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PROTEGGERE ISRAELE: IL METODO CHOMSKY

DI GHALI HASSAN

Nel 1953, dopo la fondazione di Israele passai diversi
mesi molto felici lavorando in un Kibbutz, e per alcuni anni pensai
davvero di ritornare definitivamente. Alcuni dei miei amici più intimi,
incluso quelli che, durante gli anni, avevano avuto un’influenza significativa
sull’idea che mi ero fatto, vivono ancora oggi nei Kibbuz o
in altri posti in Israele. Con loro mantengo dei rapporti molto buoni, assolutamente al di là da ogni giudizio o posizione politica
” — Noam Chomsky [1].

Leggendo gli attacchi più recenti volti a screditare l’analisi, in realtà molto lucida e attendibile,
dei professori John Mearsheimer e Stephen Walt sulla lobby ebraica pro-Israele presente negli Stati Uniti, viene da domandarsi perché tante persone difendano in modo così semplicistico Israele. Sembra evidente che i critici siano più interessati a proteggere Israele e a rafforzare le loro posizioni, piuttosto che difendere la “libertà di parola”, la democrazia o i diritti del popolo palestinese.Tra coloro che hanno avanzato questi attacchi, figura l’americano Noam Chomsky, “celebre” linguista e critico specialista di politica statunitense. La condanna dei due illustri professori
perpetrata da Chomsky, a causa della quale i due vengono ora accusati di “anti-semitismo”, ed hanno perso il sostegno dell’Università di Harvard, rappresenta un tradimento alla libertà accademica. Fin da giovane, proteggere Israele e il Sionismo è stato per Chomsky un obbligo morale. Egli nega pubblicamente l’esistenza di una lobby pro-Israele negli Stati Uniti e sembra che non abbia tempo da perdere nel valutare il ruolo del Congresso sulla politica americana, dove 11 dei cento membri che ne fanno parte sono, senza alcun dubbio, Ebrei a favore di Israele.

La sua critica, spesso diretta contro la Casa Bianca e la sua presidenza, ignora completamente il potere del Congresso.

Chomsky è stato definito un “Ebreo che si odia da solo”, un “radicale di sinistra” e, recentemente, “il più importante intellettuale vivente”. È inoltre apprezzato da moltissime persone in tutto il mondo. La protezione di Israele da parte sua è spesso fraintesa e incautamente attribuita a credibilità e cultura. Ma una lettura attenta dei volumi veri e propri del lavoro ripetitivo di Chomsky (libri, articoli, interviste e discorsi), rivela l’opposto di ciò che i suoi amici e i suoi “avversari” sono soliti seguire con venerazione. Se da una parte, infatti, Chomsky offre alle persone uno strumento per vedere al di là della politica estera degli USA, dall’altra le costringe ad assumere una forma di pensiero molto precisa; una sorta di lavaggio del cervello, come succede in certe sette religiose o al seguito di certi guru. I sostenitori e i fedeli di Chomsky controllano diverse emittenti e case editrici in cui criticarlo è considerato alla stregua della blasfemia e dell’”anti-semitismo”.

Chomsky non teme di muovere delle critiche a Israele (anzi, è un dovere farlo) e spesso definisce Israele uno “stato terrorista” per l’efferatezza con cui tratta il popolo palestinese. Ma la responsabilità di tutti i crimini perpetrati da Israele la attribuisce agli Stati Uniti, sostenendo che a commetterli siano proprio loro e non Israele, che in questo conflitto sarebbe solo un astante innocente. Si potrebbe dire la stessa cosa per tutti quei dittatori sparsi nel mondo che godono della protezione degli Stati Uniti: dall’Arabia Saudita all’Egitto, fino alla dittatura cilena sotto Pinochet.

