TORNO DALL'ARGENTINA: IL NOSTRO TRISTE FUTURO

TORNO DALL'ARGENTINA: IL NOSTRO TRISTE FUTURO

DI MAURIZIO BLONDET
effedieffe.com

Cari lettori, sono stato a Buenos Aires. Ho indagato su miracolo eucaristico, evento passato sotto silenzio dalla Chiesa, su cui forse riuscirò a scrivere un libro.

Oggi, però, voglio anticiparvi la mia sensazione: Buenos Aires come immagine del nostro futuro. Più avanti di noi, precisamente, nella decadenza. Infissi divorati dalla ruggine e cadenti, spazzatura, auto e cellulari di seconda mano, computer ingrigiti con gli schermi a tubo catodico, marciapiedi resi impraticabili dalla rotture delle piastrelle (come si usano lì) che nessuna aggiusta, riparazioni malfatte, maniglie che (nell’albergo a 4 stelle) ti restano in mano, bagno che perde, tetti dove le tegole rotte vengono sempre più estesamente, spicciativamente e con minor costo sostituite da lastre di metallo ondulato, martellate e peste: la mancanza di manutenzione nell’illusione di risparmiare, primo colpo d’occhio che rivela, allo straniero, la decadenza.

La gente del posto non se ne accorge, s’è assuefatta al decadimento, in quanto è stato graduale, non vede più la stracca desolazione che la circonda. E l’inflazione, tornata al 30%. E gli scioperi dei dipendenti pubblici che vogliono aumenti sennò spaccano tutto, e la manifestazioni di piazza di questo o quel gruppo che esige sussidi, e la criminalità che risale, con la disoccupazione... Il tutto fra l’obelisco e la strada più larga del mondo, avenida Nueve de Julio, straordinari edifici copiati nel secolo scorso dalla Parigi di Luigi XIV o dalla Berlino neoclassica del ‘900, grattacieli di ieri e palazzi art déco, tutti i segni monumentali di quella che fu, fino agli anni ’40, se non un’epoca grande, un’epoca ricca, lussuosa – l’epoca in cui l’Argentina era esportatrice mondiale di carne e grani.

Tale è rimasta nell’età della globalizzazione e della new economy telecom-digitale, questo è il guaio. O uno dei guai, che si uniscono a tanti – e tutti, ahimé – i sintomi che vediamo in Italia.

Anche l’Argentina è stata sottoposta dall’estero alla fase di «austerità». Come i nostri politici hanno agganciato la nostra economia all’euro (ossia al marco tedesco), così quelli argentini imposero l’assurda convertibilità fra la moneta nazionale, il peso (valuta inesistente sul mercato globale) e il dollaro USA: per un peso, ti davano un dollaro. Faceva comodo ai grandi creditori internazionali, come oggi la condizione italiana fa comodo alla Germania. Come da noi con l’entrata nell’euro, si disse che la misura avrebbe reso più responsabili i governanti, inducendoli ad indebitare meno lo stato. Non funzionò. Fu una deflazione atroce, metà della popolazione disoccupata. Sotto le cure «di risanamento» del Fondo Monetario, il cui direttore esecutivo di allora per caso era il tedesco Horst Kohler, il quale è rimasto famoso in Argentina per una frase che noi, e i greci, abbiamo udito da Angela Merkel e dalla stampa tedesca: «Gli argentini debbono soffrire. Non c’è via d’uscita senza sofferenza».

In quel mentre, il FMI aveva prestato altri 8 miliardi di dollari (a tasso proibitivo) all’indebitato Paese: un prestito «supplementare» che si addizionò a tutti gli altri, e il cui solo esito – e forse, il solo scopo – fu di ritardare l’inevitabile bancarotta, in modo da facilitare la fuga dei capitali stranieri dall’Argentina: Goldman Sachs, JP Morgan e simili ebbero tutto il tempo di vendere i loro miliardi di pesos ricevendo altrettanti miliardi di dollari: oltre venti miliardi di dollari uscirono dall’Argentina fra ottobre 2001 e i primi giorni del 2002.

