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Ricatto finanziario: Washington prepara un ultimatum contro l'ONU

di THIERRY MEYSSAN

L’amministrazione Bush moltiplica le sue manovre per dissolvere il diritto internazionale e ridurre l’ONU allo stato di una semplice amministrazione umanitaria. Preparando la prossima puntata di questa guerra diplomatica, la camera dei rappresentanti si prepara ad adottare una proposta di legge che ingiunge all’ONU di piegarsi a 38 riforme strutturali sotto pena di sabotare il suo bilancio.

L’amministrazione Bush non ha cessato di farlo dire ai giornalisti neo-conservatori: non comprende perché dovrebbe piegarsi al diritto internazionale, cioè a norme fissate in modo collegiale, mentre può decidere qualsiasi cosa da sola. Visto con l’ottica degli Stati Uniti, il mondo è unipolare ed il suo centro è Washington. La sopravvivenza della cosa più potente non è così male se tu sei la cosa più potente, e a maggior ragione se pensi che Dio sia con te.
Dopo avere messo il segretario generale delle Nazioni Unite sotto sorveglianza elettronica con l’accusa di avere deliberatamente mentito davanti al Consiglio di Sicurezza, riguardo la colonizzazione dell’Iraq, la Casa Bianca ha messo in atto un piano di distruzione dell’ONU.

Move America Forward – un movimento repubblicano che appoggia l’amministrazione Bush – ha lanciato varie campagne pubblicitarie sulle televisioni statunitensi per screditare le Nazioni Unite presentandole come un sostegno al terrorismo e nemiche degli Stati Uniti. L’associazione ha richiesto la chiusura della sede di New York e l’espulsione dell’organizzazione.

Successivamente il presidente Bush ha nominato John Bolton ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU. Il “diplomatico” è conosciuto per avere pubblicamente perorato la fine di questa organizzazione in quanto avrebbe il demerito di rallentare l’azione statunitense. Di fronte all’opposizione che si è levata contro questa nomina, perfino all’interno del fronte repubblicano, Move America Forward ha sostenuto la sua difesa fino alla ratifica della nomina da parte del Senato.

Da parte sua, il Congresso, controllato dai Repubblicani, non è certo rimasto indietro. Nel dicembre 2004, ha votato un credito di 1,5 milioni di dollari a favore dell’Istituto Americano per la Pace (USIP, United States Institute For Peace) per la costituzione di un gruppo bipartisan di lavoro incaricato di redigere una relazione sul funzionamento dell’ONU. La legge precisa che i parlamentari hanno preso questa decisione perché “sono profondamente amareggiati dall’inerzia delle Nazioni Unite su numerosi fronti, in particolare per quanto riguarda il genocidio nel Darfur (Sudan) e le accuse di corruzione relative al programma ONU Oil for Food (petrolio in cambio di prodotti alimentari”. Il gruppo di lavoro, che dovrà giungere a conclusioni definitive nei prossimi giorni, è copresieduto dal repubblicano Newt Gingrich e dal democratico George Mitchell. Comprende una decina di membri fra cui gli inevitabili R. James Woolsey ed il generale Wesley K. Clark, così come molti esperti designati dalle sei think-tanks [gruppi di ricerca, propaganda e diffusione di idee, in particolare politiche] più esperte nella materia.

Indipendentemente da questo controllo, il deputato Henry J. Hyde, presidente della Commissione per le relazioni internazionali alla Camera dei Rappresentanti, ha depositato una proposta di legge alla camera. Per niente frutto di una iniziativa personale, come sostenuto dalla stampa statunitense, questa proposta di legge riflette – secondo le nostre informazioni – il punto di vista sviluppato collettivamente dai Repubblicani all’interno del gruppo di lavoro bipartisan della USIP. Questa posizione comune è in qualche modo meno categorica se confrontata a proposte perfino più radicali sostenute da altri membri, come Edwin Feulner, presidente della Heritage Foundation.

La proposta ha dato luogo a dibattiti alla Camera dei Rappresentanti il 19 maggio 2005. Nell’introdurre il dibattito, Henry J. Hyde ha sottolineato che tutto il mondo, ivi compresi i difensori dell’ONU, concorda nel dire che una riforma è necessaria. Riaffermando il suo attaccamento a quest’istituzione, ha spiegato che la sua mossa mira soltanto a mettere fine allo scialo ed alla corruzione. Ma, nonostante l’attenzione posta nel linguaggio usato nel suo intervento, non ha potuto fare a meno di attaccare l’ONU, sostenendo che questa istituzione sarebbe da decenni in preda ad un anti-americanismo violento.

Anche il disegno della proposta Hyde assomiglia ad un ultimatum.
La proposta enumera 38 punti, e stabilisce che, nel caso che non vengano messi in atto almeno 32 di essi, gli Stati Uniti diminuiranno di metà il loro contributo finanziario, nonostante sia fissato da trattati internazionali, e rifiuteranno di imbarcarsi in qualsiasi nuova missione di mantenimento della pace. In breve, l’ONU è pregata di “sottomettersi o togliersi di mezzo

.