Deviare la responsabilità principale sugli Stati Uniti è una tattica per poter fornire a Israele aiuti e armi. Fa parte della propaganda e fornisce alle persone qualcosa che le fa stare bene. È antiamericanismo e questo alla gente piace. Gran parte del movimento pacifista è antiamericanista e non ha nulla a che vedere con l’opposizione contro la guerra USA in Iraq.

Chomsky sostiene, essenzialmente, la teoria secondo la quale gli Stati Uniti appoggerebbero Israele – incluso la lotta che questi conduce contro il “nazionalismo radicale” degli Arabi – per incrementare i propri interessi strategici e non per le pressioni esercitate dalla lobby pro-Israele. In altre parole, Israele sarebbe una “risorsa strategica” degli Stati Uniti. Tuttavia, questa teoria si è rivelata essere la meno plausibile, ed è, al massimo, una vecchia propaganda sionista che aveva come obiettivo la manipolazione dell’opinione pubblica e, in particolare, di quella americana. È stata infatti sostenuta dai leader israeliani e dalla lobby pro-Israele per decenni.

La prova fornita da Chomsky a sostegno della sua teoria è poco chiara e, a dire il vero, non è credibile quando la si compara con la realtà. Ad esempio, se gli Stati Uniti avessero appoggiato gli oltre 300 milioni di Arabi – che detengono le risorse energetiche più importanti del mondo – e non i pochi milioni di coloni israeliani della Palestina, oggi sarebbero molto più potenti e benvoluti. Questo è interessante perché, eccetto l’Iraq, tutti i governi arabi sono contro posizioni nazionaliste. Chomsky non sa spiegare come Israele non fu in grado di preannunciare la caduta dello Shah in Iran e altre gravi crisi.

Nel 1991, l’amministrazione statunitense di George H. Bush (padre dell’attuale presidente), è stata l’unica ad aver opposto resistenza alla lobby ebraica. Conoscendo il sostegno che il popolo americano avrebbe dato a una soluzione di pace, l’amministrazione Bush avviò il “piano Baker” per la pace. Secondo il precedente Segretario di Stato, la pace con i Palestinesi e la sicurezza di Israele “può essere favorita con un accordo basato sulla Risoluzione 242”. Il 2 novembre 1967, subito dopo la guerra del ’67, la Risoluzione 242 dell’ONU venne adottata dal Consiglio di Sicurezza con un consenso pressoché unanime. Essa prevede il “il ritiro delle forze armate Israeliane da (tutti) i territori occupati durante l’ultimo conflitto” e la “[f]ine di ogni rivendicazione o di stati di belligeranza”. A questo punto è importante menzionare che Chomsky, come molti dei leader Israeliani, reputa la Risoluzione 242 dell’ONU “in linea con il fronte del rifiuto” e appoggia il dissenso espresso da Israele.

Israele e la lobby ebraica, di fatto, rifiutarono la negoziazione basata sulla 242. Bush reagì seccato alla lobby pro-Israele. In una conferenza stampa del 12 settembre 1991, Bush confermò ancora una volta la sua opposizione all’interferenza della lobby nella politica americana: “Ci opponiamo di fronte a certe forze politiche … Gruppi molto attivi e potenti che salgono fino al Campidoglio… Abbiamo un solo leader qui attorno… [Ma] ho intenzione di lottare per ciò in cui credo. Da un punto di vista politico potrebbe essere popolare, o forse no… La domanda non è se questo sia giusto per la politica del 1992. Ciò che è importante è che in questo modo noi diamo una possibilità al processo di pace e non mi interessa se prenderò un solo voto… Credo che gli americani saranno con me” [2]. Non contenti di Bush, i senatori americani e le organizzazioni ebraiche degli Stati Uniti, guidati dalla potente Commissione Israelo-Americana per gli Affari Pubblici (AIPAC) mobilitarono, con ottimi risultati, una feroce campagna per sconfiggere Bush che, come previsto, perse le elezioni del 1992 contro Bill Clinton, con un margine di voti sottilissimo. Gli Israeliani trionfarono ancora una volta.

