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UNO TSUNAMI ECONOMICO SI ABBATTE SULL’ AMERICA; LA CINA GUARDA E ASPETTA

DI
MICHAEL PAYNE
Online Journal

Questa è una storia di due nazioni molto potenti. Una, definita l’unica Superpotenza mondiale, ha una politica estera molto aggressiva e una rete massiccia di installazioni militari sparse sul pianeta. L’altra, la potenza economica mondiale che sta salendo alle stelle, ha una politica estera moderata e non ha una reale presenza militare eccetto che all’interno dei suoi confini. America e Cina, con due filosofie e due agende chiaramente differenti sono in una rotta di collisione che determinerà chi di loro guiderà il mondo nei decenni a venire.

La Cina è guidata da un governo comunista, ma ha anche un sistema economico capitalistico. Tra le principali nazioni industrializzate, la Cina ha la più dinamica, la più veloce economia in crescita. La sua crescita prevista per il 2009 è del 6 percento, mentre l’America e il resto del mondo stanno giusto tentando di sopravvivere. Il suo budget militare è minuscolo, meno del dieci percento di quello americano. Non è coinvolta in guerre all’estero. Siccome la sua economia dipende in gran misura dalle importazioni di petrolio, è stata molto attiva nello stipulare contratti e accordi per il petrolio in tutto il mondo, incluso il Sud America, con un business e sforzi diplomatici molto aggressivi.L’America [qui e in seguito intesa come Stati Uniti, ndt] è una repubblica democratica, governata da un presidente e un Congresso eletti, con un sistema economico capitalistico. La sua economia si è trovata in progressivo declino per un po’ di tempo, in quanto le imprese statunitensi hanno delocalizzato in maniera aggressiva milioni di lavori manufatturieri. Il suo budget militare è più grande di quello di tutte le altre maggiori nazioni industrializzate nel mondo messe assieme. Gli USA mantengono una presenza militare in più di 750 basi in tutto il mondo e sono coinvolti in conflitti e occupazioni sia in Iraq che in Afghanistan. Importano la maggior parte del suo fabbisogno di petrolio da fonti straniere e il loro esercito è impegnato attivamente a proteggere i loro interessi petroliferi in varie parti del mondo.

Sì, queste sono due nazioni molto potenti le cui agende riguardanti gli affari mondiali, le strategie economiche e l’uso delle risorse militari difficilmente potrebbero essere più differenti. E, ancora, queste due nazioni sono legate insieme nel più grande accordo economico al mondo – almeno per il momento.

Come ha fatto l’America ad arrivare al punto di essere così dipendente dall’industria cinese e dalla necessità di chiedere continuamente prestiti a essa per finanziare tali acquisti? Come è passata l’America dall’essere una volta la prima nazione creditrice nel mondo ad essere la prima nazione debitrice?

Fin dagli anni ottanta, l’America si è trasformata da principale forza industriale in una nazione che si è concentrata sulla produzione industriale delocalizzata in tutto il mondo, mentre si dedicava ad un’economia dei servizi. La lunga, debole e conflittuale relazione tra i sindacati e il management causò infine una rottura totale, che vide le imprese partire in quarta con le delocalizzazioni. Ciò arricchì gli amministratori delegati, aumentò i profitti e gli stock values, arricchì gli investitori e, in tal modo, iniziò il crollo della classe operaia americana.

A tal punto, la produzione industriale, la pietra angolare dell’America, iniziò un declino rapido e intenso. Questo fu il momento significativo per un’economia che si basa sui consumatori per il settanta percento del PIL. Quando ebbe luogo tale inversione di rotta, dalla produzione industriale all’abbraccio alla delocalizzazione rampante, essa garantì un declino continuo nell’economia, dato che il potere d’acquisto della classe operaia americana iniziò a erodersi.

Durante tale periodo, il Giappone era la stella economica crescente e iniziò ad accelerare il suo motore produttivo. La Cina non era realmente un attore economico principale ma stava iniziando a mostrare il suo reale potenziale. Così la presenza giapponese sul palcoscenico americano subì una fase di rapida crescita in quanto entrò nei mercati elettronico e automobilistico statunitensi come una forza principale che avrebbe potuto fornire prodotti di qualità a prezzi estremamente competitivi.

Come reagirono le imprese statunitensi a questa potenziale minaccia alla loro superiorità? Continuarono il loro processo di delocalizzazione di ogni tipo di industria possibile in qualsiasi luogo trovassero oltreoceano con forza lavoro economica. Naturalmente, l’industria automobilistica statunitense aveva costruito anni prima stabilimenti industriali in Europa e altre nazioni oltreoceano. Ora vorrebbero vedere varie industrie automobilistiche straniere, giapponesi, tedesche, e altre ritornare il favore e costruire stabilimenti in America.

Così eccoci qui, ma cosa riserva il futuro? Dunque, la Cina ha in mano le carte e la maggior parte degli assi. Essa guarda pazientemente e aspetta mentre l’America continua a trovarsi in un oblio economico con una guerra infinita contro i cosiddetti terroristi islamici e la continua enorme importazione di beni che una volta venivano prodotti in America.

