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STEFANO CUCCHI. NON MI UCCISE LA MORTE

DI NICOLA PIRAS
mirorenzaglia.org

Esistono degli scatti che ti perseguitano per tutta la vita. Nel tragico realismo della pellicola si riversa l’insensatezza del reale. La crudeltà del 900 è in una macchina fotografica, come un occhio vigile e laicamente donato di ubiquità.

Il caso di Stefano Cucchi è profondamente legato a una macchina fotografica, anzi deve a questa l’onore delle cronache, altrimenti mute su una casistica, pur frequente, come quella delle violenze nei penitenziari.

Stefano fu arrestato a Roma il 15 Ottobre scorso e scarcerato, causa prematura scomparsa, la mattina del 22. A non far piombare, quest’assurda morte, nell’assordante silenzio del meccanismo oscurantista dello Stato, teso a proteggere la sua efficiente “polizia”, fu il coraggio di una Famiglia che volle mostrare la tradita dignità del figlio con le foto di un cadavere terribilmente scomposto da fratture, tumefazioni ed ecchimosi.

Dopo mesi di indagini Paolo Arbarello, direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’università La Sapienza, ha consegnato il fascicolo relativo alle indagini che il suo pool di esperti ha condotto per sincerare le cause della morte del trentunenne romano.
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Si evince dalle sue dichiarazioni che non sia stata la disidratazione a condurre alla morte Cucchi, come in un primo tempo asserito dagli inquirenti, in quanto «La sera prima del decesso aveva assunto tre bicchieri d’acqua ed erano stati fatti dei prelievi di urina da cui è emersa una corretta funzionalità renale», ma l’assenza di terapie adeguate, prosegue infatti il Dottor Arbarello, «… pur in condizioni cliniche estremamente difficili, non è stato curato».

Neppure le lesioni, pur rilevate nell’autopsia, di natura grave hanno provocato la morte, seppur queste possono essere imputabili ad un presunto pestaggio come affermato nel fascicolo «avrebbe potuto essere stato spinto violentemente contro un muro o sul pavimento, tanto da provocare la frattura».

E’ dunque da imputare alla negligenza dei medici, consci della difficile situazione clinica, la morte di Stefano che sarebbe dovuto essere ricoverato in un reparto per casi “acuti” e non in quello “detentivo”, sempre nelle parole del capo del pool di esperti.

Tutto ciò a indotto la sorella Ilaria, consigliata dai legali di famiglia, a valutare un esposto di omicidio

A ricordare gli ultimi giorni di vita di Stefano e la terrificante ansia della sua famiglia ci pensa un fumetto, edito da Castelvecchi, scritto da Luca Moretti e illustrato da Toni Bruno intitolato Non mi uccise la morte.

Analizzando in profondità i risvolti del caso Cucchi si vedono le responsabilità di due delle “istituzioni totali”, gli spazi chiusi incaricati di normalizzare, plagiare e anestetizzare la “popolazione”: il carcere e l’ospedale.

Come chiarifica l’analisi di Foucault sui meccanismi del potere è compito di istituzioni di tale tipo la resa efficiente dell’individuo ai fini della società capitalistica.

Stefano Cucchi, come tanti altri, nella sua natura poco incline alle norme sociali, lontano dall’obbligo lavorativo, non solo attività tecnica ma vera e propria “parola d’ordine del pensiero etico” come esplicato da Jünger, è l’esempio peculiare di questa azione repressiva sulla massa. Colui che non rispetta, anche parzialmente o in maniera irrilevante, i dettami di questo potere anodino che ha «nella popolazione il bersaglio principale, nell’economia politica la forma privilegiata di sapere e nei dispositivi di sicurezza lo strumento tecnico essenziale» viene costretto dalla police a un allontanamento coatto dalla società civile. Questo allontanamento non è solo fisico, inteso come lo spostamento di un corpo, ma anche un azione sulla mente. Le botte e le umiliazioni coattive sono il congegno utile a piegare una coscienza alla volontà del potere.

La “paura urbana” è così annichilita nei manganelli delle forze dell’ordine che al contempo prevengono, rinchiudono e puniscono i trasgressori della morale comune, di continuo esaltata, a prescindere da schieramenti politici, dalla voce del potere. Ci dona l’illusione della sicurezza, elargisce serenità, fa sgorgare acqua dai nostri rubinetti ed elettricità dalle nostre prese di corrente ma «la condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello».

La lezione della famiglia Cucchi, che mostrando i risultati tremendi di uno stato sicurtario, può portare agli esiti preconizzati da Ernst Jünger:

«Se le grandi masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l’incubo dei potenti».

