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QUELLA STRISCIA DI SANGUE

DI ANNA LOMBROSO
ilsimplicissimus2.wordpress.com

A mio papà, finita la guerra, continuavano a chiedere come mai non emigrasse in Israele. E lui “sono italiano, perché dovrei andare in un paese dove comandano la destra e i preti? Mi bastano quelli di qui”. Lo sconcertava quella domanda – antifascista, e non solo perché ebreo, partigiano e non solo perché antifascista e antinazista, ma per contribuire alla liberazione degli uomini dallo sfruttamento e dall’oppressione della povertà, anticlericale e non solo perché laico ma perché considerava il potere ecclesiastico un motore di conservazione e arretramento – aveva provato affetto per la “patria” proprio come dice Edith Stein, non per nazionalismo, con la compassione che si prova per un amico in pericolo, umiliato, maltrattato.Quello che proverebbe oggi, ancora, per l’Italia e gli italiani oppressi, privati come allora di libertà, lavoro, diritti, dignità e futuro. E come un’altra ebrea, Hannah Arendt, anche lei profondamente laica, pensava fosse umano e civile non amare un popolo, una nazione, o addirittura l’umanità, sentimenti che si addicono oggi agli algidi cinque candidati primari e a miss Italia, bensì amare i propri cari, i propri amici, la bellezza, il sapere la conoscenza e la ragione. Mentre invece con l’umanità bisogna camminare di fianco, non davanti o dietro, sopra o sotto, ma insieme, senza pregiudizi né favorevoli né ostili.

Ma si vede che la combinazione di appartenenza anche solo culturale a una famiglia “etnica” con quella alla sinistra, i pregiudizi continua ad ispirarli. E che sia necessaria la discolpa: arriva sempre un momento nel quale la guerra allarga la gamma delle vittime e dei profughi. Materiali e morali: donne e uomini strappati alla loro terra, ma anche ai loro territori mentali. Profughi delle ideologie, degli schieramenti, delle certezze, della cittadinanza nelle diversità.

Così da me che mi sento straniera e nello stesso tempo a casa in ogni luogo, che la mia heimat sono il cuore dell’uomo che amo e delle mie nipoti, i bei posti ovunque siano, i libri, la musica, da me con cadenza seriale si reclama, in quanto ebrea-diasporica-buona (cioè di sinistra), la condanna di Israele, e la rottura, qualora ci fosse, di quel sottilissimo filo che dovrebbe legarmi a quel Paese. Perché esiste ed è solido il pregiudizio sulla sussistenza di quel vincolo tanto acritico ed emotivo da non distinguere tra popolo e governo, tra integrati e critici, se per esempio il filosofo Massimo Cacciari, diventato nel passaggio dallo Steinhof al San Raffaele meno attento ad un approccio laico, ebbe a dire che una “differenza” ebraica resta, anche negli ebrei «buoni», mai abbastanza tali, mai abbastanza politically correct, mai abbastanza italiani, mai abbastanza annessi, mai abbastanza integrati, troppo, forse, influenti.

Qualcuno ha detto che Israele è il cuore dell’Europa scampato all’Europa, che sta in Terrasanta come un aquilone cui la nostra mano è legata. Non posso dire di amare quel cuore morale di un’Europa oggi ancora più immorale, se lo sterminio presto dimenticato lo persevera in altre forme contro popoli e diritti. Non posso dire di amare uno stato diventato uno scrigno identitario chiuso, etnico e nazionalista; un aquilone strasformato in caccia militare da un governo trucemente neoliberista. Non amo nemmeno “l’entità statuale formale di Palestina”, come la chiamano gli atlanti, se l’amore dovesse significare anche legittimazione etica e democratica, dopo quella elettorale, di Hamas e Hezbollah e quindi anche di quell’integralismo. Se proprio vogliamo parlare d’amore, lo provo per israeliani, palestinesi, ebrei, islamici, coinvolti in una spirale che si avvita su soluzioni e espressioni geografiche vecchie e consunte, su stati a base «etnica» (qualsiasi cosa voglia dire questa parola) e/o religiosa, ben poco democratici e per niente laici. Lo provo per il sogno che da una parte e dall’altra qualcuno sogna, di pace con giustizia, di popoli autoderminati e liberi. Lo provo per chi è costretto ad assaggiare il sale dell’esodo, l’amarezza dell’esilio, il dolore della perdita e non certo per le ragioni di governi, autorità o potentati, perversamente uniti dai loro interessi contro quelli dei loro popoli. Lo provo, e con dolorosa collera per i morti, che non sono vincitori o vinti, non hanno patria o nazionalità e le loro radici sono quelle sepolte nella terra nella quale sono tornati, per bambini orrendamente addormentati con l’unica nenia del pianto dei genitori. E la cui fine è buia e inesorabile come quella del diritto sopraffatto dal torto.

