“Senza futuro, mi uccido. Colpa vostra” (la lettera di Michele)

DI MICHELE

Con questa lettera un trentenne friulano ha detto addio alla vita. Si è ucciso stanco del precariato professionale e accusa chi ha tradito la sua generazione, lasciandola senza prospettive. La lettera viene pubblicata per volontà dei genitori, perché questa denuncia non cada nel vuoto: «Di Michele – dice la madre – ricorderemo il suo gesto di ribellione estrema e il suo grido, simile ad altri che migliaia di altri giovani probabilmente pensano ogni giorno di fronte ad una realtà che distrugge i sogni»

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.
Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.

Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.
Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.
Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, il modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.
Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto.

 

Fonte: http://messaggeroveneto.gelocal.it

Link: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/02/07/news/non-posso-passare-il-tempo-a-cercare-di-sopravvivere-1.14839837

8.02.2017

37 Commenti
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natascia
Utente CDC
8 Febbraio 2017 19:49

Dentro di me c’era ordine………un’ordine che oggi disturba ai manovratori. L’ordine che la natura ci ha dato per la conservazione delle specie. Non posso scrivere altro perché i miei figli sono più giovani e stanno lottando soli, competitivi senza desiderare di esserlo . La competizione non fa parte dell’umanità . Solo l’amore salva, salva sempre, auguro a questo giovane la pace, e la forza della veglia per noi .

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  natascia
8 Febbraio 2017 20:20

Si nada nos salva de la muerte, al menos que el amor nos salve de esta vida – Action poetica Alicante

Mi ero già commosso per Pacho. Eccone un altro. Ma chissà quanti altri di cui non sappiamo niente. Vorrei essere credente per augurargli almeno adesso un po’ di pace. Ma Dio non c’è, Poletti invece si.

rossana
Utente CDC
Risposta al commento di  Toussaint
9 Febbraio 2017 16:04

Sarà che ciò che scrive Michele a motivazione del suo suicidio mi pare descriva più una sorta di adolescenziale caduta delle illusioni per aspettative irrealistiche in ogni tempo, non solo oggi, ma equipararlo a quello di Pacho è un mettere il sessantenne Pacho con la sua vita, le sue battaglie politiche, la sua fuga da un regime fra i più feroci sullo stesso piano di quella di un tipico esempio di cosa produca la narrazione tossica sulle nuove generazioni. Cit. “Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie. Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, il modello unico non funziona.”. Sembrano frasi di un adolescente alle prese più con la tragedia della propria crescita, che quelle di un uomo di trentanni giustamente incazzato con un sistema che gli racconta fiabe e poi non gli da il lieto fine. Non so chi abbia deciso di rendere questa lettera pubblica, perché a me pare un dramma tutto privato, uno di quei tipici suicidi adolescenziali dove la quindicenne scopre che lui non l’ama più e quindi vuole morire. Cosa vuol dire “Io… Leggi tutto »

Ronte
Utente CDC
Risposta al commento di  rossana
9 Febbraio 2017 18:52

Ridurre un fatto di questo tipo a un’azione addirittura adolescenziale, per quanto nell’adolescenza a volte si capisce di più di ciò che saremo dopo, visti i risultati oggettivi, è quantomeno riduttivo se non proprio offensivo. In quella lettera d’addio sta scritto per intero il rapporto individuo società. E cosa c’è di più politico di questo?

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  rossana
9 Febbraio 2017 19:13

