Censura tech: anatomia di un paradosso – CDC Intervista Stefano Re

L’allarme democratico ha ormai la spia sempre accesa da quando i social, o meglio i proprietari dei social – i consigli d’amministrazione degli hedge funds BlackRock, Vanguard e StateStreet – hanno avviato a sostegno dell’Operazione Covid una vera e propria guerra alla libera espressione, da cui nessuno di noi, comunicatori o semplici utenti fino al presidente degli USA, è esentato. Putin ha parlato a Davos del pericolo di aver lasciato all’arbitrio incondizionato delle Big Tech la creazione e gestione dell’opinione pubblica mondiale.

Quelle che si presentavano come delle accattivanti “piazze digitali” che davano alle nostre opinioni una risonanza prima inimmaginabile, erano in realtà delle strutture ben più complesse, capillari e sofisticate di analisi delle nostre abitudini e di condizionamento mentale avanzato di massa. Un lavaggio del cervello quotidiano, un bombardamento comunicativo su molteplici fronti che annulla la nostra capacità di giudizio. I contenuti che postiamo, che ci vengano censurati o no, sono elementi di un apparato bellico concepito per addestrare le nostre menti, in cui la censura inizia prima ancora che iniziamo a produrre alcun contenuto. È questo il paradosso della censura tech, e i paradossi sono pane per i denti di Stefano Re, ricercatore indipendente, autore di Mindfucking, FemDom e Identità Zero, specializzato nella comunicazione, dalle dinamiche individuali ai processi di condizionamento collettivo. Conferenziere in giro per l’Italia, ha collaborato con Pandora TV ed è stato intervistato recentemente da Byoblu.

L’interpretazione dominante, secondo la quale i social da semplici provider di piattaforme per la comunicazione digitale sono diventati editori quando si sono dati la facoltà di decidere cosa si può dire o no, arriva alla rivendicazione dei diritti costituzionali contro gli interessi privati e sovranazionali degli hedge funds che controllano i social/editori. Questa battaglia si concentra sul contenuto censurato, e sul diritto di esprimerlo, ma non tiene conto che la censura tech inizia ancor prima del livello dell’espressione, e condiziona inevitabilmente e a priori tutti i processi in cui si articola l’opinione pubblica. Zuckerberg, Dorsey &Co non sono magnati sovranazionali dell’editoria, ma contractors di impianti di ingegneria informatica progettati e sviluppati dall’esercito americano, o meglio da quella parte dell’esercito afferente ai globalisti radicals cd Deep State, cui i social han permesso di materializzare l’opinione pubblica, controllarla e incanalarla in algoritmi. Quella che ci hanno spacciato per libertà d’espressione quindici anni fa, era in realtà la pillola per entrare nella loro Matrix, e iniziare una massificata colonizzazione delle menti, passo decisivo del transumanesimo. Stefano Re ci accompagnerà tra i paradossi e le ingiustizie che stanno caratterizzando gli albori del nuovo totalitarismo.

AVVISO AI LETTORI: La complessità dell’argomento non si esaurisce in una sola intervista, e nemmeno in un unico punto di vista. Perciò, abbiamo pensato di coinvolgere voi lettori di ComeDonChisciotte in un format interattivo dal titolo

RifletteRe: Stefano Re risponde ai lettori di Comedonchisciotte

Quali riflessioni vi suscita l’argomento? Se avete delle domande da fare a Stefano Re, potete farlo nei commenti e Stefano vi risponderà nella prossima intervista.

Buona Visione!