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SBARCARE NEL DOMANI

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Quali possibilità di azione e di profitto ci possono offrire le tendenze in atto e i possibili scenari in cui sfoceranno? Che servizi potremo dare, a chi, e in cambio di che, nel contesto che si sta formando, per quanto tormentato e impoverito esso possa essere? La situazione italiana, e occidentale in generale, è carica di tensioni e squilibri che per ora vengono tamponati, ma che, per il loro sottostante strutturale, non possono scaricarsi in cambiamenti modesti, bensì solo in cambiamenti sostanziali. E i cambiamenti sostanziali, anche se in peggio, cioè nel senso del degrado e del disastro economico, schiudono opportunità di guadagni sostanziali a chi è mentalmente aperto e pronto ad intervenire per occupare le giuste posizioni in tali rivolgimenti danno la possibilità di emergere. Immaginiamo di essere una compagnia d’assalto che si prepara a sbarcare su un’isola sconosciuta, e che la scruta attraverso le foschie del tempo, cercando di indovinarne il profilo e le caratteristiche, le insidie e i tesori nascosti.
L’Italia ha conti pubblici insostenibili. Il debito pubblico cresce, mentre cala la ricchezza prodotta e l’occupazione reale. I partner dominanti nell’UE – Germania e Francia – esigono riduzione del debito. Si profilano nuove tasse e nuove privatizzazioni, eufemisticamente dette “liberalizzazioni”. Le prime saranno una patrimoniale che colpirà i patrimoni non abbastanza grandi da sottrarsi al fisco. Quindi colpirà il mattone e il risparmio. L’effetto sarà depressivo per i consumi e l’economia. Invoglierà all’esportazione dei capitali e all’emigrazione. Le privatizzazioni si sono sempre tradotte in svendite in favore degli amici e in creazione di nuovi monopoli e cartelli politico-affaristici, perlopiù inefficienti (servizi pubblici), più costosi, quindi in un aumento dei costi e dell’inefficienza del sistema-paese. L’ideale sarebbe quindi delocalizzarsi adesso. Chi ritarda, sarà doppiamente svantaggiato, perché subirà la patrimoniale e perché si troverà a muoversi assieme a molti altri, probabilmente.

La patrimoniale e le liberalizzazioni, eseguite al fine dichiarato di risanare la finanza pubblica, faranno cassa e porteranno i soldi dei cittadini nelle mani dei capi nazionali e locali di quella stessa partitocrazia che, con la sua incompetenza e con la sua rubacità, ha prodotto il disastro di finanza pubblica che ora pretende di sanare coi nostri soldi. Si tenga presente che la partitocrazia ottiene legittimazione “democratica”, voti, sostegni e potere non per i suoi meriti di buona gestione – meriti che non ha – bensì mediante le clientele e il voto di scambio. Quindi peggio va la cosa pubblica che gestisce, più essa ha necessità di usare i soldi dei contribuenti in modo tale da mantenere i consensi clientelari e criminosi anzidetti. Essa si trova costretta, dall’attuale situazione di crisi, a spendere ed amministrare sempre più clientelarmente, cioè sempre peggio, in termini di efficienza. E’ impossibile che tagli le spese inutili, clientelari, corrotte, perché sono proprio quelle che le portano i principali sostegni. Non dimentichiamo che circa ¼ del territorio è controllato dalle varie mafie e che senza il loro supporto anche elettorale nessun governo può avere i numeri nel parlamento nazionale, per non dire dei consigli regionali di Sicilia, Calabria, Campania, Puglia. E senza gli sprechi della sanità umbra, che spende quanto quella lombarda con una popolazione di 1/10, come potrebbe mantenere i consensi il partito che tradizionalmente governa l’Umbria? Vi sarebbero, ovviamente, altri esempi per Sardegna, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta, e non solo. Quindi non può avvenire che si volti pagina, che si tagli la spesa improduttiva, che si eliminino gli sprechi. Per farlo, bisognerebbe eliminare la stessa classe politica che su di essa si regge, nonché i meccanismi di consenso che la esprimono e sostengono. Inoltre, bisognerebbe sostituire questa classe politica con una competente e “sana”, che però non esiste in Italia, anche perché la classe politica esistente si è sempre selezionata nel modo che sappiamo.

