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QUESTIONARIO PER L'AUTO-VALUTAZIONE

DI CARLO BERTANI

In questi giorni, ferve la protesta contro la politica del Governo per la scuola e, tantissimi siti e blog, hanno preso di mira il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Alcuni spropositati hanno persino coniato alcuni “santini”, raffigurando la malcapitata nelle vesti di una nuova beata, “Beata Ignoranza”.
Siccome non ce la sentiamo d’appoggiare queste posizioni estreme – ma in democrazia è sempre auspicabile trasparenza e pubblicità delle opinioni – invitiamo il Ministro alla riscossa, proponendole di dimostrare – urbi et orbis – che non è affatto poco competente come altri sostengono.
Perciò, il nostro invito è quello di scuotersi: suvvia, Gelmini, ci faccia vedere chi è!
All’uopo, abbiamo preparato un apposito questionario, cosicché la Suprema Guida dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca potrà dimostrare quel che vale, e far precipitare all’Inferno quegli indecorosi santini, in un apposito rogo da erigere a Campo dé Fiori.

Ecco il questionario:

1) L’istruzione italiana è ancora figlia della riforma “Gentile”, datata 1923: il candidato ritiene, dopo attenta riflessione sulle mutate condizioni socioeconomiche e strutturali della società italiana, che questo modello andrebbe soltanto rivisto oppure cancellato, per riformare da capo il sistema d’istruzione?

a) La riforma “Gentile” abbisogna solo d’essere rivista.
b) La riforma “Gentile” è oramai obsoleta è si deve ripartire da capo, con un nuovo modello.
c) Non sa/Non risponde.

2) Nel dibattito sulle finalità dell’istruzione, si tende oggi a premiare un modello che certifichi le specifiche competenze acquisite, a scapito della più generale conoscenza che implica maggior interdipendenza ed inter-disciplinarietà nell’apprendimento. Quale modello, il candidato ritiene più consono alle attuali esigenze?

a) La certificazione per competenze acquisite.
b) La conoscenza interdipendente.
c) Non sa/Non risponde.

3) Il D.M. n. 139, conseguente agli accordi internazionali facenti capo alla cosiddetta “Strategia di Lisbona”, comprende un allegato – definito “tecnico” – nel quale sono contenuti gli “Assi culturali” sui quali dovrà poggiare la futura scuola europea. Il candidato, quale parere esprime in merito?

a) Si dovranno, in prospettiva, rendere omogenei i percorsi.
b) Ogni Paese, pur nel rispetto di minimi vincoli, dovrà pianificare la scuola secondo le sue esigenze.
c) Non sa/Non risponde.

4) Precedenti tentativi di riforma, affidavano l’Istruzione Professionale alle Regioni. Si considerano le specificità degli ambiti regionali, per quanto attiene all’istruzione, così importanti – sempre che il candidato ne ravvisi l’esistenza – da essere prevalenti rispetto alle principio di preminenza dello Stato? Il candidato scelga fra le opzioni proposte:

a) La specificità degli ambiti locali deve essere preminente.
b) Non esistono motivazioni così importanti per affidare il segmento professionale alle Regioni.
c) Non sa/Non risponde.

5) Nel dibattito sulla pedagogia, le principali scuole si dividono sulle metodologie, fra chi propone di considerare principalmente l’essere come interdipendente con l’ambiente (prospettiva fenomenologica), oppure di centrare più l’attenzione sugli aspetti biografici dell’individuo (prospettiva personalista), astraendolo, sostanzialmente, dal suo habitat. Da quale, delle due posizioni, il candidato si sente più attratto?

a) Prospettiva fenomenologica.
b) Prospettiva personalista.
c) Non sa/Non risponde.

6) Il rapidissimo mutare del mondo della comunicazione fornisce sempre maggiori strumenti di conoscenza, su più livelli, che comprendono oramai l’intero scibile umano. Tutto ciò, comporta però l’affidabilità delle fonti ed un diritto/dovere di critica da parte del legislatore (nell’ambito dell’istruzione). Nell’ottica di fornire strumenti didattici (principalmente, i libri di testo) in forma elettronica, il candidato ritiene che sia necessaria preventivamente la fornitura di una “rosa” di testi da proporre – che comprenda, ovviamente, posizioni dissimili fra loro – oppure optare per una completa libertà di scelta da parte dei docenti, degli allievi e delle famiglie?

a) E’ necessario individuare una “rosa” di testi.
b) Lasciare completa libertà di scelta.
c) Non sa/Non risponde.

