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STA PER ARRIVARE LA MORTE DEL DOLLARO

DI ROBERT FISK
independent.co.uk

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari.

Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.

Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.

Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.

Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo.

Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente.

La Cina importa il 60% del petrolio che consuma, per lo piu’ dal Medio Oriente e dalla Russia. I cinesi hanno concessioni petrolifere in Iraq – bloccate fino a quest’anno dagli Stati Uniti – e dal 2008 hanno un accordo da 8 miliardi di dollari con l’Iran per lo sviluppo delle capacita’ di raffinazione e delle risorse di gas. La Cina ha contratti petroliferi in Sudan (dove ha sostituito gli Stati Uniti) e da tempo sta negoziando concessioni petrolifere in Libia dove tradizionalmente questo genere di accordi e’ del tipo joint venture.

Inoltre le esportazioni cinesi verso la regione ammontano ora a non meno del 10% delle importazioni di tutti i Paesi del Medio Oriente e includono una vasta gamma di prodotti che vanno dalle automobili agli armamenti, ai generi alimentari, al vestiario e persino alle bambole. Riconoscendo esplicitamente il crescente peso finanziario della Cina, il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha chiesto l’altro ieri a Pechino di consentire alla yuan di apprezzarsi sul dollaro e, di conseguenza, di diminuire la dipendenza della Cina dalla politica monetaria americana contribuendo cosi’ a riequilibrare l’economia mondiale e ad alleggerire la pressione al rialzo sull’euro.

Dagli accordi di Bretton Woods – gli accordi conclusi dopo la seconda guerra mondiale che ci hanno tramandato l’architettura del moderno sistema finanziario internazionale – i partner commerciali degli Stati Uniti hanno dovuto affrontare le conseguenze della posizione di controllo di Washington e, negli anni piu’ recenti, dell’egemonia del dollaro in quanto principale valuta di riserva.

I cinesi credono, ad esempio, che siano stati gli americani a convincere la Gran Bretagna a non entrare nell’euro per impedire una fuga dal dollaro. Ma secondo le fonti bancarie cinesi i colloqui sono andati troppo avanti per poter essere bloccati. “Non e’ da escludere che nel paniere delle monete entri anche il rublo”, ha detto un importante broker di Hong Kong all’Indipendent. “La Gran Bretagna e’ presa in mezzo e finira’ per entrare nell’euro. Non ha scelta in quanto non potra’ piu’ usare il dollaro americano”.

Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.

Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.

“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.

Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.

Versione originale:

Robert Fisk
Fonte: www.independent.co.uk
Link: http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html
6.10.2009

Versione italiana:

Fonte: www.unita.it/
Link: http://www.unita.it/news/il_documento/89415/sta_per_arrivare_la_morte…
6.10.2009

Traduzione a cura di Carlo Antonio Biscotto

Pubblicato da Davide

  • marco76

    Ma l’articolo di ieri sul trattato di Lisbona e sparito?

  • stefanodandrea

    Grazie Robert Fisck.
    Tu annunciasti al mondo, con due (o tre, non ricordo bene) interviste – le uniche rilasciate a giornalisti occidentali – la figura di Osama bin laden.
    In quelle interviste Osama bin laden diceva, tra l’altro: a) che il petrolio sarebbe arrivato a 100 dollari; b) che i suoi uomini avevano già combattuto in somalia contro gli stati Uniti e avevano scoperto che l’america è una togre di carta: i soldati statunitensi tremavano come foglie; c) che pertanto gli Stati Uniti sarebbero stati sconfitti molto più facilmente che non l’unione sovietica; d) che i mujaheddin avrebbero sconfitto gli Stati Uniti sui monti dell’ Hindu Kush: “da questa stessa montagna su cui ora sei seduto, abbiamo spezzato l’esercito russo e abbiamo distrutto l’Unione Sovietica. E io prego Dio che ci permetta di trasformare gli Stati Uniti nell’ombra di se stessi” “http://www.peacelink.it/conflitti/a/13489.html); e) che l’obiettivo di Osama era la disintegrazione degli Stati Uniti (così come si era disintegrata l’Unione Sovietica); f) che noi occidentali avremmo presto avuto notizie di loro, che stavano preparando la guerra.
    Adesso, caro Robert Fisk, ci dai questo secondo splendido annuncio. Speriamo che si avveri almeno quanto il primo, perché esso condurrà davvero alla disintegrazione degli Stati Uniti. Se ciò avverrà, anche noi Italiani, così come molti altri popoli della terra, seppure senza merito, ci liberemo dal domionio culturale e politico degli Stati Uniti, che è e deve essere la priorità nazionale, qualunque idea politica si abbia e qualunque porogetto si intenda realizzare (cfr. il capoverso n. 39 del Manifesto: 39. La sudditanza culturale nei confronti degli Stati Uniti d’America ha da lungo tempo superato i limiti del ridicolo. Bisogna liberarsene. Sono in gioco, non soltanto la dignità e la personalità del popolo e dello Stato italiano, ma la stessa concreta possibilità di progettare il nostro destino” (http://www.appelloalpopolo.it/?p=22).

