Shrdn, la Sardegna di (almeno) 6000 anni fa

Shrdn, la Sardegna di (almeno) 6000 anni fa

Di Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

Muore nel 1942 e tu vedova ad affrontare guerra e dopoguerra. La maggiore delle vostre tre figlie ha sette anni, la più piccola tre. A nove anni tutte a lavorare. Per tutte a diciotto il primo e a trenta il quinto figlio, o il nono. Tuo genero è un minatore. Te ne vai che la televisione è una perdita di tempo, una truffa impossibile, un inganno, che i medici non sanno curare e di quelle siringhe non ti fiderai mai. Te ne vai che l’auto che passa davanti a casa è come oggi una carrozza in autostrada, con te se ne vanno cose che sapevano gli antichi.

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Gli antichi scolpivano la pietra per chissà quale ragione o motivo, ma certo doveva essere importante. L'importanza risuona ancora, adesso che dei motivi e delle ragioni non conserviamo una memoria. Risuona altrove, non mente, come quella volta che un rettangolo ha destato il mio profondo interesse, era chiaro che qualcosa risuonasse, e forte.

[caption id="attachment_162049" align="aligncenter" width="600"] Su Prunittu – Sorradile (OR)[/caption]

Non si conosce con certezza la funzione esatta di tali ipogei artificiali, ambienti ricavati dalla roccia basaltica, nel calcare, nel granito e nel tufo, e presenti in gran parte del bacino mediterraneo, a migliaia nella sola isola di Sardegna.
Sono circa 2400 quelli attualmente ritrovati nella terra Shrdn (antico nome della Sardegna e del suo popolo), tanti altri potrebbero essere nascosti sotto i millenni.

Si parla del Neolitico, almeno. Oltre 6000 anni fa. Almeno, perché eventuali tracce di un passato antecedente potrebbero essere state occultate dagli utilizzi successivi o rimosse, perciò non è possibile attribuire con assoluta certezza un’origine temporale alla fase di realizzazione primaria (qualcuno azzarda che la realizzazione degli ipogei fosse in realtà parte integrante del rituale funerario stesso). Lavorare sui reperti e trovare chiavi di lettura di messaggi che resistono per migliaia di anni, è l'attuale direzione di ricerca dell'archeologia, diversamente non potrebbe essere.

Questi misteriosi ambienti divisi in vani e ricavati dalla roccia con grande maestria, si possono trovare isolati oppure come parte di intere necropoli; in certe aree sono stati trovati passaggi sotterranei di collegamento tra diversi ipogei, e questo induce ad ipotizzarne altri ancora sconosciuti.

Per quanto riguarda il “come le hanno fatte?” l’archeologia ci dice che dalle tracce dei residui di materiale lungo le pareti ed i soffitti, si può ipotizzare che gli ipogei siano stati scavati con scalpelli e mazzuolo. Gli stessi strumenti sono stati trovati all’interno, lasciati in un dato punto, all'apparenza non sempre casuale, dagli scalpellini che senza dubbio si direbbe fossero assidui, inarrestabili, ed alcuni anche bravi scalatori.

[caption id="attachment_162051" align="aligncenter" width="600"] Su Prunittu – Sorradile (OR)[/caption]

È fondamentale riportare che tuttavia in alcuni di questi siti non è emersa nessuna traccia del materiale che si ipotizza essere rimasto come residuo degli strumenti di realizzazione.

Sappiamo che gli ipogei sono costituiti da un ingresso di altezza di poco inferiore al metro, solitamente un rettagolo verticale. Le tipologie d'ingresso sono tre, a pozzetto ovvero interrato, sul piano di campagna, oppure sulla parete della montagna, in altezza. Alcuni ipogei presentano un ingresso a padiglione (area esterna prossima all'ingresso e ricavata dalla roccia) o dromos (solco scavato nella roccia), altre che definirei ad ingresso "diretto", cioè sul piano naturale di scavo.