7) Nella prospettiva di trasformare le università italiane in altrettante fondazioni, il rischio è di circoscrivere gli ambiti di ricerca ai soli proposti dai finanziatori: il che, condurrebbe ad una restrizione dello scibile oggetto d’analisi e di studio. Nell’assenza di strutture pubbliche di ricerca, un secondo rischio sarebbe quello di veder partire per l’estero i migliori ricercatori, ancor più di quanto avviene oggi. All’interno di questa scelta, ritiene il candidato che le future fondazioni debbano essere bilanciate con altrettanti investimenti pubblici nella ricerca?

a) No, non servono strutture pubbliche, bastano le fondazioni.
b) Sì, è necessario bilanciare il processo fra pubblico e privato.
c) Non sa/Non risponde.

8) In Europa, si tende oggi a fissare il limite minimo d’istruzione all’età di 18 anni, giacché si sostiene che una maggior scolarità renderà, in futuro, migliori cittadini, più informati e responsabili. In alcuni casi, si ritiene sufficiente una formazione esterna all’ambito scolastico, per la quale è necessario (trattandosi di formazione e non di apprendistato) un controllo della formazione fornita, degli strumenti, dei metodi, ecc. Secondo il candidato, il percorso formativo deve essere compiuto all’interno dell’istituzione scolastica, oppure possono essere ritenuti validi anche percorsi esterni?

a) Solo all’interno dell’istituzione scolastica.
b) No, anche altri percorsi.
c) Non sa/Non risponde.

9) Nel caso fosse individuata in classi separate la formazione linguistica degli allievi extracomunitari, sarebbe necessario intervenire per evitare la formazione di “sottogruppi” etnici i quali, fra loro, continuerebbero a comunicare nella lingua d’origine. Quali, fra le soluzioni esposte, il candidato ritiene la più opportuna, sempre che ritenga necessario separarli dagli allievi italiani?

a) Formare classi per singoli gruppi etnici, bacchettando sulle dita chi parla nella lingua d’origine.
b) Formare classi di extracomunitari “misti”, bacchettando sulle dita chi parla nella lingua d’origine.
c) Non sa/Non risponde.

10) Nell’ambito della legislazione scolastica, sempre più spesso i decreti sono controfirmati dai Ministri dell’Economia e della Funzione Pubblica. Ritiene, il candidato, che sarebbe necessario stabilire un principio di reciprocità (ovvero che il Ministro dell’Istruzione controfirmi i decreti economici, ecc) oppure che si stabilisca definitivamente un principio gerarchico, per il quale il Ministro dell’Istruzione ha solo il potere di controfirmare ciò che altri hanno decretato?

a) Va tutto bene così.
b) No, vorrei controfirmare, ma non mi lasciano!
c) Non sa/Non risponde.

Legenda per l’auto-valutazione: 1 punto per ogni risposta di categoria a) e b) e nessuno, ovviamente, per quelle di categoria c).

Si consiglia il candidato di non rispondere frettolosamente, giacché le risposte fornite saranno più ampiamente sondate nell’esame orale, che si terrà – in data da stabilirsi – nel piazzale antistante il Ministero della Pubblica Istruzione. Sarebbe meglio una sala od un auditorium, ma temiamo che Brunetta e Tremonti non le metteranno i soldini nel borsellino: sicché, decida lei se affrontare – finalmente – le tante critiche pubblicamente (Viale Trastevere), oppure rompere con una martellata il suo salvadanaio.
La invitiamo, infine, a fornirci l’indirizzo dei suoi genitori poiché – qualora non raggiungesse i 6/10 nella prova scritta – sarebbe nostro dovere comunicarlo sia all’interessata (anche
se maggiorenne), sia alla famiglia, affinché lei possa partecipare ai corsi estivi di recupero (altrimenti, potrebbe ciurlare nel manico, raccontando ai suoi che ha incontrato esaminatori “comunisti”, ecc).
Se non potrà partecipare per “inderogabili impegni”, non accettiamo giustificazioni: potrà, sempre, farsi fare una legge ad personam dal Ministro della Giustizia ad interim Ghedini, che è uno specialista.

Le inviamo i nostri migliori auguri; pensi alle altre “ministre”: la Prestigiacomo che sentenzia sull’ambiente, la Carfagna sulla prostituzione, la Brambilla sul turismo…e anche i “maschietti”, Bondi che fa cultura…si faccia valere, perbacco, non è mica tanto peggio degli altri Ministri!

