Home / ComeDonChisciotte / SE IL PIANETA MUORE DI BISTECCA

SE IL PIANETA MUORE DI BISTECCA

DI MARIO TOZZI
La Stampa

Proviamo a riflettere ancora una volta sulla scelta degli uomini di «sacrificare» animali in grandi quantità in occasione delle feste comandate, magari appena dopo un digiuno o un venerdì «di magro». Atteso che quasi nessuno ricorda più neppure lontanamente l’eventuale origine religiosa o tradizionale, resta l’ecatombe priva di senso logico e del tutto fuori linea rispetto al futuro ambientale del pianeta. Non è questione di empatia con altri esseri viventi. Non è, in altre parole, questione di decine di migliaia di agnelli sgozzati, di centinaia di migliaia di maiali dissanguati e milioni di polli costretti a vivere tutta la loro vita nello spazio di un foglio A4: nessun animale si comporta così verso gli altri, e già questo uso industriale e massivo di altri viventi ci porrebbe oggettivamente fuori dal corso naturale della storia del pianeta.

Il fatto è che gli uomini non nascono carnivori né predatori, al contrario, come testimoniamo i ritrovamenti paleontologici per anni male interpretati: noi eravamo oggetto della caccia di tigri dai denti a sciabola insieme ai mammuth, non gli uccisori degli altri. Dentizione, lunghezza dell’intestino e molti altri caratteri testimoniano che eravamo destinati a mangiare vegetali e solo occasionalmente proteine di origine animale, carogne o animali malati cacciati per caso, un po’ come fanno altri primati.

Non è neppure questione di salute, sebbene da tempo i dati medici espongano molto chiaramente che un eccesso di consumo di carni produca malattie cardiovascolari, diabete e tumori. I tre milioni di danesi che furono costretti dall’embargo del 1917 a una dieta di patate e orzo (da grandi consumatori di burro, latte e carni bovine che erano) videro ridotto il tasso di mortalità di quasi il 35%. Come a dire che vivere al vertice della scala delle proteine è piuttosto un rischio che non un vantaggio. Nelle culture carnivore occidentali l’incidenza del tumore al colon è dieci volte superiore a quella delle culture vegetariane asiatiche, tanto da arrivare alla conclusione che la sola quantità ottimale di consumo di carne rossa è zero.

E’ un’altra, però, la ragione per abbattere il consumo di carne. E’ una ragione ambientale nel senso più ampio del termine. Per allevare il complesso bovino mondiale, composto da quasi un miliardo e mezzo di capi, ci vogliono pascoli sempre più ampi: ma dove li impiantiamo, visto che la superficie di terre emerse è sempre quella e che, anzi, la terra migliore, quella più fertile e più vicina alle fonti d’acqua, è già virtualmente esaurita? Pervicacemente si sottraggono territori sempre più ampi alle foreste tropicali e pluviali, che però reggono uno sfruttamento industriale solo per cinque o sei anni, dopo di che non sono più fertili e dunque spingono a disboscare nuove terre. La carne sottrae foresta al mondo, visto che per ottenerne 1 kg ce ne vogliono 9 di mangimi: gli animali di allevamento non consumano liberamente erba come si crede, ma vengono «finiti» (come si dice) a cereali. E a chi verrano sottratti quei cereali, se non ad altri uomini, che per questo patiranno la fame? Un manzo di allevamento di 500 kg ha consumato 1200 kg di granaglie, come a dire che, solo negli Usa, 157 milioni di vegetali, che potrebbero essere consumati dagli uomini, finiscono invece a produrre 28 milioni di tonnellate di carne. E per allevare un manzo ci vuole tanta acqua quanto quella che serve a far galleggiare un incrociatore. Ha un senso tutto questo in un pianeta in cui sono milioni coloro che non hanno il mais per sopravvivere, mentre altri si devono mettere a dieta per ridurre i rischi del consumo di carne? Desertificazione, disboscamenti, sprechi d’acqua, alterazioni degli ecosistemi, inquinamento delle falde, incremento dei gas serra sono questi i veri motivi per cui dovremmo ridurre il consumo di carne. Ma mettere in conto i danni ambientali della bistecca è un tabù che nessuno si sogna di discutere seriamente.

Mario Tozzi
Fonte: www.lastampa.it
Link
25.03.08

Pubblicato da Davide

  • Tao

    DA CALABRESE AD ATKINS: LA TIGRE DI CARTA DEL CARNIVORISMO

    DI VALDO VACCARO
    Vegetariani-roma.it

    La rapida ascesa di un professore italiano ai vertici della scuola carnofila
    italiana ed europea

    A conferma della rapida evoluzione da Paese Bello e Gentile, da Paese di
    grandi poeti-scienziati-artisti-
    filosofi-musicisti-cantautori-santi-pensatori, in terra ricoperta da tanti
    rifiuti urbani lasciati a marcire per le strade, ma, ancora più, in terra
    intrisa di sangue, carogne e budella in putrefazione di tanti poveri animali
    proditoriamente sgozzati al fine di soddisfare appetiti bacati di genti
    italiche degenerate e votate in modo folle e incosciente al cancro e alle
    cardiopatie.

    A conferma di tutto ciò, è sorta in questi giorni, proprio in Italia, la
    prima Università Libera Mondiale del Sangue e della Macellazione.

    E tutto questo non poteva non succedere che qui nella Caput Mundi. E a due
    passi dal luogo in cui ci troviamo. Non conosco bene le strade di Roma, ma
    penso che via Teulada non sia poi troppo lontana.

    Il rettore di questo sinistro ateneo non poteva essere che lui, il più
    grande menestrello della bistecca, il benemerito dei macellai d’Italia, prof
    Giorgio Calabrese.

    Aitante e baffuto, elegante, autorevole, scarsamente dotato di conoscenza e
    di spirito igienistico, e quindi perfettamente qualificato per porsi ai
    vertici di una venale categoria di accoppa-animali operanti alla luce del
    sole e in piena legalità, ha dimostrato ampiamente di meritarsi a pieni voti
    questa importante carica.

    Sovvenzionato, o quantomeno patrocinato, dai maggiori mattatoi d’Italia e
    dalle industrie manifatturiere di cadaveri imbalsamati, ha cominciato negli
    anni scorsi, non senza qualche comprensibile timidezza e qualche indecisione
    iniziale, a parlare di alimenti in generale, dimostrando approfondite
    conoscenze delle varie verdure italiane, ritenute importanti ed essenziali,
    ma, nota bene, sempre e solo in funzione del cibo base, cioè delle proteine
    nobilissime e pregiatissime della carne.

    Col passare del tempo, trasmissione dopo trasmissione, le sue apparenze si
    sono intensificate all’inverosimile, fino a diventare un punto fermo e
    obbligato della rubrica mattiniera.