[caption id="attachment_162052" align="aligncenter" width="600"] Is Piluncas - Sedilo (OR) - padiglione[/caption]

[caption id="attachment_162053" align="aligncenter" width="600"] Littos Longos - Ossi (SS) - dromos[/caption]

[caption id="attachment_162054" align="aligncenter" width="600"] Is Arutas, Monte Olladiri - Monastir (CA) - ingresso "diretto"[/caption]

Per tornare alle cose di cui non sappiamo nulla, ovvero quelle riguardanti l'origine, vi dico che la scelta di scavare un affioramento anziché sfruttare l’inclinazione del versante della collina, oppure la parete verticale di una falesia, o ancora l’utilizzo di massi isolati con ingresso ben visibile, per l'archeologia può essere attribuibile non soltanto a ragioni tecniche, ma anche a motivazioni di tipo simbolico-spirituale.

[caption id="attachment_162075" align="aligncenter" width="600"] Tomba del Capo - Bonorva (SS) - pianta[/caption]

All'interno ogni ipogeo è composto da due o più ambienti, di cui uno principale o centrale, comunicanti tra loro. L'area di questi ambienti varia, come si può vedere dall'immagine precedente, l'altezza dei soffitti anche non è sempre regolare, abbiamo ambienti in cui si supera sensibilmente l'altezza umana media, altri che non arrivano al metro e mezzo.
Alcuni di questi conservano ancora i dettagli costitutivi delle decorazioni scolpite, altri ne sono privi. Laddove si trovino, queste non solo rappresentano simboli, ma suggeriscono (o dedicano) uno spazio ad elementi architettonici degli interni, come soffitti a doppia falda o semiconici, letti di sepoltura (in rilievo o scavati), riproduzione gradini, di banconi, porte o portali, etc.

[caption id="attachment_162055" align="aligncenter" width="600"] Necropoli di Brodu (NU) - decorazioni[/caption]

[caption id="attachment_162056" align="aligncenter" width="600"] S'Angrone - Nughedu Santa Vittoria (OR) - decorazioni[/caption]

L'elemento circolare che viene indicato col termine focolare è ricorrente anche se in differenti versioni

[caption id="attachment_162057" align="aligncenter" width="600"] Mesu e Montes - Ossi (SS) – elemento focolare[/caption]

[caption id="attachment_162058" align="aligncenter" width="600"] S'Incantu, Monte Siseri - Putifigari (SS) – elemento focolare[/caption]

Uno dei simboli più frequenti è quello che l’archeologia chiama toro, inizialmente frainteso con la rappresentazione stilizzata di imbarcazioni, e solo dopo divenuto oggetto di riflessioni circa il tema della virilità e della fertilità maschile [in evidente contraddizione con l'ipotesi di funzioni sepolcrali come motivo della realizzazione, a meno che non si ipotizzi che le decorazioni siano databili diversamente dal resto dello scavo, idea quest'ultima che personalmente non riesco ad escludere]. Qualcun’altro sostiene fossero elementi di protezione magica del defunto, e non simboli significanti.

Quel che è innegabile è che sono anche molto diversi fra loro e questo potrebbe alimentare il dubbio che tali simboli possano essere non solo frutto dell'evoluzione stilistica di un linguaggio, ma anche di una volontaria scelta per diversa esigenza espressiva. Il toro ritrovato ad esempio nella domus dell'Orto del Beneficio, realizzato in una delle sue versioni più simili all'animale toro, è in verità anche molto simile ad alcune incisioni trovate sulle pareti de Sas Concas ad Oniferi, in quel caso attribuite però alla rappresentazione di una figura umana (o umanoide) ribaltata.

[caption id="attachment_162059" align="aligncenter" width="600"] Necropoli dell'Orto del Beneficio - Sennori (SS)[/caption]

[caption id="" align="aligncenter" width="600"] Sas Concas - Oniferi (NU)[/caption]

[caption id="attachment_162061" align="aligncenter" width="600"] S'Angrone - Nughedu Santa Vittoria (OR) – elemento toro[/caption]

Il pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino rievoca queste forme durante gli equinozi, entrando dall'ingresso e scendendo la scala ci si reca in visita all'acqua. Durante gli equinozi, che i raggi solari realizzano una proiezione del visitatore perfettamente corrispondente alla parete del pozzo, lo specchio d'acqua ribalta l'ombra della figura. Se da una parte scendendo la scala sembra di vedersi entrare con la testa nell'acqua (una sorta di simbolico battesimo pagano), dall'altra risalendole questa proiezione ascende lungo la parete del pozzo verso l'apertura, verso il cielo. È solo una mia ipotesi di assonanza tra i simboli detti taurini e la figura umana o umanoide.