La Cina, perlomeno al momento, sta continuando a prestarci miliardi di dollari mentre guarda il nostro commercio e il deficit nazionale salire ad altitudini astronomiche. Oltre ai circa duemila miliardi di dollari che la Cina possiede in riserve di valuta straniera, circa mille miliardi di dollari sono in titoli del governo statunitense. Questo enorme trasferimento di ricchezza dagli USA alla Cina non può continuare con la stessa violenza perché sta erodendo le fondamenta economiche della nostra nazione. Cosa dobbiamo fare?

Una delle risposte a questo dilemma è che l’America semplicemente non può e non deve permettere che tale situazione continui a deteriorarsi. Deve ricostruire la sua base produttiva e invertire la delocalizzazione distruttiva del lavoro o non ristabiliremo le nostre fondamenta economiche.

Robert Reich, ex Segretario del Lavoro sotto il presidente Clinton e noto economista, in un recente articolo ha indicato che stiamo perdendo i lavori di routine, inclusi i tradizionali lavori produttivi, ma invita a non preoccuparsi perché verranno rimpiazzati in futuro dal ‘lavoro simbolico-analitico’ di “persone che analizzano, manipolano, innovano e creano. Queste persone sono responsabili della ricerca e dello sviluppo, della progettazione e dell’ingegneria o delle vendite, del marketing e della pubblicità ad alto livello. Essi sono compositori, scrittori e produttori. Essi sono avvocati, giornalisti, dottori e consulenti aziendali”.

Bene, il signor Reich è l’economista e io no, ma non accetto del tutto il suo ragionamento. Questa sembra essere la solita vecchia teoria, leggermente modificata, che sentivamo negli anni ottanta riguardo a come il settore terziario fosse la via del futuro per l’America. Il mio punto di vista è: puoi creare tutti i lavori simbolico-analitici che vuoi, ma se non abbiamo una consistente porzione di forza lavoro americana che esegua lavori che prendono una qualche forma di materiale grezzo, insieme al lavoro, per creare prodotti che vengano acquistati dagli Americani ed esportati all’estero, la maggioranza degli Americani non avrà il potere d’acquisto per alimentare la nostra economia basata sui consumatori.

Possiamo ricostruire la nostra base produttiva se cambiamo la filosofia avvelenata della delocalizzazione industriale che ha portato enormi profitti industriali e la distruzione della forza lavoro americana. Il signor Obama e il Congresso devono approvare una legislazione appropriata, e certamente hanno il potere per farlo, che fornisca detrazioni fiscali alle industrie che non delocalizzano o a quelle che riportano a casa il lavoro. In secondo luogo, a quelle industrie che continuano a delocalizzare devono essere applicate penalizzazioni fiscali.

In aggiunta al ritorno dei lavori produttivi basilari in America, un grande potenziale risiede nello sviluppo di un nuovo enorme settore industriale verde dove gli incentivi governativi in denaro e i fondi privati creino nuovi posti di lavoro per la produzione di pannelli solari, mulini a vento, sistemi di transito rapidi e varie nuove fonti di energia che rimpiazzino i combustibili fossili. Oltre a invertire la delocalizzazione di lavori americani, non c’è via migliore per risolvere i nostri problemi economici che attraverso una aggressiva promozione di programmi per sviluppare nuove fonti di energia.

Per il popolo americano è ora di dire ‘quel che è troppo è troppo’, e chiedere al presidente Obama che cominci il processo veramente necessario di invertire la nostra estremamente aggressiva e dispendiosa presenza militare in tutto il mondo, la quale sta causando una terribile emorragia nella nostra base economica. Il nostro debito nazionale sta aumentando così rapidamente che sta diventando insostenibile. Le nostre guerre all’estero, le occupazioni e il mantenimento di quell’enorme complesso di installazioni militari nel mondo sta dissanguando l’America. Il nostro governo deve capire che è ora di ridurre questa intera macchina militare prima che sia troppo tardi e che ci troviamo in una situazione di bancarotta nazionale. La domanda è: come mai Obama e i nostri leader al Congresso non capiscono che le nostre azioni e politiche militari nel mondo stanno portando l’America sull’orlo della bancarotta?

Cosa succederà se non avremo la saggezza e il coraggio di cambiare? Prima di tutto, la nostra posizione debitrice nei confronti della Cina raggiungerà tali enormi proporzioni che la Cina, ad un certo punto, annuncerà di non poter più continuare a prestare all’America tanti miliardi di dollari come in passato, e ciò, in realtà, porrà una moratoria sugli altri prestiti finché l’America non metterà in ordine i suoi sistemi monetario ed economico. A tal punto, il valore del dollaro sarà chiaramente in pericolo e potrebbe diminuire così velocemente da non poter essere più utilizzato come valuta mondiale di riserva.

I finanziamenti per l’intero complesso militare nel mondo inizieranno a prosciugarsi rapidamente. Gli USA dovranno chiudere la maggior parte delle loro basi. E quando questo succederà, cosa faremo con le migliaia e migliaia di militari che abbiamo nel mondo i quali, quando saranno congedati, non avranno opportunità di lavoro in un’economia fallimentare?

