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SAREMO CAPACI DI ESSERE POVERI ?

DI ANDREA POMELLA
ilfattoquotidiano.it

Anni fa, quando lavoravo nella redazione di un giornale di annunci immobiliari, conobbi un uomo che all’apparenza conduceva una vita normale. Faceva il venditore di spazi pubblicitari, veniva ogni mattina in ufficio perfettamente rasato, con l’abito, la camicia e la cravatta, l’orologio da polso e la borsa di pelle piena di contratti in bianco. Faceva i suoi giri presso i clienti, rientrava in ufficio a pomeriggio inoltrato e si fermava fino a sera per lavorare al computer.

Tempo dopo seppi che quest’uomo aveva un segreto. A causa di un divorzio oneroso era finito con le spalle al muro e non poteva più permettersi di pagare l’affitto di una casa. Aveva venduto la macchina e si era tenuto un box nel quale tornava la notte per dormire. Per l’igiene personale usava i gabinetti di una stazione. I sabati, le domeniche e i giorni di festa li passava a spasso per la città.
Di recente mi è tornata in mente la storia di quest’uomo (del quale, finito il mio lavoro nella redazione di quel giornale, non ho più avuto notizie) perché mi sono imbattuto in un libro di grande interesse dal titolo Diario di un senza fissa dimora (Raffaello Cortina Editore). L’autore è il grande etnologo e antropologo francese Marc Augé. Si tratta di un romanzo, o meglio, di un’«etnofiction», come la definisce lo stesso Augé, che racconta la storia di un vagabondo “di lusso” dei giorni nostri, un uomo che, arrivato all’età della pensione, non riesce più a far fronte alle spese e decide di fare a meno di una casa, del televisore, del cellulare e di tutto il resto, per rifugiarsi nella sua Mercedes e vivere in tutto e per tutto come un Senza Fissa Dimora.

Fin dall’introduzione del libro, Augé ci mette al corrente di un fenomeno sociale di cui, credo, molti non saranno a conoscenza: “In questi ultimi anni, molti di coloro che operano nell’assistenza pubblica e nelle organizzazioni caritative segnalano la comparsa di una nuova categoria di poveri: hanno un lavoro, ma non un reddito sufficiente per pagare l’affitto. Alloggiano dove possono: in un centro d’accoglienza, presso amici o addirittura nella propria automobile”. Si tratta, da quanto si intuisce, di un fenomeno in progressivo aumento, tanto più in tempi come questi caratterizzati da una feroce e prolungata crisi economica che forse non ha mostrato ancora il suo aspetto peggiore.

Ciò che maggiormente colpisce della vicenda messa in scena da Augé è la progressiva perdita del senso di identità e delle relazioni col mondo che gradualmente soffoca il protagonista della storia. “Non essendo io più nessuno,” – si legge a un certo punto – “credo di percepire più intensamente di quanti hanno una vita più stabile e solida della mia l’assoluta gratuità della mia presenza in città; stavo per dire sulla terra, ma avrebbe un suono troppo metafisico…”.

Credo che in giro, in questo momento, ci siano ben poche letture puntuali come questa nel tratteggiare i segni e i pericoli di un’epoca economica come la nostra. Un momento storico in cui non siamo più abituati a destreggiarci nelle situazioni di improvvisa indigenza, e in cui la povertà è qualcosa di diverso da quello che era una volta, ossia una realtà scomoda ma nella quale, in qualche modo, gli uomini riuscivano a barcamenarsi. La domanda che mi faccio da molto tempo, e che mi ripropongo dopo aver letto questo libro, è allora la seguente: assuefatti come siamo all’illusione della ricchezza, in un futuro prossimo saremo ancora capaci di essere poveri?

Andrea Pomella
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/saremo-capaci-essere-poveri/172660/
23.11.2011

Pubblicato da Davide

  • jorge

    “…in un futuro prossimo saremo ancora capaci di essere poveri ?” si chiede il giornalista. Il “fatto quotidiano” prossimo venturo (la povertà che incomberebbe su di noi) viene dato come ineluttabile. Si rinuncia così ad un analisi meno superficiale e si nasconde che: a) la povertà di molti continuerà ad accrescere la ricchezza di pochi, e b) la nostra “epoca economica” in cui la “feroce e prolungata crisi economica…non ha mostrato ancora il suo aspetto peggiore” (attenti ragazzi !) non è il risultato di fenomeni ingovernabili. Non siamo tutti ugualmente “soffocati” a meno che si voglia far credere che rinunciare allo psicoanalista è lo stesso che rinunciare al dentista o che dormire nella propria automobile è lo stesso che dormire nella propria barca. Ci sarà poi -sicuramente- chi dormirà nella sua 500 e chi opterà per “rifugiarsi nella sua Mercedes”. In sintesi, il messaggio (di AP) è: arriva lo tsunami, si salvi chi può ! Ma si potrebbe anche ravvisare un “messaggio” nascosto: signori precari, non lagnatevi più perché sta arrivando per voi il tempo di rimpiangere il precariato. E più: non riuscirete a “barcamenarvi” nell’incombente “improvvisa indigenza”, ci ammonisce Andrea Pomella (chi è costui ?) Come dire: branco di incapaci, non siete in grado nemmeno di essere poveri !