Hai ragione Rosanna. Analoga è la commozione, ma c’è senz’altro differenza fra il caso di Pacho e quello di Michele. Però prendi la lettera di Michele un po’ troppo al suo valore nominale, trascurando quello che forse intendeva dire fra le righe. L’orgoglio, ad esempio. In particolare quello di un trentenne. Non è facile ammettere di non avercela fatta. Brutalmente, di essere una persona fragile, sconfitta, in una società competitiva (ma col trucco) e meritocratica (quel grosso imbroglio che è la “meritocrazia”), in particolare davanti ai nostri genitori ed ai nostri amici. Da qui il suo arrendersi sì, ma davanti ad un grande obbiettivo, con una grande motivazione, perché se si cade davanti ad un grande obbiettivo (il volere il massimo) si diventa eroi, davanti ad un piccolo obbiettivo (voglio un lavoro da grafico) un povero pirla. Un estremo gesto di dignità (meglio passare da arroganti che da sfigati). Così ho interpretato la sua lettera (fra le altre cose). In realtà, si sarebbe forse accontentato di un decente lavoro da grafico, niente di più, che magari gli avrebbe permesso di andare davanti ad una ragazza senza passare da sfigato. Così interpreto, ad esempio, questo passaggio, “””Da questa realtà non si… Leggi tutto »

rossland
Utente CDC
Risposta al commento di  Toussaint
9 Febbraio 2017 20:17

Abbiamo solo le sue parole, e non possiamo che provare a capire quelle, consapevoli che nessuno può né giudicare né pensare di capire fino in fondo il senso che lui stesso ha attribuito a quelle che ha usato. Da queste, in base forse alla mia natura e alla mia inclinazione, noto “pretendere”, “sono stufo di…” (fare colloqui, fare sforzi, ecc.) o frasi come “Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato…”, che ripetono quelle che da anni sentiamo ripetere a sproposito, come se esistesse una sorta di diritto ad avere in eredità fin dalla nascita un mondo su misura e in buone condizioni in cui poter vivere per realizzare le proprie aspirazioni al piacere, al successo, a un lavoro che sia gratificante al massimo (“non al minimo”). Che vuoi farci, ho qualche anno più di Michele e ho ancora memoria di un mondo consegnato alla generazione precedente distrutto da una guerra mondiale e da una civile, di un mondo di persone con le pezze al culo che piacesse o no per mettersi un tetto sulla testa hanno sudato nei campi o in fabbriche mefitiche, di quelli che a Michele avrebbero “dovuto consegnare” un mondo a lui più… Leggi tutto »

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  rossland
10 Febbraio 2017 12:53

Sono in notevole disaccordo. Nel dopoguerra avevamo sì tanta voglia di lavorare, tanta voglia di affermarci, tanta grinta. Ma avevamo anche le occasioni per esercitare queste caratteristiche. Quando decisi di andare all’estero (medio oriente), fu facilissimo (e soprattutto fu una scelta. Rifiutai un impiego pubblico) e con uno stipendio che non le dico (mi ci comprai casa). E non perché ero un genio. E’ perché c’erano le occasioni, e non per merito mio. Oggi di occasioni non ce ne sono più. Da quando in Italia si è affermato il liberismo, attraverso tangentopoli prima (fuoriuscita dello stato dall’economia) e l’euro dopo, non ci sono più occasioni per potersi affermare. Michele non trovava lavoro, probabilmente, non perché era un pirla o non avesse voglia di tirarsi su le maniche, ma perché non c’era lavoro sufficiente per quello che sapeva fare. E forse nemmeno per fare qualsiasi altra cosa. L’alternativa (che ora non c’è più) era probabilmente quella di fare il lavapiatti a Londra, lavorando 12 ore al giorno e dormendo in 4 in una stanza. Ho una nipote (110 e lode) con il fidanzato (anch’egli un 110 e lode) entrambi a spasso. Ora tentano un master, ma perché il lavoro non l’hanno… Leggi tutto »