Nicola Piras
Fonte: www.mirorenzaglia.org
Link: http://www.mirorenzaglia.org/?p=13188
12.04.2010

Pubblicato da Davide

  • Tao

    MI CERCARONO L’ANIMA A FORZA DI BOTTE

    DI SAVERIO FATTORI
    nazioneindiana.com

    Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte. In molte città italiane vennero affissi cartelli con queste parole. Le parole di De André accompagnano la fine di Stefano Cucchi, arrestato al Parco degli acquedotti di Roma il 15 ottobre del 2009 per venti grammi di hashish e mai più reso alla famiglia. E mai titolo poté essere così folgorante. Stefano Cucchi assassinato dallo Stato. Il cartello chiudeva con questa frase.

    Le immagini del corpo dopo il supplizio per qualche giorno sono state visibili su alcuni giornali e telegiornali. Forse hanno turbato la debilitata coscienza dell’italiano lobotomizzato da anni devastati e vili. Forse lo hanno solo infastidito, avrà indugiato qualche secondo come quando si arriva sulla scena di un incidente automobilistico fresco, prima di virare con il telecomando su un telequiz con le domande facili e i concorrenti ritardati mentali. Le tumefazioni tondeggianti attorno agli occhi, la pupilla schizzata fuori dalle palpebre, le fratture alla spina dorsale, quella magrezza estrema, trentasette chili, davvero rimaneva solo l’anima da far saltar fuori e da sputare come il nocciolo di una ciliegia. Le ossa sovraesposte, il viola pesante, tutto ci parla della bestialità della natura umana, di cadaveri scheletrici ammonticchiati, di filo spinato, di fatti lontani che bussano di nuovo alla porta, di intolleranza isterica e folle. Le facce dei torturatori, come sottolinea Cristiano Armati nel breve ma illuminate saggio che chiude questa grafic novel, non le vedremo mai.

    Luca Moretti (fondatore della rivista TerraNullius e autore di Cani da rapina, uscito per Purple Press) si è occupato dei testi e delle pagine introduttive, Toni Bruno (illustratore, ha lavorato per la Newton Compton e per L’Unità, pubblicato fumetti per Coniglio Editore) dei disegni, il risultato è crudo, importante per la qualità e per l’importanza del tema. Queste pagine sono necessarie, mettono rabbia e lasciano una pena infinita per la famiglia, persone che credevano nelle istituzioni, fiduciosi verso gli uomini dello Stato. La madre Rita, il padre Giovanni e la sorella Ilaria non avevano ragione di dubitare che il figlio fosse in mani se non misericordiose, almeno non così pesanti. Stefano aveva qualche problema di tossicodipendenza, ma lavorava nello studio di geometra e da qualche tempo frequentava anche una palestra, la vita non ha sempre un happy end facile, qualche inciampo ci può stare prima della luce piena, la condanna sarebbe stata certa, reato colto in flagranza, ma lieve, avrebbe dovuto essere un ultimo ammonimento, nulla di definitivo e tragico, la famiglia Cucchi avrebbe aspettato Stefano e nulla era perduto. Solo la morte è per sempre. Stefano ha subito pestaggi in carcere, da chi l’anima gliela ha davvero cercato solo per gioco e per noia.

    All’ospedale Sandro Pertini (un nome che stride in questi tempi maledetti di restaurazione e di tentazioni autoritarie) non gli lasciavano vedere il figlio ricoverato, occorreva una firma del giudice in quanto detenuto. Sono ore di stallo, la posizione dei medici non è chiara, c’è quantomeno imbarazzo. Prendono tempo. Comunque tornate, deve arrivare l’autorizzazione. E non vi preoccupate, il ragazzo è tranquillo. Ma Stefano giace e tira gli ultimi stenti come un novello Sergio Citti giovinetto di Mamma Roma. O addirittura in ospedale arriva morto.

    Quante balle in questa storia, le balle di sempre, le assurdità reiterate perché come mantra impazziti possano intontire un popolo senza coscienza. Quel corpo devastato da una caduta dalle scale (tesi ribadita dal Ministro Alfano)? Dalla tossicodipendenza? Dall’Aids? Dalla anoressia (by Ministro Carlo Giovanardi)? I soliti nonsense classici che ricorrono in questi casi, menzogne che solo un popolo connivente può digerire. Nemmeno la retorica delle “Mele marce” è insufficiente giustificazione, nemmeno viene evocata. Il corpo e il viso martoriati di Stefano Cucchi urlano giustizia. Non sarà facile. Le parole di Carlo Giovanardi in un’intervista rilasciata a Maria Giovanna Maglie su Libero sono rivoltanti. Indegne di un paese civile maturo e laico. Non le riporterò con nessun “copia incolla”, non ce la faccio, il tasto destro del mouse si rifiuta, il senso etico del mio mouse è superiore a quello di un ministro qualunque del nostro governo. Sono parole ripugnanti e in antitesi con quel cattolicesimo di posa con cui questa gente si riempie la bocca. Prendono tranci di religiosità come fossero a un bancone di un bar all’ora dell’aperitivo, prendono quello che gli conviene al momento e lasciano la parte migliore. Si ingolfano, sono voraci.
    Poi ci vomitano addosso.

