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“USCIRE DA NOI STESSI”. GO CASARINI GO !

DI ALESSIO MANNINO
alessiomannino.blogspot.com

Ieri sono andato ad ascoltare Luca Casarini al Festival No Dal Molin. Come sempre ben organizzata, la kermesse della Bottene, Pavin & Co si conferma buona occasione di aggregazione, anche se incapace di superare il complesso della “ridotta” ideologica (personaggi, punti di vista e suggestioni in linea con l’ortodossia disobbediente). Proprio per questo l’intervento di Casarini mi è piaciuto: lui che è l’uomo-simbolo dei centri sociali del Nordest ha fatto un discorso che non càpita mai di sentire in bocca all’autonomo medio, affermando che bisogna andare oltre il passato.Per essere precisi ha usato questa efficacissima espressione: «uscire da noi stessi». Parlando dopo Gianni Rinaldini (Fiom Cgil) che aveva focalizzato nella distruzione dei diritti del lavoro con un semplice colpo di penna il tratto più inquietante della manovra di governo, Luca ha detto chiaramente che non è più possibile rifarsi, con tic pavloviano, agli schemi e alle lotte di un tempo. La crisi economica e sociale di oggi non può essere affrontata secondo formule che andavano bene trenta o vent’anni fa: problemi nuovi richiedono risposte nuove. «E’ necessario inventarsi qualcosa di nuovo», ha infatti scandito Casarini. Questa verità, in sé banale poiché la società cambia e con essa si modificano ingiustizie e conflitti, è rivoluzionaria se detta ad un pubblico abituato a ragionare in modo rigido, com’è l’estrema sinistra per quanto stradaiola.

Il punto è: come? Casarini cita sempre, e l’ha fatto anche ieri, il federalismo. Non la sóla leghista, beninteso, e ha ragione. Per il resto parla genericamente di «costruire un’alternativa a questo sistema». Introducendo il dibattito il padrone di casa Cesco Pavin, nel suo linguaggio involuto pieno di “dinamiche”, “pratiche” ecc, aveva addotto come esempio di un «vento nuovo» la vittoria di De Magistris a Napoli. Be’, se quella è l’alternativa, stiamo freschi. Sarebbe una coalizione di dipietristi, comunisti e varia sinistra extraparlamentare il modello di una radicale «disobbedienza di massa» al Potere, secondo le parole di Casarini? In tutta onestà, non mi pare proprio. Il fatto è che i disobbedienti vivono in questa ambiguità: da una parte teorizzano, e qualche volta mettono in atto, la forzatura della legalità per un superiore urgenza di giustizia sociale, ma dall’altra cercano di venire a compromesso con le forze politiche istituzionali per ritagliare spazi fisicamente fruibili (i “laboratori”, cioè i centri sociali, o a Vicenza il Parco della Pace) per manifestare il dissenso alla società capitalistica. Perciò salutano con favore quelle esperienze locali, come De Magistris ma anche come il democristianissimo politicante Variati, che permette loro di esprimersi.

Sono pragmatici. E non ci sarebbe nulla da obbiettare se poi, però, non sentissi appunto un Casarini invitare a «disobbedire alle leggi ingiuste». Delle due l’una: o si viene a patti con le istituzioni, o se ne sta fuori e si combatte per delegittimarle. E siccome, per una critica di sistema al sistema, come sostiene Casarini, i vecchi dogmi di quest’area sono inservibili, se si vuole davvero elaborare dal basso idee attuali e alternative non ci si può accodare ai meccanismi della falsa democrazia, non si può fare i galoppini elettorali per questo o quel politico di partito, non si può eternamente avere la coazione a sinistra. Mi permetto di suggerire, ai disobbedienti intelligenti come Casarini, il tentativo che vanno facendo Giulietto Chiesa, Maurizio Pallante, Massimo Fini e Fernando Rossi nel laboratorio di Uniti&Diversi: una fuoriuscita totale dagli steccati di destra e sinistra, dal pensiero unico della crescita infinita e dalla democrazia pseudo-rappresentativa. Loro ci stanno provando praticamente senza mezzi, sul terreno della teoria.

Perché non seguire la traccia di Casarini e sentire cos’hanno da dire, invece di star dietro ai pifferai della partitocrazia?

So già una possibile replica: perché nel frattempo non possiamo chiuderci in seminario e stare con le mani in mano. Ribatto: e perché, invece accontentarsi di sostenere il meno peggio porta a scardinare il sistema, o piuttosto non ha come effetto di sorreggerlo e perpetuarlo nella vana speranza di migliorarlo? Una logica davvero “radicale” sarebbe sottrarre quanta più gente possibile alle illusioni propagandate dal ceto politico, inducendo a disertare le elezioni, disconoscendo chiunque faccia parte del blocco unico destra-sinistra, diffondendo una cultura anti-sviluppista (i Gas, il chilometro zero), autenticamente no-global (cioè, necessariamente localista, di qui il federalismo e la democrazia diretta), contraria al feticcio dell’euro (si vedano gli esperimenti di monete locali libere da debito). La voglia d’azione è una cosa meravigliosa, ma se sprecata per un De Magistris o un Variati allora le parole di Casarini resteranno lettera morta.

