Rivoluzione geopolitica

Alberto Conti

Comedonchisciotte.org

L’uomo resta animale territoriale. L’utopia del Nuovo Ordine Mondiale è esercizio del passato. I nostri spazi di esistenza restano contendibili. Chi immagina di poterli congelare, magari in nome del diritto internazionale (quasi non fosse anch’esso una ideologia strumentale a progetti geopolitici), soffre di acuta sindrome d’onnipotenza. La geopolitica aiuta a temperarla.” – Lucio Caracciolo – 7/02/2018

Dal basso della mia ignoranza non oserei mai contraddire uno dei massimi esperti di geopolitica, e tanto meno sottovalutare la portata storica del Brzezinski-pensiero del 1998, espresso nel volume “La grande scacchiera”. Perciò prendo tutto questo, e molto altro, per buono, per dato di fatto, per stato dell’arte.

Quello che balza subito agli occhi da queste visioni della geopolitica moderna è la conservazione, da che mondo è mondo, di una logica sottostante, la logica dei “rapporti di forza”, che tutto determina e tutto spiega nelle relazioni tra Stati, ma anche tra i grandi interessi economici e finanziari, sempre più sovranazionali e non sempre tra loro convergenti.

Pare insomma che tutta la storia dell’umanità e quindi il suo destino futuro siano basati sui “rapporti di forza”, dove per forza s’intende quella fisica, sia nello scontro armato, potenziale o dispiegato, sia in quello economico, che invece si realizza nel confronto-scontro commerciale con tutte le sue implicazioni e conseguenze sulle rispettive popolazioni, esercitato in forme “amichevoli e pacifiche”, secondo trattati internazionali, o apertamente ostili e violente, ad es. tramite embarghi.

Ma veramente non può esistere un’armoniosa convivenza oltre la logica della forza fisica?

La biologia sembra suggerire che sì, questa è la logica dell’evoluzione naturale della vita vegetale e animale sulla Terra, indipendentemente dall’azione umana. Questo è vero però fino a un certo punto.

Da quando l’intelligenza umana ha cominciato a dare i suoi frutti, con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento, gli equilibri ecologici naturali hanno subito notevoli trasformazioni, pur senza infrangere la logica di base dei rapporti di forza. Rapporti però guidati, pilotati, forzati (a loro volta) verso fini non puramente evoluzionistici in senso naturale, ma di utilità umana. Così si è arrivati al pollame, alle mucche, agli ortaggi, fino all’industrializzazione del comparto agro-alimentare, al controllo delle acque, alle megalopoli strutturate, ecc. ecc. Insomma ad una nuova ecologia artificiale, non senza contraddizioni e disarmonie, anche gravi, ma pur sempre dedicata allo sviluppo della specie umana. Si può allora dire che ha fatto la sua apparizione sul pianeta blu un nuovo tipo di forza, molto potente, tanto da modificare drasticamente gli equilibri precedenti: la forza dell’intelligenza razionale applicata alla realtà quotidiana, che ha dato vita ad una nuova era, detta antropocene.

Il problema è che il rapido affermarsi di questa nuova forza nell’ecologia del pianeta, dopo aver imposto la primazia della specie umana sull’ambiente, rischia ora di estinguere questa stessa specie per gli abusi che l’intelligenza razionale sembra stimolare nei suoi stessi interpreti, gli esseri umani per l’appunto, man mano che la sua potenza manipolatoria cresce proporzionalmente alla conoscenza dei fenomeni naturali.

C’è come uno sfasamento tra l’evoluzione dell’intelligenza applicata alla realtà fisica e quella invece applicata all’autodeterminazione dell’organizzazione sociale, funzione di una concezione cristallizzata della società, di tipo stratificato e piramidale, e quindi tendente a forme di governo verticistiche, nonostante il tardivo e troppo lento germogliare dell’anelito alla democrazia, quand’anche riduttivamente intesa come semplice tutela fiduciaria e rappresentativa dei presunti interessi popolari.

Questa continuità storica della logica dei rapporti di forza fisica tra i popoli, e all’interno di essi rispetto alle diverse stratificazioni sociali, nell’attuale tecnocene conduce inesorabilmente verso una catastrofe, culminante con l’estinzione auto inflitta della stessa specie umana.

Esiste tuttavia un’ulteriore nuova forza equilibratrice propria ed esclusiva della specie umana, volta alla tutela di un più sano riequilibrio armonico di questo nostro mondo, che è la forza morale, non inquadrabile nella sola intelligenza razionale pura e semplice, la quale al limite potrebbe essere amplificata e fors’anche sostituita da un intelligenza artificiale meccanica, indefinitamente potenziabile.

Tale forza morale è piuttosto riconducibile ad un sentire spirituale, con contenuti tutt’altro che oggettivi e permanenti, essendo piuttosto dipendenti dalla cultura del momento, e comunque fatta anche di emozioni, sentimenti e credenze, in tutt’uno fragile quanto potente, che ai suoi massimi livelli può consentire di comprendere il proprio essere individuale e l’universalità di cui è parte, in quanto espressione di vita. Uno dei risultati più evidenti di questa forza intellettiva è la distinzione tra bene e male, talvolta ingannevole, o mutevole, o relativa, ma pur sempre vissuta, presente e continuativa. A questo proposito occorre ribadire il nesso indissolubile del sentire morale con la maturazione culturale e il livello di civiltà raggiunti da ogni popolo, differenti da altri che convivono nello stesso mondo, anche nell’era della globalizzazione, ma in qualche modo convergenti sui temi fondamentali.