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2008/10/questionario-per-lauto-valutazione.html
20.10.08

Pubblicato da Davide

  • ghigo

    vorrei sparare un po’ sulla scuola.
    _va adattata la velocità del programma individualmente, in questo modo anche i professori riuscirebbero a star dietro agli alunni e i ritardati siederebbero vicino ai geni senza darsi fastidio, anzi guadagnandoci entrambi.
    _la tecnologia permette di essere seguiti anche a casa, sfruttiamola quando serve e anche creativamente.
    _insegnare un lavoro, non pericoloso, ai bambini può far solo che bene, ed intendo un lavoro vero che magari li remuneri pure. basterebbero 4 ore a settimana. non per schiavizzarli, ma per farli crescere equilibrati, non avulsi da qualsiasi realtà come principini deficienti. un tempo si aiutava in casa, e quello era lavoro e cultura.
    _non è possibile che ancora oggi si bocci un bambino o un ragazzo, è una cosa barbara, bocciamo i metodi o i professori, lapidiamoli pure, ma i bambini che colpa hanno, quella di non nascere imparati? e i ragazzi quella di essere adolescenti in balia dei peggiori messaggi autodistruttivi-suicidi-omicidi-etcc subliminalmente imposti anche dalle scuole oltre che dalle televisioni del primo ministro?
    _finiamola d’insegnare la disciplina, insegniamo qualcosa di meglio, altrimenti lasciamo perdere. disciplina significa sottomettere, tanto vale mandarli al riformatorio, se c’è qualche differenza. la differenza è crescere degli individui equilibrati o dei galeotti, se non capite a cosa mi riferisco guardate i ministri italiani, francesi, americani, inglesi … l’abominio massimo è quello di bocciarli o penalizzarli con il voto in condotta e poi dir loro di guardare il telegiornale. i ragazzi vanno compresi non puniti, non è utopia, è professionalità.
    _la scuola deve essere FREE (libera e gratuita) e personalizzabile, ma non che quelli che fanno il liceo classico leggono le vite dei più viziati della storia dell’uomo senza sapere realmente cos’è la matematica e quelli dell’itis etcc, una scuola vera lascia lascia la scelta all’alunno, quando questi sarà pronto o quando sarà il momento di scegliere. le scuole dell’elite e quelle degli operai, le scuole degli ingegneri e quelle delle maestrine, ma la vogliamo finire di vivere per stereotipi.
    _revisione dei testi spiegando per filo e per segno cos’è la massoneria e le altre associazioni disdicevolmente segrete (per esempio perché non si spiega l’aspetto esoterico della divina commedia), anche come iniziativa del singolo docente.
    _ma veramente serve qualcuno che ti mastichi prima quello che poi devi leggere da solo? allora facciamo delle audio lezioni su youtube. qual’è il valore aggiunto di un professore bravo rispetto ad uno scadente? perché continuare a tenere quelli scadenti?
    _ma c’è un dibattito su come migliorare il metodo pedagogico prendendo spunto da montessori e gli altri? possibile che nessuno porti avanti il discorso e che non ci sia un vasto seguito?

    può essere bravo e non sentirsi complice un professore che rinuncia alla propria coscienza in favore degli ordini che gli vengono da questi ministri o da chiunque altro non abbia a cuore l’onestà spirituale propria e altrui? possibile che non vediate mai le scuole come campi di sterminio dell’equilibrio che preparano allo squilibrio di questo sistema senza speranza di poterlo guarire?

  • Tao

    LETTERA DA UNA PROFESSORESSA

    DI IRENE CAMPARI
    Sconfinamenti

    Caro Ministro Gelmini,

    di stronzate in tutti questi anni di insegnamento ne ho sentite tante, ma quella sua dei giorni scorsi è insuperabile. Tanto da allentare i miei freni inibitori, anche quelli del linguaggio. Già la categoria «insegnanti meridionali» è annoverabile tra gli stupidari d’eccellenza. A quando i «mezzi meridionali» o i «trequarti meridionali»? E sono meridionali solo quelli che insegnano al Sud, poiché quelli trasferitisi al Nord sono nobilitati d’amblé? Guardi Ministro c’è poco da girare intorno. Lei è stata messa lì perché di scuola non capisce nulla, come del resto tutti i suoi predecessori, di destra o sinistra che fossero. Non solo di scuola non ne capisce ma neppure di varia umanità, il che sarebbe per lo meno di conforto. Tutti coloro i quali si sono seduti sulla sua poltrona hanno avuto almeno un sentimento in comune: il disprezzo per gli insegnanti, sempre malcelato. Spocchiosi, partite lancia in resta contro i docenti sicuri di colpire nel segno. Non è difficile sentirsi superiori ad un insegnante. E ciò aggiunge l’immancabile nota di sottile vigliaccheria. Con l’aria che tira, essere laureato e guadagnare 1.200 euro al mese è da poveracci senza alternativa, senza palle.

