TENSIONE NEL PACIFICO: LA CINA BLOCCA UNA PORTAEREI AMERICANA

DI JOHN CHAN
World Socialist Web Site

Una lite diplomatica tra gli Stati Uniti e la Cina sull’ormeggio di navi da guerra americane nel porto di Hong Kong testimonia delle crescenti tensioni tra i due paesi.

Le Tensioni sono diventate di dominio pubblico quando la Cina ha annullato la sua decisione di autorizzare la portaerei USA Kitty Hawk ed altre navi d’appoggio, a gettare l’ancora a Hong Kong il giorno 21 novembre per la Festa del Ringraziamento. Centinaia di parenti ed amici dei membri dell’equipaggio erano convenuti a Hong Kong per l’occasione, ma all’ultimo momento alle navi da guerra è stato impedito l’accesso [al porto]. Pechino ha fatto marcia indietro il giorno successivo, dichiarando che le navi da guerra potevano entrare in porto per “ragioni umanitarie”, ma che era troppo tardi per le visite.La marina americana ha subito protestato. L’ammiraglio Timothy Keating, alla testa del comando militare per il Pacifico, ha detto ai giornalisti che la posizione della Cina non “mostra un paese che comprende i suoi obblighi di nazione responsabile”. Qualche giorno prima, Pechino aveva rigettato la richiesta di due cacciamine americani di ripararsi ad Hong Kong per evitare una tempesta. Il 28 novembre il Pentagono aveva convocato l’addetto militare cinese a Washington per una nota di protesta ufficiale.

Con un gesto deliberatamente provocatorio, il gruppo di combattimento diretto dalla Kitty Hawk si è diretto verso il suo porto di base in Giappone passando per lo stretto di Taiwan, una regione estremamente sensibile. La Cina, che considera Taiwan come una provincia ribelle sotto la sua sovranità, ha emesso un comunicato manifestante la “sua profonda preoccupazione” davanti al gesto della marina americana. Nel 1996, in occasione di un conflitto tra Pechino e Taipei, l’amministrazione Clinton aveva inviato due portaerei nell’area dello stretto di Taiwan.

Le navi da guerra americane hanno fatto scalo a Hong Kong per decine di anni. Da quando l’antica colonia britannica è passata sotto il governo cinese nel 1997, gli scali al porto devono sottostare all’autorizzazione di Pechino, per la maggior parte delle volte una pura formalità. C’è stato qualche rifiuto in periodi di alta tensione, quale nel 1999 dopo che gli Stati Uniti avevano bombardato l’ambasciata cinese in Yugoslavia e nel 2001 quando un aereo spia americano entrò in collisione con un caccia cinese sopra il mare cinese meridionale.

Pechino ha sulle prime tentato di minimizzare il significato dell’ultimo incidente. In occasione di un incontro a Washington il 28 novembre, il ministro cinese degli Affari Esteri Yang Jiechi sembra aver detto al presidente Bush che si era trattato di “un semplice malinteso”. Il giorno successivo, tuttavia, il portavoce del ministro degli Affari Esteri, Liu Jianchao, ha contraddetto gli articoli di stampa dichiarando che non si era trattato di “un malinteso”.

Lo stesso Yang aveva espresso la sua “grande preoccupazione” davanti alla recente decisione di Washington di vendere un sistema antimissile ad alta tecnologia a Taiwan. Egli ha anche parlato dell’incontro dell’ottobre scorso tra il presidente Bush e il Dalai Lama in esilio dal Tibet, dicendo come ciò nuocesse alle relazioni tra i due paesi. Anche se non è stato detto esplicitamente, il rifiuto di permettere l’entrata delle navi americane a Hong Kong è stata un ripicca politica.

Il commento di Liu è stato fatto poco dopo che un ufficiale di alto grado della marina cinese aveva dichiarato al Global Times, il giornale portavoce di Pechino sugli affari internazionali e la politica estera, che gli Stati Uniti recavano danno agli interessi cinesi ed alle relazioni tra i due paesi. Egli ha indicato che la vendita di armi a Taipei aveva dato un “cattivo segnale” e portava acqua al mulino del presidente indipendentista di Taiwan, Chen Shuibian, e rafforzava la sua campagna per essere riconosciuto come stato membro delle Nazioni Unite. “Ecco perché buona parte delle attività tra la Cina e gli Stati Uniti sono state arrestate” ha detto l’ufficiale di marina.

Questo scontro dimostra la fragilità dei legami militari tra la Cina e gli Stati Uniti. In occasione della sua visita a Pechino in ottobre, il segretario alla Difesa americano Robert Gates aveva proposto di installare un “telefono rosso” tra i due paesi per smorzare le potenziali tensioni. Tuttavia, poco dopo il Pentagono aveva annunciato la vendita a Taiwan di un sistema di missili Patriot da 940 milioni di dollari, sollevando le proteste di Pechino.

