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SOCIETA’ POST-CRESCITA

DI EDUARDO ZARELLI
ilribelle.com

Nasce la Costituente Ecologista. Ed è trasversale: finalmente anche il
pensiero verde si dissocia da appartenenza e appiattimento a sinistra fino a
oggi rivendicati. La decrescita deve essere imperativo di tutti.

Si scioglie la Federazione dei Verdi, residuo parcellizzato delle varie esperienze partitiche dell’ambientalismo nostrano, nasce la Costituente ecologista. Le tematiche di riferimento risultano – più o meno strumentalmente – patrimonio di molte compagini politiche, così come di buona parte della cosiddetta società civile, e ne prendono atto anche i Verdi. La prima e più significativa differenza dal recente passato è la trasversalità politica, che allontana la nuova Costituente dal connubio con la sinistra radicale e la avvicina, almeno nelle intenzioni, all’Europa. La nuova aggregazione parte con un appello firmato da molte personalità, tra cui Mario Tozzi, Luca Mercalli, Marco Roveda, Nicola Caracciolo, Massimo Scalia, Gianfranco Bettin, Marco Boato, Loretta Napoleoni. Il portavoce di questa rinascita è Angelo Bonelli, che propone: «una forza ecologista che assorba il pragmatismo dei Verdi tedeschi, che hanno creato 300 mila posti di lavoro con le energie rinnovabili, e che si caratterizzi con il trasversalismo di Daniel Cohn Bendit».

Obiettivi ambiziosi, visto che in Germania i Verdi raggiungono il 24 per cento e in Francia sono al 16. In Italia, invece, sono ridotti a una comparsa nelle aggregazioni progressiste, oppure a mera testimonianza civica. In tal senso Bonelli esprime opinioni originali, per la verità, già espresse in passato dalle minoranze non conformiste dell’ecologismo italiano: «La sovrapposizione con la sinistra radicale ha impedito che l’ambientalismo potesse essere patrimonio di tutti i cittadini. Dobbiamo essere trasversali nei contenuti e nella società e andare oltre i confini ideologici di destra e sinistra». Del resto, spiega Bonelli, «la destra appoggia il nucleare e la sinistra fa piani regolatori che aumentano la cementificazione». Insomma, sembra finalmente che – a parole – anche i politici ambientalisti italiani vogliano ragionare in termini continentali e, soprattutto, riprendere la vera ragione culturale della denuncia ecologista al processo di civilizzazione industriale. Le ragioni di una riconciliazione tra cultura e natura si pongono oltre la modernità e le logore categorie otto/novecentesche della destra e della sinistra. Una occasione quindi che non va lasciata inesplorata da tutti quei soggetti politici e sociali consapevoli della transizione in atto e della necessità di nuove sintesi ideali per rappresentare il bene comune e gli interessi generali.

Quando sia la destra che la sinistra auspicano (ancora) una società ed un’economia che prevedono la crescita infinita del consumo di merci, quale discontinuità corre tra il “pensiero unico” liberale e il “pensiero critico” progressista? Nessuna. È giunto quindi il momento di ripensare un modello antropologico, culturale, sociale ed economico senza futuro, per tentare di costruire una società della post-crescita che – in controtendenza – sappia sostituirsi a quella della crisi permanente. La “decrescita” infatti non è un’ideologia, non è un “programma politico”, non è una semplificazione ingenua delle contraddizioni della società industriale, ma un tema che ha il pregio di sintetizzare le contraddizioni del concetto egemone di sviluppo “illimitato”, è uno stimolo in controtendenza, che ci estrania dai condizionamenti della società dei consumi e ci fa considerare la scienza, la tecnica e la società in un’ottica culturalmente aderente alla natura, che è fatta di ciclicità virtuose piuttosto che di linearità illimitate. 

Il riduzionismo economicista ha costruito – innanzi tutto nell’immaginario – un potentissimo artificio culturale, spacciandolo per “naturale”, identificando il concetto di sviluppo con la crescita materiale dei beni, che un sistema produttivo mette a disposizione dell’individuo per sopperire alla scarsità. 

La crescita – in realtà – non misura i beni, ma le merci, cioè quegli oggetti e quei servizi che sono scambiati per denaro, mentre i beni non sono monetizzabili, non fanno crescere il Prodotto Interno Lordo, quindi sono negati e rimossi, a partire dalla natura reificata in “risorsa” energetica sfruttabile illimitatamente. Sinistra e destra si equivalgono, in questa insensibilità: sono due varianti dello stesso modello razionalistico; la differenza sta nell’uso dei frutti di questa crescita, non nelle sue caratteristiche e implicazioni. 

