All'inizio della puntata riflettiamo sui commenti dei lettori alla puntata precedente dato che gli spunti di riflessione sono tanti e non si possono esaurire in una puntata, ne discuteremo direttamente insieme.
Siete tutti invitati alla diretta Youtube e Facebook del 2 maggio 2021 alle 19 (seguiteci su Facebook per eventuali modifiche o aggiornamenti).
Oggi riflettiamo con Stefano Re su un tema cruciale dell'attualità che viviamo: la distruzione sistematica delle libertà democratiche, la devastazione di quello che a breve si potrà definire l'Ancien régime degli stati nazionali, mette tutte le menti libere e critiche davanti a un bivio: vivere all'interno della bio-tecno-dittatura che si sta profilando, subire il transumanesimo, sorvegliati e puniti al primo sgarro? Or to take arms against a sea of troubles, / And, by opposing, end them?
Sempre più, alle folle mascherate che celebrano la germofobia come tratto distintivo di civiltà - in realtà esprimendo la codardia esistenziale congenita nelle masse occidentali - si stanno opponendo gruppi di giovani e giovanissimi che decidono di prendere una casa in campagna e crearsi le loro comuni. Ma è davvero utile autoconfinarsi in una riserva? E se questo distacco non avvenisse in sparuti gruppi isolati, ma fosse organizzato, strutturato, pensato come società civile che si distacca dalla follia bio-tecno-totalitaria? È possibile pensare a un Great Divide, il Grande Distacco dei liberi dal sistema, come inizio di una guerra di civiltà contro la barbarie promessa da tecnici e finanzieri?
Come sempre a RifletteRe, noi facciamo le domande, a voi le risposte. Buona Visione!
a-zero 24 aprile 2021
La lotta per l'autonomia individuale e sociale per me è importante e per questo l'articolo-proposta mi interessa.
Cerco di essere sintetico, ma ci sarebbe da discuterne parecchio e neanche tanto su un forum pubblico aperto a chiunque non sia interessato all'importanza vitale di forme, tempi e spazi di autonomia dela propria vita singola e associata.
La guerra per il pane.
Qui si parla di codardia, senza tener conto del ricatto esistenziale che i regimi sociali mettono in atto continuamente, da secoli e secoli, su ciascun individuo. Il ricatto si basa sull'esclusione dall'autonomia di sostentamento di base.
Trovo che non è possibile iniziare alcun discorso minimamente serio se non ci si pone di fronte alla solidarietà di base dell'autonomia economia minima di sussistenza. Le persone, anche noi che aspiriamo o mettiamo in pratica forme di autonomia più o meno ampie, effimere o durature, sono soggette alla paura della miseria.
Oggi il mopolio dle modo di produzione rende tutti soggetti alla possibilità di restare senza mangiare, vestirsi, avere un riparo e scaldarsi se il reddito mensile scende sotto un tot quantificabile.
Paradossalmente in precedenti epoche storiche i servi godevano di una certa autonomia di sussistenza al di fuori della produzione da corveè per le aristocrazie feudali.
Il luddismo è paradigmatico della reazione al primo "Great Divide" che la nascente borghesia industriale (1.0) mise in atto con lo spossessamento dlela produzione artigianale di villaggio, preceduta e in contemporanea con lo spossessamento attraverso al riduzione degli usi e usufrutti comuni delle terre e dei boschi comuni.
Lo spossessamento è la pre-condizione dello sfruttamento. Lo spossessamento di spazi, tempi e mezzi cognitivi.
Quindi la costruzione dell'autonomia, e io credo che l'autonomia sia un auf-bau, una auto-costruzione per gradi, per aggiunte modulari (cognitive, materiali e morali), metaforicamente è la formazione di una perla a partire dal granellino di sabbia grezzo dello stato di bisogno di ciascuno.
L'autonomia è la realizzazione dello stato di libertà. Lo stato di libertà, condizione soggettiva morale ed etica, si contrappone allo stato di necessità, condizione oggettiva del mondo materiale: la prima lotta contro òla seconda per librarsi.
La civiltà, il progresso della civiltà, fino alla civilità industriale 4.0, di cui assistiamo oggi ai pestilenziali e distopici vagiti, altro non è che la continua costruzione e manutenzione della macchina sociale gerarchica che perpetua lo stato di necessità per i molti su cui vive e prospera lo stato di libertà dei pochi in cima alla scala gerarchica. E' documentabile andando indietro almeno di 5.000 anni.