  • wld

    … non è sparito, ho chiesto via e-mail alla redazione lumi e mi hanno risposto, allego qui sotto la risposta:

    Buongiorno, l’articolo è stato rimosso perché l’autore si è accorto di aver sbagliato alcuni calcoli.
    Sarà ripubblicato corretto nei prossimi giorni
    Grazie
    Cordiali saluti
    Davide

  • Tonguessy

    “Dagli accordi di Bretton Woods – gli accordi conclusi dopo la seconda guerra mondiale che ci hanno tramandato l’architettura del moderno sistema finanziario internazionale – i partner commerciali degli Stati Uniti hanno dovuto affrontare le conseguenze della posizione di controllo di Washington”
    Guisto per essere precisi: “La conferenza di Bretton Woods, che si tenne dal 1° al 22 luglio 1944 nell’omonima cittadina appartenente alla giurisdizione della città di Carroll (New Hampshire, USA), stabilì regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.”
    Wiki.

  • maika18

    magari sai anche perchè è sparito quello del berlusca?

  • wld
  • maika18

    grazie, non lo sapevo!

  • maika18

    Tolto il dominio culturale dal quale ci libereremmo, non penso valga la stessa cosa per quello economico.
    Insomma non credo che a noi italiani (e forse all’Europa) convenga poi così tanto l’apprezzamento del petrolio in €uro, in quanto ci renderebbe più poveri e sarebbe un ulteriore botta dopo quella subita con l’entrata in vigore della moneta unica europea.

  • Allarmerosso

    “Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.”

    E noi come pecore dietro a leccare i culi e lasciarci i nostri giovani .

  • Allarmerosso

    quale dovrebbe essere la differenza fra la citazione dell’articolo e la citazione di Wikipedia (considerata da taluni baluardo di libera informazione ed oracolo di verità innegabili …) ???

  • stefanodandrea

    Io credo che la sovranità e l’indipendenza valgano sempre più di qualunque altro sacrificio. Il dominio delle onde ci ha reso culturalmente e quindi (più) politicamente dipendenti dagli Stati Uniti. Per un verso c’è la loro volontà di dominare; per altro la nostra dipendenza (tipo droga). Se si eliminasse questo fenomeno bidirezionale (dal colonizzato al colonizzatore e ritorno), si riaprirebbero le porte della storia. Se poi si creassero sacche gravi di povertà, l’Europa e l’Italia potrebbero riscoprire la loro tradizione socialista e procedere a redistribuzioni della ricchezza, piuttosto che inseguire a ogni costo (persino a costo della indipendenza economica e culturale, quindi della dignità dei popoli e delle persone che le formano) la malefica crescita fine a sé stessa.

  • stefanodandrea

    Purtrroppo hai ragione, la sindrome del colonizzato fa amare più il colonozzatore che sé stessi. E’ una forma grave di masochismo

  • maumau1

    a noi non ci salverà manco la fine degli USA,perchè siamo pecore e pecore rimarremo e le pecore basta uno che si mette a capo per portarle nel baratro o al macello…

    Ora gli USA che hanno già bloccato l’estrazione del petrolio cinese in Iraq,sebbene la Cina si sia aggiudicate le concessioni cercherà di fare lo stesso con l’Iran insieme ad Israele(che insegue la Grande Israele)
    ma Russia con le le loro armi e Cina coi loro soldi non sono pane per i denti USA-Israele i quali però potrebbero coinvolgere per via della Nato l’intera Europa ed anche noi potremmo finire contro Russia e Cina anche grazie al trattato di Lisbona..a combattere la guerra degli USA e faremo una brutta fine..