[caption id="attachment_162111" align="aligncenter" width="600"] Pozzo Sacro di Santa Cristina - Paulilatino (OR)[/caption]

[caption id="attachment_162112" align="aligncenter" width="600"] Pozzo di Santa Cristina - Paulilatino (OR) - durante gli equinozi[/caption]

In alcuni siti con datazione nel Neolitico recente, il toro diventa invece un elemento quasi puramente geometrico posto come decorazione, in forma essenziale, sullo stipite superiore delle finte porte. Un esempio è S'Incantu di Monte Siseri:

[caption id="attachment_162062" align="aligncenter" width="600"] S'Incantu, Monte Siseri - Putifigari (SS) – elemento toro stilizzato[/caption]

Le ossa ritrovate all'interno di questi luoghi ci dicono molto del periodo in analisi, i defunti venivano deposti unitamente ad un corredo, con il capo rivolto ad est, spesso recanti tra le mani statuine votive raffiguranti la Dea Madre, e ricoperti infine di ocra rossa, come anche le pareti, i soffitti e i pavimenti. Questo è chiaro segno di una solida conoscenza del cielo e di un modo arcano d’intendere la spiritualità, definita in rituali a noi complessi da dedurre come esatta visione, proiezione del tempo, ma dei quali ci arriva l’assoluta potenza.

[caption id="attachment_162063" align="aligncenter" width="600"] Necropoli di Montessu - Villaperuccio (SU)[/caption]

Per il popolo sardo sia il nome che la narrazione sono diversi a seconda della località, come per molte cose, qualcuno li chiama is forrus o is forreddus, concheddas, grutas... ma sono ora comunemente chiamate domus de janas. Si badi che solo dalla prima metà dell’Ottocento son note queste "groticelle artificiali" al mondo accademico.
Le janas (fate o streghe) - il cui nome ci porta dalla dea Diana al Sudafrica, da minute fatine a donne del popolo con un sapere o un dono - tessevano fili d’oro [anime] nelle loro domus (dimore). Questo secondo la credenza popolare recente, che arriva a noi dopo stratificazioni di ogni sorta.

Dagli studi è emerso che nel Neolitico i riti funebri comprendevano una serie di azioni dirette sul corpo del defunto, anche attraverso il fuoco, che dilatassero l'attimo della morte e permettessero ai vivi il tempo di salutare l'anima cara che si metteva in cammino. Le pratiche dedotte e teorizzate dagli archeologi sono piuttosto crude e preferisco non riportarle, ma che rimanga al lettore la misura della cura che questi antenati avevano per chi andava, ma anche per chi restava ad elaborare la perdita, il lutto.
Sulla magia e sulle figure femminili che la praticavano in Sardegna il capitolo è vasto, ma nel caso delle domus de janas penso che anche prestando attenzione, non udirò il rumore dei loro telai, ma la mia immaginazione mi farà continuare a pensare che dovevano avere degli amici davvero giganti e di buona volontà, che han scolpito per loro gli occhi alle montagne.

[caption id="attachment_162064" align="aligncenter" width="600"] Is Ogus de su Monti - Monastir (SU)[/caption]

È chiaro che la materia è ancora limitata ad essere postuma della verità, tanto più se su queste preziose rimanenze di un pezzo radicale della Storia si preferisce produrre silenzio. Gli antichi scolpivano la pietra per chissà quale risonanza importante e noi ci facciamo cadere una bella colata di cemento per [non] preservare le pitture all’interno? [1] Lo sanno tutti che il cemento ostruisce ed impedisce la traspirazione, provoca eventi di umidità innaturale e col tempo rischia semmai di danneggiare eventuali pitture, compromettendo inoltre la stessa integrità dell’ipogeo ed impedendo fisicamente visite, studi, interventi di restauro e mantenimento.