Segni di grande preoccupazione stanno iniziano ad emergere dalla Cina. Un rapporto proveniente dalla Cina afferma che Guo Shuqing, presidente della China Construction Bank, controllata dallo stato, sta valutando la possibilità di concedere prestiti in yuan, la valuta cinese di base, alle industrie di import-export cinesi. Ciò permetterebbe alle aziende cinesi e a quelle straniere di usare lo yuan per saldare i propri debiti al posto del dollaro statunitense. Inoltre, la Cina ha recentemente convertito i suoi titolo del tesoro statunitensi da lungo termine a breve termine.

Non sto dicendo che la Cina voglia che l’economia americana collassi – non del tutto, perché la Cina sa che l’America, per ora, è la sua vacca da latte e sarebbe felice di continuare a nutrirsi attraverso tale finanza. Tuttavia, realisti come sono, i Cinesi vedono chiaramente come l’America sia diretta su un percorso pericoloso che minaccia di far collassare le sue fondamenta economiche, ed essi potranno sistemarsi per tale eventualità.

Un altro scenario, non bello, potrebbe coinvolgere le nazioni creditrici straniere, in particolare la Cina, le quali potrebbero accaparrarsi tutti i tipi di imprese americane. Infatti, tale scenario è già in corso, con la Chrysler e la General Motors che stanno andando entrambe verso la bancarotta. La Chrysler sopravviverà, almeno per un po’, con la Fiat italiana che possiederà la maggior parte delle azioni e dirigerà le operazioni. La General Motors sta perdendo molte divisioni automobilistiche, dato che un conglomerato industriale cinese sta comprando la linea Hummer della GMC. Questo scenario potrebbe essere il modello per il futuro, quando molte aziende statunitensi falliranno a causa di una cattiva gestione e dell’avidità, e molte nazioni straniere, con la Cina in prima linea, acquisteranno le risorse industriali americane per pochi centesimi di dollaro.

L’America si è per il momento salvata in corner dal punto di vista economico. Ci sono pochi segnali sul fatto che l’amministrazione Obama e il Congresso capiscano la necessità urgente di promuovere aggressivamente una rinascita della produzione industriale e ridurre rapidamente la nostra presenza militare sul pianeta. Se non hanno la lungimiranza e il coraggio e non si possono dedicare a fare le cose nell’interesse della popolazione americana, ecco dunque ciò che accadrà: la Cina diventerà la potenza economica principale nel mondo. Il dollaro americano non avrà più un effetto significativo nel commercio mondiale e verrà rimpiazzato. Il nostro vasto establishment militare nel mondo si disintegrerà velocemente, dato che non ci saranno fondi per alimentare ulteriormente la sua esistenza. A tal punto, l’America avrà perso il suo status di potenza economica leader mondiale e di ‘unica Superpotenza’.

Messaggio per il presidente Obama e il congresso statunitense: se mai c’è stato un momento per il vero cambiamento in America, tale momento è adesso!

Titolo originale: “An economic Tsunami bears down on America; China watches and waits”

Fonte: http://onlinejournal.com
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15.06.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MAURO SACCOL

Pubblicato da Das schloss

11 Commenti

  1. Non è mai troppo tardi! …. o forse sì?
    La deregulation USA arriva oramai da troppo lontano: dapprima Nixon, e poi il colpo di grazia delle demenziali politiche Reagan/Thatcheriane.
    Distruzione sistematica dei settori primario e secondario per abbracciare un terziario inutile quando non dannoso, prima o poi si pagano.
    Poi l’impero si espande, parallelamente si espandono le spese assurde per controllare questa espansione e per espanderla ancora oltre.
    Ironia della sorte, quando il dinosauro sovietico si è dissolto per non aver compreso la necessità di cambiare con i tempi e la tecnologia, ha inoculato nell’unica superpotenza rimasta il virus della supponenza e dell’arroganza che oramai, con ogni probabilità, porteranno alla dissoluzione dell’impero stesso in qualche lustro.
    L’analisi di Michael Payne è corretta, ma ci sono voluti 30 anni per capire dove si andava a parare?
    E i servizievoli lacché non pensanti dell’impero chi andranno a leccare quando l’impero sarà svanito?
    Come reggerà la loro economia imperniata sugli assurdi dettami imperiali che predicano una crescita infinita in un sistema finito?
    Non è che forse sia il caso di investire risorse nel fare la pace con l’ambiente, visto che stiamo consumando oltre il 150% delle risorse rigennerabili?
    Sì la Cina sta vincendo la sua battaglia contro l’impero per la supremazia, ma anche questa sarà una vittoria di Pirro.

