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SOTTO PSEUDONIMO PER COPRIRSI – LA STORIA DI ANELLI-KLEEVES RACCONTATA DAL SUO EDITORE

DI PAOLO FACCIOTTO
andreacarancini.blogspot.com

RIMINI – Kleeves è un plurale che non si trova nei vocabolari d’inglese. Ma chi ha conosciuto e frequentato Stefano Anelli (nella foto), sa che cosa significa: l’ingegnere riminese aveva scelto il suo cognome d’arte, prendendo un termine che in una parlata locale degli States è traducibile come “anellini”. Insomma John Kleeves, lo pseudonimo usato per firmare i libri di denuncia contro la politica imperialistica degli Usa, voleva ricordare in qualche modo la sua vera identità anagrafica. Ce lo ha spiegato Adolfo Morganti, fondatore e leader della casa editrice Il Cerchio, che ha avuto dal 1990 in poi, fino a circa due anni fa, una frequentazione abituale con l’Anelli studioso e scrittore.

Dottor Morganti, come lo ha conosciuto?

“Alla fine del 1990, quando era appena tornato dagli Stati Uniti. In America aveva lavorato come ingegnere. Si era sposato con una donna ingegnere che lavorava in un laboratorio di ricerca dell’aeronautica militare Usa a Pensacola, ricordo il grado, sergente. Mi disse che era un iscritto al Partito Comunista Americano”.

Come arrivò alla casa editrice?

“Mi fu portato da un suo amico, un giovane che era vicesindaco del Pci di un paese del nostro entroterra, Verucchio se non sbaglio. Aveva pronto il testo di quello che sarebbe diventato il suo primo libro, «Vecchi trucchi», che era parte di un dattiloscritto enorme, un suo studio di 2.500 pagine suddivise in 5-6 fascicoli rilegati in rosso. Erano le sue ricerche sugli Stati Uniti d’America, fatte sul campo. Aveva proposto questa pubblicazione alla Manifesto Libri, ma questa cerchia di intellettuali, la ‘sinistra al caviale’, rispose picche. Non se la sentivano. Noi avevamo appena pubblicato un libro di Noam Chomsky sulla politica Usa di controllo degli stati sudamericani, quindi eravamo in tema. Facemmo qualche verifica sul testo, i riferimenti bibliografici, numerosi, erano validi e così pubblicammo il libro. Fu una piccola ‘bomba’. Anelli era un personaggio particolarissimo, molto sicuro di sé e delle sue affermazioni. La tesi centrale del libro è quella del traffico della droga, ‘gestito’ dalla Cia sui due filoni, cocaina e eroina, con due finalità, controllare i regimi dittatoriali e creare fondi neri per la Cia stessa. Dopo qualche anno San Patrignano, sempre molto attenta a questi temi, mi chiese una sintesi del libro, che io feci e fu pubblicata sulla rivista della comunità. Argomenti che all’epoca erano nuovi, nessuno pubblicava, ma che vennero confermati ad esempio dallo scoppio del caso Noriega”.

Perché lo pseudonimo?

“Anelli vivendo negli Usa era rimasto colpito da questa mentalità che oggi chiameremmo fondamentalista, di ispirazione veterotestamentaria, che in realtà è una fusione fra un messianismo secolarizzato e la ricerca del potere. Lo pseudonimo era un modo per coprirsi”.

Temeva che qualcuno potesse “inseguirlo” per le sue tesi?

“Sì. Quanto al nome, mi disse che kleeves era un termine dialettale che significa ‘anellini’. Da quel colossale faldone poi trasse i libri seguenti. Il secondo fatto con noi, «Sacrifici umani», affronta questa lettura fondamentalista americana del ‘bene contro il male’. Era la prima volta che qualcuno svelava gli studi tecnici di Douhet da cui nacquero i bombardamenti a tappeto, ‘strategici’, della guerra totale. Il libro ebbe un buon successo. E sullo pseudonimo tutti ci cascarono, qualcuno addirittura si inventò un’immaginaria edizione americana di «Old Tricks», «Vecchi trucchi» appunto, per dimostrare di saperne di più di altri…”.

