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SE HEZBOLLAH FA LE VECI DELL’ONU

DI ROBERT FISK
The Independent

Hezbollah ha battuto sul tempo l’Onu e il governo libanese versando centinaia di milioni di dollari, con ogni probabilità provenienti soprattutto dall’Iran, a favore delle zone bombardate del sud del Libano e della periferia meridionale di Beirut. Il suo imponente impegno per la ricostruzione, offerto gratuitamente ai migliaia di libanesi le cui case sono state distrutte o danneggiate durante le cinque settimane di feroci attacchi israeliani, gli è valsa la lealtà anche dei membri più ostili della comunità sciita in Libano.
Hezbollah ha chiarito che non ha intenzione di procedere al disarmo sulla base della risoluzione 1701 del consiglio di sicurezza dell’Onu.

Hezbollah, il Partito di Dio nel tessuto sociale libanese (Simone Baschiera; Pagine Di Difesa)Ieri il generale Alain Pellegrini, comandante della forza Onu nel sud del Libano (su cui americani e inglesi fanno affidamento per entrare in possesso delle armi della guerriglia) mi ha confermato al quartier generale di Naqoura che gli israeliani non possono chiedere alle forze Unifil di disarmare Hezbollah. Ha definito il cessate il fuoco «molto fragile» e «molto pericoloso», e ha aggiunto: «il disarmo di Hezbollah non rientra nel nostro mandato».
Ma per adesso Hezbollah, vista anche la completa assenza della forza di ottomila uomini che dovrebbe affiancare l’Unifil con un mandato teoricamente più «forte», ha già vinto la guerra per la conquista dei cuori e delle menti.

La maggior parte dei proprietari di immobili nel sud del paese ha ricevuto (o sta ricevendo) un risarcimento iniziale minimo di 12mila dollari per comprare nuovi mobili o pagare l’affitto per la famiglia mentre le squadre edili di Hezbollah ricostruiscono le case. I soldi sono offerti in contanti – quasi tutte fruscianti banconote nuove di zecca da cento dollari – a circa 15mila famiglie in tutto il Libano le cui case hanno subito attacchi israeliani, per un totale di 180 milioni di dollari destinati ad aumentare con nuove ricostruzioni e risarcimenti.
Nei venti chilometri quadrati della periferia sud di Beirut che sono stati distrutti o hanno subito forti danni nei 35 giorni di bombardamenti israeliani, 500mila abitanti del luogo, soprattutto sciiti, hanno perso la loro casa. Ma i soldi continuano ad arrivare. Per esempio, uno sciita che aveva una casa a quattro piani, Hussein Selim, ha già ricevuto 42mila dollari in contanti in risarcimento per le perdite di beni personali e mobilio. Hezbollah si è impegnato a ricostruire tutta la zona con le sue risorse (o forse con quelle iraniane).

L’aspetto più spaventoso di questa promessa a lungo termine per chi crede nel cessate il fuoco dell’Onu è che Hezbollah ha spinto la popolazione sciita ad affittare delle case a Khalde, a sud di Beirut, con l’idea di rimandare il progetto di ricostruzione dell’intera città di un anno, nella convinzione che il cessate il fuoco sarà presto interrotto e che un’altra guerra con Israele finirà per distruggere le case appena ricostruite.
Nel sud del Libano in preda alla devastazione Hezbollah ha ormai visitato centinaia di migliaia di famiglie sciite per informarsi in dettaglio sulle loro perdite. In alcuni casi anche i funzionari del governo libanese, oggetto di una profonda diffidenza da parte della popolazione locale, hanno preso nota dei risarcimenti da versare, ma per ora le autorità nella regione si sono limitate a cominciare a riparare il sistema idrico ed elettrico. Ho visto bulldozer e camion della compagnia Jihad al-Bena, di Hezbollah, togliere calcinacci dalle strade dei villaggi e finire di abbattere case ormai pericolanti. «Per adesso lo facciamo gratuitamente, ma sappiamo che saremo pagati perché abbiamo fiducia nello sceicco Hassan», mi ha spiegato uno dei capicantiere. Sayyed Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, ha promesso di risarcire tutti i sopravvissuti agli attacchi. Ho percorso più di 160 chilometri nel sud del paese, e ovunque salta agli occhi l’assoluta enormità del compito di Hezbollah (e il fallimento del governo libanese). A guardarli dalle colline pietrose e dalla campagna lussureggiante del sud del Libano, sotto il caldo sole di agosto, i villaggi sembrano intatti.
Ma avvicinandosi si notano grandi chiazze di cenere lungo i pendii delle colline ed enormi campi grigi di macerie che un tempo erano case. Alcuni villaggi – Bint Jbeil, per esempio, o Zibqin – sono stati in buona parte distrutti.
Nella stessa Zibqin ho trovato delle rovine che hanno una storia molto toccante: sono ciò che resta in seguito ai bombardamenti di una piccola moschea ultramillenaria che secondo i libanesi conserva il corpo di Zein Ali Yaqin, figlio del profeta Yacoub (Giacobbe, secondo gli ebrei) e nipote del profeta Ibrahim, o Abramo. Sono due figli di Abramo (Giacobbe e Ismaele) a segnare la divisione tra Islam e giudaismo.