Con un contributo fissato a 439 milioni di dollari per il 2006, gli Stati Uniti sono il primo contribuente dell’organizzazione, di cui finanziano il 22% del bilancio.
Per ottenerne l’obbedienza, i parlamentari dunque vanno a toccare le tasche dell’ONU. La loro principale idea è che il contributo americano deve servire soltanto a finanziare azioni sostenute da Washington. Pertanto giungono ad esigere l’abbandono di 18 tra programmi ed agenzie ONU, pur accettando la loro sopravvivenza solo sulla base dei contributi volontari degli altri Stati membri.
Inoltre, l’ONU non sarebbe più autorizzata a modificare il suo bilancio durante l’anno, eccetto che nei casi in cui vi sia accordo unanime e limiti ben definiti. Considerando che l’ONU è mal gestita e corrotta, il sig. Hyde esige la creazione di un ufficio di controllo indipendente (Independent Oversight Board – IOB) e di un Ufficio Etico che vigili sulla presenza di eventuali conflitti d’interesse fra i funzionari internazionali. Ripetutamente i Repubblicani sottolineano che i 128 paesi più poveri versano i contributi pari solo all’1% del bilancio dell’organizzazione mentre ciascuno di loro ha diritto ad un voto. In pratica è per loro insopportabile dover pagare per finanziare azioni che altri decidono. Un ragionamento che ritorna a mettere in discussione il principio d’uguaglianza tra gli Stati membri per instaurare, de facto, un suffragio sulla base del censo.

La proposta Hyde si incentra soprattutto sulla riforma di tre attività particolari:
Sebbene gli Stati Uniti siano firmatari della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ma non dei protocolli aggiuntivi relativi ai diritti civili e politici, culturali e sociali, i parlamentari non concepiscono che la Commissione per i diritti dell’uomo di Ginevra e che l’Alto Commissariato possano criticare “il paese della libertà” e relativizzare le violazioni perpetrate dagli “stati canaglia”. Esigono dunque che gli Stati che hanno commesso inadempimenti gravi non siano più eleggibili in questa commissione. Ma chi oserà dire che gli Stati Uniti sono oggi uno degli stati più criticabili in tale materia con il loro record mondiale di incarcerazioni, il loro gulag di Guantanamo e la loro pratica della tortura? Poiché sanno che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha resistito in
occasione della preparazione dell’invasione dell’Iraq e che continua a resistere a proposito di una nuova avventura militare in Iran, i parlamentari USA esigono di spogliare il Comitato dei Governatori delle sue prerogative e trasferirle ad un Comitato di esperti sul quale potrebbero esercitare un’influenza comparabile a quella che esercitarono sugli ispettori per il disarmo. D’altra parte, usando come argomenti i crimini commessi da caschi blu in Africa e nei Caraibi, i parlamentari desiderano limitare il ricorso a forze multinazionali che non siano sotto il loro diretto controllo, arrogandosi così il monopolio di diventare la polizia del mondo.

Infine, nascoste in mezzo a numerose raccomandazioni, il sig. Hyde è scivolato su alcune insolite idee. Suggerisce di ribilanciare il peso di Israele e della rappresentanza palestinese, tagliando i finanziamenti per la Division for Palestinian Rights (Divisione per i Diritti dei Palestinesi), per il Committee on the exercice of Inalienable Rights of the Palestinian People (Comitato per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese), per il Coordinatore Speciale per il Medio Oriente e per le Organizzazioni non governative che si dedicano a questi scopi. Ancora più interessante è il fatto che il sig. Hyde chieda che Israele non sia più considerato come uno Stato del Medio Oriente, ma uno Stato occidentale, in modo che possa aderire allo stesso gruppo degli europei e degli USA.

Ileana Ros-Lehtinen

Questo giro d’orizzonte non sarebbe completo senza ricordare il deposito, nell’ambito della stessa Commissione per le relazioni internazionali, di una risoluzione, che proviene questa volta dalla deputata Ileana Ros-Lethinen. Se questo testo fosse integrato nell’ambito della proposta Hyde, aggiungerebbe un’altra esigenza politica esplicita a questo ricatto finanziario: i parlamentari condizionerebbero allora il pagamento del contributo annuale degli Stati Uniti all’ONU alla sospensione di qualsiasi Stato-membro i cui ambasciatori esprimano opinioni anti-israeliane nell’ambito dell’organizzazione.

Il ricatto dei parlamentari statunitensi minaccia il funzionamento dell’ONU e di conseguenza la carriera dei suoi funzionari, una parte dei quali potrebbe allora essere tentata a tradire la sua
funzione pur di preservare il proprio futuro. La difesa del diritto internazionale non verrà dunque dall’interno delle amministrazioni internazionali, ma soltanto dagli Stati membri. Ma, nessuno potrà
neutralizzare la pressione americana se non è in grado di garantire il bilancio delle Nazioni Unite.

Per gentile concessione di Reseau Voltaire
10.06.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di EMILA

Pubblicato da Truman