  2. La prima impressione è di incredulità. come è possibile che OBAMA durante il G20 abbia cercato di imporre a NOI europei la sua Politica di stampare Moneta, ha minaciato la Svizzera e gli altri paradisi fiscali ma ALLA CINA NON E’ STATO CHIESTO NIENTE,

    La mia impressione è che siamo comandati da una nazione in balia di alcune lobby che ci stanno conducendo alla disastro in tutti i sensi ma che non riescono a cambiare i loro comportamenti e almeno LASCIARCI DIFENDERE DALLA AGGRESSIVITA’ CINESE ORA COMMERCIALE CHE E’ GIA’ DIENUTA POLITICA E DI ACCORDI INTERNAZIONALI E CHE IN BREVE DIVENTERA’ MILITARE.
  3. “Terminato l’evento su Globalizzazione e Sviluppo con la presenza di oltre 1500 economisti, famose personalità scientifiche e rappresentanti di organismi internazionali riunitisi a L’Avana, ho ricevuto una lettera ed un documento di Atilio Boron, Dottore in Scienze Politiche, Professore Titolare di Teoria Politica e Sociale, direttore del Programma Latinoamericano d’Educazione a Distanza in Scienze Sociali (PLED), oltre ad altre importanti responsabilità scientifiche e politiche. Atilio, solido e leale amico, aveva partecipato giovedì 6 al programma “Mesa Ridonda” della Televisione Cubana, insieme ad altre personalità internazionali che hanno partecipato alla Conferenza su Globalizzazione e Sviluppo.
    Ho saputo che sarebbe partito domenica ed ho deciso di invitarlo ad un incontro alle 5 del pomeriggio del giorno successivo, sabato 7 marzo.
    Avevo deciso di scrivere una riflessione sulle idee contenute nel suo documento. Utilizzerò in sintesi le sue stesse parole:
    “… Ci troviamo in presenza di una crisi capitalista generale, la prima di una grandezza paragonabile a quella esplosa nel 1929 ed alla cosiddetta “Grande Depressione” del 1873-1896. Una crisi integrale, della civiltà, multi-dimensionale, la cui durata, profondità e portata geografica saranno sicuramente di maggiore ampiezza delle precedenti.
    “Si tratta di una crisi che trascende abbondantemente l’aspetto finanziario o bancario e colpisce l’economia reale in tutti i suoi aspetti. Danneggia l’economia globale e oltrepassa le frontiere statunitensi.
    “Le cause strutturali: è una crisi di sovrapproduzione e contemporaneamente di sottoconsumo. Non a caso è esplosa negli USA, perché questo paese è da oltre trent’anni che vive artificialmente del risparmio esterno e del credito esterno; queste due cose non sono infinite: le imprese si sono indebitate al di sopra delle loro possibilità; inoltre lo Stato si è indebitato non solo al di sopra delle sue possibilità per affrontare non solo una, ma due guerre, senza aumentare le tasse, ma riducendole; i cittadini sono spinti sistematicamente dalla pubblicità commerciale ad indebitarsi per sostenere un consumismo esagerato, irrazionale e sprecone.
    “Però a queste cause strutturali bisogna aggiungerne altre: l’accelerata finanziarizzazione dell’economia, l’irresistibile tendenza all’incursione in operazioni speculative sempre più rischiose. Scoperta la “fonte della giovinezza” del capitale grazie a cui il denaro genera ancora più denaro, prescindendo dalla valorizzazione apportata dallo sfruttamento della forza lavoro e considerando che enormi quantità di capitale fittizio possono essere ottenute in pochi giorni, al massimo settimane, l’assuefazione da capitale porta a trascurare qualsiasi calcolo o qualsiasi scrupolo.
    “Altre circostanze hanno favorito l’esplosione della crisi. Le politiche neoliberali di deregolamentazione e liberalizzazione hanno reso possibile che le figure più potenti che pullulano nei mercati imponessero la legge della giungla.
    “Un’enorme distruzione di capitali su scala mondiale, caratterizzandola come una “distruzione creativa”. A Wall Street questa “distruzione creativa” ha provocato che la svalutazione delle imprese quotate in borsa giungesse quasi al 50 %; un’impresa che in borsa quotava un capitale di 100 milioni, ne ha ora 50! Caduta della produzione, dei prezzi, dei salari, del potere d’acquisto. “Il sistema finanziario nella sua totalità sta per esplodere. Le perdite bancarie ammontano ormai ad oltre $500.000 milioni ed un altro bilione è in arrivo. Oltre una dozzina di banche sono in bancarotta e centinaia in attesa della stessa sorte. Oltre un bilione di dollari è stato trasferiti dalla FED al cartello bancario, ma sarà necessario un altro bilione e mezzo per mantenere la liquidità delle banche nei prossimi anni”. Quella che stiamo vivendo è la fase iniziale di una lunga depressione e la parola recessione, tanto utilizzata recentemente, non spiega in tutta la sua drammaticità ciò che il futuro prepara al capitalismo.
    “Nel 2008 le azioni ordinarie di Citicorp hanno perso il 90% del loro valore. L’ultima settimana di febbraio valevano a Wall Street 1 dollaro e 95!
    “Questo processo non è neutro perché favorirà gli oligopoli più grandi e meglio organizzati che toglieranno i loro rivali dai mercati. La “selezione darwiniana dei più adatti” sgombrerà la strada per nuove fusioni ed alleanze imprenditoriali, mandando i più deboli al fallimento.
    “Accelerato aumento della disoccupazione. Nel 2009, il numero di disoccupati nel mondo (circa 190 milioni nel 2008) potrebbe aumentare di altri 51 milioni . I lavoratori poveri (che guadagnano appena due euro al giorno) diventeranno 1.400 milioni, cioè il 45% della popolazione economicamente attiva del pianeta. Negli Stati Uniti la recessione ha già distrutto 3,6 milioni posti di lavoro. La metà durante gli ultimi tre mesi. Nell’Unione Europea il numero di disoccupati è pari a 17,5 milioni, 1,6 milioni in più di un anno fa. Nel 2009, si prevede la perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro. Diversi Stati centroamericani come il Messico ed il Perù, per i loro stretti legami con l’economia statunitense, saranno fortemente colpiti dalla crisi.
    “Una crisi che colpisce tutti i settori dell’economia: le banche, l’industria, le assicurazioni, l’edilizia, eccetera e si dissemina nell’intero sistema capitalista internazionale.
