RIFORME O RIVOLUZIONE

RIFORME O RIVOLUZIONE

DI CHRIS HEDGES

truthdig.com

Nella notte del 15 gennaio 1919, un gruppo di Freikorps – milizie formate frettolosamente e per la maggior parte da veterani dell'ala destra della prima guerra mondiale – scortarono una Rosa Luxemburg piccola, cinquantenne leggermente zoppicante, all'Eden Hotel di Berlino, il quartier generale delle guardie di cavalleria armata.

“Sei Frau Rosa Luxemburg?” domandò il capitano Waldemar Pabst quando arrivò nel suo ufficio al piano di sopra.

“Decidilo tu” rispose lei.

“Stando alla foto, devi essere tu” disse.

“Se così dici”, disse lei dolcemente.

Pabst le disse che sarebbe stata portata alla prigione di Moabit. Lungo la via fuori dall'hotel, una folla in attesa, che aveva urlato insulti come “puttana” al momento del suo arrivo dopo l'arresto, la fischiò e le sputò addosso. Un soldato, Otto Runge, pagò presumibilmente 50 marchi per essere il primo a colpirla. Gridando “non ne uscirà viva”, le sbatté il cane del fucile dietro la testa. La Luxemburg crollò. Del sangue uscì dal naso e dalla bocca. Runge la colpì una seconda volta. Qualcuno disse “E' abbastanza”. I soldati la trascinarono verso una macchina in attesa. Una delle sue scarpe venne lasciata indietro. Un soldato la colpì di nuovo. Come la macchina accelerò, il tenente Kurt Vogel le sparò alla testa. I soldati gettarono il suo corpo nel canale di Landwher.

Karl Leibknecht, che aveva convinto una riluttante Luxemburg a prender parte a una rivolta che lei sapeva quasi certamente condannata, era stato giustiziato poco prima.
La rivolta Spartachista venne schiacciata, fu la nascita del fascismo tedesco.

Gli assassini, come la polizia che uccise persone di colore disarmate nella strade delle città americane, furono portati in giudizio – in questo caso, davanti a una corte militare – che emise timidi reprimenda. Lo stato non ebbe alcuna intenzione di punire gli assassini. Avevano fatto ciò che lo stato aveva richiesto.

Il Partito Socialdemocratico Tedesco (Social Democratic Party of Germany ) al comando creò le Freikorps, che divennero l'antecedente del Partito Nazista. Il partito ordinò alle milizie e ai militari di schiacciare la resistenza quando sentì minacciato dalla sinistra. L'omicidio della Luxemburg illustrò la lealtà finale delle elites liberali in una società capitalista: quando vennero minacciate dalla sinistra, quando la faccia del socialismo si mostrò nelle strade, le elites avrebbero – e avranno – concluso delle alleanze con gli elementi più retrogradi della società, includendo i fascisti, per schiacciare le aspirazioni della working class.

Il liberalismo, che la Luxemburg chiamava col suo nome più appropriato - “opportunismo” - è una componente integrante del capitalismo. Quando la cittadinanza cresce caparbia, il liberalismo si ammorbidisce e disprezza gli eccessi del capitalismo. Ma il capitalismo, argomentava la Luxemburg, è un nemico che non può mai essere placato. Le riforme liberali vengono utilizzate per ostacolare il crescere della resistenza e dopo, quando la situazione migliora lentamente, vengono revocate lungo l'inevitabile strada della schiavitù capitalista. L'ultimo secolo di lotte dei lavoratori negli Stati Uniti offre argomenti di studio a testimonianza delle osservazioni della Luxemburg.

Il sistema politico, culturale e giuridico in uno stato capitalista è centrato attorno alla protezione della proprietà privata. E, come aveva evidenziato Adam Smith, quando un governo civile “viene istituito per la sicurezza della proprietà, è in realtà istituito per la difesa dei ricchi contro i poveri, o di quelli che hanno delle proprietà contro quelli che non ne hanno”. Il sistema capitalista è manipolato da principio. E questo rende le idee di Rosa Luxemburg estremamente pertinenti in un momento in cui il capitale sociale, libero da tutte le costrizioni, riconfigura la nostra economia globale, inclusi gli Stati Uniti, in una spietata forma di neofeudalesimo.

La schiavitù della paga e dell'impiego non sono determinate dalla legge, ma dagli imperativi del mercato. Il mercato costringe i lavoratori a inginocchiarsi ai dettami del profitto globale. Questo imperativo non potrà mai essere corretto da riforme legali o legislative.