    Saverio Fattori
    Fonte: http://www.nazioneindiana.com
    Link: http://www.nazioneindiana.com/2010/04/24/non-mi-uccise-la-morte/#more-32997
    24.04.2010

    L. Moretti e T. Bruno, Non mi uccise la morte, Castelvecchi (2010), pp.110, 12 euro.

  • Rossa_primavera

    Stranamente l’articolista prima imputa alla negligenza dei medici in servizio la morte del giovane,poi parte invece lancia in resta in un
    intricato dissertamento sociale-psicologico teso a dimostrare che le carceri e gli ospedali siano in realta’ in Italia dei veri e propri luoghi
    di coercizione fisica ed indottrinamento alle teorie capitaliste.
    Senza entrare nel merito se tali affermazioni siano veritiere o meno,la prima ipotesi,quella della negligenza,esclude la seconda,cioe’ quella del dolo che giuridicamente e’ molto piu’ rilevante.Pur configurandosi in entrambi i casi reati gravi,la prima situazione e’ molto diversa dalla
    seconda:un conto e’ cioe’ un medico sciatto che preferisce andare a vedere la partita piuttosto che occuparsi di un malato,altro conto quello del medico reazionario che lascia morire ad arte un figlio del proletariato
    reo di non adattarsi al sistema di valori capitalista.

  • radisol

    Come spesso succede la verità sta nel mezzo, MA NON E’ PER QUESTO MENO GRAVE…..

    Stefano lo avevano massacrato di botte le guardie carcerarie di servizio a Piazzale Clodio … e per coprire questa situazione i medici carcerari ( tali sono quelli del reparto appunto carcerario del Pertini) hanno cercato di nasconderne le gravissime condizioni psico-fisiche evitando come la peste pure la possibilità, che Stefano richiedeva, che lo vedessero avvocato e familiari …. certo magari non pensavano potesse morire ma più semplicemente dovevano tenerlo lontano da contatyi esterni almeno fino a che le tumefazioni e gli effetti delle fratture fossero meno evidenti ….

    L’istituzione/carcere c’entra e come … i medici carcerari lo hanno fatto morire per evitare che fosse sgamato il pestaggio belluino da parte delle guardie carcerarie ….

  • maristaurru

    Sono d’accordo con radisol.
    La situazione è grave, il barbaro assassinio, che di questo si è trattato, è avvenuto con un concorso di colpevoli.

    Mi meraviglia che molti giornali e molte persone, sembrano quasi ritenere che sia normale ricevere un pestaggio in carcere. Invece noi di fuori dovremmo ribellarci, dovremmo davvero scendere in piazza contro la realtà barbara delle carceri e contro quello che il caso Cucchi, come dice radisol evidenzia; Omertà, tra guardie, e medici, ma davvero non ci sono altri soggetti di cui non si parla? Cucchi è stato portato in aula malfermo ed evidentemente sofferente, l’avvocato d’ufficio ha fatto il nesci, ma c’era una autorità superiore assai distratta: il Giudice. hanno troppo lavoro, sono stanchi, son distratti, ma non mi sembra che sia normale che nemmeno se ne debba accennare, davvero per un magistrato un giovane trovato con pochi grammi di hascisc vale tanto poco da non vedere nemmeno quello che era evidente: si era commesso un reato:perchè lo si era pestato , aveva persino il viso segnato.

    O ci sono leggi per cui un fermato deve essere pestato?

    Perchè accettano tutti questa barbarie? davvero fino a questo punto ci siamo lasciati ridurre, così vili e cattivi?
    davvero dobbiamo restare indifferenti di fronte all’inferno delle nostre carceri, lasciare delle persone, colpevoli o innocenti non conta, in mano ad autentici carnefici? E davvero possiamo noi società ipocrita, collusa nei fatti, poi lanciarci a criticare questo o quello?

    Mi chiedo con che diritto, se non siamo capaci di fare massa pensante e critica per tentare di risvegliare un poco di umanità in chi dimostra troppo spesso di averla persa da tempo, se mai la ha avuta, e non solo delle guardie, esecutori materiali, parlo.
    Ricordo che dopo Cucchi un altro ragazzo almeno è stato pestato ed è morto, ma è sparito dalla cronaca e quanti altri spariscono?