    visto che è ovvio che questa guerra imperialistica per il dominio del petrolio non finirà senza sangue versato…visto che non basteranno le pandemie a nascondere il crack economico(in nemico interno) nè questo polverone potrò offuscare gli occhi di cinesi e russi(il nemico esterno)

    Ora ad USA Israele non serve che un enorme scusa per attaccare l’Iran senza che Russia e Cina possano risentirsi…
    questo ovviamente è impossibile…
    manco un attentato al vaticano incolpando l’Iran potrebbe essere credibile….
    ma ad oggi vedere Israele che si butta sull’Iran attraversando l’Arabia Saudita ossia le forze aeree USA,mi pare poco credibile ammenochè
    questa sia l’ultima battaglia per la salvezza…in questo caso potrebbero anche farlo,come dire muoia Sansone con tutti i filistei(e si dimentica che quand ocrollò il tempio morirono donne e bambini,e Sansone era appunto di quelle zone,ebreo)

    ciao

  • radisol

    Voci di complotto anti-dollaro

    Oro record, valuta Usa in calo
    di Andrea Franceschi

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    Biglietto verde in forte calo e oro ai massimi storici (nuovo record a 1.043,78 dollari l’oncia). Queste le indicazioni principali sul fronte del mercato dei cambi e delle materie prime. Diversi i market mover: alcune indiscrezioni stampa ad esempio, ma anche le aspettative di una risalita dell’inflazione e infine la decisione a sopresa della Banca centrale australiana di alzare i tassi d’interesse.

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    Il complotto anti-dollaro —————————————————

    A mettere sotto pressione il biglietto verde ha contribuito un articolo pubblicato dall’Independent dal titolo emblematico: «Il crollo del dollaro». Secondo il quotidiano britannico Cina, Russia, Francia e Giappone, insieme a una serie di paesi arabi starebbero trattando per sostituire il dollaro come moneta di riferimento nel commercio di petrolio. L’intenzione, riferisce il quotidiano britannico che cita fonti bancarie (anonime) cinesi e arabe, è quella di utilizzare un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, una nuova valuta unitaria concordata in via di istituzione tra i paesi del Golfo. La notizia è stata smentita dal governatore della Banca centrale dell’Arabia Saudita Muhammad al-Jasser e dal ministro dell’Energia del Kuwait e dal vice ministro russo delle Finanze Dimitri Pankin. Ma l’impatto sul mercato valutario si è fatto sentire. —————————————-

    Salgono le aspettative di inflazione, oro ai massimi ———————-

    La corsa dell’oro (considerato bene rifugio) è un investimento che molti operatori fanno per ricoprirsi sull’indebolimento del dollaro. Il biglietto verde, che nei mesi scorsi si è molto svalutato rispetto all’euro, potrebbe ulteriormente indebolirsi se, come diversi indicatori fanno pensare, l’economia americana affronterà una nuova fase inflattiva. In questi mesi d’altronde, sono stati in molti a paventarlo. Soprattutto a fronte della colossale iniezione di liquidità da parte delle banche centrali (Fed e Bce, ma anche la banca centrale cinese) per far fronte alla stretta creditizia. Le aspettative su questo fronte sono state rinnovate da diversi elementi. Gli operatori tengono d’occhio soprattutto lo spread tra i T-bond decennali e i Treasury Inflation protected securities (titoli di stato Usa che garantiscono sul rischio prezzi). Il differenziale, vicino allo zero a fine 2008 è salito a quota 1,84%. «Anche se al momento l’inflazione è bassa – dice Adam Farthing, capo della divisione metalli di Deutshe Bank – il rischio di risalita è ai massimi». ———————–

    La banca centrale australiana alza a sorpresa i tassi ——————–

    Sul ribasso del biglietto verde pesa infine la decisione a sorpresa della Banca centrale australiana di alzare i tassi d’interesse sulla scia dei segnali di ripresa dell’economia. Mossa questa che ha alimentato presso gli investitori l’appetito per investimenti più rischiosi e remunerativi rispetto al biglietto verde. Il rialzo dei tassi d’interesse da parte dell’Australia, il primo paese del G-20 a muoversi in questa direzione, dovrebbe avere un effetto stabilizzante sulle Borse mondiali e quindi sugli investimenti più rischiosi ma al tempo stesso, spiegano gli analisti, nel medio termine può avere ulteriori conseguenze negative sul dollaro.