Sia il capitalismo sia il socialismo, in qualsiasi loro forma e sfumatura, vogliono ampliare il PIL. L’ideologia liberale privilegia i detentori dei “mezzi di produzione”, perché in questo modo le risorse saranno a disposizione di chi reinvestirà in produzione e indotti consumi. 

L’ideologia socialista ridistribuisce i dividendi in modo più equo, così che i medesimi consumi di massa favoriscano la produzione e, quindi, gli investimenti pubblici. La storia ha dimostrato come l’economia, che perseguiva – almeno formalmente – ideali di maggiore eguaglianza sia stata sconfitta dall’economia liberista, perché questa ha avuto la capacità di accumulare maggior capitale per far crescere la produzione. L’occidentalizzazione, con il liberalismo di massa, ha realizzato una società in cui anche le minime parti di reddito sono più grandi di quelle più eque di qualsiasi modello socialista, e ciò indipendentemente dai suoi risvolti sociali, politici, ecologici. Nel momento in cui entrambi i modelli ritengono che la crescita sia l’obiettivo in sé, affermare invece che lo scopo non è la crescita significa porre un ideale altro, non subire il determinismo nichilistico delle tecnocrazie: porre una domanda sul perché, non sul come. 

Nella società “fluida”, dematerializzata, digitalizzata, polverizzata e priva di appartenenze l’emancipazione individualistica corrode ogni responsabilità collettiva: il destino del socialismo (vedi la Cina), tramite il consumismo, è la subalternità al liberismo. 

L’utopia si trasforma in incubo: “l’altro mondo possibile”, evocato in qualche residuale e tristo corteo, è disperatamente destinato nel vicolo cieco di un supermercato globale. Il mutamento di paradigma consiste invece nell’oltrepassare la “modernità” e la mercificazione universale che ha causato. 

Vivere secondo le leggi di natura, significa porsi il problema di come non ferire la sensibile trama della vita che ci circonda, di come ridurre al minimo possibile l’impatto dovuto ai nostri consumi e ai nostri bisogni. Il compito primo di una cultura ecologica della sobrietà consiste nello sposare la semplicità volontaria dello stile di vita a una felicità cercata nella virtù, nella misura, della compiutezza, in controtendenza alla dissoluzione dei costumi nell’egoismo narcisistico, che fa della felicità un diritto, a prescindere dei doveri dell’uomo nei confronti della natura e della comunità di cui è parte. Solo una società ispirata a una felicità-virtù può ridurre i bisogni materiali, la complessità organizzativa e, di conseguenza, la tensione psicologica e decisionale del singolo; all’opposto, una società edonistica, sposando una felicità-piacere, proietterà i bisogni nell’artificio e nell’illimitatezza, fino a “patologizzare” l’indecisione individuale nell’ansia abulimica o anoressica dell’eccesso o del suo rifiuto, alimentando paradossalmente l’infelicità. 

Il ceto politico, divorziato dalle idee, polemizza esclusivamente sui mezzi, risultando reticente sulle finalità del nostro vivere associato, adattandosi a un ruolo subalterno funzionale-amministrativo. 

Nell’indistinto culturale del “pensiero unico”, l’assuefazione dell’opinione pubblica ai meccanismi autoreferenziali del potere diffonde la rassegnazione, l’opportunismo, la disaffezione comunitaria. Chi è libero e disinteressato, si muova in controtendenza sui temi e le nuove soluzioni possibili in tema di ecologia, sostenibilità, agricoltura biologica, efficienza energetica: l’originalità è contagiosa.  

Eduardo Zarelli
www.ilribelle.com
10.11.2010

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Pubblicato da Davide

18 Commenti

  1. Tutto da ridere,

    c’è anche il Mercalli, sedicente meteorologo che non ha mai visto le scie chimiche.

    Saluti.

  2. “Sia il capitalismo sia il socialismo, in qualsiasi loro forma e sfumatura, vogliono ampliare il PIL. “

    Si sta parlando, immagino, del socialismo alla Stalin o alla Togliatti.
    Le cose che ora iniziano a comprendere i “verdi” nostrani, c’e’ chi le diceva già 60 (!!!!) anni fa.