  • eresiarca

    Ma vadano a farsi friggere gli “antropologi”… ha almeno dato qualcosa, dai proventi del libro, al suo “caso di studio” (il povero)?

  • Boero

    ”Tempo dopo seppi che quest’uomo aveva un segreto.A causa di un divorzio oneroso era finito con le spalle al muro e non poteva più permettersi di pagare l’affitto di una casa.”

    Alla fine gira che ti rigira la verità salta sempre fuori,anche se non se ne vuole assolutamente parlare.
    Ieri ho parlato,mentre ero seduto all’ospedale,con un signore che si lamentava di essere senza fissa dimora,e di non essere aiutato da nessuna istituzione…
    A un certo punto l’ho interrotto e gli ho chiesto:
    ”Lei per caso è reduce da una separazione”?
    E lui,dopo un attimo di silenzio e sguardo perso nel vuoto:”Sì…quando mi sono presentato al tribunale di Sassari e ho visto che il giudice pensava che mia moglie era la vittima,ho capito subito che sarei rimasto in mutande”…
    Poi:”lei non ha mai lavorato,quando io ho finito di pagare il mutuo ha chiesto la separazione e il giudice le ha affidato la casa,nonchè l’assegno,ma mia moglie si rifiuta tutt’ora di lavorare,per cui sono costretto a versarle l’assegno”
    ”30 anni di sacrifici buttati nel cesso”.
    Vi svelo un’altro segreto(di pulcinella)
    Come lui ci sono altri 3-4 milioni di uomini spogliati di tutti i loro beni,nonchè della loro casa,e dei loro figli, dal divorzio in questa società ”patriarcale” e ”machista”,dove le donne sono discriminate.
    Tanto ”discriminate”,che i giudici sentono il bisogno di dare tutto all’ex moglie,dalla casa(anche se di proprietà di lui,o addirittura dei genitori di lui),all’assegno di mantenimento,nonchè i figli,(la parte più dolorosa).
    E poi ve ne svelo un’altro ancora:”che se siete uomini e vi sposate” avete un 50% di probabilità di finire come loro.
    Indignarsi per i piccioni impallinati,o i cani maltrattati va bene,sono poveri animali anche loro,ma se poi di 3-4 milioni di uomini resi indigenti da una legge e un sistema giudiziario,ve ne fottete,e anzi lo considerate un ”progresso sociale”risultate,un tantinello ipocriti.
    Un ”tantinello”…

  • misunderestimated

    Bravo, Boero!

  • redme

    …veramente ho già una certa pratica.

  • cavalea

    Sarebbe interessante vedere quale ruolo ha la crisi morale e spirituale della popolazione occidentale, nell’ambito della vita matrimoniale, nel rapporto tra coniugi e tra genitori e figli.
    Un tempo si era poveri di beni materiali, ma certi valori non negoziabili, come si direbbe ora, rimanevano saldi e tenaci a dispetto di situazioni critiche che si verificavano all’interno della vita a due.
    L’unità della famiglia e la sicurezza dei figli, avevano il primato su ogni altra considerazione di carattere personale e la conseguente, eventuale sofferenza, andava vissuta e accettata come un prezzo giusto in vista di un fine più alto.
    Caduta ogni barriera etica e morale, ha trionfato il più ignobile egoismo personale e collettivo, dove la libertà assume un carattere in antitesi con il principio che essa esprime;
    se non torneremo a comprendere che la libertà è tale solo se operiamo per il bene personale e del nostro prossimo, ci ritroveremo nella più buia delle schiavitù.

  • bysantium

    Quoto e , ancora una volta, ci vedo il nefasto influsso dell’ideologia protestante ed individualista.

  • uomospeciale

    Non mi dici niente di nuovo.
    Ho sempre saputo che il divorzio è ormai diventato la prima e più probabile causa di povertà ed emarginazione sociale per gli uomini, altro che la crisi economica!

    Paragonare il rischio povertà ed emarginazione sociale della crisi economica e del precariato, rispetto al rischio che comporta un matrimonio-divorzio rovinoso, è come paragonare una flebile scoreggia ad una tempesta.

    Basta farsi un giro per le varie caritas di Milano, Torino, o Roma per renderene conto… Decine migliaia di uomini ogni anno messi in mutande e costretti a mendicare cibo o un letto:
    – (i più fortunati…… Perchè in parecchi dormono sulle panchine e nelle stazioni della metro anche d’inverno..)

    Fatevi in giro per le varie caritas, provate a parlare a quegli uomini:
    e a chiedergli cosa li ha ridotti cosi….Ne sentirette delle belle.

    (Ah, dimenticavo! Donne non ce ne sono nelle mense per i poveri, loro cascano sempre in piedi…)

    E ringrazio il cielo di averla fatta franca almeno io che non ho mai voluto nè sposarmi, nè fare figli………
    Visto che praticamente TUTTI i miei parenti ed amici che ci sono cascati, che si sono sposati e hanno figliato, vivono molto peggio di me con meno della metà del mio reddito in tasca, zero tempo libero, un mare di problemi, una qualità della vita molto inferiore alla mia, e lavorando il doppio .

    E ti parlo del misero 50% a cui è andata bene (se cosi si puo’ dire..) visto che l’altro 50% sono gia divorziati con le pezze al culo, e con la prospettiva di pagare alimenti e mantenimento in eterno.

    La scopata più costosa della loro esistenza, non c’è che dire.