[caption id="attachment_162073" align="aligncenter" width="600"] Sa Pala Larga - Bonorva (SS)[/caption]

[caption id="attachment_162072" align="aligncenter" width="600"] Sa Pala Larga - Bonorva (SS)[/caption]

[caption id="attachment_162071" align="aligncenter" width="600"] Sa Pala Larga - Bonorva (SS)[/caption]

"Un tramonto meraviglioso illuminava l'orizzonte: pareva un miraggio apocalittico. Le nuvole disegnavano un paesaggio tragico; una pianura ardente solcata da laghi d'oro e da fiumi porpurei, e sul cui sfondo sorgevano montagne di bronzo profilate d'ambra e di neve perlata, qua e là squarciate da aperture fiammanti che sembravano bocche di grotte e dalle quali sgorgavano torrenti di sangue dorato. Una battaglia di giganti solari, di formidabili abitanti dell'infinito, si svolgeva entro quelle grotte aeree: balenava il corruscare delle armi intagliate nel metallo del sole, ed il sangue sgorgava a torrenti, inondando le infuocate pianure del cielo. Col cuore balzante di gioia Anania rimase assorto nella contemplazione del magnifico spettacolo, finché le ombre della sera, fugato il miraggio, stesero un drappo violaceo su tutte le cose: allora egli rientrò nella casa della vedova e sedette accanto al focolare."

(tratto da "Cenere", Grazia Deledda. 1916)

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Di Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

NOTE
[1] https://www.nurnet.net/blog/sa-pala-larga-la-storia-minore-e-nascosta-di-una-necropoli-della-preistoria-sarda/

Fonti:
Corpora della antichità della Sardegna: La Sardegna Preistorica. Storia, materiali, monumenti”, a cura di Alberto Moretti, Paolo Melis, Lavinia Foddai, Elisabetta Alba. 2017

L’arte delle Domus de Janas nelle immagini di Jngeborg Mangold”, Giuseppa Tanda. 1985

Sardegna e Sicilia”, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Redazione a cura di Monica Miari. 2020

Commenti (32)

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Mostra commenti 32 caricati
    1. Primadellesabbie 5 novembre 2022

      "...Non si conosce con certezza la funzione esatta di tali ipogei artificiali, ambienti ricavati dalla roccia basaltica, nel calcare, nel granito e nel tufo, e presenti in gran parte del bacino mediterraneo, a migliaia nella sola isola di Sardegna. ..."

      Questa, conosciuta come "la casa dei nani" non è nel Mediterraneo ma nella desolata ed affascinante isoletta di Hoy, nelle Orcadi, ci sono due nicchie scavate a destra e a sinistra della cameretta principale:

      http://www.orkneyjar.com/history/tombs/dwarfiestane/index.html

    1. indipendente 5 novembre 2022

      Ma ogni tanto, un politico paga no?!

    1. Divoll 4 novembre 2022

      Mi chiedo quanto tempo ci volesse, con gli strumenti che esistevano a disposizione allora, scavare la roccia in quel modo. Presuppone una grande fatica, oltre a una grande ingegnosita'. Chi di noi, oggi, sarebbe capace di un'impresa del genere, anche se si trattasse di un nurago microscopico?

    1. AmonAmarth 4 novembre 2022

      Pazzesco se ne parlava giusto ieri di Sardegna in qualche commento... Suggerivo il libro di Felice Vinci ma qui c'è ancora più carne al fuoco! Che terra di misteri, tutta da scoprire!

    2. Primadellesabbie 5 novembre 2022

      Io vi suggerisco "Prima di noi" di M. Caranzano, probabilmente un (uno) passo avanti nel tentativo di trovare una spiegazione a tanti ritrovamenti inspiegabili.

    3. AmonAmarth 6 novembre 2022

      Grazie mille per il consiglio :) ...Tratta solo di Sardegna o anche di altri luoghi?

    4. AmonAmarth 6 novembre 2022

      Appena comprato ;) ... Noto che il libro successivo di Caranzano tratta praticamente dello stesso tema di "Il Ritorno degli Dei" del ben più famoso Graham Hancock... Se ancora non l'hai fatto, leggilo perchè è scritto benissimo, non lascia niente al caso e quando arrivi in fondo vorresti che non fosse finito! Argomento oltremodo interessante e assurdo da dire, ma attuale :) Buona serata.

    5. Primadellesabbie 6 novembre 2022

      Grazie, li ho letti entrambi.

    6. Primadellesabbie 6 novembre 2022

      Tratta delle tribolazioni del Pianeta.

      (Spero di averti dato un buon consiglio).

    1. Divoll 4 novembre 2022

      A me sembra che fossero adibiti ad abitazioni e luoghi di ritrovo della comunita'. Puo' essere che, almeno in alcuni casi, i padroni di quelle abitazioni vi venissero anche tumulati dopo morti?