    Dalle posizioni originarie in cui frutta e verdure erano essenziali e
    marginali nel contempo, si è arrivati per gradi alle posizioni presenti,
    dove esse appaiono ormai emarginate, latitanti, opzionali, voluttuarie,
    mentre tutte le carni sono costantemente al centro del suo macabro teatrino
    mattiniero.
    v

    Tanto che il canale uno della tv italiana di stato potrebbe chiamarsi ormai
    Tele-Ca-Ca o Tele-Carne-Calabrese (chiediamo scusa alla Calabria, terra di
    grandi uomini come Pitagora, che nulla c’entra con questa storia).

    E il nostro professore è diventato nel frattempo più disinvolto e cinico,
    più dogmatico e sfrontato, in un crescendo di presunzione direttamente
    proporzionale alla frequenza delle sue apparizioni.

    Si è infatti accorto che più corbellerie filo-proteiche pronunciava in
    televisione e più veniva apprezzato dai suoi solerti e potentissimi sponsor.
    E si è accorto soprattutto che poteva continuare a farlo senza che mai
    nessuno venisse a contraddirlo o nemmeno a suggerirgli un minimo di prudenza
    e di misura.

    Si è reso conto insomma di essere diventato una colonna inamovibile, una
    autentica istituzione, un esperto in pianta stabile, un elemento intoccabile
    e incontestabile.

    Fine sciorinatore e distributore di spunti filo-carnivori a ruota libera e
    a getto continuo, instancabile seminatore di zizzania macellofila, si è
    guadagnato i galloni di capitano europeo della carne e del latte, ed è stato
    pure nominato di recente Consulente Alimentare della Comunità Europea.

    La sua azione martellante in favore di bistecche, interiora, trippe e
    frattaglie, non conosce tregua, e si esplica giornalmente -ed è qui che
    vorremmo vederci più chiaro con le leggi vigenti dello stato italiano sulle
    comunicazioni di massa e sul mezzo televisivo- alle ore 8 del mattino sul
    canale Tele-Macello 1, vale a dire nel momento di massima audience
    mattutina, entrando nelle case di tutti gli italiani.

    Si fa chiamare in continuazione professore (al ritmo di almeno 10 volte al
    minuto, quasi per ricordare agli altri e forse anche a se stesso che una
    laurea ce la deve avere per forza).

    E’ coadiuvato da una giovane assistente bionda, esternamente attraente, che
    in teoria dovrebbe fungere da presentatrice del programma, ma che nella
    realtà funge da complice, da servile badante e da bidella, che gli sta
    accanto con religiosi gesti di approvazione, gli fa pure le fusa e le moine,
    e pende letteralmente dalle competenti parole del suo professore. Calabrese
    dixit.

    Cadono i governi, cade persino Mortadella Prodi (Dio sia lodato), ma
    Calabrese non cade mai.

    E’ troppo bravo davvero.

    Più che inchiodato alla sua importante poltrona televisiva, vi è incollato,
    è un tutto uno con essa.

    La sua arroganza e la sua temerarietà hanno raggiunto il culmine il giorno
    24 gennaio 2008 quando, in aggiunta alle sue elucubrazioni quotidiane fatte
    di spropositi filo-proteici, rigorosamente prive di dibattito e di
    contrapposizioni critiche, ha spiccato autenticamente il volo,
    auto-annunciando il Teorema Calabrese sulla Nutrizione essenziale, in totale alternativa persino
    alle Recommended Daily Allowances (RDA) delle autorità americane tipo FDA,
    che già di per sé sono notoriamente squilibrate, in quanto subiscono il
    costante condizionamento dalla gigantesca industria americana della carne.

    Le peripezie, i precari equilibri e le inattendibili tabelle della FDA e del
    Dairy Council

    La FDA è famosa per le sue tabelle minime di alcuni decenni fa. Autentici
    strafalcioni, che dovette poi via-via correggere negli anni in modo
    inverecondo, imbarazzante, ed anche comico, se non si fosse trattato di
    autentico crimine diseducativo ai danni dei consumatori americani.

    Consumatori, peraltro, sempre pronti a ingozzarsi non solo degli
    stomachevoli materiali macellati nelle quote suggerite, ma anche di tutte le
    altre asinerie teoriche provenienti dalla FDA stessa, considerata a torto
    fonte attendibile e autorità cristallina e indipendente in fatto di cibi.

    Fatto sta che la FDA portò le sue tabelle minime dai 350 g al giorno di
    proteine (ovviamente nobili), a 250, a 200, a 150, a 100, ed ora, sotto le
    pressioni delle autorità mediche americane, agli attuali 75 g di proteine al
    giorno.

    Sempre in stridente contrasto con i minimi raccomandati dalle scuole
    igienistiche naturali, che fissano una media di 11 – 25 g/giorno di
    proteine. Undici perché quello è il fabbisogno medio di un infante in fase
    di crescita, e venticinque perché oltre tale quota il sangue comincia ad
    acidificarsi e a produrre decalcificazione interna.

    Una escalation alla rovescia, quella della FDA, che la dice lunga sugli
    atteggiamenti dissennati e irresponsabili delle autorità nutrizionali
    americane, quando non vengono controllate con grande cautela e massima
    circospezione.

    Chiaramente, non contenta di tali ripetute cantonate, la FDA si preoccupò
    pure di elevare i livelli minimi di cobalamina o vitamina B12 (tipica della
    carne), dagli 80 pg/ml (picogrammi o biliardesimi di grammo per millilitro
    di sangue) fissati in precedenza dalla WHO, ai 157 min -1059 max delle sue
    attuali tabelle, mantenendo inoltre ai livelli minimi insensati di 40
    mg/giorno il fabbisogno di acido ascorbico o vitamina C (tipica della
    frutta-verdura crude), quando il reale fabbisogno, confermato dagli ultimi
    esperimenti dell’Università inglese di Cambridge, evidenziano un fabbisogno
    minimo quintuplicato, di 300 mg/giorno.

    Nelle altre operazioni di contorno, sia la FDA che tutti i medici e i
    nutrizionisti medici, tendono a non dare rilievo agli acidi folici o folati
    o vitamina B9 (tipica della frutta-verdura), quali perfetti sostituti e
    vicari della B12, soprattutto nei soggetti vegetariani che vivono benissimo
    a livelli di B12 sui 100, e di B9 sui 25 ng/ml (nanogrammi o miliardesimi di
    grammo per millilitro di sangue), contro la media indicata di 3 min -16,1
    max ng/ml.

    Altro punto cruciale riguarda il colesterolo alimentare HDL, fissato
    politicamente dalla FDA (per non spaventare o far desistere troppo i
    mangiatori di carne) a 135 min – 190 max (mg/dl, milligrammi per decilitro
    di sangue), mentre la gamma 100-160 è già alta, in quanto indica esistente
    presenza di arterie parzialmente occluse.