La democrazia, in questo stadio avanzato del capitalismo, è stata sostituita con un sistema di corruzione legalizzata. Tutte le branche del governo, incluse le corti, e proseguendo con il sistema dell'intrattenimento e delle news, sono sussidiarie completamente in possesso dello stato corporativo. Le politiche elettorali sono degli elaborati spettacoli di burattini. Wall Street e i militaristi, che si tratti di Trump o della Clinton, vincono.

“L'accumulazione capitalista richiede per il suo movimento di essere attorniata da aree non capitaliste”, scriveva la Luxemburg. E il capitalismo “può continuare solo finché viene tenuto in vita da un tale ambiente”. Il capitalismo scandaglia il globo per sfruttare lavoratori disorganizzati e a buon mercato e per depredare le risorse naturali. Silenzia o rovescia le elites locali. Frena le possibilità del mondo in via di sviluppo di diventare auto – sufficiente.

Nel frattempo, i lavoratori del mondo industrializzato, privati di lavori ben pagati, benefits e protezioni legali, sono spinti verso la schiavitù del debito, costretti a prendere in prestito per sopravvivere, e questo presto arricchisce gli speculatori globali.

Un'economia basata sul credito, prevedeva la Luxemburg, trasforma una serie regolare di piccole crisi economiche in una serie irregolare di grandi crisi economiche – vedi i due maggiori colpi inferti all'economia degli Stati Uniti nella prima parte del 21esimo secolo – il collasso dei dot – com del 2000 e la caduta globale del 2008. E siamo presto vicini ad un'altra crisi. Il risultato finale, sia in casa che all'estero, è la servitù della gleba.

La Luxemburg, su un altro punto, importante per coloro che vogliono rimontare durante un singolo ciclo elettivo, vedeva le campagne elettorali, similmente all'organizzazione sindacale, come dei processi di educazione delle persone riguardo la natura del capitalismo. Queste attività, separate dalla “coscienza rivoluzionaria” - il traguardo finale nella sconfitta del capitalismo – erano, sosteneva, un “lavoro di Sisifo”.

Noi, che cerchiamo di costruire un terzo polo di movimenti radicali dobbiamo capire che non si tratta di ottenere il potere adesso. Si tratta di ottenere il potere, nella migliore delle ipotesi, tra dieci anni. Le rivoluzioni, ricorda la Luxemburg, richiedono tempo.

In una comprensione che elude molti dei supporters di Bernie Sanders, la Luxemburg afferrò che il socilalismo e l'imperialismo sono incompatibili. L'imperialismo, lei comprese, non solo rafforza l'industria della guerra e arricchisce i commercianti d'armi e i capitalisti globali. E' accompagnato da una ideologia velenosa – quella che il sociologo Dwight Macdonald ha chiamato la “psicosi della guerra permanente” - che rende il socialismo impossibile.

La nazione, nel nome della sicurezza sociale, domanda l'eradicazione delle libertà civili. Definisce il dissenso tradimento. Crea un sistema centralizzato di potere che infine – come è successo negli Stati Uniti – serve i voleri dell'impero piuttosto che la democrazia.
La Democrazia diventa farsa, o nel nostro caso, un reality show pacchi ano fino ad arrivare ai due più impopolari candidati presidenti della storia d'America. La società decade in ciò che Karl Marx chiamava “cretinismo parlamentare” o in quello che il teorico politico Sheldon Wolin definiva “totaliarismo invertito”. La Democrazia è una facciata, è apparenza.

Il capitalismo è governato da due dettami di ferro – massimizzare il profitto e ridurre i costi del lavoro. E come il capitalismo avanza e consolida il suo potere in un mondo dove le risorse stanno diventando sempre più scarse e la meccanizzazione sempre più sofisticata, il costo del guadagno della componente umana e ambientale aumenta.

“Lo sfruttamento della classe lavoratrice come processo economico non può essere abolito o ammorbidito attraverso le leggi nel contesto di una società borghese”, scriveva la Luxemburg.
La riforma sociale, diceva “non costituisce un' invasione nello sfruttamento capitalistico, ma una regolazione, un ordinare questa spoliazione nell'interesse della stessa società capitalistica”.