rossland
Utente CDC
Risposta al commento di  Toussaint
10 Febbraio 2017 15:01

Hai ragione: oggi le occasioni per esprimere la propria creatività, la propria capacità di inventiva ha sbocchi, e comunque molto limitati e non per tutti economicamente soddisfacenti, solo nello sviluppo di App (che distruggerei direttamente con un bazooka sul nascere) o del turismo/ristorazione. Insomma, in un mondo che si va desertificando, sia in senso letterale che in senso figurato (l’impossibilità di sperimentare le proprie abilità desertifica la mente sterilizzandola), in un mondo sempre più schiacciato su codici binari nonostante a parole santifichi la complessità, è come avere davanti muri più feroci di quelli abbattuti nell’89. Su una cosa però non concordo, nella chiusa finale. Non un “Battiamoci…”, ma un “Battetevi…”. Questa è in sostanza la grande accusa (per comprensibile vista la drastica riduzione della libertà di espressione di ogni opposizione, prontamente criminalizzata): poco voglia di lottare davvero per un mondo più a misura umana. In questi anni ho visto solo o manifestazioni di piazza educatine, civli e troppo attente a veicolare messaggi dentro le righe del politcamente corretto; oppure poche rare vere lotte a muso duro (comitati per il diritto alla casa, ad esempio). E se hai paura di farti la bua, se credi che la buona educazione sia la… Leggi tutto »

Tonguessy
Risposta al commento di  rossland
10 Febbraio 2017 17:06

Mi congratulo per i commenti, molto precisi. Ma, se dobbiamo parlare di opportunità, bisogna ricordare che la postmodernità aborre il capitalismo produttivo novecentesco. Non servono più quadri, non servono più dirigenti, non serve più neanche la middle class. Questo è il punto da valutare. E questa situazione fa a pugni con ciò che lo Stato ha reputato fondamentale fino a qualche decennio fa. Non ci siamo ancora adattati antropologicamente a questo cambio repentino. E c’è anche una colpa che noi “vecchi” abbiamo: non avere fatto conoscere la povertà ai nostri figli. Ce la siamo tolta di dosso e abbiamo deciso che nessuno se la meritava, così abbiamo allevato generazioni sulla bambagia. Adesso abbiamo un sacco di 110 e lode e scarsità di idraulici. Forse, come giustamente annota Rossana, è stato un suicidio adolescenziale. Ma forse è una morte simbolica: la morte delle nostre velleità di portare benessere e delle pretese che tali richieste siano “dovute” grazie anche al tanto sangue versato. Temo che ci stiamo ancora incartando sulla lotta orizzontale, invece che verticalizzare il nostro tiro. Tutti vorrebbero la macchina costosa, ma la cosa non è possibile per tutti, e così stiamo inesorabilmente scivolando verso l’etica protestante che accoglie questa… Leggi tutto »

rossland
Utente CDC
Risposta al commento di  Tonguessy
10 Febbraio 2017 17:50

Sai, leggevo poco fa la notizia dell’abolizione dell’indennità di disoccupazione ai Co.Co.Co., forse il più simbolico degli acronimi odierni, quello che richiama alla mente non solo la precarietà totale, ma anche la vera natura del lavoro precario: galline da batteria, buone per la cova e per la pentola. Gente, migliaia di persone, costrette ad accettare lavori a paghe da fame, con contratti ridicoli perfino nel nome (che diavolo significa fare il collaboratore coordinbato e continuativo se non il fare il dipendente senza avere nemmeno diritto a tale qualifica?), che versano contributi all’Inps senza che l’Inps gli riconosca nulla. Dopo nemmeno due anni di Dis-Coll, cioè un’indennità di disoccupazione che però veniva elargita solo a chi aveva almeno 3 mesi di lavoro continuativo negli ultimi due anni e solo se il compenso percepito superava il minimo pensionistico (cioè ti riconoscevano qualcosa, per qualche mese, ma solo se avevi avuto una paga mensile di almeno 550€, cosa che invece è quasi la normalità, per un Co.Co.Co, il lavorare part-time con contratti di 3 mesi in 3 mesi così da non maturare mai diritti di alcun genere). CoCoDè, lavora senza mai avere né prospettive sul futuro né di che vivere autonomamente di mese… Leggi tutto »

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  Tonguessy
10 Febbraio 2017 19:11

