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UNA NUOVA STAGIONE RIVOLUZIONARIA E' IN ARRIVO?


DI EUGENIO ORSO
Rinascita

Una nuova stagione rivoluzionaria guidata dall’inedito “proletariato borghese” – i ceti medi impoveriti nello spazio-lager della globalizzazione – sconvolgerà gli assetti e i già precari equilibri economico-sociali a partire dall’occidente e dal settentrione del pianeta?

La rivoluzione inizierà veramente dal mondo anglosassone – epicentro del disastro finanziario in corso – e dalla vecchia Inghilterra, come fu nelle attese del Marx esule a Londra, oltre che dagli Stati Uniti d’America oggi nell’occhio del ciclone, in cui di recente si sono svolte manifestazioni a Wall Street, luogo fisico del N.Y.S.E.. e cuore pulsante, con la storica City londinese, di un potere obliquo, privatissimo e truffaldino?
Il nuovo “proletariato borghese”, in caso di vittoria e spazzata via – fino alla completa estinzione, c’è da augurarselo – la spietata e numericamente esigua Global Class che lo sta riducendo letteralmente in miseria, riuscirà a contenere e a orientare positivamente le spinte caotiche e distruttive delle sotto-classi postindustriali e posturbane, unite idealmente a lui in una planetaria Pauper [Super] Class, superclasse molto composita e conflittuale al suo interno, della quale costituirà inevitabilmente l’avanguardia?

Alla simbolica e vocativa presa della Bastiglia e all’altrettanto cruciale attacco al Palazzo d’Inverno, si aggiungerà nel gran libro della storia – su una pagina che deve essere ancora scritta – la presa dell’hotel a sei stelle in cui si tiene la riunione annuale dei membri del Bilderberg club, oppure l’occupazione fisica e permanente di una Wall Street in completo disarmo, evacuata dalla “soldataglia” finanziaria dei Signori della mondializzazione?Questa Middle Class Proletariat – per dirla all’inglese, senza risparmio di esotismi – dotata di conoscenze tecnico-scientifich e, di know-how, di buone potenzialità nel campo della comunicazione, nonché delle produzioni immateriali tutte e caratterizzata da indubbie capacità organizzative, perderà finalmente alcuni tratti spiacevoli che da sempre connotano il tipo borghese del quale è almeno in parte erede “genetico”, per assumerne altri, in un processo di trasformazione che non è fin d’ora, e tanto più non sarà in futuro, esclusivamente economico e sociale?

E’ forse possibile che si realizzi una vecchia “profezia” di chi scrive: la rivoluzione che inizia in quello che oggi è il cuore del potere nel mondo occidente, dalle sue capitali più importanti, con l’onda d’urto che investe in pieno anche il resto dell’occidente, a partire dall’Europa continentale?

Tutto questo potrà accadere prima che si consolidi, nei prossimi anni, il probabile nuovo bi-polarismo U.S.A. – Federazione Russa, togliendo spazi di manovra e opportunità concrete alle nuove forze rivoluzionarie, impedendo con una nuova cortina di ferro o con la guerra una loro saldatura, e l’attuale, devastante crisi finanziaria che atterrisce qualsivoglia analista non è da vedersi come un male assoluto, ma potrà dare un significativo e positivo contributo all’apertura di scenari fino ad ora imprevedibili?

Il novello “proletariato borghese” – nato dal declassamento economico che buona parte del ceto medio ha subito in questi ultimi due decenni e dal suo brusco risveglio dopo un placido sonno pluri-decennale, popolato da ingannevoli sogni consumisti – si farà portatore di un nuovo paradigma, in grado di cambiare il volto del sistema-mondo?

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I pochissimi che avranno occasione di leggere queste righe e che conoscono lo scrivente potranno ben chiedersi se quest’ultimo li sta prendendo per i fondelli o se sta vivendo una fase confusa della sua esistenza e mostra di essere, quantomeno, sotto stress … orbene, non è proprio così.