    “Decisioni prese in campo internazionale e che colpiscono le filiali periferiche creando licenziamenti in massa, interruzioni nelle catene dei pagamenti, crollo nella domanda di input, eccetera. Gli USA hanno deciso di sostenere le Big Three di Detroit (Chrysler, Ford, General Motors), ma solo per salvare le fabbriche presenti nel paese. Francia e Svezia hanno annunciato che condizioneranno gli aiuti alle loro industrie automobilistiche: potranno trarne vantaggio solo le fabbriche che si trovano nei loro territori. Il ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, ha dichiarato che il protezionismo potrebbe essere “un male necessario in tempi di crisi”. Il ministro spagnolo dell’Industria, Miguel Sebastian, chiede di “consumare prodotti spagnoli”. Barack Obama, aggiungiamo noi, promuove il “buy American!”.
    “Altre fonti di propagazione della crisi nella periferia sono la caduta nei prezzi delle commodity che esportano i paesi latinoamericani e caraibici, con le loro conseguenze recessive e l’aumento della disoccupazione.
    “Drastica diminuzione delle rimesse familiari nei paesi industrializzati da parte degli emigranti latinoamericani e caraibici. (In alcuni casi le rimesse sono la voce più importante nell’entrata di valuta internazionale, superiore alle esportazioni).
    “Ritorno degli emigranti, deprimendo ancora di più il mercato del lavoro.
    “Coincide con una profonda crisi energetica che esige un cambiamento della visione attuale basata sull’uso irrazionale e predatorio del combustibile fossile.
    “Questa crisi coincide con la crescente presa di coscienza delle catastrofiche conseguenze del cambiamento climatico.
    “Aggiungiamo la crisi alimentare, acutizzata dalla pretesa del capitalismo di mantenere un irrazionale modello di consumo, trasformando terreni adatti alla produzione alimentare e destinandoli all’elaborazione di biocombustibili.
    “Obama ha riconosciuto che non abbiamo ancora toccato il fondo e Michael Klare ha scritto nei giorni scorsi che “se l’attuale disastro economico si trasforma in quello che il presidente Obama ha chiamato “decennio perduto”, il risultato potrebbe consistere in un paesaggio globale pieno di convulsioni causate dall’economia.
    “Nel 1929 la disoccupazione negli USA è arrivata al 25% man mano che crollavano i prezzi agricoli e delle materie prime. Dieci anni dopo ed a dispetto delle radicali politiche intraprese da Franklin D. Roosevelt (il New Deal) la disoccupazione continuava ad essere molto elevata (17%) e l’economia non riusciva ad uscire dalla depressione. Solo la Seconda Guerra Mondiale ha messo la parola fine a quella tappa. Ed ora perché dovrebbe essere più breve? Se la depressione del 1873-1896, come ho spiegato, è durata 23 anni!
    “Visti i precedenti, perché ora dovremmo uscire dall’attuale crisi in pochi mesi, come prospettano alcuni pubblicisti ed i “guru” di Wall Street?
    Non si uscirà da questa crisi con un paio di riunioni del G-20, o del G-7. Se esiste una prova della sua radicale incapacità di risolvere la crisi è la risposta delle principali borse valori del mondo dopo qualsiasi annuncio o proposta di legge a favore di una nuova manovra: la risposta “dei mercati” è invariabilmente negativa.
    “Come testimonia George Soros “l’economia reale soffrirà gli effetti secondari che ora stanno prendendo forza. Dato che in queste circostanze il consumatore statunitense non può servire ormai da locomotiva dell’economia mondiale, il Governo statunitense deve stimolare la domanda. Visto che affrontiamo le sfide minacciose del riscaldamento del pianeta e della dipendenza energetica, il prossimo Governo dovrebbe promuovere dei piani per stimolare il risparmio energetico, lo sviluppo di fonti di energia alternative e la costruzione di infrastrutture ecologiche.
    Si apre un lungo periodo di tira e molla e di negoziati per definire in quale maniera s’uscirà dalla crisi, chi ne beneficerà e chi dovrà pagarne i costi.
    “Gli accordi di Bretton Woods, concepiti nell’ambito della fase keynesiana del capitalismo, coincisero con la creazione di un nuovo modello d’egemonia borghese che, come conseguenza della guerra e della lotta antifascista, aveva come nuovo ed inaspettato base il rafforzamento dell’area dei sindacati operai, dei partiti di sinistra e delle capacità regolatrici e di controllo degli stati.
    “Ormai non esiste più l’URSS, la cui sola presenza, insieme alla minaccia dell’espansione ad Occidente del suo esempio, inclinava la bilancia della negoziazione a favore della sinistra, dei settori popolari, dei sindacati, ecc.
    “La Cina occupa attualmente un ruolo incomparabilmente più importante nell’economia mondiale, ma senza raggiungere un’importanza parallela nella politica mondiale. Viceversa l’URSS, a dispetto della sua debolezza economica era una formidabile potenza militare e politica. La Cina è una potenza economica, ma con scarsa presenza militare e politica nelle questioni mondiali, sebbene stia cominciando un cauto e graduale processo di riaffermazione nella politica internazionale.
    “La Cina può arrivare a svolgere un ruolo positivo nella strategia di ricomposizione dei paesi della periferia. Pechino sta gradualmente orientando le sue enormi energie nazionali verso il mercato interno. Per una serie di ragioni che sarebbe impossibile discutere qui, è un paese che ha bisogno di una crescita economica annuale pari all’8% , sia come risposta agli stimoli dei mercati mondiali o a quelli originati dal suo immenso mercato interno- solo parzialmente sfruttato. Se si conferma questa svolta, si può pronosticare che la Cina continuerà ad avere bisogno di molti prodotti provenienti da paesi del Terzo Mondo, quali il petrolio, il nichel, il rame, l’alluminio, l’acciaio, la soia ed altre materie prime ed alimenti.
    “Viceversa, durante la Grande Depressione degli anni 30, l’URSS era poco inserita nei mercati mondiali. La Cina è differente: potrà continuare a svolgere un ruolo molto importante e, come la Russia e l’India (anche se queste in misura minore), comprare all’estero le materie prime e gli alimenti di cui ha bisogno, a differenza di ciò che accadeva con l’URSS ai tempi della Grande Depressione.