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    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/10/dollaro-calo-complotto-russia-cina-oro-record-cambi-valute.shtml?uuid=5f8135c4-b292-11de-8d23-df24a6addf7c&DocRulesView=Libero

  • Tonguessy

    Semplicemente un refuso. Trovi sbagliato correggere un refuso? E cosa c’entra l’attacco a wiki adesso? Se ti da fastidio guarda questo sito di storia
    http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/b/b123.htm
    Cambia qualcosa? No, gli accordi furono fatti sempre nel luglio 44 nella cittadina del New Hampshire (Usa). Questi sono i fatti. Fisk ha scritto una inesattezza, nulla di grave, ma perchè non correggere?

  • obender71

    E’ guerra.

  • PIEROROLLA

    PROMEMORIA DELLA CRISI E L’ASSETTO GEOPOLITICO MONDIALE

    .

    http://www.ildirittodisapere.com/2009/09/promemoria-della-crisi-e-lassetto.html

    “Terminato l’evento su Globalizzazione e Sviluppo con la presenza di oltre 1500 economisti, famose personalità scientifiche e rappresentanti di organismi internazionali riunitisi a L’Avana, ho ricevuto una lettera ed un documento di Atilio Boron, Dottore in Scienze Politiche, Professore Titolare di Teoria Politica e Sociale, direttore del Programma Latinoamericano d’Educazione a Distanza in Scienze Sociali (PLED), oltre ad altre importanti responsabilità scientifiche e politiche. Atilio, solido e leale amico, aveva partecipato giovedì 6 al programma “Mesa Ridonda” della Televisione Cubana, insieme ad altre personalità internazionali che hanno partecipato alla Conferenza su Globalizzazione e Sviluppo.
    Ho saputo che sarebbe partito domenica ed ho deciso di invitarlo ad un incontro alle 5 del pomeriggio del giorno successivo, sabato 7 marzo.
    Avevo deciso di scrivere una riflessione sulle idee contenute nel suo documento. Utilizzerò in sintesi le sue stesse parole:
    “… Ci troviamo in presenza di una crisi capitalista generale, la prima di una grandezza paragonabile a quella esplosa nel 1929 ed alla cosiddetta “Grande Depressione” del 1873-1896. Una crisi integrale, della civiltà, multi-dimensionale, la cui durata, profondità e portata geografica saranno sicuramente di maggiore ampiezza delle precedenti.
    “Si tratta di una crisi che trascende abbondantemente l’aspetto finanziario o bancario e colpisce l’economia reale in tutti i suoi aspetti. Danneggia l’economia globale e oltrepassa le frontiere statunitensi.
    “Le cause strutturali: è una crisi di sovrapproduzione e contemporaneamente di sottoconsumo. Non a caso è esplosa negli USA, perché questo paese è da oltre trent’anni che vive artificialmente del risparmio esterno e del credito esterno; queste due cose non sono infinite: le imprese si sono indebitate al di sopra delle loro possibilità; inoltre lo Stato si è indebitato non solo al di sopra delle sue possibilità per affrontare non solo una, ma due guerre, senza aumentare le tasse, ma riducendole; i cittadini sono spinti sistematicamente dalla pubblicità commerciale ad indebitarsi per sostenere un consumismo esagerato, irrazionale e sprecone.
    “Però a queste cause strutturali bisogna aggiungerne altre: l’accelerata finanziarizzazione dell’economia, l’irresistibile tendenza all’incursione in operazioni speculative sempre più rischiose. Scoperta la “fonte della giovinezza” del capitale grazie a cui il denaro genera ancora più denaro, prescindendo dalla valorizzazione apportata dallo sfruttamento della forza lavoro e considerando che enormi quantità di capitale fittizio possono essere ottenute in pochi giorni, al massimo settimane, l’assuefazione da capitale porta a trascurare qualsiasi calcolo o qualsiasi scrupolo.
    “Altre circostanze hanno favorito l’esplosione della crisi. Le politiche neoliberali di deregolamentazione e liberalizzazione hanno reso possibile che le figure più potenti che pullulano nei mercati imponessero la legge della giungla.
    “Un’enorme distruzione di capitali su scala mondiale, caratterizzandola come una “distruzione creativa”. A Wall Street questa “distruzione creativa” ha provocato che la svalutazione delle imprese quotate in borsa giungesse quasi al 50 %; un’impresa che in borsa quotava un capitale di 100 milioni, ne ha ora 50! Caduta della produzione, dei prezzi, dei salari, del potere d’acquisto. “Il sistema finanziario nella sua totalità sta per esplodere. Le perdite bancarie ammontano ormai ad oltre $500.000 milioni ed un altro bilione è in arrivo. Oltre una dozzina di banche sono in bancarotta e centinaia in attesa della stessa sorte. Oltre un bilione di dollari è stato trasferiti dalla FED al cartello bancario, ma sarà necessario un altro bilione e mezzo per mantenere la liquidità delle banche nei prossimi anni”. Quella che stiamo vivendo è la fase iniziale di una lunga depressione e la parola recessione, tanto utilizzata recentemente, non spiega in tutta la sua drammaticità ciò che il futuro prepara al capitalismo.