Previsionalmente, l’Italia pertanto continuerà il suo cammino di declino economico, produttivo, tecnologico, scientifico, didattico, formativo, amministrativo, funzionale, competitivo. La sua economia, costituita perlopiù da nicchie – il design, il lusso, qualche punta tecnologica, il turismo – e da settori in competizione coi paesi emergenti, anzi rampanti, continuerà a perdere terreno, via via che questi paesi eroderanno il residuo distacco qualitativo e via via che altri paesi impareranno a imitare le produzioni di nicchia. La classe dirigente non ha mostrato, in vent’anni, alcuna capacità di reazione, recupero, correzione. Il trend oramai è fisso. L’Italia sarà sempre più povera, avrà sempre meno lavoro, sempre meno valore aggiunto. Per sostenere il debito pubblico il risparmio sarà ripetutamente colpito e i servizi tagliati. La grande industria, capace di fare sistema, ricerca, innovazione, è morta o in mani straniere, quasi interamente. Del resto, nessun popolo, nessuna civiltà, che abbia constatato di essere in via di declino sistemico (India, Egitto, Grecia, Roma, etc.) è mai riuscita a invertire il trend, pur provandoci. Oggi vediamo la politica bloccata in una posizione di stallo, tale che verosimilmente neanche elezioni politiche anticipate porterebbero a una chiara e funzionante maggioranza, capace di vere ed efficaci riforme. Soprattutto, però, la classe politica italiana, in blocco, e in particolare il parlamento (nelle cui fogne altissimo è il tasso di metaboliti della cocaina), non possono rappresentare il popolo – quindi non vi è la legittimazione democratica del potere pubblico, delle istituzioni – anche perché i parlamentari rappresentano essenzialmente i segretari dei partiti dai quali vengono nominati, e i loro interessi. Quindi manca il meccanismo fondamentale di trasmissione dal popolo, dalla società civile, al palazzo, allo Stato.

In quale scenario dobbiamo dunque prepararci a intervenire, a operare, con le nostre varie professionalità? Direi in uno scenario analogo a quello di una grande azienda in crisi di obsolescenza e inefficienza e indebitamento. Arriva la concorrenza, la smembra, rileva i pezzi più interessanti, chiude quelli morti, chiude anche quelli troppo vivi, perché capaci di fare concorrenza; con il resto e coi debiti fa una Bad Company e la scarica sull’Inps o giù di lì. Ai dipendenti, ai sindacati e al governo nazionale pone la scelta Marchionne: “O lavorate alle condizioni che dico io, e io pago le tasse come mi sta bene, oppure chiudo”. L’Italia, cioè, sarà presto gestita da chi avrà in mano i suoi centri economici e i suoi debiti. Sarà gestita da padroni esteri o esterizzati. Da Detroit, Francoforte e Londra. E allora sì che verranno le riforme, anche se non nell’interesse degli Italiani, ovviamente. Allora sì che sarà riformabile, che le sue mille ingessature interne si sbricioleranno, perché chi la comanderà non sarà più una classe politica interna, nazionale, che per conservare la poltrona e per governare ha bisogno dei consensi interni, dei voti popolari, della pace sindacale, del benestare vaticano. Sarà un padrone straniero non più ricattabile, bensì ricattante, perché avrà la forza economica in pugno. Avrà il controllo dei mercati e del credito, del rating del debito pubblico italiano, quindi della stabilità di qualsiasi maggioranza.

