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SIGNORI, ECCO DIPRE', L'UOMO CHE CI MANCAVA

DI LUCA PAKAROV
rollingstonemagazine.it

Finalmente la politica ha trovato l’uomo giusto, l’utopia che diventa realtà. Tradotto: Aiutoooo! Arrivano i mostri…

I casi umani ci interessano. I casi umani ben riusciti dovrebbero interessare tutti quanti. Quello di cui vi parleremo oggi non è troppo conosciuto anche se, come si dice, sta spopolando su Youtube. A me è stato segnalato su Facebook da una lettrice di RS e all’inizio ho preso il soggetto un po’ sottogamba, non avendone subito riconosciuto le potenzialità. È un critico d’arte con il vizietto della politica che ha trovato il modo per guadagnarsi da vivere. Nel suo ultimo comunicato ci dice che vuole risanare il Paese, non ci spiega come, ma non importa, lo compriamo a scatola chiusa. Ah no cari miei, troppo facile, non è il sublime Vittorio Sgarbi che a confronto sembra un agnellino, ma di un suo clone incensato di puro manierismo. La cellula impazzita di un voluttuoso organismo posseduto dal delirio di onnipotenza e da narcisistica malvagità.

Si chiama Andrea Diprè. E vi prego di tenere a mente questo nome; negli anni a venire sentirete parlare di lui, nel bene (niente) o nel male (ipotizzabile molto). Questo pezzo e la nostra attenzione nei suoi confronti scoprirete che sono meritati, sul campo. Qualcuno criticherà che portarlo alle cronache significa fare il suo gioco, ma si può fare a meno di un bocconcino così delizioso? D’altronde, nel mondo, non sta succedendo niente di eccezionale.

La cosa migliore, prima di continuare, è di guardare almeno un video di quelli caricati qui sotto per capire che non si tratta di un fake, ma di una forza della natura, del figlio di puttana numero uno, dell’uomo qualunque con cui vorreste litigare ad un semaforo – armati – ma di cui mai, e ripeto mai, vorreste incrociare lo sguardo in un’aula di tribunale. Il suo affilato eloquio vi distruggerebbe. Certo, per un’aurea più mitologica, avremmo preferito che fosse un ologramma inviato dai Visitors, eppure in un periodo della sua vita si è limitato a dichiararsi figlio dello Sgarbi nazionale (come se fosse un buon lignaggio).

Di professione critico d’arte, o almeno così dice, finito anche a Mi manda Rai Tre per aver ripulito il portafogli di diversi artisti della porta accanto, dopo mille promesse ed essersi fatto consegnare assegni postdatati con la garanzia di non riscuoterli (ma che cazzo!), ha esposto davanti le telecamere di Sky la peggiore immondizia non quotata, opere di patetici creduloni che, pagando di loro tasca cifre esorbitanti per lo spazio concessogli, vengono ricoperti di elogi come se in ogni caso, finalmente, Diprè avesse scoperto il nuovo Francis Bacon de noatri. Allo stesso anchorman spesso sfugge un sorriso, a fianco gli artisti, ometti fissi, bianchi, spaesati, praticamente decapitati, che forse hanno capito troppo tardi in quale guaio si sono cacciati.
Paniccia, l’artista Osvaldo Paniccia (Dio ti abbia in gloria buon uomo), con molta probabilità si è allontanato dal tubo dell’ossigeno un secondo prima che la banda Diprè suonasse il campanello. Un particolare: quando il Paniccia dice che l’arte è piena d’imbroglioni Diprè scoppia a ridere.
Oppure il Neanderthal Virgilio Cera che ha scoperto il volto di donna su un tronco mentre tagliava la legna: valore del pezzo da lui stimato, un milione di euro. Diprè si limita a ridimensionarlo paragonandolo a L’urlo di Munch. Vi consiglio vivamente anche il massimo pervertito, il pittore Giacomo De Michelis. Sullo sfondo le carte da parati, i ninnoli, la credenza, il divano, l’abatjour, le tende spiegazzate, gli oggetti di una qualsiasi misera quotidianità sovraesposta dalla luce di un faretto, che riescono (e a questo a Diprè dobbiamo essere grati), dopo lo sbellicarsi iniziale, a scavare un precipizio dentro di noi, in cui buttarci. Esiste una tristezza nascosta in tutte le riprese che è peggio di una malattia venerea, che te la ritrovi dopo, esattamente un secondo dopo che cominci a rifletterci. Perché gli uomini innocenti, quelli più stupidi e bigotti, ma pur sempre nobilmente aggrappati a un sogno (ah sognare l’Arte! In quanti siamo cascati nel suo ipocrita riscatto!), quando vengono scherniti ed ingannati, irraggiano un’immagine dannatamente dolorosa. Provare pietà non è assolutamente piacevole. Su Youtube troverete un’infinità di mostri osannati e derisi dal “the most famous art critic in the world” (così recita il suo sito).

