STORIA DI UN INSETTO E DI UN GIUDICE

DI GIOVANNI PICONE

A vedere la puntata di Porta a Porta di giovedì 6 dicembre si capisce con un piccolo esempio come la storia possa essere scritta a tavolino. L’insetto è bravo in queste cose, i suoi telespettatori, di storia contemporanea non sanno un bel niente. Vespa ha un rapporto paterno con i suoi utenti, li protegge dalle cose brutte, come un buon padre fa con i suoi figli. Non gli dice per esempio che Andreotti, il simbolo dell’Italia degli ultimi cinquant’ anni, è stato un mafioso, non fa sapere dei processi di Berlusconi, di Previti e del mafiosoestorsore Dell’Utri. Ha paura che i suoi “figli” possano inalberarsi e farsi male sbattendo contro il potere. Egli è così, li coccola e li difende nel suo guscio di menzogne.

Sicuramente una telespettatrice di Vespa non è stata Clementina Forleo, la quale inconsciamente pensava di vivere in uno Stato di diritto. Non le hanno detto che qui il diritto non lo conosce nessuno, neanche i giornalisti RAI, compreso Bruno Vespa, che però in compenso padroneggia ogni macchia di sangue del pigiama della Franzoni.
Durante la trasmissione dell’altro ieri, si parlava della Forleo, dei motivi per cui viene cacciata all’unanimità dalla procura di Milano,e del fatto che le viene negata la possibilità di assumere da ora in avanti funzioni monocratiche, cioè non può decidere più da sola, può solo partecipare a collegi giudicanti con altri giudici. Forse perché è pazza. Mah.
Vespa ha affermato che le persone che non sanno, non devono credere che la Forleo sia stata cacciata perché indagava sui politici, ha invitato loro ad informarsi, e a capire che le intercettazioni non possono essere pubblicate, perché vige il segreto istruttorio. COSA?
È bene chiarire alcune cose, il segreto istruttorio non esiste dal 1989. Le intercettazioni non sono state pubblicate dalla Forleo ma dai giornalisti che avevano tutto il diritto per farlo visto che erano pubbliche note agli avvocati.

Con una semplice frase viene occultata una verità, la storia è stata ancora una volta scritta facendo gli interessi di qualcuno.
I pretesti usati, per togliere le indagini alla Forleo, sono stati più di uno, ma le intercettazioni non centrano.
La Forleo è stata accusata di aver calunniato due poliziotti che, secondo le sue dichiarazioni, avrebbero pestato un magrebino. Tutti l’hanno scritto, ma nessuno ha detto che uno dei due agenti è stato poi espulso dal corpo per aver picchiato un trans.

La Forleo è stata accusata di aver attaccato i poliziotti di Potenza poco solerti secondo lei nell’indagare sulla morte dei genitori. Tutti l’hanno detto, ma nessuno ha ricordato che il Gip di Potenza ha fatto ripartire l’indagine denunciando inefficienza da parte degli investigatori.
Infine è stata accusata di menzogne, nell’aver denunciato intimidazioni da parte di organi istituzionali. Il CSM in questo caso ha deciso, che se un magistrato denuncia di essere solo, lo si deve trasferire. D’altronde perché difendere la Forleo, se giudici come Falcone, Borsellino, Chinnici sono stati fatti addirittura ammazzare?
Ma Vespa queste cose non le dice, non è amante del diritto, o probabilmente ama riscrivere la storia d’Italia a suo piacimento, come dimostrano i suoi libri.

Giovanni Picone
8/12/2007

Pubblicato da Davide

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2 Commenti

  1. Da anni cerco di incoraggiare Bruno Vespa a fare i conti con la parte oscura e strisciante di se stesso. A recuperare dignità professionale. La questione dell’informazione serva è secondaria rispetto al caso umano. Sono tenace, ma è una missione quasi impossibile. L’uomo di punta dell’informazione partitica continua disperatamente ad ammassare poterucolo e dollaroni e si sente aggredito da chi gli ricorda la vera funzione dell’informazione. “Non sono un arrivista, sono un arrivato”, mi disse una volta. E non ha torto. Ormai è un pilone del Palazzo, un pezzo della nomenclatura, un frammento del caso Italia. Che è il caso di una democrazia terminale, dominata da clan d’affari e di partito, puntellata da giornalisti
    su misura. Che carriera, il dottor Vespa.