Alessio Mannino
Fonte: http://alessiomannino.blogspot.com/
Link: http://alessiomannino.blogspot.com/2011/09/go-casarini-go.html
8.09.2011

Pubblicato da Davide

  • RicBo

    L’uomo simbolo dei centri sociali del nord-est?
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAH questo è veramente troppo AHAHAHA basta non riesco a smettere AHAHAHAHAHAH oddioddioddioddioddio AHAHAHAH

  • supervice

    amadridvivelitaliapeggiore

  • AlbertoConti

    Qui si sfiora l’eterno dilemma tra teoria e pratica. Far politica significa agire, ma la complessità del sistema vanifica molto facilmente la qualità dell’agire al vaglio dei fatti. Casarini o non Casarini, non è questo il problema, nel senso che non c’è nemmeno in qualsiasi potenziale agenda l’ipotesi del leader, carismatico poi … fa ridere? Certo che sì, e chissenefrega, fa più ridere chi ne sente l’esigenza. E’ piuttosto il momento delle idee, quelle sì che mancano, o ce ne sono troppe di abbastanza deboli, alla fine stupide, che è poi la stessa cosa. Ma è proprio per tentativi che alla fine si avanza, con una selezione darwiniana delle idee, che ci deve veramente cambiare, per uscire dal sitema vigente, possibilmente prima di finire con lui. Le linee guida forti già si vedono, federalismo vero ed economia vera, nel rispetto del locale da un punto di vista sistemico. Abbattere (dall’esterno) o cambiare (dall’interno) il sistema giudicato marcio è una logica infantile, il sistema migliore va semplicemente costruito, è questo il significato di libertà. La libertà di pensare, e progettare. Se no che ci stiamo a fare al mondo, per sfottere da spettatori senza speranza? No grazie. E l’autunno di una civiltà è un gran bel momento per vivere veramente. Foss’anche in un seminario, perchè no? Ce ne fossero stati di più di seminari in questi ultimi decenni sicuramente non saremmo a questo punto, nel vicolo cieco della stupidità.

  • alvise

    Stavo per condividere il tuo intervento, ma quando hai detto (o scritto) «va semplicemente costruito», mi suona come i soliti luoghi comuni che sento in varie chat, o leggo in alcuni blog, e cioè i soliti “ci vorrebbe”, “bisognerebbe”, “dovremmo”, ecc.Non sarebbero luoghi comuni se dopo i “ci vorrebbe” ecc, si usasse anche il coerente pragmatismo, ma mi pare che tutt’al più il popolo bue aspetti l’uomo forte.Un piccolo segnale ci viene finalmente da Roma il 10-09, con una protesta simil ispano-italiana.

    Ma non per la manovra, che è pur sempre sperequata, ma per far sapere che “sappiamo” benissimo chi ha creato questo casino, non come una volta, parlo di 30/40 anni fa, che subivamo senza sapere il vero motivo, cioè i mercati lasciati liberi di fare quello che volevano, complice tra le altre istituzioni, la Consob. Chi tra l’uomo medio conosceva veramente certi meccanismi? Oggi, se non altro anche per merito di internet, la gente conosce, sa, vedi per esempio CDC, che di cose se ne vengono a sapere, anche se quello che si legge non deve essere preso per oro colato, ma comunque certi termini ed il significato ed i meccanismi drammatici, ora li conosciamo, quindi i detti “poteri forti” adesso non possono più prenderci per il culo.Io ci sarei se non fosse che disto oltre 400km, e mi spiace non esserci, peccato che per me risulta troppo faticoso, per vari problemi.Spero succedano casini, non si può, in questo contesto particolare, mettere dei fiori nei cannoni.

  • guru2012

    Casarini a parte, mi sembra evidente l’inefficacia delle vecchie “forme di lotta”, vedi ultimo sciopero nazionale. Credo che la strada da seguire sia quella di una “politica dei consumi” mirata a costruire forme di MERCATO alternative a quello esistente. Penso all’alimentazione, all’energia, in primis.

  • A-Zero

    Forse il pubblico di CDM non conosce bene il soggetto in questione. Un conto che in chiave rvoluzionaria si voglia uscire dalla fittizia dicotomia destra/sinistra. Un conto credere a uno come Casarini.

    Certo, bisogna andare oltre il passato. Prima cosa mandare a quel paese gente come Casarini, appendici funzionali del baraccone della sinistra. E’ un esempio quasi unico sia come recuperatore sia come mazziatore stalinista, sia come grande spettacolarizzatore e depotenziatore delle lotte, basta vedere il disastro delle tutte bianche di 10 anni fa fino a genova.

    L’antagonismo italiano dovrebbe volgers definitivamente verso l’autorganizzazione autonoma (non nel senso di negri o casarini), ma nel senso di indipendenza da qualsiasi apparato di potere (partiti e sindacati) e rendere accessibile l’aggregazione alle lotte a gran parte del nuovo “terzo stato”.

    Il federalismo è una grande idea che si ritrova nel socialismo ante marxista del ‘800. Con l’autorganizzazione degli esclusi, dei sudditi e degli spossessati, il federalismo viene da sé.