    Starsene poi 18 ore la settimana a trattare con chi ci insulta e sbeffeggia rende ancor di più la nostra condizione oltraggiabile, ma dagli adolescenti non dagli adulti. Questo non lo permetto. Se ne faccia una ragione Ministro Gelmini, la scuola è affare ormai troppo complicato per chi intenda usarla per fare carriera politica. Mi ero ripromessa di non parlarne, o farlo poco. Preferisco parlare d’altro che mi fa meno male, ma ora non mi posso sottrarre. Lei si scaglia discriminatoriamente contro gli insegnanti del Sud. Ne conosco molti, ne ho conosciuti tanti. E li ho sempre guardati con ammirazione. Lasciano spesso figli piccoli per garantirsi una carriera, che carriera non è, ma sussistenza. Lei, con le sue uscite, ha leso l’unica qualità che ancora rimane all’insegnante da rivendicare al di là di tutte le scemenze che ci avete propinato in questi anni: la preparazione personale. Ci avete umiliati per anni costringendoci a corsi di aggiornamento tenuti da raccomandati che ne sapevano meno del loro pubblico. Bastava far punti. Perché così ci considerate, accumulatori di punti. Punti per i figli, punti per la mamma e la nonna invalide, punti per il Comune di residenza e quello di domicilio. La mamma invalida vale più di una laurea. E invece di rafforzare i servizi sociali, ci solleticate la pelosa solidarietà familiare con i punti carità.

    Lavoriamo in aule gelide d’inverno perchè le amministrazioni stipulano contratti global service con multinazionali sia per il riscaldamento che per la manutenzione degli impianti. E loro vogliono il profitto non una scuola agibile e godibile. Non la doveva fare caro Ministro quell’uscita, perchè mi sollecita gli istinti peggiori trattenuti per tutto questo tempo. Lavoro in un Liceo artistico; gli allievi sono belli, nel senso vero del termine: lavorano, scrivono, disegnano. Do loro quello che io ritengo debba dare e debbano apprendere, fregandomene dei suoi programmi ministeriali e delle circolari insulse e incomprensibili che Lei emette, come hanno fatto tutti quelli venuti prima di lei, con la complicità dei dirigenti scolastici pagati a peso d’oro. Trasmetto tutto ciò che so, senza risparmiarmi. Me ne frego del perbenismo, del consenso dei Colleghi, benché mi abbiano spesso richiamato a «fare come tutti gli altri». E di fronte a un giovane che mi dice «Ti spacco la testa», non piango e non ululo alla luna, ma aspetto, insisto, conto fino a dieci. E alla fine, spossata, il risultato lo ottengo. Che sia un sorriso, un pentimento, la voglia di continuare a studiare. Dico loro di non mollare mai; di non ascoltare le sirene; di aiutarsi. Lo faccio con la letteratura, la poesia e la storia. Con Rimbaud, caro Ministro. Non mi servono né Marx né Gramsci. Né gli psicologi di cui ci avete riempito le aule, considerandoci inadeguati a comprendere le menti giovani. Bella trovata questa. E poi dite che non abbiamo più autorità e autorevolezza e ci mettete in mano il 5 in condotta per rimediare. Tenetevelo per le vostre linde e calde scuole private. Io mi tengo il mio mettermi in gioco sempre, anche alle otto di mattina. Anche quando mi dicono che le mie lauree e le lingue servono «per il mio orgoglio personale» perché la scuola non sa cosa farsene e qui «siamo tutti uguali».