Il capitalismo è nemico della democrazia. Nega ai lavoratori il diritto di controllare i mezzi di produzione o di decidere come spendere il guadagno derivante dal loro lavoro. I lavoratori americani – di destra e sinistra in egual modo – non supportano gli accordi di commercio/scambio. Non supportano i salvataggi federali delle grandi banche e delle società finanziarie. Non abbracciano i salari astronomici degli amministratori delegati e la stagnazione delle loro paghe. Ma i lavoratori non contano. E più i lavoratori e le lavoratrici si affannano per essere ascoltati, più dure e più violente si fanno le forme di controllo impiegate dallo stato corporativo.

La Luxemburg inoltre capì qualcosa che eluse Vladimir Lenin. Il nazionalismo – che la Luxembur chiamava “piccolo vuoto parlare borghese e inganno” - è un male. Disconnette la classe lavoratrice da una nazione all'altra – uno dei primi obiettivi della classe capitalista.

Come i partiti di destra e sinistra – nel nostro caso, i Democratici corporativi e i Repubblicani corporativi – tendono ad essere più patriottici e sposare la linea dura, divinizzano i militari e gli organi di sicurezza interna. Revocano le libertà civili di base nel nome della sicurezza nazionale, della legge e dell'ordine. Questo processo prepara parte della popolazione, come vediamo nei raduni di Trump, al fascismo.

Il nazionalismo, avvisava la Luxemburg, è sempre uno strumento utilizzato per tradire la classe lavoratrice. E', scriveva, “uno strumento della classe politica controrivoluzionaria”. Libera potenti forme di indottrinamento.

Come il contagio del nazionalismo esplose allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i partiti liberali europei, incluso il Partito Socialdemocratico Tedesco, rapidamente si arresero ai nazionalisti dell'ala destra nel nome della terra d'origine nonostante i molti precedenti anni di retorica contro la guerra. La Luxemburg vide questo tradimento come l'evidenza della fondamentale corruzione morale e politica della classe dirigente liberale in una società capitalista.

Dal momento in cui la guerra finì, 11 milioni di soldati da tutte le parti, la maggior parte lavoratori, erano morti. I capitalisti, arricchitisi grazie alle carneficine, non avevano niente da temere ora dalla classe lavoratrice. Li avevano rimpinzati di fucili.

La Luxemburg diffidava della disciplinata, rivoluzionaria elite d'avanguardia di Lenin. Criticò il terrore come arma rivoluzionaria. Mise in guardia sul fatto che i movimenti rivoluzionari che non erano democratici diventano velocemente dispotici. Capì le dinamiche peculiari della rivoluzione.
Scrisse che in un momento di fermenti rivoluzionari, “E' estremamente difficile per qualsiasi organo direttivo del movimento proletario anticipare e calcolare quali occasioni e fattori possano portare ad esplosioni e quali non portino a niente”. Quelli che erano rigidamente legati ad un ideologia o che credevano di poter modellare gli eventi con la forza, erano storpiati da una “concezione rigida, meccanica, burocratica”.

Le rivoluzioni, per la Luxemburg, erano il prodotto della lotta delle masse tanto quanto dei loro istigatori. Lei sapeva che la rivoluzione era un'entità “vivente”. “Non si formava al di sopra”, ma dalla “coscienza delle masse”. E per costruire questa coscienza ci vollero anni. Un rivoluzionario deve rispondere a stati d'animo e sentimenti imprevedibili che definiscono qualsiasi rivolta, fino alle inaspettate risposte di una popolazione in rivolta.

Lenin, per raggiungere il poter durante la rivoluzione del 1917, fu costretto a seguire il suo consiglio, abbandonando molte delle sue idee più dottrinarie per rispondere alla forza vivente incarnata dalla Rivoluzione Russa. “Lenin”, scrive Robert Looker, “era un luxemburgista nonostante se stesso”.

Una popolazione in ultimo si solleva contro un sistema in decadenza non grazie alla coscienza rivoluzionaria, ma perché, come la Luxemburg sottolineava, non ha altre scelte. E' l'ottusità dei vecchi regimi, non il lavoro dei rivoluzionari che accende la rivoluzione. E, come lei evidenziò, tutte le rivoluzioni sono in un certo senso fallimenti, eventi che cominciano da, piuttosto che culminare in, un processo di trasformazione sociale.

“Non c'era alcun piano predeterminato, nessuna azione organizzata, perché gli appelli del partito avrebbero potuto scarsamente tenere il passo con lo spontaneo sollevarsi delle masse”, scrisse della rivolta in Russia del 1905. “Chi è alla guida ha poco tempo per formulare la parole d'ordine della folla presa dall'impeto”.

