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RIDIMENSIONARE O CAMBIARE ? UNA CONVERSAZIONE CON NOAM CHOMSKY

DI MICKEY Z.
Dissident Voice

Se da una parte Noam Chomsky non ha bisogno di presentazioni, ciò non significa che un’intervista a lui debba per forza seguire uno schema. Perciò dopo averlo visto in un video titolato Are We Running Out of Oil?(Il petrolio sta finendo?) ho deciso di intraprendere una conversazione sul futuro…o forse sulla mancanza di un futuro.

Cosa può succedere se gli attivisti non si dovessero dare una mossa e provocare cambiamenti radicali al modo in cui l’umanità vive? Ovviamente, Chomsky e io concordiamo sul fatto che sarebbe bene operare quel cambiamento per conoscere la risposta a questa domanda. Su alcuni punti invece, non siamo d’accordo.

Ecco com’è andata la nostra chiacchierata.

Mickey Z.: Ho visto di recente un video sul cambiamento climatico e lei era tra gli intervistati. Lei ha cupamente definito le recenti elezioni come “il rintocco delle campane a morto” dell’umanità e ha detto che possiamo dare “l’addio alla nostra specie”. Ho letto le sue opere per decenni e non ricordo di aver mai letto un linguaggio del genere. Secondo lei, l’umanità ha aspettato troppo per agire? Pensa che possiamo/dovremmo ridimensionare la nostra cultura industriale prima che lo faccia essa stessa?Noam Chomsky: Se ho detto che le elezioni sono state il rintocco delle campane a morto, ho ecceduto. Ma ritengo sia giusto dire che esse minacciano di esserlo. Anche la stampa affaristica è preoccupata. Bloomberg Business Week ha dichiarato che le elezioni hanno fatto eleggere dozzine di persone che negano il cambiamento climatico, facendo crescere il sostegno per il senatore James Inhofe, che ha dichiarato che “il surriscaldamento globale è la più grossa bufala mai propinata al popolo americano” e che le elezioni gli “hanno reso giustizia”. È probabile che abbia festeggiato anche l’ascesa del deputato John Shimkus che assicura che Dio eviterebbe le conseguenze disastrose del cambiamento climatico; difficile trovare dei suoi consimili in altre società. E probabilmente sta anche celebrando anche il sondaggio secondo cui in questo momento appena un terzo degli americani crede che l’attività umana sia una delle cause del riscaldamento globale – molto verosilmente il risultato di un’enorme offensiva propagandistica delle corporazioni, apertamente annunciata per raggiungere questo risultato. È importante tenere a mente che quelli che orchestrano le campagne sanno bene, come d’altra parte noi stessi, che la “bufala” è reale e minacciosa, ma loro svolgono il loro ruolo istituzionale: massimizzare i profitti di medio termine e mettere da parte le ‘esternalizzazioni’, in questo caso il destino della specie. Modificare in profondità le istituzioni della società non è una sfida da poco. Questa convergenza di fattori dovrebbe fungere da oscuro segnale. Se gli Stati Uniti continuano a trascinare i piedi nell’affrontare questi gravi problemi, il resto del mondo avrà ancora meno incentivi per procedere a stabilire misure serie. Non credo che questo implichi il ridimensionamento della cultura industriale. Piuttosto, la conversione ad una forma sostenibile per soddisfare le esigenze degli esseri umani, non del profitto dei privati. Per esempio i treni ad alta velocità e la tecnologia solare non ridimensionano la cultura industriale.

MZ: Quando parlo di “ridimensionare la cultura industriale”, in realtà sto suggerendo che qualunque stile di vita basato sull’estrazione sfrenata di risorse è per definizione non sostenibile. Quindi io respingerei l’idea che “soddisfare le necessità degli esseri umani” sia solo in parte la causa del perché ci ritroviamo in questa situazione anzitutto. Considerando che l’80% delle foreste è stato distrutto e che il 90% dei pesci grandi dell’oceano sono già spariti, forse abbiamo bisogno di una prospettiva più consapevole delle “necessità”?

