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PUNTO DI FUGA

DI GIANLUCA FREDA
blogghete!!!

“Tutti concordiamo sul fatto che la vostra teoria sia folle. Il problema che ci divide è se essa sia abbastanza folle da avere una possibilità di essere corretta. La mia sensazione è che non sia folle a sufficienza.” (Niels Bohr)

Hanno ragione i nostri detrattori. Noi blogger, abituati da anni a snobbare e deridere l’informazione cartacea e televisiva, viviamo sicuramente in una realtà tutta nostra. A volte perdiamo il polso della realtà esterna e non riusciamo a realizzare fino a che punto ce la siamo lasciata alle spalle.

La “realtà esterna” a cui mi riferisco è quella che sono solito definire “interpretazione condivisa” del percepibile.

Un tale cade dal cinquantesimo piano di un grattacielo e si spiaccica sul selciato. Questa è “realtà”. A nessuno verrebbe mai in mente di sostenere che la realtà possa essere qualcosa di diverso.

Ad esempio che un volo dal cinquantesimo piano possa produrre effetti differenti da quello esemplificato. Senza voler sprofondare troppo in oziose elucubrazioni hegeliane, vorrei però che il lettore provasse ad immaginare per un istante (e per assurdo) la stessa scena dal solo punto di vista oggettivo e fenomenico; immaginando cioè che non vi sia nessuna soggettività, nessuna coscienza, nessuna forma di consapevolezza interpretante (né quella dello sventurato precipitante, né quella di nessun altro) ad attribuire senso all’evento. E’ abbastanza evidente che la “realtà” che ho descritto perderebbe ogni parvenza di significato. Sul piano puramente fenomenico, i concetti di “grattacielo” e “selciato” sono privi di senso. E’ l’osservatore che separa l’uno dall’altro i componenti della materia, assegnando a ciascuno un nome. In fisica delle particelle i concetti di “vita” e “morte” sono astrazioni non quantificabili e tra un corpo vivo e uno sfracellato sul selciato non esiste una differenza apprezzabile. Per dirla tutta, la stessa distinzione tra un corpo umano e la materia circostante non ha molto significato. Anche il principio di causa/effetto, così basilare nella nostra logica (lo schianto sul marciapiede è effetto della caduta) è per l’appunto solo un prodotto della logica e non ha alcun senso, ad esempio, nella meccanica quantistica dei corpuscoli.

Il poveretto sfracellato sull’asfalto è dunque reale? Certo che sì. Ma “reale”, non bisognerebbe mai dimenticarlo, non è il mondo in sé, ma il nome che diamo ad un’interpretazione dei fenomeni che abbia raggiunto un sufficiente grado di condivisione collettiva.

Da che esiste l’uomo, sono le élite dominanti di un determinato consesso sociale a fornire i parametri su cui dovrà fondarsi tale condivisione. Per questo motivo, quasi tutto ciò che sappiamo del mondo è il prodotto di una convenzione culturale imposta per via diretta o indiretta dalle forze che gestiscono la società in cui viviamo e che abbiamo, fin da bambini, “succhiato col latte materno” dall’ambiente circostante. Gli strumenti attraverso i quali viene posta in atto questa “condivisione” che chiamiamo realtà, sono quelli della propaganda (media, scienza, letteratura, predicazione religiosa, ecc.), gestiti con ferrea determinazione da coloro che, di volta in volta, riescono a porsi al vertice della piramide sociale. La “realtà” che ci viene proposta sarà sempre, pertanto, quella più favorevole ai progetti dell’élite che guida le masse nel momento storico contingente.

Esistono però situazioni atipiche, solitamente riscontrabili in quelli che chiameremo “periodi di transizione”. Sono i momenti in cui la vecchia élite inizia a dissolversi, la “realtà” di cui si era fatta garante si indebolisce, i suoi strumenti di propaganda affannano dietro l’incalzare di nuove reti di organizzazione percettiva gestite da una nuova élite, che si fa portatrice di un nuovo schema di elaborazione dei fenomeni. Questi peculiari momenti storici sono caratterizzati da quella che potremmo chiamare una “sovrapposizione coerente” di realtà. Il mondo perde la sua univocità e si presenta in coppie di variabili non compatibili, la cui natura è spiccatamente probabilistica. In meccanica quantistica si definirebbe questo stato di coesistenza di realtà oscillanti come “onda di probabilità” indeterminate, che attende l’intervento misuratore risolutivo di un osservatore specifico per collassare in un valore definito.

Mi sono fatto l’idea che stiamo vivendo in una realtà “oscillante” di questo tipo leggendo questo articolo di Le Monde sugli eventi dell’11 settembre 2001. Non potrebbe esserci migliore esemplificazione di come il principio di indeterminazione di Heisenberg sia applicabile alle due opposte e coesistenti interpretazioni con cui l’umanità percepisce oggi la dinamica di quei fatti. Le due interpretazioni (che definiremo “ufficialista” e “investigativa”) si presentano infatti come una coppia di osservabili non compatibili, nei quali quanto maggiore è la conoscenza di una delle due versioni tanto più completa sarà l’assenza di conoscenza sull’altra.