Un sito internet italiano di informazione alternativa che lo scrivente frequenta – ComeDonChisciotte, per essere precisi – ha pubblicato qualche giorno fa la traduzione di un interessante articolo firmato da William Bowles, dal titolo originale e molto esplicito “Revolution in the high street — Can a revolt of ‘consumers’ spark a revolution?” e comparso nel mese di agosto sul sito www.creative- i.info.
In apertura è riportato un brano tratto dal rapporto del Ministero della Difesa Inglese “Programma sugli Andamenti Globali Strategici 2007-2036 del Development, Concepts and Doctrine Centre (DCDC)” [Centro per lo Sviluppo di Concetti e Dottrine], (Terza Edizione) p.96, che pare l’estratto di un manifesto dai contenuti decisamente rivoluzionari.

Conviene riportare il testo originale dell’estratto, come da sito anglosassone, per comprendere lo scenario che nel rapporto in parola è abbastanza chiaramente delineato:

The Middle Class Proletariat — The middle classes could become a revolutionary class, taking the role envisaged for the proletariat by Marx. The globalization of labour markets and reducing levels of national welfare provision and employment could reduce peoples’ attachment to particular states. The growing gap between themselves and a small number of highly visible super-rich individuals might fuel disillusion with meritocracy, while the growing urban under-classes are likely to pose an increasing threat to social order and stability, as the burden of acquired debt and the failure of pension provision begins to bite. Faced by these twin challenges, the world’s middle-classes might unite, using access to knowledge, resources and skills to shape transnational processes in their own class interest.

Che i ceti medi impoveriti di ogni parte del pianeta, a partire dal suo settentrione che è in buona misura americano e inglese, potranno utilizzare l’accesso al sapere, unire le loro risorse e le loro capacità per avviare processi transnazionali [ad alto contenuto innovativo e rivoluzionario, possiamo ben aggiungere] nell’interesse della loro classe [e forse anche delle sotto-classi sempre più ridotte alla disperazione, come vivamente speriamo], potrà diventare una necessità dettata dalla legge di sopravvivenza.

Il nemico è chiaramente identificabile, in questa fase storica, nella “classe globale” composta di una base di qualche milione di soggetti ed in particolare nei suoi livelli più alti di comando, che contano poche migliaia di individui, i quali ben rappresentano i veri super-rich evocati nel rapporto, con l’intero sistema-mondo che sembra ruotare intorno ai loro interessi.

Chi scrive non conosce di certo i membri del Centro per lo Sviluppo di Concetti e Dottrine, e men che meno può esprimere giudizi sulle loro capacità predittive, ma è cosa estremamente significativa che il materializzarsi di un nuovo “pericolo rivoluzionario” , proprio nel cuore dell’occidente e, in particolare, nei suoi centri economico-finanziar i principali, fra i quali c’è indubbiamente Londra, sia oggetto di un’analisi così chiara seppur decisamente “ufficiale”, segno che in alto ci si rende conto che la situazione sta cambiando velocemente e che i recenti, ingenti spostamenti di ricchezza a favore dei super-ricchi hanno penalizzato e frustato in un tale modo le aspirazioni dell’estesa ed essenziale classe media da rendere possibile, se non inevitabile, la sua trasformazione in un potente e coeso soggetto rivoluzionario futuro.
William Bowles, nel suo articolo comparso in Italia su ComeDonChisciotte, esprime dubbi sulla possibilità di innesco di un nuovo processo rivoluzionario, adducendo come ragione il divide et impera praticato dal potere, nella fattispecie dal suo ramo britannico: … con la scissione della società in una “middle-class” carica di debiti e in una “under-class” relegata in quartieri fatiscenti, lo stato delle aziende e dell’apparato di sicurezza sembra al sicuro. Esso ha a disposizione tutte le “leggi” per reprimere qualunque dissenso reale che sfidi il potere dello stato in maniera significativa.

Forse … ma in una situazione che volge rapidamente al brutto la perdita di reddito, di importanza, ed anche e soprattutto di certezze e di residua fiducia nel sistema da parte della “middle-class”, nonché l’aggravarsi delle condizioni di vita e l’estendersi della “under-class” [che ha dato vita ad insidiose rivolte, nel recente passato, non soltanto a Londra, ma anche nella banlieue francese e a Los Angeles] potrà finalmente incepparsi questo meccanismo che porta alla scissione nella società, e alla conseguente contrapposizione fra sottomessi, per garantire la persistenza degli interessi forti e globalizzanti.