    1. oriundo2006 4 novembre 2022

      ''..S’Incantu, Monte Siseri – Putifigari (SS) – elemento toro stilizzato..''.
      Da connettere se volete ai famosi 'Torii' giapponesi: paiono, identiche anche nel nome, stilizzazioni di antiche e comuni identità collettive di popoli, per i quali la Terra era Sacra e proprio per questo materia di scoperte e comunanze ideali.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Torii
      In entrambi i casi si tratta di stilemi del nostro passato arcaico, falsamente squalificato come 'pagano' e per ciò stesso limitato in vista della nostra assai superficiale 'modernità'.
      E se in realtà fossero costoro, i nostri antichissimi progenitori, i veri 'ideatori' di una Terra Una insieme ad un genere umano 'Uno' ?

    2. Divoll 4 novembre 2022

      O i tori di Creta

    1. Fedeledellacroce 4 novembre 2022

      Articolo interessante, affascinante....
      I Shardana, non solo pietra.... navigavano, avevano scambi con i Fenici....pare dominavano il Mediterraneeo e oltre...
      Ma i GIGANTI, dove sono?
      Nascosti o distrutti.
      Per paura di dover riscrivere la storia.

    1. gix 4 novembre 2022

      La Sardegna è veramente un mondo misterioso e affascinante, specie per chi, come me, viene da fuori. Sono andato a vedere il pozzo di Santa Cristina e devo dire che la sensazione è stata quasi quella di scendere nel ventre materno, anche perchè, almeno a me, ha ricordato palesemente il sesso femminile, sia visto dall'alto, sia nell'avvicinamento terreno (sarà la mia mente deformata, perdonate semmai, ma non ci posso far nulla...). Ho letto resoconti di ipnosi regressive che descrivono l'esistenza di antichi sacerdoti-sciamani vissuti in Sardegna, che erano in grado di leggere le stelle e trarne interpretazione per le comunità dell'intera isola, che vivevano in una armonia invidiabile. Non so quanto i sardi attuali possano vantare collegamenti sia spirituali che materiali con i loro progenitori sulla loro terra, che oltretutto, a quanto pare da svariati ritrovamenti, avevano dimensioni assai maggiori, ma mi piace pensare che comunque la Sardegna, la terra, trovi il modo di parlare anche ai sardi moderni, che quindi qualcosa devono sentire, volenti o nolenti, e perciò, senza saperlo, potrebbero essere dei privilegiati...
      metto il link per chi fosse interessato
      https://www.evanlab.org/wp/wp-content/uploads/2020/08/E-Book-COSTRUTTORI-DI-MEGALITI-Larcheologia-psichica-e-la-civilt%C3%A0-nuragica.pdf

    2. Divoll 4 novembre 2022

      Interessnte il lavoro che hai linkato. L'ho salvato per leggerlo con calma.

    1. absitiniuriaverbis 4 novembre 2022

      Grazie per l'articolo, ma anche no.
      Grazie perché ogni volta che si vuole scavare si progredisce nella conoscenza, almeno.
      Ma, anche no perché ancora una volta, una volta in più, fa rabbia il riaffiorare delle mistificazioni con le quali ci hanno e ci siamo fatti imbonire.
      Non è mai troppo tardi, speriamo di avere il tempo.

    2. Rnamessaggero 4 novembre 2022

      Se trovi tempo, vai a votare, poi torna che parliamo dei buchi fatti per guardare il vuoto dentro.

    3. absitiniuriaverbis 4 novembre 2022

      Io ci metto il tè, immagino che tu metta a disposizione il tuo cervello giusto per ragionare sul concreto. 😜
      Ti piace la battuta, virtualmente parlando?
      Vai tranquillo.

    4. Rnamessaggero 4 novembre 2022

      Anni fa scrivevo testi per i comici di Zelig, non te la prendere, ma con questa tua non mi pagherebbero. Se continui a scrivere che devo stare tranquillo finisce che mi convinci che sei agitato. Siamo nel virtuale, ti basta spegnere il microonde e tutto scompare.

    5. absitiniuriaverbis 4 novembre 2022

      Non ma la prendo affatto. Se non avessi voluto ascoltare la risposta non avrei fatto la domanda.
      Scrivo 'vai tranquillo' perché tu ti senta comunque a tuo agio e senza limitazioni di sorta. Io sono tranquillo, quasi sempre. Ma con te sempre.