    “Negli anni 30 le soluzioni della crisi sono state il protezionismo e la guerra mondiale. Oggi il protezionismo troverà molti ostacoli per la penetrazione dei grandi oligopoli nazionali nei diversi spazi del capitalismo mondiale. La conformazione di una borghesia mondiale presente in gigantesche imprese che, nonostante la loro base nazionale, operano in un’infinità di paesi, rende la scelta protezionistica nel mondo sviluppato di scarsa effettività nel commercio Nord/Nord; le politiche tenderanno – almeno per adesso e non senza tensioni – a rispettare i parametri stabiliti dall’OMC. La carta protezionistica appare molto più probabile quando sarà applicata, e sicuramente succederà, contro il Sud globale. Una guerra mondiale sospinta dalle “borghesie nazionali” del mondo sviluppato disposte a lottare tra di loro per la supremazia nei mercati è praticamente impossibile, perché tali borghesie sono state soppiantate dall’ascesa e dal consolidamento di una borghesia imperiale che si riunisce periodicamente a Davos e per la quale la scelta di un confronto militare costituisce un fenomenale sproposito. Non vuole dire che questa borghesia mondiale non sostenga, come l’ha fatto finora con le avventure militari degli Stati Uniti in Iraq ed Afghanistan, la realizzazione di numerose operazioni militari nella periferia del sistema, necessarie per la preservazione dei profitti del complesso militare-industriale nordamericano ed indirettamente dei grandi oligopoli degli altri paesi.
    “La situazione attuale non è uguale a quella degli anni trenta. Lenin diceva che “il capitalismo non cade se non c’è una forza sociale che lo faccia cadere”. Oggi quella forza sociale non è presente nelle società del capitalismo metropolitano, gli Stati Uniti compresi.
    “Gli Usa, il Regno Unito, la Germania, la Francia ed il Giappone dirimevano nel terreno militare la loro lotta per l’egemonia imperiale.
    “Oggi, l’egemonia e la dominazione si trovano chiaramente nelle mani degli Usa. Sono l’unico garante del sistema capitalista su scala mondiale. Se gli Usa cadessero si produrrebbe un effetto dominò che provocherebbe il crollo di quasi tutti i capitalismi metropolitani, senza menzionare le conseguenze nella periferia del sistema. Nel caso in cui Washington fosse minacciata da un moto popolare tutti accorrerebbero in aiuto, perché è il sostegno ultimo del sistema e l’unico che in caso di necessità può aiutare gli altri.
    “Gli USA sono un attore insostituibile ed il centro indiscusso del sistema imperialista mondiale: solo loro dispongono di oltre 700 missioni e basi militari in circa 120 paesi, costituendo la riserva finale del sistema. Se le altre opzioni falliscono, la forza apparirà in tutto il suo splendore. Solo gli USA possono dispiegare le loro truppe ed il loro arsenale militare per mantenere l’ordine su scala planetaria. Sono, come direbbe Samuel Huntington, “lo sceriffo solitario”.
    “Questo puntellamento del centro imperialista si basa sull’incommensurabile collaborazione degli altri soci imperiali, o dei suoi concorrenti in campo economico, comprendendo la maggioranza dei paesi del Terzo Mondo che accumulano le loro riserve in dollari statunitensi. Né la Cina, il Giappone, la Corea o la Russia, per indicare i maggiori possessori di dollari del pianeta, possono liquidare il loro stock di quella moneta perché sarebbe una mossa suicida. E’ chiaro che è una considerazione che deve essere presa con molta cautela.
    “La condotta dei mercati e dei risparmiatori di tutto il mondo rafforza la posizione nordamericana: la crisi si approfondisce, le manovre dimostrano d’essere insufficienti, il Dow Jones di Wall Street scende sotto la barriera psicologica dei 7.000 punti – meno del record del 1997! – e nonostante tutto la gente cerca rifugio nel dollaro e scendono le quotazioni dall’euro e dell’oro!
    “Zbigniev Brzezinski ha dichiarato: sono preoccupato perché avremo milioni e milioni di disoccupati, molta gente starà veramente male. E questa situazione continuerà per un po’, prima che eventualmente le cose migliorino.
    “Siamo in presenza di una crisi che è molto più di una crisi economica o finanziaria.
    Si tratta di una crisi integrale di un modello di civiltà che è insostenibile economicamente, politicamente, che deve ricorrere sempre di più alla violenza contro i popoli; insostenibile anche ecologicamente, vista la distruzione, in alcuni casi irreversibile, dell’ecosistema; insostenibile socialmente, perché degrada la condizione umana fino a limiti inimmaginabili e distrugge la trama stessa della vita sociale.
    “La risposta a questa crisi, pertanto, non può essere solo economica o finanziaria. Le classi dominanti faranno esattamente questo: utilizzare un vasto arsenale di risorse pubbliche per socializzare le perdite e riassestare i grandi oligopoli. Rinchiusi nella difesa dei loro interessi più immediati non hanno nemmeno la visione per concepire una strategia più integrale.
    “La crisi non ha toccato fondo”, dice. “Ci troviamo in presenza di una crisi capitalista generale. Nessuna altra è stata così grande. Quella tra 1873 ed il 1896 durò 23 anni e si chiamò Grande Depressione. L’altra molto grave è stata quella del 1929. E’ durata altrettanto, non meno di 20 anni. L’attuale crisi è integrale, di civiltà, multidimensionale”.
    Immediatamente aggiunge: “È una crisi che trascende abbondantemente l’aspetto finanziario e bancario, colpisce l’economia reale in tutti i suoi aspetti”.
    Se qualcuno prende questa sintesi e la se la mette in tasca, la legge ogni tanto o l’impara a memoria come una piccola Bibbia, sarà più informato, su ciò che succede nel mondo, del 99% della popolazione, dove il cittadino vive assediato da centinaia d’annunci pubblicitari e saturato da migliaia d’ore di notizie, romanzi e film con storie vere o false.