    Il dr Pritikin aveva rilevato che tra i suoi clienti americani la media
    reale variava addirittura da un minimo di 160 a un max di 330, tutti valori
    che candidano il soggetto al collasso e all’ictus, mentre i vegetariani
    stanno a livelli ben inferiori alla media 135-190 (i monaci zen koreani
    denotano valori sugli 80 mg/dl, il sottoscritto -sempre a puro titolo di
    esempio- stava a 68 lo scorso anno, con la B12 a 100 e la B9 a 23,7).

    Pure sul calcio, fissato dalla FDA a 1400 mg/giorno, sotto l’influenza del
    potentissimo Dairy Council americano, c’è molto da discutere, visto che le
    tribù vegetariane Bantù, a titolo di esempio, stanno benissimo con 350
    g/giorno di calcio ( calcio soprattutto naturale e organico, da
    frutta-verdura crude) e non sanno cosa sia l’osteoporosi, mentre in Usa gli
    americani medi, con 1400 e oltre g/giorno di calcio, (soprattutto lavorato e
    inorganico da latticini), non ce la fanno a tamponare l’acidità (vedi
    altissimo consumo di antiacidi) ed in più sono primi al mondo per consumo di
    latticini e, nel contempo, primi al mondo in osteoporosi. E si tende inoltre
    a nascondere che più aumentano i latticini e più diffusi sono i tumori al
    seno, sempre in ossequio agli interessi venali del Dairy Council.

    La sconsiderata dieta superproteica del dr Atkins e quella carbonica del dr
    Pritikin.

    L’imbecillità di andare contro le leggi naturali del creato non paga.

    Quando la FDA predicava il quasi mezzo chilo di proteine al giorno, era
    influenzata dalla celebre dieta iperproteica del dr Atkins, che impazzava in
    America 20 anni fa, in quanto, contro la dieta carbonica altrettanto famosa
    (ad alti carboidrati) di Nathan Pritikin, teorizzava la rapida riduzione del
    sovrappeso mediante una forte riduzione dei carboidrati e un altrettanto
    forte incremento di quota giornaliera proteica.

    Una vera manna per il popolo d’America, notoriamente tra i più obesi al
    mondo.

    v
    Mangiare più carne e calare di peso era il massimo dei massimi.

    E, in effetti, succedeva proprio così. La gente mangiava più bistecche,
    stava lontano dalla pasta e dalle pizze, dai pani e dai dolciumi, accettate
    invece benevolmente da Pritikin, e il peso scendeva.

    Anche perché pure Pritikin aveva fatto i suoi begli errori, scordandosi di
    fare una netta distinzione tra amidi naturali da cibi crudi tipo succo
    fresco di carota (digeribili e positivi) e amidi cotti e lavorati (causativi
    di notevoli problemi di trasformazione-amidi-in-zuccheri e di notevoli
    dispendi energetici in fase digestiva e assimilativa), per cui i risultati
    della sua dieta non erano poi molto convincenti.

    Con Atkins, bistecche non solo a pranzo e cena, ma anche a prima colazione,
    e persino a merenda, dove magari si optava per gli hamburger e i Big Mac dei
    MacDonalds, o per le cosce di pollo della catena KFC (Kentucky Fried
    Chicken).

    Il peso andava giù veloce e la gente si sfregava le mani in segno di
    vittoria.

    Finalmente una dieta intelligente, dove ci si ingozza a piacere della carne
    degli altri e si viene persino premiati con un miracoloso calo di peso.
    Andavano dicendo i carnivori di oltre oceano.
    v

    In America era stata finalmente scoperta la chiave di volta della
    nutrizione ideale.

    Purtroppo però, agli hurrà e al baldanzoso gozzovigliare nei fast food e nei
    ristoranti succursali delle macellerie, seguirono ben presto le cocenti
    delusioni e gli amari pianti dei ricoveri d’urgenza, delle operazioni
    disperate, delle frequentazioni sempre più intense presso i cimiteri d’America.

    Morì ben presto di cancro al fegato non solo l’ìdeologo americano della
    bistecca-cinque-volte-al-giorno, quel dr Atkins che oggi diversa gente
    sprovveduta cerca di resuscitare come magico ispiratore di diete, ma anche
    una marea di suoi imprudenti e creduloni seguaci, finiti il più delle volte
    in camposanto anzitempo, per cancro allo stomaco, al fegato, al pancreas,
    alla vescica. Questo a dimostrazione che l’ignoranza, la stupidità, l’imbecillità
    di andare contro le leggi del creato, non paga.

    Partire col piede sbagliato porta inevitabilmente a incespicare e cadere
    malamente

    Il dr Atkins, come tutti i fautori di diete miste onnivore, o di diete
    pericolose e cervellotiche tipo quella dei gruppi sanguigni di Peter D’Adamo,
    o di diete basate sulla carne, partono sempre col piede sbagliato dell’ignoranza
    più nera su un fatto fondamentale. Sul fatto cioè che l’uomo è, sempre e
    dovunque, disegnato in modo netto e incontestabile come mangiatore di frutta
    e verdura crude, indipendentemente dal suo gruppo sanguigno, dal suo zodiaco
    o dal colore della sua pelle.

    Sul fatto che il suo sistema gastrointestinale la dice tutta su chi egli
    sia, su cosa egli debba fare per stare bene, su come si debba comportare per
    stare in forma, su cosa debba mangiare per non appesantirsi, non inquinarsi
    internamente, non diventare obeso, non ammalarsi.

    In quel tubo gastrico tipico da mangiatore di frutta-verdura crude,
    extralungo ed extrainvoluto, scarsamente dotato di acido cloridrico e quindi
    inadatto a disintegrare e digerire le proteine della carne. In quel canale
    gastrointestinale per niente dotato di enzimi urikase per la demolizione
    dell’acido urico, è una pura follia buttare dentro alla rinfusa cibi di
    origine animale carichi di proteine e di acidi urici, che mai e poi mai
    dovrebbero transitare da quelle parti. Canidi e felini possono farlo
    liberamente, essendo dotati di tubo tozzo e corto, di tanto acido cloridrico
    e di abbondanti enzimi urikase, noi no.

    E’ come buttare dentro del letame e del liquido da fogna in un motore pulito
    e ordinato che va a benzina super e si lubrifica a olio multigrado.

    Solo che quel motore meccanico si fermerebbe subito, non essendo dotato di
    sistema protettivo o immunitario, ma solo di filtri che si intaserebbero all’istante,
    per cui la malandrinata di rifornirlo con acque luride verrebbe alla luce
    immediatamente, e si procederebbe a immediata e radicale pulizia,
    licenziando in tronco l’imbecille autore del gesto.

    Nel caso nostro, abbiamo un motore altrettanto delicato, e forse ancora più
    esigente di quello a scoppio, ma per nostra fortuna o sfortuna, noi umani
    siamo pure ben protetti dal sistema cosiddetto immunitario.