L’AIPAC, semplicemente, è “un rappresentante de facto di un governo straniero” e gode di uno stato di esenzione dalle tasse di cui nessun’altra organizzazione straniera beneficia. Grazie ai circa 100.000 membri molto potenti di cui ne fanno parte e a un enorme capitale, questa organizzazione costituisce un unico gruppo etnico e ha una potere formidabile all’interno della politica statunitense.
Così scrivono i professori Mearsheimer e Walt: “Il successo dell’AIPAC è dovuto alla capacità di premiare quei legislatori e quei candidati al Congresso che appoggiano la sua agenda, e di penalizzare coloro che, invece, osano sfidarla”.

Appoggiata dalle maggiori reti televisive americane, dal gruppo di informazione a mezzo stampa più grande del paese e dall’unico giornale con la più forte capacità di influenza, il New York Times, l’Aipac ha messo fuori gioco chiunque non segua la sua agenda pro-Israele. Nel 1982, l’AIPAC guidò una campagna di grande successo per sconfiggere il senatore Paul Findley, di Springfield, nell’Illinois. E quando nel 1984 il senatore Charles Percy Chairman della Commissione del Senato per le Relazioni Estere venne messo da parte, il messaggio fu chiaro per tutti.

Chomsky commette inoltre un errore nell’analisi sul ruolo che la lobby pro-Israele, in particolare l’AIPAC, ha nel finanziamento e nell’elezione dei candidati pro-Israele, avvalendosi del suo formidabile strumento – l’”antisemitismo” – per intimorire e minacciare chiunque non sia d’accordo con la sua agenda Sionista.
A Chomsky, lui stesso un dissidente a favore della democrazia, non interessa che la lobby pro-Israele sia diventata la forza più antidemocratica presente negli Stati Uniti. La sua condanna dei professori Mearsheimer e Walt è un tradimento alla libertà accademica e aiuta solo la lobby ebraica a rafforzare il proprio potere.

Sul “diritto al ritorno” dei Palestinesi alla loro terra, un diritto gelosamente custodito nella Risoluzione dell’ONU 194 (III) e riconosciuto dalla più vasta maggioranza della comunità mondiale, Chomsky non fu del tutto onesto: “(N)on sembra esserci alcuna intenzione a un appoggio internazionale e, date le (virtualmente inimmaginabili) circostanze che un tale appoggio svilupperebbe, è molto probabile che Israele, pur di prevenire una situazione simile, ricorrerebbe alla sua ultima arma, arrivando addirittura a sfidare apertamente il capo del governo. A questo riguardo, non c’è molto su cui discutere. I fatti sono ripugnanti, ma non per questo sono meno reali. La mia opinione è che sia improprio tenere vive delle speranze molto lontane a persone che soffrono nella miseria e nell’oppressione. Piuttosto, dovrebbero essere sostenuti degli sforzi costruttivi per affievolire la loro sofferenza e per affrontare i loro problemi nel mondo reale”. In altre parole, non fate arrabbiare i coloni illegali Ebrei con la storia dei profughi Palestinesi.

Uno stato unico, democratico e laico in cui convivano Ebrei e Palestinesi (Mussulmani e Cristiani), per Chomsky non è negoziabile:

“Non c’è mai stata una proposta legittima di uno stato laico e democratico da parte di un gruppo significativo palestinese (o naturalmente israeliano). Si può discutere, in astratto, se ciò sia “auspicabile”, ma non ha alcun fondamento nella realtà. Non si vede un sostegno internazionale significativo alla sua realizzazione e, all’interno di Israele, l’opposizione è pressoché universale. Si ha la percezione che potrebbe diventare presto uno stato Palestinese con una minoranza Ebrea e con nessuna garanzia né per la democrazia né per il laicismo (anche se è probabile che verrebbe accettato lo status di minoranza). Coloro che reclamano uno stato laico democratico, credo che, in effetti, forniscano un pretesto alle frange più estreme e violente, presenti sia in Israele sia negli Stati Uniti, per continuare la loro lotta”. Naturalmente, Chomsky non chiarisce questo enigma.

