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QUEI COMPUTER CHE RENDONO FOLLE LA BORSA

DI PIERRIC MARISSAL
www.humanite.fr

Più della metà delle transazioni

finanziarie nel mondo sono automatizzate, realizzate da macchine adatte

a eseguire parecchie migliaia di operazioni al secondo. Ancor più

dei traders è l’intelligenza artificiale che specula più

di ogni altro.

Questi robot sono responsabili del

70% delle transazioni del mercato americano, il 50% di quelle nelle

borse e già più del 40% nel mercato europeo. Sono capaci

di imparare, di reagire in un nanosecondo per acquistare o vendere e

anche di giocare d’astuzia per far sbagliare le macchine dei concorrenti.

Queste intelligenze artificiali rappresentano un investimento enorme

e solo i grandi gruppi ne traggono profitto, in quello che viene definito

trading alta frequenza (HFT). La velocità è il cardine

di questa assurdità galoppante. Le grandi banche tentano di affittare

gli edifici sempre più vicino alle piattaforme borsiste per collocare

le loro macchine e per poter avere il più breve tempo di latenza possibile.
Perché queste intelligenze artificiali

giocano d’astuzia e si attaccano tra loro. Nel microsecondo successivo,

viene così annullate tra il 90 e il 99% delle transazioni effettuate.

Lo scopo: rallentare le macchine della concorrenza che analizzano tutto

ciò che accade prima di decidere le loro proprie iniziative. In concreto,

tutto ciò può portare a grosse assurdità, come quello che venne chiamato

il “flash crack” di Wall Street che giunse come

una valanga alle 14 e 42 del 6 maggio 2010. Secondo Nanex (1), una macchina

più potente delle altre aveva passato più di 2000 ordini di vendita

o di acquisto in meno di 100 millisecondi, annullandoli ancora più

rapidamente, ma creando movimenti nelle altre reti di neuroni (27.000

operazioni nei 14 secondi successivi), provocando un mini-crollo di

borsa. Tutto questo senza ragione alcuna, giusto per “intrappolare”

la concorrenza automatizzata, farla saturare temporaneamente per poter

sfruttare un anticipo in seguito. Si può paragonare a una forma di

spam massiccio per saturare una casella email, o di un denial of service, due cose comunque illegali.

L’intelligenza artificiale dietro

tutto

Gli ingegneri che hanno ideato queste

macchine le hanno concepite in gran parte sul modello dell’intelligenza

umana, ispirandosi alla teoria dell’evoluzione: ci sono reti di neuroni

e di algoritmi genetici. Queste intelligenze artificiali integrano in

primo luogo vaste banche-dati, che sono capaci di attualizzare quasi

in tempo reale. Conoscono così i tassi di disoccupazione di ogni paese,

l’evoluzione dei prezzi delle obbligazioni, l’inflazione, i corsi di

ogni piattaforma borsista, così come i PIL dei paesi, il peso dei debiti,

i tassi di prestiti…

Da qui proviene lo stimolo. Ad esempio,

acquistare o vendere una qualche azione o materia prima. E ciò crea

una reazione. Secondo questa reazione (guadagnare o perdere X denaro)

e l’evoluzione del contesto (inflazione, caduta di una moneta…) osservati,

l’intelligenza artificiale pondera la sua azione. che osserva, l’intelligenza

artificiale pondera il suo stimolo. Apprende così, in tempo reale.

In principio, il processo è abbastanza lungo e richieda molte risorse,

ma una volta appreso e adattati i parametri, il robot può lanciarsi

in parecchie migliaia di operazioni al secondo.

La lotta di classe in Borsa

Riguardo al trading alta frequenza,

va detto che, a parte le grandi istituzioni speculative che hanno i

mezzi di investire nella tecnica e negli stipendi dei programmatori

di algoritmi – , tutti gli altri sono contro. Senza per questo che nessuno

si arrischi di fare un qualcosa che possa far crollare il sistema. Perché

si può ritenere l’HFT una concorrenza sleale: in questo gioco,

i piccoli partecipanti perdono per forza. Detto in altro modo, guadagnare

in borsa costa sempre più caro. Già oggi c’è una quantità di quotazioni

(stima del valore di un’azione) prima di un’avvenuta transazione dieci

volte superiore rispetto a quattro anni fa. E quando una macchina realizza

10.000 quotazioni al secondo, l’umanità è perdente.