    Dentro la Rai ormai è un’azienda nell’azienda, s’è infeudato con budget e contratto da sceicco (senza contare i numerosi extra), il privilegio di tre-quattro serate alla settimane, la fila di politicanti in attesa fuori dalla porta. Che arte insuperata, nel suo genere. Confeziona abitini sartoriali per gli ospiti di grido. Esclude voci, notizie, temi che gli stanno sul gozzo. Gestisce il flusso di comunicazione in modo funzionale agli interessi padronali. La regola aurea è questa: i fatti sono al servizio delle opinioni e la selezione delle opinioni è gestita immedesimandosi, secondo le giuste proporzioni, nei desideri di chi comanda. Il resto è intrattenimento. Ogni anno il dottor Vespa sforna il suo best seller natalizio, co-edito da Mondadori, e spudoratamente lo pubblicizza gratis sulle reti del cosiddetto servizio pubblico.
    Non è corretto dire che sia berlusconiano, se non culturalmente.

    Dopo una dura gavetta come microfono di riferimento della Democrazia Cristiana, ora il dottor Vespa è il gran ciambellano delì’oligarchia italiana, trasversalmente apprezzato e temuto, con simpatie per il Buffone solo in quanto è il più munifico e potente. “Vespa è Vespa”, diceva la Deborah Bergamini nelle intercettazioni telefoniche Raiset. Cioé: a lui non c’è bisogno di dare dritte, sa sempre benissimo cosa fare. Servendo così bene la causa, è diventato lui stesso potente, e prepotente. Ma basta poco per smascherarlo. Lo aspettavo al varco da tempo e ieri l’ho incrociato nel centro di Milano, tra la libreria Mondadori di piazza Duomo e la libreria Rizzoli in Galleria, dove firmava copie dell’ultimo best seller in attesa di recarsi alla prima della Scala, finalmente tra pari. Gli ho chiesto un’intervista: risposta negativa. Poi son partito con le domande. Una su quella sua patologica affezione per la cronacaccia nera, da Cogne a Perugia. E lui ha risposto che amerebbe parlare solo di cose belle e nobili, ma la vita è brutta e cattiva e una tv che vive anche di pubblicità deve fare così. Un’altra sulla pubblicità gratuita ai suoi avvincenti libri a reti Rai unificate. E lui ha risposto che nelle reti private lo invitano sempre e nelle sue trasmissioni non parla del suo libro. Un’altra sul caso della corruzione Mondadori. E lui prima ha ricostruito la vicenda in modo falso, poi ha detto di non ricordare. Un’altra sull’accertata collusione mafiosa di Andreotti. E lui ha mentito dicendo di averne parlato. Un’altra sulle puntate concordate con gli uffici stampa. E lui ha risposto che Santoro si compiaceva per l’assassinio di Salvo Lima.
    C’è stato anche il tempo per l’abituale comizietto in strada, a viva voce, in mezzo alla solita, lugubre folla di passanti indifferenti.

    Dai, alzate la testa anche voi! IL VIDEO

    Fonte: http://www.pieroricca.org
    Link: http://www.pieroricca.org/2007/12/08/bruno-vespa/
    7.12.07

  2. Ritengo che sia una vergogna che una televisione pubblica, ovvero pagata da tutti gli utenti, presenti una trasmissione squallida e fuorviante come quella di Vespa.
    Mi è stato detto che ha un contratto di 2,5 milioni di euro l’anno, una follia vista la qualità e la serietà della trasmissione!
    Mi piacerebbe conoscere il costo annuo della redazione di Report che ritengo decisamente la migliore trasmissione di tutte le reti televisive italiane sia per qualità che per serietà dei giornalisti.
    Forse è troppo richiedere come vengono sperperati i soldi del canone che viene estorto agli italiani in cambio di una televisione infetta, salvo poche e ben circoscritte eccezioni.