“Le rivoluzioni”, continuava, “non possono avvenire a comando. E non è solamente questo il compito di un partito. Il nostro dovere e solo e in qualsiasi momento di parlar chiaro senza paura o tentennamenti; è questo, preservare chiaramente prima delle masse i loro compiti nel giusto momento storico, e proclamare il programma politico di azione e gli slogan che risultano dalla situazione. La preoccupazione sul come e quando il movimento rivoluzionario di massa prenderà piede assieme a loro va lasciata fiduciosamente alla storia. Nonostante il socialismo possa in principio apparire come una voce che urla nel deserto, questo gli fornisce una posizione morale e politica i cui frutti più tardi, allo scoccare dell'ora dello storico compimento, verranno raccolti con variegato interesse.

Ho coperto diverse sollevazioni e rivoluzioni attorno al globo - le insurrezioni in America Centrale negli anni '80, due rivoluzioni palestinesi, le rivoluzioni del 1989 nella Germania dell'Est, in Cecoslovacchia e Romania, le dimostrazioni di strada che portarono alla caduta di Slobodan Milosevic in Serbia. La comprensione della Luxemburg sulla natura autonoma della rivolta è corretta. Un comitato centrale, come quello dei Bolscevichi di Lenin, dato che è senza pietà, segreto, molto disciplinato, è capace di guidare una controrivoluzione per prendere il potere e distruggere le aspirazioni democratiche dei lavoratori. Ma tali organizzazioni non sono il motore primo della rivoluzione. Le sporcizie della democrazia, con tutte le loro paralisi e i loro rovesci, rendono le rivoluzioni vive e vibranti. Questo protegge la popolazione dagli abusi del potere centralizzato.

“Senza elezioni generali, senza la libertà di stampa, libertà di parola, libertà di radunarsi in assemblee, senza la libera battaglia d'opinione, la vita deperisce in ogni istituzione pubblica, diventa una caricatura di se stessa, e la burocrazia emerge come unico fattore decisionale&rdquo ;, diceva la Luxemburg.

Le conseguenze di non attuare una rivoluzione contro il corporativismo sono catastrofiche. Questo rende Rosa Luxemburg vitale. Ci avvisa che durante una crisi, le elites liberali diventano il nostro nemico. Ci mette in guardia contro il terrore e la violenza gratuiti. Ci sollecita a mantenere aperte le strutture democratiche per assicurarci che il potere rimanga nelle mani delle persone. Mantiene la nostra concentrazione sull'estrema ferocia del capitalismo. Comprende il pericolo dell'imperialismo. E ci ricorda che tutti quelli tra noi impegnati nella causa socialista, di costruire un mondo migliore, soprattutto per gli oppressi, devono abbracciare velocemente questo imperativo morale. Se ci compromettiamo, lei lo sa, cancelliamo la speranza.

Chris Hedges ha trascorso quasi due decenni come corrispondente estero in America Centrale, Medio Oriente, Africa e nei Balcani. Ha riportato da più di 50 paesi e ha lavorato per The Christian Science Monitor, National Public Radio, il Dallas Morning News e il New York Times, di cui è stato corrispondente estero per 15 anni.

Fonte: http://www.truthdig.com

Link: http://www.truthdig.com/report/item/reform_or_revolution_20160522

22.05.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da DESASTRADO


Commenti (27)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. consulfin 4 luglio 2016

      Purtroppo sempre meno schiavi salariati vogliono farsi liberare dal giogo del capitale! Lo dimostra, nel suo piccolo, il tenore delle risposte che ha ricevute il tuo messaggio.

      E non credere che me ne rallegri.
    1. Georgejefferson 2 luglio 2016

      Il film


    1. lanzo 2 luglio 2016

      I soldati la trascinarono verso una macchina in attesa. Una delle sue scarpe venne lasciata indietro. Un soldato la colpì di nuovo. Come la macchina accelerò, il tenente Kurt Vogel le sparò alla testa. I soldati gettarono il suo corpo nel canale di Landwher.

