazzo: non se puede no, señor, non se puede en riva al mar!

  • amensa

    due considerazioni a proposito:
    1) oggi vanno in pensione coloro che 20-30 anni fa eleggevano gli sperperatori dei contributi versati (e attenzione, non dico che l’imps sia in perdita oggi, dico che abbiamo versato almeno il doppio di quanto ci viene restituito), con le pensioni baby, con quelle d’oro, con le regalie di anni figurativi a destra e a manca.
    era un modo per avere il consenso, e lo raccoglievano, guarda caso proprio da parte di coloro che adesso si lamentano. mettevi davanti allo specchio, una buona volta, e datevi dell’idiota per non aver voluto ascoltare chi vi metteva in guardia.
    2) la menata dell’allungamento della vita media, oggi, fa da contraltare alla faciloneria di ieri, perpetuando la ruberia.
    e mi spiego.
    è vero che oggi vediamo circolare, anch ese un po ammaccati 80/85/90enni, magari con un po di alzhaimer, o altre dellizie simili, ed a questo punto cadiamo nella proiezione dell’attuale popolazione verso tali vette di età.
    ma oggi a 90 anni c’è chi è nato nel ’20. famiglie che facevano 8-10 figli e ai 10 anni ne arrivavano 4 o 5. selezione naturale. la durezza della vita di allora, inoltre temprava quegli individui sia per la difficoltà delle condizioni di vita che per la fatica fisica che sviluppava forza, muscolatura, ecc…
    nel dopoguerra è arrivata lapennicillina, gli antibiotici, i sulfamidici, i vaccini, e bambini ne muoiono più pochi e se ne fanno anche meno.
    ma la popolazione è molto meno temprata. le morie per problemi vascolari, coronarici, del cuore, del fegato ecc… iniziano a 30 anni, a 45 metà della popolazione ha già avuto interventi. a 40 inizia la moria.
    guardate i cartelloni funerari, assieme agli ultraottantenni troverete tutte le età dai 35 in su.
    ma su quale base pensate che una popolazioone indebolita dagli agi, le cui autodifese sono state annichilite dai medicinali, rattoppati e pieni di acciacchi già a 50 anni, vivrà fino ai 90 ?
    la vita media si è enormemente allungata grazie all’aver sconfitto la mortalità infantile che decimava i bambini, e la aspettativa di vita l acalcoliamo basandoci su individui temprati e robusti, proiettandola su popolazioni che non hanno avuto una vita nemmeno lontanamente simile ai nostri vecchi ?
    ci stanno prendendo per il c…lo una seconda volta, occhio !

  • mazzi

    Sembrerebbe dai commenti che Fini non sia piu’ abbastanza “politically in-correct”.————————

    Tuttavia non si puo’ negare che abbiamo o avremo presto una marea di vecchi da mantenere con un sistema pensionistico semi-comatoso aggravato dal deficit e da una crisi economica da far paura.———————
    Ne’ tantomeno si puo’ negare che nella nostra bella societa’ di merda l’anziano sia ridotto al rango di relitto. Peggio, un ingombro che prima si toglie dalle pale e meglio e’.——————– Comunque tutti questi begli articoli non servono a un cazzo se non facciamo il minimo sforzo per cercare di ragionare e vedere le cose in maniera un po’ diversa.