Questo è lo scenario, questo è l’insieme dei processi trasformativi, sociali ed economici, in cui bisogna sapersi inserire per aver chances di successo. Si profilano esigenze di competenze professionali in grado di gestire il consenso, l’ordine pubblico, la riorganizzazione, di una società che si impoverisce, che viene governata sempre più da poteri esterni, i quali però avranno bisogno di operatori di collegamento italiani, intelligenti e affidabili, capaci di assorbire e gestire gli scontenti, i dissensi, le contraddizioni anche giuridiche. E che accettino di inserirsi in un governo di carattere sostanzialmente (cioè economicamente) coloniale. In questo li potrà aiutare la storiografia, la quale ci mostra che lo stato unitario italiano nasce appunto come uno stato creato in modo coloniale, come la Jugoslavia o il Sudan o l’Iraq, per azione e interessi esterni ad esso, delle grandi potenze del tempo – Gran Bretagna e Francia – che decisero di costituire una media potenza, molto divisa quindi debole e pilotabile, in funzione prevalentemente antigermanica.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=432
02.02.11

Pubblicato da Davide

  • Rossa_primavera

    Ottimo articolo come tutti del resto quelli dello stesso autore letti su
    questo sito:chiaro nell’esposizione,semplice senza essere semplicistico,
    documentato e obiettivo.Soprattutto mi e’ piaciuto l’ultimo capoverso
    dove stigmatizza bene il fatto che l’Italia sia un’entita’ artificiosamente
    costruita da alcune grandi potenze per contrastarne un’altra senza
    dunque avere una cultura , una lingua e dei valori comuni,un contenitore
    tristemente vuoto.

  • terzaposizione

    ” Italia un’entità geografica definita senza un popolo riconosciuto come tale…” metternich

  • Nolisbona

    L avvocato razzista del nord che ha scritto quel ridicolo libro sul signoraggio e si diletta in economia e’ credibile mentre coloro che si affidano a stimati economisti della piena occupazione sono dei cretini.
    Ora capisco a chi si affidano le zucche vuote. Studia.

  • Rossa_primavera

    Migliore definizione non si potrebbe dare.

  • Rossa_primavera

    Scriva una lettera all’avvocato in questione e gli esponga la sue teorie
    o gli indichi il sito di Bill Mitchell,se non e’ troppo occupato a frequentare
    i corsi serali della Bocconi.

  • Morire

    “L’Italia, cioè, sarà presto gestita da chi avrà in mano i suoi centri economici e i suoi debiti. Sarà gestita da padroni esteri o esterizzati. Da Detroit, Francoforte e Londra. E allora sì che verranno le riforme, anche se non nell’interesse degli Italiani, ovviamente.”

    Quando mai è stato diverso?

  • Nolisbona

    Ho letto qualche libro dell’avvocato, rasentano il ridicolo.non c’è il minimo di professionalita’,si occupasse delle cause dei suoi clienti.
    se seguo Bill non posso essere della Bocconi.

  • Rossa_primavera

    Allora consenta a me di suggerirle un testo di macroeconomia,il
    Dornbusch Fischer,due riconosciute autorita’ nel settore,hanno anche
    un sito su internet.I loro testi di macroeconomia sono adottati da
    sempre in tutte le universita’ economiche mondiali.Li legga e vedra’
    che nemmeno loro condividono le sue teorie sul debito pubblico.

  • Truman

    Dice Della Luna:
    Non dimentichiamo che circa ¼ del territorio è controllato dalle varie mafie e che senza il loro supporto anche elettorale nessun governo può avere i numeri nel parlamento nazionale…


    La frase tende a dare l’idea errata che un quarto dei voti siano controllati dalla criminalità organizzata. E’ difficile dare valutazioni precise del potere elettorale della mafia ma un tentativo di stima con alcuni amici ci faceva concordare che nelle regioni del sud il controllo della criminalità sui voti poteva essere tra il 10 ed il 15%. Il che riporterebbe ancora una volta al vero problema, che è la classe politica totalmente marcia, non la criminalità. Ferma restando la contiguità che esiste tra i due ambienti, il problema è politico e va risolto per via politica (dove politica non coincide con elezioni).