No, non mi corre l’obbligo di giustificarmi o discolparmi. Invece sento quello di interrogarmi. Perché c’è qualcosa di velenoso che circola intorno a queste geografie, che riecheggiano e rievocano insieme a nuovi pregiudizi antiche tossiche porcherie, quelle della demoplutocrazia, di moderni protocolli e arcaici complotti, della finanza nelle mani di nasi adunchi, dei quali comici wasp suggeriscono di diffidare.

Ha ragione Gadi Luzzatto Voghera in un prezioso libriccino sulle nuove frontiere dell’antisemitismo, l’ebreo è si la vittima, ma anche il sionista, il lobbista, il plutocrate, l’americano, e infine il nazista. Non solo perché ormai confuso con il militare israeliano, sfigura nel nazionalismo e nell’integralismo, le forme regressive in cui la globalizzazione riscrive il mito della nazione. Ma perché ha tradito lo stereotipo convenzionale della vittima, per tornare ad essere quello scomoda, che procura guai, che mesta nel torbido, grazie ad opache alleanze che per trovarle basta seguire l’odore dei soldi. Anche per spiegare questi tremendi fuochi di guerra, anziché voler rivelare la protervia razzista di uno stato militarizzato o l’indole vendicativa di una pulizia etnica, sarebbe meglio seguire l’odore dei soldi, interpretare temporalità, coincidenze non casuali, vicinati ingombranti e – come da altre parti non troppo lontane – la pressione di malessere sociale interno da sedare con la tradizionale anestesia del nemico da combattere. Come d’altra parte è sempre successo con le guerre di religione e non.

Non fa un buon servizio alla storia e nemmeno alla cronaca, quel rovesciamento acrobatico delle vittime in carnefici, del torto in diritto, dei martiri in aguzzini. È un bell’espediente retorico, ma solo quello, sostituire la Stella di Davide con la svastica, a meno di non credere davvero, per una forma non inedita di razzismo, che quello ebraico sia il popolo eletto, l’unico in terra incaricato di trarre lezione dal passato, non infliggendo ad altri quello che ha subito nel passato, superiore quindi, ma ciononostante condannato a uniformarsi a stirpi meno elevate, italiani che respingono gli immigrati, poveri che calpestano sommersi, vinti che cercano vendetta. Gli ebrei, quelli buoni ma non del tutto graditi della diaspora, quelli cattivi in terra di Israele, sono buoni e cattivi come tutti gli uomini su questa terra di dolore, soggetti e permeabili al male, alla diffidenza, alla paura, quanto, a volte, la bene, alla bellezza, alla solidarietà.

A qualcuno piace molto quella formula amaramente edificante secondo la quale c’è sempre un ebreo di qualcun altro. Così che oggi si trasferiscono sui palestinesi le categorie della storia ebraica, loro, diaspora e ghetto, loro, depositari per questo della speranza messianica di riscatto. Il fatto è che nessuno deve essere l’ebreo di qualcun altro, nessuno è geneticamente segnato dal destino di vittima e nessuno deve esserlo da quello di carnefice. I morti sono tutti uguali, ma la resistenza nel ghetto di Varsavia offriva una morte meno acre di quella del lager, perché è la salvaguardia della dignità e della luce del pensiero libero che fa dell’uomo un eletto e non la nomina di un dio, quel dio unico, per chi ci crede, dall’identità così forte da non permettere altri dei e insieme così debole da far sì che si debba lottare per affermarne quella potenza che la tradizione di ciascun monoteismo ha irrigidito.