Il conflitto riguardo gli scali a Hong Kong continua ad intensificarsi. La settimana scorsa un responsabile del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha rivelato che la Cina aveva negato l’autorizzazione al cacciatorpediniere USA Reuben James di fermarsi nel porto per il giorno di Capodanno. Anche un’altra richiesta per permettere ad un aereo cargo C-17 di compiere voli trimestrali per Hong Kong per i rifornimenti del consolato americano è stata respinta.

Anche il Giappone è coinvolto nel conflitto. Il 28 novembre il cacciatorpediniere Shenzen ha fatto la prima visita di una nave da guerra cinese ad un porto giapponese dalla fine della seconda guerra mondiale. Anche se l’obbiettivo della visita era quello di migliorare le relazioni tra i due paesi, Tokyo ha improvvisamente annullato la visita da parte di marinai cinesi ad una sofisticata nave da guerra giapponese di tipo Aegis dopo l’obiezione del Pentagono.

Collisione d’interessi

L’emergere di tensioni riguardanti l’attracco di navi da guerra americane nel porto di Hong Kong è un segnale della crescente rivalità tra i due paesi. Sulla scia della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno considerato il Pacifico come un “lago americano”, cercando di assicurare nella regione l’incontrastata superiorità militare di Washington. La rete di basi militari americane in Giappone, Corea del Sud e Guam, così come il centro di comando del Pacifico con base alle Hawai facevano tutte parte della strategia diretta contro la Cina e l’Unione Sovietica durante la guerra fredda.

Nel corso degli ultimi due decenni, le imprese americane hanno partecipato alla corsa allo sfruttamento della Cina in quanto enorme riserva di manodopera a buon mercato, ma negli Stati Uniti esistono gravi preoccupazioni nelle alte sfere a proposito dell’espansione della Cina come potenziale rivale in campo economico e strategico. Quanto alla Cina, si preoccupa dei tentativi sostenuti da Washington di accerchiarla attraverso una serie di alleanze strategiche, particolarmente con il Giappone, l’Australia e l’India. Le invasioni americane dell’Afghanistan e dell’Iraq sollevano la possibilità che i crescenti bisogni della Cina in materie prime, compreso l’accesso al petrolio e al gas del Medio-Oriente e dell’Asia centrale, siano sottoposti al veto di Washington.

La reazione della Cina è stata di formare un “partenariato strategico” con la Russia allo scopo di contrastare gli Stati Uniti, in particolare la loro presenza militare in Asia centrale e la minaccia di un attacco all’Iran. La dottrina strategica della Cina si evolve attualmente dalla difesa del proprio territorio ad una “difesa attiva” aldilà delle proprie frontiere, concentrandosi sullo sviluppo di una marina oceanica e, in particolare, di una flotta di sommergibili. In questa ottica Pechino ha costruito una rete di installazioni portuali nell’oceano indiano e nel Mar della Cina meridionale che potrebbe essere utilizzata per proteggere il petrolio proveniente dal Medio-Oriente. E’ attualmente in corso un dibattito interno sulla necessità di costruire delle portaerei che rappresenterebbero il suo emergere come “potenza marittima”.

La portaerei USA Kitty Hawk è stata coinvolta in un altro incidente nell’ottobre 2006. Anche se l’importanza dell’incidente è stata minimizzata dai media, durante un’esercitazione di routine di navi da guerra americane nel Mar della Cina meridionale, un sottomarino cinese di classe Song è affiorato a pochi chilometri di distanza dalla portaerei. La capacità del sottomarino cinese di emergere a distanza ravvicinata da una nave da guerra americana così ben difesa, senza essere stato intercettato, avrebbe provocato la costernazione del Pentagono a proposito del rapido sviluppo della flotta cinese di sottomarini. La Cina ha negato le accuse degli Stati Uniti secondo le quali [il sottomarino] avrebbe “pedinato” la flotta americana.

Negli ultimi quattro anni si sono aggiunti alla marina cinese 16 nuovi sottomarini. A parte i sottomarini convenzionali di classe Song e di classe Kilo comprati dalla Russia, la Cina sta costruendo una nuova classe di sommergibili a propulsione nucleare di Tipo-093 e di Tipo-094, armati di missili nucleari a lunga gittata. Sembra che Pechino abbia ricevuto la determinante assistenza tecnica dei cantieri navali russi.

Gli Stati Uniti sono in procinto di accrescere il proprio potenziale navale nella regione. La portaerei USA Kitty Hawk, che è dotata di sistemi di propulsione convenzionali, è il cuore della settima flotta americana il cui compito è di impedire alla Cina di attaccare Taiwan. L’anno prossimo dovrà essere sostituita dalla portaerei George Washington, più potente e a propulsione nucleare.