    Non me lo hanno detto un secolo fa a Siracusa, ma due mesi fa a Pavia al termine dell’ultimo anno scolastico. Un dirigente è stato, come voi li chiamate. Le ho risposto di dire la stessa cosa al suo dentista quando le avrebbe presentato la parcella da migliaia di euro. Tuttavia non demordo. Non c’è soddisfazione più grande che vedere una classe rapita da ciò che stai dicendo loro, dall’emozione che non riescono a trattenere, della stanchezza che provo quando esco da aule scalcinate con il pavimento e le porte divelte. Ma posso andare avanti solo se sono in grado di fregarmene di ciò che Lei dice, fa, e decide e di chi esegue i suoi ordini. I soggetti sono altri, i referenti pure. Non Lei e chi per Lei, ma la dimensione profonda del sapere, la sollecitazione dell’intelligenza, l’orgoglio dell’indipendenza di giudizio, l’eguaglianza nella conoscenza, le relazioni della vita sociale e intellettuale, l’autenticità. Ai ragazzi non ricchi rimane solo questo per esistere come cittadini. E io quello cerco di dare. Li avete già rovinati con le borsette firmate, le scarpe griffate, le imitazioni umilianti di oggetti di valore che non si possono permettere, le mutande con l’indirizzo, i ferri per la messinpiega, la bigiotteria da retailer d’autostrada, l’aggressività competitiva che sapete non portare a nulla se non alla solitudine, ma non glielo dite.
    Dissimulate con gli sponsor e i translucidi programmi di Walt Disney; le macchiette da non imitare, come gli insegnanti. E a volte sono tornata a casa piangendo. Per come li stavate fregando e loro si lasciavano fregare.

    Per come fuori di lì sarebbe valsa la scaltrezza, la furbizia, l’inautenticità, il fasullo, la paura. Ho visto ragazzine cinesi bravissime lasciare la scuola perchè non riuscivano a sostenere l’immagine di ricchezza ostentata che le loro compagne imponevano. Ho visto ragazzini peruviani intelligentissimi abbandonare perché avevano solo dieci in matematica ma in altro erano scarsini e quell’anno non ce l’avevano messa tutta. Ho visto la tristezza negli occhi di ragazzine che non potevano vantare un fisico da vallettina e che non erano mai state in centro città. Ma ho visto anche omofobia, razzismo e ottusità in coloro che dovrebbero ridare un ordine alle priorità esistenziali. Tutto giocato sulla pelle dei ragazzi: la nostra ignoranza e il nostro perbenismo, la nostra docilità e la “mancanza di opinione pubblica”. Ma tutti a pretendere da loro serietà e legalità. Piuttosto dica agli insegnanti che la scuola è il luogo dove si trasmette la cultura dei diritti e del rispetto. Dica agli insegnanti di ribellarsi alle idiotesche ingiunzioni di Dirigenti che voglion solo essere ubbiditi. Dica agli insegnanti che darà loro aumenti di stipendio per comprarsi i libri quando avranno dimostrato di sapersi ribellare, giorno dopo giorno, alle insulsaggini e al degrado devastante ai quali han portato la scuola. Solo ribellandosi ogni giorno al paradosso e all’assurdità alle quali siamo costretti si salva la dignità dell’istituzione pubblica o quel poco che rimane. Se vuol fare sul serio non le resta che fare così. Ma non lo farà; saranno ancora una volta i mansueti ad essere apprezzati per l’ordine con il quale impartiscono lezioncine; e saranno ancora una volta chiamati eroi. Ho fatto una settimana di malattia da quando lavoro, tanto da non sapere come fare per avere il certificato medico. E non lo sapevo la prima volta che mi ammalai. Non si sono fatti scrupolo di inviarmi una lettera di richiamo. Ne ho un po’. Pensi che in una sede precedente a quella attuale mi avevano messo alle calcagna qualcuno per seguirmi, dopo che avevo parlato di pace e contro la guerra in Iraq e di giornata della memoria e di civiltà. Aspettavano il momento di cogliermi in fallo. E il fallo era entrare in ritardo. Sa, avendolo scoperto ho cominciato a seguire chi mi seguiva. A questo ci costringete non sapendo più cosa farvene né della scuola, né della cultura né del sapere. Volete finalizzarlo e strumentalizzarlo ma non sapete più nemmeno per cosa. Agite su di una massa che tenacemente volete mantenere poltiglia. Il merito? Ma Ministro Gelmini, come possiamo credere che la baracca ministeriale che è stata messa in piedi possa degnamente costruire valutazioni di merito? O state già pensando a criteri da customer’s satisfaction? State già predisponendo un fondo di un po’ di milioni di euro da conferire a qualche società privata? Qualche anno fa ho visitato una scuola superiore a Salo in Finlandia. La sala docenti aveva i divani e piante grasse.