Le pittrici, invece, di solito sono svestite, dicono frasi senza senso, onnubilate dall’ispirazione, sono provocanti e volgari, certe volte sembra la diretta da un night di provincia, la maggiorata Paola Poliseno (!!) discetta con gli extraterrestri e ci promette che presto verranno a tagliarci le palle (sic), poi ci racconta di quando ha fatto sesso con gli alieni, un’altra, la massima avanguardia artistica, Angela Demony, desidererebbe castrare tutti i suoi schiavi che Diprè, in un’eccellente prova di ermeneutica, interpreta come la dimensione esclusiva dell’arte. Potete giurarci, più di una persona, dopo l’ennesimo deprimente percorso ufficio-metro-casa sotto la pioggia, in quelle sere ipnotiche e solitarie, corrose da televisione e birra, vi si sarà masturbato (immaginatevi eiaculare con l’immagine di Diprè negli occhi quali dinamiche sessuali intrinseche può produrre). Sul campo di battaglia, fuori del pubblico che se la ride o si masturba o lo maledice, rimangono le vittime non troppo coscienti di un ecosistema predone che si accapiglia per insinuare la rassicurante ipotesi che tutti ce la possono fare. Ciò che veramente preoccupa è che, dopo averlo incontrato, qualcuno avrà orientato le proprie ossessioni verso altri lidi, probabilmente inscritti nel codice penale.
Uufff, scusate, uno prova ad essere serio ma dopo aver visionato tanti video ti si spaccano gli addominali, altro che palestra, ammetto che ho addirittura organizzato una serata con amici per gustarceli. Credo che quello più sfatto abbia anche provato a telefonargli.

A Diprè piace la fica, a Diprè interessa il soldo. Andrea Diprè non se la passa male, è un ottimo rappresentante del nostro secolo tanto che, ci crediate o meno, ha diversi estimatori. Egli (un po’ sulla falsariga del nostro ex presidente del consiglio) riesce ad esaltare l’immoralità, la mancanza di scrupoli e di stile fino a farla diventare una convincente rappresentazione, una forma di ribellione facilmente usufruibile, alla portata di tutti, in quanto senza veli e spocchiosa, la stessa a cui, magari segretamente, aspirano i suoi spettatori che per questo, seguendo le gesta del critico, si sentono anch’essi ribelli. Cioè quando ti senti dire: “è un grande, Diprè c’ha capito tutto”. Tale adesione ai non valori dei maestri del vuoto, in una società massificata, è il metodo borderline per identificarsi senza operare nessuno sforzo di comprendonio, proprio come richiesto dalla società di massa. In altre parole sono fenomeni necessari che non escono dalla desolante bolla d’indifferenza in cui il consumismo ci fa galleggiare.


Vabbè, pardon, bando alle ciance. La domanda che ci martella però è sempre la stessa: esistono degli acquirenti dei quadri?