    Una volta ridotto il volume della produzione con un piano di sottoproduzione che la concentri sui campi necessari, la nuova formazione sociale eserciterà un controllo autoritario sui consumi, combattendo le mode pubblicitarie che creano artificialmente quelli voluttuari e, nello stesso tempo, abolirà di forza ogni sopravvivenza delle attività che alimentano la psicologia reazionaria del consumismo (cfr. punto “d” del Programma rivoluzionario immediato, riunione di Forlì del Partito Comunista Internazionale, 28 dicembre 1952).

    http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/03/controllo_consumi.htm

  3. No, non è tutto da ridere, semmai è tutto da costruire, piantandola una buona volta di giocare ai “buoni” e ai “cattivi”, che tanto ce li troveremo tra le palle sempre e ovunque. Non è questo il punto, se non per i disfattisti in cerca di alibi per la propria coscienza. Quello che però non emerge nell’analisi è il fatto, forse principale anche per le anime belle, che questo sistema è in overshooting, che significa che sta andando a sbattere come il Titanic, con conseguenze catastrofiche per tutti. L’economia e la finanza stanno già facendo i conti con l’ecologia. Il compito degli ecologisti oggi è quello di chiarificare questi conti, non solo di proporre cure palliative, che sono comunque virtuose (quando lo sono veramente, senza cedere alle tentazioni di una “green economy” di stampo capitalistico-finanziario, di cui abbiamo già esempi eclatanti nell’uso dei CIP6, della mafia eolica, ecc.). La crisi finanziaria provocata dai furbetti e delinquentoni della moneta, dal privatizzare gli “utili” e socializzare le “perdite”, dall’ignorare la vera ecologia finanziaria, intesa come studio di costi-benefici reali dell’impresa e della comunità ospitante, insomma tutti casini di questa crisi globale che ci sta inghiottendo, sono una questione unica con la sostenibilità dell’ecosistema, il cui risanamento è una fonte di lavoro praticamente inesauribile, basta deciderlo politicamente. La domanda è: vogliamo il ben-essere condiviso o vogliamo ancora sognare il “benessere” da superPIL per pochi privilegiati? La sveglia “politica” sta già suonando, cerca solo personaggi e interpreti all’altezza del ruolo.

  4. Era ora che i veri ecologisti si accorgessero che imparentarsi alla socialdemocrazia era un controsenso epistemologico. Peggio ancora, ovviamente, accostarsi al neoliberismo (sebbene lì il volto dello sfruttamento delle risorse fosse più riconoscibile come tale). I verdi o si ricongiungono ai valori tradizionali e ai modi tradizionali di produrre e consumare, oppure diventano solo dei servi utili di quelle frazioni furbe dell’economia che traggono profitto dal settore delle cosiddette energie alternative. Purtoppo non credo che Cohn Bendit sia una persona in buona fede.

  5. Quella che stiamo vivendo non è già la decrescita ? A me sembra proprio di sì. Cosa dobbiamo vedere ancora ? Una crisi alimentare di proporzioni bibliche ? Forse sì. Allora dall’alto dei vostri scranni elargiteci, se ne siete capaci ,un manuale di sopravvivenza semplice semplice, senza tanti giri di parole, così, tanto per essere i più originali, il treno corre più veloce di noi.

  6. No alinaf quello che stiamo vivendo è la fase detta recessione /depressione economica tutta interna al capitalismo che non ha niente a che fare con la decrescita.

    A meno che tu non creda che un aumento del Pil significa benessere per tutti, e che il Pil quindi misuri il benessere economico delle famiglie.

    Per farti un breve esempio, nel Pil rientrano anche le spese per le alluvioni, il Pil aumenta, ma la gente sta in mezzo ad una strada.
    Se questo è benessere.

    Sulla Costituente nutro perplessità, le stesse di Monia Benini

    http://ilpuntotv.blogspot.com/2010/10/il-punto-mercoledi-20-ottobre-2010_19.html

  7. non è proprio così (preciso che non mi piace gran che Mercalli) ma non è giusto attribuirgli cose non pienamente vere ( non che tu l’abbia fatto apposta, ci mancherebbe)

    http://www.youtube.com/watch?v=MJbdkWA8kh4

    Il meteorologo” Luca Mercalli ammette l’irrorazione di aerosol chimici in atmosfera e conferma che essi rappresentano un “rimedio” peggiore del male, il cosidetto effetto serra.
    *********************************
    http://sciechimiche-zret.blogspot.com/

    QUESTA E’ LA COPIA IDENTICA DEL VIDEO:

    Mercalli ammette: “Gli aerosol chimici sono un danno”.

  8. Caro Conti, siamo d’accordo con te. Ma il vero problema, tuttavia, è che le élite – leggi massoneria, banchieri, Bilderberg, CFR, eccetera, ovvero il consueto sistema che ci domina – si impadronisce o comunque gestisce TUTTI i movimenti alternativi. Ivi compreso questo, vista la presenza di certi nomi notoriamente al soldo di chi comanda…

  9. Sì, conosco il vero significato di Pil ma la gente in mezzo ad una strada, che non paga più la bolletta del gas o della luce perchè non ha più una casa, o che non paga più le rate del mutuo perchè non ha più un lavoro ha un livello di consumismo bassissimo ma il suo livello di incazzatura è altissimo 🙂 Più tardi mi occuperò del tuo link, grazie mille.