Quando il Paese fece default, il Wall Street Journal strillò d’indignazione e minacciò «gravi conseguenze» per il debitore insolvente , ma per un motivo che confessò così: prestare agli Stati sudamericani, scrisse, per la finanza globale «è stata una delle poche possibilità d’investimento con buoni profitti» nel decennio precedente. Eccome: buoni del Tesoro messicani rendevano l’8%, quelli venezuelani il 16, quelli argentini ad un certo punto anche più. È stato bello fin quando è durato, senza nessuno sforzo d’ingegno e senza rischio per gli «investitori», se si ha dalla propria parte il FMI che rallenta la crisi terminale dei paesi debitori, dando il tempo di ritirare i capitali alla pari.

Il Wall Street Journal, scrive Osvaldo Tcherkaski, grande giornalista argentino (ne avessimo noi uno così) «ha svelato il paradosso dei mercati finanziari globali: quanto più fanno crescere a livelli impagabili i debiti di questi Paesi, debiti generati dall’estorsione dei mercati stessi e gestiti dalle banche, maggiore è il profitto». È per questo meccanismo che i pochissimi ricchi sono diventati sempre più pochi e più ricchi, estraendo interessi da favola alle masse di poveri sempre più poveri, e sempre più numerosi. Per questo appunto la finanza ha voluto la globalizzazione.

Fatto è che l’Argentina ha rotto il gioco. Governanti per una volta coraggiosi (ne avessimo qualcuno noi...) hanno sganciato il peso dal dollaro e contestualmente, dichiarato bancarotta. Pardon, si parla di «ristrutturazione del debito» estero: ma anche così, significò un taglio del debito pari al 18% del Pil.

Così alleggerito, e con la svalutazione che lo rendeva di nuovo competitivo (e ghiotto per la finanza), il Paese – a prezzo di gravi sofferenze per parte della popolazione – ha preso a crescere impetuosamente; ha recuperato la caduta del 20% del livello di produzione, assorbito gran parte dell’enorme disoccupazione, soppresso la fiammata iper-inflattiva, ricostituito l’unità monetaria (nell’austerità, erano spuntate 14 sub-monete locali, provinciali). Anche il protezionismo ha svolto il compito benefico ben noto: industrie globali, come per esempio Samsung, per poter accedere al mercato argentino, hanno accettato di costruire (o montare) i cellulari in... Patagonia.

Questo impulso dinamico però s’è sfiatato. Lo dice Roberto Lavagna, il Ministro che ebbe il gran coraggio di ripudiare il debito: «Le opportunità che abbiamo costruito tutti insieme con grande sforzo nel periodo 2002-2006 si sono perse. In meno di due anni l’attivo di bilancio ottenuto si è ridotto a meno della metà, e nei due anni seguenti (200-2009) s’è tramutato nel quasi tradizionale passivo dei conti pubblici nazionali. Gli investimenti nella produzione reale sono rallentati dal 2006, e quindi la creazione di posti di lavoro è rallentata fino a giungere all’11% di disoccupati. L’inflazione accelera, la fuga di capitali è ripresa, le finanze delle provincie sono sempre più debilitate».

Insomma, dice Lavagna, «s’è sprecata l’occasione storica, che tanto ci è costata, e che non si doveva perdere». Se gli si chiedono le cause, l’elenco che ne fa evoca – sinistramente, desolatamente – l’elenco dei mali italiani. Per dirne solo qualcuno,

Un federalismo non risolto» – edulcorata espressione per «istituzionalmente pasticciato alla furba per soddisfare le pretese centralizzatrici fingendo di devolvere poteri», dove le regioni (in Argentina, «province»), private della «prerogativa di gestione dei loro propri introiti», si trasformano in «mendicanti presso il Governo Centrale», che esercita così di nuovo il «centralismo di cassa, che consiste nel dare fondi in cambio di favori politici».