NC: Risponderei sempre allo stesso modo. Le necessità degli esseri umani sono soddisfatte da stili di vita sostenibili, quasi per definizione, se gli umani includono le generazioni a seguire. E spostarsi verso tecnologie come treni ad alta velocità invece di massimizzare l’uso del carburante fossile, e verso l’energia solare, non costituisce una “estrazione sfrenata di risorse”.

MZ: In realtà mi riferisco ai bisogni non strettamente umani. Non possiamo sopravvivere senza un eco-sistema funzionante e la maggior parte dei suggerimenti accettati – beni riciclati, lampadine CFL ecc. – è poco significativa ed è troppo tardi. In qualità di osservatore della mutevolezza della cultura umana, lei prevede che gli americani sono pronti a fare i cambiamenti e i sacrifici necessari per garantire il futuro alle ‘generazioni venture’?

NC: Dipende da cosa intende lei per “bisogni non strettamente umani”. Un eco-sistema funzionante è un bisogno umano. Sta forse pensando ai bisogni di non umani come gli animali? Per esempio degli scarafaggi? Loro probabilmente sopravviveranno qualunque cosa noi provochiamo all’eco-sistema. Sono d’accordo che raccomandazioni generiche sono troppo poco. Ma se è troppo tardi allora davvero possiamo darci l’addio. Ma secondo me è una previsione troppo fosca. Sul fatto che gli americani possano essere pronti, è difficile essere ottimisti. Di fatto il trend attuale va verso la direzione opposta, come dicevo prima.

MZ: Se lei non è ottimista circa la capacità di cambiare da parte degli americani, in cosa la sua previsione è meno ‘fosca’ rispetto alla mia?

NC: Perché non essere ottimisti è ben diverso da ritenere che tutto è finito. Ci sono ancora delle possibilità. Se pensiamo che la partita è finita, allora non varrebbe nemmeno la pena parlarne.

MZ: L’unica partita che credo sia finita è la diffusa opinione che qualche aggiustamento e cambiamento possano fare la differenza. Quello che sinceramente mi domando è: quali sono le opzioni rimaste?

NC: E su questo siamo d’accordo. Le opzioni che rimangono sono iniziative molto più incisive e di ampia portata, e quanto prima meglio.

MZ: Allora ritorniamo alla mia osservazione iniziale circa il ridimensionamento. I treni ad alta velocità richiedono attività non sostenibili e tossiche come estrazione mineraria ecc. L’energia solare è ovviamente meglio dei combustibili fossili ma non è più interamente sostenibile se è usata solamente per sostituire i combustibili fossili per supportare una cultura tecnologico-industriale non sostenibile. Per quanto riguarda gli scarafaggi di cui lei ha parlato, lei sicuramente sa che le api stanno scomparendo grazie alla stessa cultura umana. Quindi le chiedo che cosa intende in particolare per iniziative incisive e di ampia portata di cui abbiamo bisogno.

NC: Le api stanno scomparendo ma non gli scarafaggi. La scelta oggi non è tra eliminazione del trasporto e lo spreco dei combustibili fossili ma tra forme di trasporto più e meno inquinanti. Stesso discorso per l’energia solare. Non ha senso discutere di opzioni che non hanno la benché minima possibilità di essere attuate e che, se lo fossero, sarebbero pesantemente rovinose. Quel che si deve fare oggi è (1) conversioni su larga scala (weatherizing, ecc.), (2) un cambiamento profondo per migliorare l’efficienza nel trasporto, come i treni ad alta velocità, (3) serie intenzioni di spostarsi verso l’energia sostenibile, probabilmente solare in un termine relativamente lungo, (4) altre misure realizzabili. Se fatto in maniera efficace, questo potrebbe bastare per evitare il disastro. Se no, allora saremo spacciati, perché non ci sono alternative in questo mondo, almeno non tra quelle che ho visto finora.