  • vic

    Il discorso di Della Luna non fa una grinza.

    Mi permetto solo di fare due piccoli appunti semiseri, in quanto egli lascia come intravvedere dei sottintesi che non sono affatto ovvi.

    Primo: la dipendenza coloniale. E’ una questione di gradi. Con la globalizzazione ogni paese viene in un certo senso colonizzato, non tanto da altri paesi, quanto dalle forze delle multinazionali. Quindi sta agli imprenditori ed alla classe dirigente saper affrontare la situazione non con mezzucci e trucchi, ma con visione. Quando il motore propulsivo e’ la furbata da piazzista, accompagnata dalla tangente sottobanco, alla lunga se ne paga il caro prezzo.

    Il secondo sottinteso e’ quello dei presupposti per essere nazione, come se per formare una nazione siano indispensabili le condizioni di unita’ etnica, culturale e linguistica. Niente di piu’ falso. Esistono nazioni che sono tenute assieme dalla volonta’, in tedesco vengono dette Willensnationen. In Italia fa molto difetto questa volonta’, malgrado la lingua di fatto unica, dopo l’avvento dei media elettronici a valvole (la prima RAI ha svolto un compito non ovvio, quello di unificare la lingua).

    Ma alla fine cio’ che tiene veramente assieme una nazione e’ il buon governo, che si rispecchia alla lunga nell’economia. Quando un governo si mette a truccare i bilanci (la Grecia lo ha ammesso) dove volete che conduca una pratica del genere? Con gli intrallazzi per nascondere le falle, la navigazione d’alto mare diventa assai rischiosa. Colonia o non colonia.

    Anzi, rivoltando la frittata, oggi come oggi si puo’ affermare che se l’Italia diventasse una colonia, mettiamo amministrata per commisariamento dagli Svedesi, o dai Norvegesi, con altissima probabilita’ avrebbe davanti a se’ un futuro piu’ roseo di quello che ha attualmente, essendo amministrata sappiamo bene da chi e sappiamo bene come.

    Un commissariamento del genere, della durata di mezza generazione sarebbe molto salutare, non fosse che per un cambiamento d’aria e di mentalita’ dentro all’amministrazione tutta.
    Inoltre avrebbe il notevole vantaggio, che gli estimatori dell’attivita’ sessuale indefessa potrebbero allargare gli orizzonti con figliole ben messe e pure emancipate economicamente.

    Caro Della Luna, e se la colonizzazione fosse la soluzione? Lo so, non tutti voterebbero in modo omogeneo per lo stesso colonizzatore. Siamo da capo, de gustibus, ecc. ecc.
    Ops, mi sto rendendo conto che sta avanzando un colonizzator sottile, un certo Murdock. Zuppa e pan bagnato, eh gia’.

  • dana74

    triste ed impeccabile analisi

  • redme

    ..soluzione: appaltiamo la gestione della cosa pubblica ai francesi o agli svedesi, ministeri, agenzie, ecc., eleggiamo un parlamento su base proporzionale con cariche non rinnovabili, dichiariamo incostituzionali le “missioni di pace”….selezioniamo le virago più aggressive e le chiudiamo ad arcore col pompetta…

  • nuunciaafamo

    Certo che anche questa criminalità organizzata tanto organizzzata non è se con il 10/15% dei voti a disposizione non è in grado di incidere più di tanto sul panorama politico.
    Per fare qualcosina meglio di questi mentecatti che ci ritroviamo al governo, ci vorrebbe proprio poco………, qualsiasi cazzoncello saprebbe fare meglio di cosi !!

  • 6463

    … “E senza gli sprechi della sanità umbra, che spende quanto quella lombarda con una popolazione di 1/10” ….che cazzata!!