In queste occasioni vorrei davvero essere bravo a scrivere. Ma cercherò lo stesso di farmi capire. Lei dice che è sbagliato considerare il lavoro come un qualcosa di dovuto. Ma io credo, invece, che lo sia. Costituzionalmente. Ma, soprattutto, vorrei dire che non è un qualcosa di utopico. L’obbiettivo di una disoccupazione al 4 – 6% è raggiungibile. E’ alla nostra portata. E’ che bisogna fare le cose giuste. E noi le cose giuste le abbiamo fatte, finché c’è stata la possibilità di farle. I nostri ragazzi non sono cresciuti nella bambagia. Qualcuno sì, ovviamente, ad esempio il non compianto Padoa Schioppa, figlio di un AD delle Generali. Ma per il grosso dei nostri ragazzi (4 milioni di minorenni a rischio povertà, mi pare) di quale bambagia stiamo parlando? Facciamo un giro al sud, oppure in una qualsiasi delle nostre periferie, e ce ne renderemmo immediatamente conto. Io, al contrario, vedo molta umiltà. Laureati sì, ma disposti a lavorare nei call centers (magari!), nei retrobottega dei bar e via dicendo. Mia nipote fa concorsi anche per qualifiche inferiori e si arrangia con le ripetizioni. Non è un caso isolato. Devono andare all’estero, per di più con lavori precari? Eccoli pronti… Leggi tutto »

Tonguessy
Risposta al commento di  Toussaint
10 Febbraio 2017 21:51

Forse non mi sono spiegato bene. Non contesto che la Costituzione (Santa Subito!) garantisca il welfare, quindi lavoro, casa, sanità istruzione. Contesto il fatto che la Costituzione sia attuale, ovvero faccia ancora parte dei piani delle elites. La postmodernità è in realtà la mutazione del capitale, una volta impegnato con le parti politiche e sociali ad aggregare la società attorno ai poli produttivi (Olivetti docet) mentre oggi si sta affannando a svendere ciò che aveva con pazienza creato, lavoro in primis. Meritocrazia, precariato, dumping salariale. Queste tre fasi sono interconnesse, e portano sempre allo stesso punto: lo smantellamento della middle class, volano del capitalismo produttivo. Questo perchè la produzione non è più prioritaria. Il mercato produttivo è drogato e nè l’obsolescenza programmata nè leggi sempre più restrittive o liberali possono far svanire la crisi del sistema produttivo. Il mercato è ormai saturo, e la caduta del saggio di profitto ha determinato il mutamento del capitale. Certamente lottare per ripristinare una parvenza di mercato, magari sostenibile, se vuoi green, è un’opzione (ce ne sarebbero altre). Ma serve una volontà di cui difficilmente chi “leva la mano su di sè” può disporre. Questa è in realtà uno dei volti inumani del capitalismo… Leggi tutto »

Fulminato
Fulminato
8 Febbraio 2017 20:05

Peccato però.. Avesse aspettato qualche anno con la maturitá sarebbe approdato all’unica conclusione sensata: “Ma chi se ne fotte?”

mago
Utente CDC
8 Febbraio 2017 20:44

Spero e voglio credere che questa morte non sia stata vana….vorrei potermi ricordarmi di te e riscattarti quando sarà il momento…RIP

Fulminato1975
Fulminato1975
8 Febbraio 2017 21:01

Il neo medioevo tecnologico è alle porte. Inevitabile. Sta all’essere umano decidere se arrivarci in modo relativamente indolore o tra pianti e stridor di denti.

Humanae Libertas
Humanae Libertas
Risposta al commento di  Fulminato1975
9 Febbraio 2017 5:27

all’estero lo chiamano: “Neo-Feudalism” da un pezzo..
praticamente il famoso mondo a “2 velocità” di cui si parla oggi..lo stesso per cui la Merkel e gli Euroburocrati si stanno tanto dando da fare qui in Europa..

Tonguessy
8 Febbraio 2017 21:26

Ho sempre avuto un particolare rispetto verso chi “leva la mano su di sè” (per dirla alla Amery), specie quando lo fa aggiungendo alla disperazione del vivere la lucidità del pensiero. Resta l’amarezza per la perdita di un’anima che avrebbe potuto rendere la vita più delicata per tutti noi.