    Due guardie lo hanno ucciso o non piuttosto un sistema che include un modus operandi che non conosce dissenzienti tra quanti partecipano al rito direttamente o indirettamente?

  • frankleone

    aspettiamo che vi entri un tossico in casa o in macchina o che vi molesti per strada, poi spererete che qualcuno gli spacchi le ossa al posto vostro. I veri borghesi ipocriti benpensati siete voi!

  • bstrnt

    Credo si possa affermare che ultimamente è riaffiorata l’essenza dei regimi sudamericani, della quale lo stato italiano è sempre stato impregnato.
    Troppe morti sconcertanti Cucchi, Aldovrandi, Bianzino, Rasman ….
    Le cose sono peggiorare, e di molto, con la conferma alle elezioni della parte più fascista (e ottusa) dello schieramento politico.
    Il grave è, che quelli che dovrebbero essere antagonisti a questo stato di cose, stanno inseguendo la maggioranza in questo terreno dimostrando analoga ottusità.
    Dopo la perdita di fiducia nelle istituzioni finanziarie ( primo stadio del collasso), ora si sta perdento la fiducia nelle istituzioni dello stato (secondo stadio del collasso).
    Ora attendiamo il terzo stadio: la spartizione del territorio tra mafie e gruppi tribali; speriamo di no, ma la tendenza c’è tutta (ricordiamoci che per qualcuno Mangano e Dell’Utri sono due eroi!).
    Purtroppo, da troppo tempo si stanno erodendo le basi per una tenuta dello stato al collasso, ovvero: istruzione, lavoro, sanità e sicurezza.
    Dovremo vedere in futuro una maggior coesione di gruppi familiari ognuno con le proprie regole a scopo di difesa? Questo è il quarto stadio del collasso (un po’ il ritorno al medioevo?).
    Il quinto stadio (ognuno pensa per se), sarebbe la fine della civiltà, non sarebbe poi così improbabile una volta raggiunto il terzo.

  • Matt-e-Tatty

    Ora c’è il caso Cucchi. ma queste cose credo siano avvenute migliaia di volte, ho 34 anni, quando ne avevo forse una decina nella mia città (una piccola città piuttosto tranquilla della Romagna) un ragazzo fù fermato dai Carabinieri, pare fosse in possesso di un modesto quantitativo di marjiuana o ascis, lo portarono in caserma, la mattina dopo fù trovato con evidenti segni di contusioni impiccato in un frutteto sui colli appena fuori città… pochi anni fà un ragazzo fù portato in discoteca da dei suoi amici, dico portato perchè sò che il ragazzo non ci voleva andare… una settimana prima era morto il fratello in un incidente stradale. Uscì dalla discoteca perchè non gli andava di stra in mezzo alla bolgia, si avvicinò alla macchina dei suoi amici (che lo volevano a tutti i costi far pensare ad altro) e si mise a sedere sul marciapiede nell’attesa che uscissero e lo riportassero a casa… si tolse le scarpe… arrivò una patuglia da cui scesero due tutori dell’ordine che iniziarono a malmenarlo (pare credendolo un drogato), il ragazzo sporse denuncia ma non sò come sia andata a finire.
    Personalmente ho sentito dire a un amico anni fà di come un suo conoscente avesse preso una carica di botte dai carabinieri dentro la caserma.
    Alla luce di quello che avviene quì, che ribadisco, non è una grande città ed è un posto ancora piuttosto tranquillo, non oso immaginare che cosa succeda in città come Roma… secondò mè le percosse sono la norma per le forze dell’ordine e qualche volta succede il peggio, una botta di troppo o un urto violento contro un muro o contro il pavimento trasformano omicidio quella che forse per Carabinieri e Polizziotti è “normale prassi” di disincentivamento di comportamenti che ritengono “inadeguati” oppure una sorta di “giustizzia sommaria” alla vecchio west… non mi stupirebbe se esistesse un qualche “protocollo” magari non scritto tra loro per queste cose. Sono convinto non sia ne cosa nuova e ne cosa isolata…

  • Tonguessy

    “Le immagini del corpo dopo il supplizio per qualche giorno sono state visibili su alcuni giornali e telegiornali. Forse hanno turbato la debilitata coscienza dell’italiano lobotomizzato”
    Ma come? Prima si dice che della tivù non si può salvare nulla e poi si dice che grazie alla tivù si smuove qualcosa nella palude del popolo lobotomizzato.
    Come la mettiamo?