Ad esempio, io ero del tutto ignaro che la conoscenza degli eventi dell’11/9 da parte dei giornalisti “mainstream” (perfino giornalisti leggermente meno “embedded” della media generale, come quelli di Le Monde) fosse così paurosamente arretrata, superficiale, imprecisa come quella che mostra di possedere Heléne Bekmezian, autrice dell’articolo in questione. La Bekmezian non sa nemmeno che le torri furono colpite (secondo la versione ufficialista) da aerei di compagnie diverse, la United e la American Airlines; sembra non sapere nulla del WTC7, la terza torre crollata inspiegabilmente senza mai essere stata colpita da alcun aereo e diventata ormai tra gli artefici della versione investigativa ancor più celebre delle altre due; parla di rivendicazioni di Al-Qaeda senza sapere che il video in cui Bin Laden dichiarava la propria responsabilità negli attentati è stato dimostrato falso, da anni, al di là di ogni ragionevole dubbio; non si degna neppure di citare lo schianto di AA77 sul Pentagono e le molte ricerche compiute anche su questo improbabile avvenimento. Voglio dire: non stiamo parlando di uno dei tanti giornalisti pagati per nascondere i fatti; stiamo parlando di una giornalista che, al contrario, vorrebbe evidenziare, sia pur con estrema cautela, alcune vistose contraddizioni della versione ufficiale. Ma non sa nulla di nulla delle ricerche e dei risultati raggiunti dalle investigazioni indipendenti in questi nove anni, esattamente come io ignoravo totalmente che la visione dei fatti propria degli ufficialisti fosse rimasta alla preistoria. Siamo di fronte a due distinte e incompatibili percezioni sovrapposte della stessa realtà osservabile, una delle quali (quella degli ufficialisti) mira a tenersi disperatamente alla larga da ogni misurazione che farebbe collassare la funzione d’onda in senso ad essa sfavorevole, provocando la sua definitiva rimozione dal campo probabilistico.

Questo terrore di affrontare la fase di misurazione (vale a dire: di confrontarsi con nove anni di indagini e scoperte da parte dei ricercatori indipendenti) è particolarmente palpabile nei commenti dei lettori presenti in calce all’articolo. E’ un vero e proprio fuggi fuggi generale, una sarabanda di anatemi e urla di spavento, un disperato invito al silenzio rivolto ad una giornalista che, pur servendosi di un testo estremamente blando ed equilibrato, osa ricordare agli ufficialisti che essi sono soltanto una delle due variabili probabilistiche in superposizione. Come un atterrito gatto di Schrödinger, i credenti della versione ufficiale si aggrappano disperatamente con le unghie al coperchio della scatola in cui sono rinchiusi, tentando di scongiurare l’eventualità che un osservatore la apra per constatare il loro decesso.
“Questo conferma i miei peggiori timori sul carattere pandemico delle idee cospirazioniste”, scrive un lettore di Le Monde, che vorrebbe probabilmente introdurre contro il “complottismo” un apposito vaccino, come quello contro l’influenza suina.

Un altro paragona le ricerche sull’11 settembre alle teorie sull’assassinio di Lady Diana e sull’inesistenza di Napoleone. Il problema, a suo avviso, è che “la modesta realtà di un gruppo di fanatici ben organizzati a bordo di aerei comuni è troppo piatta” per i complottisti; così ci pensa lui a ravvivarla un po’ raccontando qualche barzelletta.

Un lettore che si firma JPX la butta, con qualche ragione, sul piano dell’approfondimento giornalistico: “Ciò che principalmente si può rimproverare all’articolo è la sua vacuità. E’ vuoto, approssimativo, vagamente informativo. Sembra Wikipedia… ma il problema è che non mi sono abbonato a Le Monde per avere Wikipedia”. Se fossi in lui, farei a Wikipedia un monumento. Se davvero la Bekmezian avesse consultato e rese note le conclusioni cui sono giunti in questi anni molti gruppi di professionisti indipendenti, anziché adottare il “dico-non dico” dei felini terrorizzati, probabilmente i lettori di Le Monde avrebbero dovuto assoldare un sicario per abbatterla sul posto.

Le accuse di blasfemia sono un coro, strepitato con voce rotta dall’incredulità: “Questo articolo è indegno. Esso apre la porta ad una follia di natura religiosa, fondata sulla credenza popolare e sul mito. Ed è su Le Monde! Allucinante. A quando un articolo favorevole ai negazionisti corredato di qualche indirizzo internet?”. Speriamo presto. Poche cose, nella vita, sono più divertenti di un prete che va fuori dai gangheri di fronte a chi gli contesta la Trinità.