I veri critici d’arte non prendono sul serio i burloni della domenica pomeriggio certi che l’Arte abbia un destino comunque ben definito e, malgrado tutto, riconoscibile. Loro sono i custodi dei piaceri meno diretti, quelli più squisiti ed elaborati. Eppure la maggiore forza della televisione viene proprio nel saper sfocare i contorni, rendere ogni esperienza letteralmente possibile e potenzialmente accessibile, con dei passaggi obbligati come la distruzione di memoria e tecnica. Un esempio è quando sullo schermo trovate il grande romanzo della vostra vita, quello che avete letto e riletto, imparato a memoria, studiato e immagazzinato come uno scrigno, trasposto nella scriteriata versione fiction. I surrogati permettono di collegare i due estremi, l’alto e il basso, tracciando un solco trasversale in cui si mescolano la linfa dell’esperienza vissuta e sentita e l’altra, quella del surrogato, superficiale e appena percepita. Insomma, dal veleno prodotto, cosa può germogliare?

Su un altro versante però esiste la gratificazione di potersi prendere gioco di qualcosa molto spesso poco accessibile come l’Arte. In quest’ultimo caso Diprè è un medium, non perché egli conosca l’arte o meno ancora la favorisca, ma perché il bailamme che gli gira attorno è talmente squallido e riprovevole da suscitare emozioni e generare riflessioni. Emozioni, risate e tensioni di bassa lega, sia chiaro, ma non indifferenti.
Il nostro amico molto tempo fa pare che sia stato un divulgatore meschino del verbo degenerato di Dio, con alle spalle l’adesione a un cristianesimo ultraradicale, con tanto di invettive contro mussulmani e omosessualità, ma ha anche flirt minimali con la politica, prima Margherita ed Ulivo, poi la Lega Nord (gli uomini di cultura, i verdi e non solo, li sanno riconoscere subito). Chissà i grimaldelli e il suo sogno nel cassetto che l’hanno spinto ora nel nuovo progetto: un partito. Nel web, postato anche da la Repubblica, gira un video in cui dichiara che tra poco vedremo sorgere il suo partito politico. Si sarà detto Diprè, arrivati a questo punto, perché no? Io al posto suo avrei fatto lo stesso. Già nei panni istituzionali non parla di programma ma di “realizzare l’utopia”. La sua, che temo coincida con il proprio conto corrente. Dice che sarà super partes (funziona sempre) e che aiuterà i poveri (già funziona un po’ meno). Un corto circuito di vanesie frasi fatte in un linguaggio aulico-prosaico da prima elementare, supercazzole, genialità e seduzione, immaginazione, scrittura immediata, e la nemmeno troppo ambigua disonestà da fare impallidire anche il più depravato dei nostri parlamentari. Alla peggio, con questo curriculum, un posticino come corrispondente di Studio Aperto dagli zoo non glielo toglie nessuno.

La sua compatta ed edificante abnegazione al trash (e al quattrino) merita un encomio perché, un tale forviante senso estetico, il suo disegno d’innalzare gli ultimi, gli storpi, i disadattati, può rovesciare qualsiasi giudizio sul Diprè uomo di spettacolo, farcelo sembrare addirittura originale, creativo, tanto che nemmeno il pessimo tabacco danese che ora sto fumando riesce a convertire in condanna. Affascinato da cotanta esuberante meschinità dell’affabulatore da fiera medievale, mi dico che, pure se non mi presento a un seggio elettorale da più di dieci anni, se vedrò la sua candidatura, giuro che lo voterò. Voglio toccare il fondo perché comunque all’orizzonte non vedo nessun futuro e ho un’attrazione innata e perversa per le situazioni estreme, oltre che un vivace nichilismo annoiato. Il Diavolo solo sa dove potrebbe condurci il suo cinico esercizio civico.
Anche io ora mi sento un ribelle.

Luka Pakarov
Fonte: www.rollingstonemagazine.it
Link: http://www.rollingstonemagazine.it/politica/notizie/signori-ecco-dipre-luomo-che-ci-mancava/57891
17.09.2012

Pubblicato da Davide

  • nuvolenelcielo

    è già il mio candidato preferito… il trash non è mai servo come la cultura colta.