GioCo
Utente CDC
8 Febbraio 2017 21:32

Fare la scelta di non fare la scelta effettivamente è una scelta. Per chi sa sbrogliare i nodi gordiani dei paradossi moderni ovviamente. Per tutti gli altri c’è la scelta di stare all’inferno che come capitava ai poveracci dei campi di concentramento corrisponde più o meno a fottere meglio il prossimo per non essere suicidati, con una variante: quelli ne uscivano a pezzi moralmente, non avevano avuto tempo di farsi un oggettivo pelo sullo stomaco, tipo operatore di borsa. Poveracci erano ancora umani e pensavano che la condivisione e la collaborazione fossero necessità basilari per sopravvivere. Blodet dice che il problema è la generazione snowflakes. Sarà, io non ho idea, credo sia più probabile che viga un effetto domino. Nel senso che nelle generazioni passate le differenti cordate di interessi in grado di decidere, inserite in quei particolari contesti storici hanno generato attriti funzionali a guerre, massacri e quant’altro a livello planetario generale. Come fu con Napoleone. Poi dopo le esplosioni demografiche hanno reso il fenomeno più confuso. Per esempio, prima del ’15-’18 c’è stata la “belle epoque” e un periodo di benessere decisamente fuori standard per la media secolare della vecchia Europa. Ora quelle cordate di interessi hanno interessi… Leggi tutto »

ivan giuliano
ivan giuliano
8 Febbraio 2017 21:59

Signori miei,quanti di voi sono consapevoli di essere responsabili ? Responsabili di immobilita’ , i peggiori di menefreghismo , ci stanno fottendo e al loro gioco non possiamo vincere . Avete tutti paura di perdere privilegi, vi pulite la coscienza con beneficenza , altruismo, mai il coraggio di affrontare il problema alla radice . Dispiace che le persone per bene restino a guardare come se avessero le mani legate , come se fossero troppo piccoli , siamo vittima di una minoranza che usa leggi , burocrazia , media di massa , per stancarci , per imprigionarci , per dividerci , per farci sentire inadeguati e troppo ignoranti , ci priva di diritti e li trasforma in preziosi bisogni . Sono anni che trascurano il popolo sovrano , i piu’ deboli si ammazzano , i piu’ forti prevaricano , i piu’ furbi rubano , i piu’ ricchi mangiano e i piu’ intelligenti dove sono , cosa fanno . Voi inerti siete tutti responsabili . Ma io non mi ammazzo , piuttosto mi faccio sparare da quei porci armati i quali altro non fanno che assoggettarsi ai distruttori del loro stesso popolo .

Gino
Gino
Risposta al commento di  ivan giuliano
9 Febbraio 2017 10:20

Saro banale ma mi sta bene. Prima di cercare di salvare il mondo bisogna comprendere il mondo e dunque se stessi. Molti danni li fanno proprio quelli che vogliono cambiare la cose ma non hanno necessaria consapevolezza. Come un dermatologo che volesse fare una operazione di trapianto di cuore senza conoscere la fisiologia, la patologia, l’anatomia, senza sapere se nemmeno sia necessario il trapianto., sulla’onda di idee di altri, di principi morali o etici convenzionali e imposti dati per scontati. Non siate superficiali, ma cercate il cuore e l’essenza di ogni cosa, mettete in discussione sempre tutto, anche quello di cui siete più convinti, con onestà e pura curiosità.

Se lo avesse fatto Michele forse avrebbe trovato molte altre ragioni per vivere o semplicemente per essere felice, o forse avrebbe trovato direttamente la felicità incondizionata a cui si accede solo se si buttano tutte le convenzioni, tutte.

desibros
Utente CDC
8 Febbraio 2017 23:02

… Ma perchè se ne vanno sempre soli???

alessandroparenti
Risposta al commento di  desibros
9 Febbraio 2017 17:22

Me lo sono sempre domandato.

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  alessandroparenti
9 Febbraio 2017 19:22

De André, invece, non aveva dubbi (ma senza dare spiegazioni. Come mero dato di fatto): “…. questo ricordo non vi consoli, quando si muore, si muore soli”. https://www.youtube.com/watch?v=ZtyH5W8CoD4

alessandroparenti
Risposta al commento di  Toussaint
10 Febbraio 2017 16:01

Bella, De Andrè mi piace ma non la conoscevo. Io però intendevo “Come mai non si portano mai dietro qualcuno?”