Inoltre, non so come possiamo opporci ai treni ad alta velocità a causa dei costi ambientali e altri costi senza considerare le conseguenze umane e sociali che la radicale eliminazione del trasporto comporterebbe.

MZ: Io invece mi oppongo perché credo che “i costi ambientali e altri costi” sono virtualmente indistinguibili dalle “conseguenze umane e sociali”. Preservare il sistema non sostenibile che ha messo a rischio la vita sulla terra, secondo me, comporta conseguenze potenzialmente peggiori che iniziare il processo di smantellamento di quel sistema. Nemmeno remotamente si può desiderare alcuna delle due opzioni ma solo una opzione accetta l’inerente natura distruttiva delle infrastrutture industriali allo stato attuale.

NC: La sua risposta illustra in modo esatto il problema che io vedo costantemente. Lei ha certamente diritto alla sua opinione ma così come è formulata non risulta molto convincente. Mi spiace che lei non veda che il suo commento non riguarda la questione.

MZ: Mi spiace che lei non veda come invece la riguarda.

NC: Allora siamo d’accordo.

MZ: Anche se abbiamo continuato a parlare, la nostra intervista è finita qui. Comunque, sarebbe stata una mia negligenza non esprimere il mio forte dissenso all’idea che “non ci sono alternative in questo mondo” alle quattro opzioni elencate da Chomsky prima.

Sappiamo bene che ci sarebbe molto di più da fare per ognuno di noi – in questo momento – e l’unico motivo per cui tanti pensano che queste tattiche non hanno “la benché minima possibilità di essere attuate” è che molti attivisti non riescono a guardare aldilà delle “necessità umane” (non-indigene) e/o hanno il coraggio di cambiare drasticamente. Secondo me, l’opzione più “pesantemente rovinosa” (per dirla con Chomsky) è quella di mantenere la struttura che ora sta minacciando la vita sul pianeta.

Mickey Z. è probabilmente l’unica persona sulla terra che è comparsa in un film di karate con Billy “Tae Bo” Blanks e in un libro di politica con Howard Zinn. Ha scritto 9 libri – il più recente Self Defense for Radicals e il suo secondo romanzo, Dear Vito – che si possono trovare in Rete.

Titolo originale: “Downsize or Modify? A Conversation with Noam Chomsky

Fonte: http://dissidentvoice.org
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19.01.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

Pubblicato da Das schloss

  • esca

    Un muto che parla ad un sordo. “Mi spiace che lei non veda che il suo commento non riguarda la questione”. “Mi spiace che lei non veda come invece la riguarda”. E pure ciechi. Raccontiamola tutta, perchè siamo alle solite: è disonesto fare questo genere di minestroni scaricando la responsabilità sulle teste dell’umanità in modo generico. I disastri ambientali causati da colossi industriali hanno sempre avuto la COPERTURA FATTIVA DEGLI ENTI (i medesimi che creano e poi modificano a volontà e in base a principi di comodo i limiti di legge per le sostanze tossiche nell’ambiente), che altrimenti avrebbero agito in maniera ben diversa che fingere inchieste inconcludenti e concedendo illimitati permessi per continuare ad inquinare come e più di prima, ad esempio adottando provvedimenti esemplari per evitare il ripetersi delle tragedie, invece queste cose sono andate negli anni aumentando. Piantiamola col mettere sullo stesso piano le attività di un normale cittadino (magari anche sprecone e viziosetto, ovvero ridimensionabile) con quelle colpevoli e pesantissime di chi organizza e poi realizza piani di distruzione planetaria, a partire da quelli che hanno ordinato, con la collaborazione esecutiva del braccio militare, la manipolazione finalizzata all’alterazione definitiva degli stati climatici naturali del pianeta, atto che ha permesso l’avanzamento del più grande Complotto contro l’umanità noto come la favola del riscaldamento antropico, dando così origine a folli ed inaccettabili (per chiunque sia dotato di un decente buon senso) forme di tassazione e limitazione di basilari e normali attività umane, come quella di scaldarsi con una stufa a legna che, a detta di questi signori saputi, aumenta il particolato atmosferico e quindi l’inquinamento oppure il fatto di stare due minuti in più sotto la doccia calda, con la terribile conseguenza di sprecare acqua e in più produrre maggior quantità del demonizzato CO2. Davvero si sta rasentando quasi il divieto di respirare come cessazione di un’attività parassita – che francamente poi è quello che qualcuno si aspetta ed auspica, ed in gran massa! Se l’articolo intendeva provocare, ha ottenuto il suo scopo e nessun altro.