“Assolutamente INESCUSABILE che una giornalista dia spazio ai deliri cospirazionisti di estrema sinistra che circolano su internet…”, scrive un disperato nel timore di veder crollare il suo piccolo e comodo mondo in cui destra e sinistra sono le uniche direzioni consentite nella circolazione semaforica del pensiero.

I lettori troppo spaventati per emettere suoni intelligibili, si aggrappano alle minacce di boicottaggio economico (“ho intenzione di disdire il mio abbonamento!”) oppure all’accusa fine-di-mondo di fare il gioco del Satana Islamico (“Le bugie e la disinformazione, soprattutto via internet, fanno il gioco degli islamisti radicali. Complimenti a coloro che mettono in dubbio un crimine efferato di cui sono capaci solo i razzisti radicali”).

Tutta questa cagnara, si badi bene, per un articolo che, alla fine dei conti, non dice niente di niente, che si limita ad accennare in modo estremamente generico a “dubbi” sulla versione ufficiale, senza minimamente citare le molte certezze sulla demolizione controllata degli edifici del WTC cui è giunta la ricerca investigativa nel corso degli anni.
Vero è che, tra tanti lettori in fuga dinanzi all’ignominia della verifica sperimentale, ve ne sono anche alcuni che si complimentano con l’autrice per aver osato portare su un giornale dell’establishment l’empietà sacrilega della negazione della fede. Curiosamente, costoro non vengono né maledetti, né insultati, né tantomeno (ovviamente) affrontati sul piano dialettico. Ci si limita a ignorarli, a fingere di non vederli, ad abbassare lo sguardo di fronte alla loro presenza come un asceta cristiano chiuderebbe gli occhi dinanzi ad un’apparizione di Osiride.

Ne traggo due conclusioni. Primo: tra le due realtà in superposizione, quella degli ufficialisti è, nel pacchetto d’onda, dotata del valore minimo di distribuzione delle probabilità. Il più piccolo intervento di misurazione da parte di un qualsiasi osservatore rischia di innescare il suo decadimento dallo stato metastabile, confinandola nella periferia probabilistica dei “molti mondi” everettiani a tenere compagnia a Giulio Cesare mentre si reca, con le tre caravelle, alla scoperta dell’America. Gli ufficialisti lo sanno bene e sono molto nervosi. Le ultime rilevazioni statistiche dicono che il 74% circa degli americani (e figuriamoci il resto del mondo!) li ritengono ormai, abbastanza apertamente, l’equivalente, per affidabilità scientifico/interpretativa, di un doppio cheeseburger con senape. Non provate ad aprire la loro scatola o vi graffieranno, miagolando e strepitando come gattacci impazziti.

Secondo: sul tema dell’11/9 stiamo assistendo ad un conflitto fra stati probabilistici di realtà che presuppone necessariamente l’esistenza di un conflitto retrostante tra élite culturali, in lotta per la prevalenza e dotate di mezzi di propaganda contrapposti. Questa constatazione mi crea qualche problema interpretativo. Se infatti è evidente la natura dei mezzi di comunicazione in conflitto (stampa e tv da una parte contro le nuove tecnologie informatiche dall’altra), mi risulta assai difficile individuare i connotati della nuova élite che li sta utilizzando per emergere progressivamente su quella in fase d’obsolescenza. Siamo forse noi smanettoni, chattari e bloggettari, ad essere in procinto di relegare i vecchi demiurghi della realtà nella periferia quantistica dei mondi a bassa frequenza probabilistica? E’ arduo da credere. Non mi sento così importante e non sono così superbo. E’ invece più probabile che la nascita della rete informativa di internet rifletta l’instabilità dello scenario politico attuale, in cui gli spazi di libertà comunicativa apertisi all’improvviso sono il portato di una nuova fase multipolare, con nuove realtà statuali ed economiche che si affacciano alla scena del mondo, contendendo l’alloro della supremazia alla decrepita Unica Superpotenza Amica in fase di declino e di perdita di controllo. In parole povere: non siamo noi (ahimé) la nuova élite, semplicemente ci muoviamo, più o meno liberamente e consapevolmente, fra le crepe aperte nella vecchia realtà dall’esplodere del conflitto tra élite. I risultati di questo conflitto e i caratteri del gruppo neocontendente sono elementi non ancora ben definiti, ma una cosa è certa: chi ha adottato come strumento divulgativo le nuove tecnologie (e permette indirettamente, tra le altre cose, la diffusione della versione “investigativa” sull’11/9) sta avendo, per il momento, la meglio. E alla grande.