Secondo l’Islam, Dio chiese ad Abramo di offrirgli in sacrificio Ismaele; secondo gli ebrei, a essere sacrificato doveva essere Giacobbe. Zein Ali Yaqin, un santo più che un profeta, appartiene quindi a pieno titolo alla stirpe ebrea, ma l’urna contenente le sue ceneri mortali è caduta sul pavimento di pietra della moschea quando le bombe israeliane sono cadute.
L’esplosivo ha fatto crollare l’antica facciata e poi ha fatto scivolare dal muro esterno della moschea, sormontata da una cupola verde, centinaia di pietre che sono finite più in basso, contro le mura interne, facendo cadere altre macerie sul pavimento, accanto alla tomba coperta solo da un panno. «Gli israeliani hanno fatto tutto questo a uno di loro», dice Hussein Barakat mentre avanza a fatica per la strada più in basso, aiutandosi con un bastone. «Tutti qui conoscono l’origine del nostro piccolo santuario, e guardate com’è ridotto adesso». Barakat ha 69 anni, ed è stato l’unico abitante del villaggio a rimanere a Zibqin quando tutti gli altri sono scappati per i bombardamenti israeliani. Si è ferito a un dito ed è rimasto mezzo sordo in seguito al rumore delle bombe. Nel sud del Libano anche questa settimana continuano a emergere dalle macerie i cadaveri dei civili e dei combattenti di Hezbollah: quattro fratelli, a quanto pare tutti membri di Hezbollah, sono morti insieme sotto il fuoco israeliano nella città di Khiam, a est.

Alcune famiglie di civili cercano invano tra le macerie in cerca di parenti. A Siddiqin, poco a est di Cana, ho visto un negoziante rovistare per ore tra le macerie in cerca dei resti dei due sue negozi, trasformati in cenere dalle bombe. Ma anche lui era convinto che lo “sceicco Hassan” avrebbe ricostruito la sua casa. A pochi chilometri di distanza ho visto una donna di 65 anni arrampicarsi come un gatto sul tetto ormai crollato della sua casa, in cerca dell’oro di famiglia finito tra le crepe del cemento.
L’esercito di collaboratori di Hezbollah ha ricevuto il compito di ricostruire questi villaggi e, tra un anno, il centro di Beirut. L’organizzazione politica ed economica della guerriglia, potente e disciplinata come la sua milizia, recluterà decine di migliaia di uomini per ricostruire una città virtuale all’interno di Beirut e per far risorgere dalle macerie del sud del Libano i villaggi pieni di fattorie e di piantagioni di tabacco che esistevano fino a due mesi fa.

Versione originale

Rober Fisk
Fonte: http://news.independent.co.uk
Link: http://news.independent.co.uk/world/fisk/article1221306.ece
24.08.2006

Versione italiana

Fonte: http://www.unita.it
Link: http://www.onemoreblog.org/archives/012552.html

Pubblicato da Davide

  • Tao

    S

    Il Libano è un Paese che si affaccia sul Mediterraneo, geograficamente collocato nell’Asia Occidentale, i cui confini sono: a nord-nordest con la Siria, a sud con Israele, mentre ad ovest si affaccia sul Mediterraneo orientale. Ha una superficie di 10.400 kmq, con una popolazione di 3.700.000 abitanti, suddivisi tra Beirut, la capitale (due milioni), e altre città importanti, tutte dislocate sulla costa mediterranea come Tripoli e Jubeil a nord di Beirut, Sidone e Tiro a sud. Un centro di qualche importanza all’interno è Baalbek, situato nella valle della Bekaa. Il territorio è prevalentemente montuoso ed è percorso in direzione nord-sud dalle catene del Libano e dell’Antilibano, con cime che raggiungono i 3.000 metri.