«Clientelismo», «limiti inefficaci al finanziamento dei partiti», «cariche elettive trasmesse ai familiari, padri, figli, fratelli, mogli...». «Sindacalismo» fierissimo, comunistoide, reovucionario, che picchetta le fabbriche e gli uffici pubblici, ed esige dallo Stato i soldi. «Fragilità istituzionale», ossia leggi malfatte e ampiamente disobbedite…

«Disordine dei conti pubblici che obbliga ad emettere titoli di debito a tassi altissimi d’interesse, abbandonando la politica di dis-indebitamento: dis-indebitamento che Lavagna non suggerisce «per ortodossia economicista», bensì «come strumento per “fare” politica economica, per prendere decisioni senza il condizionamento di fattori interni ed esteri»: i creditori, infatti, ti condizionano e ti impongono le loro ricette nell’interesse loro, non del Paese.

Politiche agricole dissennate, come «il massacro di bestiame da carne e da latte» perseguito per anni, allo scopo di sostenere i prezzi, e che ha ferito il motore principale dell’economia argentina.

«L’istruzione, fattore essenziale» e mancante: i poveri delle favelas (qui si chiamano «villas miserias»), in cui il cardinal Bergoglio ha visto sempre il suo vero gregge e tesoro di non si sa quale religiosità popolare ancor sana, sono sì poveri, ma – letteralmente – non sanno fare nulla: non hanno imparato alcun mestiere, e dunque il loro sbocco è la criminalità, la droga e la prostituzione, l’attività di cartonero (chi raccoglie cartoni usati ed altre spazzature per pochi pesos al giorno). Questo al livello basso della società. Ma al livello alto, Lavagna denuncia le falle del sapere scientifico e tecnologico nella borghesia imprenditoriale e nei pubblici dirigenti, il non saper produrre con ambizione «beni e servizi di qualità, varietà ed utilità superiore», accontentandosi di qualità inferiori. Occorre con urgenza una vera riforma dell’educazione, una frustata intellettuale: «Se non siamo capaci di questo tipo di sviluppo, il Paese decadrà vegetando come produttore di beni primari, agricoli e minerari, senza capacità di fare valore aggiunto e dunque lavoro qualificato». E magari, vantandosi che « come si mangia bene da noi, non si mangia da nessuna parte». Slow food ed Expo sull’alimentazione, invece che sulle tecnologie d’avanguardia...

… ma scusate, mi sto confondendo. Non so più se parlo dell’Argentina o dell’Italia. Del resto, cosa volete: metà degli argentini sono italiani, e tutti se lo ricordano, e quasi tutti hanno visitato i Paesi dei loro nonni e genitori: in Calabria, in Sicilia per lo più... Quasi tutti hanno il sogno di tornare, l’idea di un’uscita di sicurezza, che impedisce di metter radici nel comune destino argentino.

Lo ammette Lavagna: «Al peggio della crisi del 2002, il Paese ha vissuto una solidarietà e una unità eccezionale: ricchi e poveri erano tutti meno egoisti, più responsabili, più comunitari». Come in guerra, il Paese si rinsaldò. «Oggi questi comportamenti si sono diluiti. Nella classe alta è riapparsa l’idea del Paese in cui si vive, nel quale si dorme, ma nel quale non si tengono i principali impegni economici, i veri investimenti. Nei professionisti e imprenditori, riappare il consumo di ostentazione, del mostrarsi spesso al costo di non essere, e non di rado conseguito indebitandosi. I settori più bassi e poveri sono tornati ad essere sempre più abulici, discreditati, e sempre più si vanno di nuovo convertendo in soggetti passivi del clientelismo».

Come nel nostro Meridione, mi vien da dire. Lavagna conclude che occorre «un impegno della società per un progetto nazionale», l’impegno all’inesorabile, non evitabile, «destino comune». Difficile, quando metà della popolazione è italiana, un ben noto non-popolo, e divorata dalla nostalgia e dal sogno di tornare- in Calabria.

Argentina, bella donna non amata, dico a Fernando Gonzalez, che è stato mio generoso anfitrione nei giorni passati. Fernando è un giudice della Cassazione penale argentina, giovane, intelligentissimo, coltissimo (20 mila i volumi della sua biblioteca), tradizionalista cattolico. Devo a lui tutti gli incontri importanti che ho avuto, spesso eccellenze intellettuali vere (come l’antico gesuita padre Saenz), ne avessimo alcune qui... Fernando mi ha raccontato che il Governo Kirchner, di sinistra, ha stancato tutti; ma che a destra non ha un candidato presentabile per le prossime elezioni. Anche in questo, è Italia. «Argentina, bella donna che i suoi uomini non amano», gli ripeto. Lui dapprima nega, vuol difendere gli argentini; poi si addolora e mi dice: «La tua frase mi fa pensare».