Cito un’esperienza personale: nel luglio scorso mi sono trovato a partecipare agli esami di maturità presso un istituto per geometri. Si è presentato un ragazzo, con una tesina sul grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa di Dubai. Parlando con uno degli altri insegnanti, ha iniziato ad esporre le caratteristiche tecnico/ingegneristiche dell’edificio, studiate apposta per limitare i danni strutturali in caso d’impatto con i velivoli. D’istinto, mi è venuto alla mente il parallelismo con gli edifici del WTC, che, secondo le assurdità sostenute dagli ufficialisti, sarebbero crollati fino alle fondamenta – caso unico nella storia dell’edilizia – a causa dell’impatto con un aereo, come se i progettisti non avessero tenuto conto, nel costruirli, di questa eventualità (e sorvoliamo sul WTC7, che avrebbe fatto la stessa fine a causa di un semplice incendio). Mi sono morso la lingua per non fare al ragazzo la domanda che mi veniva alle labbra: “secondo te, si tratta dell’unico grattacielo costruito con questi criteri?”. Una domanda del genere mi avrebbe portato direttamente a parlare dell’11/9 e di ciò che penso della teoria dei 19 arabi telediretti dalla bat-caverna in Afghanistan. Preferivo evitarlo. Agli esami di maturità ci si trova in istituti esterni, fra professori, studenti e presidi che non si conoscono. Inoltre, per la mia esperienza, gran parte del ceto insegnante (con qualche vistosa ma infrequente eccezione) sposa istintivamente le tesi dell’ufficialità, come legittima e spontanea forma di tutela della propria posizione. Non mi sembrava il momento opportuno per tenere una conferenza sulle tecniche di manipolazione mediatica delle masse.

Invece, con mia somma sorpresa, è stato proprio uno dei membri interni della commissione a proporre l’obiezione che avevo in mente io. Ha poi espresso, con grande chiarezza e con la competenza di un conoscitore della materia, tutte le sue perplessità sul crollo degli edifici del WTC. Ne è nata una breve e liberatoria discussione in cui ciascun insegnante ha proposto i suoi dubbi sulla versione ufficiale all’attenzione degli altri. C’era nell’aria un senso di sincera sorpresa, come se a ciascuno sembrasse irreale poter rendere esplicita la propria convinzione che l’informazione ufficiale sia un cumulo di ridicole e puerili menzogne. Se nemmeno gli insegnanti delle scuole superiori si fidano più della realtà confezionata dagli ufficialisti e dai loro strumenti di tutela dell’ortodossia, vuol dire che i teorici del “complotto islamico del malvagio stregone” hanno i giorni contati.

Non è colpa loro. Le loro fandonie erano abbastanza stupide e folli da entrare nell’immaginario collettivo e rimanerci per secoli, come la favola dei bambini fenici sacrificati al dio Cronos inventata da Diodoro Siculo in funzione anticartaginese. Un fumetto splendido, d’idiozia sublime e rutilante realizzazione, con tutte le carte in regola per entrare a far parte delle favole della buonanotte che gli studenti di tutto il mondo studiano con sollecitudine sui testi di storia. Come potevano sapere che si sarebbero trovati a vendere la propria realtà proprio nel momento in cui essa entrava in superposizione con un’altra, nel bel mezzo del declino precipitoso dei loro referenti culturali, alla vigilia di una fase di misurazione della funzione d’onda, il cui collasso non promette, per il loro universo, niente di buono? Potete chiamarli venduti, se volete. Ma a casa mia, signori, questa si chiama sfiga.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-09-13
12.09.2010

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    “… abbassare lo sguardo di fronte alla loro presenza come un asceta cristiano chiuderebbe gli occhi dinanzi ad un’apparizione di Osiride.” esilarante! Finito di ridere, perchè Freda non scrive un pari articolo sui contenuti della nuova realtà della nuova elite? Questo cinismo relativistico sulla ricerca della verità a cosa punta?

  • vic

    Caro Freda,

    mi compiaccio che tu abbia introdotto nel giornalismo alternativo il modo di ragionare quantistico. Disciplina di cui gli stessi fautori hanno sempre sostenuto di non capirci niente. Insomma e’ un sano passo verso la forma di pensiero basata sulla modestia, in netta contrapposizione con quelli ancorati come chiodi ad espansione al roccioso mdo di pensare del materialismo poco dialettico.

    Sull’11 settembre vorrei dire la mia, sottovoce.
    Nel campo degli “investigativi” si tende a sopravvalutare la demolizione controllata ed a sottovalutare la grande, immensa, persistente, incredibile sfiga del NORAD.

    Perche’ sarei piu’ disincantato sulla faccenda delle demolizioni controllate? Per un motivo quasi lapalissiamo. Tutti i grandi manufatti strategici moderni sono minati. In altre parole, ponti, viadotti, trafori possono essere autodistrutti in un attimo, dovessero le circostanze richiederlo. E’ una mentalita’ ereditata dalle guerre mondiali e dalla successiva guerra fredda.
    Il corollario di questa premessa logica e’ che pure le varie torri del WTC erano minate. Al presentarsi delle determinate circostanze le hanno fatte saltare. Voila’. Spiegazione assai prosaica sul perche’ della demolizione controllata.

    Sulla grande sfiga del NORAD, invece ci sono pochissime spiegazioni, all’infuori dell’agire di insiders. Col cavolo che dalle caverne Afghane si puo’ mandare in tilt quell’apparato che vede praticamente tutto, secondo dopo secondo, cio’ che succede nello spazio aereo statunitense. Per non parlare di alcune testimonianze appunto di insiders al NORAD che lasciano di stucco. Nonche’ di quella indiretta del vicepresidente Cheney al suo segretario che gli chiedeva conferma degli ordini.