  • myone

    Le statistiche non servono e sono superfallibili, quando facendole andare alla perfezione, vengono poi sballate dall’ uso.
    1) Se l’ imps sia in attivo o no non lo so.
    2) Che le uscite siano la meta’ delle entrate in fatto di pensioni, puo’ essere certamente.
    3) La cosa che non hanno mai fatto e’ che; il fondo pensioni deve rimanere proprio, non essere mescolato a nulla, essere messo come fondo in investimenti che l’ aumenta, anche fosse la percentuale minima.
    4) Se l’ imps e’ all’ attivo, lo sara’ solamente come calcolo, ma non di fatto, perche’ sappiamo che sono solo numeri. Il reale monetario, come diceva grillo, quando uno e’ andato in banche e chiese quanti soldi avesse, e detta la cifra rispose; bene, allora mostratemeli tutti, o chiamo i carabinieri. Nell’ impossibilita’, chiamo’ i carabinieri, e dovettero attendere mezza giornata affinche’ la banca raccimolasse in vero i soldi versati e gli e li mostrasse. Era un suo diritto.
    == Quindi, il fondo pensioni, e’ solo a numeri nel conteggio totale del bilancio dello stato, ma e’ stato mangiato gia’ da tempo che fu’.
    E l’ attivo che e’ , se fosse, risulterebbe vuoto, ma pieno solo a numeri, o reale, se estratto da entrate fresche, e depositate come deposito pensioni.
    5) Le manovre pensioni che fanno ora, giostrando sull’ eta’, non sono altro, che una delle tante mosse a taglio, per ridurre i costi pensione, sperando nei decessi, e allungando i pagamenti, mentre le entrate, servono per tappare buchi, pagare attivi fuori voce, e usare soldi per altre uscite e investimenti, che, non ci sarebbe da mettere la mano sul fuoco, fra manovre e manovre, cadono sempre bricciole dallo stesso valore pensione, come dal valore dell’ insieme delle entrate, per sfamare poveri intrallazzoni, poveri e senza sedie.
    Se sbaglio, ditemelo.

  • esca

    “c’è qualcosa di peggio di ricevere una pensione misera: è il concetto stesso di pensione, un’istituto agghiacciante che solo la crudele astrattezza della Modernità poteva inventare”. Che pensieri raffinati. Bisognerebbe provare a fare un ragionamento simile con chi si ritrova senza lavoro ben prima dell’età pensionabile. Mi pare che i tempi non siano idonei per esternazioni simili: il mondo del lavoro non gode affatto di ottima salute -a meno che io non stia vivendo in un altro pianeta-. Chi ha un lavoro oggi tendenzialmente prega di riuscire a tenerselo stretto il più a lungo possibile e se per caso riesce ad arrivare alla pensione si ritiene quasi un miracolato. Tralasciando le eccezioni di superdirigenti strapagati che non mollerebbero la poltrona neanche sotto tortura (chissà come mai), i tempi di Fantozzi in pensione, disperato perchè sopraffatto da manie di inutilità e vecchiaia, sono mutati. E stiamo pur certi che il denaro destinato alle pensioni (come quello di ulteriori tasse che non tarderanno ad arrivare, anche Copenhagen darà i suoi frutti) continuerà ad essere gradualmente dirottato con mille scuse per finanziare cause che di etico hanno ben poco, tantomeno sanare i debiti pubblici.