Nei primi anni del 1970, la maggior parte dei Palestinesi appoggiava l’idea di un unico stato democratico dove Palestinesi e Ebrei potessero vivere insieme, come è stato per secoli. Oggi, per molti Palestinesi è possibile convivere con gli Ebrei in una Palestina fondata su giusti principi di uguaglianza e democrazia: una soluzione che appare equa e autentica. Sono gli Israeliani a non riconoscere i Palestinesi. Secondo il quotidiano israeliano Ha’aretz del 22 marzo 2006, più del 68 per cento di Ebrei israeliani si rifiuta di vivere con cittadini palestinesi di Israele nello stesso edificio. Chomsky è a favore di uno “stato di soli Ebrei” dominante. Ritiene che gli Ebrei come “minoranza” in una Palestina democratica, dove i diritti sono equiparati, sia inaccettabile. Sembra proprio che Chomsky sia convinto che gli Ebrei siano una “razza superiore”. Come sostiene Virginia Tilley, un unico stato che protegga tutti i suoi cittadini “contro la discriminazione etnica, è l’unica scelta possibile”.

È importante ricordare che Chomsky guida il gruppo che sostiene la cosiddetta opzione dei “due stati”, ovvero l’accordo di Ginevra. L’opzione dei “due stati” per i Palestinesi è una trappola e questo, Chomsky, lo sa molto bene. Secondo l’accordo di Ginevra, i Palestinesi verranno confinati in ghetti simili a prigioni, irraggiungibili a causa degli insediamenti illegali e delle strade per soli Ebrei. Ai Palestinesi, dunque, verrà continuato a essere negato il diritto all’autodeterminazione e alla libera circolazione. I nuovi ghetti saranno separati uno dall’altro, senza una sovranità significativa, senza un vero autosostentamento, senza un’economia indipendente o un esercito in grado di difendere la popolazione. I quattro milioni di profughi Palestinesi perderanno il “diritto al ritorno”. È il riconoscimento della legalità
della Nakbah del 1948 – la “catastrofe” dell’esproprio e dell’espulsione. Legittimerà la rivendicazione di Israele sulla Palestina e rinforzerà le leggi dei coloni israeliani, come Amram Mitzna, membro laburista della Knesset, ha rivelato nel suo articolo su Ha’aretz. Assomiglia al “Processo di pace di Oslo”: un gioco studiato per proseguire il genocidio palestinese. L’opzione dei “Due stati” non fu mai una strada percorribile dal momento in cui si appoggiava il terrore perpetrato da Israele nei confronti dei Palestinesi.

Israele vuole continuare a dividere la terra della Palestina in ghetti separati attraverso il Muro dell’apartheid, soggiogati da un sistema brutale di occupazione e discriminazione. Recentemente, il sistema è stato reputato da Ebrei liberali e giornalisti israeliani peggiore di quello praticato in Sud Africa trent’anni fa [3]. Si dovrebbe notare che l’efficacia del sistema sta nel mantenere la forza militare israeliana (le forze di occupazione) in una posizione politicamente molto forte. La società israeliana funziona come una società militarizzata, con una forma di democrazia simile a quella degli Stati Uniti.