    Solo che questo, se è vero che da un lato ci salva nell’immediato (anche
    perché se non esistesse la protezione finiremmo stecchiti al primo errore
    grave), ci frega poi dall’altro nel lungo periodo, dandoci l’illusione di
    poter sbagliare senza dover mai pagare il conto.

    Intasa oggi e intasa domani, avvelena a getto continuo, e ti ritrovi in
    situazioni disperanti

    Così, noi continuiamo imperterriti a dargli anche il giorno dopo, e nei
    giorni che verranno, altro letame e altre acque luride, al posto del
    carburante pulito di cui ha bisogno (essenzialmente fruttosio naturale).

    Alla fine di questa pratica sudicia ed irresponsabile, ci ritroviamo coi
    condotti intasati e col sangue che non scorre. Col sangue che non nutre e
    non ripulisce il sistema cellulare (vedi colesterolo misto a sostanze
    inquinanti e a minerali inorganici e a veleni ivi depositati).

    Col cuore che fa doppia fatica a far scorrere sangue e plasma nel sistema
    vascolare.

    Con mescole improprie di cibi incompatibili e conseguenti fermentazioni
    alcoliche e putrefazioni supertossiche lungo il tubo alimentare.

    Con ghiandole e organi sottoposti a stress e ingrossamenti ipertrofici.

    Con acidificazioni del sangue (causate da proteine tutto altro che nobili e
    latticini tutto altro che innocenti o addirittura calcio-benefici) che
    causano richiamo immediato, da parte dell’ipotalamo e del sistema endocrino,
    di vero calcio organico, ovvero di osseina, dal midollo spinale, per
    contrastare detta acidità e produrre conseguente osteoporosi.

    Con tessuti e organi dove scarsezza di vitamina C e di ossigenazione
    accompagnate da avvelenamenti continui portano a ovvie e inevitabili
    degenerazioni tumorali e cancerogene.

    Di queste cose ci accorgiamo sempre dopo e sempre tardi, quando nessuno al
    mondo e più in grado di salvarci davvero.

    Non la medicina assurda e medioevale dei medici-sacerdoti e dei cacciatori
    ostinati di microbi e di virus.

    Non certamente quella delle immunizzazioni a base di vaccini e sieri
    velenosi, fantasiose e illusorie, non-protettive e cariche di danni
    immediati, oltre che di gravi incognite future.

    Non le pratiche omeopatiche incerte e mangia-soldi dei tanti veleni a
    minuscole dosi.

    Meno che meno la medicina della chemioterapia e della radioterapia.

    Non quella delle operazioni non indispensabili, o quella dei trapianti, che
    danno luogo tra l’altro all’odioso commercio di organi di giovani privi di
    risorse. Tipo gli squattrinati di Montelupa in Filippine e di Istanbul. Tipo
    i prigionieri cinesi condannati a morte, tutti pronti a vendere un proprio
    rene per una miseria di 1000 o 2000 dollari, mediante una estrazione
    dolorosa e invalidante che implica persino frantumazione di costole.

    Non la tecnica futuristica delle clonazioni.

    Non le eterne e utopistiche ricerche di sconfiggere il cancro, che è una
    condizione procedurale interna del corpo e non una entità circoscritta,
    localizzata e colpibile.

    L’unico modo di non incorrere nella disperazione, è quello di prevenire in
    tempo e di darsi regole precise e sagge di vita, tenendo alto e vigile il
    proprio livello educativo, osservando le cose e osservando se stessi
    attentamente e non in modo epidermico, sbadato, negligente.

    Chi si ostina a non conoscere se stesso, e pretende persino di modificare e
    correggere le leggi inviolabili della natura, commette un peccato grave di
    presunzione e di superbia

    Chiunque si ostini a disobbedire a questa situazione reale, chiunque voglia
    sfacciatamente tradire le sue origini e la propria condizione di
    fruttariano-vegetariano, è destinato a pagare pesanti conseguenze, a livello
    fisico, mentale e spirituale.

    Il dr Atkins ha commesso un grave peccato di superbia e di presunzione.

    Si è limitato infatti a fare considerazioni, teoriche e da laboratorio, di
    tipo materiale e nutrizionale, incentrate tutte sul valore calorico e
    proteico dei cibi, prescindendo totalmente dal fattore fondamentale uomo.

    Sarebbe come mettere tutte le nostre attenzioni e cure per trovare il
    miglior carburante al mondo, senza prima analizzare in modo approfondito e
    scientifico le caratteristiche biochimiche e strutturali del motore al quale
    tale carburante è destinato.

    Si tratterebbe di una procedura buffa e insensata.

    Atkins non era l’ultimo arrivato. Insegnava all’università. Era un chimico
    ricercatore serio. Era anche laureato in medicina. Eppure gli mancava
    ugualmente della materia grigia nel punto giusto.

    Come chiunque al mondo non rispetti la massima che si trova scolpita su ogni
    tempio della Grecia antica: Conosci Te Stesso.

    Puoi essere il Nobel più acclamato, puoi essere papa o presidente.

    Puoi essere un grosso finanziere e guadagnare miliardi al mese.

    Puoi essere capocannoniere del campionato mondiale di calcio.

    Puoi vincere il mondiale di Formula Uno.

    Puoi conoscere a menadito ogni dettaglio della tua professione.

    Puoi sezionare a memoria il corpo umano, riattaccare e clonare. Ma se ti
    dimentichi quel fondamentale Conosci Te Stesso, rovini tutto e diventi alla
    fin fine il più miserabile e il più idiota dei rimbambiti.

    Dopo il disastro Atkins, qualcuno ha imparato la lezione, ma molti altri al
    mondo, non lo hanno fatto ancora. Perché la superficialità è un male
    endemico dell’uomo. Finché uno non sbatte la testa contro il male, si illude
    che il male non esista affatto.

    C’è gente che pensa tuttora che Atkins avesse in qualche modo ragione, e che
    con qualche correzione si potrebbe anche riciclare e rilanciare. E ritiene
    così di adottare un sistema Atkins attenuato.

    Se troppa carne manda all’inferno, perché non provarne un po’ di meno. Così
    non occorre sconvolgere la propria dieta, e magari ci si continua a
    divertire con dei deliziosi cadaveri in bocca, e a mantenere un peso non
    esagerato. E così la cretineria continua a riprodursi come l’Araba Fenice.

    La saggezza degli artisti di Hollywood

    Chi ha invece capito l’antifona, chi ha appreso la lezione a memoria, sono
    le stelle di Hollywood.

    Ma anche le dive europee ed australiane, e pure quelle cinesi e giapponesi,
    stanno facendo altrettanto, avendo intuito da quale parte tira il vento.