    Gli “investigativi” queste cose le sanno. Non resta che comunicarle ai gatti di Kissinger. Ops lapsus, di Schroedinger, of course. Magari con una modalita’ di comunicazione istantanea, come contrappasso alla velocita’ lumachesca del NORAD.

    Indovinato diciamoglielo tramite un bel entanglement mentale.
    In atto, in atto!
    Stavo per scrivere in Atta, in Atta.
    Ah, sti lapsus da superposizione di stati!

  • amensa

    vedi, freda, se ti domandassi il perchè gli ufficialisti sono così attaccati alla loro versione dei fatti, allora lo stupore per la loro completa assenza di spirito critico, la non voglia di nemmeno prendere in considerazione il lavoro svolto da migliaia di professionisti in merito, troverebbe una perfetta spiegazione.
    ti porto un esempio.
    non c’è libro di storia che non citi come assassino di JFK il povero Oswell, quando persino il vero assassino, con prove documentali , ha confessato.
    la verità è quella e resterà quella perchè se si ammettesse una cosa diversa, bisognerebbe riscrivere tutta la storia da quel momento in poi.
    pensa cosa è scaturito in conseguenza di quell’attentato.
    una soppressione di diversi articoli della costituzione americana, due guerre, enormi profitti per il clan dei Rumsfiel & Cheney fatti sulla pelle di tanti americani morti, feriti, resi disabili e centinaia di migliaia di irakeni, afghani, ecc…
    potranno mai esser condannati questi delinquenti per i loro crimini contro l’umanità??
    pensate al pericolo di scoppio di guerre di civiltà contro gli islamici, condotta da gente priva di scrupoli che pur di portare a casa qualche consenso e pochi dollari di finanziamenti, rischiano di scatenare un bagno di sangue.
    gente del genere sarebbe da lapidare e forse sarebbe ancora poco, ma non accadrà perchè dietro di loro ci sono tutti coloro che hanno a cuore il “sistema” fintamente democratico ma nel quale mangiano e bevono alla faccia di tutti coloro che, una volta messa un croce su una scheda elettorale , pensano di aver esercitato il “potere del popolo”, quando invece poi, gli eletti fanno esattamente quello che vogliono ma poi alla popolazione presentano il conto in dollari ma anche in vite.
    quando le popolazioni si renderanno conto quanto questo manipolo di potenti li stanno sfruttando e beffando, non ci sarà angolo abbastanza sicuro in cui potranno andare a nascondersi.
    mi auguro di essere ancora vivo per vedere quel momento, ma visto il livello di stupidità di tanta, troppa gente, ne dubito.

  • maristaurru

    Mi sembra assurdo scomodare la fisica quantistica, usare un linguaggio volutamennte iniziatico a mo’ di vecchio alchimista per confutare dei fatti che si ritiene esser stati falsati. Certe argomentazioni per esser convincenti , io credo, dovrebbero esser mandate avanti con linguaggio adatto alla ricerca tecnico -scientifica sull’accaduto, altrimenti da chiunque il messaggio arrivi, per quanta autorevolezza costui abbia potuto conquistare, il retrogusto di fuffa.. non si eliminerà facilmente e si sarà soltanto gettata una palata di sabbia in più sulla verità, a che pro?

  • amensa

    che soprattutto i grattacieli di manhattan siano minati, e anche tutti quelli dove, per l’alta densità di tali edifici, il crollo per cedimento del terreno, esplosioni o altro ma in senso inclinato, provocherebbe un effetto tipo tessere del domino, ovvero un crollo a catena di un edificio sull’altro, mi sembra un’ipotesi non solo plausibile ma molto sensata.
    osservando il filmato è chiarissimo il fatto che, l’annullarsi del supporto del grattacielo sottostante inizia esattamente quando la parte alta dello stesso inizia a inclinarsi. ovvio che poi la massa di materiale fuso accumulato nel sottosuolo ha costretto a demolire anche la seconda torre e il wt7.
    se si pensa al golfo del tonchino (l’affondamento che diede inizio all’intervento americano nel vietnam) ed al fatto che la costituzione americana vieta esplicitamente interventi militari all’estero, se non PER DIFESA, se si considera che i piani per l’invasione dell’afghanistan erano sulla scrivania di Bush il giorno prima dell’attentato alle torri, per la firma, diventa chiarissimo anch eil motivo per l’autoattentato.
    occorreva una ragione per scatenare la guerra progettata.
    io credo che non fosse previsto il crollo delle torri, ma solo il fatto che venissero colpite dagli aerei.
    tali torri erano progettate per resistere ad un impatto con un grosso aereo.
    penso che sfiga ha voluto che un aereo, con l’incendio scatenato , abbia fatto detonare alcune delle cariche predisposte per la demolizione, da cui l’inclinarsi ed il rischio di caduta laterale della parte superiore della prima torre, la necessità di far partire la demolizione della stessa, e quella successiva prinma della seconda poi del terzo.
    fantasia ?così quadrerebbe tutto, perfettamente, sia cosa si è potuto riscontrare, che quanto accaduto dopo.