  • maristaurru

    Ma non diciamo fesserie acchiappagonzi! Di tipi rozzi e vellicatori come questo è pieno il globo, ci sono sempre stati e sempre ci saranno.. ma che forza della natura!! Questi al massimo servono di contorno per il popolo bue: partita, ore di chiacchere insulse sul calcio, maschietti rincretiniti che ben condotti da giornalisti che sudano la pagnotta, passano serate a strologare.. di nulla accecati dai miliardi degli altri.. fessi! A questo stesso tipo di fessi repressi si servono spettacolini, immagini, sogni pseudoproibiti: miliardari virtuali e scopatori virtuali… niente di che.. vecchio materiale che da paravento usa cultura – spazzatura…. nemmeno da scandalizzarsi secondo me, provare pietà per chi abbocca.. forse, in fondo ognuno del suo tempo fa quel che crede

  • Kevin

    Un personaggio squallido, ma non è nulla in confronto a i commenti dei patetici coglioni su youtube (perfavore no censura, Tao) che ridono divertiti per la voce e l’espressione di un povero vecchio a cui è venuto un ictus. Chi è in grado di fare ciò merita solo disprezzo.

  • Xeno

    Vota Antò vota Antonioooo. Italianiiiii !
    🙂

  • Gariznator

    Se qualcosa fa ridere non è reato ridere. Molte cose fanno ridere ancora di più perchè ci sono persone come te che non tollerano chi ne ride. In casa mia si dice “fa ridere perchè non fa ridere”. Ridere fa bene.

  • cirano60

    Ma di che parla l’autore dell’ articolo forse era fatto e si è allucinato tutto nella sua mente.
    ho guardato i tre video in cui dipre con garbo e con suadente italiano ha presentato i
    due artisti, le opere di quello di terracina sono belle, il sardo è evidente che scherzava
    col milione di euro è un artista naif. poi dipre sbarazzino si beato circondato da belle signore che hanno tutta l’aria di voler fare ben altro uso degli arnesi maschili che vorrebbero far tagliare agli ufo tagliare.
    l’ultimo video è la leggittima esternazione di una persona che vuole dire ls sua, non vedo proprio la differenza con un comizio di renzi.
    Infine siamo un pò meno grevi e ogni tanto sorridiamo pure.

  • Kevin

    Ah, dunque tu rideresti se tuo nonno parla in quel modo perchè ha avuto un ictus?

  • Kevin

    O tua madre, o tuo padre, fai te.

  • Gariznator

    Sì, se mi venisse voglia di ridere riderei. E quando mi capita di far ridere gli altri, anche per una cosa che a me può far soffrire non me ne frega nulla. Non mi piace il moralismo speso a vanvera. Comunque in tv c’è voluto andare lui, chi lo vede fa ciò che vuole. Ride o, come fai tu, si sente legato alla sua disavventura. Ma scusa, volendo potrei ridere di Bossi? Io rido, dovresti farlo anche tu.

  • Kevin

    Ridere per le sventure degli altri è quantomeno disgustoso. Evidentemente nella tua scala di valori manca l’empatia per il prossimo. Auguri.

  • Gariznator

    Non credo che l’empatia si possa definire un valore, ma ridere di qualcuno o qualcosa non significa non rispettarlo. Grazie per queste missive dal medioevo comunque, mi hai scaldato il cuore.

  • Nauseato

    Sarà … ma oscillando tra il grottesco e la mancanza di senso del ridicolo, a me sembra giusto un emulo molto mal riuscito di Merdusconi. Senza peraltro possedere neppure un briciolo della medesima patetica grandezza.
    Più che mai nell’ultimo video. Uguale ma in versione casereccia perfino peggiore.

    A quanto posso sapere mi pare un essere destinato all’oblio più che alla presidenza del consiglio.

  • Kevin

    Quindi ridere sui morti dell’11 settembre o sui morti nell’Olocausto, o sui morti nella striscia di Gaza o su uno che si piscia addosso perchè rimasto traumatizzato dalla guerra non significa non rispettarlo? Ma cosa hai al posto del cervello? Aspetta, non dirmelo, indovino.

  • Gariznator

    Beh se si passa da uno che parla male per un ictus ai morti della striscia di Gaza è il contenuto della tua scatola cranica ad essere messo in dubbio. Ora basta, ma ti comunico che ora sto ridendo di te.

