Decimo appuntamento di questa seconda stagione del settimanale d'attualità di ComedonChisciotte. Puntata d'analisi politica che cerca di analizzare, attraverso l'esperienza di Fulvio, cosa è accaduto alla "sinistra" italiana successivamente alla fine della II Guerra Mondiale.
Dal Togliattismo stalinista dei primi anni, al grande Compromesso Storico tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano. Dai ruggenti anni di lotta del '68 all'abbandono degli ideali con il boom economico italiano, fino all'allontanamento dalle masse con la globalizzazione. Da chi oggi i valori di sinistra sono ancora rappresentati? Il neoliberismo transumanista ha davvero messo radici ovunque o c'è ancora una speranza per la Resistenza?
Attualità
- La propaganda vaccinista tocca il fondo
- La Lamorgese non spaventa la Resistenza
- Puzzer: a prescindere ha dato una scossa
- Lukašėnko non è succube della NATO
- Le calunnie sulla vittoria di Ortega
- Tunisia: spazzati via i Fratelli Musulmani
- I Curdi mercenari omaggiati dalla sinistra
- I NO TAV accettano vaccino e Green Pass
- Covid: terza dose tra bugie e no sense
La desinistrizzazione italiana
- Il peccato originale
- Il '68 e il compromesso storico
- L'abbandono delle masse e l'arrivo del M5S
- La complicità nella "soluzione finale"
- Il completo asservimento de Il Manifesto
- Fortunatamente qualcuno ancora c'è
“Sancho. Settimanale d’attualità con Fulvio Grimaldi” da un’idea di Giuseppe Russo.
Conduce Massimo Cascone. Regia e montaggio Giulio Bona.
Buona visione!
Dante Bertello 23 novembre 2021
Più volte ho elogiato Fulvio Grimaldi per l’importante opera da cronista, onesto intellettualmente da lui svolta, ma al minuto 27 dice che dopo Yalta: “…il nostro paese si trovasse tragicamente nella zona di influenza occidentale…”
Mi piacerebbe sapere da Lui, se avrebbe preferito che l’Italia si fosse trovata sotto l’egida Sovietica dopo la 2GM.
Per quanto non gradisca il tacco americano (e di chiunque altro) sul mio Paese, preferisco sempre gli USA all’URSS in quel contesto storico.
Naturalmente, essere un paese neutrale come lo è la Svizzera, senza le 113 basi militari americane, sarebbe stato il non plus ultra, ma fare la fine della Cecoslovacchia o dell’Ungheria, non lo augurerei al mio peggiore nemico.
E’ possibile che abbia male interpretato io le sue parole, in tal caso gradirei esserne rassicurato, anche per interposta persona.