  • alinaf

    Sì, la realtà è l’interpretazione dei fenomeni che ha raggiunto un sufficiente grado di condivisione collettiva, sono d’accordo anch’io.
    Condividiamo una visione sbagliata, di cose insensate e lo facciamo però con dei potenti mezzi quali quelli dell’informazione pervasiva.
    Questa interpretazione della realtà costruita non passa più dal sentire interiore per la maggior parte delle persone e ciò è da tanto tempo che succede.
    Viene recepita inoltre come l’unica possibile ed accettata supinamente.
    La gran parte di noi è come anestetizzata, magari può, a volte, far funzionare un po’ il cervello, ma da solo esso non basta. Siamo anestetizzati nell’animo ( cavolo , uno che si butta da un balcone per scherzo e si sfracella è una cosa inaccettabile, abominevole ma in quanti se ne rendono conto !) Per mettere insieme i pezzi di un puzzle così difficile ed ingarbugliato quale è la realtà odierna e per guardarla dal di fuori riuscendo a capire come la vorremmo e come è giusto che sia, diciamo così, eticamente e moralmente , non è una cosa semplice.
    Il lavoro è grosso perchè deve parire da dentro di noi ed il condizionamento assoluto ci ha troppo appiattito.
    Constato però che è in viaggio un universo parallelo nel quale la coscienza sta mettedo radici e che ben presto si sostituirà al vecchio ; l’esempio del prof che esce dal “seminato” ne è una piccola ma importante conferma. ciao.

  • Truman

    Sottoscrivo il commento di vic e provo a precisare.
    La meccanica quantistica con i fenomeni dell’11 settembre c’entra come i cavoli a merenda. Freda è bravo ad argomentare in modo metodico sugli eventi dell’11 settembre e sulla loro manipolazione mediatica, ma l’analogia con la meccanica quantistica pur essendo suggestiva è errata e pure fuorviante. Fa pensare che al macrocosmo si possano applicare pedissequamente le leggi del microcosmo, delle particelle subatomiche.

    La cosa strana è che si sarebbe potuto argomentare tranquillamente il tutto facendo riferimento ad una teoria matematica perfettamente applicabile al macrocosmo e nota da anni, è la “teoria delle catastrofi” di Renè Thom.

    Comunque, a parte gli aspetti formali, un buon articolo di Freda.

  • oldhunter

    “…sfiga ha voluto che un aereo, con l’incendio scatenato , abbia fatto detonare alcune delle cariche predisposte per la demolizione…”
    Chiariamo una volta per tutte in modo definitivo che nessuna costruzione moderna di rilevanza tattica o strategica, seppure talvolta costruita con apposite nicchie studiate opportunamente e predisposte per il volume di esplosivo in grado di abbatterla, non contiene mai le cariche per farla crollare che vengono deposte in loco dagli specialisti SOLO POCO PRIMA dell’evento.
    Staremmo davvero freschi se, per esempio, i ponti e i viadotti dell’autostrada del Sole fossero già pronti per farli esplodere! A prescindere dai rischi civili, avremmo bisogno se non altro di una pattuglia di militari di guardia giorno e notte per ogni fornello dei mina. Considerati tutti i possibili obiettivi, non ci basterebbero tutte le forze armate italiane!

  • maristaurru

    Ah, ah, divertente questo blog , ottima palestra per la osservazione dell’animo umano che poi tanto imperscrutabile nelle sue debolezze, non è!

  • Zret

    Era il dio Moloch, non Chronos.

  • Zret

    Occorre intervenire agli esami di stato per contrastare le menzogne di regime.

  • Ricky

    Freda il tuttologo scomoda Bohr e la fisica quantistica per confutare le tesi ufficiali dell’11/9.
    Era necessaria una trovata originale come questa per scrivere ancora di questo tema non dicendo assolutamente nulla di nuovo.
    Peccato che cada nella citazione storica: il dio fenicio era Molok e non Cronos, che era ellenico.
    Non vedo l’ora di leggere nuovi e mirabolanti voli retorici su argomenti fasulli, giustificati solo dal suo ego smisurato.

  • amensa

    per i ponti e i viadotti hai probabilmente ragione, perchè non vedo per essi ragioni d’urgenza.
    per i grattacieli, costruiti a breve distanza l’uno dall’altro il discorso cambia.
    guarda la visione dall’alto di manhattan e misura la distanza tra un grattacielo e l’altro e immagina che uno di essi si inclini.
    pensa che ci sono da 7 a 9 piani interrati dove passano tubi del gas, del vapore, metropolinane, ecc….
    una esplosione sotterranea, per incidente o attentato ch eminasse l astabilità LATERALE di un grattacielo, potrebbe farlo inclinare….. e dare l’avvio ad un effetto domino.
    per questo penso che essi siano minatio, con addirittura un controllo automatico di verticalità per eventualmente innescare la demolizione controllata.
    meglio uno che tanti, non trovi ?
    chi avesse imposto una misura simile, sarebbe solo una persona, cinica finchè vuoi, ma piena di buon senso !!