    Una stretta fascia costiera si estende dal confine siriano al confine israeliano. La valle della Bekaa si colloca tra i monti del Libano e dell’Antilibano. Il fiume di una certa importanza è il Litani che, con percorso di circa 120 km, dalla Valle della Bekaa sfocia nel Mediterraneo, a nord di Tiro. Il clima è temperato sulla fascia costiera; diviene continentale e secco verso l’interno. La posizione geografica e l’orografia garantisce al Libano precipitazioni piovose sulla fascia costiera e nevicate sui Monti del Libano. La popolazione, benché originata da unica etnia, è il prodotto di varie contaminazione subite durante il corso dei secoli. I gruppi si distinguono soprattutto per il loro credo religioso e si dividono in: cattolici maroniti, sunniti, sciiti, drusi e alawiti. La popolazione cristiana si è sviluppata nel nord del Paese; quella musulmana dalla periferia di Beirut sud, al confine israeliano.

    Queste poche note di geografia umana servono a spiegare come mai il Libano sia sempre stato diviso politicamente e socialmente: le istituzioni di governo e parlamentari rispettano il mosaico religioso ma ciclicamente vengono messe in crisi da ribellioni, reazioni e sommovimenti interni, sponsorizzati la maggior parte delle volte dai vicini come la Siria, la Giordania e talvolta da Israele. Negli ultimi anni l’equilibrio politico interno è stato alterato dalle variazioni demografiche, specie dall’incremento dei gruppi islamici, più prolifici e pertanto più desiderosi di partecipare in misura determinante alla guida del Paese. A questo quadro così articolato e complesso si sono aggiunte alcune variabili esterne come la diaspora dei palestinesi dalla loro terra verso la Giordania e quindi in Libano, dal 1970 al 1980.

    Dal 1980 in poi cresce l’importanza del gruppo sciita, con gli incrementi della popolazione derivanti dall’afflusso di profughi dall’Iraq dall’Iran e di un numero crescente di lavoratori dalla Siria. Tutte queste immissioni hanno compattato il gruppo sciita che da minoranza è diventato nel Paese reale maggioranza. La parte islamica della popolazione libanese per lo scarso approfondimento culturale, la limitata capacità socio-economica e uno status generale di indigenza e povertà, rappresenta la parte negletta. Su questo grande terreno di coltura, pronto a essere seminato da rivendicazioni sociali, politiche e religiose, hanno operato gli uomini di Hezbollah.

    La popolazione sciita nel 1982 aveva visto quasi con favore l’invasione israeliana del Libano poiché toglieva ai palestinesi (sunniti) il potere e le posizioni di dominio che si erano arrogati nel territorio dal 1978 in poi , sviluppando posizioni di potere da stato nello stato e impiantando grandi campi di profughi vere ‘homeland’, diventati centri religiosi, sociali economici e politici e anche di espansione e dominio militare, dal fiume Litani alla periferia sud di Beirut. Nel giro di pochi mesi però, Israele per il suo atteggiamento nettamente a favore della Falange e dei gruppi cristiano maroniti, compromise la benevola neutralità dei gruppi sciiti che si allearono con i drusi per contrastare e rimandare gli invasori nei territori di provenienza, chiedendo l’aiuto della Siria.

    Questa, dal 1985 al 2005, ha imposto e mantenuto la predominanza politica e militare in tutto il Paese. Nel 2005, con l’omicidio del primo ministro Rafiq al-Hariri, la Siria, riconosciuta coinvolta nell’attentato terroristico, perde le posizioni di dominio. Nel frattempo cresce di importanza il gruppo sciita di Hezbollah, patrocinato politicamente e militarmente dall’Iran collatelarmente dalla Siria e finanziato dall’Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Questo è il quadro generale.

    L’Islam nell’ultimo ventennio è in continua espansione per l’inarrestabile proselitismo islamico in Europa, nei Balcani, nell’Africa, dall’Oceano Indiano alla Malesia. La crescente diffusione si manifesta in diversi modi: nei Paesi occidentali con un alternanza di forme non violente ma anche con assurdi e drammatici attentati terroristici (New York, Madrid e Londra). Nei Balcani, con attività assistenziali e umanitarie, e di riconversione all’Islam dei paesi ex comunisti come la Bosnia e l’Albania. Nell’Africa, con l’esautoramento dei Signori della Guerra nel Corno d’Africa; in Palestina e Libano con l’affermazione politica di Hamas e di Hezbollah, assunto il primo a posizioni di potere governativo, e il secondo a posizioni di condizionamento del governo di Beirut.