Maurizio Blondet
Effedieffe

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22.03.2014

Commenti (45)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. brumbrum 24 marzo 2014

      Bresciano doc, e dur come en soc......

      di testa intendo

      ciao
    1. ope 24 marzo 2014

      Tutto vero. E sembra che il problema sia fondamentalmente la cultura. Quella cultura che deve salvaguardarsi dall' altra cultura, quella dei furbi e degli speculatori. Di fatto fino ad oggi in itlaia abbiamo avuto servi dei poteri europei e bancari, e affaristi in casa. Ora nell'ingnoranza del vero, sono sutti ingabbiati nellaloro miseria di incapacita' di gestire uno stato, perche' l' italia non e' uno stato, ma e' un condannato in stato di detenzione. Deve pagare la pena di aver sottoscritto trattati e vincoli tali che non solo gli hanno creato il debito, ma hanno perso sovranita' e diritto di difesa, non essendoci materia di etica se non quella mafiosa servile e ingnorante voluta e no.

      Poi si uno stato coltiva il popolo cio' tutti a mantenere un tenore di consapevolezza di che cos'e' la vita con la garanzia di ottenerla e di gestirla, ma non e' un oggligo, se non alla fine quando le possibilita' non ci sono piu', perche' di gente capace ce n'e' a iosa, e' che, sonotutti corrotti e incolti.

      E poi la radice del male e' che: non e' posibile in una mente e sistema umano arrivato a questo punto, cieco e micidiale, le regole economiche abbiano un senso. Piu' regole e piu' vincoli per arrivare a un' unico scopo: guadagnare, comandare, potere, espansione, presa delle risorse primarie mondiali, geopolitica, eserciti, ecc ecc.

      Dobbimo vivere per esistere, e mantenere la vivibilita' sul pianeta, senza farci patire e rischiare la decimazione se non l' estinzione, no castronerie.

      Ma sembra che sia arabo questo, in tanta ipocrisia che ci sostiene ( LI ).

    1. Ossimoro 23 marzo 2014

      Chiedo scusa a tutti per il doppio invio che ha replicato il commento... :-(

    1. Ossimoro 23 marzo 2014

      Anche a me risulta che nel XX secolo furono tanti gli emigranti che dal nord Italia si recarono in argentina. Molti dalla Liguria.
      Se non erro l'Argentina dopo la crisi adottò la MMT per poi abbandonarla, anche per volere dei capitalisti locali, e rilegarsi nuovamente al dollaro, una valuta forte.
      Anche se uno Stato stampa la propria moneta, perde di fatto la sua sovranità quando il proprio debito è espresso in una valuta diversa (questo perché non Può ovviamente stampare altre valute!).
      È stata poi anche oggetto di grandi fughe di capitali, evento che devasta qualunque economia

      Al di là di colpevolizzare i popoli (il bene e il male non sono peculiarità di un popolo specifico), penso che le storture nelle economie causate dal laissez faire delle giurisdizioni offshore abbiano massivamente contribuito alle crisi globali degli ultimi tempi.
      Guadagnano creando bolle speculative, guadagnano da atti rapaci resi possibili dal conseguente scoppio delle bolle.
      Guadagnano sempre. E per l'inevitabile simmetria, qualcun altro, senza colpe, perde... Sempre.
      La Deregolamentazione e la detassazione resa possibile alle grandi multinazionali tramite i paradisi fiscali ha accresciuto i loro profitti e indebolito le economie degli Stati e la forza della piccola e media impresa.
      Il sistema offshore ha certamente neutralizzato gran parte dei processi democratici, sottraendo ricchezze agli Stati, alterando la corretta competizione a danno dei contribuenti e delle PMI.