  • alinaf

    Potrebbe essere un primo passo con una buona eco, secondo il mio punto di vista.
    Salve Zret , il suo lavoro sul web è splendido. 🙂

  • Zret

    Purtroppo ci si scontra con resistenze, ma ogni tanto si trova un punto di cedimento.

    Grazie!

  • ottavino

    Freda, il migliore.

  • zufus

    E’ proprio diventato la tua ossessione, questo Freda. Ma che mai ti avraà fatto? Forse uno scontro tra ego smisurati?

  • oldhunter

    amensa, non desidero contraddirti ma sei su una strada sbagliata. In tutto l’occidente non ci sono edifici o costruzioni di rilevanza strategica o tattica che siano PREVENTIVAMENTE minati. Inoltre, pur non essendo un igegnere, sono convinto che la costruzione di grandi edifici o strutture portanti come quelli di Manhattan, Dubai o Tokio preveda in partenza che la struttura debba sostenere urti di aerei, terremoti di alto grado, incendi devastanti e perfino attacchi terroristici con esplosivi purché la quantità della carica non sia misurabile in quintali disseminati scientemente su molti punti di carico. Ciò implica che per far saltare le due torri sono stati necessari mesi di preparazione portando poco alla volta le cariche necessarie in pacchi o casse dal volume non sospetto – ricordiamoci che alle porte e alle entrate dei garage ci sono guardie istruite appositamente e moltissime telecamere di sorveglianza. Inoltre, anche se la cosa è poco nota, esistono sensori in grado di rilevare la presenza di esplosivo e questi apparati sono piazzati opportunamente ovunque ci sia rischio di attacchi terroristici come, appunto, alle torri che già avevano subito una precedente aggressione otto anni prima.

  • totalrec

    Diodoro Siculo, che fu il padre fondatore di questa leggenda, parla di Cronos, non di Moloch. Cfr. “Bibliotheca historica”, V, 66, 5; XIII, 86, 3; XX, 14, 4; e soprattutto XX, 14, 6-7 (riportata in parte anche nel link dell’articolo): “C’era presso di loro una statua bronzea di Crono che protendeva le mani aperte fino a terra, in modo che il fanciullo che veniva adagiato sopra rotolava giù e cadeva in una voragine di fuoco. È probabile che anche Euripide abbia attinto da lì quella scena della sua tragedia Ifigenia in Tauride, nella quale presenta Ifigenia che, interrogata da Oreste: Quale tomba mi accoglierà, quando sarò morto? risponde: C’è un’ampia voragine sotterranea nella quale arde un fuoco sacro. Inoltre, la storia tramandata tra i Greci dagli antichi miti che Crono eliminava i propri figli, appare confermata da questa tradizione cartaginese”.

  • zufus

    Precisazione un po’ troppo puntigliosa.

    Il riferimento a Cronos è nella versione di Diodoro Siculo che, parlando ai suoi conterranei, probabilmente nominava un dio che essi conoscevano.
  • martiusmarcus

    Non riesco a essere nè complottista né ufficialista.

    Ammettiamolo, a prima vista il dilemma “11 settembre vero o 11 settembre taroccato” non è roba da poco. Per chi ancora ci crede – nella “civiltà” occidentale e nei suoi addentellati paradigmi – ne va della faccia, della presentabilità pubblica. Eppure tutte le volte che, con le migliori intenzioni, mi sono messo a separare il grano dal loglio nelle valanghe di incongruenze, vere o presunte, sono quasi sempre piombato in una quasi passiva “ricezione” della versione complottista (esposta in numerosi documenti e documentari del web). Mai convinto dell’una, come dell’altra opzione. Perché? Il motivo è forse quello che lucidamente espone Freda in tanti suoi interventi, spesso affascinanti, specie se si riesce a entrare nel suo punto di vista teorico-epistemologico. Ha letto e assimilato sia Thomas Kuhn che Berger Luckmann, Goffman e Garfinkel, Niels Bohr e forse anche parecchi altri (che non riesco a individuare).
    Per dirla in soldoni: la realtà è – prima di ogni altra cosa – condivisione, costruzione comune, struttura mentale di una collettività partecipe fino alla collusione (nel senso: che gioca allo stesso gioco).
    Oggi il sistema di produzione delle merci va in ogni angolo di mondo a “distruggere”, parcellizzandola in singole monadi individuali, la realtà comune; perché ha, nelle sue direttive di fondo, la scompaginazione “di qualsiasi cosa di sacro vi sia sulla terra” (diceva più o meno Marx nel Manifesto) che non sia la produzione stessa. Ne fanno le spese le comunità materiali dei corpi, sostituite da comunità virtuali, raggrumate alla meglio da legami astratti e immateriali. E ne fa dunque le spese la Realtà Una e Condivisa. La quale viene ricostituita, come falsa condivisione, soltanto tramite la fruizione comune dello Spettacolo: le singole realtà virtuali possono uniformarsi a qualcosa di condivisibile solo o quasi tramite sistemi mass-mediologici.
    Il dilemma “11 settembre vero o 11 settembre taroccato” è dunque solo lo spartiacque tra chi vuole aderire in forma piana alla civiltà occidentale senza dar credito al suo declino, e tra chi, in un modo o nell’altro,comincia ad avere dei dubbi, o vuole evidenziare una ulteriore crepa di un paradigma che presenta, diciamocelo, altri evidenti segni di sgretolamento.

