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UNA BASE MILITARE CINESE IN IRAN?

DI KAVEH L. AFRASIABI
Asia Times

Dopo il recente tour del presidente George W. Bush nel Golfo Persico, coinciso con un viaggio simile del presidente francese Nicolas Sarkozy, terminato con un accordo con la UAE ( unione emirati arabi) per una piccola base francese, l’Iran ha cambiato le sue previsioni in relazione alla sicurezza. Si è infatti arrivati al punto che Teheran sta considerando di reagire all’eccessiva intrusione occidentale presso i suoi confini permettendo alla Cina di avere una base nel Golfo Persico presso uno dei suoi porti o isole.

Senza dubbio, questo sarebbe un cambiamento geopolitico significativo sia per l’Iran che per la Cina, volto a destabilizzare la superpotenza americana, che gode di un’egemonia incontrastata nella regione produttrice di petrolio e che ha disturbato la Cina con il suo recente accordo con l’India sull’energia nucleare, da molti visto come un accordo di lungo termine.Nel serrato azione e reazione tra geopolitica e geoeconomia, con la Cina fortemente dipendente dall’importazione di energia dall’Iran e gli altri stati del Golfo Persico, si tende sicuramente verso una flotta di navi cinesi a complemento dei numerosi accordi energetici, al fine di assicurarsi i preziosi carichi di petrolio e gas che passano attraverso gli stretti canali dello stretto di Hormuz.

Al momento la strategia cinese ha un campo d’azione limitato al solo porto della città di Gwadar lungo la costa sudoccidentale del Pakistan nella provincia del Balochistan, strategicamente situata vicina allo stretto di Hormuz. Tuttavia, a causa della mancanza di rapporti tra USA e Pakistan, è molto improbabile che gli USA permettano ad Islamabad di intraprendere relazioni di tipo strategico con Pechino in modo che la Cina, che ancora non gode di una formidabile flotta, possa utilizzarli per estendere il proprio potere nella regione.

Non è lo stesso per l’Iran, che è costantemente minacciato dagli USA, ed ora anche dalla Francia, e che gode già dello stato di osservatore alla SCO (Shanghai Cooperation Organization) guidata da Cina e Russia.
La richiesta dell’Iran di prendere parte alla SCO è al momento sospesa a causa della resistenza del paese in merito al programma nucleare, ma è molto probabile che venga presto accettata qualora proseguano i progetti di cooperazione Iran-Russia ed Iran-Cina.

Inoltre la Cina ha già superato la Germania diventando il primo partner commerciale dell’Iran. Sinoperc, la più grande compagnia petrolifera cinese, ha già chiuso un accordo miliardario per lo sfruttamento del gigantesco giacimento nello Yadavaran, accordo che si somma all’ “affare del secolo” di fornitura di gas naturale proveniente dall’immenso giacimento del North Pars. Gli imprenditori cinesi, tra l’altro, sono anche impegnati nel costruire piattaforme petrolifere per l’Iran nel mar Caspio, nell’ampliamento della metropolitana di Teheran e nel costruire aeroporti. Tutto ciò mentre la vendita di armi della Cina all’Iran include missili balistici e radar contraerei.

La crescente cooperazione tra Iran e Cina, sia sul fronte energetico che commerciale, è destinata a sfociare in una cooperazione ben più significativa di tipo militare, e ciò dipende dagli equilibri strategici tra Iran –Usa e Cina-Usa, in particolare nel caso in cui la Cina avverta maggiori pressioni dagli USA sul fronte geopolitico.


[Il presidente iraniano M. Ahmadinejad col presidente cinese Hu Jintao ad una riunione dello SCO]

Di sicuro la disponibilità dell’Iran ad accettare la flotta cinese sta crescendo ed ora è una carta che può essere giocata, nell’ottica di accordi ben più ampi che seguiranno e che comprenderanno un avamposto per le navi cinesi su di una delle isole iraniane del Golfo Persico.

Inoltre uno scenario del genere, che sicuramente susciterà l’ira di Washington, dipende da tutta una serie di variabili. Queste includono ad esempio le future mosse degli USA nel Golfo Persico, ad esempio se l’esercito americano deciderà o meno di usare qualcuna delle isole artificiali create dalla UAE. Se così fosse, l’aumento dell’influenza degli USA sull’Iran sarebbe tale che Tehran potrebbe essere più incline a cercar di bilanciare tale squilibrio giocando la “carta cinese”.

In più, la nuova ed audace mossa francese nel Golfo Persico è destabilizzante per Teheran, che trova un nuovo turno di politica estera francese filoamericana dannosa per i suoi interessi nazionali. Il risultato netto è una biforcazione del concetto di “occidente” contro quello di “noi” [1] che dolcemente coincide con le nuove tendenze verso oriente dell’Iran sotto il presidente Mahmud Ahmadinejad. Questo è solo una parte di un nuovo approccio energico e globale che include nuove aperture strategiche verso altri paesi dell’america latina.

In altre parole è un grave errore credere che la politica estera iraniana sia orientata esclusivamente alle regioni limitrofe al paese, nonostante sia molto attenta ad esse.

“L’Iran non può restare indifferente alle manovre geopolitiche aggressive che subisce dalle nazioni occidentali e che sono espresse in maniera ben chiara” dice un importante professore di scienza politica dell’università di Teheran.

Il professore si chiede come reagirebbe la Francia se improvvisamente l’Iran cominciasse a costruire basi vicino la costa francese, o come reagirebbe Washington ad una base iraniana nel vicino ed amico Nicaragua. “Tali nazioni devono capire che il processo di sicurezza nazionale non è un processo ad un’unica direzione”.

Anche se i politici iraniani non sono ancora disposti ad accettare l’apertura di basi cinesi lungo la costa del Golfo Persico, ci sono comunque alcuni che concordano che i cambiamenti geopolitici sono potenzialmente una seria minaccia per la sicurezza nazionale dell’Iran e quindi tutte le strade devono essere lasciate aperte.

Nota

[1] Dopo tutto, Sarkozy è tornato indietro rispetto ai discorsi di multipluralismo del suo predecessore ed, al contrario, secondo un articolo del N.Y. Times di questa settimana, “ha stemperato questo concetto parlando del ruolo della Francia all’interno dell’occidente, un’espressione ben accetta a Washington”

Kaveh L Afrasiabi, PhD, è autore di “After Khomeini: New Directions in Iran’s Foreign Policy” (Westview Press) e co-autore di “Negotiating Iran’s Nuclear Populism”, Brown Journal of World Affairs, Volume XII, Issue 2, Summer 2005, con Mustafa Kibaroglu. Ha anche scritto “Keeping Iran’s nuclear potential latent”, Harvard International Review, ed è autore di Iran’s Nuclear Program: Debating Facts Versus Fiction.

Titolo originale: “A China base in Iran?”

Fonte: http://www.atimes.com/
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29.01.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTO SARNO

Pubblicato da Das schloss