      Se gli Stati non faranno una seria lotta al sistema dei paradisi fiscali non ci sarà mai soluzione all'alternanza delle crisi e alle sofferenze delle persone. Questo dovrebbe essere obiettivo primario per l'ONU e per la UE. I debiti pubblici insostenibili sono generati dalle speculazioni spesso incontrollabili. L'egemonia della moneta rapace sta alterando la vita di miliardi di persone.

      E la carenza nella popolazione di una buona informazione (grazie ad un mainstream che sapientemente guida la costruzione di un consenso errato), il degrado nell'istruzione specifica, sommati all'eccesso di deleghe conferite alla politica rinunciando al controllo... Il tutto perché "indaffarati" a divenire esperti di calcio, di moda, di VIP, ha determinato uno strapotere di una classe dirigente sempre più asservita ai poteri forti.
      Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ed era inevitabile andasse diversamente.

      Non sono d'accordo sulla negatività del popolo italiano.
      E la storia ci conferma nei secoli come un popolo di scienziati, artisti, inventori, ingegneri, giuristi, economisti, ecc.
      Credo invece che siamo anche troppo forti per essere riusciti ancora a galleggiare in un sistema globale che ê contro i popoli dal lato del potere economico, criminale, finanziario. Anche se temo che le risorse interiori siano ormai allo stremo delle forze.
      È necessario scuotersi e impegnarsi direttamente nella realtà che ci circonda. Basta delegare.
      E se è vero che, stando ad es. a lettera43, persino JP Morgan Chase si (pre)occupa della Grillonomics, forse qualche speranza all'orizzonte c'è...

      http://www.lettera43.it/economia/macro/grillonomics-rapporto-di-jp-morgan-sul-m5s_4367585481.htm
    1. Ossimoro 23 marzo 2014

      Anche a me risulta che nel XX secolo furono tanti gli emigranti che dal nord Italia si recarono in argentina. Molti dalla Liguria.
      Se non erro l'Argentina dopo la crisi adottò la MMT per poi abbandonarla, anche per volere dei capitalisti locali, e rilegarsi nuovamente al dollaro, una valuta forte.
      Anche se uno Stato stampa la propria moneta, perde di fatto la sua sovranità quando il proprio debito è espresso in una valuta diversa (questo perché non Può ovviamente stampare altre valute!).
      È stata poi anche oggetto di grandi fughe di capitali, evento che devasta qualunque economia

      Al di là di colpevolizzare i popoli (il bene e il male non sono peculiarità di un popolo specifico), penso che le storture nelle economie causate dal laissez faire delle giurisdizioni offshore abbiano massivamente contribuito alle crisi globali degli ultimi tempi.
      Guadagnano creando bolle speculative, guadagnano da atti rapaci resi possibili dal conseguente scoppio delle bolle.
      Guadagnano sempre. E per l'inevitabile simmetria, qualcun altro, senza colpe, perde... Sempre.
      La Deregolamentazione e la detassazione resa possibile alle grandi multinazionali tramite i paradisi fiscali ha accresciuto i loro profitti e indebolito le economie degli Stati e la forza della piccola e media impresa.
      Il sistema offshore ha certamente neutralizzato gran parte dei processi democratici, sottraendo ricchezze agli Stati, alterando la corretta competizione a danno dei contribuenti e delle PMI.

      Se gli Stati non faranno una seria lotta al sistema dei paradisi fiscali non ci sarà mai soluzione all'alternanza delle crisi e alle sofferenze delle persone. Questo dovrebbe essere obiettivo primario per l'ONU e per la UE. I debiti pubblici insostenibili sono generati dalle speculazioni spesso incontrollabili. L'egemonia della moneta rapace sta alterando la vita di miliardi di persone.

      E la carenza nella popolazione di una buona informazione (grazie ad un mainstream che sapientemente guida la costruzione di un consenso errato), il degrado nell'istruzione specifica, sommati all'eccesso di deleghe conferite alla politica rinunciando al controllo... Il tutto perché "indaffarati" a divenire esperti di calcio, di moda, di VIP, ha determinato uno strapotere di una classe dirigente sempre più asservita ai poteri forti.
      Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ed era inevitabile andasse diversamente.