    Fidel Castro
    8 Marzo 2009
    11 e 16 a.m”.

  4. “Come è passata l’America dall’essere una volta la prima nazione creditrice nel mondo ad essere la prima nazione debitrice?”

    Con la GUERRA ovvio! Ciò che potrebbe rappresentare l’estrema unzione dell’egemonia statunitense è già iniziata ad aprile durante la conferenza del G-20 ed è stata ancora più esplicita durante il Foro Economico Internazionale di San Petersburgo il 5 giugno, quando il signor Medveded ha chiamato la Cina, Russia e India per “edificare un ordine mondiale sempre più multipolare”. Questo significa in un linguaggio comune: Abbiamo raggiunto il nostro limite nel sovvenzionare gli Stati Uniti nell’accerchiamento militare dell’Eurasia, garantendo al tempo stesso agli Stati Uniti adeguate esportazioni, imprese, scorte e immobili in cambio di moneta cartacea di dubbia validità. “Il sistema unipolare artificialmente mantenuto, un grande centro di consumo, finanziato da un deficit crescente e quindi debiti che aumentano, una moneta di riserva che era forte ed un sistema dominante nella valutazione di attivi e rischi”. In base ad una crisi finanziaria globale, resta il fatto che gli Stati Uniti producono molto poco e spendono troppo [www.vocidallastrada.com]. Particolarmente preoccupanti sono le loro spese militari, tali come l’aumento dell’aiuto militare di Stati Uniti alla Georgia annunciato la settimana scorsa, lo scudo missilistico della Nato nell’Europa Orientale, il rinforzo degli Stati Uniti in Medio Oriente e in Asia Centrale, ricchi in petrolio.

  5. “lavoro simbolico-analitico’ di “persone che analizzano, manipolano, innovano e creano. Queste persone sono responsabili della ricerca e dello sviluppo, della progettazione e dell’ingegneria o delle vendite, del marketing e della pubblicità ad alto livello. Essi sono compositori, scrittori e produttori. Essi sono avvocati, giornalisti, dottori e consulenti aziendali”.

    Parola di Robert Reich, ex Segretario del Lavoro sotto il presidente Clinton e noto economista.

    Questo era l’ economista e il presidente era Clinton: può qualcuno ancora dubitare su chi siano gli apprendisti stregoni che hanno innescato l’attuale crisi finanziaria?

    Certo, prima c’era Reagan, con la sua economia vodoo, poi venne Bush jr, con la sua guerra al terrorismo, ma l’imbecille che s’accese la sigaretta nella stanza piena di gas, altri non era che muppet Clinton: l’abolizione del Glass-Steagall Act a fare la del fiammifero.