Poiché Israele è fortemente dipendente dall’aiuto massiccio che riceve dai contribuenti americani, qualsiasi sanzione economica potrebbe costringere il suo governo a cercare una risoluzione di pace con i Palestinesi. Secondo Chomsky è ipocrita sanzionare Israele con lo scopo di obbligarlo a una risoluzione di pace, come accadde per il Sud Africa affinché l’apartheid venisse smantellata o in Iraq perché rinunciasse a costruire armi di distruzione di massa. Nel marzo 2004, per conto del Journal of South African and American Comparative Studies (Safundi), il professor Christopher Lee dell’Università di Harvard intervistò Chomsky riguardo al muro dell’apartheid e alle sanzioni. “L’apartheid era un sistema particolare e una situazione particolarmente abietta”. Per usare il termine per descrivere Israele: “È proprio come sventolare una bandiera rossa, quando semplicemente basta descrivere la situazione. Ma devo dire che questo è del tutto diverso dai Territori occupati” [4].

Quando a Chomsky fu chiesto se vedeva le sanzioni contro Israele come una possibilità, egli rispose : “No. Infatti sono fortemente contro le sanzioni nel caso di Israele. Per molti motivi. Per uno in particolare credo che, anche nel caso del Sud Africa, le sanzioni siano una tattica discutibile. Penso anche, però, che per il Sud Africa fossero legittimate [in definitiva] dal grande consenso suscitato nella popolazione”, e aggiunse: “Le sanzioni nuocciono alla popolazione. Non le si può imporre a meno che non sia la popolazione stessa a richiederne l’applicazione. Questa è la questione morale. Quindi, il primo punto nel caso di Israele è: la popolazione le vuole? Beh, ovviamente no”. Il popolo palestinese ha sulle spalle anni di sanzioni, imposte loro con lunghi embarghi e con le restrizioni della libera circolazione. Anzi, i Palestinesi hanno da tempo richiesto ancora che si intervenisse con le sanzioni contro Israele.

Sappiamo che Chomsky era dietro l’ultima risoluzione di embargo, a dir la verità molto all’acqua di rose, al MIT (Massachusetts Institute of Technology), dove è professore emerito ed esercita una formidabile influenza sull’attivismo studentesco. Chomsky denunciò la campagna e votò contro le sanzioni politiche ed economiche contro Israele. Molte persone e molte organizzazioni sparse per il mondo, inclusi importanti intellettuali e politici Palestinesi, hanno richiesto sanzioni economiche e politiche contro Israele, e i Palestinesi sono rimasti molto sorpresi nel vedere come Chomsky avesse tradito la loro causa. Egli ha preferito l’inganno alla difesa dei Palestinesi.

Secondo Francis Boyle, professore di Diritto Internazionale all’Università dell’Illinois: “[Una] lcampagna per le sanzioni economiche e politiche contro Israele può produrre una riconciliazione storica tra Palestinesi e Israeliani – proprio come successe tra i bianchi e i neri del Sud Africa. Questa nuova campagna di sanzioni politiche ed economiche deve fornire ai Palestinesi un sufficiente potere economico e politico, necessario per negoziare una risoluzione giusta ed esauriente con gli Israeliani – proprio come accadde per i neri del Sud Africa”. Considerando la dipendenza di Israele dal sostanzioso aiuto americano, ogni forma di sanzione economica dovrebbe costringere quel paese a trovare una risoluzione per la pace.

La Palestina sta diventando un percorso, non è più una comunità terrorizzata. Accademici e intellettuali hanno utilizzato il popolo martoriato dei Palestinesi per aumentare i loro propri interessi e per dirottare le attenzioni su se stessi. Esattamente come quelli che stanno facendo carriera attaccando l’Islam e i mussulmani.

Riguardo alla guerra in Iraq, Chomsky come molti altri è d’accordo che le ragioni degli Stati Uniti siano il controllo sulle risorse petrolifere e la politica imperialista americana. Sebbene, in parte, ciò sia vero, la protezione dello stato di Israele e l’espansione dell’ideologia sionista rimangono le cause maggiori. Nessuno toglie dalla testa degli americani che Israele e la lobby pro-Israele negli Stati Uniti siano le cause principali della guerra in Iraq. Anzi, la cosiddetta “Guerra del Petrolio” fu una creazione della lobby pro-Israele e fu diffusa dagli intellettuali ebrei e dai loro agenti operativi nel governo degli Stati Uniti e nei media convenzionali sionisti. Addirittura Chomsky rifiuta di riconoscere che fu il gruppo della “cabal” sionista o i neocon, compresi Paul Wolfowitz, Douglas Feith, Richard Perle, ‘Scooter’ Libby, Elliot Abrams e altri a stabilire la politica e a prendere la decisione di scendere in guerra.
Chomsky sa forse chi spinge per la guerra in Iran?