  • myone

    Una volta pensavo; cosa serve studiare ed avere un titolo per lavoro, se c’e’ gia’ chi ci pensa, e se c’e’ gia’ la forza meccanica tec ecc ecc, quando con un diploma o altro, ti trovi a fae lo spazino o l’ uscere, o hai un posto che con un minimo di apprendistato anche un analfabeta lo puo’ eseguire. Mentre, ci sono gia’, o le cime, o i gia’ applicati, che servono il lavoro che serve della cosidetta economia che serva; petrolio, telefonia, conputer, e via discorrendo.
    Di fatto, l’ essere capaci di capire e sapere, alla fine dura poco, quando hai un stardarizzato gia’ avanzato e predisposto che si fa’ usare.
    E questa e’ pure la condizione dei miliaia di diplomati o laureati, disastrati, dispersi, e disoccupati.
    Questo per dire che, il sapere, la formazione, gia’ conta poco per l’ utilita’, ma non sa’ creare utilita’ in se’.
    Se lo fa’, lo fa’ nelle cose da nulla, dove il raccimolare nuove inventive, serve solo per risparmiare nei costi, quando ti lancia in prodotti che fanno IN e tendenza, sempre che siano e abbiano le possibilita’ di lancio e di starci nell’ economia multinaizonale commerciale.
    E cosi, arrivo alla tua affermazione, che non e’ stupida, perche’ nella cosi detta classe dirigente politica e tecnica, abbiamo solo mummie, che continuano il modo e metodo di Cleopatra, quello che mena e rimena i numeri, basta che la ditta non crolli, sono vecchi e passati, e lo scandalo e’ che, se c’e’, c’e’ una generazione di giovani, che sostituiscono i vecchi, con la stessa vecchia testa da polverosi topi da archivio.
    Di fatto, personaggi nuovi, con idee nuove e preparazione nuova, da ottiizzare un modo e un sistema, non solo nella qualita’, ma nell’ organizzazione statale, finanziaria, politica, verso la gisutizia, l’ intelligenza, l’ equita’, non ce ne sono proprio, e nemmeno vengono ancora formati. Perche’ il tutto, significherebbe, bruciare tanto e tanti di ora, avere capacita’ di cambiamento, che consiste nel disfare e rifare quasi il tutto di quello che abbiamo.
    Si puo’ dire che, l’ italia, e’ ancora uno stato del terzo mondo, gia’ da ora, e fra poco, anche nel reale.
    Quando le cose sono logore, si spaccano e si buttano per forza, se non vuoi andare allo sfascio.
    Se sebbene allo sfascio non ci vai, ci sara’ una fetta enorme di giovani italiani, che avra’ a che fare con una vecchia babbiona, che non sara’ buona a nulla, se non a vomitarci sopra.
    E’ come se ogni giorno metti a nuovo l’ interno di un’ auto alla perfezione, mentre, non ti curi ne del motore ne della meccanica ne della carrozzeria. Dopo pochi anni, ti troverai in discarica dentro a un lussuoso interno di niente.
    E mi sembra che questa macchiana, e’ da gia’ tanto tempo che tiene botta, per miracolo, ma nemmeno il suo interno e’ come lo si vuol pensare, perche’ e’ logoro, lurido, vecchio, e a pezzi.
    Mi viene a mente quei film post nucleare, dove su mezzi imbastiti di quel che rimane, ci sono gang che si combattono per qualche gallone di petrolio, per territori dove hanno qualche pezzo di terra che rende lo sfamarsi, e tanta energia per non soccombere, massacrandosi gli uni con gli altri, qual’ ora qualcuno sconfinasse per prendere o far valere cose altrui.
    Credo, che, quando i teatrini cadranno, quelli dei soldi, e basta e avanza, la realta’ sia di uno stato e del suo esserne organizzato, si sgonfiera’ come un lenzuolo che cade dal balcone.
    Non c’e’ nessun capace preparato a riconvertire un’ ordine legale, istituzionale, organizzativo, di uno stato e di una societa’. Ora si va’ alla cieca, quando la luce e’ solo il residuo e la raccolta di un passato, che sta’ passando le sue ultime risorse e possibilita’. Si arrivera’ a un conto definitivo, dove si dovra’ passare tanto ma tanto di quel tempo, a rimettere a posto i passivi. E saranno grane, quando una struttura, sara’ scollegata e distrutta, come organizzazione e come stato.
    Anche qui sbagliero’. Mi succede spesso.

  • nautilus55

    Ma chi ci metteva in guardia? Tu c’eri, allora?

  • Erwin

    … e se si ponesse un tetto alle pensioni?
    Per esempio 2500 EURO?_____Mi sembra un tetto “ragionevole”,visto che la pensione di chi ha lavorato 36 anni ,in cava per esempio,è di 1200 EURO!____SICURAMENTE ci sarebbe un grosso risparmio!Proviamo?