    Tutti gli artisti nessuno escluso, tutte le star americane del cinema,
    grazie alla ricchezza e alla libertà derivante dalla loro privilegiata
    posizione, si stanno rivolgendo e affidando in massa, a partire da circa un
    decennio, alle cliniche nutrizionali e terapeutiche della Scuola Igienistica
    Naturale Americana (ANHS).
    v

    Non lo fanno per sfizio, o per farsi pubblicità, ma per prolungare al
    massimo la propria brillante ed esilarante esistenza.

    Essi hanno a cuore in modo particolare la propria salute. Ci pensano tre
    volte prima di affidarsi a cure mediche incerte e sperimentali.

    Si mettono in fila come ragazzini umili e obbedienti. Tutti a masticare
    frutta e foglie di insalata rigorosamente crude. Tutti a fare dei brevi
    digiuni quando si sentono appesantiti o a rischio.

    Hanno capito che l’insegnamento giusto e unico da seguire è quello, e nessun
    altro al di fuori di quello. Hanno capito che quei pionieri americani della
    medicina del Novecento, stile Russell Thaker Trall, Sylvester Graham, John
    Tilden, hanno imboccato la carreggiata giusta, si sono ispirati alla
    saggezza illuminante dei Pitagora e degli Ippocrate, dei Socrate e dei
    Platone, degli stessi Gesù Nazareno e San Francesco, dei Dante e dei
    Leonardo, dei Rousseau e dei Voltaire, dei Béchamp e degli Einstein.

    Hanno capito che gente come il dr Arnold Ehret e il dr Herbert Shelton non
    dicevano scemenze e non esageravano per niente.

    Quando Richard Gere, personale amico del Dalai Lama, ha messo assieme mille
    invitati in occasione dell’ultimo festival di Venezia del 2007, ha colto di
    sorpresa i migliori ristoratori della città lagunare, col suo menù
    rigorosamente vegetariano e crudista.

    Quando George Clooney va nei ristoranti di Como e dintorni e ordina menù
    vegetariano, i cuochi sorridono alle stranezze di questi attori del cinema.

    Quando Jane Fonda insegna alle ragazze d’America ad alimentarsi di frutta e
    verdura, si pensa ancora alla originalità delle dive. Quando l’attrice
    Gwyneth Paltrow proclama di essere vegetariana e igienista, tutti a dire che
    lo fa solo per mantenersi esile.

    Se la bella Pamela Anderson appare nuda e coperta di due foglie di cavolo
    sulle cartoline pubblicitarie di Hongkong, con la frase bilingue
    inglese-cinese Try Vegetarian, Turn over a New Leaf (Diventa vegetariano,
    Gira la foglia) per iniziativa della PETA (People for the ethical treatment
    of animals-Norfolk-Virginia-Usa, il cui sito è http://www.GoVeg.com) la gente
    ritiene che lo faccia per tornaconto economico personale.

    Se poi la più desiderata star americana, l’immagine di donna più
    downloaded (o scaricata) dai computers del mondo, rispondente al nome di
    Sara Jane, appare nuda sulle cartoline pubblicitarie di Hongkong, in
    compagnia di tre deliziosi pulcini neonati, sempre per iniziativa PETA e
    contro la crudeltà dei fast food KFC (Kentucky Fried Chicken), la gente
    ipotizza ancora una questione di soldi, senza riflettere sul fatto che, se c’è
    una cosa che importa relativamente a persone di questo calibro, questa cosa
    sono proprio i soldi.

    Il macabro e rivoltante teorema Calabrese

    In diverse occasioni abbiamo detto che l’Europa copia molto spesso dagli
    Usa, arrivandoci magari venti anni dopo, soprattutto nel settore alimentare.
    Spesso più che copiare scopiazza male, oppure si limita a trarre delle
    ispirazioni.

    Il prof Giorgio Calabrese sembra invece aver copiato l’America anche troppo
    bene.

    Nella sua sfrenata ambizione e nel suo spiccato protagonismo da primadonna
    dell’alimentazione carnea, sta cercando di fare addirittura meglio della FDA
    e del dr Atkins.

    Tanto da apparire come una reincarnazione autentica del teorico della
    bistecca made in Usa.

    Vediamo dunque in sintesi cosa ha proposto alle famiglie italiane il nostro
    professore coi baffi nella trasmissione del 24 gennaio scorso.

    Il mio teorema Calabrese che vengo a proporvi è il
    seguente:

    1) Al bambino svezzato e in forte crescita, dopo un breve periodo di
    transizione a base di

    omogeneizzati, è indispensabile dargli almeno 80 grammi al giorno di
    carni varie, per 5 o 6 volte la

    settimana, con esclusione magari del venerdì, dove gli daremo forse una
    quota simile di pesce.

    2) Per la persona adulta e attiva, la quota giornaliera di carne sale a 150
    grammi al giorno, sempre

    per 5 o 6 volte la settimana, intercalate da una quota di pesce.

    Così, con le proteine nobili della carne, e relativa vitamina B12, e le
    proteine del pesce, con relativi

    acidi grassi Omega-3, vivremo sani, sazi, in piena forma, con muscoli
    più potenti e con anticorpi più

    attivi.

    In questo modo integreremo gli 8 aminoacidi mancanti mediante le
    proteine nobili che sono i

    mattoni indispensabili per la crescita. Chiaro che gli altri 13
    aminoacidi, già li auto-produciamo

    (purtroppo per noi produttori di carne) all’interno del nostro corpo.

    3) E’ sbagliato, come fanno molti, comprare solo un tipo di carne, magari
    uno o due chili, metterla in

    frigo e andare avanti con quella finché non si esaurisce. Occorre
    piuttosto nutrirsi di diverse parti

    del corpo degli animali, per sopperire alle nostre varie necessità,
    visto che ogni parte dell’animale

    possiede particolari elementi nutritivi. Meglio dunque rifornirsi di
    diversi tagli di carne e

    recarsi dal macellaio più di frequente.

    Come dire, aggiungiamo noi in coerenza, che il muscolo servirà a compensare
    i muscoli, il sangue delle bistecche al sangue ad arricchire il sangue, il
    fegato a rinforzare il nostro organo epatico, le interiora e le frattaglie a
    ricreare le nostre cartilagini, l’ossobuco a reintegrare le ossa, i
    testicoli del manzo a darci vigoria sessuale, le trippe a darci un ventre
    più dinamico, le cervella a renderci più intelligenti, il latte di mucca a
    favorire la lattazione nelle gestanti.

    Peccato, per Calabrese e per chi la pensa come lui, che questo concetto
    antidiluviano e rozzo della sostituzione cellulare, dove le nostre cellule
    vive assorbirebbero quelle equivalenti e morte degli animali, sia stata da
    secoli smentito nel modo più assoluto dalle ricerche scientifiche.

    La sola teoria scientifica che regge è ovviamente quella della riproduzione
    autonoma delle cellule, e di un supporto cellulare che arriva con la
    nutrizione consistente in sostanze molecolari trasformate, che nulla hanno a
    che fare con il materiale formale originario.