Nessuno può escludere una sorta di saldatura, quanto meno temporanea, o di alleanza tattica fra le due principali componenti di quella che lo scrivente definisce la composita Pauper [Super] Class, imposta dalla necessità della lotta futura e senza quartiere contro i Signori della globalizzazione, per detronizzarli una volta e per tutte, riappropriandosi degli spazi sociali e politici.

L’alternativa, per la Middle Class Proletariat, si rivelerebbe drammatica ovunque, a Londra, a New York, come anche a Milano: anziché diventare avanguardia e protagonista di una nuova stagione rivoluzionaria, sarebbe condannata allo scivolamento progressivo e inarrestabile verso la soglia dell’indigenza, alla perdita del sapere cumulato e all’ingresso definitivo nel tetro e disperato mondo delle sempre più numerose sotto-classi posturbane e postindustriali – in quel inferno sulla terra, cioè, generato dall’internazionaliz zazione del capitale, dal suo accentramento in poche mani e dal “monopolio del sapere” riservato ai super ricchi – in grado soltanto di produrre inefficaci fiammate di rivolta e un caos temporaneo, tutto sommato controllabili ed estinguibili dalle forze repressive del potere con una certa facilità …

Eugenio Orso
Fonte: http://www.rinascita.info
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08.10.2008

Pubblicato da Das schloss

  • Popinga

    Sia Bowles che Orso sono totalmente digiuni di letture marxiste e leniniste. Oddio, non è una colpa grave per l’inglese, ma lo è per uno che scrive su Rinascita. Entrambi i commentatori confondono ribellione con rivoluzione, essendo la seconda, per esprimermi rozzamente, la sommatoria della prima con la coscienza di classe. Ebbene, oggi nè la middle class impoverita nè tantomeno il sottoproletariato urbano posseggono le risorse teoriche (per non parlar d’altro) per compiere atti rivoluzionari. E i secondi sono piuttosto condizionabili dalle propagande razziste o autoritarie (Lumpenproletariat). Solo il radicamento di partiti di classe internazionalisti può generare avanguardie che inneschino o catalizzino i processi di ribellione in senso rivoluzionario . Sarò “vetero”, ma la penso così.

  • IVANOE

    Utopia.
    Le classi medie non faranno un bel nulla.
    Se cambiamento mai ci sarà, ma probabilmente ormai finirà prima il mondo sarà fatto dalle classi più umili.
    La cosidetta classe media è ancora troppo vanitosa troppo narcisista.
    Non ha la formazione della classe operaia e contadina o meglio delle classi che per generazioni hanno dovuto convivere con le ristrettezze oppure guardare arrampicati nelle impalcature i floridi impiegati con le mani pulite delle classi medie.
    Quanto rancore cova nelle classi più umili che sono le sole che hanno forza, principi e tradizioni e abituati ad una vita concreta lontano dal mondo frivolo della classi medie.
    Non ho fiducia di questa redenzione delle classi medie, perchè i potenti, (non appena vedranno le avvisaglie di una ben che minima creazione di movimento strutturato) che ben conoscono la vanità di questa classe sono pronti ad infiltrarli ed a corromperli giocando proprio sulla loro vanità.
    Purtroppo non c’è speranza.
    Il giorno in cui vedremo nei tg giornalisti in camicia a quadri senza cravatta e presentatori televisivi nonchè annunciatrici senza lustrini e vestite normalmente che presentino format televisivi all’altezza e che raccontino di come và la vita reale, solo allora potremmmo dire che qualcosa stà cambiando…tutto il resto è solo noia….

  • alcenero

    Ottima osservazione.

    L’errore alla radice naturalmente è del Development, Concepts and Doctrine Centre (DCDC). Non credo abbiano letto Marx, sono finiti i tempi in cui ci si documentava sui propri nemici come si raccontava che facessero i gesuiti con una biblioteca fornitissima in opere sul socialismo rivoluzionario!