    “Nel 2008 le azioni ordinarie di Citicorp hanno perso il 90% del loro valore. L’ultima settimana di febbraio valevano a Wall Street 1 dollaro e 95!
    “Questo processo non è neutro perché favorirà gli oligopoli più grandi e meglio organizzati che toglieranno i loro rivali dai mercati. La “selezione darwiniana dei più adatti” sgombrerà la strada per nuove fusioni ed alleanze imprenditoriali, mandando i più deboli al fallimento.
    “Accelerato aumento della disoccupazione. Nel 2009, il numero di disoccupati nel mondo (circa 190 milioni nel 2008) potrebbe aumentare di altri 51 milioni . I lavoratori poveri (che guadagnano appena due euro al giorno) diventeranno 1.400 milioni, cioè il 45% della popolazione economicamente attiva del pianeta. Negli Stati Uniti la recessione ha già distrutto 3,6 milioni posti di lavoro. La metà durante gli ultimi tre mesi. Nell’Unione Europea il numero di disoccupati è pari a 17,5 milioni, 1,6 milioni in più di un anno fa. Nel 2009, si prevede la perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro. Diversi Stati centroamericani come il Messico ed il Perù, per i loro stretti legami con l’economia statunitense, saranno fortemente colpiti dalla crisi.
    “Una crisi che colpisce tutti i settori dell’economia: le banche, l’industria, le assicurazioni, l’edilizia, eccetera e si dissemina nell’intero sistema capitalista internazionale.
    “Decisioni prese in campo internazionale e che colpiscono le filiali periferiche creando licenziamenti in massa, interruzioni nelle catene dei pagamenti, crollo nella domanda di input, eccetera. Gli USA hanno deciso di sostenere le Big Three di Detroit (Chrysler, Ford, General Motors), ma solo per salvare le fabbriche presenti nel paese. Francia e Svezia hanno annunciato che condizioneranno gli aiuti alle loro industrie automobilistiche: potranno trarne vantaggio solo le fabbriche che si trovano nei loro territori. Il ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, ha dichiarato che il protezionismo potrebbe essere “un male necessario in tempi di crisi”. Il ministro spagnolo dell’Industria, Miguel Sebastian, chiede di “consumare prodotti spagnoli”. Barack Obama, aggiungiamo noi, promuove il “buy American!”.
    “Altre fonti di propagazione della crisi nella periferia sono la caduta nei prezzi delle commodity che esportano i paesi latinoamericani e caraibici, con le loro conseguenze recessive e l’aumento della disoccupazione.
    “Drastica diminuzione delle rimesse familiari nei paesi industrializzati da parte degli emigranti latinoamericani e caraibici. (In alcuni casi le rimesse sono la voce più importante nell’entrata di valuta internazionale, superiore alle esportazioni).
    “Ritorno degli emigranti, deprimendo ancora di più il mercato del lavoro.
    “Coincide con una profonda crisi energetica che esige un cambiamento della visione attuale basata sull’uso irrazionale e predatorio del combustibile fossile.
    “Questa crisi coincide con la crescente presa di coscienza delle catastrofiche conseguenze del cambiamento climatico.
    “Aggiungiamo la crisi alimentare, acutizzata dalla pretesa del capitalismo di mantenere un irrazionale modello di consumo, trasformando terreni adatti alla produzione alimentare e destinandoli all’elaborazione di biocombustibili.
    “Obama ha riconosciuto che non abbiamo ancora toccato il fondo e Michael Klare ha scritto nei giorni scorsi che “se l’attuale disastro economico si trasforma in quello che il presidente Obama ha chiamato “decennio perduto”, il risultato potrebbe consistere in un paesaggio globale pieno di convulsioni causate dall’economia.
    “Nel 1929 la disoccupazione negli USA è arrivata al 25% man mano che crollavano i prezzi agricoli e delle materie prime. Dieci anni dopo ed a dispetto delle radicali politiche intraprese da Franklin D. Roosevelt (il New Deal) la disoccupazione continuava ad essere molto elevata (17%) e l’economia non riusciva ad uscire dalla depressione. Solo la Seconda Guerra Mondiale ha messo la parola fine a quella tappa. Ed ora perché dovrebbe essere più breve? Se la depressione del 1873-1896, come ho spiegato, è durata 23 anni!
    “Visti i precedenti, perché ora dovremmo uscire dall’attuale crisi in pochi mesi, come prospettano alcuni pubblicisti ed i “guru” di Wall Street?