    Ovunque, dalla Siria all’Iran, all’Iraq ed all’Afghanistan sino all’Indonesia, il movimento islamico è in netta contrapposizione all’Occidente e ai suoi modelli di vita, predicando con la violenza e il terrorismo la preminenza del credo islamico, che deve imporsi come costumi e modelli di vita in tutti i Paesi in cui viene a contatto. In Libano, Hezbollah si presenta come una rete che copre con maglie sempre più fitte il territorio. Dalla banlieue di Beirut fino al confine israeliano, chi conosce quell’area afferma che Hezbolah è dappertutto e in nessuna parte. Infatti il movimento del Partito di Dio è presente nel Libano centrale ma copre come un’ombra le montagne e l’area da Tiro al confine israeliano. Il governo del Libano non ha mai operato socialmente e culturalmente a favore delle popolazioni sciite. In questo vuoto culturale, sociale e di assistenza sanitaria e previdenziale, si sono inseriti gli uomini di Hezbollah che, in modo non appariscente ma onnipresente, provvedono ai servizi amministrativi e sociali della popolazione sciita.

    Questo impegno assicura a Hezbollah una forte lealtà da parte degli sciiti locali, fedeltà e supporto a chi li aiuta e li fa sentire di appartenere con orgoglio a un movimento in grado di opporsi agli israeliani e ovviamente agli odiati americani. Hezbollah, essendo riuscito a inserirsi nella vita di routine delle città e villaggi, è così ampiamente diffuso e capillarmente distribuito, in particolare nel sud del Libano, che nessuna offensiva militare israeliana sarà in grado di tagliare i legami di gruppo che si esprimono nel credo sciita. Il popolo dice: “Gli alberi e le pietre appartengono a Hezbollah. Noi non possiamo parlare. Ma gli alberi e le pietre parlano per noi”.

    Il centro dove maggiormente si concentrano gli uomini di Hezbollah è Tiro, anche se è difficile individuarli. Ma nella città esistono per esempio diversi ospedali sovvenzionati e/o gestiti da Hezbollah. Uno di questi è riservato esclusivamente ai loro guerriglieri. Gli uomini di Hezbollah si mescolano e si confondono in tutte le classi sociali e professionali: dottori, ingegneri, studenti, operai e contadini. Hezbollah è il popolo e il popolo è Hezbollah e ciò dimostra la fusione tra movimento islamico fondamentalista in armi e gli abitanti dell’area, in particolare modo da Tiro al confine israeliano. La forma di Stato nello Stato, che Hezbollah riveste nel sud del Libano si manifesta nella sua capacità di provvedere in maniera non codificata e regolamentata, ma comunque efficace, all’assistenza sanitaria e previdenziale della popolazione locale.

    Una famiglia sciita che ha bisogno chiede assistenza e una visita a domicilio. Elementi di Hezbollah certificano e attestano la necessità di cure sanitarie e quindi fornisce alla famiglia stessa una carta di assistenza medica utilizzabile in tutti gli ospedali del Libano. Così è stata assistita una puerpera con un contributo di 1.500 dollari per un parto cesareo. Oltre all’assistenza sanitaria, Hezbollah copre, con una sorta di assicurazione previdenziale, un rudimentale sistema pensionistico che richiede un versamento massimo di 10 dollari mensili da parte dei beneficiari.

    In tutto il Libano, nella vita di tutti i giorni, non sempre è possibile identificare un elemento come appartenente alla organizzazione del Partito di Dio. Specie la parte armata non è distinguibile, poiché si tiene discosta dalla parte politica di Hezbollah, quella che ha portato al governo del Libano ben quattro ministri e diversi deputati al Parlamento. Non esistono ovviamente documenti di identificazione o tessere iscrizione. Ciò nonostante, la rete è capilarmente intessuta e intrecciata e copre, con dovizia di mezzi civili, equipaggiamenti militari ed armi, il Libano, da Beirut al confine israeliano. Un sistema che si infittisce e si accentua nella fascia militare che Hezbollah ha organizzato come fascia di frenaggio per le armate israeliane, dal fiume Litani al confine. Questa è la situazione che Israele sta affrontando in queste settimane e che le forze armate libanesi dovranno affrontare nelle prossime e che l’Onu, con il mandato 1701, sta cercando di sfidare con la Forza multinazionale.

    Simone Baschiera
    Fonte:www.paginedidifesa.it/
    Link: http://www.paginedidifesa.it/2006/baschiera_060824.html
    24.08.06