    Un Collega mi disse che dopo la laurea era incerto se proseguire la carriera universitaria o darsi all’insegnamento. Ha optato per quest’ultimo perchè l’autorevolezza e il prestigio, nonché lo stipendio, erano gli stessi. La scuola italiana mi aveva mandato lì e dormivo in un hotel che più diroccato non poteva essere. E avendo in precedenza provato i comfort del ricercatore pubblico in trasferta mi chiedevo come fosse possibile che all’insegnante non potesse toccare nemmeno un materasso decente. E me lo sto chiedendo ancora ora, quando entro nel mio istituto al quarto piano di un condominio con le antenne della “Vodafone” a venti centimetri dalla testa. È tutto a posto dicono, e rispondo vedremo tra dieci anni. Venite a farci le analisi del sangue tra dieci anni. Ma che importa, mica siamo cittadini la cui salute sia da tutelare. Allora ti possono mettere le aule che danno su di un terrazzo a tetto senza balaustre. E tu hai la responsabilità di settanta ragazzi, magari depressi o esibizionisti. Non siamo né preziosi né ricchi. Né audaci o coraggiosi. Allora i laboratori dove si usano solventi possono anche essere senza finestre. I giovani hanno la pelle dura, non si ammalano facilmente e poi se lo fanno sarà anche colpa dei genitori che a quella scuola li hanno mandati. Ma cosa mi viene a dire Ministro Gelmini degli insegnanti meridionali: rischiano la pelle come me. E non è forse la cosa più importante. Il 46 per cento delle domande di aspettativa nel pubblico impiego per ragioni di salute mentale provengono dagli insegnanti e dal personale della scuola. E capisco, capisco. Tener duro è quasi impossibile. Ne deve però valere la pena. Non per i suoi scatti di carriera e i meriti, se li tenga, ma per quegli occhi che mi guardano tutti i giorni e si aspettano da me che dica loro qualcosa che abbia senso.

    Irene Campari ( http://www.circolopasolini.splinder.com)
    Fonte: http://sconfinamenti.splinder.com
    Link: http://sconfinamenti.splinder.com/post/18681479/Lettera+da+una+professoressa
    11.10.08

  • Tetris1917

    Leggo sul sito della insegnante Irene Campari:
    “INDIETRO NON SI TORNA
    PER QUESTO DICIAMO NO ALLA RESTAURAZIONE DELLA GELMINI.

    • No al ritorno al maestro unico.
    • No alla cancellazione dei Moduli e del Tempo Pieno.
    • No ai pesantissimi tagli.
    • No alla soppressione di decine di migliaia di posti di lavoro.”

    Ok. Giuste motivazioni. Ma tutto il resto che non va nella scuola, indipendentemente da quello che si vuole togliere oggi?
    Cara insegnante, da voi mi aspetterei qualcosa in piu’ di questi quattro striminziti condivisibili punti, mi aspetterei pure una presa di coscienza ulteriore, sul fatto che:
    -Una scuola fatta su misura per soddisfare le esigenze di un capitalismo in profonda crisi che per sopravvivere ha bisogno soprattutto di forza-lavoro dequalificata e a basso costo e di non disperdere neppure una briciola della ricchezza prodotta in spese ormai superflue come quelle per l’istruzione di massa. Insomma: una scuola che insegni ai giovani proletari a farsi docili robot al servizio del capitale.

    -Lottare contro questa riforma per una scuola finalizzata a offrire pari opportunità di formazione a tutti è un preciso dovere di tutti gli studenti e giovani proletari così come degli insegnanti e di tutti i lavoratori che, in virtù della stessa logica per cui si smantella la scuola pubblica, sono sottoposti a un feroce attacco alle loro condizioni di vita: i licenziamenti di massa, la riduzione dei salari e degli stipendi sono divenuti pane quotidiano.

  • marzian

    Caro ghigo, ti ringrazio per l’ottimo commento. Io mi sono stancato dei piagnistei sindacalisti all’interno della scuola, che tentano di preservare non solo lo status quo salariale, ma anche quello del modello autoritario-repressivo su cui è fondata la scuola odierna.

    Ti segnalo il mio blog, in cui ho raccolto molto materiale sparso per la rete su questi argomenti: http://scuolalibera.blogspot.com/.