Ma qualcosa deve cambiare, qualcosa sta cambiando, un popolo unico, un unico sale della terra di oppressi, umiliati, poveri, non vuole più subire la violenza dello sfruttamento. Possiamo farne parte tutti, uomini, donne, fratelli, compagni, come si diceva in un tempo più umano.

Anna Lombroso
Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/author/ilsimplicissimus2/
Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/11/16/quella-striscia-di-sangue/
16.11.2012

Pubblicato da Davide

  • ygmarchi

    Grazie. Onestamente un non ebreo è sempre in difficoltà a criticare Israele: si sente automaticamente nazista e carnefice.

  • Fabriizio

    equilibrismo dialettico

    nessuna autentica condanna della carneficina in corso

    subliminale accusa di antisemitismo regalata a destra e manca

  • eresiarca

    Davvero assurdo che CdC pubblichi roba del genere… Vuole forse suscitare dei commenti? Perché l’articolo in sé è un concentrato di banalità.

  • Affus

    Parla di ebrei, ma nell inconscio si riferisce ai palestinesi come popolo perseguitato della terra. Che poi sono il vero popolo di stirpe ebraica ……

  • pantos

    anche i ROM son perseguitati e oppressi.
    e anche i tibetani.
    e anch’io, dalla mia famiglia. e anche gli italiani onesti si sentono oppressi da sempre dalla NATO e ora dai banchieri. abbiamo avuto tutte le stragi di stato ancora impunite.
    i morti piangono. i morti di mafia e di stato in italia sono forse pari a quelli israeliani da quando gli europei li han piazzati là invadendo e cacciando i popoli palestinesi ed arabi.

    ma non per questo gli oppressi di tutto il mondo bombardano i popoli attigui per esigenze elettorali (o per provare il sistema di difesa Iron Dome contro i razzi iraniani prima di fare la guerra all’IRAN).

    mi dispiace ma la miglior difesa non è l’attacco militare.

  • Primadellesabbie

    Signora Lombroso, lei scrive bene ma, mi scusi, qui dentro c’é di tutto. Leggo volentieri testi, commenti e saggi di cultura ebraica precedenti il 1939, meglio se precedenti il sionismo. Credo non ci sia migliore reazione a questa corrente di quella di alcuni rabbini ortodossi che, avendo presenti le “promesse” del loro Dio riguardo il futuro del loro popolo, ammonirono: ” si deve consentire che Dio faccia ciò che ha promesso quando e come crederà, non sostituirsi a Lui “. Non furono ascoltati e i risultati sono davanti a noi.

    Osservazione obbligata: i rappresentanti dell’esoterismo ebraico non hanno saputo (o voluto ?) evitare questa deriva, allo stesso modo (e contemporaneamente) i rappresentanti dell’esoterismo occidentale non hanno saputo (o voluto ?) evitare la deriva in cui si é imbarcato l’Occidente.

  • Aironeblu

    Riusciamo a dire apertamente più in sintesi:

    “io, Anna Lombroso, sono felice e orgogliosa della mia origine ebraica, ma ripudio la deriva sionista dello stato abusivo di Israele e mi dissocio totalmente dalla sua sanguinaria politica estera espansionista e terrorista, dai suoi riprovevoli fini e dai suoi criminali mezzi”.