      Non sono d'accordo sulla negatività del popolo italiano.
      E la storia ci conferma nei secoli come un popolo di scienziati, artisti, inventori, ingegneri, giuristi, economisti, ecc.
      Credo invece che siamo anche troppo forti per essere riusciti ancora a galleggiare in un sistema globale che ê contro i popoli dal lato del potere economico, criminale, finanziario. Anche se temo che le risorse interiori siano ormai allo stremo delle forze.
      È necessario scuotersi e impegnarsi direttamente nella realtà che ci circonda. Basta delegare.
      E se è vero che, stando ad es. a lettera43, persino JP Morgan Chase si (pre)occupa della Grillonomics, forse qualche speranza all'orizzonte c'è...

      http://www.lettera43.it/economia/macro/grillonomics-rapporto-di-jp-morgan-sul-m5s_4367585481.htm
    1. geopardy 23 marzo 2014

      Innanzitutto, tu non sei Blondet, che è dotato di altri occhi, tu sei un semplice essere umano e non puoi avere la visione divina che ha lui.
      Chi mi assicura, poi, che tu non sia parente della Kirchner?
      Blondet ha una visione superiore a quella del Papa, si evince dall'articolo.
      Chi mi assicura, che tu non sia la perpetua di Bergoglio?
      Chi mi assicura che tu non sia calabrese?
      Chi mi assicura che tu sappia fare una professione od un mestiere?
      Chi assicura che tu abbia una maturità superiore comseguita in una scuola di livello tecnologico adeguato?
      Qui i fgermo.
      Come puoi ben vedere, sono tanti gli stereotipi che si possono utilizzare per neutralizzare l'opinione altrui, solo traendo spunto da questo articoletto.




    1. Gariznator 23 marzo 2014

      Su questo mi trovi d'accordo e anche su questi argomenti ho trovato molto interessante il libro verde del caro Gheddafi. Annullare i grandi patrimoni e porre un tetto massimo alla ricchezza privata. Vietare per legge gli stabilimenti troppo grandi e distribuire il lavoro sul territorio. Annullare i grandi stati e tornare a piccole comunità che al loro interno decidono come meglio credono per poi rapportarsi con le comunità vicine. Ormai siamo lontani e questa crisi non ci aiuterà di certo. Persone naif credono che questo falso stop al capitalismo ci darà nuove opportunità, io non lo credo. Il discorso è vastissimo e a tratti doloroso da affrontare, ma a me piace pestare l'acqua nel mortaio e cuocere la rugiada, ognuno faccia ciò che può perchè alla lunga tornerà utile a tutti.

    1. Georgejefferson 23 marzo 2014

      Si dice che i bresciani sono rompicoglioni per natura,sarai mica bresciano e'?,infatti io sono un "meticcio".Scherzo dai

    1. Georgejefferson 23 marzo 2014

      Mettiamola cosi,e se non hanno mai voluto,dei poteri forti, dare pari opportunità a tutti?Perche dovremmo resettare tutto sai,anche le grandi proprieta.Cosi si vede meglio se chi viene lasciato indietro lo e' per demeriti propri.Comunque,lascio una bella definizione non mia di uguaglianza (non egualitarismo)che magari apprezzerai:


      Nel pensiero Illuminista l'eguaglianza, oltre alle ovvie considerazioni su diritti e doveri, aveva un portato molto profondo: significava il dialogo su basi paritarie e sulla base della ragione, e non di un pregiudizio o di una dottrina, verso le altre culture, le altre genti, gli altri costumi, le altre idee.
      Attenzione, il confronto e il dialogo non significava per nulla l'annullamento della propria diversità o specificità, né la perdita delle altre diversità, anzi il contrario.

      Era proprio l'amore per la diversità, la comprensione della diversità, l'apprezzamento della diversità, il rispetto della diversità, e la nozione che la cultura si sviluppa grazie ai contributi di ogni diversità e specificità culturale.
      Infine era il concetto che nessuno dispone di una verità da imporre e quindi l'Illuminismo, proprio nel concetto di egalitè, si poneva assolutamente su un piano anti-dottrinario.