    Ma basta pure osservare la natura, dove la mucca trae tutto il suo latte non
    certo dal latte di altre creature ma dall’erba verde o dal fieno secco, e
    dove il toro trae la sua carica sessuale pure dagli umili steli d’erba, dal
    sole e dalla vista eccitante delle sue prede femminili.

    4) La carne clonata non deve arrivare sui nostri piatti. Noi siamo per le
    scelte naturali e sicure.

    Troviamo anche immorale che si propongano delle carni clonate. Tanto
    più che la carne italiana è

    la migliore carne al mondo, è tutta tessuto, muscolo e organi. Tanta
    ciccia e poco grasso.

    Anche qui c’è da osservare che l’immoralità non ha nulla a che fare con le
    carni clonate o non clonate.

    L’immoralità riguarda le carni tutte, proprio in quanto tali. Per cui, il
    professore farebbe meglio a lasciare da parte un termine moralità che non
    gli si addice per niente, nel suo presente ruolo televisivo.

    Quanto ai vari tagli di carne, non serve affatto fare distinzioni. Ogni
    pezzo di cadavere è carico di cadaverina e putrescina, di batteri e virus in
    enormi quantità. Non fa neanche un po’ di bene a nessun essere umano di
    nessuna età, perché è qualcosa di estraneo e incompatibile col tubo
    intestinale del bambino e con quello dell’adulto.

    Non occorre che il prof Calabrese scomodi Pitagora, Ippocrate o Galeno. Vada
    a sentire cosa gli dice il prof Umberto Veronesi a proposito degli effetti
    cancerogeni di tutte le carni.

    Stendere un velo di pietà su un business imbarazzante, di cui non poter
    andare fieri

    La promozione macabra che Calabrese sta conducendo con fare mansueto e
    saccente è del tutto fuori luogo e fuori del tempo. Nell’America immorale
    dei super-macelli non si commettono queste sconcezze. La carne c’è, e ce n’è
    pure tanta. I macellai americani la mettono a disposizione del pubblico e,
    chi vuole, se la va semplicemente a prendere.

    Nessuno che si sogni però di presentarsi sul video, con tanto di faccia
    tosta e bonaria, a magnificare le doti organolettiche del sangue, delle
    cervella, dello sperma, del fegato dei poveri animali barbaramente
    assassinati. Anche perché il pubblico americano non è per niente sprovveduto
    o passivo. Come dire che Un buon tacere non fu mai scritto (e non fu mai
    teletrasmesso).

    Tutto sommato, viene steso un velo di pietà e di riserbo su questo business
    che gli stessi addetti ai lavori riconoscono essere imbarazzante, e
    certamente non qualcosa di cui andare troppo fieri.

    E’ anche una questione di stile.

    Ma il prof Calabrese è riuscito a esorcizzare anche questo tipo di ritegno e
    di pudore.

    Al punto di credere, nella sua vivida immaginazione scannatoria, di essere
    di fronte a una platea italiana fatta di cani randagi, di tigri affamate, di
    iene e di sciacalli e corvi pronti ad avventarsi sulla preda, anzi che a un
    palcoscenico televisivo dotato di sangue, cuore e cervello, di sensi e
    sentimenti, di debolezze e paure, del tutto identici a quelli degli animali
    che lui auspica invece siano abbattuti a ritmi sempre più intensi e
    forsennati.

    Siamo noi alla fine a voler stendere un velo di pietà su una persona che,
    nella sua rincorsa al successo televisivo, pare aver perso il senso del
    limite.

    Tutto sommato gli siamo pure grati perché ci ha dato lo spunto per queste
    osservazioni.

    Nella vita è verissimo che Non tutto il male viene per nuocere.

    Gente come Atkins e come Calabrese, pur nei propri picchi di crudeltà
    mentale e di carente conoscenza scientifica, diventa preziosa e
    insostituibile quale antidoto ai medesimi veleni che essa riesce a generare,
    anche ai fini di impostare poi una valida strategia alternativa.

    Dopotutto, Atkins e Calabrese, e con loro il carnivorismo mondiale, sono una
    vera e propria Tigre di Carta, per dirla in termini maoisti.

    Dimmi che maestro hai e ti dirò chi sei

    Più che ringraziare il prof Calabrese, i telespettatori italiani, che stanno
    oggi usufruendo di una scuola nutrizionale asservita, che spara sentenze
    indegne di un paese civile e sviluppato, e diffonde dogmi addomesticati
    spacciandoli per necessità imprescindibili, devono dire grazie al direttore
    di Canale Uno, che ha permesso la realizzazione e il mantenimento nel tempo
    di questo sconcio televisivo.

    E tutto su un canale destinato alla gente, che viene pagato coi soldi dei
    cittadini mediante il canone. Trattasi di utilizzo incostituzionale e
    abusivo di mezzo pubblico, argomento da codice penale.

    Per quanto ci riguarda, noi ascoltiamo tutto, persino le sconcezze del
    professor Calabrese e di altri personaggi simili a lui che pure bazzicano l’ambiente
    televisivo italiano. Ma, se noi possediamo l’antidoto alla diseducazione
    alimentare, non è detto che la maggioranza delle persone sia nella stessa
    situazione.

    Ma l’unico maestro che rispettiamo a occhi chiusi rimane Pitagora.

    Sincero e nitido, preciso e razionale, trasparente e onesto, intuibile e
    condivisibile.

    Mai una parola di meno e una di troppo.

    Mai un termine incomprensibile buttato lì senza una spiegazione, senza una
    regola, senza una prova.

    Al punto che, i suoi teoremi, a 2500 anni di distanza, dimostrati e
    verificabili da ognuno, sia esso cinese o arabo o nero, sono appresi e
    memorizzati da tutti gli studenti del mondo, dalle elementari alle
    università. Noi riconosciamo i teoremi di Pitagora, e anche quelli del suo
    maestro Talete.

    Pitagora insegnava in Calabria. Il professor Calabrese porta il nome di
    quella magnifica regione d’Italia, ma, ci spiace per lui, non ha proprio
    nulla a che vedere o a che spartire con Crotone e con Pitagora. Il teorema
    di Calabrese non risponde ad alcun criterio di scientificità. E’ solo un
    goffo tentativo di far vendere più vitellini e mucche ad aguzzini chiamati
    eufemisticamente allevatori di bestiame, e di far piazzare più materiale
    intriso di sangue ai benemeriti beccai e macellari d’Italia.

    Se la sua assistente bionda, lo chiamasse signor piazzista, o signor agente
    Calabrese, anziché professor Calabrese in vena di teoremi, darebbe maggiore
    credibilità e concretezza alla trasmissione.