    Così che magari anche noi, razza non eletta possiamo apprezzare le differenze tra ebrei buoni e cartivi? O è più facile dire, come direbbero le miss Italia citate, “io sto dalla parte del bene di tutti e il mio desiderio è che non ci siano più guerre”…

  • haward

    Quando capiremo, tutti, l’ipocrisia “farisaica” ed il malcelato innato e pompato senso di superiorità etico ed intellettuale che traspare da queste parole, sempre le stesse, mielose ed intrise di falsa equanimità, forse non sarà troppo tardi.

  • haward

    Il 16 Ottobre, sottoscritta da tutti i gruppi del nostro Parlamento, è stata depositata una proposta di legge che, inasprendo l’attuale legge Mancino, istituisce, di fatto, il reato di Revisionismo. L’Italia si adeguerà, quindi, alle altre nazioni europee (e a molte altre come il Canada e l’Australia) come Germania, Francia e Spagna, dove già da decenni centinaia di persone sono state condannate a pesanti pene detentive per avere promosso o diffuso opinioni in contrasto con le risultanze del processo di Norimberga. Presto, dunque, a parte gli arresti per i più “esagitati” con tutta probabilità saranno oscurati tutti quei siti che si occuperanno di tematiche inerenti alla Seconda Guerra mondiale, ai campi di sterminio

  • Mondart

    Opterei senz’ altro per il “voluto”: occorre una straordinaria energia e volontà coesa per iniettare entropia in un sistema che altrimenti tenderebbe all’ equilibrio spontaneo.

    Del resto quella cui si riferisce l’ articolo non è che una, peraltro quella destinata a diventare ora storicamente di moda, delle tante “pompate” dicotomie attraverso cui “tutto deve procedere” … anche a costo di far esplodere una terza guerra mondiale.

    Giusto che l’ autrice si interroghi non solo sulla legittimità, ma sulla necessità, opportunità e realismo storico di tale forzatura. Che forse potrebbe ormai essere evitata ed abbandonata.

  • Mondart

    Così sarebbe estremamente più conciso, ma assai poco rispettoso del pensiero espresso nell’ articolo, che insiste sul concetto di “forzatura del tutto”, piuttosto che sullo schierarsi … almeno io l’ ho inteso così.

  • Ercole

    Proletari ebrei e palestinesi , e del mondo intero rivoltiamo le armi contro chi ci comanda, e questo il vero volto del capitalismo nella fase imperialista, basta sangue per chi ci opprime cosa dobbiamo aspettare ,alla farsa dell,o.n.u. e di chi fa finta di indignarsi ….

  • Affus

    Signora Lombroso i sionisti di israele hanno due strade davanti , o si integrano totalmente agli ebrei palestinesi senza se e senza ma , oppure un giorno saranno cacciati a calci nel sedere tutti quanti e, se venite in italia ,non possiamo accettare chi è stato intollerante verso i diversi da loro , senza che noi lo saremo verso di loro.
    O si integrano totalmenter a noi , oppure non tollereremo gruppi separati e mafiosi a parte …

  • Aironeblu

    Infatti non si tratta di schierarsi, ma di non restare ambigui di fronte ai crimini contro l’umanità che a nessun’altra nazione (eccetto gli USA) sarebbero permessi, e che continuano invece ad essere portati avanti nel tacito assenso della comunità ebraica da oltre 60 anni. Se domani l’Italia iniziasse a bombardare l’Albania, io mi schiererei apertamente contro, come mi sono schierato per la jugoslavia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, e tutte le altre guerre criminali intraprese dal nostro paese, proprio in qualità di cittadino italiano.

  • Aironeblu

    Alla faccia della libertà di opinione e di espressione…

  • Aironeblu

    Esatto, per valutare l’equità di qualsiasi tipo di rapporto tra due diversi soggetti, vale sempre il principio di reversibilità, che Gesù esprimeva dicendo “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

  • Ercole

    di classi sociali ne vogliamo parlare, gli interessi che si muovono dietro tutto cio,anziche interpetrare il vangelo,e disquisire sul sesso degli angeli…

  • Delusidalbamboo

    Stupisce positivamente vedere un articolo del genere su comedonchisciotte.