  • Kevin

    Si parlava di disgrazie, genio. Conosci la storia di quell’uomo? No. Se sapessi che si è ridotto così perchè ha avuto uno shock dal dolore rideresti? Beh, ridi pure, sapessi come me la rido io con tua madre.

  • Gariznator

    Vedi ora rido ancora perchè tu dici di ridere con una morta! Dovrei arrabbiarmi forse? No… La prendo come l’esternazione tragicomica di un moralista necrofilo.

  • nuvolenelcielo

    beh, ridere fa ridere, bisogna essere onesti. puoi benissimo ridere anche senza deridere o umiliare, il riso è frutto dell’assurdità di tutta la cosa, non del disprezzo. (poi ovviamente c’è anche chi ride per disprezzo, sicuramente su youtube abbondano, ma non generalizzerei troppo la cosa).

  • Kevin

    Sarà che a me fanno ridere altri (Hicks, Carlin, Chris Rock, Louis CK etc.), al massimo posso comprendere un sorriso di tenerezza per quel povero vecchio. E non è questione di moralismo, è questione dei valori che uno ha. Se alla maggioranza delle persone piace ridere delle vittime, e non dei carnefici, significa che siamo proprio alla fine. L’utente sopra fa l’esempio di Bossi. Bossi è ridicolo per quello che dice, non perchè lo dice con quel tono e con quell’espressione, che sono frutto di un brutto colpo che personalmente non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Un conto è ridere di ciò che uno dice, un altro conto è ridere della disgrazia. Basta dare un’occhiata ai commenti di youtube per rendersi conto di chi ride di cosa, e la cosa è alquanto agghiacciante.

  • ADANOS

    Dannazione…. M’ero scordato che esisteva! Lo si vedeva qualche anno fa su qualche rete locale che farneticava su presunte opere d’arte in compagnia di qualche battona disperata che fungeva da modella.
    Che dire … Lui e i suoi pari … 100% feccia.
    Disgustoso suona come un complimento.

  • nuvolenelcielo

    io non ho detto che il vecchio fa ridere, non hai capito, è la situazione-scenetta costruita da quel tipo intervistatore usando il vecchio che è molto ridicola anche se trash. comunque, non vado certo a dire alla gente di cosa deve ridere. salute

  • Mariano6734

    concordo!

  • Matt-e-Tatty

    Non lo conoscevo. Fantastico! Un Do Nascimiento italiano. http://www.youtube.com/watch?v=jfEC8Vy_54A&feature=relmfu

  • Gariznator

    Bravo nuvole, era quello che volevo che Kevin capisse… Invece l’ho portato a dire stupidaggini riguardo mia madre… La risata non è male, mai. Si ride dei carnefici quando fanno ridere, nulla vieta di ridere anche delle vittime. Il punto è che troppe persone reputano la loro moralità l’unica possibile, non credo che una risata abbia mai ucciso nessuno, magari infastidito sì… Ma spesso anche la compassione infastidisce… E come giustamente fai notare non è il caso di dire agli altri di cosa ridere. A kevin consiglio la lettura del Don Chisciotte già che siamo su questo sito…

  • marcao

    Peggio di lui solo il fratello,un vigile urbano,forte coi deboli e debole coi forti….Arrogante e altezzoso,la classica persona che non vuole andare in pensione per non perdere lo status symbol di vigile.

  • Kevin

    Avanti, tutti e due, riportatemi il passaggio preciso in cui ho detto di cosa si deve ridere e di cosa no.


    nulla vieta di ridere anche delle vittime

    nulla mi vieta di dirti che se lo fai hai la moralità di un nazista. End of argument.

  • sandman972

    Il vostro battibecco mi interessa poco; ma caro mio, io con gente che ha avuto ictus ci lavoro, ed è evidente che tu non ci hai mai avuto a che fare, altrimenti non parleresti cosi, e non hai la minima idea di cosa viva interiormente quella gente. Vieni pure a ridere in faccia in un reparto ad una persona conciata in un certo modo: spero solo che abbia conservato le energie per spezzarti il deambulatore in testa.