    Come reagire a queste offensive disperate del partito della carne

    Il mondo che ci circonda, le multinazionali della carne e del latte, ma
    persino i nostri amici e i nostri stessi familiari, ci vorrebbero timidi e
    complessati, umili e dimessi, isolati ed emarginati, silenziosi e perdenti,
    irreali e utopisti, privi di attributi e di mordente, fuori dal tempo e
    dalla realtà, magari effeminati e sconclusionati.

    Mettiamoci una buona volta in testa che siamo portatori di verità
    importantissime, che riguardano non soltanto noi vegetariani e gli amici
    animali che ci circondano con tutto il loro grande bisogno di affetto, ma
    anche quegli stessi carnivori e filo-carnivori che stanno sull’altra sponda.

    Siamo membri di una staffetta storica, e abbiamo un testimone prezioso da
    trasmettere alle nuove generazioni. Ci hanno imbavagliati per secoli. Ma è
    ora di finirla. Ci vuole più grinta e determinazione da parte nostra. Ci
    vuole più fiducia e autostima.

    Le verità che possediamo sono limpide come l’acqua incontaminata.

    Il modo di conoscerle e di trasmetterle è di grande importanza. Serve più
    convinzione.

    Noi vegetariani di oggi siamo aiutati dalle statistiche e dai numeri, dagli
    esperimenti e dalle dimostrazioni scientifiche. Abbiamo la scienza dalla
    nostra parte. Non siamo costretti a credere ciecamente a qualcuno, come
    poteva succedere in passato. Non possiamo più farci imbrigliare e farci
    mettere nel sacco da gente priva di scrupoli ma priva pure di argomenti.

    Non ci dobbiamo vergognare di sentirci deboli e spaesati, o non all’altezza
    del compito che ci aspetta.

    Meglio semmai chiedere supporto e ispirazione a Pitagora, ed anche a Gesù se
    serve.

    Riprendiamo la nostra dignità di esseri umani normali e giusti. Se la
    maggioranza è bacata non dobbiamo sentirci minoritari ed estromessi dal
    contesto sociale. Ne facciamo parte a tutti i livelli.

    Se qualcuno ha il diritto di ghettizzare il prossimo, questi siamo proprio
    noi, in quanto minoranza dotata della verità e della fiaccola olimpica.

    Mai più frasi tipo Sei vegetariano? Come mai? E le proteine dove le trovi?

    E’ venuto il tempo di essere noi a dire Cosa? Sei carnivoro? Ma non ti
    vergogni? Come farai a evitare il cancro? E chi ti salverà dalle fiamme del
    Dio delle Mucche?

    Abbiamo sì o no la verità? Se abbiamo l’1 percento di dubbio è meglio che ce
    lo tiriamo via subito del tutto. Verità 100 e dubbio zero. Perché nel nostro
    caso così deve essere.

    Se non siamo in grado di avere questa certezza, meglio che il nostro 1
    percento di dubbio diventi allora 100 percento e che passiamo all’altra
    sponda.

    E’ inutile tenere piccole fiammelle accese. Dobbiamo illuminare il mondo,
    con la forza naturale del sole.

    Facciamo in modo di affinare le verità che abbiamo e di trasmetterle senza
    limiti e senza complessi.

    Liberiamoci del buio e della spazzatura che ci circonda.

    L’Italia non può essere ridotta a monnezza e cadaverina, a falde acquifere
    imbrattate e impregnate di sangue infelice e sventurato.

    Riprendiamo il gusto e l’orgoglio di essere italiani. Pensiamo al nostro
    grande passato.

    Pensiamo alla Magna Grecia che dovremmo chiamare in effetti Magna Italia.
    Pensiamo a Leonardo, a Giotto e Raffaello, pensiamo a Volta e Marconi.

    Crotone è in Calabria, e ospitò il maggiore centro educativo dell’epoca,
    cioè la Scuola Pitagorica.

    Castellamare della Bruca (ex Velia) si trova in Lucania, fu sede della
    Scuola Eleatica del grande filosofo e medico Parmenide, contemporaneo di
    Pitagora, di cui ricordiamo la celebre massima

    Datemi la febbre e saprò farne mirabilie, in netta e modernissima antitesi,
    2500 anni prima, alle mediocri attitudini febbrifughe e antipiretiche della
    medicina di oggi.

    Nella Firenze del Trecento, Dante nobilitava l’intero stivale italico con
    Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Non
    lontano, tra le colline di Assisi, non si era ancora spenta l’eco del
    Laudato Sie Mi Signore, del Santo Francesco.

    Questi nostri grandi antenati non sono morti. Sono vivi e veraci, sono
    presenti in modo indelebile, scolpiti nelle nostre coscienze. Ci pungolano a
    fare qualcosa, ad essere degni allievi e successori.

    La nostra bella Italia, di cui andare fieri e a testa alta, sta proprio lì,
    nei luoghi di arte, di cultura, di religione pura, di amore per la verità e
    la natura.

    Non certamente in quei macelli, benedetti dalle autorità ecclesiastiche
    romane, che ci fanno sentire ignobili e indegni. Non certo nelle fabbriche
    di prosciutti, di zamponi e di mortadelle, che mortificano, dequalificano, e
    dissacrano spiritualmente il nostro amato territorio..

    Valdo Vaccaro
    (filosofo, economista, naturopata, esperto in strategie alimentari)
    Fonte: http://www.vegetariani-roma.it
    Link: http://www.vegetariani-roma.it/dblog/articolo.asp?articolo=525
    18.02.08

    *

  • fengtofu

    ottimo, in ritardo comunque. io e molti altri lo diciamo da almeno 30 anni, vedi doc. FAO/WHO sui quaderni di Nutrizione Umana, aprile 1974…..
    ho già commentato su questo argomento un mese fa su comedonchisciotte.

  • _bardamu_

    una curiosità: 200 mcg al giorno di vitamina B12, 400 mcg al giorno di acido folico e 250 mg di calcio vanno bene?

  • Interconnessioni

    Conosco degli assidui lettori della Stampa di Torino, si sono trovati questo bell’articolo, ma chissà se l’hanno letto nella marea di altri articoli dai più disparati temi. La verità è che questa realtà andrebbe affrontata e spiegata con il linguaggio appropriato fin dalle scuole dell’infanzia per proseguire poi nelle primarie ecc. non solo, andrebbero formati o almeno informati i genitori, ed inoltre i mezzi di comunicazione dovrebbero avere ben altro ruolo di quello che hanno oggi: quello cioè di disinformarci o di informarci di veline e futilità svianti varie. Una goccia nell’oceano può fare un’onda se trova altre gocce sensibili….ma per arrivare a riva ce ne vuole! Eppure goccioline qua e la se ne trovano….speriamo che ci lascino crescere! La “rivoluzione” non è certo per domani mattina…ma se tu non ci sei al momento giusto…è proprio lì che fallisce!