    Ora l’america ha Obama come grande capo: dopo un attore-governatore-, un avvocato-governatore-, un cowboy-governatore, un “difficile a dire cosa sia veramente”-senatore.

    Se tanto mi da tanto, ho l’impressione che il messaggio di MICHAEL PAYNE
    avrebbe più probabilità di essere ascoltato se fosse indirizzato a Coyote.

  6. Anche se gli USA dovessero collassare economicamente, le basi militari e le operazioni CIA le faranno ugualmente, tanto si finanziano con la droga. Prenderanno 2 piccioni con una fava con la droga: si finanzieranno ed al contempo distruggeranno i giovani cinesi corrompendo la società cinese. L’unica difficoltà per gli USA sarà quello di trovare l’accordo con la mafia cinese. Probabilmente lo risolveranno con il Dio quattrino.

  7. Un paese cosi puo’ fare solo una strada:
    Non quella ipotizzata, del continuo supporto creativo di un’ economia nuova -verde-, fatta solo per quelli che sanno stare in alto ( il piu’ del mondo sta’ in basso, e i danari non li ha a questo modo)
    e di creare con poche teste, il non plusultra del centro mondiale menangeriale del creativo borsistico, come lo e’ ora,
    … ma di ridimensionarsi in casa, come del resto, tutti i paesi mondiali -primi-
    e sopratutto, togliere il rischio certo di un’ auto distruzione, poiche’, l’ inasprimento egemonico verso il rimanente del mondo, arrivera’ a localizzare gli usa, veramente come pericolosi, innescando una risposta che la russia non manchera’ di dare.
    Rimpatriare militari e basi, e risistemarsi internamente, con un modo di vita, che deve essere tutto all’ opposto che capitalista e imprenditorialista.

  8. Si e’ cosi.
    L’ elite USA con i suoi ricchi i suoi politici, il suo esercito, si stacca dal rimanente del suo popolo e dal rimanente del mondo,
    e questa testa e questo corpo, va come e dove le piace, pur di salvarsi,
    e chi c’e’ c’e’, e chi li segue li segue,
    viceversa, ci sara’ solamente un inasprimento e un’ appropiazione militare per gli scopi.
    La corruzione, e il -vivi e salvati se stai con me-, fara’ sicuramente presa, in un sistema mafioso-politico, come alla fine, lo sono tutti i sistemi capitalistici-politici.
    Il mondo, si giochera’ a carte, fra i piu’ delinquenti patentati e laureati che ci sono.
    Il rimanente, e’ solo polvere da scuotere sotto i piedi.

    Non lasceranno mai questo modo di fare, costi quello che costi, perche’ il vero vivere della gente,
    a loro , non importa propio nulla, conta solo il loro, la loro sopravvivenza corposa e ricca, e il loro potere per avere questo,
    facendo man bassa in tutti i modi, e sopratutto in modi peggiori.
    Se non e’ slealta’ saputa e programmata, di divenire lamaggior potenza mondiale, con il debito estero, a suon di potenza militare come voce principale di bilancio,
    non so cosa ci voglia, per etichettarla diversamente, o etichettare diversamente,
    un sistema a questo modo.

    E ancora, in itlaia, la maggior voce di introiti sottratti alla gente, e che confluiscono al sistema stessso modniale,
    e’ il debito pubblico. Ma quale debito pubblico, e’ la solita rapina giornaliera legalizzata,
    pro mafia mondiale, pro delinquenza politica-militare-dittatoriale-
    Altro che, confessioni di democrazia, di fede, di balle varie.

  9. Anche una futura cina militare e atomica, si puo’ prospettare in un futuro prossimo vicino.
    Chissa’ che qualche flop in borsa fatto dagli americani con i soldi cinesi,
    non li faccia incazzare a tal punto da uscire con la voce grossa e con i silos aperti,
    e se ci fosse lo zampino pure dell’ ebreo, allora la cosa si complicherebbe,
    russia, cina, qualche petardo coreano, indiano, e furuti iraniani, metterebbero usa e ebrei, gia con l’ acqua alla gola.

    Non si puo’ pensare diversamente, quando si mangiano la terra sotto i piedi a questo modo,
    sapendo gia’ da sempre, che tutto questo caos, alla fine, quando non se ne puo’ piu’,
    fa tirare conclusioni definitive.

  10. Probabilmente lo risolveranno con il Dio quattrino.

    Ma quale dio quattrino? Tra un pò non avranno neanche le lacrime per piangere. Non penserai mica che i Cinesi siano tanto sprovveduti da non sapersi difendere? Casomai sarà la mafia Cinese a esportare eroina negli “steits” per prendersi anche le loro ultime lacrime. E quando succederà si brinderà alla loro “salute”.

  11. TI SBAGLI forse non sai che la mafia cinese E’ SOLO UN BRACCIO DEL SERVIZIO SEGRETO CINESE, IL GOVERNO CONTROLLA TUTTO (ci sono dei doppi giochisti che rispondono a TAIWAN MA ORMAI VIAGGIANO IN PARALLELO.)