    Allo stesso modo, la lettura dei commenti genera nel cuore una grande amarezza.

    É come se una lente dell’odio rendesse impossibile alla gente il discernimento di quanto accade.

    E, soprattutto, é come se la gente provasse paura… anzi… terrore cieco.

    «Ma come? Mi chiedono di non odiare?»

    «È se non odio? Che ne sarà di me?»

    «e se i cattivi non sono i Rom, gli ebrei, i massoni, i banchieri, i negri africani, o i biondi tedeschi, finiremo per scoprire che il cattivo del romanzo chiamato Storia sono proprio io?»

    Non abbiate paura! Non siete voi i cattivi!

    Semplicemente sarebbe il momento che capiste di essere le pedine in un gioco (di odio) che vi vede vittime.

    È l’unico modo di interrompere il gioco é smettere di odiare.

    A quel punto sarà facilissimo accorgersi che il conflitto tra israeliani e palestinesi é un conflitto tra quelli che vogliono la pace e quelli che vogliono la guerra e, chi si schiera con solo una delle parti, sta dalla parte di chi vuole la guerra.

    Leggete la storia! Nessuna delle due parti a ragione!
    Leggete la cronaca! Non si capisce se ad iniziare questa cosa fosse Israele o Hamas.

    Non vi da da pensare questa cosa?

    Non vi fa desumere che, forse, questa cosa é iniziata da persone che stavano da entrambi i lati (che volevano la guerra) a discapito di persone che stavano da entrambi i lati (che amano la pace).

    Se filosofeggiate sulla superioritá di un popolo o dell’altro, sulle ragioni di un popolo o dell’altro, o (peggio) sul diritto ad esistere di un popolo o dell’altro siete solo pupazzi nelle mani di chi vuole la guerra.

    Questo articolo dice che questa guerra é basato su differenze inesistenti

    Non é banale.

    Rileggetelo!

    Guido Mastrobuono – http://www.delusudalbamboo.org

  • Affus

    prima di parlare di classi sociali e di sesso degli angeli , vogliamo parlare del primo nucleo sociale che è la famiglia naturale, che è la cosa piu razionale e logica che ci possa essere di uno stato sociale ?

  • Mondart

    Beh, tirami fuori per cortesia da quelli che non vedono la forzatura del tutto, da quelli che non vedono l’ enorme bolla di sapone eretta a “struttura di potere”, da quelli che non capiscono l’ artificio “pubblicitario” ( come meccanismo, anche se diabolicamente nefasto nelle conseguenze ) di una naturalità associativa imbrigliata in quella che in molti chiamano criminalmente “arte della guerra”.

    Che finalmente ci sia una “disclosure” sul tema ( vedi anche l’ articolo di Atzmon ), un diverso approccio anche sul solitamente dicotomeggiante CdC lascia ben sperare. E anche se dettata da esigenze architettoniche, ben venga.

  • haward

    Il pacifismo astratto ed equidistante è il peggior complice di chi specula anche su questo tipo di stupida accondiscendenza. Questa non è una competizione con degli arbitri che giudichino chi ha attaccato per primo. Qui c’è un esercito che da mesi prepara un’azione identica a quella di quattro anni fa contro una popolazione che viene costretta a subire tutto il subibile dal 1967. E la Sig.ra Lombroso conosce benissimo tutto questo, come tutti i suoi amici israeliani. Hamas non è altro che l’ultima, tragico espediente creato da Israele per avere alibi e pretesti per mettere in atto i propri feroci intenti di potere.

  • Mondart

    Qui non si tratta di pacifismo, si tratta di ragionare sul semplicissimo espediente della creazione del “mostro sovranazionale” verso cui dovranno riversarsi ( andando avanti così ) tutto il malcontento occidentale che “altri mostri nazionali” avranno fatto confluire in un’ unica, gigantesca energia di pensiero ed opinione collettiva.