Lo sfasamento tra intelligenza razionale e intelligenza morale è forse correlato anche alle diverse caratteristiche delle due: la prima porta alla specializzazione elitaria dei contenuti ed alla successiva condivisione solo degli esiti pratici finali, tramite processi tecnologici concentrati e destinati alla successiva grande distribuzione, così che non vi è consapevolezza diffusa del sottostante sapere maturato; la seconda invece richiede fin dall’origine una condivisione personalizzata, fonte e prodotto allo stesso tempo della cultura popolare.

Uno smartphone lo può usare chiunque senza alcuna conoscenza del sapere che l’ha reso disponibile, mentre il giudizio e il sentimento morale appartengono alla spiritualità individuale, come esito di un percorso particolare dalla nascita in poi, mediato sì dal confronto con il contesto culturale circostante, ma fatto proprio nel vissuto personale secondo attitudini, capacità, sensibilità, opportunità, salute psicofisica, relazioni parentali e affettive, ecc. ecc.

Tant’è che si parla di mente e cuore, assegnando ad organi diversi del proprio corpo fisico l’origine di queste due forze motrici individuali, ma ben distinte nella forma e nella sostanza, oltre che nelle sopra accennate modalità di condivisione sociale.

Le civiltà antiche ci hanno lasciato segni inequivocabili di un elevato livello di spiritualità e della relativa forza morale, spesso attraverso la realizzazione di importanti manufatti, espressione simbolica di significati religiosi e credenze condivise. Una spiritualità che ha profondamente caratterizzato la vita reale di quei popoli in epoche nelle quali la potenza tecnologica era assai ridotta rispetto ad oggi.

Ora stiamo vivendo un’altra epoca non solo inedita, come più o meno lo sono state tutte rispetto al loro passato, ma assolutamente eccezionale per quanto riguarda la potenza tecnologica maturata e la rapidità con la quale sta crescendo esponenzialmente, mettendoci a disposizione strumenti per realizzare di tutto e di più, ben oltre l’immaginazione più fervida, che si basa pur sempre su esperienze pregresse.

Così mentre la forza e la capacità fisica dell’umanità crescono inopinatamente, per converso si atrofizza la forza morale che ha guidato i nostri antenati, lasciandoci storditi e ubriacati dalle “scoperte scientifiche” e soprattutto dai più popolari gadget venuti al seguito, per allietarci l’esistenza terrena, per sollevarci da rischi e fatiche.

Siamo come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, preda dei più ingenui quanto insani impulsi infantili.

E’ chiaro che stiamo in mezzo al guado, in una fase delicatissima e pericolosissima dell’evoluzione umana, che richiede il massimo della coscienza morale per operare scelte salvifiche dai danni irreversibili e mortali che l’abuso delle nuove tecnologie produrrà per certo, se non sapremo più distinguere il bene dal male, che pure s’impongono, amplificati a dismisura dalla forza dell’intelligenza razionale.

Per capire a fondo questo passaggio occorre però capire cosa significa, in concreto, l’applicazione della potenza tecnologica in direzione del male, divenuto improvvisamente possibile e soverchiante in qualità e quantità. Basti pensare alle nuove armi militari, in continua e rapida evoluzione e rivoluzione, o alle applicazioni dell’ingegneria genetica ben oltre le soglie della naturale biologia di cui siamo espressione, o alle produzioni di massa ad elevato e devastante impatto ambientale, come la chimica in agricoltura, le TLC Wi-Fi a radiofrequenze, le nanotecnologie, le energie inquinanti, ecc. ecc. E siamo solo all’inizio del possibile, un inizio che avrà vita breve se non governato in funzione della sopravvivenza prima che del presunto benessere. E cosa lo può governare se non la forza morale, quella che ha fatto di Pinocchio un bambino vero? Fuor di metafora è chiaro che occorre un vero salto di qualità, un recupero di moralità autentica per ricollocare le cose umane al loro giusto posto, che in ultima analisi si traduce in un enorme, epocale cambiamento di fondo, ovvero nell’emancipazione dalla logica dei rapporti di forza fisica, riappropriandoci finalmente di un autogoverno spirituale, basato sui rapporti di forza morale, che sappia operare le scelte giuste per non schiantare l’umanità nel baratro mortale del delirio d’onnipotenza, verso il quale siamo lanciati a velocità crescente.

Del resto il susseguirsi delle varie civiltà umane ci ha condotti fin qui, a identificare il significato di civiltà con lo Stato di Diritto, che vuol dire la tutela del più debole, con la proclamazione universale del principio d’uguaglianza di tutti gli esseri umani, dei diritti fondamentali dell’uomo, del ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie tra popoli, ecc. ecc. In una parola nel superamento della logica della forza fisica, che non è più solo quella militare quanto soprattutto quella economica, accentrata da organizzazioni sociali piramidali, di ispirazione aziendalistica, dalla finanza oligopolista alla gestione privatistica o comunque elitaria della moneta, e così via.

Nell’era della tecnologia avanzata tutto questo cascame del passato è barbarie, incompatibile con la sopravvivenza umana, e va spazzato via con un taglio netto alla continuità storica della logica dei rapporti di forza fisica, a cominciare da quei popoli che sono ora depositari, o meglio dire succubi, delle maggiori potenze fisiche del pianeta. Con buona pace degli studiosi di geopolitica, sia che si limitino a registrarla, sia, e soprattutto, che la vogliano cavalcare, come il non compianto Brzezinski.