Chomsky criticò gli Stati Uniti per aver violato il diritto internazionale, la Carta dell’ONU e aver commesso crimini contro l’Iraq. La guerra fu un atto illegale di aggressione e l’occupazione dell’Iraq è, di fatto, un’azione contro la maggioranza del popolo iracheno. Tuttavia, Chomsky approvò l’invasione per aver “spodestato Saddam e messo fine all’embargo”. Come sappiamo, questo rispecchia lo stesso punto di vista di Bush e Blair. Sotto ogni aspetto, l’Iraq sta molto peggio oggi che prima dell’invasione. Riguardo all’occupazione in sé, Chomsky è in linea con il suo esercito di fedeli; è molto sorpreso che la tattica non abbia funzionato. Definisce la distruzione premeditata e deliberata dell’Iraq una “incompetenza americana”. Ciò che è peggio è che Chomsky ha definito “democratiche” le elezioni organizzate dagli USA. Elezioni che si svolgono sotto una occupazione straniera sono propaganda illegittima e imperialista. Le elezioni irachene sono state elezioni false, studiate per legittimare l’occupazione imperialista e consolidare il conflitto sociale e la guerra civile.

Riguardo al diritto degli iracheni all’autodeterminazione e all‘indipendenza nazionale, Chomsky parla chiaro. Definisce i sostenitori della resistenza irachena dei “lanciatori di bombe” e segue la linea Bush-Blair nell’etichettare come “terrorista” chiunque si opponga al terrorismo statunitense. Chomsky ha detto che la guerra americana in Iraq sta “creando molti più terroristi”. Sulla resistenza irachena è risoluto. Ha sostenuto che “si tratta di una “insurrezione violenta”. Sembra inconsapevole delle centinaia di migliaia di bambini, donne, uomini innocenti massacrati inutilmente da mercenari e da militari americani violenti con il grilletto facile. Gli arresti in massa illegali, senza alcun motivo, la tortura, gli abusi e l’umiliazione sessuale di civili iracheni non sono le violazioni più evidenti dei diritti umani. Il bombardamento quotidiano – con le bombe cluster, il napalm, le bombe chimiche e quelle al fosforo – e la distruzione delle città irachene non sono i crimini di guerra più atroci della storia.
Per quanto tempo gli Americani rimarranno in silenzio di fronte all’ingiustizia, ai crimini di guerra, ai crimini contro l’umanità commessi in loro nome?

Alla fine, l’analisi di Chomsky del Medio Oriente tende a demonizzare gli Arabi, mentre velatamente difende il suo ceppo etnico. Le sue posizioni originarie non sono molto cambiate rispetto a quelle che ha oggi e le persone in possesso di una coscienza morale e di mentalità aperta non dovrebbero cadere nella sua trappola.

Ghali Hassan
Fonte: http://www.countercurrents.org
Link: http://www.countercurrents.org/hassan050406.htm
05.04.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di FABRIZIO LENCIONI

Note:

[1] Chomsky, Noam. (1974). Peace in the Middle East. Vintage: London, (pp. 49-51).

[2] Arens, Moshe. (1995). Broken Covenant, Simon & Schuster: New York.

[3] McGreal, Chris (2006). Worlds Apart. The Guardian, 06 February. Gideon Levi (2006). Una nazione razzista. Ha’aretz, 27 marzo 2006.