    Inoltre, potrà interessarti sapere che si è da poco svolto a Modena un incontro propedutico per la fondazione di una scuola non-repressiva: http://modena.bakeca.it/articoli-per-bambini/progetto-scuola-non-repressiva-6ezz6006313.

    Simile idea è quella del progetto “Merzabau” di Bologna.

    Spero che nell’arco di qualche anno si possano finalmente avere anche in Italia alcune scuole alternative.

  • Affus

    Avanti tutta ministro Gelmini: 327 facolta’ non superano i 15 iscritti

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    http://www.agi.it/research-e-svilupp…11127-art.html

    Avanti con tutta forza ministro Gelmini, l’Italia è con lei e non con chi neanche sa leggere le leggi e fa guidare i cortei da sedicenti studenti over 30, i soliti compagnucci di primavera.

    (AGI) – Roma, 22 ott. – Il minsitro ha snocciolato nella conferenza stampa a Palazzo Chigi una serie di numeri che indicano il deludente stato dell’universita’ italiana: produciamo meno laureati del Cile, non c’e’ un ateneo italiano tra i migliori 150 del mondo, 5 importanti universita’ hanno buchi di bilancio enormi (Siena, Firenze, Pisa, Camerino, Urbino) “che avrebbero portato, se fossero state aziende, al licenziamento in tronco di chi le ha gestite per tanti anni”. A dimostrazione della disorganizzazione e dell’inefficienza Gelmini ha ricordato che ci sono 37 corsi di laurea con un solo studente; 94 universita’ e piu’ di 320 sedi distaccate nei posti piu’ disparati; 327 facolta’ che non superano i 15 iscritti; 5.500 corsi di laurea (il doppio della media Ue); 170.000 materie insegnate rispetto alle 90.000 della media europea; moltiplicazione di cattedre e di posti per professori.
    Infine, ha ricordato che negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000: nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero i posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro. “Di tutto cio’ – ha sottolineato – non ha certo colpa il governo Berlusconi che, anzi, e’ il primo governo che vuole mettere in ordine in una situazione che e’ sfuggita di mano”. Occorre quindi “intervenire nel merito” dei problemi e “non sobillare gli studienti di un sistema universitario che non funziona”. “Deve essere chioaro che da oggi si volta pagina: l’universita’ deve cambiare registro, ma non e’ certo alzando i toni e insultando il ministro e il governo che si risolvono i problemi”. (AGI)

  • nautilus55

    Dalle teorizzazioni futuriste al copia/incolla delle agenzie giornalistiche: triste crollo di quella che fu una destra.

  • Popinga

    Sempre sotto padrone, dal 1919 a oggi. Prima pagavano gli agrari, adesso il nano. La chiesa sempre. Una vita da lecchini, con il mito della forza “maschia”, naturalmente esercitata in 10 contro 1. Che pena!

  • gianni72

    ndietro tutta ministro gelmini: io devo essere libero di iscrivermi in quale facoltà foglio e laurearmi in quale corso di laurea voglio, non in quelli che mi dite voi (neanche in cina fanno queste cose, come anche la polizia dentro le università. A quando una nuova piazza tienamen? scommettiamo che da qui a poco ci scappa il morto? tutto già organizzato come durante il g8, provocazioni e infiltrazioni di servizi segreti nelle proteste per far apparire tutti brutti e cattivi. I black block secondo voi chi li ha tirati fuori? sono scomparsi? sono nati e morti solo durante il g8? eppure nessuno di loro è stato mai arrestato….).
    tipico da regime il dire, come fa quello che ha pubblicato la solita disinformazione e le solite bugie governative: l’italia e con lei!
    Io sono italiano e non sono con lei, quindi già non è l’italia intera. Torna a scrivere sul blog di forza italia, affuss. Però sono contento che ci sia questo governo, anzi spero che possa continuare ancora per un’altra legislatura, solo toccando il fondo l’italiano riuscirà a scuotersi e ripristinare le care e vecchie corda e forcone da utilizzare su chi lo ha portato fino a quel punto. abbiate perciò il pudore di dire che c’eravate anche voi e non, come al vostro solito, quando le cose si mettono male per il vostro ducetto, dire che voi non eravate d’accordo. mi raccomando.
    La soluzione? (visto che si viene spesso accusati di essere solo disfattisti e non propositivi): università libera e gratuita per tutti in qualsiasi corso uno si voglia iscrivere, abolizione degli esami di ingresso e del numero chiuso. Semplice.

