Una preparazione primaverile che può tornare molto utile anche d’inverno

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Stagione dopo stagione la natura offre con generosità i suoi doni: piante spontanee, fiori, frutti, bacche, radici. Una vera e propria dispensa sotto il cielo pronta a soccorrerci in molte necessità.
Adesso, ad esempio, siamo nel tempo balsamico, cioè di raccolta, dei fiori di sambuco che va da maggio a inizio luglio: hanno un profumo meraviglioso e si possono usare per fare una bevanda sia rinfrescante che curativa, dipende da come viene usata. È molto facile da preparare, basta conoscere e raccogliere i fiori giusti.
Il sambuco, infatti, può essere scambiato con il suo sosia velenoso, l’ebbio, ma ci sono alcune differenze importanti. L’ebbio è un arbusto piccolo che cresce fino a un metro e mezzo, il sambuco invece è una pianta che può raggiungere anche i 7-8 metri di altezza. I fiori sono simili, ma chiaramente differenti, quelli di sambuco sono bianchi e gialli ed emanano un inconfondibile profumo dolcissimo, mentre quelli di ebbio sono bianchi e rosa. I primi sono più piccoli, mentre i secondi sono più grandi. Sia il sambuco che l’ebbio presentano un’infiorescenza a ombrello, ma mentre i fiorellini di sambuco sono raggruppati in una forma circolare, quelli dell’ebbio presentano più una forma ovale.

I fiori di sambuco sono particolarmente delicati e si sciuperebbero lavandoli. Se raccolti in zone pulite da inquinamento, lontane da strade trafficate, si possono anche semplicemente scuotere per allontanare eventuali piccoli insetti presenti tra i petali e diventano l’ingrediente principale di numerose ricette: gelatine, sciroppi, marmellate e liquori. Possono essere anche fritti in pastella.
Invece freschi si utilizzano per preparare uno sciroppo dissetante che era molto usato una volta nelle campagne e tuttora lo è in molti paesini di montagna. Si prepara così. Per ogni litro d’acqua si mettono 7 fiori di sambuco e 4 limoni biologici con tanto di buccia tagliati a spicchi e si fa macerare il tutto in un contenitore di vetro per 3 giorni e tre notti, meglio se nelle ore diurne lo si posiziona al sole. Trascorso questo periodo, si strizza bene la parte vegetale e si filtra il liquido rimasto, poi si aggiunge per ogni litro di liquido un chilo di zucchero di canna integrale, scaldando a fuoco basso e mescolando continuamente. Appena lo zucchero è completamente sciolto si toglie dal fuoco e, per ogni litro di sciroppo ottenuto, si aggiunge un bicchiere di aceto di mele biologico.

Terminata la lavorazione si imbottiglia e si conserva al fresco (normalmente in cantina). Una volta aperta una bottiglia, va tenuta in frigo e consumata nel giro di 3 settimane. Un cucchiaio di questo sciroppo è sufficiente ad aromatizzare un bicchiere d’acqua naturale. Si otterrà una bevanda fresca molto gradevole e dissetante.
Invece assunto puro, in dosi pari a 1-2 cucchiai, due-tre volte al giorno, facilita l’allontanamento di influenza e sintomi da raffreddamento. È interessante, infatti, l’azione che il sambuco esplica a livello di tutti gli organi escretori: favorisce la sudorazione, la diuresi e l’evacuazione delle feci. Quindi l’espulsione delle scorie. Ed è proprio il drenaggio delle tossine il primo passo da fare per favorire l’autoguarigione anche in caso di malanni tipicamente invernali.

C’è, infine, un ulteriore modo, molto facile, di usare i fiori di sambuco: preparare l’acqua aromatizzata. È rinfrescante e molto utile quando le giornate si fanno troppo calde, basta immergere in una caraffa una manciata di fiori freschi più qualche fettina di limone. Si conserva in frigorifero per almeno 12 ore prima di servirla.
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VB

 

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