[4] Lee, Christopher J. (2004). South Africa, Israel-Palestine, and the Contours of the Contemporary World Order: Un’intervista con Noam Chomsky. Safundi, 13-14.

Pubblicato da Truman

5 Commenti

  1. Mai letto niente di più stupido scritto sul pensiero di Noam Chomsky, si afferma tutto e il contrario di tutto creando turbolenze di pensiero per spaesare chi legge e affermare quello che si vuole non tenendo minimamente conto di quello che Chomsky veramente afferma, conferma e attua da una vita.
    A parte le infinite informazioni che Chomsky trova da documenti ufficiali e snocciola in ogni suo scritto o conferenza c’è sempre un filo conduttore in tutto il suo pensiero, se un’azione che riteniamo sbagliata da parte di un nemico la facciamo noi o i nostri amici non diventa giusta.
    Per smentire ogni singola conclusione tirata fuori dall’autore basterebbe prendere un qualsiasi testo di Chomsky(di attualità possibilmente e non di linguistica) e leggere una ventina di pagine, anche a caso, che sia Israele, Nicaragua, Iraq, Vietnam, Haiti o Usa è lo stesso, la coerenza è sempre mantenuta dagli anni ’60 ad oggi.

  2. Ghali Hassan non è l’ultimo arrivato. E’ un giornalista con una documentazione straordinaria, che senza ombra di dubbio ha letto e meditato Chomsky lungamente.

    Questo articolo mi sembra un ottimo riassunto di alcune delle posizioni più controverse del pensiero chomskyano: il diritto al ritorno dei rifugiati Palestinesi (a cui è contrario); le sanzioni commerciali su Israele (anche a queste è contrario); la Lobby Israeliana (la cui esistenza non riconosce). In fondo sono temi dibattuti in tutto il mondo, Chomsky ha le sue posizioni ed Hassan fa notare che guardacaso sono sempre le più favorevoli ad Israele.

    Infine, condivido pienamente la parte finale dell’articolo, in cui si parla dell’Iraq. Chomsky ha detto spesso che la “resistenza non-violenta sciita” ha portato ad “elezioni democratiche”. Dire che mi sembra una cazzata è poco. Nel mondo sciita i leader religiosi hanno molto potere: sostanzialmente essi non hanno fatto altro che impedire la formazione di una resistenza armata sciita, legittimare l’occupazione con le “elezioni” e sostenerla ora con gli squadroni della morte.

  3. Scusa…ma di chi stai parlando?
    Stai per caso parlando di Noam Chomsly il linguista che ha una cattedra al MIT?
    Stiamo parlando dell’attivista Noam Chomsky?
    Hassan non sarà l’ultimo arrivato ma sappi che più accreditati e lucidi di lui ci sono migliaia di altri giornalisti che avversano Chomsky come le mosche l’insetticida, schierarsi contro Chomsky è tutt’altro che fuori moda, io non so quali siano le fonti di Ghali Hassan, ma io Chomsky ricordo di averlo letto e non ho mai trovato nessuna assoluzione, neanche minima di Israele.
    Riguardo la Lobby Israeliana non mi sembra di avere mai trovato scritto il non riconoscimento da parte di Chomsky, magari mi sbaglio e ti chiedo di citarmi la fonte così posso andarla a leggere, ma ti invito a pensare a quello che successe a noi in Italia con Craxi su cui cadde tutto l’odio degli italiani mentre il 98% degli altri ladri sono ancora a piede libero e molti sono in parlamento oggi…e non sto dicendo che Craxi fosse innocente, anzi, altro che 100 lire gli avrei tirato ma ero troppo giovane per andare da solo al Raphael.
    Ghali Hassan dichiara “Deviare la responsabilità principale sugli Stati Uniti è una tattica per poter fornire a Israele aiuti e armi.” e dalla prima pagina di un qualsiasi libro di Chomsky trovi invece scritto che se gli americani non avessero finanziato Israele, i contras, le Farc (esistono anche lobby filo latino americane influenti?) questi non avrebbero mai potuto mantenere il potere o conquistarlo, se gli Usa smettessero di finanziare Israele quello stato non potrebbe sopravvivere una settimana e dovrebbero necessariamente trovare un accordo con i palestinesi, e non giustifico Israele (lungi da me assolutamente) ma questo mi ricorda una puntata dei Simpson in cui Homer per strafogarsi si becca un semi infarto, appena lo rianimano chiede altro cibo e così nuovo infarto e continuando…non è rianimando che si salva del tutto Homer, Homer andrebbe salvato anche evitando che qualcuno gli passi cibo grasso dopo un infarto.