  • maristaurru

    sai mi sono chiesta spesso se c’entri qualcosa e se mai quanto possa influire il cambiamento in politica. Non sono convintissima, ascolto radio radicale, che entra nelle carceri, e succede ora quello che succedeva prima.
    i pestaggi , le botte agli arrestati sono sempre esistititi.
    Quello che pare stia aumentando , ma è una sensazione visto che noi sappiamo quel poco e nulla che trapela dalla stampa, è la sostanziale impunità, la irresponsabilità di chi opera male, restano comunque al loro posto , e lo abbiamo, visto per non infierire sempre sulle guardie carcerarie che nel commplesso son vittime anche loro, lo abbiamo visto con quelli che aprivano i bagagli all’aereoporto: rubavano, provato e filmato, sono stati reintegrati nello stesso posto di lavoro, che senso ha? Il messaggio che passa è la sostanziale impunità di chi ruba al cittadino comune, la mancanza di rispetto per il cittadino che DEVE sottostare, e cittadino è anche il piccolo spacciatore e poi mi chiedo e dovrebbe chiederselo anche qualcun altro: perchè tanta ferocia per i piccolissimi spacciatori? I conti non tornano.

    L’unica cosa che si sta evidenziando sotto ogni amministrazione è la mancanza di considerazione per noi Italiani, quasi una guerra contro la gente comune, lo Stato in certe sue espressioni, è nemico del cittadino.

    Ma se vedi bene non è cosa che parte dai politici, che sono solo stupidissimi: si trovano la gente contro e nemmeno capiscono perchè , tutti racchiusi nel loro mondo di chiacchere, liti, bilancini di potere e benessere. Se sapessero avere una visione di insieme… ma è dote che va scomparendo o che per lo meno è stata limata, molto limata. E cadono per prime le foglie più delicate, segue man mano il resto finchè la pianta ( Stato ), è spoglia e pronta per essere abbattuta. non credo manchi molto, è un albero malato, con il tronco svuotato e marcito

  • Tonguessy

    Le persone di OGNI società stratificata hanno ruoli precisi e giocano parti chiaramente identificabili all’interno dello schema. Le elites economiche sono quelle che detengono le vere refini del potere, le elites parlamentari (o dittatoriali poco importa) tengono la facciata del potere, la polizia (o gli squadroni della morte poco importa nuovamente) tengono a bada la stragrande maggioranza delle persone che devono lavorare per riempire le tasche delle elites. Chi non accetta queste regole è fuori dal gioco e come tale va emarginato o eliminato. Ricordiamoci quello che succede quandi i “Grandi” (cioè il potere politico che determina come sostenere quello economico) si incontrano per determinare le regole dell’espansione del Mercato e c’è qualcuno che non condivide tali regole. Bolzaneto docet.
    Con Cucchi la storia è ancora peggiore perchè non c’è neanche la stupida circostanza del tentativo di rovesciare le politiche in atto. Non sono gli amanti dello spinello i veri rischi per l’Occidente e le sue belle democrazie. Quello che è successo a Cucchi offre la cifra di ogni società stratificata: il potere è irraggiungibile, i cittadini sono raggiungibili. E chi esercita il potere non ha nessuna intenzione che questo venga messo in discussione, qualunque sia la sua appartenenza alle caste alte (elites del mercato, della politica, della propaganda o della repressione). Succede così che, come sottolineava Hannah Arendt , si scopra la banalità del male. Tutto il sistema è banale mentre offre stimoli forti. Si parla ottusamente di democrazia ovvero di partecipazione ma chi ha la disgrazia di incappare nelle maglie della “giustizia” sa che la vittoria o la sconfitta sono solo un terno al lotto (quindi l’esatto contrario della partecipazione attiva e ragionata – vedi Grimaldi, caso illustrato qui su CDC) e nulla hanno a che vedere con quei valori di facciata tanto magniloquentemente esposti.
    Giustizia della Uno bianca: questo in sintesi è la banalità. Uccidere per diletto, addirittura fuori dagli schemi (pur a tratti aberranti) che ogni società stratificata si pone.
    Povero Cucchi, poveri noi.

  • maristaurru

    Nel momento in cui noi accettiamo tutto questo, consapevoli o meno, diventiamo parti sporche di un sistema sporco. Le società stratificate sono simili, ma non fotocopia. In un sistema normale, non si ha il totale appevoramento e la non percezione dei propri diritti che c’è in Italia.