    Non si uscirà da questa crisi con un paio di riunioni del G-20, o del G-7. Se esiste una prova della sua radicale incapacità di risolvere la crisi è la risposta delle principali borse valori del mondo dopo qualsiasi annuncio o proposta di legge a favore di una nuova manovra: la risposta “dei mercati” è invariabilmente negativa.
    “Come testimonia George Soros “l’economia reale soffrirà gli effetti secondari che ora stanno prendendo forza. Dato che in queste circostanze il consumatore statunitense non può servire ormai da locomotiva dell’economia mondiale, il Governo statunitense deve stimolare la domanda. Visto che affrontiamo le sfide minacciose del riscaldamento del pianeta e della dipendenza energetica, il prossimo Governo dovrebbe promuovere dei piani per stimolare il risparmio energetico, lo sviluppo di fonti di energia alternative e la costruzione di infrastrutture ecologiche.
    Si apre un lungo periodo di tira e molla e di negoziati per definire in quale maniera s’uscirà dalla crisi, chi ne beneficerà e chi dovrà pagarne i costi.
    “Gli accordi di Bretton Woods, concepiti nell’ambito della fase keynesiana del capitalismo, coincisero con la creazione di un nuovo modello d’egemonia borghese che, come conseguenza della guerra e della lotta antifascista, aveva come nuovo ed inaspettato base il rafforzamento dell’area dei sindacati operai, dei partiti di sinistra e delle capacità regolatrici e di controllo degli stati.
    “Ormai non esiste più l’URSS, la cui sola presenza, insieme alla minaccia dell’espansione ad Occidente del suo esempio, inclinava la bilancia della negoziazione a favore della sinistra, dei settori popolari, dei sindacati, ecc.
    “La Cina occupa attualmente un ruolo incomparabilmente più importante nell’economia mondiale, ma senza raggiungere un’importanza parallela nella politica mondiale. Viceversa l’URSS, a dispetto della sua debolezza economica era una formidabile potenza militare e politica. La Cina è una potenza economica, ma con scarsa presenza militare e politica nelle questioni mondiali, sebbene stia cominciando un cauto e graduale processo di riaffermazione nella politica internazionale.
    “La Cina può arrivare a svolgere un ruolo positivo nella strategia di ricomposizione dei paesi della periferia. Pechino sta gradualmente orientando le sue enormi energie nazionali verso il mercato interno. Per una serie di ragioni che sarebbe impossibile discutere qui, è un paese che ha bisogno di una crescita economica annuale pari all’8% , sia come risposta agli stimoli dei mercati mondiali o a quelli originati dal suo immenso mercato interno- solo parzialmente sfruttato. Se si conferma questa svolta, si può pronosticare che la Cina continuerà ad avere bisogno di molti prodotti provenienti da paesi del Terzo Mondo, quali il petrolio, il nichel, il rame, l’alluminio, l’acciaio, la soia ed altre materie prime ed alimenti.
    “Viceversa, durante la Grande Depressione degli anni 30, l’URSS era poco inserita nei mercati mondiali. La Cina è differente: potrà continuare a svolgere un ruolo molto importante e, come la Russia e l’India (anche se queste in misura minore), comprare all’estero le materie prime e gli alimenti di cui ha bisogno, a differenza di ciò che accadeva con l’URSS ai tempi della Grande Depressione.
    “Negli anni 30 le soluzioni della crisi sono state il protezionismo e la guerra mondiale. Oggi il protezionismo troverà molti ostacoli per la penetrazione dei grandi oligopoli nazionali nei diversi spazi del capitalismo mondiale. La conformazione di una borghesia mondiale presente in gigantesche imprese che, nonostante la loro base nazionale, operano in un’infinità di paesi, rende la scelta protezionistica nel mondo sviluppato di scarsa effettività nel commercio Nord/Nord; le politiche tenderanno – almeno per adesso e non senza tensioni – a rispettare i parametri stabiliti dall’OMC. La carta protezionistica appare molto più probabile quando sarà applicata, e sicuramente succederà, contro il Sud globale. Una guerra mondiale sospinta dalle “borghesie nazionali” del mondo sviluppato disposte a lottare tra di loro per la supremazia nei mercati è praticamente impossibile, perché tali borghesie sono state soppiantate dall’ascesa e dal consolidamento di una borghesia imperiale che si riunisce periodicamente a Davos e per la quale la scelta di un confronto militare costituisce un fenomenale sproposito. Non vuole dire che questa borghesia mondiale non sostenga, come l’ha fatto finora con le avventure militari degli Stati Uniti in Iraq ed Afghanistan, la realizzazione di numerose operazioni militari nella periferia del sistema, necessarie per la preservazione dei profitti del complesso militare-industriale nordamericano ed indirettamente dei grandi oligopoli degli altri paesi.