  4. Oltre a guardare i Simpson ogni pomeriggio, leggo tutti i libri di Noam Chomsky (il linguista con una cattedra al MIT) che mi capitano tra le mani.

    E stimo moltissimo sia lui che Ghali Hassan. Quest’ultimo è, a mio parere, uno dei migliori giornalisti in circolazione, e ti invito a dare un’occhiata al box a lui dedicato (in basso a destra nella home-page di ComeDonChisciotte).

    Il difetto di Hassan sta, a volte, nell’estremizzare: non penso affatto che Chomsky abbia manie anti-arabe o desideri la vendita di armi ad Israele!

    Il merito di questo articolo, piuttosto, è aver raccolto ed evidenziato alcune delle sue più discusse posizioni. Chomksy ha ribadito più volte di essere contrario al diritto al ritorno e alle sanzioni su Israele.

    Quanto alla Lobby Israeliana, mi scuso per aver usato un termine inappropriato: non è che Chomsky non la riconosca, semplicemente non riconosce abbia tutto questo potere.
    http://www.zmag.org/Italy/chomsky-lobbyisraeliana.htm

    In fondo questo è un articolo di opinione: Hassan dissente fortmente da Chomsky ed è indotto dalla sue posizioni a pensare che voglia togliere qualche colpa ad Israele.

  5. Beato te, io vorrei guardarli ma non posso e questa è una semi-disgrazia per me, riguardo Hassan magari è come dici tu, lui non è un anti-Chomsky e forse riuscirebbe anche a non dare fuoco al vecchietto se lo incontra per strada, mi riprometto di andare a leggere qualcosa in più di lui, ma, almeno leggendo l’articolo sembrava un pò come nella campagna elettorale recente, “siccome sei comunista…”, o per dirla alla Hassan “siccome Chomsky è…”, questo è buttare fango, tra l’altro contro qualcuno che in un modo o nell’altro cerca di far conoscere la tua situazione.
    L’articolo su ZMag l’ho letto, per questo ti ho risposto e il fatto che lui dica che è essenzialmente non così importante è ampiamente spiegato nell’articolo, credo che Hassan sia arrivato al punto in cui Chomsky afferma che forse non è così importante quanto ritengano i 2 giornalisti di cui commenta l’articolo e abbia smesso di leggere, mentre quella di Chomsky è sullo stile di una dimostrazione di matematica(è un cognitivista d’altra parte), alla fine i risultati quadrano; e per quanto riguarda le sanzioni, ma questo Chomsky non lo afferma nell’articolo immagina di essere gli Usa, e immagina che io sia Israele(che ingrato compito che mi sono scelto), immagina che ogni anno tu mi dai 100, immagine che quest’anno l’Onu o chi per esso mi propina una sanzione di 80…adesso dimmi:tu che sei Usa quanto mi dai(non daresti perchè è già ampiamente andato così, vedi Blum e il suo “il libro nero degli usa”) quest’anno di finanziamento?
    Quella di Hassan rimane un opinione, come ovviamente anche quella di Chomsky, non credo che Hassan sia un pazzo furioso, ma ho visto in quel articolo le stesse cose che racconta Carotenuto riguardo la Repubblica
    http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=609