  • AmonAmarth

    Quoto. C’è proprio bisogno di altro inutile senso di colpa? Una volta capito che il problema risorse ESISTE, perchè poi il tutto si riduce all’aspettare che la soluzione piova dall’alto sotto forma (tralaltro) di regolamenti impaccianti e altra burocrazia mercantilista?! Perchè è questo che l’elite sa fare, non riesce a pensare in altro modo: le soluzioni proposte si inseriscono monetariamente su di noi, non c’è la reale volontà da parte loro di superare la questione. Chi consuma e inquina con il grosso delle risorse (imprese sia nazionali che transnazionali) lo fa perchè poi le trasforma e ce le porta nei centri commerciali. La migliore forma di resistenza verso questo sfacelo è la SOBRIETA’ NON MONETIZZATA e non burocratizzata. Cancellate i supermercati dalle abitudini se volete che le cose cambino, e procuratevi solo il necessario per vivere con dignità e investire il resto verso l’autosufficienza e l’autoproduzione: non possiamo che sperare di andare verso di esse stipendio dopo stipendio (discontinuo ovviamente, contratto determinato dopo contratto determinato si intente…). Ma perchè affianchiamo ancora nello stesso discorso i concetti “soluzione al problema umano-ecologico” e “istituzioni”? Siamo noi individui che facciamo, e siamo noi che consumiamo. Non dobbiamo rivolgerci a nessun altro. Le multinazionali ignoranti fanno quel che fanno perchè i soldi gli arrivano da qualche parte, e continueranno ad arrivargli finchè noi manterremo vivi quei tipi di consumi. E così è anche per il destino di ciò che è oggi il NOSTRO lavoro (perchè gli stessi rpoduttori/distributori ce lo danno!): crollando quei consumi inutili pian piano crolleranno anche le mansioni legate ad essi, quindi aspettiamocelo e mettiamo da parte quel poco che possiamo per permetterci un futuro autarchico… Postilla ottimista: non è che magari “dall’altra parte” si starà anche meglio senza la logica odierna dell’incasellamento lavora-timbra-supplica-crepa? Saluti.

  • dana74

    E spostarsi verso tecnologie come treni ad alta velocità invece di massimizzare l’uso del carburante fossile, e verso l’energia solare, non costituisce una “estrazione sfrenata di risorse”.

    Ha idea il tal giornalista che il TAV non funziona con il fiato.
    Come viene prodotta l’energia elettrica che serve per il Tav?
    Potrebbe scoprire un’amara sorpresa.

    Qui bisogna proprio scindere:
    i politici che negano il surriscaldamento globale, negano solo il surriscaldamento o anche i cambiamenti?

    Perché fa una sostanziale differenza quando il surriscaldamento è un’autentica bufala, ed i finti ambientalisti che pensano che il Tav vada a fiato sono ben più pericolosi, o meglio, gli ambientalisti che usano l’ambiente per giustificare ipotesi di genocidio di massa tramite vaccini obbligatori (vedi rockefeller-fondazioni filantrope varie) non sono certo migliori di chi nega il cambiamento climatico (non il surriscaldamento, quella si vera bufala per istituire il mercato dei certificati verdi)

  • nettuno

    Fate un figlio solo e sterilizzaioni chi ne mette al mondo tre. In africa, e dove c’è la miseria se si fanno figli oltre al dovuto che si dica chiaramente alla popolazione che non ci saranno aiuti alimentari.