    Non è intruppandosi come pecore in una finta opposizione guidata dai gregari degli oppressori che si difendono i propri diritti, non è delegando a soggetti sazi e satolli innestati nel sistema che si ottiene qualcosa, come parimenti non si ottiene un tubo ricorrendo o sperando, come in passato in lotta armata o solo proteste violente, sono azioni che portano alla reazione sdegnata, giustamente, in un mescolio di torti e ragioni, tutto si confonde ed a chi protesta, resta il torto.

    Liberarsi per quanto possibile dalla morchia delle società stratificate come le chiami si può e si deve, credo agendo su noi stessi, enon è utopia, se in una società uno strato è culturalmente debole e asservito alle ideologie di chi in sostanza domina ( destra/sinistra per abbreviare), e si lascia mite come pecora incasella re acriticamente, ecco che la società è sbilanciata ed il soggetto debole diventerà sempre più debole e succube: per semplificare in questi decenni, quante giuste rivendicazioni salariali sono state azzoppate da chi avrebbe in teoria dovuto rappresentare gli interessi del popolo operaio? Risultato? Stipendi bassissimi, costo pero’ alto per l’imprenditore, crescita esponenziale della parte di salario assorbita dallo Stato, cessione di servizi lucrosi al sindacato, concessione di cassa integrazione alla solite imprese potenti politicamente, operai i più poveri d’europa, ma sempre in piazza, presi per il culo.. diciamolo che questi son conti , non sogni, conti danaro ballante e sonante, tolto agli operai, tolto ai cittadini, tolto alle piccole imprese,agli artigiani e di contro abbiamo visto crescere la ricchezza di pochi soggetti che ora la crisi manco sanno che è: grandi imprese, che per lo più usano i soldi dei cittadini. Sindacati, ormai ricchi, ma non si fa sapere , i loro bilanci le attività..restano nascoste nel fumo , loro possono, la fruttivendola all’angolo, no, maledetta capitalista, che crepi! Politici e Banche, o meglio Banchieri, per le banche ho i miei dubbi, dimenticavo le malavite,anche loro stanno bene.

    In questo pasticcio che ci porterà alla rovina, anche noi abbiamo la nostra responsabilità, anche noi abbiamo demandato, abbiamo lasciato che facessero e ci calassero dall’alto della loro avida insipienza un rimedio, e l’hanno fatto: hanno demandato la raccolta del danaro a gente che non sa farla e la fa, con metodi che è meglio non definire, risultato: percezione da parte del cittadino onesto di esser truffato e grassato e da parte del disonesto che ” se loro fanno così.. io evado e ce provo gusto!” Acqua, luce e gas ai privati che se poi ci si infila qua e là qualche ditta malavitosa, meglio, saprà bene come riscuotere il pizzo.. pardon la gabella.

    Così uno Stato muore ed è quello che sta accadendo: violenza verso i deboli, oppressione economica verso i deboli, malasanità, malagiustizia, malaburocrazia…. che c’è di normale in questo schifo? Siamo solo noi italianucci a credere che sia normale, ma appunto siamo italianucci, chi sa se mai diventeremo Italiani.

    Mai seguire alla lettera quello che scrivono economisti, professori e altri prezzolati dal sistema, tutta gente che in genere pontifica col sedere al caldo e il cervello intorpidito dal benssere graziosamene fornito dal potere

  • lucamartinelli

    ha ragione Maristaurru quando sostiene che questi tragici avvenimenti sono sempre esistiti. Infatti non sarei intervenuto a dire la mia pur addolorato per la tragica morte di Cucchi. Ma lo faccio per sottolineare una costante che mi indigna profondamente: non si è mai verificato che a morire tragicamente fosse un figlio di padre altolocato o appartenente alla casta di sanguisughe che ci opprime o comunque medio-alto borghese. qualcosa di simile insomma a quanto accade nella giustizia Usa. Se sei bianco, ricco, alto ,biondo e con gli occhi azzurri ma soprattutto protestante ti stendono i tappeti rossi. Se invece sei negro, ispanico o oriundo italiano la pena di morte non te la leva nessuno. Non si è nemmeno mai verificato che le forze dell’ordine entrassero a devastare la sede di confindustria o caricassero violentemente un corteo di seminaristi (perdonatemi l’estremizzazione), eppure non è che la percentuale di delinquenti in queste categorie sia trascurabile. D’altra parte è noto che in uno stato democratico la polizia è al servizio del cittadino, mentre in un regime o in una finta democrazia è il cane da guardia dei padroni. Buona domenica a tutti

  • maristaurru

    E mi sembra che sostanzialmente il punto è la mancanza di considerazione del cittadino che devolve il suo potere ai rappresentanti politici o sindacali. Ma i rappresentanti non si sentono “delegati ad amministrare il potere che gli viene affidato dal popolo”, besì si sentono e vengono percepiti dal popolo ignorante come “detentori” di un potere. Questo gli permette, a cominciare dagli asserviti professori univeristari consulenti ricchissimi ed opulenti, di aggiustare coordinandole alla vecchia Costituzione, nuove leggi e civili e penali ed amministrative, tutte obliquamente espresse, ma non per disattenzione, bensì per calcolo, in modo che per aggiustamenti successivi con decreti legge, veline interne, regolmenti ministeriali.. una qualunque legge che esce dal Parlamento con gran strombazzo , di segno positivo ( per il popolo), in breve diventa a fin di bene, naturalmente, di segno negativo, ( per abbreviare) , strumento di sotile oppressione in tutti i sensi .