Qual’era il pensiero di Anelli-Kleeves?

“Aveva una struttura di pensiero particolare: prendeva quello che lo colpiva, e lo approfondiva con notevole acribia, facendo scavi, carotaggi. Proveniva dal classico comunismo reattivo, anche se non era marxista in senso stretto: se gli Usa erano Atene, lui sperava in una Sparta. Quando tornò in Italia, era convinto di poter trovare una realtà alternativa agli Usa. Ma trovò Rimini…è inutile dire altro. Il fatto che non avesse mai avuto nessun tipo di interesse religioso spiega la china che poi ha preso. Si lamentava dell’indifferenza attorno ai suoi studi, di una serie di boicottaggi subìti, come interviste saltate e cose di questo genere. Viveva ritiratissimo. Poi intraprese un certo tunnel mentale: l’Italia, bisogna riconoscerlo, è sempre rimasta una semi-colonia degli Usa, con ogni governo. Così si è sempre più chiuso in un orizzonte mentale dove l’assenza di un senso religioso e spirituale, lo ha portato ad una deriva di tipo paranoide. Si sentiva molto frustrato. Questo era un mondo in cui non si trovava: non avendo nessuna alternativa, neanche a livello spirituale, a un certo punto è imploso, e poi la violenza è esplosa”.

Aveva scatti violenti?

“Mai. Si infervorava nelle discussioni, ma niente di più. Penso che al momento di questa esplosione di violenza fosse incapace di intendere e di volere”.

E le armi?

“Se le è autocostruite quando era già entrato nel tunnel mentale. È molto “americana” questa forma di paranoia. Ha odiato tutta la vita gli Usa ma non se n’è mai liberato”.

Rimangono ancora degli interrogativi sulla doppia tragedia di venerdì scorso. Perché colpire proprio la nipote, persona con cui andava d’accordo? Morganti, che ricordiamo è psicologo di professione, lascia intendere che chi crede di combattere contro il nemico, spesso finisce per identificarlo nella persona a lui più vicina. Ma qui finisce il colloquio con l’editore riminese di Anelli, che – va sottolineato – non crede a una visione alternativa dei fatti. Nessun assassinio mascherato da suicidio. Intanto arrivano da tutta Italia richieste di acquisto dei libri di John Kleeves.

Paolo Facciotto

Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com
Link: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/10/john-kleeves-raccontato-da-adolfo.html
19.10.2010

VEDI ANCHE: LA MORTE DI JOHN KLEEVES (STEFANO ANELLI)

ASSASSINATO JOHN KLEEVES ?

Pubblicato da Davide

  • Santos-Dumont

    Rimangono ancora degli interrogativi sulla doppia tragedia di venerdì scorso. Perché colpire proprio la nipote, persona con cui andava d’accordo? Morganti, che ricordiamo è psicologo di professione, lascia intendere che chi crede di combattere contro il nemico, spesso finisce per identificarlo nella persona a lui più vicina. Ma qui finisce il colloquio con l’editore riminese di Anelli, che – va sottolineato – non crede a una visione alternativa dei fatti. Nessun assassinio mascherato da suicidio.