Truman
Staff CDC
8 Febbraio 2017 23:09

Evidenzio la frase:
“Chi non ha capito dopo 8 anni di crisi non è parte della soluzione ma del problema”.

E il problema grida vendetta.

ignorans
ignorans
9 Febbraio 2017 1:24

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Ahi, ahi, ahi. Qui una religione poteva aiutare. Dice “il massimo non è a mia disposizione”. Forse non lo è per un materialista, ma altrimenti il “massimo” è lì, sempre con noi. Ma va riconosciuto.

Gino
Gino
Risposta al commento di  ignorans
9 Febbraio 2017 9:17

Il “problema” è che dalla nascita ci lavano il cervello con il materialismo. “Riuscire” nella vita significa solo guadagnare bene, avere una posizione. Per questo discuto sempre con chi dice che il lavoro è un diritto, che il lavoro deve essere il centro di tutto. Perché, velatamente, queste persone parlano di soldi nascondendosi dietro il “ruolo sociale” del lavoro e come si vede facilmente, questo fa un danno a chi non ha le risorse per comprendere da solo.

Roberto Giuffre`
Utente CDC
Risposta al commento di  ignorans
10 Febbraio 2017 18:49

Cito sempre uno dei miei maestri, il prof. Mauro Scardovelli, che trovate nei video dei seminari dell’assoc. Aleph, “la felicità non proviene dal possesso di oggetti inutili, ma dalle relazioni umane armoniche”.
Con parole differenti dice la stessa cosa un altro mio preferito, lo scrittore, cineasta e filosofo Silvano Agosti.

Né la famiglia né la società sono riuscite ad insegnare a quel ragazzo queste cose.

Ronte
Utente CDC
9 Febbraio 2017 9:27

A un atto tragico e commovente di questo tipo, il commento non può che essere politico.
C’è stata una generazione che ci ha provato sfiorando il ‘sogno’. Fu un periodo pre-rivoluzionario. Ma quella generazione, nata intorno agli anni ’50, è stata TRADITA. Tradita da chi avrebbe dovuto tirare le fila e rompere col Sistema. E invece si ripetè ciò che era già successo sul finire della guerra, quando Togliatti arrestava l’avanzata dei partigiani. Questa volta era lui, il tanto amato Berlinguer col suo ‘compromesso storico’, dalla pratica consociativista, ovvero mantenimento del Sistema Capitalista, a scompaginare le forze in campo. E il cambiamento subiva un colpo tremendo. Il resto è Storia recente.

Oggi la realtà ci consegna una società alla disfatta (11.000.000 che seguono San Remo) all’interno della quale si mescolano, inettitudine, qualunquismo, stupidità.

Vogliamo rispondere alla lettera del giovane suicida, e più in generale alle infinite ingiustizie? Torniamo ad essere veri, gente con gli attributi: teoriziamo, organiziamo, sviluppiamo un fronte di lotta unitario capace di fermare e poi rovesciare il potere dominante.

Il resto è chiacchiera.
(A scanso di equivoci, nel mio piccolo ci sto provando)

Ulisse17
Ulisse17
Risposta al commento di  Ronte
9 Febbraio 2017 17:22

Alcuni giorni prima si era suicidato a Brescia un militante rivoluzionario argentino in esilio con una storia di lotte durissime contro la dittatura dei generali. Non lo ha ucciso la giunta fascista, ma la melma assurda nella quale ci troviamo tutti. La sola soluzione è la rivoluzione. Come speranza per cambiare tutto, come organizzazione dentro un partito che ne sia il simbolo. Solo la lotta cambia la vita.

gix
Utente CDC
9 Febbraio 2017 18:50

Trenta anni, la fine delle illusioni e l’impatto con la dura realtà, niente a che vedere con il Pacho sessantenne, per cui è semplicemente la fine della lotta, per stanchezza. Da rispettare entrambi, d’accordo con chi l’ha detto, per il coraggio della scelta, ma bisogna chiedersi quanta distanza c’è tra le illusioni e la realtà. E’ una domanda che dovremmo fare ad un trentenne che vive nell’Africa più profonda e povera, per sentire cosa risponderebbe. Non so quanta gente si suicida da quelle parti e poi scrive una lettera come questa, ma non credo molti. Non siamo certo qui per processare questo ragazzo, nessuno di noi ha il diritto di farlo, anche perché nessuno di noi ha visto il mondo come lo ha visto lui. Eppure forse la sua sfortuna è stata proprio quella di nascere in questa parte del mondo, meglio, in questo modo di vivere.