    Allora “America” e “Israele” saranno STORICAMENTE “artefici e vittime” di un preciso meccanismo montante così come la “Germania” è stata “artefice e vittima” dell’ ultimo conflitto … Artefice non per propria colpa, di una colpa che comunque sia ricadrà pesantemente su di essa … questo intende l’ Autrice dell’ articolo. La “colpa” è di un artificio montante … anche qui, se solo si rileggesse Vico con altri occhi ..!!

    Un artificio “pubblicitario”, aggiungo io, che appunto sfrutta proprio la “parte istintuale buona” di ognuno per concretizzarsi, proprio come fa un banalissimo spot. E’ sul vostro senso di innata giustizia, di sacrosanta reazione alla “mostruosità” proposta che ci si appella appunto per coinvolgervi ( vittime sacrificali innocenti ) nella reazione.

    E’ la DINAMICA ad essere “mostruosa”, non la parte mediaticamente coinvolta e volutamente buttata sul proscenio storico per essere sbranata dalle bocche fameliche di giustizia.

  • Santos-Dumont

    Esatto.
    E detta in forma alternativa e cruda: il sionismo sta all’ebraismo, come il nazismo sta al Deutschtum.

  • Santos-Dumont

    Quale sarebbe il preciso meccanismo montante?

  • Mondart

    La guida artificiosa fin qui fatta del processo storico ( soprattutto attraverso il meccanismo debito > crisi > conflitto ). Vero motore, al cui supporto e concretazione finale si rende necessario lo sviluppo di ideologie in antitesi ed il pompaggio mediatico delle medesime.

  • Primadellesabbie

    Sopra ho scritto due righe, aggiungerò qualcosa che mi sembra non emergere. Con il crollo dell’Unione Sovietica una marea di ebrei, provenienti da quel Paese, ha letteralmente invaso Israele. Ho conosciuto diverse di queste persone, con alcune che stimo, intrattengo relazioni di amicizia. Si tratta di persone che definire politicamente orientate a destra sarebbe impreciso. La giusta dizione potrebbe essere “acritici entusiasti del consumismo capitalista”, ed inoltre sono tanto critiche relativamente al regime sovietico, quanto prive della prudenza che ciascun occidentale ha nei confronti del mondo in cui vive. Se un occidentale avesse voluto trasferirsi in Unione Sovietica per motivi ideali, avrebbe saputo per sommi capi a cosa sarebbe andato incontro. Loro sono stati spinti a pensare che dove avevano vissuto era tutto sbagliato mentre nel “mondo libero” sia tutto giusto. Di fatto la loro presenza ha cambiato sensibilmente il corso politico di Israele. Le posizioni dei singoli leaders sono cambiate, se volete seguite la mutazione di Peres ad esempio. Le speranze di accordi, che stavano prendendo forma, si sono allontanate fino ad arrivare a Sharon.

    Desidero sottolineare che ritengo un punto fondamentale rispettare la cultura ebraica (é l’unica che non conosca analfabetismo da tremila anni), come qualsiasi altra. Il genere umano non sarà più tale il giorno in cui dovesse ridursi ad un’unica cultura e ci stiamo precipitando in questa direzione.

  • Mondart

    Specifico meglio: non solo “sionismo” è altro da “ebraismo”, ma lo stesso ( sionismo ) è un costrutto fantasmatico, esattamente come “banche” e “finanza”, una “invenzione pubblicitaria” similmente pompata ed atta a catalizzare tutto il dissenso senza pericolo alcuno per il mittente dello stesso.

    Un po’ come la cavalla di legno che serve per prelevare lo sperma dello stallone. Come la cavalla di legno, è però molto più vicino ad un “concreto visuale” in quanto lo si fa di proposito coincidere nell’ immaginario collettivo con una razza, un’ etnia, un popolo, una nazione. Il che si presta magnificamente nella fase ultima di generazione del conflitto. (E oggi nella fattispecie anche alla demonizzazione del concetto di nazione). Salvaguardando però gli “azionisti”, la “classe abbiente” che sono poi la vera parte concreta, le persone che si nascondono dietro queste fumosità.