      Cose che sono di normale amministrazione per i nipoti o pronipoti di Rosa nei confronti dei palestinesi...
    1. MarioG 2 luglio 2016

      "Sostenitore dell'antifascimo" (Marx)

      ...
      "Marx l'aveva previsto", come suol dirsi
    1. Fischio 2 luglio 2016

      Marx crede nell'individuo e nutre sospetti verso il dogma astratto. Non tollera l'idea di una società perfetta, è diffidente nei confronti della nozione di uguaglianza. Ciò a cui punta è la diversità, non l'uniformità. E nella sua prospettiva gli esseri umani non sono giocattoli inermi nelle mani della Storia. L'ostilità che dimostra nei confronti dello Stato è anche più forte di quella dei conservatori di destra, e il socialismo, nella sua ottica , rappresenta un approfondimento della democrazia, non un suo nemico. Una vita felice, per lui si basa sull'idea dell'auto espressione artistica. Crede che alcune rivoluzioni possano essere realizzate in modo pacifico. Marx non cade nell'errore di trasformare in un feticcio la produzione materiale. Al contrario pensa che, per quanto possibile, si debba prescindere da essa. Il suo ideale è il tempo libero, non il lavoro. L'inesauribile interesse per la dimesione economica si spiega con il tentativo di ridurne il potere sull'umanità. Il materialismo da lui concepito è compatibile con le convinzioni morali e spirituali più profonde. Marx tesse le lodi della classe media e considera il socialismo l'erede della sua grande tradizione di libertà, diritti civili e prosperità materiali. Le sue opinioni in merito alla natura e all'ambiente si dimostrano sorprendentemente in anticipo rispetto al tempo in cui è vissuto. Sostenitore nella storia dell'emancipazione della donna, della pace nel mondo, dell'antifascismo o della lotta contro il dominio coloniale, è stato il movimento politico nato sulla scorta del suo pensiero.
      Chi più di lui è stato TRAVISATO?

    1. MarioG 2 luglio 2016

      E meno male che era un metodo di analisi...

      Di "classe in se' e di per se'" forse poteva parlarne, a malapena, un San Tommaso!
      LA classe... tutta UNA classe, non e' vero?
      UNUM, VERUM, BONUM...
      Come ho scritto altrove, non e' che questo bisogno di creare la "coscienza" di classe nasconde una qualche magagna o contraddizione nei suoi fondamenti marxiani?
    1. MarioG 2 luglio 2016

      Ma lasci perdere! Cosa ne sa di quel che discuto io o di quanto me ne freghi del calcio-mercato? Pensa di essere l'unico ad "aver studiato"? Io ho fatto una domanda. Quanto al marxismo o 'socialismo scientifico' o 'metodo di analisi', si tratta della solita pretesa di "scientificita'" che poteva essere scusata nell'800, ma questo punto non ha proprio piu' scusanti.

    1. iskra 2 luglio 2016

      Di borghese vi è solo il sistema capitalista ,dopo le fatidiche 10 ore di lavoro ci ritroviamo nei circoli operai con il piacere di studiare ,organizzare , propagandare,essere presenti nelle situazioni di lotta che si presentano, indire assemblee,volantinare ,distribuire i giornali , guidare le lotte dove e possibile con una coscienza di classe partendo con l'ABC DEL MARXISMO e creare avanguardie a livello nazionale e internazionale allargare la cerchia di contatti riconoscersi come classe in se e di per se e adoperarsi per la rivoluzione unica strada praticabile per la liberazione degli schiavi salariati dal giogo del capitale .

    1. olmo 2 luglio 2016

      Intanto potresti educarci su come passa la giornata un vero proletario rivoluzionario, per vedere eventualmente quanto ci sia di borghese nella tua vita e per illuminare le nostre tristi esistenze

    1. MarioG 1 luglio 2016

      Bleah, che schifo!

    1. iskra 1 luglio 2016

      Il Marxismo non e un'ideologia è un metodo di analisi per essere compreso va studiato .

      Se non comprendi questa essenza lascia perdere , forse ti riesce meglio discutere di calciomercato , di gossip , e dei furbetti del cartellino fatti invitare da Giletti a buona domenica....
    1. iskra 1 luglio 2016

      Beata ignoranza...

      Devo ricordarti che i comunisti non votano fanno la rivoluzione .
      Il proletariato o è rivoluzionario o non è nulla.
    1. Vocenellanotte 1 luglio 2016

      Condivido in pieno. Nessuna pietà per questi scarafaggi che non sanno distinguere gli effetti dalla causa. E viceversa. Solo cieca ideologia, al calduccio, nessuna domanda. Le risposte sono pronte già confezionate. Che schifo! Proprio come quando schiacci uno scarafaggio.