I mercati diventano sempre più

folli, surrealistici e disumani, ma portano sempre meno denaro a un

numero sempre minore di persone. E se i computer stessero uccidendo

la finanza? Questa è la tesi di Paul Jorion che, in un articolo

recente, ha riportato: “Alla Borsa di New York, in questi giorni,

la caduta tendenziale del saggio di profitto di cui parlava Karl Marx

è in piena azione. Bisogna chiudere la Borsa? Non vale la pena di grattarsi

la testa: i computer stanno sistemando la faccenda, e velocissimamente!”

(1) Nanex è una società

americana davvero capace di studiare il funzionamento dei mercati, visto

che ha sviluppato un programma che le consente di analizzare fino a

8 miliardi di operazioni di Borsa ogni giorno. I loro studi permettono

di rendersi conto dell’influenza dei computer nel gioco finanziario.

Ci sono due tipi di intelligenze artificiali

che si trovano sui mercati: gli algoritmi genetici e le reti di neuroni.

Queste ultime sono più semplici da comprendere, ma anche più

rigide. Il loro scopo è quello di trovare le migliori soluzioni per

sopravvivere ai guadagni di denaro. Richiedono regolarmente l’intervento

degli analisti, principalmente per adattare le loro funzioni predittive.

Gli algoritmi genetici sono più complessi,

autonomi ed evoluti. Come per Darwin, queste intelligenze decidono le

proprie azioni (stimoli) più o meno a caso, permettendo di fare evolvere

in tempo reale i propri parametri. Quelli che producono buoni risultati

sopravvivono, si riproducono e mutano per quanto sia necessario. Gli

altri spariscono.

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Fonte: Ces ordinateurs qui rendent fous la Bourse

22.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • nettuno

    Vietare le slot machine di borsa e tassare le transizioni ovvero le compravendite al 1×1000 ..

  • Blackrose4400

    un link per approfondire il funzionamento delle Dark Pools che ritengo interessante per chiunque. Era ora che si iniziasse a parlare di questo obrobrio.

    Persino all’Infedele di Gad Lerner se ne è tentato un’accenno…

    sia mai… ^^

    comunque gustatevi questo link… (pensate.. è di 2 anni e mezzo fa…^^)

    http://blog.investireoggi.it/algoritmi-mani-forti-o-mercato-pilotato/

  • valis

    L’argomento andrebbe approfondito, ma l’articolo a mio parere fa un po’ di confusione tra la capacità computazionale (e di analisi) dei robot e la capacità di effettuare le operazioni in borsa. L’analisi sembra non tenere conto del fatto che se anche ci fossero miliardi di computer che fanno miliardi di operazioni al secondo, il server sul quale le fanno è uno, e a meno che la Borsa non abbia un server quantico più potente di quello dell’Enterprise, ciò non è possibile.

  • AlbertoConti

    Per eliminare il fenomeno alla radice basterebbe introdurre una micro-TobinTax sugli ordini di borsa, anzichè sugli eseguiti. L’ordine (di vendita o di acquisto) è di per sè un contratto aperto, anche se fosse della durata di un nanosecondo. Dal punto di vista giuridico esprime la volontà irrevocabile di effettuare una transizione finanziaria, a prescindere dal buon esito o meno della stessa. Vista la mole impressionante di queste “intenzioni di transazione” compensate da altrettanti contrordini, basterebbe una tassa dello 0,01 per mille (del tutto insignificante per i comuni mortali che compiono transazioni col proprio corpo pensante) per sbancare le banche che operano con questi macchinari, Goldan Sachs in testa, tanto per cambiare. Quindi l’alternativa è: prosciugare per legge di stato (stati) l’acqua in cui navigano, mediante microtassazione, oppure attendere che facciano essi stessi saltare il meccanismo borsistico alla base di questi giochi sporchi, il che è sicuramente meglio. Mettiamoci sulla riva del fiume ad aspettare i cadaveri che passano, con tutta la loro ferraglia al seguito.