    Rimedio, non ne vedo, bisognerebbe buttare all’aria tutto, i pericoli di simile ipotesi, li conosciamo, e per luca martinelli: il problema purtroppo non è solo la polizia, è riduttivo parlae della sola polizia, nel caso di Cucchi, abbiamo medici e magistratura che non hanno funzionato, siamo a tre strutture pubbliche, non riduciamoci al solito a bastonare solo il più debole, anche per questo vezzo italiano ci siamo ridotti agli sgoccioli. E’ vero che il coraggio uno non se lo può dare, è vero che arrivano anche nei blog di nessun conto come il mio gli avvertimenti se appena appena sfiori certi poteri.. ma insomma , alziamo un po’ la testa!

  • lucamartinelli

    d’accordo, gentile signora. Me la sono presa con la polizia perche’ è il braccio armato del potere, quello che i cittadini percepiscono piu’ brutale. Ma è ovvio che il sistema di oppressione è variegato. E’ possibile che i danni peggiori li facciano perfetti sconosciuti altolocati, addobbati con grembiulini e compassi. Venendo alla sua ultima esortazione, quella di alzare la testa, sorge qualche problema: come e in quanti?. Se alziamo la testa in tre o quattro saremmo stroncati all’istante. Siamo alle solite: senza una presa di coscienza di massa avremo poche possibilita’. E siccome non mi sembra che il popolo italiota sia cosciente di qualcosa che non sia il campionato o gli squallidi palinsesti televisivi ecco perche’ nutro poche speranze. Ma la sostanza di quanto lei scrive è totalmente condivisibile. saluti

  • nautilus55

    Non c’è contraddizione, Rossa Primavera, perché gli attori sono su due distinti piani. I medici hanno violato ovviamente le loro consegne (piano giuridico), mentre le botte gratuite indicano proprio comportamenti che vanno oltre il piano giuridico ed investono quello della morale e dell’etica. Ciao

  • infinitoxxx

    Sai quando si parla di evoluzione dello spirito umano…ecco tu sei talmente indietro che sicuramente non sai di cosa sto parlando…

    Il sistema crea i “tossici” perche’ gli servono…e’ uno dei sistemi che ha per alimentare la guerra tra poveri, povero caro…SVEGLIATI!!!

  • castigo

    io invece ti auguro di finire nelle mani di qualche “tutore dell’ordine” un po’ troppo solerte, o in quelle dei dottori che hanno “curato” Cucchi.
    e buon viaggio, uomo falco……

  • sandrez

    la tv non smuove mai.
    quel “forse” lo trovo molto ironico.

    perché i tg con violenze di ogni tipo sono nella fascia oraria 12.00-13.00?
    per comodità nostra?! 😀
    non credo proprio.
    per comodità loro…così ogni violenza viene digerita.

    “La società borghese digerisce tutto: amalgama, assimila e digerisce tutto.”
    diceva Pasolini.
    e la tv aiuta proprio a digerire tutto…specialmente la violenza.

    ti posso dire un fatto di cui mi vergogno parecchio.
    quando ho sentito la notizia io mi sono vergognato e dispiaciuto…ho letto Foucault (Sorvegliare e Punire) e Beccaria e alcune cose sono indigeribili per me…ma non ho pronunciato un fiato per pudore.
    mio padre “vecchia scuola” patriarcale ha dovuto per forza commentare dicendo che se lo meritava.
    è un lobotomizzato che ci crede.
    la tv con la sua violenza non fa altro che emettere continuamente il suo messaggio…anzi il loro messaggio.
    che poi viene ripetuto da chi lo ascolta come dei pappagalli.

    quelle foto non hanno smosso nulla se non in chi pensa che la violenza non dovrebbe esistere a priori…una misera parte di persone a quanto sembra

  • frankleone

    siccome i c.d. tutori dell’ordine non mi troveranno mai a spacciare, a farmi o a srubacchiare per comprarmi una dose, è difficle che io possa avere delle grande da loro. ribadisco, voi parlate solo per dare aria ai denti, in strada è tutta un’altra cosa.