  • Eli

    Quest’uomo livoroso non prende in considerazione molti elementi, alcuni evidenziati dai commentatori che mi precedono.
    Uno su tutti : l’INPS è fortemente in attivo, ed il problema non c’è ora. Ci sarà forse fra qualche anno, perché coloro che lavorano adesso, e che sono sempre di meno, hanno stipendi da fame, e versano contributi da fame. Percepiranno una pensione inferiore alla minima attuale, e vi sarà una compagine sociale di folle impoverite e straccione.
    E molti non prenderanno nessuna pensione, perché vengono sbattuti fuori dal lavoro a quarantacinque-cinquant’anni, e se non hai quaranta anni di contribuzione non maturi nessun diritto pensionistico.
    Quanto “all’istituto agghiacciante ” della pensione, lo vada a dire ai minatori, a chi lavora in catena di montaggio, alle infermiere ed infermieri, agli insegnanti che si sgolano una vita intera, che anziché godere del meritato riposo, potrebbero continuare a lavorare, belli e settantenni.
    Il poveretto non riesce a vedere il positivo della pensione: un periodo in cui si è ancora validi ed attivi, e ci si può dedicare a se stessi, ai propri interessi, ai propri familiari od agli affetti, senza dover morire di fame.
    A Fini do un consiglio: si trovi una donna (o un uomo, se preferisce), si iscriva ad un corso di arti marziali, si prepari una tazza di tè, smetta di essere così pesantemente negativo, e soprattutto, smetta di scrivere banalità e nonsense. Se lui è infelice, non deve per questo affliggere gli altri.

  • Nellibus1985

    Fini ha pienamente ragione. Saluti.

  • redme

    vuole forse dire che lui non andra a curare le gardenie?……..AIUTO..!

  • Tonguessy

    Il vero problema non è il sistema pensionistico che funziona ancora perfettamente. Il problema sono i paracaduti sociali (cassa integrazione et similia) che sono il risultato dell’incapacità imprenditoriale di prevedere le crisi di settore. Nel belpaese, ad esempio, abbiamo il più alto rapporto abitanti/auto d’europa. Possiamo mantenere in vita il settore auto con droghe pesanti tipo i contributi statali (sono sempre soldi nostri che pagano in parte gli industriali che vendono così sottocosto) oppure con leggi che impediscano di fatto la circolazione dei modelli vecchi. Ma sono tutte droghe e come tali generano assuefazione. Appena finisce l’effetto della dose il corpo produttivo ne chiede un’altra per potere sopportare l’impatto con la dura realtà: ci sono limiti che nemmeno il dio Mercato riesce a valicare. Lo so che “sarebbe bello” che in Italia ci fossero 1 auto per abitante nel 2010 e magari 2 entro il 2030. Così gli stabilimenti di Termini Imerese non dovrebbero chiudere.
    La realtà è che deve chiudere perchè la droga fa un effetto momentaneo, e se vogliamo che l’effetto raddoppi bisogna raddoppiare le dosi. Se vogliamo che le vendite aumentino devono aumentare i contributi statali. Cioè i soldi che noi versiamo per pensioni,previdenza, sanità, sicurezza, istruzione etc…devono essere dirottati nelle tasche di chi non ha capito di avere raggiunto i limiti fisici di espansione e pretende di continuare con quei tassi di crescita.
    Tremonti impersonifica perfettamente la volontà di privatizzare il sociale. Per incrementare le poco lusinghiere partecipazioni alle pensioni private (e al TFR finanziario) ecco che tira fuori dal cappello il solito coniglio: impoverire progressivamente la risorsa fino al punto da rendere desiderabile il passaggio al settore privato. Adesso ha RUBATO oltre 3 miliardi dai fondi che noi lavoratori versiamo mensilmente: così il bilancio positivo viene dimezzato. Poi farà il resto, fidatevi. Negli anni prossimi è probabile che si assisterà ad un bilancio forzatamente in rosso, causa costo ammortizzatori sociali e furti dalle casse dell’INPS. Al solito fanno gli affari loro con i soldi nostri.