    “La situazione attuale non è uguale a quella degli anni trenta. Lenin diceva che “il capitalismo non cade se non c’è una forza sociale che lo faccia cadere”. Oggi quella forza sociale non è presente nelle società del capitalismo metropolitano, gli Stati Uniti compresi.
    “Gli Usa, il Regno Unito, la Germania, la Francia ed il Giappone dirimevano nel terreno militare la loro lotta per l’egemonia imperiale.
    “Oggi, l’egemonia e la dominazione si trovano chiaramente nelle mani degli Usa. Sono l’unico garante del sistema capitalista su scala mondiale. Se gli Usa cadessero si produrrebbe un effetto dominò che provocherebbe il crollo di quasi tutti i capitalismi metropolitani, senza menzionare le conseguenze nella periferia del sistema. Nel caso in cui Washington fosse minacciata da un moto popolare tutti accorrerebbero in aiuto, perché è il sostegno ultimo del sistema e l’unico che in caso di necessità può aiutare gli altri.
    “Gli USA sono un attore insostituibile ed il centro indiscusso del sistema imperialista mondiale: solo loro dispongono di oltre 700 missioni e basi militari in circa 120 paesi, costituendo la riserva finale del sistema. Se le altre opzioni falliscono, la forza apparirà in tutto il suo splendore. Solo gli USA possono dispiegare le loro truppe ed il loro arsenale militare per mantenere l’ordine su scala planetaria. Sono, come direbbe Samuel Huntington, “lo sceriffo solitario”.
    “Questo puntellamento del centro imperialista si basa sull’incommensurabile collaborazione degli altri soci imperiali, o dei suoi concorrenti in campo economico, comprendendo la maggioranza dei paesi del Terzo Mondo che accumulano le loro riserve in dollari statunitensi. Né la Cina, il Giappone, la Corea o la Russia, per indicare i maggiori possessori di dollari del pianeta, possono liquidare il loro stock di quella moneta perché sarebbe una mossa suicida. E’ chiaro che è una considerazione che deve essere presa con molta cautela.
    “La condotta dei mercati e dei risparmiatori di tutto il mondo rafforza la posizione nordamericana: la crisi si approfondisce, le manovre dimostrano d’essere insufficienti, il Dow Jones di Wall Street scende sotto la barriera psicologica dei 7.000 punti – meno del record del 1997! – e nonostante tutto la gente cerca rifugio nel dollaro e scendono le quotazioni dall’euro e dell’oro!
    “Zbigniev Brzezinski ha dichiarato: sono preoccupato perché avremo milioni e milioni di disoccupati, molta gente starà veramente male. E questa situazione continuerà per un po’, prima che eventualmente le cose migliorino.
    “Siamo in presenza di una crisi che è molto più di una crisi economica o finanziaria.
    Si tratta di una crisi integrale di un modello di civiltà che è insostenibile economicamente, politicamente, che deve ricorrere sempre di più alla violenza contro i popoli; insostenibile anche ecologicamente, vista la distruzione, in alcuni casi irreversibile, dell’ecosistema; insostenibile socialmente, perché degrada la condizione umana fino a limiti inimmaginabili e distrugge la trama stessa della vita sociale.
    “La risposta a questa crisi, pertanto, non può essere solo economica o finanziaria. Le classi dominanti faranno esattamente questo: utilizzare un vasto arsenale di risorse pubbliche per socializzare le perdite e riassestare i grandi oligopoli. Rinchiusi nella difesa dei loro interessi più immediati non hanno nemmeno la visione per concepire una strategia più integrale.
    “La crisi non ha toccato fondo”, dice. “Ci troviamo in presenza di una crisi capitalista generale. Nessuna altra è stata così grande. Quella tra 1873 ed il 1896 durò 23 anni e si chiamò Grande Depressione. L’altra molto grave è stata quella del 1929. E’ durata altrettanto, non meno di 20 anni. L’attuale crisi è integrale, di civiltà, multidimensionale”.
    Immediatamente aggiunge: “È una crisi che trascende abbondantemente l’aspetto finanziario e bancario, colpisce l’economia reale in tutti i suoi aspetti”.
    Se qualcuno prende questa sintesi e la se la mette in tasca, la legge ogni tanto o l’impara a memoria come una piccola Bibbia, sarà più informato, su ciò che succede nel mondo, del 99% della popolazione, dove il cittadino vive assediato da centinaia d’annunci pubblicitari e saturato da migliaia d’ore di notizie, romanzi e film con storie vere o false.