  • amensa

    la mia è una ipotesi, verosimile, ma non verificata.
    nei piani sottostanti di un grattacielo ci sono ad esempio i garages, dove portare un veicolo carico di esplosivo, non sarebbe poi così difficile.
    quanto affermo, è che indebolire la struttura alla base, per far inclinare un grattacielo in acciaio, ch eper sua natura è rigido, non sarebbe poi così difficile, anche se meno spettacolare che mandargli contro degli aerei.
    ocklaoma city mi pare sia proprio avvenuto così.
    non escludere poi ch ePOSSA avvenire un qualsiasi tipo di cataclisma che indebolisca SOLO un lato delle fondamenta, facendo così inclinare l’edificio.
    a quel punto cosa preferiresti, un effetto domino con gli altri edifici simili e vicini, o una demolizione controllata di quell’unico ?
    rispondi per logica, così avrai il quanto è realistica l’ipotesi. non vera,l’ho detto subito, realistica.

  • Stopgun

    Strano che Freda, grande esperto e traduttore di
    VicSim [blogghete.blog.dada.net], sia rimasto fermo all’ipotesi di aeromobili che si schiantano sul WTC.

    Pensavo che fosse molto più avanti.

  • amensa

    io credo invece che il discrimine sia tra chi vuole credere a tutti i costi alle versioni ufficiali, perchè a metterle in dubbio crollerebbero i presupposti della nostra cosidetta civiltà (democrazia in primis) e chi invece non ci crede per le semplici tante e banali contraddizioni di tali versioni, e prima di tutto mette in dubbio le basi di tale civiltà.

    un esempio?

    Bin Laden è il responsabile ? prendiamolo, catturiamolo, distruggiamo un paese, avanti bombe, carri armati, elicotteri, Bin Laden non lo troviamo ? non importa, allora andiamo a invadere anche l’Irak, perché Saddam Hussein è complice ….. non è complice ? la cosa non sta in piedi ? non importa, perché allora ha le armi di distruzione di massa …. Avanti bombardiamo, distruggiamo …… le armi di distruzione di massa non c’erano ? non importa …. Allora esportiamo la democrazia ….. chi , voi ? ma il ridicolo non vi opprime ? no, vero, perché intanto il tutto rende una montagna di soldi, di potere……. come definisci tutto ciò ? e le twin tower non c’entrano.

  • AldoVincent

    Non solo ci sono reperti archeologici che suffragherebbero sacrifici umani con infanti

  • Ricky

    Sono solo invidioso perché sto Freda ha un sacco di tempo a disposizione per scrivere lunghe tirate qualunquistiche, mentre io mi devo sudare la pagnotta producendo beni in cambio di salario.

    Su Cronos e Molok chiedo scusa, sono uno storico dilettante.

  • VeniWeedyVici

    Ho salvato l’ articolo e mi sono pure registrato. L’ ultimo 11/09 e’ stato una tappa importante verso la figura di merda piu’ grande che la civilta’ ricordera’ mai. Ma io mi chiedo, una volta che le indagini avranno portato a verita’ inconfutabili, che cosa ne faremo, a livello di societa’, di tutta quella gente che durante questi 9 anni non ha fatto altro che spingerci alla follia, all’ isolamento, alla rovina, gridando all’ empieta’ e dandoci dei terroristi per il semplice motivo che un filmino ripetuto migliaia di volte non ha il potere di farci percepire quella cosa come vera?
    La societa’ in ogni paese schiavo della NATO, e’ gia’ dipolarizzata. Alla fine di questa storia ci sara’ una specie di “giudizio universale” (non mi si fraintenda, sono ateo): gli uomini giudicheranno se stessi e i propri simili. Ci si rendera’ conto che siamo troppo diversi, tanto da raggiungere una nuova speciazione. L’ homo rationalis si distinguera’ dall’ homo sapiens sapiens (che alla fine non sa un gazz) e l’ evoluzione avra’ fatto un passo avanti. Se i sapiens continueranno a comportarsi cosi’ a nostre spese, si trovera’ una soluzione per non aver piu’ a che fare con loro.