  • Tonguessy

    Quoto. Come già scritto poche righe sopra il Fini non riesce a capire che dietro a quell'”istituto agghiacciante” c’è la sopravvivenza di milioni di persone. Per lui questo non è un problema, evidentemente. Ma per noi si.
    Fini non vuole vedere che il furto di oltre 3 miliardi dalle casse dell’INPS è un atto criminale per svuotare di significato quell’istituto e rendere “credibile” il passaggio al privato. Poi saremo tutti a lamentarsi per davvero, proprio come per Trenitalia adesso. Tanto che gliene frega a Fini?

  • stonehenge

    Il paragone è ovvio INPS=pensione=vecchiaia.
    Fini ha scritto “istituto agghiacciante” riferendosi a tutt’altri concetti e pensieri,vivendolo come fine della vita… certamente non sminuendo l’essenziale parte che l’INPS ricopre…

  • Eli

    stonehenge, ma la fine della vita può essere un salutare riposo, dopo aver lavorato tanto. Quelli che ci arrivano, e non crepano prima di lavoro: in Italia sono circa 1200 all’anno coloro che non vedranno mai la pensione. E l’INPS ha comunque incamerato i loro contributi per anni ed anni. Comunque non sono mai stata toccata dalla mistica del lavoro ad ogni costo, fino all’ultimo istante di vita, dunque non lo capisco. E poi è giusto che i vecchi si facciano da parte, e lascino il campo a forze fresche. E’ nell’ordine delle cose.

  • Eli

    Temo di sì.

  • MATITA

    leggo i commenti e mi rendo conto che non avete inteso il vero senso di quanto scritto nell’articolo.
    ogni volta che leggo i commenti mi rendo conto del perchè siamo senza speranza.
    e perdo ogni speranza

  • Drachen

    ti quoto col sangue.
    i commenti sfiorano davvero il ridicolo.
    prendere Napolitano e Ciampi come esempi di vecchiaia, è esilarante e allo stesso tempo fa cadere le braccia.
    come se le elite di potere c’entrassero qualcosa con la media della popolazione.

  • Drachen

    il concetto è che un tempo il vecchio era accudito dallo stesso sistema sociale senza che venisse istituzionalizzato.
    “avere bisogno di una pensione” o “avere bisogno di una badante” sono la stessa cosa. quello che si critica è il sistema, mentre voi vi continuate ad arrabattare su pagliuzze che potranno anche essere decisive per la sopravvivenza di molte persone ma sono semplici tappabuchi fini a se stessi se non c’è una critica della sovrastruttura.
    qua ancora siete tutti talemente filosoficamente materialisti da non intendere niente che sia differente.

  • Drachen

    i commenti son sempre peggio. il futuro sempre più buio.

  • Drachen

    politicamente irrealizzabile.

  • Drachen

    capirli gli articoli sarebbe un inizio. e non parlo di te, ma in generale.

  • amensa

    si, ma non c’era internet !!!
    bisognava andare al eggere le pagine economiche dei quotidiani (repubblica e corriere della sera)

  • albertgast

    Sono daccordo. E sono anche abbastanza vecchia da ricordare com’era “prima”. Tante erano le persone senza pensione e non sempre avevano dietro una famiglia che poteva mantenerli (la povertà, soprattutto nelle campagne, era tanta). Allora si vedevano vecchi straccioni chiedere la carità, oppure vecchi che continuavano fino alla fine della vita a impagliare sedie o intagliare cucchiai di legno. Mi raccontava mia nonna che dava loro un pasto caldo ed un angolo della stalla per dormire. Sembra una favola, ma succedeva più o meno ottantanni fa. Speriamo di non ritornare a quelle condizioni, anche se stanno facendo di tutto perchè si torni indiero. Non sarà stato un caso se gli anni del cosiddetto boom economico dell’Italia corrispondono al periodo in cui gli operai avevano gli stipendi più alti, in relazione al potere d’acquisto. Che non si siano accorti delle ruberie delle classi dirigenti è forse scusabile, non lo è per i dirigenti, politici, imprenditori o sindacalisti che fossero.