    E torniamo a dover ipotizzare il complotto, che usa una evidentissima “struttura proprietaria” ravvisabile in Banche e Media, ma che deve cooptare, per potersi concretizzare, di una più ampia fascia sociale arricchita ma “non proprietaria” della struttura: il complotto dunque è spurio, e si riducie alla fin fine in una banalissima lotta di classe dei ricchi contro i poveri, che “usa” per concretizzarsi la suddetta struttura.

    “Questi qui” ( tutti insieme allegramente ) cammin facendo e contemporaneamente stanno anche davvero “ristrutturando il mondo” per renderlo PER LORO, innanzitutto, più comodo e sicuro … il che forse, ma non è detto, avrà i millantati vantaggi anche per la classe “povera”. Tutto qui.

    Tutto il costrutto di opposti ideologici, religiosi, accademici, e compagnia cantante altro non sono che la “parte mediatica” del costrutto, parte mediatica che “si trasforma in realtà operativa e concreta”. ( In questo senso va più pienamente intesa l’ affermazione debordiana di “società dello spettacolo” ).

    Riassumendo: “attore” della Storia è quindi ancora “la borghesia”, che usa una “struttura proprietaria ebraica” per mettere in atto la solita commedia: debito > crisi > conflitto > estensione territoriale. Il tutto contornato dall’ infusione parallela nella mente sociale di “ideologie, credo e opinioni” atte a far sì che quest’ ultimo tramuti in pratica i loro desideri. ( Il costrutto “sionismo” in questo servirà a catalizzare un’ eventuale reazione emotiva globale, così come è stato per il precedente ciclo storico col nazismo, finalizzata al concretizzarsi di un conflitto globale ).

    Se i metodi di questo procedere sono perlomeno discutibili, viene spesso millantata, e viene da chiedersi se effettivamente ci sia, una “nemesi storica” ( oltre a quel po’ di progresso socio-tecnologico effettivamente ravvisabile ad ogni ripresa del ciclo ) … ossia un “punto d’ arrivo” per l’ umanità intera a “stare meglio” … Ma questo è un rebus al quale risponderanno i posteri.

  • Petrus

    Aò e basta co ste risposte fatte cor timbro. Soni come un disco rotto, ma nun te n’accorgi o lo fai apposta???

  • Tanita

    Pensare che da noi é stato creato l’Istituto di Revisionismo Storico. Poi i latinoamericani siamo i “sottosviluppati” o “in via di sviluppo”…

  • Kovacs

    concordo pienamente

  • Ercole

    preti pedofili gay a milioni tripli matrimoni e tutto un puttanaio e tu parli di famiglia ,forse del suo disfacimento….

  • Affus

    con quelli si fa una selezione etica e li si caccia nella pattumiera dell umanità e della storia e si ricomincia tutto daccapo . La famiglia naturale, invece , è capace di rifondarti una società politica oramai appestate e distrutta . Ma il bene naturale va imposto ,non va proposto . La religione , la fede religiosa o laica , quella che hai tu, quella va proposta . ….

  • Primadellesabbie

    Ma Affus come si fa ad “imporre” la “famiglia naturale” li si prende a due a due e li si chiude nelle gabbie come allo zoo? É evidente che anche “proporre” non risolve. Bisogna convincersi che chi dirige, a vari livelli, un sistema coerente deve dare l’esempio, uno scrupoloso, continuo, alto esempio, altrimenti deve restare nell’ombra (in questo ha ragione Ercole con le sue denunce). In un sistema coerente (qualunque sistema) gli effetti si faranno sentire, con un certo margine ovviamente. Se un ignoto signore si comporta in modo indecoroso ha un effetto relativo, meno che marginale, a meno che non celebri le sue bravate con manifestazioni “pride”. Il comportamento indecoroso di una persona che occupa una posizione di rilievo scatena tutta una serie di conseguenze cui é difficile porre rimedio. Imponendo non si va lontano, dovresti convincerti…