  • victorserge

    tutti pronti a dare soluzioni mentre nessuno si accinge a fare un analisi seria delle cose.
    la fine del pci anni settanta ha segnato la fine di un alternativa credibile al sistema economico-finanziario, l’avvento del craxismo succedaneo al potere dc ha letteralmente spostato l’attenzione della società dal versante solidaristico al versante individualistico.
    lo stesso pci ha fortemente deviato nella direzione craxiana e di conseguenza frange di estremismo inconcludente hanno creato i vari sottoprodotti della lotta politica.
    così sono stati gli anni novanta aggravati dall’entrata dell’italia nella moneta unica con i governi ciampi-prodi e l’avallo di sinistre varie.
    al giorno d’oggi, il completo depotenziamento delle capacità critiche della società, causate dal connubio di potere berlusconi-d’alema, ha letteralmente fatto perdere il senso di orientamento dei valori della nostra società con il risultato di essere servi dei diktat neoliberisti della bce.
    l’unica forza politica seria che potrebbe navigare in questo mare tempestoso riducendo i danni alla nave è la proposta di di pietro; egli e il suo movimento politico non hanno intrecci di interesse, ne cooperative rosse, ne reti televisive ed editoriali.
    è dunque molto semplice per gli italiani che aspirano al cambiamento: votare italia dei valori; il resto è chiacchera vuota.
    certo però che questi voti di pietro dovrà essere in grado di guadagnarseli, perché far capire alle teste dure e vuote che il cambiamento è una necessità è impresa davvero titanica; è più facile blandire una testa vuota, piuttosto che farla ragionare.

    scusate la lunghezza, ma non potevo dire in meno di due parole ciò che avevo da dire.

  • radisol

    Casarini è indubbiamente un personaggio a tratti odioso ed antipatico … ma è soprattutto un “ventriloquo” di Toni Negri …. che quanto ad odiosità ed antipatia non scherza nemmeno lui …. ma è anche profondamente intelligente …. ed infatti alcune dinamiche dell’area globalproject, diretta di fatto da Negri, escono pesantemente fuori dagli schemi …. l’attenzione, peraltro ormai decennale, al “popolo delle partite Iva” … le iniziative degli scorsi mesi contro Equitalia …. forme di lotta certamente innovative … e soprattutto il discorso federalista, vero e del tutto alternativo alle puttanate della Lega e del governo …. poi, certamente, ci sono le contraddizioni che dicevamo …. la ricerca di “spazi istituzionali” ( anche se Variati e De Magistris non sono propriamente la stessa cosa) a tutti i costi …. Negri è sempre stato così … grandissime intuizioni ( l’operaio massa sul finire dei sessanta, l’operaio sociale nei settanta, la critica feroce al lottrmatismo delle BR – pur praticando nello stesso periodo forme diverse di lottarmatismo – dopo …. e poi tutto il discorso “no global”, pur mutuato dalle vicende di Seattle ma in Italia con caratteristiche tutte particolari ed originali ….) …. il problema è che poi, per essere fattive ed efficaci, le intuizioni di Negri le dovrebbe praticare qualcun’altro ….. successe nell’autunno caldo con Lotta Continua e nel 1977 con gli autonomi “non negriani” bolognesi e soprattutto romani …. credo che oggi ci sia lo stesso problema, teorie condivisibili e pratica discutibile e non sempre coerente …. però se innovazione teorica vera nella sinistra c’è stata e ci sarà, verrà ancora una volta da quella parte, da Negri e c. …. ed è così, pur con tutte le contraddizioni che dicevamo, ormai da circa 40 anni ….

  • AlbertoConti

    IDV non rappresenta alcun cambiamento, è solo un vuoto riempito di buoni propositi in cerca d’autore, anzi di voti. Lo so per esperienza diretta, ma ormai lo può capire chiunque, Scilipoti docet. Se proprio gli si vuole trovare un riferimento ideale lo si trova più nel liberismo di destra che altrove, al di là delle apparenze, che è del tutto compatibile col sistema finanziario vigente. Spiacente di deludere, ma non è qui che si può trovare risposta per un’alternativa al sistema economico occidentale, ci vuole ben altro, credo che questo sia evidente a chiunque. Nel dopo berlusconi, cioè nel momento del bisogno, oltretutto la relativa forza, anch’essa populista, di IDV verrà giocoforza ridimensionata. Qui non si tratta di cambiare cavallo, si tratta di creare il nuovo cavallo vincente, ricacciando tentazioni restauratrici d’ogni (vecchio) colore.

  • A-Zero

    Si ma il problema è che ci si è rotti le palle della camicia di forza psicomentale che si chiama “sinistra”. Non so se siamo pochi o tanti quelli che considerano la sinistra come una psicopatologia per supportare il sistema.

    L’ennnesima forma di sinistra? NO grazie.

    La sinistra senza rivoluzione non ha motivo di esistere. Negri è rivoluzionario? E’ veramente alternativo al capitalismo industriale o è l’ennesima variante statalista?

    Ma quale federalismo… Negri aborrisce i sistemi “non stato”, o sbaglio?