  • frankleone

    un’analisi molto lucida, senza veli di ipocrisia. è prorprio così, volenti o nolenti, e fa sorridere chi usa ancora un linguaggio da fine anni’ 60.

  • Tonguessy

    Sono d’accordo con la tua analisi. Ma……il fatto stesso che il vecchio patriarca si sia sentito in obbligo di commentare (da quando in qua un patriarca si sente in obbligo?) è un chiaro segno che l’episodio era tremendo e andava rimosso con un commento. E’ vero, la tivù ci vuole abituare al massacro. Ma noi non possiamo essere abituati abituati ai massacri. Possiamo perfino credere che siano giusti, ci possono fare il lavaggio del cervello ma alla fine resta lo stridore del volere la pace e sostenere la guerra. Bisogna riscriversi sopra l’episodio in questione, stigmatizzare che QUELLA era guerra e come tale andava combattuta per la PACE (?!).
    Questo voleva dire il patriarca, rimettere la propria coscienza a posto. E’ un chiaro segno di debolezza, dovuto a quelle immagini: le possiamo reinterpretare, sbianchettare, rimuovere ma l’impronta rimane indelebile nonostante quei patetici tentativi.
    Portare quei pesi dal conscio all’inconscio non aiuta, perchè alla fine tutto torna fuori. Si portano cose nell’inconscio solo quando non si è sufficientemente maturi per risolverle nel conscio. Questo è il messaggio da comprendere e certe immagini veicolano l’impotenza di un Sè immaturo e prepotente, diversamente dal Sè maturo e potente.
    Saluti

  • castigo

    frankleone:

    siccome i c.d. tutori dell’ordine non mi troveranno mai a spacciare, a farmi o a srubacchiare per comprarmi una dose, è difficle che io possa avere delle grande da loro.

    non è strettamente necessario che tu ponga in essere comportamenti delittuosi.
    basta anche protestare perché si pensa di essere stati oltraggiato dal loro comportamento.
    per quanto riguarda i medici, poi, te li puoi trovare davanti in qualsiasi momento, e allora il fatto che tu sia una pecora disciplinata non avrà la benché minima importanza.

    ribadisco, voi parlate solo per dare aria ai denti, in strada è tutta un’altra cosa.

    appunto, figliuolo.
    ed io ti auguro con tutto il cuore di incontrare molto presto questa “altra cosa”, che ho l’impressione tu non sappia cosa sia 😉

  • sandrez

    il (mio) patriarca è obbligato a commentare per mantenere il suo ruolo/potere 😀
    che vuoi farci?…io non posso che ringraziarlo perché mi ha permesso di studiare più di quanto lui abbia potuto.
    magari nel suo inconscio sa che quello che fa/dice non è la “cosa giusta” o forse no…chissà.
    come dici il commento serviva per “scansare” il tremendo fatto e questo ci riporta all’egoismo di fondo della nostra civiltà (patriarcale)…mors tua vita mea…basta che il mio giardino sia a posto..cosa me ne frega degli altri?!
    ma secondo me non voleva “purificarsi” ma reiterare e amplificare quella violenza perché oramai crede che sia normale qualsiasi violenza simile che tocchi agli altri.

    riguardo l’abitudine al massacro…concordo con te.
    noi non siamo abituati al massacro…ma gli altri?!
    magari chi è già assuefatto non si accorge dello stridore di fondo che noi evidenziamo.
    come il mio patriarca ad esempio che non nota nemmeno più la differenza tra “pace” e “guerra umanitaria” e pensa che sia giusto e sacrosanto uccidere per la pace.
    il caro Orwell ha visto giusto..la lingua (anche quella delle immagini) è già stata riscritta ed è utilizzata da tempo.
    chi si informa solo dalla tv (+ del 70% delle persone si dice?!) riceve solo quegli input…logico poi che ripeta a memoria (anche inconsciamente) quei messaggi.
    e pensa ai ragazzini che stanno già crescendo a base di questa tv.
    non che noi che ci informiamo tramite web siamo i meglio del mondo eh me ne guardo bene dal giudicarmi superiore di altri 😀
    con questo giusto per testimoniare uno spaccato della nostra (o mia) (squallida per me) civiltà.

    ciao 🙂

  • frankleone

    è meglio protestare poco quando si ha a che fare con le forze dell’ordine, perchè generalmente sono loro ad avere il coltello dalla parte del manico. quanto alla pecora disciplinata, se a uno piace fare il cazzone o peggio ancora il delinquente…..peggio per quella persona. non fate gli ingenui per favore.