La socialzzazione dell'autonomia passa per la solidarietà fra gli spossessati e gli sfruttati che debbono strappare cognizioni, tempi e spazi al controllo delle gerarchie sociali. E' una lotta palmo per palmo, checchè ci si possa illudere del contrario.
La solidarietà che crea alternative allo spossessamento è rivoluzionaria e apre spazie tempi di autonomia. Noi dobbiamo concentrarci, oltre che su noi stessi, a creare condizioni di reti sociali per cui chiunque sia sputato fuori dal meccanismo di produzione del reddito per campare, abbia almeno un paniere di sussistenza in unità produttive alternative e autonome dal sistema.
Le unità produttive autonome e alternative possono essere anche create, certo. ed è necessario farlo per dare potenza e ampio respiro alle nuove prospettive di alternativa dle modo di produzione.
Le nuove unità produttive autonome non dovrebbero essere chiuse e settarie, al contrario: simili a cellule degli organismo vegetali o animali, dovrebbero essere osmotiche e simbionti con altre unità produttive. gli individui dovrebbero trovare i modi di stanziare in esse come di muoversi da essere. Dovrebbero riguardare zone urbane come zone rurali ed essere osmotiche e simbionti fra esse.
Gli individui dovrebbero poter associarsi per l'inclinazione e lo stato d'animo in cui si trovano in quel momento, dovrebbero poter sperimentare la transumanza periodica seocondo la propria attitudine fisica e l'età.
Il fondamento dovrebbe essere che il lavoro necessario, la fatica , lo stato di necessità, sia ripartito fra i coloro che fanno funzionare l'unità produttiva e dovrebbe riguardare una frazione della giornata.
L'unità produttiva dovrebbe essere munita di spazi residenziali in zone rurali, e armonizzata con le unità residenziali nelle aree urbane. Le aree urbane dovrebbero essere ripensate e stravolte e ricostruite secondo le nuove esigenze di vita, creando un modo di produzione in dipendenza della necessità di armonia vitale delle persone e non plasmare persone e luoghi ai fini del modo di produzione alienato.
Non dovrebbe esserci proprietà privata delle unità produttive. Dovrebbe essere tollerati e rispettati l'uso e l'usufrutti esclusivo di unità e spazi residenziali, si dovrebbe lasciare alla libera associazione lo scambio dei tempi di godimento di questi luoghi. Ma non si può prevedere tutto con formule teoriche ne evitare a priori conflitti. Questi sono processi empirici di autocostruzione sociale di lungo corso.
Tuttavia sulle unità produttive sarei più rigido nell'evitare la fissità della proprietà esclusiva, quanto invece l'osmosi degli individui da una unità produttiva all'altra secondo l'evolvere delle prorpie inclinazioni, età, attitudini, stato fisico e morale, ecc... personalmente sono favorevole affincheè i frutti del lavoro siano riparti in funzione dell'impegno e del tempo speso da ciasucn individuo. Idealmente dovrebbe essere l'individuo a ripartire e impiegare il frutto del suo lavoro. E' empirico, è da discutere il come evitare le accumulazioni di frutti e di potere che ne potrebbe derivare.
Tutto questo non è che una fantasticheria, ma serve per dare un taglio prospettico miliare: tutte le aziende attuali che vanno in crisi sputando fuori salariati possono essere riconvertite in questo senso, espropriando spazi, tempi e risorse senza indennizzo alle classi dominanti.
Spazi e tempi.
Non credo che la proposta esposta nell'articolo di una secessione sociale su base geografica sia una biona idea: bisogna invece evitare l'effetto "riserva indiana", facilmente accerchiabile, isolabile, additabile di qualunque manipolazione propagandistica (terrorismo, minaccia patogenica, ecc..) e quinid militarmente invasa e schiacciata.
Piuttosto la lotta per l'autonomia dovrebbe essere uhna esoansione a metastasi sociale (metastasi negativa per il mondo della gerarhcia e del dominio) senza confinispaziali geografici, ma trasversale a tutta la classe dei subalterni, degli spossessati e degli sfruttati, oltre che dei liberi, basandosi sulla rete di solidarietà sussistenziale (cibo, ricovero, assistenza) per tutti coloro che vengono sputati fuori nella miseria dal sistema produttivo dei dominanti.
E' una lotta inesorabile e continua. Illudersi diversamente è letale per chiunque aneli realmente e tenda all'autonomia sociale.