    1. MarioG 1 luglio 2016

      Ci anticipi almeno su cosa aveva ragione (sicuramente qcose ragionevoli le ha dette). O dobbiamo proprio accogliere in blocco di tutto il Sistema?

    1. MarioG 1 luglio 2016

      Non si capisce qual e' il nesso logico fra l'attacco definitivo del capitalismo globalizzato e (cosiddetto) terminale, e l'essere "fuori dal mondo" solo che si metta in discussione la santita' della causa comunista.

      A proposito, cosi' per sapere, chi erano questi milioni di "carnefici"? I kulaki russi o i "revisionisti" della rivoluzione culturale.
      (Effettivamente mi guardo bene dal mettere questi carnefici sullo stesso piano delle loro "vittime").
      Questa si' che e' propaganda (non goebbelsiana, per carita')
    1. Leo_Pistone 1 luglio 2016

      Ancora il Libro Nero: propaganda goebbelsiana diffusa a supporto della revanche neoliberista, che per poter avere un minimo di speranza di presa sulle persone ha bisogno appunto di far sparire dall'ordine del giorno i valori alla base del comunismo.


      Fare riferimento a un elemento del genere, nel momento in cui il capitalismo globalizzato, finanziarizzato e terminale esegue il suo attacco definitivo ai diritti e tutele delle popolazioni, con lo scopo di metterne in discussione lo stesso diritto di sopravvivenza, qui mi riferisco a Oriundo 2006, è cosa davvero fuori dal mondo. Oltre a rappresentare in pratica la rinuncia agli strumenti, concettuali, ideologici e materiali a controbattere l'offensiva capitalistica.
      Detto questo, per me i carnefici ammazzati non sono e non potranno mai essere messi sullo stesso piano e tantomeno giudicati alla stessa stregua delle loro vittime.

    1. Fischio 1 luglio 2016

      Gli scettici e gli anticomunisti dovrebbero studiare qualcosa di Marx. Ma se proprio non ce la fanno, li invito magari a leggersi un 'libretto' più recente: "Perchè Marx aveva ragione" di Terry Eagleton. Intanto da più parti, e persino negli USA si comincia a rivalutare le opere del grande pensatore di Treviri...

    1. lanzo 1 luglio 2016

      Mi pare che i nipotini di Rosa, ad Israele, si comportino in modo simile nei riguardi di quella disgraziata popolazione Palestinese, che se ne stava a farsi i cazzi suoi e si e' ritrovata i suddetti nipotini in casa.

    1. Giancarlo54 1 luglio 2016

      Una piccola chiosa storica al riguardo, nella comune di Parigi del 1870 a fianco dei socialisti proudoniani, dei marxisti, dei blaquisti e degli anarchici, in prima fila c'erano anche i neo giacobini. Neo giacobini che come i loro nonni robespierristi non erano sicuramente socialisti ma piuttosto liberal radicali. Faccio inoltre presente che durante la guerra civile spagnola nel fronte repubblicano erano presenti, sempre a fianco dei socialisti, dei comunisti e degli anarchici, anche i repubblicani di sinistra, che socialisti e tantomeno marxisti non erano. E faccio infine presente che nella attuale Izquierda Unida spagnola accanto sempre ai socialisti e ai comunisti ci sono ancora i repubblicani di sinistra. Scusate per la chiosa storica.

    1. olmo 1 luglio 2016

      Prometto che voterò comunista se un agguerrito gruppo di internazionalisti- antagonisti-centrisocialisti-toninegristi-lottacomunisti volerà in Cina, prenderà la parola con ogni mezzo (anche violento perchè cosi vuole la regola) per dire che loro non hanno alcun diritto di chiamarsi "comunisti" che sono degli sfruttatori del popolo che non capiscono una mazza di marxismo, che sono luridi capitalisti ecc ecc. (con un miliardo e mezzo di comunisti in giro dovreste farcela alla svelta, basta risvegliare l'antico ideale!)
      In questo modo mostrerete al mondo di saper fare oltre che parlare a copione, meriterete la guida della rivoluzione mondiale (mentre il vostro eloquio normalmente fa sì che la gente comune non vi veda neanche alla guida delle corriere che portano i pensionati in riviera!) e di fronte a tale determinazione non potrò che inchinarmi.
      Prima di allora aspettetevi ogni tipo di ironia e sarcasmo. ( e fischi per fiaschi!)

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