    Fidel Castro

    11 e 16 a.m”
  • Tonguessy

    Chi invade chi?

  • obender71

    Sei rimasto indietro.

  • Jack-Ben

    Gli Usa hanno 3 guerre aperte contemporaneamente e non chiudibili, una economia senza motore industriale, tutto delocalizzato, l’unica forza lavoro e quella dell’industria degli armamenti.

    Ogni giorno 13.000 lavoratori in Usa vengono scaricati dal Sistema in disoccupazione.

    Gli Altri Stati insomma sono stanchini di portarsi dietro sul gobbone una democrazia pesantuccia.

    Voi cosa ne pensate???

    Nel 2017 la Cina diventerà il faro del mondo economico e militare con questo ritmo…..

    Qualcuno pensa che gli Usa stiano alla finestra con tutto il bene che hanno fatto agli Afroamericani e agli Indiani d’America, e sottobanco al Sud del mondo, sempre in nome della democrazia.

    Signori come diceva quel tale davanti alla Realtà siamo sempre soli.

  • Terence

    C’è un pò di confusione con le cifre:

    Un milione, in inglese one million.
    Un miliardo, in inglese one Billion.
    Mille miliardi, in inglese one Trillion.

    Credo che nell’articolo occorra sostituire bilioni con triglioni, anche se in italiano il triglione non esiste, credo.

  • Tonguessy

    Pazienza…Ma non hai risposto. Chi sta avanti fa sempre così?

  • Tonguessy

    Come non esiste il triglione? Il triglione da scoglio, quello che ho pescato poco tempo fa: ho dovuto noleggiare un peschereccio per trascinarlo a riva. E non dimentichiamoci gli arcinoti cotiglioni (cotillons en français)

  • Terence

    Si hai ragione, mi sono confuso, trilione senza la G.
    che tra l’altro sembrerebbe una parola italiana già esistente.