In una dimostrazione di forza della sua potenza aerea, il Pentagono a febbraio ha inviato i suoi ultimi F-22 Raptor a Okinawa come loro prima missione al di fuori degli Stati Uniti. Benché gli aerei siano poi rientrati in patria, il messaggio è stato chiaro. Pechino si è mostrato particolarmente preoccupato dai rapporti sulle esercitazioni militari americane che si sono svolte nel luglio 2006, consistenti nella simulazione di una campagna di bombardamenti su città cinesi costiere e su altri bersagli strategici utilizzando aerei F-22 e F-35 decollati da Okinawa e dalle portaerei.

Malgrado gli sforzi di Pechino per modernizzare le sue forze armate, il budget della difesa americano è dodici volte maggiore di quello cinese e la sua supremazia nelle tecnologie chiave rimane invariata. Gli Stati Uniti hanno undici portaerei dislocate nel mondo, ciascuna con 90 aerei a bordo. La Cina, da parte sua, non ne possiede nessuna. Nel 2005, la stazza totale della marina americana si trovava sopra i tre milioni di tonnellate, quasi dieci volte quella della marina cinese che è solamente di 340.000 tonnellate. Anche nel campo dei sottomarini, gli Stati Uniti ne hanno 95 e sono tutte imbarcazioni sofisticate a propulsione nucleare, mentre la Cina ne possiede 85 la maggior parte dei quali di tipo convenzionale.

Ma malgrado la loro potenza militare, gli Stati Uniti perdono influenza. L’economia della Cina in rapida crescita ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale nella maggior parte dei paesi asiatici. Inoltre, altre potenze stanno emergendo nella regione. La Russia prevede di costruire sei portaerei nei prossimi due decenni e tre di esse saranno dispiegate nel Pacifico. Anche il Giappone e la Corea del Sud stanno accrescendo il loro potenziale navale e l’Australia interviene attivamente nella regione. Anche se formalmente si tratta di alleati degli Stati Uniti, questi tre paesi hanno propri interessi economici e strategici.

Il potenziale conflitto, particolarmente tra gli Stati Uniti e la Cina, è stato messo in evidenza nei commenti dell’ex-consigliere alla sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski. In ottobre, indirizzandosi al periodico Foreign Policy, ha invitato Washington a cercare una più stretta cooperazione con Pechino e ha dichiarato: “Non è nell’interesse degli Stati Uniti ripetere l’errore fatto nel 1914 e che ha portato allo scontro da cui ha avuto origine la prima guerra mondiale. La Cina deve essere integrata nel sistema. Ciò significa che essa ha il diritto di godere di un posto adeguato al suo interno.”

In occasione di una vista in Cina a novembre, Brzezinski ha detto ad un gruppo di analisti strategici cinesi che un conflitto tra gli Stati Uniti e la Cina non era “inevitabile”.

“Nel corso del secolo precedente – ha affermato – i cambiamenti nelle forze globali hanno portato alla dipendenza, ai conflitti ed anche alle guerre, [ma] ciò fa adesso parte della storia”. Lo scacco delle potenze mondiali nell’integrare la Germania e il Giappone in un ordine globale ha portato a due guerre mondiali catastrofiche e Brzezinski non dice come il capitalismo possa evitare un terzo disastro.

In realtà, i recenti “incidenti” navali tra gli Stati Uniti e la Cina mostrano che gli interessi economici e strategici conflittuali potrebbero benissimo diventare la base per una terza guerra mondiale.

Articolo originale in inglese: “China’s blocking of US aircraft carrier highlights naval tensions in the Pacific”
Pubblicato in francese su mondialisation.ca il 18 dicembre 2007

Fonte: http://www.wsws.org/
Link
10.12.2007

Tradotto dal francese per www.comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS

1 Comment
  1. loco says

    I crescenti incidenti diplomatici tra gli Usa e le rinate potenze continentali, non fanno che confermare le tesi di S. Huntington sulla nascita di sistemi di influenza e dominio regionali.
    La presenza destabilizzante e turbatrice degli esrciti Usa nell’Asia centrale e la presenza ingombrante e minacciosa delle sue portaerei nell’Oceano indiano e nel pacifico meridionale, non possono più essere accettate da chi ha per natura, un “diritto” geografico di garantire la prorpia sfera di influenza e sicurezza regionali.
    Pertanto credo, che aldilà dei singoli “episodi”, che sicuramente contribuiscono a rendere i rapporti sempre più tesi, il futuro ordine mondiale sarà segnato da un inevitabile declino del monopolarismo Usa. Gli attori che domineranno lo scenario geopolitico dei prossimi decenni, saranno: Russia e Cina. In attesa che anche l’Europa si possa liberare dei burocrati e tecnocrati di Bruexelle per riacquistare anch’essa una insperata dignità e autonomia continentale.

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