    Ucci ucci sento odor di rose rosse o di servizi segreti, una cosa non escludendo affatto l’altra…

  • RINOGAETANO

    bravo

  • Hrani

    Ci sono delle cose che stridono nell’articolo:

    “Mi disse che era un iscritto al Partito Comunista Americano”…

    mi sembra proprio strano che lo fosse, visto che in molti dei suoi articoli e nei libri ribadisce il concetto che il P.C.A. non è altro che una copertura della CIA per “schedare i gonzi che ci si iscrivono”;

    “La tesi centrale del libro è quella del traffico della droga, ‘gestito’ dalla Cia sui due filoni, …”

    no, non è proprio così, la tesi centrale è che il vero responsabile del traffico mondiale primario è il Governo di quel paese, infatti proprio Buscetta il pentito ebbe a dire ai giudici che non conveniva far loro sapere (per la loro stessa incolumità) chi fosse questa “Cupola” da cui tutto dipendeva. Fu solo Kleeves a fare questa circonstanziata accusa (la Cupola si riferisce proprio all’edificio del governo), mentre si continua ancora oggi a scansare l’argomento facendo girare queste spiegazioni che sono quasi assolutorie, poverini quelli dell’ agenzia: il buon governo non concede loro i fondi e loro sono costretti a trafficare illecitamente;

    “svelava gli studi tecnici di Douhet da cui nacquero i bombardamenti a tappeto”…

    questa è una menzogna grossa come una casa: gli scritti di Douhet non fecero scuola ne presso gli Italiani (Douhet era italiano), ne presso i tedeschi ne presso i francesi ne presso i Giapponesi, infatti solo gli anglosassoni (Inglesi e Americani) usarono la Strategia (e non la tattica) della guerra totale, e non avevano certo bisogno di Douhet, avevano già il loro teorico sterminazionista che si espresse comunque ininfluentemente nella cerchia militare: avevano già iniziato a costruire i bombardieri molti anni prima dello scoppio della IIa guerra mondiale, con lo scopo di sterminare i civili avversari.

    Il buon Morganti se vuole commentare gli scritti di Kleeves abbia almento la compiacenza di leggerseli o farseli spiegare.

    E adesso veniamo a me.

    Sono ancora sconvolto dalla perdita di una persona di quel calibro intellettuale, devo confessare che ero entrato in CDC al solo scopo di contattare Kleeves, che un tempo ci scriveva pure. Lo avevo, forse erroneamente, identificato in uno degli iscritti, per la competenza, per la profondità dei suoi interventi, per una strana intuizione speranzosa. Questo iscritto non interviene più dalla fine di Agosto; spero proprio di essermi comunque sbagliato.

    A voi che invece di perdervi nelle infinite cazzate di internet ci tenete a che la verità venga condivisa voglio fare un appello, un ultimo tentativo di far si che la vita e gli sforzi di Anelli Stefano non siano caduti nel vuoto: traduciamo gli articoli di John Kleeves nelle lingue straniere, facciamo sentire la sua voce anche nelle più remote parti del globo, traduciamo i contenuti dei suoi libri… siamo in guerra, nessuno si può salvare dalla marea che avanza. C’è ancora troppa gente che ha un’idea sbagliata sul colosso d’oltreoceano.
    Lo chiedo anche in nome dell’orrore che può suscitare il fatto che le guerre di quell’impero tanto combattuto da Kleeves, sono costate più di trenta milioni di vite, spesso civili inermi, il tutto per appropriarsi delle risorse altrui. Questa consapevolezza deve valere come una chiamata all’azione per tutte le persone di buona volontà di questa terra.

    Kleeves era si irraggiungibile, ma i suoi scritti sono un prezioso regalo all’umanità.
    Ecco che ancora, come fu per Macchiavelli, la vita ripaga con veleno chi cerca e mostra a tutti la verità.

    Ovunque tu sia adesso, buona fortuna.

    Hrani

  • Stopgun

    John Kleeves era un buon intenditore di dottrine di dominio aereo.

    La prima enunciazione è di Dohuet che spiega che il dominio dell’aria è strategico; per raggiungerlo occorre creare una strategia della tensione: con le bombe aeree non si ottengono grandi risultati operativi o tattici, ma si crea grande terrore tra i bombardati.
    Questo terrore è utilissimo per piegare il morale della parte colpita.

    Gli italiani applicarono in primis questi concetti facendo il primo bombardamento aereo della storia: il cap. Piazza bombardò le truppe turche nella guerra di Libia nel 1911.