  10. ma gli effetti descritti da te sono gli effetti collaterali di un’economia basata esclusivamente sulla crescita.
    Quando un’economia basata sulla crescita non riesce a crescere la gente si ritrova in mezzo ad una strada.

    Quando un’economia è basata su un paradigma diverso, come la decrescita il fatto che non ci sia crescita NON mette in mezzo ad una strada nessuno, dal momento che l’imperativo della cresciat NON è una sua prerogativa.

    Non è facile compredere la distinzione, ma noi non stiamo vivendo in una società improntata alla decrescita, non le si può perciò attribuire delle “colpe” che non ha.

    IO so spiegarmi anche male, ti rimando ad un link dal quale se avrai voglia potrai approfondire.

    http://ilcorrosivo.blogspot.com/2008/05/decrescita-o-impoverimento.html

    Un esempio:
    se l’economia di una nazione è basata sull’industria dell’automobile il crollo delle vendite auto metterà la gente in mezzo ad una strada.

    Se l’economia di quella stessa nazione fosse al contrario basata sull’agricoltura la crisi di vendita delle auto non metterà a repentaglio nessuno, tanto meno il piatto di minestra 🙂

  11. allora che si puo’ fare?

  12. non ti curar di lor, ma guarda e passa … e non me ne po’ fregà de meno se Dante era un massone, perchè quest’idea è buona di per sè.

  13. ecco, ci mancavano anche quelli che impongono la salvezza “di forza”!

    Dopo il lunghissimo Novecento, non l’avete ancora capito che imporre la soluzione giusta con i metodi sbagliati si chiama “fascismo”?

    che nausea questa voglia di avanguardia….come se le avanguardie in Italia e nel mondo non avessero SEMPRE fatto il gioco del potere.

    “il punto d del programma rivoluzionario immediato”, santo cielo…

    ve li potete immaginare a litigare sul punto d o sul comma 4, come se dalle loro “decisioni” dipendesse altro che la loro soddisfazione al momento di andare a letto?

    “Il problema dell’umanità è che gli idioti sono strasicuri di loro stessi e le persone sensate piene di dubbi.”
    Bertrand Russell

    e questo perchè i DUBBI sono l’essenza dell’intelligenza!
    non l’incapacità a decidere, badate bene, i dubbi!

  14. Sono contento se i verdi la finiranno di essere una succursale della sinistra ma vedendo i nomi dei promotori mi viene qualche dubbio…

    Quello di cui sono certo e’ che un movimento veramente ecologista sia almeno dal punto di vista filosofico piu’ vicino casomai alla destra che non alla sinistra (intendo quese categorie in senso filosofico e non politico-partitico).

    L’esempio migliore dell’assurdita’ di questa assurda vicinanza tra verdi e sinistra fu proprio la posizione incredibilmente scientista ed innaturale che i verdi presero quando ci fu il nazistoide referendum sulla procreazione assistita, una posizione la loro totalmente incoerente con la loro potenziale filosofia di base nonche’ in contraddizione con moltissime posizioni prese quando si parlava di manipolazioni genetiche sugli animali, meno male che allora non tutti i veri ecologisti ed i veri movimenti ambientalisti espressero le assurde teorie e posizioni che invece presero i verdi ufficiali (tipo Ripa di Meana per esempio).

    Altri motivi di questa assurda alleanza sono stati dimostrati da molte giunte locali dominate da sinistra e verdi, a Roma per esempio sinistra e verdi hanno governato per 15 anni ed e’ stato il quindicennio in cui Roma e’ stata letteralmente sommersa da una colata di cemento senza precendenti, a Napoli la stessa cosa, i verdi governano ormai da anni ma la monnezza straborda ovunque e di piste ciclabili non c’e’ nemmeno l’ombra.

  15. Auguro ogni bene possibile a questo nuovo progetto, con la speranza che non ripeta gli errori delle esperienze precedenti, in particolare crearsi la parrocchietta “verde” che pontifica le sue teorie senza agire nella realtá.

  16. “IO CAMBIO”? Lo fanno anche i camaleonti ma con ben altri intenti e, mi spiace, non c’è paragone!

  17. I cani eseguono sempre l’ordine dei padroni .

  18. Mi riferivo al filmato:
    http://www.youtube.com/watch?v=kWGR6jmDfZc
    dove al minuto 4,50 il Nostro parla di bufala colossale.
    Saluti