  • marzian

    università libera e gratuita per tutti in qualsiasi corso uno si voglia iscrivere, abolizione degli esami di ingresso e del numero chiuso. Semplice.

    Esatto. Direi anche che la grande quantità di corsi già a nostra disposizione è un fattore positivo.

  • gianni72

    Ah già dimenticavo che il sogno di voi radicali rimane sempre la “democrazia” usa, dove c’è il più alto tasso di analfabetismo procapite e uno dei maggiori esecutori di pene capitali al mondo (nessuno tocchi caino è sempre attento agli altri paesi e sugli usa non dice niente…). Bel punto di riferimento, non c’è che dire, dove si muore di fame e di stenti ma se non hai un’assicurazione privata non puoi neanche entrare in un’ospedale…

    e visto che non si hanno argomentazioni e si copia e incolla una agenzia giornalistica, allora lo faccio anch’io.
    L’ipotesi di Calamandrei.
    “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
    Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
    Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.” Piero Calamandrei
    Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

  • lino-rossi

    anche se c’è un iscritto?

  • illupodeicieli

    Non per voler andare fuori tema ma vorrei ricordare che alcune valutazioni sono fornite da società private,in genere estere, che hanno sigle strane (per chi come me conosce poco e male le lingue straniere) e che,quando toccano certi settori o aspetti della vita ci fanno arrabbiare,ci fanno “ritornare” uniti in una battaglia dell’Italia contro tutti. Come quando ci dicono che siamo i più cafoni del mondo,come quando contestano la dieta mediterranea. Peccato che quando invece dicono che abbiame le scuole o le università peggiori, quando siamo mammoni o cose simili, allora non so perchè siamo d’accordo e da buoni masochisti godiamo e diciamo “sì è vero è proprio così”. Ho fornito diversi arredi alle università isolane,so per certo che c’è gente che lavora e studia e produce. Mi spiegherò meglio in altro post sul mio blog perchè voglio far sapere ciò che so. Concludo dicendo che se toccassero qualcosa di “pregiato” (per alcuni è chiaro) come la nazionale,la Ferrari, o il pisello, sono sicuro che in tanti “si alzerebbero” per dimostrare che “le statistiche,le indagini, i sondaggi,gli studi” sono sbagliati.

  • marzian

    Non metto in dubbio che molti corsi di laurea siano concepiti esclusivamente per giocare al grande sport nazionale del Gnam-Gnam.

    Ma allo stesso tempo non posso che valutare positivamente un’ampia possibilità di scelta, che permetta di seguire nel modo più specifico le proprie inclinazioni. Direi, anzi, che questa possibilità dovrebbe essere ulteriormente e ampiamente estesa.

    Una soluzione per il profilo economico? Per esempio: garantire le lezioni solo se c’è un numero sufficiente di studenti, ma senza impedire a chi vuole studiare da auto-didatta di portare a termine un percorso che non segue nessun altro. Certo, dopo 13 anni (minimo) nelle scuole dello Stato, è abbastanza naturale che ogni forma di autostima e indipendenza sia andata a farsi benedire, quindi non si immagina nemmeno che qualcuno possa raggiungere la padronanza di un settore senza bisogno di un apparato di baroni che lo guidi.

  • franchino

    e’ da qualche tempo che sbircio notizie su questo sito. onestamente devo dire che mai una volta ho letto notizie positive : sembra che tutti noi viviamo in paesi di m…. dove niente funziona e tutti noi “poveri tapini” passimo la gionata a prenderlo nel c…. Suggerisco a chi manda gli articoli di predere qualche compressa di Prozac oppure -meglio- di scopare di piu’ che fa bene allo spirito e al corpo. Ai lettori invece di predere con le pinze tutto quello che viene scritto anche perche’ ognuno di noi con un po’ di fantasia puo’ inventarsi delle panzane. Sicuramente qualche articolo e’ supportato da dati veri e quindi dobbiamo preoccuparci di quello che ci attornia …pero’ … se su cento articoli ogni volta che leggo devo mettermi sempre una mano davanti e una dietro…come faccio a distinguere il vero che mi e’ utile dal fantasioso? chi lo sa se qualcuno fa articoli per “orientare”? boh? io sono sicuro di si !

  • lino-rossi

    vedi … se si abbandona l’ideologia si arriva sempre a delle soluzioni intelligenti. ma da qualche parte bisogna cominciare.

  • Popinga

    Franchino, torna a guardare l’Isola dei Famosi, ché lì non ti abbatti.