    Butcher Harris, Mitchell, Le May, MacNamara perfezionarono questi concetti prima e durante WWII, creando l’area bombing.

    I bombardamenti sulla Germania non interruppero la sua capacità produttiva, nè i bombardamenti a tappeto su Tokio fermarono la capacità militare giappponese.

    Il terrore di Hiroshima e Nagasaki piegò le ultime resistenze.

    John Kleeves è l’unico “civile” che abbia parlato ad altri di questi concetti con una buona competenza.

    Stefano non era “un patacca”.

    Secondo me, le probabilità che sia stato fatto fouri sono superiori all’ 85%.

  • Ricky

    Ma perché interessarsi tanto di uno scrittore un po’ sciroccato e un tantino paranoico?

  • Ricky

    Voglio dire: é stato ucciso, non é stato ucciso: machissenefrega, no?

  • Stopgun

    Perchè in mezz’ora ti spiega quello che moltissimi militari non hanno capito in quarant’anni di attività nonostante i corsi di scuola di guerra.

  • Stopgun

    Preferisci interessarti di Sarah Scazzi? Buon per te!

  • Hrani

    Mi permetto di correggerti caro Stopgun: gli italiani non applicarono proprio per niente le teorie del Douhet, come tu stesso scrivi il bombardamento del 1911 fu diretto contro le TRUPPE turche, mentre quello che puntualizza Kleeves nel suo “SACRIFICI UMANI” è proprio una cosa diversissima. Ovvero la strategia della guerra totale, cioè quella di ammazzare quanti più civili possibile, fino anche all’estinzione totale della popolazione (donne, vecchi, inermi, bambini), per vincere la guerra, fu applicata solo e solamente dagli anglosassoni, i quali non vi ci furono portati dalla contingenza di un inizio di guerra catastrofico (vedi la disfatta di dunquerke) ma, bensi, fu progettata e voluta a tavolino con molto tempo in anticipo rispetto l’inizio delle ostilità.

    Altra cosa: quel terrore non è utilissimo per piegare il morale della parte colpita, Kleeves lo dimostra ampiamente, anzi chi sceglie la strategia della guerra totale si infila in un tunnel oscuro, storicamente parlando. Per questo le nazioni più civili, tra cui Germania, Italia, Giappone, Russia evitarono una scelta così criminale.

    Il terrore di Hiroscima fece un danno catastrofico agli USA stessi, c’è scritto sul libro, e quel danno perdura oggigiorno ed ha in serbo un finale ancora aperto.

    Ma è così difficile capire Kleeves?

  • Stopgun

    Il Regio Esercito interpretò a modo suo le teorie di Douhet.

    Fece un crimine di guerra in quanto le convenzioni internazionali vietavano il bombardamento dall’alto; ma in Africa tutto era tollerato.

    I tedeschi dopo la WWI non avendo più colonie non poterono fare esperimenti di bombardamento (come Harris) e fecero quell’esperimento di Guernica; poco risultato e molto clamore.

  • Hrani

    a me non interessa fare una polemica su chi ha interpretato bene o meno le teorie di Douhet, quello che voglio dire che Kleeves specifica, unico, che la guerra totale ha una sua caratteristica fin troppo bene identificabile e non confondibile con azioni, locali o estemporanee, seppur di efferatezza inaudibile.

    A Guernica, correggimi se mi sbaglio, vi erano asseragliati uomini in armi, no? E anche se non fosse stato così, quell’azione di bombardamento era una tattica e non una strategia globale.

    Si rischia di uscire dal seminato se si introducono altri elementi di discussione.
    Riguardo le convenzioni internazionali, proprio Kleeves ne parla con cognizione di causa sorprendente, non mi sembra di ricordare quello che dici tu.
    Ti prego, finiamo qui questa discussione.
    Non mi interessa “chi ne ha ammazzati di più”, non è questo il discorso che volevo fare; ciao.