    6. Rnamessaggero 4 novembre 2022

      Finalmente uno che non ha la coda di paglia, sarà quello che mangi a sette ore di fuso orario da qua.

    7. absitiniuriaverbis 4 novembre 2022

      Vediamo.
      -avevi scritto di te che sei un etologo che esplora gli umani. Quindi con riferimento a padre Lorenz, posso fare un salto e pensare che consideri gli astensionisti almeno al pari degli animali (e probabilmente gli animali ti darebbero addosso)
      Animali è il punto.
      - Oggi scrivi, '... la coda di paglia, sarà quello che mangi a sette ore di fuso orario...'
      Il soggetto della parte dopo la virgola è un poco ambiguo (visto i tuoi trascorsi devo fare molta attenzione) ma potrebbe anche essere 'mangiare paglia' .
      Il fieno, soprattutto per i conigli, è l'alimentazione corretta senza cereali, pane, pellets, eccetera.
      Animali ancora, senza dubbio, conigli forse.

      Astutissimo trucco il tuo.
      🤣

      PS nessun micronde in casa, alcuni pensano che siano sufficienti le antenne 5G che qui proliferano.

    8. Rnamessaggero 4 novembre 2022

      Ma solo perché mi sei simpatico. Non ho detto che sono un etologo, ho detto che ho la sindrome dell' etologo. Molti soggetti, per capirli, non li puoi studiare come esseri umani, occorre fare ricorso allo spirito di osservazione di Lorenz: non è colpa mia se il metodo funziona. Sulla coda di paglia vale il senso universale dato, non ti perdere in voli pindarici o ti dovrò osservare come volatile.

    9. absitiniuriaverbis 4 novembre 2022

      Errore

    10. absitiniuriaverbis 4 novembre 2022

      Padronissimo, essendo un aeronautico, volare è il mio sogno.
      Cena con amici. A risentirci.
      Simpatia ricambiata.

    1. ducadiGrumello 4 novembre 2022

      grazie a Verdiana Siddi, un pezzo molto interessante

    1. Rnamessaggero 4 novembre 2022

      Ma che, non è cambiato niente, questo ci insegnano gli affascinanti archeologi. Ancora oggi c'è gente, i gurupatici, che si arrampica per credere di essere sveglio.
      Se i guru dicessero a questi infelici, di scavare rettangoli nella roccia, il monte bianco sarebbe un gruviera.
      Diverse correnti a paratie stagne fra loro ovvio, quella dei rettangoli nella roccia DNA è ancora con il martello e siringa in mano.

    1. gianB 4 novembre 2022

      "... un pezzo radicale della Storia si preferisce produrre silenzio."
      Questo è ciò che più mi lascia allibito, rattristato ed arrabbiato con quella cultura che da due millenni non ha fatto altro che non solo produrre silenzio ma bensì depistare, nascondere e distruggere le tracce di tali antichi resti delle origini umane. Non son stati forse loro, i preti, a confiscare e distruggere i resti dei giganti in Sardegna man mano che venivano alla luce?

    1. IlContadino 4 novembre 2022

      Grazie per l'articolo, davvero interessante, le foto aiutano nella comprensione, o se vogliamo, nella non comprensione. Voglio dire, quando ci poniamo di fronte a quel passato, a quelle civiltà, a quei culti, si ha come l'impressione che sia impossibile raggiungere una piena comprensione, anzi non piena, nemmeno parziale, come se quelle civiltà e quel livello di consapevolezza ci fossero completamente estranei, come se noi non venissimo da lì, come se non fossimo gli eredi di quel passato, come se fossimo scollegati da quelle conoscenze, per dirla in termini moderni, in voga in questo periodo, come se ad un certo punto ci fosse stato un grande reset, colpo di spugna, via il vecchio avanti il nuovo: meno consapevole, più addomesticabile. Da qui la grande importanza di osservare ciò che ci è stato lasciato in eredità, tracce di un passato che può aiutarci a comprendere il presente e ad osservare con occhio lucido il futuro

    2. Primadellesabbie 4 novembre 2022

      ...tracce di un passato che ci aiuta a dubitare di tutto.

    3. LuxIgnis 4 novembre 2022

      Ma veniamo veramente da lì?
      O siamo in qualche modo venuti dopo, quasi estranei...

    4. Divoll 4 novembre 2022

      Comunque sia, e' molto bello sapere da dove si viene.

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