Adriano Pilotto
Utente CDC
9 Febbraio 2017 20:07

Era una lettera per i genitori. Perchè è finita anche su CDC?

rossland
Utente CDC
Risposta al commento di  Adriano Pilotto
9 Febbraio 2017 22:50

forse perché ai genitori stava bene che fosse pubblicata sul Messaggero Veneto?

Adriano Pilotto
Utente CDC
Risposta al commento di  rossland
10 Febbraio 2017 16:03

Vi sono cose che pur se reiterate rimangono comunque deprecabili.

Truman
Staff CDC
10 Febbraio 2017 16:16

Un fumetto di Alberto Madrigal, “Va tutto BENE”, racconta la Berlino vista dai giovani di oggi.
Molte immagini e pochi testi, ma nelle poche parole ci sono spunti interessanti.
La prima, che si nota con maggiore facilità, è “Ormai non si vendono oggetti, si vendono esperienze”.
La seconda è più interessante:
“A volte siamo così occupati a scansare la merda da non renderci conto che la vita è piena di opportunità.”
Ma la terza è da meditare:
“Qui tutti hanno un progetto. Sopportano un lavoro part-time per portare avanti i loro sogni. Quello che nessuno ti dice è che i tuoi sogni possono essere sbagliati”.

Primadellesabbie
Utente CDC
10 Febbraio 2017 16:50

Quando frequentavo il Sud della Penisola (per lavoro), negli anni ’70, le città ed i paesi erano piene di giovani, e giovani uomini, disoccupati o sottoccupati (per essere precisi: sottopagati, in barba ai contratti di lavoro del tempo).

Ne ho anche conosciuti diversi, persone per bene coscienti di non avere futuro in quel contesto.

La cultura in cui vivevano e che li aveva formati (la gente), però, non li giudicava negativamente, non li condannava.

Non c’era aria di suicidio in giro.

Ho letto i commenti qui sopra, tutto giusto, anche condivisibile, ma a me sembra che la lettera non contenga solo quell’allarmante riferimento al “massimo”, é tutta l’impostazione ad indurre a guardare all’atmosfera sociale in cui si é materializzata questa tragedia.

Arcadia
Utente CDC
10 Febbraio 2017 17:21

“Ti capisco, eccome se ti capisco, Michele. Eri, come noi, uno dei disadattati e insofferenti figli di un progresso minore. Ma non posso giustificarti. Anch’io sono stufo, anch’io penso che tutte le chiacchiere sulla sensibilità e meritocrazia siano luride balle. Però coltivare la propria isola di narcisismo porta inevitabilmente alla frustrazione perenne”. di Alessio Mannino – 9 febbraio 2017 Caro Michele, tu non puoi leggermi perchè, a dispetto di certe religioni, dopo la morte torniamo al nulla da dove siamo venuti (o al massimo – questo io credo, questo mi piace credere – ci trasformiamo in esangui ombre che baratterebbero tutta l’eternità per un solo altro giorno di vita). Questa, perciò, è una missiva senza senso. Il senso che tu cercavi e non hai trovato. O forse è più un messaggio in bottiglia ai tanti borderline d’Italia, i Michele sull’orlo di una crisi di nervi che facciamo finta di non vedere. «Ho cercato di fare del malessere un’arte», disprezzando quell’arte di sopravvivere che è umana troppo umana – e italiana molto italiana. Dici di essere un «anticonformista», parli come un titano che ha scelto di abbracciare il nulla: «ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia… Leggi tutto »