  • remox

    Quanta ipocrisia. A parte il fatto che contesto decisamente il fatto che gli uomini fossero semplicemente prede e non anche cacciatori. L’uomo è sempre stato cacciatore ed ha sempre utilizzato il proprio ingegno per costruire armi per cacciare. Sempre. Come ancora fanno alcune sparute tribù indigene ad esempio in Indonesia o in Africa. Ma a parte questa piccola considerazione, oggi sia l’alimentazione basata sulla carne che quella sui vegetali è figlia dell’agricoltura, dei fertilizzanti, del petrolio , dell’acqua, della chimica, della farmaceutica e così via.
    Il signor Tozzi vuole un rimedio? La smetta di opporsi al nucleare, visto che è l’unica tecnologia in grado di essere impiegata per dissalare in grandi quantità l’acqua del mare e renderla disponibile per l’irrigazione della terra, deserti compresi. Si recupererebbero quantità enormi di terra da destinare sia all’agricoltura che al pascolo estensivo.
    Invece questi ecologisti da strapazzo non sanno proporre altro che l’arretramento del pianeta verso l’epoca buia. Cominciassero loro ad impugnare la zappa, abbandonare tv e giornali e dedicarsi ad una sana attività bucolica.

  • julia

    Uno parla di abbattimento di foreste, e del naturale riciclo dell’acqua, che passi dal cielo. E uno risponde proponendo dissalatori. E sembra anche un passaggio logico.
    Si cominciasse a non pretendere un rimedio immediato. Si cominciasse a non attendere soluzioni gigantesche e pianificate per la massima efficienza. Si cominciasse a farsi i propri fatti: molto prima della zappa! ci sono gesti e abitudini più semplici, più praticabili, più… efficienti. Il signor Tozzi ne propone uno importante, ma poi c’è il solito punk che etichetta tutto quello che è costruttivo: ipocrisia.

    benvenuta, julia.

  • NullPointer

    Il miglior testimone dell’ottima qualità di questo articolo è il commento del cattolico integralista che si sente defraudato del suo diritto a torturare e massacrare animali. Per questa gente non è facile essere vegetariani: essi devono uccidere e divorare animali per sentirsi più vicini al loro dio bestiale che, come dice la bibbia ogni tre righe, gode nell’assaporare l’odore di carne bruciata (“profumo soave al signore”…). Una volta di più, la dimostrazione che uno non può rispettare la vita in ogni sua forma se prima non guarice dal cancro della religione.

  • zufus

    E’ incredibile come anche tra i frequentatori di questo sito ci sia qualcuno che ancora crede al potere salvifico della tecnologia. Nè, ovviamente, può mancare il solito accenno all’epoca buia.
    Così dovremmo costruire centrali nucleari per poter permettere al sig. remox di continuare a mangiare la sua bistecchina.
    Se costui avesse gli occhi per vedere il baratro verso cui stiamo precipitando, forse capirebbe quali sono realmente i tempi oscuri. E che, per mantenere uno stile di vita folle ed insensato, stiamo segando allegramente il ramo su cui siamo seduti.
    Ma, come diceva un noto psicoanalista, non bisogna mai sottovalutare il potere della negazione.

  • melina

    Un post da sciroccati questo “ DA CALABRESE AD ATKINS: LA TIGRE DI CARTA DEL CARNIVORISMO”. Più equilibrato quello apparso su La Stampa. Parlo da vegetariana di vecchia data, non è colpa mia cresciuta ahimé da genitori ex fricchettoni, ma ho realizzato negli anni che considerate le emergenze che abbiamo oggi a tutti gli effetti non mangiare molta carne andrebbe visto come il fare la raccolta differenziata che pratico da almeno …da quando andai a vivere in germania. Da vecchia data diciamo.
    Oramai viste le conseguenze dello spreco al quale assistiamo tutti i giorni non posso che condividere per molte ragioni gli argomenti qui esposti. Il capitalismo meglio il turbocapitalismo del libero mercato mira solo al profitto, non è una novità. La gente se capisse individualmente che la carne fa male non servirebbe tanta foga e ideologia degli anticarnivori che vogliono convincere a tutti i costi. Mai ho cercato di convincere qualcuno a diventare vegetariano, alla peggio ho sempre guardato la gente lamentarsi di problemi di salute che i vegetariani non hanno. Quello che non condivido è proprio questo instillare il senso di colpa, badate bene nemmeno quando dubitai e poi mi convinsi definitivamente che l’essere vegetariani non era una stronzata, ricordo le litigate con i miei amici che cercavo di convincere di quella mia alimentazione così diversa; è ben ricordare che vent’anni fa non si trovava nelle capitali un piatto vegetariano al ristorante, manco la pizza se non era Margherita o Marinara che comunque ha le acciughe.
    Il pollo che vive su un foglio A4: è un bel argomento. Ma da qui a diventare un problema di massa non succederà mai qualsiasi cosa diciate ai bisteccari, parlo per esperienza. Esperienza che non mancherà certo ai vegani ben più bravi di me a convincere e ad istillare quel senso di colpa di cui parlavo.
    Proteine animali a più non posso: a quel modo sei certo di dimagrire. Certo che si; nutrizionisti del teleschermo piuttosto che altri guru dell’estetica perché tutti della stessa razza sono, dietologi, è peggio che fare la carriera politica, per non parlare dei farmacisti o sostenitori della omeopatia. Ma questo è un altro discorso.
    Non fanno che imporcelo dalla mattina alla sera “rimanete magri”o diventate magri, mai ci diranno che si può rimanere magri anche non mangiando proteine animali; e come potrebbero? Anzi perché dovrebbero!

    La taglia 38 invece, vogliamo parlarne? Quello si è uno slogan che fa presa, non certo “non mangiate delfino per favore”: le industrie del tessile quasi sicuramente di certo più forti di chi si schiera contro i “macellai” hanno i mezzi per lobotomizzare la massa, quello è un buon argomento, la taglia 38; “magro è bello ad ogni costo”, delfino compreso o unicorno se preferisci.
    Perché non boicottare le industrie tessili invece e gli stilisti che ci fanno mangiare “tisane e unghie” ?
    Per entrare in taglie completamente inventate da qualche anno a questa parte a loro uso e consumo, mai venuto in mente che risparmiando tessuto si guadagna di più? Altro che nutrizionisti d’accatto. Qualcuno mi spiegherà prima o poi perché la taglia 44 di 10anni fa mi entra e mi sta addirittura quasi larga, e sono vegetariana.

  • Zret

    Lo pseudo-ambientalista BARIO Tozzi farebbe meglio a tacere. Ricorda il contrappasso degli ipocriti?

  • melina

    Zret : “Lo pseudo-ambientalista BARIO Tozzi farebbe meglio a tacere. Ricorda il contrappasso degli ipocriti?”

    Assolutamente d’accordo.
    Ti riferisci al programma “Scie chimiche su Voyager (RAI 2)r” immagino.

    http://www.youtube.com/watch?v=ohsJfYrPpwU

    Ciao Zret.