      Nota mia,tutto questo e' stato tradito
    1. brumbrum 23 marzo 2014

      booooo.........

      ho perso il filo.....

      ades no a beer na olta, dopo ga pense
    1. Georgejefferson 23 marzo 2014

      L'importante è cercare di non perseverare..giusto

      E cosa centra l'essere italiano?
    1. geopardy 23 marzo 2014

      Razzismo di bassa lega, l'Argentina è stracolma di immigrati dal nord Italia e non solo dal sud.
      Non credo ci sia da aggiungere altro.







    1. sovranista 23 marzo 2014

      Ovviamente, anche nella società più ugualitaria si danno uguali possibilità di sviluppo a TUTTI, secondo ovviamente le proprie attitudini. Che poi uno sia portato per fare il cuoco piuttosto che l'astrofisico, vuol dire che cucinerà... E se non saprà fare questo potrebbe essere un ottimo chissachè....

    1. Pai 23 marzo 2014

      Se leggete Bagnai, il motivo per cui sono di nuovo in crisi è perchè hanno di nuovo adottato un tasso di cambio fisso che col tempo è diventato troppo forte per la loro economia.

    1. Gariznator 23 marzo 2014

      Più o meno, sull'egualitarismo avrei da dire... Mettiamola così: si dovrebbero dare pari opportunità a tutti, chi poi non le sa cogliere non si lamenti se viene lasciato indietro. Ho sintetizzato alla grande, e forse sarò male interpretato magari da Georgejefferson (E se venissi lasciato indietro tu? E chi decide quali sono le opportunità da dare? E i disabili? Etc etc?).

    1. brumbrum 23 marzo 2014

      Senti , non ho capito cosa cazzo tu abbia mangiato oggi ma di sicuro era qualcosa di acido con qualche punta allucinogena.

      Con i popoli ci sto dentro pure io e tua sorella oltre a te naturalmente.
      Per quel che mi riguarda e da quel che ho visto, differenze sostanziali negli esseri umani non ne esistono, sono un po tutti italiani.
      Quando possono tutti si inculano a vicenda, di qualsiasi colore abbiano la pelle.
      Di torti al prossimo di sicuro ne ho fatti in vita mia ma anche tu.
      L'importante è cercare di non perseverare

    1. Gariznator 23 marzo 2014

      No no, non mi sono scaldato affatto... Ti sei sfreddato tu? Comunque mi aspettavo una risposta più pertinente... Poi se mi dici dove ho giudicato mi fai un gradito servizio. Io ho solo detto ciò che penso, tu hai solo fatto il bastian contrario senza forse nemmeno aver capito. Ma chi se ne frega! Voglio dire, sono anarchico, imparo pure da te. Altre volte, oggi forse dovresti masturbarti davvero piuttosto che alla tastiera ;)
      Scherzo! Non m'importa in realtà! Ma mi farebbe piacere essere letto con più attenzione, almeno con la stessa che io riservo agli altri. Ma non si può avere tutto, io continuo ad avere fiducia nel prossimo. A forza di educatori di basso o alto livello, a forza di batoste torneremo ad essere tutti anarchici e consapevoli. Senza bisogno di maestrini

    1. Lestaat 23 marzo 2014

      Sarà.

      Probabilmente gli argentini avevano deciso di farmi uno scherzo quando due mesi fa ero a Buenos Aires, perchè io tutta questa decadenza, questa rovina non l'ho vista. Anzi. Roma, Milano, Bologna, Firenze sono ridotte abbondantemente peggio.
      Che ne so....forse avevano ripulito le facciate con la cartapesta per il mio arrivo.
      Buenos Aires ha i problemi di una qualsiasi metropoli, cosa che per l'italiano medio è del tutto incomprensibile dato che qui non ce ne sono di metropoli.
      E poi, leggere dell'epoca grande degli anni 40 da anche il voltastomaco.
    1. sovranista 23 marzo 2014

      Meno male che qualcuno è d'accordo con me, almeno così mi sembra di capire.

    1. sovranista 23 marzo 2014

      E quanto sei pignolo... Comunque intendevo la prima

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