  • Petrus

    Per eliminare il fenomeno alla radice chiudere e vietare la borsa sarebbe più rapido ed efficace.

  • Truman

    Qualcosa che spesso viene sottovalutato da chi parla di “intelligenza artificiale” è che i tentativi di simulare l’intelligenza umana al computer portano spesso a sistemi di “stupidità artificiale”, proprio perchè simulano correttamente la mente umana.

    Mi spiego meglio: gran parte dei comportamenti umani sono semplicemente stupidi, non intelligenti, in particolare quando riguardano le folle di persone, le masse. I programmatori che con gran fatica realizzano sistemi intelligenti, si trovano spesso a replicare tale stupidità umana.

    Avevo voglia di approfondire tali argomenti in un articolo, poi ho visto che c’è già la voce “artificial stupidity” sulla wikipedia inglese ed ho lasciato perdere.

  • Tonguessy

    Purtroppo mentre gli scambi in HFT aumentano vertiginosamente, la verifica dei dati passa tragicamente in secondo piano. Ian Berriman, addetto ai sistemi finanziari per Pa Consulting Group sottolinea che «sarebbe auspicabile un controllo umano all’interno del processo innescato dagli algoritmi, ma non è praticabile. Le Borse cercano di aumentare la velocità di esecuzione e ridurre la latenza per mantenere la loro posizione, ma non hanno investito allo stesso modo nei meccanismi di controllo per intervenire prima che gli algoritmi vadano fuori controllo.”
    «In certi casi l’innovazione porta a un’automazione incontrollata», rincara la dose Andrew White, capo del risk management di Reuters. [2]
    Questo significa una cosa sola: che alla speculazione non interessa la solidità dei mercati da cui pure dipendono. Chi fa funzionare quei computer ha un solo scopo: garantire sempre maggiori guadagni fregandosene del buon senso secondo cui la crescita infinita non può esistere.
    Diane Coyle, economista inglese, afferma che “dove buon senso ed economia entrano in collisione, lì il buon senso ha torto”. Sigh….

    http://www.appelloalpopolo.it/?p=1413

  • cavalea

    E’ una proposta valida che porterebbe denaro allo stato e diventerebbe un deterrente contro queste follie. Un altro sistema sarebbe quello di allungare i tempi minimi tra l’acquisto e la vendita dei titoli, in modo tale che il rischio di impresa fosse realmente condiviso dagli acquirenti delle azioni; se il tempo minimo fosse di 12 mesi, avremo la perfetta sintonia tra investimento e tempi di produzione e commercializzazione dei beni prodotti.

  • albsorio

    Articolo poco esaustivo, per fermare l’ high frequency trading basta portare le transazioni a un secondo o allontanare gli uffici finanziari dalle borse di qualche chilometro, questo annulla l’effetto di questo programma, Il problema è già noto dal 2009 ma nessuno fa niente.

    http://www.sisde.it/gnosis/Rivista20.nsf/ServNavig/17

  • AlbertoConti

    E’ proprio questo l’obiettivo, troppo difficile da affrontare frontalmente (per la potenza di fuoco di chi lo difende). Ma se si autodistrugge per causa propria tantomeglio, il risultato non cambia.

  • AlbertoConti

    “Purtroppo”?!? Per fortuna vorrai dire. Preghiamo che accelerino la loro corsa autodistruttrice, facendo saltare definitivamente il sistema del profitto parassitario.

  • Tonguessy

    in effetti……ma non credere che se salta una propaggine salti tutto il sistema del profitto parassitario. La vera soluzione sta nelle società non stratificate, dove chiunque ha onori ed oneri identici a quelli di chiunque altro. Nelle società stratificate chi sale la scala sociale avrà maggiori diritti guadagnati sulla pelle delle classi inferiori, diventando un loro parassita con tutti gli annessi e connessi.
    comunque sì, meglio una propaggine in meno che una in più.